[...] nel corso degli ultimi
25 anni, molte cose sono cambiate: è cambiato
il mondo dell'emigrazione ed è di conseguenza
mutato anche il ruolo e la funzione dell'associazionismo
e, quindi, anche della "Veronesi nel Mondo"
e del suo giornale.
A partire dagli anni '80, con il superamento delle fasi
più acute della crisi, si è verificato
un assestamento della realtà della vecchia emigrazione.
Molti emigrati che hanno resistito alla tentazione del
rientro sono stati raggiunti dai familiari. Col progressivo
crescere e affermarsi della seconda e terza generazione,
le comunità veronesi, e più in generale
italiane, all'estero si sono consolidate, stabilizzate
ed inserite meglio nel tessuto sociale dei paesi di
residenza. A queste comunità si è, poi,
aggiunta una nuova emigrazione, più qualificata
e più preparata culturalmente, formata da operai
specializzati, tecnici, impiegati, che si è diretta
sia verso aree tradizionali - Stati Uniti, Canada -,
sia verso aree nuove - Arabia, Iran, Libia -. Sono quindi
cambiate le esigenze, le necessità, le domande
degli emigrati, per cui anche l'associazionismo, e con
esso la "Veronesi nel mondo", ha attraversato
una fase di crisi e di trasformazione. Da un lato si
è assistito ad un ridimensionamento quantitativo
della realtà associazionistica d'emigrazione:
ad esempio, in Europa fra il 1979 e il 1983 si è
passati da 344.065 soci dichiarati a 234.197 (-31,9%)
contro una diminuzione molto meno consistente (-7,1%)
della popolazione emigrata dichiarata residente in Paesi
europei (IREF, Rapporto sull'associazionismo sociale
1986, Angeli 1988, pp. 321-344); dall'altro lato l'associazionismo
ha in parte mutato la propria fisionomia: si sono ridotte
le associazioni strettamente assistenzialistiche, come
pure quelle politiche, forti soprattutto negli anni
Settanta e Ottanta ed oggi invece in calo ed in crisi
di identità a causa delle profonde trasformazioni
che ha subito lo scenario partitico italiano nel corso
degli anni Novanta. Si sono invece rafforzate le associazioni
culturali, ricreative, patriottiche, regionalistiche,
a cui si sono aggiunte nuove tipologie come le associazioni
di anziani e/o per anziani e quelle di professionisti
e imprenditori (IREF, Rapporto sull'associazionismo
sociale 1993, Cens 1993, pp. 307-312).
Come accennato anche l'associazione "Veronesi nel
mondo" ha subito gli effetti di una tale evoluzione
del fenomeno emigratorio. In primo luogo anch'essa ha
visto diminuire i propri circoli ed i propri soci: i
primi erano quasi una sessantina attorno alla metà
degli anni Ottanta, mentre ora sono 28 (15 in Europa
e 13 sparsi negli altri cinque continenti) per un totale
di circa 1700 soci. Lo stesso mensile dell'associazione
ha visto, sia pure lievemente, ridursi il numero dei
propri abbonati passati dagli oltre 5000 degli anni
Ottanta, ai 4900 del 1993, agli attuali 4300. Da rilevare
come questo calo sia avvenuto in modo più netto
fra gli abbonati dei paesi europei.
È probabile, inoltre, che l'associazione abbia
sofferto gli sconvolgimenti politici intervenuti nei
primi anni Novanta che hanno avuto una ricaduta anche
sul panorama dell'associazionismo d'emigrazione: pur
dichiarandosi sempre apartitica e pur continuando a
collocarsi in un'area politica che potremmo definire
di centro cattolico moderato, essa si è vista
venire a mancare quei precisi riferimenti politici che,
come si è rilevato, aveva nel passato.
Nel mentre si verificavano questi mutamenti, l'associazione
ha dovuto cercare una diversa identità ed adeguare
la propria funzione alla nuova situazione, passaggio
fondamentale per garantire la propria sopravvivenza
e per poter continuare a svolgere un ruolo significativo
all'interno della realtà dell'emigrazione. Già
nel 1987, era emersa la consapevolezza che con l'esaurirsi
del fenomeno migratorio la funzione dell'associazione
avrebbe potuto venir meno ("VnM", n. 3/4,
marzo-aprile 1987, "Accolta con entusiasmo in Sud
Africa la delegazione veronese"), se non vi fosse
stato un maggiore investimento sui giovani: "Ed
è proprio ai giovani della seconda e terza generazione
che in futuro dovranno essere rivolte le maggiori attenzioni
al fine di inculcare in loro il desiderio di mantenere
viva la cultura, la tradizione, i valori morali della
terra di origine dei loro genitori" ("VnM",
n. 12, dicembre 1987, "La relazione del presidente
Beghini").
Fondamentale per la sua sopravvivenza è stato
allora il sempre maggior coinvolgimento nella politica
regionale per l'emigrazione, di cui abbiamo in precedenza
tratteggiato le varie tappe. È indubbio, infatti,
che è stato soprattutto l'associazionismo regionalistico,
alla cui tipologia sono riconducibili, come abbiamo
visto, associazioni come "Veronesi nel mondo",
"Bellunesi nel mondo", "Vicentini nel
mondo", ecc., ad avvantaggiarsi, anche in termini
di contributi e finanziamenti, del crescente impegno
sui problemi dell'emigrazione della regione Veneto,
ciò anche in virtù di una consonanza ideale
e politica tra le varie amministrazioni regionali via
via succedutesi e questo tipo di associazioni.
In altre parole, si può affermare che se all'inizio
della sua storia la "Veronesi nel Mondo" era
caratterizzata da una maggiore autonomia, in questi
ultimi anni, essa pare aver subito un processo di "istituzionalizzazione",
nel senso che la sua azione risulta essere strettamente
interconnessa, sia per quanto riguarda i finanziamenti,
sia per quanto concerne le attività svolte, con
la politica regionale nel campo dell'emigrazione. Si
nota, infatti, una evidente consonanza fra la linea
dell'associazione e quella della Regione Veneto, espressa,
ad esempio, durante i lavori della prima Conferenza
dei Veneti nel Mondo, riunitasi a Verona nel 1996. In
quell'occasione l'assessore regionale per i flussi migratori
Franco Bozzolin affermava che l'attuale ricchezza del
Veneto deve giungere fino alle nuove generazioni di
veneti all'estero, affinché la usino per conoscere
la loro terra di origine e che, inoltre, i giovani devono
diventare i canali preferenziali per la penetrazione
dell'economia veneta in tutti i paesi del mondo, agenti
di sviluppo di rapporti economici bilaterali, ambasciatori
della nostra regione ("VnM", n. 7/8, luglio-agosto
1996, "Da emigranti ad ambasciatori"). Su
questa lunghezza d'onda, che vede l'emigrazione come
una "risorsa" per la terra d'origine, si è
posta anche la "Veronesi nel Mondo", con un
sempre più marcato prevalere, a discapito delle
funzioni più strettamente assistenziali volte
a soddisfare i bisogni primari degli emigrati, di un'azione
di promozione sociale, culturale ed economica delle
comunità veronesi sparse nel mondo, che ricercano
ancora nell'associazione il senso di una identità
che rischierebbe altrimenti di perdersi irrimediabilmente,
ma anche una opportunità per instaurare proficue
relazioni fra i paesi d'accoglienza e la terra veronese
d'origine.
Pur non dimenticando il permanere di problemi che restano
irrisolti, è emersa in modo sempre più
pressante all'interno dell'associazione l'esigenza di
rafforzare l'opera di formazione, di informazione e
di conoscenza della realtà culturale ed economica
locale, per contribuire con la propria azione a non
disperdere il patrimonio costituito dalle comunità
veronesi nel mondo, considerandole, al contrario, una
risorsa umana, culturale ed economica da valorizzare.
L'importanza economica dell'emigrazione, peraltro mai
disconosciuta come testimonia fra l'altro il sostegno
che fin dalle origini ha dato all'associazione un ente
come la Camera di Commercio, è un aspetto su
cui ultimamente si è particolarmente concentrata
l'attenzione dell'associazione, come emerge chiaramente
dalla relazione ai soci fatta nel 1997 dal presidente
Fernando Solinas: "I 5000 destinatari di questa
pubblicazione [...] costituiscono un patrimonio non
soltanto ideale ma anche concreto di cui Verona deve
andare orgogliosa. I Veronesi nel mondo costituiscono
infatti il miglior ambasciatore della nostra città
e della nostra provincia [...]. Questo giornale costituisce
quindi un veicolo prezioso e a suo modo unico perché
indirizzato ad un target preciso di lettori altamente
selezionati e affezionati, non soltanto per far conoscere
loro quanto è avvenuto e avviene a Verona e nel
suo territorio, ma anche per dar notizia di attività
culturali, turistiche, economiche, sociali in programma.
Uno strumento di conoscenza reciproca e di amicizia,
ma anche uno strumento di lavoro e di promozione del
lavoro italiano all'estero e del lavoro degli italiani
emigrati all'estero in Italia, come del resto testimoniano
i numerosi gruppi di veronesi emigrati che sono tornati
a Verona per riaffermare antiche amicizie, ma anche
per instaurare nuovi rapporti. Questo particolare e
unico strumento è quindi messo a disposizione
di chiunque, operatore sociale, culturale o economico,
voglia usufruire di questa opportunità"
("VnM", n. 5, maggio 1997, "Strumento
prezioso per tutti i veronesi"). Ed in questa direzione
si collocano anche le ultime e più significative
iniziative dell'associazione quali l'organizzazione,
con il contributo della Regione, di corsi-stage, rivolti
a giovani veneti e veronesi che vivono all'estero. Un
primo stage nel settore agricolo, di cui hanno beneficiato
dieci giovani veneti-sudamericani, si è svolto
nel 1997, nel settore dell'agricoltura; ad esso la "Veronesi
nel Mondo" ha voluto affiancarne un altro, rivolto
a due figli di emigrati veronesi, intitolandolo alla
memoria di Attilio Beghini. Per il 1998 è già
in via di attuazione, sempre ad opera dell'associazione
per conto della regione, un secondo corso-stage sulla
produzione del mobile d'arte, rivolto ai giovani oriundi
veneti residenti in Brasile.
Testo tratto dalla pubblicazione "I Veronesi nel
Mondo... un cammino lungo 25 anni, 1972-1997",
edito dall'associazione Veronesi nel Mondo nel maggio
1999.