La Avesani di Bussolengo si sta imponendo come produttore
alimentare emergente nel settore della pasta fresca
Il
marchio Avesani è sempre più conosciuto
e si avvia ad essere una stella di prima grandezza
nel panorama dell’industria alimentare veronese.
Le radici di questa azienda, tuttavia, risalgono
ad un negozietto di San Zeno, dove le donne tiravano
la pasta e confezionavano i tortellini a mano.
Forse è proprio questo DNA legato alla
semplicità e alla tradizione di qualità
il segreto del successo del Pastificio Avesani.
Ne parliamo con i due fratelli Avesani, i titolari
che hanno costruito l’azienda.
Volete raccontarci la storia di Avesani? L’azienda nacque nel 1951, fondata da
papà Ugo e da mamma Iole, due artigiani
completamente dediti al lavoro, per i quali non
esistevano orari. Mio padre era l’affarista,
il commerciante, mentre mia madre, di carattere
preciso, seguiva con attenzione la contabilità.
Era una bella cop-pia che lavorava con dedizione
e che ci ha sicuramente trasferito la passione
per questo lavoro. A quei tempi si impastava a
mano nella sede di San Procolo, a San Zeno. Ecco
perché abbiamo voluto sponsorizzare il
Carnevale: perché siamo nati lì
e ci sentiamo un po’ sanzenati. Come
si è sviluppata?
A dodici anni abbiamo iniziato ad aiutare i genitori
e abbiamo continuato a farlo fino ai ventidue,
ventitre anni. Poi, quando papà si è
ritirato, abbiamo tentato il salto cogliendo l’opportunità
di entrare in una nuova realtà, rilevando
uno stabilimento che era andato in fallimento,
ma che, per struttura, era già all’avanguardia.
Eravamo nel Settanta, e la nuova sede era in zona
industriale a La Rizza. È stato il primo
trasferimento. Dal primo piccolo laboratorio
a conduzione familiare a San Zeno, vicino
alla piazza, ci siamo spostati a La Rizza con
sette operai. in zona industriale a La Rizza.
È stato il primo trasferimento. Dal primo
piccolo laboratorio a conduzione familiare a San
Zeno, vicino alla piazza, ci siamo spostati a
La Rizza con sette operai.
È stato un bel salto...
Sì, un salto che abbiamo pagato, perché
venendo da una realtà piccola, non avevamo
l’esperienza necessaria. Venivamo da una
realtà dove c’era il contatto diretto
con la massaia, dove le nostre collaboratrici
chiudevano a mano i tortellini. Siamo arrivati
ad avere anche una fila di trenta donne
intente alla preparazione. Era un’avventura,
c’era chi litigava, chi piangeva, otto,
dieci ore lì a fare lo stesso lavoro. L’approssimazione
che c’era nel piccolo laboratorio venne
portata anche nell’azienda, pagandone le
conseguenze. Abbiamo sofferto, pagando lo scotto
della nostra mancanza di esperienza. Siamo andati
avanti a tentativi, sbagliando, ma poi riprovando,
finché non siamo arrivati a trovare
i giusti binari.
Quando avete che sentito eravate usciti dal periodo
difficile? Quando siamo riusciti a lavorare per un’azienda
leader dell’epoca, com’era la Paf,
che ci ha trasferito delle importanti commesse.
All’epoca lavoravamo per terzi e non eravamo
perciò a contatto con la grande distribuzione:
il nostro nome non compariva mai. La Paf era una
realtà tecnologicamente all’avanguardia
e noi abbiamo iniziato a produrre in esclusiva
per loro. Questa azienda ci ha aiutati nel perfezionamento
della produzione, ma alla fine abbiamo deciso
di tentare l’avventura di produrre col nostro
marchio. Come
è avvenuto il grande exploit? Lavorando per la Paf conoscevamo bene Remigio
Marchesini che, per noi, rappresentava l’immagine
dell’azienda per cui lavoravamo e per il
quale avevamo grande stima e rispetto. Quando
è andato in pensione gli abbiamo chiesto
di unirsi a noi per dare un forte impulso all’azienda
e lui ha accettato con grande entusiasmo.Grazie
al suo apporto abbiamo costruito un pastificio
che punta molto sulla qualità dei propri
prodotti, come viene riconosciuto da tanti esperti,
come Giorgio Gioco e altri, ma anche dalle massaie
che fanno trenta chilometri per comprare i prodotti
al nostro spaccio. Tra le varie scelte operative
c’è stata quella di non abbassare
mai la qualità. I risultati parlano chiaro:
siamo passati dai due miliardi e mezzo di fatturato
del 1996 agli attuali dodici milioni di euro. Che cosa significa lavorare sulla qualità?
Innanzitutto bisogna partire da materie di
primissima qualità. Questa è la
nostra filosofia. La concorrenza sul
primo prezzo è esagerata, non fa per noi.
Il nostro è un prezzo ragionevole con una
qualità ottima. Un altro punto importante
quando si parla di qualità riguarda la
sicurezza della lavorazione. Noi siamo certificati
per vendere in tutta Europa e in America, dove
le strutture di controllo sono particolarmente
attente e severe. Parliamo di ricette...
Il gusto classico va sempre per la maggiore. La
maggior parte della nostra produzione va alla
carne, al prosciutto crudo, a ricotta e spinaci,
mentre il restante raggruppa gli altri prodotti.
Il segreto del successo di una ricetta, a volte,
è il fatto di essere locale. Nello studio
di una ricetta si deve creare qualcosa che possa
andar bene un po’ per tutti per conquistare
il maggior numero di persone. Al Sud, per esempio,
la pasta piace molto spessa, qui da noi si arriva
a produrre i sottilissimi. Dobbiamo inoltre realizzare
un prodotto la cui qualità sia omogenea
dal primo al sessantesimo giorno di vita. Non
usiamo conservanti, solo il trattamento termico,
con il quale si stabilizza il prodotto all’interno.
Come viene accolto il marchio Avesani all’estero?
Il nostro prodotto è in generale apprezzato,
ma certi paesi esteri non capiscono la qualità.
In Germania, per esempio, non sono abituati a
mangiare i tortellini, per cui faticano ad apprezzare
il prodotto di qualità. In Spagna, invece,
sono buoni consumatori. In Inghilterra vogliono
i peperoni nel ripieno, o aglio e cipolla, sapori
forti. Sono altre culture. Noi cerchiamo di capire
i gusti e di creare ricette su misura. In America
è molto richiesta la nostra linea biologica
che richiede una certificazione a parte,
molto più rigida rispetto a quella europea.
Quali azioni di marketing avete previsto per l’azienda? Abbiamo puntato molto sulla sponsorizzazione
sportiva. l’Avesani Bike ci dà grandi
soddisfazioni: è una squadra di settanta
elementi di ottimo livello. Abbiamo anche una
squadra di pallavolo a Mozzecane, un gruppo di
podismo e di atletica. A tutti diamo i nostri
prodotti: è un messaggio forse più
diretto della pubblicità stessa. Sponsorizziamo
anche la Maratonina del Garda, la Straverona e
la Montefortiana, durante la quale in un solo
giorno vengono preparati e mangiati sedici quintali
di tortellini: una operazione da guinness che
coinvolge 80 cuochi!
Che progetti avete per il futuro?
Le prospettive sono buone, siamo ottimisti. Abbiamo
iniziato con questo stabilimento facendo due capannoni,
pensando che uno sarebbe stato sufficiente
per molto tempo. Invece dopo due anni abbiamo
iniziato a usare anche il secondo. Ora abbiamo
acquisito un altro terreno per un ampliamento.Il
nostro sogno sarebbe arrivare a vedere i nostri
figli proseguire con lo stesso entusiasmo
che abbiamo noi. Questa sarebbe la soddisfazione
più grande. Scambiamo due parole con Remigio
Marchesini, responsabile marketing che, con il
suo apporto, ha contribuito in modo determinante
all’exploit della ditta.
Quando è partita la sua avventura in Avesani?
Nell’aprile del ’95 sono uscito
dalla Paf e mi sono messo a fare consulenza nella
panificazione a Modena, in un’azienda
leader del settore della piadina e delle tigelle.
Nel ’96 i fratelli Avesani mi hanno chiesto
di collaborare e, nell’aprile dell’anno
successivo, ho iniziato la mia avventura qui.
Conoscevo già l’azienda, e sapevo
che aveva le potenzialità per produrre
prodotti di qualità.
Da pensionato si è lanciato in questa nuova
avventura; come la vive? La vivo bene, anche perché non sono
un uomo da bar. Nelle aziende, secondo me, bisogna
rispettare i ruoli, essere un po’ duri.
Sono soddisfatissimo dell’esperienza. Pensi
che quando sono uscito da Paf soffrivo di ipertensione,
e ora mi è passata. Il lavoro mi piace,
non mi pesa. Il lavoro, specialmente quello che
faccio io, regala la grande soddisfazione di ottenere
dei risultati. Se ottenere un cliente nuovo dà
la stessa soddisfazione di aprire una bottiglia
di champagne, allora va bene. Se invece ci si
ritrova a lamentarsi del fatto che il cliente
è stressante, significa che non si
è più soddisfatti del proprio lavoro.
In questi dieci anni cos’è accaduto?
È nata questa struttura, grazie anche alla
fiducia della Fineco nei confronti delle
persone. Ci siamo allargati, fatturiamo intorno
ai dodici milioni di euro e ci stiamo ulteriormente
espandendo; stiamo andando in tutta Europa e in
America. Grazie ai fratelli Avesani e alle loro
qualità ci stiamo ingrandendo; uno è
l’uomo delle ricette, il gourmet, il mago
della pasta, mentre suo fratello è il tecnico,
per cui molte macchine di alta tecnologia vengono
prodotte qui.Per quel che mi riguarda, finché
il lavoro non mi pesa, andrò avanti, quando
mi peserà, smetterò.