I giovani italiani residenti
a Londra spesso confondono l’Anagrafe degli
italiani residenti all’estero con l’Ira:
l’Esercito repubblicano nordirlandese
Non sanno cos’è l’Aire,
e spesso confondono quest’ultima con l’Eire
(Repubblica d’Irlanda), con l’Ira
(Irish republican army), o con una semplice
associazione di italiani all’estero. Sono
questi, in breve, i risultati di una piccola
indagine da noi svolta su un campione di giovani
rappresentanti il fenomeno della nuova immigrazione
per lavoro.
L’Aire non gode insomma della giusta
fama tra i giovani italiani residenti a Londra
da più di 12 mesi, che addirittura ne
ignorano l’esistenza e l’utilità.
A poche settimane dal rinnovo dei Comites e
con l’attuazione della legge n. 459/2001,
grazie alla quale i cittadini italiani residenti
all’estero possono, per la prima volta,
votare per corrispondenza in occasione di elezioni
politiche o di referendum, una grossa fetta
di questi giovani italiani in Gran Bretagna
non potranno votare perchè ignari del
loro diritto-dovere d’iscrizione all’Aire.
«L’Aire è un movimento politico-sociale
estremista irlandese che si rifà a vecchie
dispute economico-politiche e religiose»
- così esordisce Luigi Quatrini, 33enne
di Reggio Emilia, laurea in Economia e commercio,
in Inghilterra da 6 anni. Lo interrompo e gli
spiego che non mi riferisco all’Ira, l’Irish
republican army, che similarmente si pronuncia
«ai-er-ei» ma all’Aire. «Ah,
di questa non ho nessuna idea!», esclama.
«Come italiano all’estero - prosegue
Luigi - la questione del voto è per me
poco importante. Non credo nel sistema politico
più di tanto. Dal 1998 ho votato una
o due volte, per caso le mie vacanze coincidevano
con alcune elezioni politiche. Non sarei ritornato
in Italia apposta per votare e non sono mai
andato in ambasciata ad informarmi». Luigi,
residenza in Italia, non conosce l’esistenza
di giornali o mass media per gli italiani in
Gran Bretagna, e non ha nessun contatto con
italo-inglesi.
«L’Aire è la Repubblica
d’Irlanda! - afferma sicura Samantha Faccio,
30 anni, dalla provincia di Gorizia, laurea
in Lingue e letteratura straniera, in Inghilterra
da 1 anno e mezzo -. L’anagrafe Aire non
l’ho mai sentita e non so nemmeno come
si fa ad iscriversi a livello burocratico. Francamente
non è che cambi poi molto. Il diritto
di voto è importante - aggiunge - infatti
anche se ho l’attività lavorativa
in Gran Bretagna, mi considero cittadina italiana
e quindi il voto è un diritto fondamentale,
ma deve essere esercitato in Italia»,
conclude Samantha confusamente.
«L’Aire è l’Associazione
italiana dei residenti all’estero - dichiara
Luca Bazzoli, 32 anni, di Trento, laurea in
Lingue, in Inghilterra da 5 anni -. Non sapevo
niente dell’Aire fino a pochi mesi fa.
L’ho scoperta per caso. Nel 2002 mi era
infatti scaduta la carta d’identità
e avevo cercato di rinnovarla al Consolato ma
mi spiegarono che non era possibile, e che anzi
dovevo essere iscritto all’Aire. Ho da
poco spedito il modulo pre-stampato. Assumo
d’essere iscritto. Il diritto di voto
è per me fondamentale - aggiunge -. Tornavo
sempre in Italia per le elezioni politiche,
ignorando quello a cui avevo diritto essendo
magari iscritto all’Aire». Tra i
mass media italo-inglesi, Luca ascolta Spectrum
Radio: «trasmettono il calcio in diretta.
Presumo inoltre che esistano testate stampate
per gli italo-inglesi, visto che qui a Londra
ogni comunità ha il suo giornale, ma
personalmente non ne conosco».
«L’Aire altro non è che
l’Irlanda del Nord o Ira - afferma Mario
Marzano, 42 anni, di Napoli, laurea in Architettura,
insegnante d’Italiano presso l’Istituto
Italiano di Cultura di Londra, in Inghilterra
da 3 anni -. Il problema di avere ancora la
residenza in Italia per me non sussiste visto
che torno spessissimo in Italia». A riguardo
del diritto di voto agli italiani all’estero,
Mario aggiunge: «non sono completamente
d’accordo. Non è un voto affettivo.
Voto è partecipazione politica, il che
significa anche pagarne le conseguenze. L’italiano
all’estero non ha legami o conoscenze
politiche sufficienti».
«L’Aire è l’Irlanda
- dichiara senza ombra di dubbio Luca Visentini,
ingegnere 26enne di Udine, in Inghilterra da
14 mesi tramite il progetto Leonardo - Ho la
residenza in Italia e dell’Aire di cui
tu mi parli non ne ho mai sentitoparlare. Il
diritto di voto è per me poco importante
- prosegue -. Se fossi in Italia lo eserciterei
ma da qui lo sento un problema lontano».
Anche Luca come molti degli intervistati non
conosce nessun media italo-inglese e non ha
nessun contatto con la comunità italo-londinese.
«L’Aire è l’Associazione
italiana residenti in Inghilterra - ammette
Luca Frassinetti, 32 anni, di Bologna, maturità
classica, in Inghilterra dal 1997 -. Ne sono
venuto a conoscenza recentemente. Avevo bisogno
di rinnovare alcuni documenti perciò
ero andato al Consolato e mi avevano chiesto
se ero iscritto. Personalmente non sapevo che
cosa fosse. Votare è importante, ma voglio
votare per la nazione in cui vivo, visto che
sono i politici inglesi quelli che condizionano
la mia vita. Adesso che sono iscritto all’Aire
so che posso votare anche per l’Italia
e, recentemente, ho dato il mio parere agli
ultimi referendum». Luca coglie l’occasione
per lamentarsi dell’ufficio Aire, come
lui lo definisce, intendendo il Consolato: «l’ufficio
funziona male ed è aperto solo per 3
ore al giorno. Non si sa mai chi ti deve ricevere
e spesso si è seduti ad aspettare per
ore. Ho l’impressione che dall’Italia
sia stata portata quella tradizione di clientelismo
e mala amministrazione. Per fortuna che non
vivo più in Italia» conclude Luca
con un sospiro.
In sintesi, possiamo dire che la mancata iscrizione
all’Aire dei «nuovi» emigrati
italiani in Inghilterra, più o meno giovani,
è semplicemente dovuta ad una completa
e totale ignoranza e disinformazione. Per il
futuro sarà proprio l’informazione
che potrà giocare un ruolo importante
ma il problema dovrà comunque essere
risolto all’origine: in Italia.
Michele Grigoletti Messaggero S. Antonio Edizione per l’Estero
L’articolo è riportato per gentile
concessione dell’editore Messaggero di
Sant’Antonio - edizione italiana per l'estero
- periodico cartaceo a cadenza mensile, distribuito
in 50.000 copie tra le comunità italiane
all’estero.
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