A Londra e in tutto il Regno Unito, gli italiani
sono una realtà complessa, composta
da neo-laureati, ricercatori, giovani studenti,
imprenditori...
Dal 1990 il numero degli italiani a Londra
è in continua crescita, a dimostrazione
che la metropoli inglese è meta costante
di un nuovo flusso migratorio. Chi sono oggi
gli italiani di Londra? È possibile
tracciarne un identikit? È questa una
delle domande che abbiamo posto ad alcuni
esperti al fine di capire la complessa realtà
degli italiani d’Inghilterra, primo
fra tutti Giandomenico Ziliotto, direttore
dello Scalabrini Center di Londra e de “La
Voce degli Italiani”, importante periodico
della Gran Bretagna.
Con l’organizzazione del convegno intitolato
“Gli italiani in Gran Bretagna e la
globalizzazione della mobilità”,
Ziliotto, all’inizio del 2002, aveva
già provveduto a rivisitare in forma
aggiornata le nuove categorie d’emigrazione.
«La comunità italiana in Gran
Bretagna è profondamente cambiata e
allargata – esordisce Ziliotto –.
Questo è evidente per le nuove forme
di mobilità che caratterizzano la presenza
a Londra degli italiani. Fra le nuove categorie
segnaliamo quella “per ragioni tecnologiche”.
In questo senso avevamo avuto una testimonianza
del cavalier Alberto Bertali, amministratore
della Hoover per la Gran Bretagna e l’Europa
che ormai da 20 anni vive a Liverpool ed è
presidente del Comites di Manchester ed è
uno dei membri del CGIE. Abbiamo poi una categoria
che possiamo definire di professionisti ad
alto livello inseriti nelle strutture inglesi
(soprattutto medici e specialisti in biomedicina).
In questo senso il professor Aloj, addetto
scientifico dell’Ambasciata d’Italia
a Londra, aveva parlato di oltre un centinaio
di professionisti italiani attivi in strutture
inglesi. Un nome fra tutti quello del dottor
Uccio Querci Della Rovere, in Inghilterra
da oltre 20 anni: un’autorità
riconosciuta nel campo del trattamento del
cancro al seno, al Royal Marsden Hospital
di Sutton.
Abbiamo poi molti studenti che vengono in
Gran Bretagna per motivi di studio: sia per
imparare la lingua che per affrontare studi
specialistici. Fra i giovani che sono venuti
per studiare l’inglese, molti si sono
fermati decidendo di stabilirsi qui o perché
hanno trovato l’amore o perché
hanno trovato opportunità di lavoro.
Tra questi non mancano coloro che hanno difficoltà.
Specialmente a Londra vi è un certo
numero di giovani con problemi di tossicodipendenza:
le cifre non sono certe, ma si parla di un
dato che oscilla tra le 2.500 e le 3.000 unità.
Ma quali sono i motivi della consistente
presenza di giovani italiani a Londra? Abbiamo
girato la domanda a Monica Costa, 33 anni,
laureata in Lingue, romagnola d’origine
ma bolognese d’adozione, che cura una
seguitissima rubrica per i giovani sul giornale
“La Voce degli Italiani”. Una
rubrica, questa, diventata lo specchio della
nuova comunità italiana in Inghilterra.
“Tutti i giovani arrivati dall’Italia
hanno in comune il desiderio di uscire dal
nucleo della famiglia originaria e dimostrare
di potersela cavare da soli – afferma
Monica –. Questa è una motivazione
diversa rispetto a quella degli italiani di
prima generazione che, invece, scappavano
dalla miseria del dopoguerra. E molti di loro
hanno in comune anche la curiosità
di conoscere altre culture e l’apertura
mentale nei confronti di altre razze, cucine,
tradizioni. Il bello di Londra – prosegue
Monica – è che ci sono innumerevoli
possibilità di cambiare occupazione,
settore e di qualificarsi in diverse professioni.
Qui è più facile riuscire a
fare ciò che si vuole perché
c’è un’estrema flessibilità
nel mondo del lavoro. In quasi 6 anni di permanenza
londinese ho cambiato anch’io tre lavori
e sono riuscita ad entrare nel settore delle
pubbliche relazioni e del marketing, ambiente
notoriamente chiuso”, ammette con un
sorriso. “Mi piacerebbe rientrare in
Italia, però mi spaventa l’idea
di ritornare a lottare per ottenere ciò
che merito o semplicemente per trovare un’occupazione
che mi piace. In ogni caso – conclude
Monica – nel prossimo futuro vorrei
avere dei figli e preferirei farli crescere
in Italia, dove c’è ancora un
certo attaccamento ai valori familiari e religiosi.
Qui, purtroppo, la spiritualità è
pressoché inesistente, e chi parla
di Dio viene spesso visto come uno ‘strano’”.
Tra le categorie di giovani che Monica identifica
ci sono anche i giovani discendenti di italiani
“di seconda o di terza generazione che
adesso hanno tra i 23 e I 35 anni, che parlano
un italiano quasi da bilingui. I loro genitori
fanno parte di quella generazione che ha lasciato
l’Italia alla fine della prima guerra
mondiale per colpa della miseria” e
gli sbandati: “giovani che arrivano
a Londra allo sbaraglio, in cerca di fortuna.
Questi non sempre trovano condizioni esistenziali
accettabili, a causa dell’elevato costo
della vita londinese e spesso sono costretti
a lavorare da McDonald’s perché,
non sapendo l’inglese, non trovano niente
di meglio da fare. Alcuni di loro entrano
in giri di criminalità o droga e, se
non trovano qualche appoggio nelle istituzioni
religiose, cadono in una spirale discendente.
Alcuni, invece, riescono ad inserirsi nel
mondo del lavoro anche se in posizioni professionali
non adeguate alle proprie qualifiche italiane
ma rimangono ugualmente, pur senza realizzarsi
professionalmente, per via dei salari relativamente
alti rispetto all’Italia”.
“In sintesi – conclude padre
Ziliotto – possiamo dire che la nuova
presenza italiana in Gran Bretagna è
senza dubbio consistente, e si tratta di una
presenza che va oltre gli stereotipi secondo
cui siamo stati abituati a vedere gli italiani
nel mondo. Una presenza che si propone e che
ha coscienza di essere portatrice di valori
culturali importanti. Purtroppo – prosegue
Ziliotto – non è facile identificare
tutti I giovani anche perché hanno
giri di amicizie al di fuori delle tradizionali
associazioni e dei circoli italiani. L’idea
di fondo, dunque, è la complessità
della presenza italiana a Londra, intesa soprattutto
come ricchezza nella diversità”.
Insomma, non si può più identificare
gli italiani solo come semplici ristoratori.
Michele Grigoletti Messaggero S. Antonio Edizione per l’Estero
L’articolo è riportato per gentile
concessione dell’editore Messaggero di
Sant’Antonio - edizione italiana per l'estero
- periodico cartaceo a cadenza mensile, distribuito
in 50.000 copie tra le comunità italiane
all’estero.
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