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Evoluzione dell'associazione (1998)
 
[...] nel corso degli ultimi 25 anni, molte cose sono cambiate: è cambiato il mondo dell'emigrazione ed è di conseguenza mutato anche il ruolo e la funzione dell'associazionismo e, quindi, anche della "Veronesi nel Mondo" e del suo giornale.

A partire dagli anni '80, con il superamento delle fasi più acute della crisi, si è verificato un assestamento della realtà della vecchia emigrazione. Molti emigrati che hanno resistito alla tentazione del rientro sono stati raggiunti dai familiari. Col progressivo crescere e affermarsi della seconda e terza generazione, le comunità veronesi, e più in generale italiane, all'estero si sono consolidate, stabilizzate ed inserite meglio nel tessuto sociale dei paesi di residenza. A queste comunità si è, poi, aggiunta una nuova emigrazione, più qualificata e più preparata culturalmente, formata da operai specializzati, tecnici, impiegati, che si è diretta sia verso aree tradizionali - Stati Uniti, Canada -, sia verso aree nuove - Arabia, Iran, Libia -. Sono quindi cambiate le esigenze, le necessità, le domande degli emigrati, per cui anche l'associazionismo, e con esso la "Veronesi nel mondo", ha attraversato una fase di crisi e di trasformazione. Da un lato si è assistito ad un ridimensionamento quantitativo della realtà associazionistica d'emigrazione: ad esempio, in Europa fra il 1979 e il 1983 si è passati da 344.065 soci dichiarati a 234.197 (-31,9%) contro una diminuzione molto meno consistente (-7,1%) della popolazione emigrata dichiarata residente in Paesi europei (IREF, Rapporto sull'associazionismo sociale 1986, Angeli 1988, pp. 321-344); dall'altro lato l'associazionismo ha in parte mutato la propria fisionomia: si sono ridotte le associazioni strettamente assistenzialistiche, come pure quelle politiche, forti soprattutto negli anni Settanta e Ottanta ed oggi invece in calo ed in crisi di identità a causa delle profonde trasformazioni che ha subito lo scenario partitico italiano nel corso degli anni Novanta. Si sono invece rafforzate le associazioni culturali, ricreative, patriottiche, regionalistiche, a cui si sono aggiunte nuove tipologie come le associazioni di anziani e/o per anziani e quelle di professionisti e imprenditori (IREF, Rapporto sull'associazionismo sociale 1993, Cens 1993, pp. 307-312).

Come accennato anche l'associazione "Veronesi nel mondo" ha subito gli effetti di una tale evoluzione del fenomeno emigratorio. In primo luogo anch'essa ha visto diminuire i propri circoli ed i propri soci: i primi erano quasi una sessantina attorno alla metà degli anni Ottanta, mentre ora sono 28 (15 in Europa e 13 sparsi negli altri cinque continenti) per un totale di circa 1700 soci. Lo stesso mensile dell'associazione ha visto, sia pure lievemente, ridursi il numero dei propri abbonati passati dagli oltre 5000 degli anni Ottanta, ai 4900 del 1993, agli attuali 4300. Da rilevare come questo calo sia avvenuto in modo più netto fra gli abbonati dei paesi europei.

È probabile, inoltre, che l'associazione abbia sofferto gli sconvolgimenti politici intervenuti nei primi anni Novanta che hanno avuto una ricaduta anche sul panorama dell'associazionismo d'emigrazione: pur dichiarandosi sempre apartitica e pur continuando a collocarsi in un'area politica che potremmo definire di centro cattolico moderato, essa si è vista venire a mancare quei precisi riferimenti politici che, come si è rilevato, aveva nel passato.

Nel mentre si verificavano questi mutamenti, l'associazione ha dovuto cercare una diversa identità ed adeguare la propria funzione alla nuova situazione, passaggio fondamentale per garantire la propria sopravvivenza e per poter continuare a svolgere un ruolo significativo all'interno della realtà dell'emigrazione. Già nel 1987, era emersa la consapevolezza che con l'esaurirsi del fenomeno migratorio la funzione dell'associazione avrebbe potuto venir meno ("VnM", n. 3/4, marzo-aprile 1987, "Accolta con entusiasmo in Sud Africa la delegazione veronese"), se non vi fosse stato un maggiore investimento sui giovani: "Ed è proprio ai giovani della seconda e terza generazione che in futuro dovranno essere rivolte le maggiori attenzioni al fine di inculcare in loro il desiderio di mantenere viva la cultura, la tradizione, i valori morali della terra di origine dei loro genitori" ("VnM", n. 12, dicembre 1987, "La relazione del presidente Beghini").

Fondamentale per la sua sopravvivenza è stato allora il sempre maggior coinvolgimento nella politica regionale per l'emigrazione, di cui abbiamo in precedenza tratteggiato le varie tappe. È indubbio, infatti, che è stato soprattutto l'associazionismo regionalistico, alla cui tipologia sono riconducibili, come abbiamo visto, associazioni come "Veronesi nel mondo", "Bellunesi nel mondo", "Vicentini nel mondo", ecc., ad avvantaggiarsi, anche in termini di contributi e finanziamenti, del crescente impegno sui problemi dell'emigrazione della regione Veneto, ciò anche in virtù di una consonanza ideale e politica tra le varie amministrazioni regionali via via succedutesi e questo tipo di associazioni.

In altre parole, si può affermare che se all'inizio della sua storia la "Veronesi nel Mondo" era caratterizzata da una maggiore autonomia, in questi ultimi anni, essa pare aver subito un processo di "istituzionalizzazione", nel senso che la sua azione risulta essere strettamente interconnessa, sia per quanto riguarda i finanziamenti, sia per quanto concerne le attività svolte, con la politica regionale nel campo dell'emigrazione. Si nota, infatti, una evidente consonanza fra la linea dell'associazione e quella della Regione Veneto, espressa, ad esempio, durante i lavori della prima Conferenza dei Veneti nel Mondo, riunitasi a Verona nel 1996. In quell'occasione l'assessore regionale per i flussi migratori Franco Bozzolin affermava che l'attuale ricchezza del Veneto deve giungere fino alle nuove generazioni di veneti all'estero, affinché la usino per conoscere la loro terra di origine e che, inoltre, i giovani devono diventare i canali preferenziali per la penetrazione dell'economia veneta in tutti i paesi del mondo, agenti di sviluppo di rapporti economici bilaterali, ambasciatori della nostra regione ("VnM", n. 7/8, luglio-agosto 1996, "Da emigranti ad ambasciatori"). Su questa lunghezza d'onda, che vede l'emigrazione come una "risorsa" per la terra d'origine, si è posta anche la "Veronesi nel Mondo", con un sempre più marcato prevalere, a discapito delle funzioni più strettamente assistenziali volte a soddisfare i bisogni primari degli emigrati, di un'azione di promozione sociale, culturale ed economica delle comunità veronesi sparse nel mondo, che ricercano ancora nell'associazione il senso di una identità che rischierebbe altrimenti di perdersi irrimediabilmente, ma anche una opportunità per instaurare proficue relazioni fra i paesi d'accoglienza e la terra veronese d'origine.

Pur non dimenticando il permanere di problemi che restano irrisolti, è emersa in modo sempre più pressante all'interno dell'associazione l'esigenza di rafforzare l'opera di formazione, di informazione e di conoscenza della realtà culturale ed economica locale, per contribuire con la propria azione a non disperdere il patrimonio costituito dalle comunità veronesi nel mondo, considerandole, al contrario, una risorsa umana, culturale ed economica da valorizzare.

L'importanza economica dell'emigrazione, peraltro mai disconosciuta come testimonia fra l'altro il sostegno che fin dalle origini ha dato all'associazione un ente come la Camera di Commercio, è un aspetto su cui ultimamente si è particolarmente concentrata l'attenzione dell'associazione, come emerge chiaramente dalla relazione ai soci fatta nel 1997 dal presidente Fernando Solinas: "I 5000 destinatari di questa pubblicazione [...] costituiscono un patrimonio non soltanto ideale ma anche concreto di cui Verona deve andare orgogliosa. I Veronesi nel mondo costituiscono infatti il miglior ambasciatore della nostra città e della nostra provincia [...]. Questo giornale costituisce quindi un veicolo prezioso e a suo modo unico perché indirizzato ad un target preciso di lettori altamente selezionati e affezionati, non soltanto per far conoscere loro quanto è avvenuto e avviene a Verona e nel suo territorio, ma anche per dar notizia di attività culturali, turistiche, economiche, sociali in programma. Uno strumento di conoscenza reciproca e di amicizia, ma anche uno strumento di lavoro e di promozione del lavoro italiano all'estero e del lavoro degli italiani emigrati all'estero in Italia, come del resto testimoniano i numerosi gruppi di veronesi emigrati che sono tornati a Verona per riaffermare antiche amicizie, ma anche per instaurare nuovi rapporti. Questo particolare e unico strumento è quindi messo a disposizione di chiunque, operatore sociale, culturale o economico, voglia usufruire di questa opportunità" ("VnM", n. 5, maggio 1997, "Strumento prezioso per tutti i veronesi"). Ed in questa direzione si collocano anche le ultime e più significative iniziative dell'associazione quali l'organizzazione, con il contributo della Regione, di corsi-stage, rivolti a giovani veneti e veronesi che vivono all'estero. Un primo stage nel settore agricolo, di cui hanno beneficiato dieci giovani veneti-sudamericani, si è svolto nel 1997, nel settore dell'agricoltura; ad esso la "Veronesi nel Mondo" ha voluto affiancarne un altro, rivolto a due figli di emigrati veronesi, intitolandolo alla memoria di Attilio Beghini. Per il 1998 è già in via di attuazione, sempre ad opera dell'associazione per conto della regione, un secondo corso-stage sulla produzione del mobile d'arte, rivolto ai giovani oriundi veneti residenti in Brasile.


Testo tratto dalla pubblicazione "I Veronesi nel Mondo... un cammino lungo 25 anni, 1972-1997", edito dall'associazione Veronesi nel Mondo nel maggio 1999.
 

 

 
         
 
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