I consumatori britannici preferiscono sempre
più i bar di stile italiano ai tradizionali
pub. Un fenomeno di costume oggetto di stdio.
Negli ultimi anni è stato registrato
in Gran Bretagna un vero e proprio boom di
bar all'italiana, tanto che parole quali cappuccino,
espresso, macchiato, latte, sono state assimilate
dalla lingua inglese.
La crescita sostenuta dei consumi di caffè
ha spinto l'università scozzese di
Glasgow ad avviare un progetto di ricerca
definito "The Cappuccino Community: cafes
and civic life in the contemporary city"
con l'obiettivo di scoprire i motivi delle
mutate abitudini sociali dei consumatori britannici
che preferiscono sempre più i bar ai
pub. Persone che alcuni anni fa non avrebbero
mai sognato di incontrarsi in un coffee bar,
adesso sono a proprio agio con l’idea
e nelle rare giornate di sole i britannici
hanno imparato a comportarsi come i continentali,
sedendosi languidamente nei tavolini posizionati
sul marciapiede dei bar.
Ne abbiamo parlato con il Professor Eric
Laurier, ricercatore dell'Università
di Glasgow responsabile del progetto. «Lo
scopo principale del progetto – che
si concluderà nel dicembre 2004, ci
spiega Laurier – è di documentare
i vari modi in cui i bar supportano la vita
civica nelle città contemporanee. Al
momento è particolarmente rilevante
perché, in Gran Bretagna, negli ultimi
cinque anni, c’è stata una crescita
esplosiva di coffee bar in stile americano
e italiano». Il progetto intende inoltre
analizzare il ruolo assunto dal coffee bar,
inteso come nuovo spazio d’incontro,
rilassamento, lettura, lavoro, dialogo e soprattutto
conversazione.
MSA: Nella società moderna un coffee
bar che tipo di luogo rappresenta?
Laurier. I coffee bar sono luoghi di convivialità.
Sono luoghi legati a particolari comunità
che si trovano manifestate in ‘gruppi
di persone’. Intendo questo nel senso
che alcuni bar hanno una clientela strettamente
di studenti, altri di persone alla moda, altri
di chiesa e così via. Essi spesso acquisiscono
il loro senso di comunità dal fatto
d’essere situati all’interno di
un’altro spazio come ad esempio un ospedale,
un centro commerciale, un’autostrada
o un quartiere di periferia. I coffee bar
sono principalmente luoghi di pubblica conversazione.
Nei bar le persone possono sia parlare ed
essere sentite, e possono ascoltare le conversazioni
di altri, e idealmente, a differenza del posto
di lavoro, possono parlare di qualsiasi cosa
piaccia.
Quali sono le principali differenze con il
tradizionale pub inglese?
Storicamente il tradizionale pub inglese
ha avuto alcune importanti differenze rispetto
al coffee bar e alla tea room, differenze
con le quali oggi sta lottando con difficoltà.
Il pub generalmente escludeva bambini e famiglie,
era il luogo di riposo e di rifugio per lavoratori
e disoccupati, se le donne vi entravano non
accompagnate allora varie supposizioni nascevano
sul perché la donna era nel pub (e
di solito perché ricercava la compagnia
di un uomo).
Forse la più importante di tutte è
che il pub è un luogo di intossicazione
alcolica, mentre il bar, in una certa maniera,
inebria l’intelletto e se si beveno
troppi caffè fortunatamente non ci
si ubriaca. Ci sono altre differenze affascinanti
da confrontare e analizzare quali l'orario
di apertura, il banco e il ruolo del barista
rispetto al barmaid del pub.
Quali sono le ragioni delle mutate abitudini
sociali dei consumatori britannici?
In generale l’aumento costante del
turismo inglese in Europa ha significato che
il consumatore britannico cerca ora di copiare,
per parecchie settimane all’anno, lo
stile di vita dei bar in Italia, Spagna e
Francia e vuole trovare, similmente, luoghi
altrettanto accoglienti e socievoli anche
in Gran Bretagna.
Allo stesso tempo c'è stata una crescita
nel potere di consumo delle donne. Il coffee
bar viene identificato sempre più come
un posto dove le donne possono sedersi in
pace senza essere disturbate, a differenza
del pub. Caffè Nero – uno
dei principali attori in questo settore con
più di cento punti vendita a Londra
– enfatizza molto chiaramente, nelle
sue immagini visuali, il concetto che i coffee
bar sono proprio luoghi dove le donne possono
sedersi e fissare gli uomini, se lo vogliono,
piuttosto che l'opposto.
Costa coffee, Caffè Nero... un'altra
influenza italiana?
Sicuramente. Ognuna di queste catene è
orgogliosa di essere paragonata ai loro equivalenti
italiani. Che esse siano all'altezza dell'incredibile
standand italiano è un'altra questione
che lascio a voi giudicare. Senza dubbio l'espresso
in Gran Bretagna non ha quella consistenza
che ha in Italia e naturalmente qui la gente
beve enormi tazze di caffè con molto
latte che trova poco riscontro nello stile
italiano.
Il Prof. Eric Laurier è ESRC Research
Fellow, presso il Dipartimento di Geografia
dell’Università di Glasgow. Lo
potete visitare all’indirizzo http://web.ges.gla.ac.uk/~elaurier/
I MIGLIORI BARISTI?
GIOVANI E ITALIANI
La moda del coffee bar di stile italiano
va, indirettamente, ad alimentare un’altra
realtà, quella legata all’immigrazione
stagionale di giovani italiani che raggiungono
la Gran Bretagna per svariati motivi. La forza
lavoro delle grosse catene di caffè
(Starbucks, Caffè Nero, Costa Coffee,
Coffee Republic solo per citare le principali)
è infatti tipicamente passeggera. Esse
attraggono lavoratori provenienti da tutte
le parti del mondo ma soprattutto italiani.
Giovani la cui aspettativa non è tanto
quella di imparare la professione del barista,
bensì quella di avere un posto di lavoro
che sia allo stesso tempo un punto di partenza,
e di sopravvivenza, nella società inglese,
come ci racconta Anna Muratti, 21 anni di
Ponte di Serravalle in provicia di Pistoia,
studentessa in Scienze Politiche, da quattro
mesi in Inghilterra. «Sono giunta a
Londra per migliorare la conoscenza della
lingua inglese e con l’intenzione di
frequentare un corso di foto-giornalismo.
La città è molto costosa e il
lavoro di barista mi serve per mantenermi».
Ricerche di settore dimostrano infatti che
la capitale della Gran Bretagna è la
più costosa città dell’Unione
Europea, in rapporto alla qualità della
vita, con affitti e servizi di trasporto
pubblico tra i più cari al mondo. «Londra
non mi piace – prosegue Anna –
ma mi serve. È un città fredda,
per la gente e per il modo di vivere. La maggior
parte delle persone che ho conosciuto finora
non sono inglesi ma giapponesi, svedesi, spagnoli.
In generale noto delle enormi differenze culturali
tra noi italiani e gli anglosassoni, le persone
qui sono molto chiuse, diffidenti e anche
con i clienti abituali è difficile
instaurare un semplice rapporto di conoscenza,
inoltre gli inglesi hanno una strana cultura
del bere, finito il lavoro quasi tutti vanno
al pub fino alle undici. Londra è il
centro per fare fortuna ed è una delle
ragioni per questa nuova moda del caffè».
«Bisognerebbe capire perché la
gente non fa più colazione a casa –
si domanda Egle Gomaa, 30 anni di Milano,
laureanda in Lingue Orientali all’Università
di Venezia – forse per domire
qualche minuto in più. Londra è
infatti una città con un ritmo di vita
estremamente frenetico, scandita da ritmi
lavorativi altrettanto frenetici che lascia
poco spazio alle amicizie. È normale
uscire spesso con persone sconosciute, non
è importante quello di cui si parla
ma l’essere spiritosi». Egle,
madre italiana e padre egiziano, a Londra
da 3 anni, oggi dirige un coffee bar e ammette
«il barista è il lavoro più
facile da fare venendo dall’Italia,
ogni italiano sa, bene o male, fare un caffè,
comunque mi ha sorpreso molto scoprire che
gli inglesi bevono più caffè
che tè, anche se sono pochissimi gli
intenditori che ordinano l’espresso».
Michele Grigoletti Messaggero S. Antonio Edizione per l’Estero
L’articolo è riportato per gentile
concessione dell’editore Messaggero di
Sant’Antonio - edizione italiana per l'estero
- periodico cartaceo a cadenza mensile, distribuito
in 50.000 copie tra le comunità italiane
all’estero.
La riproduzione totale o parziale, in qualunque
forma, su qualsiasi supporto e con qualunque
mezzo è proibita senza autorizzazione
scritta di VeronesinelMongo.org.
I detentori del copyright cedono esclusivamente
la licenza di uso individuale del prodotto e
ne vietano la copia, la riproduzione o la visione
pubblica, completa o parziale.