L'azione di promozione della
socializzazione e di ripresa dei legami con la terra
d'origine, ha avuto uno strumento fondamentale nel periodico
"Veronesi nel Mondo", a cui può essere
interessante dedicare una particolare attenzione.
"Veronesi nel Mondo" ha iniziato a uscire
nel 1974, prima con cadenza irregolare, poi mensile.
È stato diretto da Danilo Bogoni, dal 1974 al
1979, Fernando Solinas, dal 1980 al 1992, Giuseppe Baracchi
dal 1993 ad oggi. Attualmente conta 4354 abbonati, di
cui 950 in Italia, 1687 in Europa, 50 in Asia, 300 in
Africa, 1195 in America, 172 in Oceania. Scopo principale
della pubblicazione è di fungere da strumento
di collegamento e di informazione, sia fra l'associazione
madre operante a Verona ed i suoi soci organizzati all'estero,
sia, in termini più generali, fra la terra d'origine
e tutti i veronesi costretti ad emigrare. Fin dal primo
numero ha assunto una dimensione di otto pagine ed una
strutturazione ben precisa: gli articoli di apertura
sono sempre dedicati ai problemi generali dell'emigrazione
visti in un'ottica globale, o per meglio dire nazionale;
un paio di pagine risultano dedicate all'informazione
sulla realtà dell'emigrazione nelle varie aree
oppure su questioni pratiche riguardanti gli emigrati
e i rimpatriati, spesso anche come risposta a quesiti
posti dai lettori attraverso le lettere al giornale;
altre due o tre pagine vengono dedicate alla cronaca,
politica, economica, sportiva, ecc., della città
e della provincia; uno o due articoli, infine, sono
dedicati ad aspetti della storia, della cultura, del
costume, del folklore veronesi. Nel corso del tempo
tale impostazione ha subito alcune modifiche: in generale
si può dire che si è ridotta la parte
dedicata alla consulenza e all'informazione sulle questioni
pratiche riguardanti l'emigrazione, come pure quella
più spiccatamente culturale, mentre ha avuto
decisamente più spazio la parte dedicata alla
cronaca cittadina e provinciale. A partire dalla fine
degli anni Settanta, inoltre, è stato dato spazio
alla vita e all'attività dei circoli che via
via si sono andati costituendo all'estero ed inoltre
è stata dedicata una pagina alle attività
della regione Veneto.
Il periodico, però, oltre a svolgere questa funzione
di collegamento, rappresenta anche la voce dell'associazione,
l'organo, cioè, attraverso cui essa esprime le
proprie posizioni e la propria linea. Su questo aspetto
l'analisi delle pagine del giornale rende possibile
svolgere alcune considerazioni ed anche qualche rilievo
critico.
Innanzitutto, va sottolineata la costante azione di
sensibilizzazione e di pressione rivolta alle autorità
regionali e nazionali affinché la "questione
emigrazione" non venisse dimenticata ed affinché,
anzi, venissero approntati idonei interventi per la
risoluzione dei problemi degli emigrati (voto all'estero,
doppia cittadinanza, istituzione di Aire, Comites e
Cgie, riforma delle strutture consolari, politiche assistenziali
per i rimpatriati, ecc.); tuttavia, non si può
non rilevare come nei primi anni della sua esistenza
il giornale avesse toni molto più decisi ed agguerriti
nella denuncia delle carenze e della latitanza delle
pubbliche istituzioni, mentre, in un secondo momento,
parallelamente al sempre maggior coinvolgimento dell'associazione
nella politica regionale per l'emigrazione, l'atteggiamento
critico si è fortemente ammorbidito ed attenuato.
Il giornale non ha poi mai mancato di osservare e commentare
le vicende politiche locali e, soprattutto, nazionali;
da questo punto di vista si può affermare che
il giornale si è sempre schierato su una posizione
moderata e filo-governativa, all'insegna della necessità
di stabilità ed efficienza. In un primo tempo,
almeno fino alla fine degli anni Ottanta questa linea
si è concretizzata in sostegno alla D.C. ed ai
governi da essa espressi o sostenuti. Così, ad
esempio, in occasione delle elezioni politiche del 1976
il giornale, pur non rinunciando a qualche accenno critico,
si esprimeva a favore della D.C. rivendicandone i meriti
acquisiti in trent'anni di governo ("VnM",
n.3/4, marzo-aprile 1976, "Un voto importante");
successivamente, nel 1983, manifestò chiaramente
il suo appoggio al governo Craxi e alla maggioranza
del pentapartito ("VnM", n. 4, agosto-settembre
1983, "Craxi con il nuovo pentapartito di fronte
ai problemi del Paese"); due anni dopo, l'appuntamento
elettorale amministrativo che confermava gli equilibri
politici nazionali, veniva valutato positivamente dal
presidente dell'associazione Beghini che così
scriveva: "Il partito comunista esce dunque seccamente
sconfitto, perde voti persino rispetto alle regionali
del 1980 e si vede fortemente distanziato dalla Democrazia
Cristiana che dimostra di non essere in liquidazione
- come molti speravano - e che, con la sua forte ripresa,
dovrebbe anche riequilibrare il rapporto di partito
di maggioranza relativa con le formazioni laiche e socialiste
[...]. Gli italiani con queste elezioni, che danno tranquillità
al Governo e forza alla D.C., hanno dato un segnale:
vogliono stabilità ed hanno bisogno di certezze.
Non è tempo di divagazioni [...]. E noi ci auguriamo
che la stabilità incoraggiata dal recente voto,
mobiliti il Governo anche per una politica di sostegno
e di attenzione per l'emigrazione [...]". ("VnM",
n. 5, maggio 1985, "Analisi del voto"). Analoghe
prese di posizione si sono ripetute in occasione dei
successivi appuntamenti elettorali almeno fino a quello
del 1992, quando, ormai nell'imminenza dello scoppio
di Tangentopoli e del terremoto politico conseguitone,
il membro del direttivo dell'associazione Ruggero Venturini
ancora affermava: "C'è il pericolo che la
serpeggiante irritazione verso il sistema partitico
[...] trovi proseliti nei voti di protesta, nelle astensioni
e nelle schede bianche. Il cittadino responsabile però
non deve lasciarsi fuorviare dai furiosi assalti alla
diligenza [...]. D'altra parte se in questi anni l'Italia
è cresciuta il merito va ai partiti cha hanno
saputo dare stabilità al Paese. Ecco allora la
necessità di rafforzare questi partiti, pur stimolandoli
a rinnovarsi" ("VnM", n. 3/4, marzo-aprile
1992, "Scegliere bene"). Destano qualche perplessità
e appaiono un po' contraddittori questi inviti alla
continuità e alla riconferma della fiducia a
quegli stessi, tradizionali, partiti di governo che
non riuscivano a mettere in atto concrete e soddisfacenti
politiche per l'emigrazione, come lo stesso giornale
seguitava a denunciare. Comunque, dopo lo stravolgimento
del quadro politico nazionale, con la scomparsa dei
vecchi partiti, l'atteggiamento dell'associazione è
stato molto più guardingo e prudente: permangono
le richieste di stabilità politica e di governi
forti ed efficienti, ma non si trovano più prese
di posizione nette a favore di un determinato schieramento.
Un'altra costante che emerge dall'analisi del giornale
è la forte propensione europeista manifestata
dall'associazione. In primo luogo tale impegno trae
origine dalle convinzione che proprio gli emigranti
con il loro sacrificio sono stati i primi costruttori
di una mentalità e di un'unità europee,
che proprio gli emigrati, sia pure per cause di forza
maggiore, hanno abbattuto le frontiere per diventare
"cittadini europei". In secondo luogo, perché
la realizzazione di una vera casa comune europea, quindi
non limitata ai soli aspetti economici e finanziari,
avrebbe significato il raggiungimento di un'effettiva
e globale parità di diritti civili, politici
e sociali, a prescindere dalla propria origine nazionale;
in altre parole, avrebbero cessato di esistere in Europa
dei "lavoratori stranieri", per lasciare il
posto a dei "cittadini europei" liberi di
circolare e di lavorare nella certezza del rispetto
dei propri diritti. Da queste premesse è scaturito
il forte impegno dell'associazione, sia attraverso il
giornale, sia nell'ambito dell'Unaie, per la realizzazione
da parte dell'Italia di una coerente politica europeista,
che riuscisse a rimuovere gli ostacoli e le lentezze
che ostacolavano il progetto comunitario. Parallelamente
il giornale ha cercato di svolgere un'opera di sensibilizzazione
sulla necessità da parte dei cittadini italiani
di partecipare massicciamente alle elezioni del Parlamento
europeo, viste come occasione unica e fondamentale per
far avanzare il processo di integrazione (cfr. "VnM",
n. 1, gennaio-febbraio 1978, "Emigrati, cittadini
d'Europa"; n. 3, maggio-giugno 1984, "I conti
in sospeso degli emigranti e il voto europeo";
n. 4, aprile 1989, "Un voto per l'Europa";
n. 5, maggio 1989, "Perché votare").
Significativo è poi il fatto che questo impegno
per il superamento delle discriminazioni e delle barriere
nazionalistiche sia stato esteso dall'associazione anche
nei confronti dei lavoratori che in numero sempre maggiore
sono immigrati in Italia, arrivando a chiedere, in nome
del principio di reciprocità, una politica di
accoglienza rispettosa della dignità umana ed
il riconoscimento dei diritti civili e sociali, tra
cui anche il diritto di voto amministrativo attivo e
passivo nei comuni di residenza ("VnM", n.
3/4, marzo-aprile 1986, "Voto, censimento, comitati
dell'emigrazione sono obiettivi irrinunciabili per l'associazione";
n. 10, ottobre 1988, "Si saprà quanti sono
gli italiani all'estero"; n. 11, novembre 1989,
"Cittadini del mondo").
Un'ultima considerazione, infine, ci pare meriti l'impostazione
che è stata data alle pagine di cronaca locale
del giornale: in esse, oltre alle notizie relative alle
iniziative di carattere economico, si è dato
spazio soprattutto ai piccoli fatti di vita cittadina
e provinciale, ricorrenze, festeggiamenti, curiosità
varie. Ne esce un'immagine edulcorata e un po' di maniera
della realtà veronese, della quale manca qualsiasi
tipo di approfondimento o di presentazione critica.
Quasi completamente ignorato è il volto problematico
ed "oscuro" della città: dei grandi
fatti di cronaca nera (casi Ludwig, Maso, Frigerio),
delle azioni terroristiche (Dozier), del problema droga,
della Tangentopoli veronese non si trova praticamente
traccia sulle pagine del giornale. Un accenno critico
a questo tipo di impostazione venne manifestato, inizialmente,
anche da un emigrato che, in relazione alla notizia
riportata dal giornale circa un "premio della bontà"
conferito ad una ragazza di Angiari, scrisse: "[La
lettura della notizia] mi ha fatto quasi venire le lacrime,
ma non per la commozione. Per la rabbia. È così
che si risolvono i problemi? Si parla in tono commosso
della ragazza che ha sacrificato la sua giovinezza perché
è morta la mamma. Non si parla del perché
la mamma ha avuto ben sette figli (forse tutto è
in sintonia con la ideologia cristiana che vieta l'uso
della pillola?). Non si parla nemmeno del perché
lo Stato non è intervenuto mettendo a disposizione
una persona pagata [...].Non si vedono i problemi là
dove ci sono, si parla dei fatti e basta. Senza approfondire.
Ci credete cretini?" ("VnM", n.7/8, settembre-ottobre
1977). Evidentemente, però, trattandosi dell'unica
lettera critica apparsa sul giornale in questi 25 anni,
la grande maggioranza dei lettori non ha condiviso questo
tipo di critica, dimostrando anzi, in più occasioni,
il proprio apprezzamento.
Testo tratto dalla pubblicazione "I Veronesi nel
Mondo... un cammino lungo 25 anni, 1972-1997",
edito dall'associazione Veronesi nel Mondo nel maggio
1999.