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GIOVANI   

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A.A.A. Amicizie cercansi
 
Sono laureati o diplomati. Cercano di coltivare rapporti tra loro per sfuggire alla solitudine. Difficile socializzare con gli introversi inglesi.

Elevato costo della vita, problemi linguistici, lavori indegni, alloggi indecorosi, mancanza di privacy, lontananza dagli affetti familiari, sono queste alcune delle tipiche difficoltà che il giovane italiano incontra appena arrivato a Londra, ma sono soprattutto il senso di vuoto, di solitudine e l'impossibilità di instaurare sincere e durature amicizie le vere problematiche che il giovane è ben presto obbligato ad affrontare e i sentimenti con cui deve imparare a convivere.

Uno spaccato della condizione dei giovani italiani a Londra che ne risulta da una nostra indagine in cui la mancanza e la ricerca di amicizie risulta essere il filo conduttore tra tutti gli intervistati, come ammette Sonia Comincini, 36 anni, Interprete e Traduttore, originaria di Verona, a Londra da 14 anni «Qui ho notato che le amicizie vanno e vengono con una certa facilità forse perchè Londra è una metropoli e gli spostamenti possono essere talvolta difficili, qualunque sia il motivo ho trovato impossibile avere delle amicizie sincere con le anglossassoni, troppa falsità e superficialità. Non mi piace la loro riservatezza e l'incapacità di instaurare rapporti profondi basati sull'allegria. Mi spiace che le loro inibizioni vengano a cadere solo una volta inebriati dall'alcool», ma non sono solo le differenze caratteriali che spingono Sonia a ricercare amicizie italiane «mi mancano i film italiani e le risate con delle persone che condividono un umorismo e una cultura comune alla mia».

Della stessa opinione troviamo Roberto Serra, trentunenne genovese, il quale evidenzia in due i motivi che spingono molti giovani italiani, arrivati a Londra per imparare l'inglese, a socializzare e a ricercare la compagnia di altri conterranei «il primo è una scelta di comodo, ovvero il fatto che in mezzo ad inglesi spesso è facile sentirsi pesci fuor d'acqua, per esempio ad una serata al pub in cui si capisce poco della conversazione e non si riesce a cogliere neppure una battuta; il secondo è l'affinità fra "espatriati" che si trovano a condividere la simile condizione di Italiano a Londra e quindi il desiderio di esprimere i propri entusiasmi e le proprie frustrazioni con qualcuno che ti capisce più di altri. Le amicizie a Londra un binomio possibile – conclude Serra, laurea in Ingegneria, a Londra dal 2001 – anche se non sempre facile per via delle distanze e della vastità del territorio».

Simile e altrettanto articolata l'opinione di Roberto Castiglioni, ventisettenne lombardo, a Londra da 4 anni, «A parte l’ovvia difficoltà con la lingua che molti giovani Italiani incontrano appena scesi dall’aereo, per chi non ha mai abitato in una grande metropoli, il primo problema è prendere le misure con la quantità di gente sui marciapiedi e sulla confusione ordinata che si crea nei momenti di punta. Un'altra difficoltà che ho riscontrato è stata creare e mantenere amicizie. A volte la troppa scelta rende difficile la selezione e le ore di lavoro richieste non lasciano molto tempo alla vita sociale. Si frequentano tante persone ma se ne conoscono bene veramente poche. Inoltre io vedo Londra come una stazione dei treni dove si arriva, si controlla a che ora passa la coincidenza, si scambiano quattro chiacchiere con il vicino e si riparte per altre destinazioni. Una volta che finalmente credi di aver instaurato una buona amicizia con qualcuno, arriva il momento dell’addio. Gli amici comunque – aggiunge Castiglioni – sono la cosa più di valore che mi ha regalato Londra». È proprio attraverso la condivisione dei momenti di difficoltà, paura e pericolo che i legami di vera amicizia vengo spesso a saldarsi. «La ricerca di compagnia italiana – conclude – è giunta dopo circa un anno. Forse la mancanza di italianità mi ha spinto a ricercare sempre più una mentalità vicino alla mia». Il sentirsi parte di una comunità aiuta infatti a passare i momenti difficili e a condividere i momenti più felici.

A Castiglioni fa eco Galdina Baruzzo, 47 anni di Mogliano Veneto in provincia di Treviso, a Londra da 5 anni che aggiunge «in questa città le distanze sono talmente grandi e le esigenze di ogni persona così diverse che inevitabilmente le amicizie restano superficiali. Molti amici sono partiti, altri li ho persi di vista per differenti punti di vista o età diverse; ma per fortuna c'è sempre libertà di scelta» per cui alcune amicizie, in un sistema di selezione naturale, lasciano il posto ad altre. «Dopo anni che si vive e lavora tra inglesi – prosegue Baruzzo – è piacevole avere qualche rimpatriata. Ci sono momenti nella vita in cui senti il bisogno di scambiare idee, opinioni, sapere da chi è a Londra più a lungo di te qualcosa che non sai, o semplicemente hai voglia di farti una sana risata in compagnia di altri italiani». Della difficoltà di inserimento del giovane italiano con i coetanei anglosassoni Baruzzo dichiara «all'inizio gli inglesi li avrei voluti più socievoli, ma adesso posso capirli, mi piace il fatto che pensano ai loro affari e non si intromettono». Più drastico e tagliente il parere di Stefano Rosatelli, 33 anni, a Londra dal 1998 «Qui tutto è di passaggio, la gente va e non torna o se mai ritorna lo fa solo per un breve periodo». A queste condizioni è quindi difficile instaurare amicizie. «In fondo, l'esistenza del giovane italiano a Londra è un'esistenza solitaria. Londra è il luogo ideale per uno che vuole stare da solo. Spesso esco e trovo difficilissimo riuscire a parlare con una persona». Degli inglesi queste le uniche parole di compiacimento «a ubriacarmi con loro non mi diverto».  Esemplare la condizione di K. T., ventenne romana a Londra dal settembre 2003, che esclama «prima ero sempre in giro a divertirmi con amici, ora non esco con un amico da sette mesi», K.T. che di lavoro fa la cameriera e preferisce rimanere anonima ammette «sono venuta a Londra con una compagna di scuola, volevamo rimanere 3 mesi come premio per esserci diplomate, fare un'esperienza e tornare. Lei è poi tornata, io sono rimasta qui» da sola.

Un sentimento di solitudine riproposto in parte anche nel caso di Rita Bauce, 32 anni di Padova. «Ho sentito l'esigenza di mischiarmi con altri giovani italiani quando tutti i miei amici sono ritornati in Italia» ammette, «adesso con chi esco?» la domanda che si era posta e alla quale ha dovuto trovare un'adeguata soluzione. Uscire con gli inglesi? «no perchè non sono molto comunicativi, non dicono quello che pensano, si lasciano andare solo quando bevono e sono anche arroganti» ma con altri giovani italiani perchè alla fine «mi manca l'Italia e le cose italiane. Noi giovani italiani all'estero – esclama Bauce, laurea in Relazioni Pubbliche a Londra da 5 anni – ci sentiamo più italiani degli italiani in Italia!».

In conclusione, la difficoltà di inserimento con i coetanei inglesi da una parte, l'estrema mobilità delle persone, in una metropoli dove tutto è di passaggio, dall'altra, rendono difficile, se non impossibe, l'instaurarsi e il mantenersi di un network di amicizie. Una solitudine per niente diversa, nel contenuto, da quella che gli emigrati italiani dovettero affrontare 30-40 anni prima, e alla quale il giovane d'oggi, che si accorge di essere solo, trova rimedio nella ricerca della compagnia di altri giovani italiani che come lui vivono la sua stessa esperienza e difficoltà. Le nuove forme d'aggregazione giovanili nascono appunto dal bisogno di risolvere quel senso di solitudine, di diversità, di non appartenenza che il processo migratorio provoca nel giovane “costretto” ad abbandonare la sua terra e la sua cultura. La ricerca e la valorizzazione delle radici comuni contribuisce a rendere meno drammatica l'esperienza dell'espatrio e, di fatto, aiuta a trasformarla in una permanenza sopportabile, quasi piacevole.

Michele Grigoletti
Messaggero S. Antonio Edizione per l’Estero

L’articolo è riportato per gentile concessione dell’editore Messaggero di Sant’Antonio - edizione italiana per l'estero - periodico cartaceo a cadenza mensile, distribuito in 50.000 copie tra le comunità italiane all’estero.

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