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Happy Birthday, Spectrum
 

«All’inizio degli anni Ottanta, capii che la comunità italiana aveva bisogno di una voce. Voleva ascoltare la propria musica, sentirsi unita»

Tutti riconoscono il valore dei mass media nel rapporto tra l'Italia e i suoi figli sparsi nel mondo. Oltre al servizio prettamente utilitaristico, che permette uno scambio di informazioni, ai media italiani all'estero spetta un compito più arduo, quello di mantenere vivi e saldi i valori tradizionali della cultura e dell'identità italiana.

Fu questo uno dei motivi che spinse Wolfango Bucci nel lontano 1989 a lanciare da Londra il segnale della prima radio multietnica della Gran Bretagna «Volevamo mantenere informata la comunità italiana sulle notizie locali e su quello che accadeva in Italia – afferma Bucci, settantaduenne romano, in Gran Bretagna dal 1957 – volevamo inoltre che la gente potesse sintonizzarsi su programmi creati nella loro lingua».

Al quel tempo un'idea originale. Internet non esisteva, i programmi televisivi via satellite non si ricevevano, i quotidiani internazionali erano poco distribuiti, l'unico mezzo di comunicazione e informazione per l'italiano in Gran Bretagna era appunto la radio e «Spectrum era l'unica voce italiana a penetrare nelle loro case con notizie immediate. Agli inizi degli anni ottanta capii che la comunità italiana aveva bisogno di una voce – prosegue Bucci – aveva bisogno di ascoltare la propria musica, discutere di politica, interagire» sentirsi virtualmente comunità unita. Un bacino d'utenza di circa 180 mila italiani, da Manchester a Brighton, da Cardiff a Bedford, famiglie che avevano lasciato l'Italia ma che potevano ritrovare nella radio un pizzico della loro terra. «Sfortunatamente tutte le frequenze erano in mano alla BBC ed era difficilissimo, solo per noi italiani, ottenere la licenza».

Socialmente era un periodo confuso, il malcontento della "working class", la classe lavorativa inglese, si manifestava settimanalmente con scioperi e rivendicazioni di categoria. Il governo inglese, sotto la guida dell'allora signora di ferro Lady Tatcher, aveva paura che i microfoni potessero finire nelle mani delle persone sbagliate. «Per quattro-cinque anni fu tutto bloccato – aggiunge Bucci – rimaneva solo la possibilità di trasmettere illegalmente in forma pirata», con tutti i rischi e i pericoli di un'attività illecita. All'inizio del 1988 le cose cambiarono e alcune frequenze si resero disponibili a privati.

Fu così che l'inventiva e l'astuzia imprenditoriale di Bucci lo portarono alla creazione del progetto Spectrum: una radio comunitaria composta dai più numerosi gruppi etnici della Londra cosmopolita degli anni ottanta. Spagnoli, greci, ebrei, irlandesi, cinesi, arabi, afro-caraibici, italiani, tutti riuniti, grazie a Bucci, in un'unica stazione radio sotto l'ombrello Spectrum.  Un progetto unico e ambizioso che si trasformò in breve tempo in un enorme successo. Dagli studi di Endeavour House, vicino al centro commerciale di Brent Cross, nel nord ovest di Londra, la stazione cominciò a trasmettere su frequenza 558AM. Radio Londra, così inizialmente chiamata la sezione italiana, fu anch'essa un grande successo sia in termini delle risposte degli ascoltatori sia a livello economico. «Molte persone anziane telefonavano per dirci "è stato un piacere aver ascoltato quella canzone degli anni cinquanta, erano anni che non la sentivo"» affermava Angela Borgnana, la prima presentatrice, in un'intervista di quell'epoca. Aiutare le persone sole e isolate a sentirsi parte della comunità era uno degli scopi di Bucci e della sua radio.

Oggi si contano più di diciotto programmi diversi con gli idiomi dei cinque continenti.

Il programma italiano, che fu trasmesso quotidianamente sin dal primo giorno, ha sempre mantenuto un largo bacino d'utenza sia tra i connazionali, sia tra gli inglesi che hanno cominciato a fare dell'Italia la destinazione preferita per le proprie vacanze ed oggi si rivolge anche ai giovani italiani recentemente sbarcati a Londra per i più svariati motivi. Porta il calcio in diretta in tutte le case, la musica italiana, fa informazione, parla di attualità e di cronaca locale, per tre ore al giorno il sabato e la domenica,

«Nel nostro cammino abbiamo incontrato migliai di personaggi provenienti da ogni campo – afferma Sagida Syed, l'attuale voce italiana di Spectrum –, dalla moda alla medicina, dalla politica allo sport, dai bambini agli anziani, abbiamo parlato di cucina italiana, di tradizioni a noi care, abbiamo reso le feste più intime e abbiamo rappresentato per molti un aggangio con l'Italia. Il nostro obiettivo, far divertire e informare, infondendo quanto più possibile la passione per il nostro Paese. Il programma italiano – continua Sagida, italiana di origini liguri – ha realizzato infiniti collegamenti con l'Italia e con il resto del mondo, ha coperto ininterrottamente da quindici anni momenti di straordinaria importanza e di grande gioia, come quando portammo Enzo Arbore e la sua orchesta a Londra», ma ai microfoni non solo scrittori e artisti, anche tre Presidenti della Repubblica e molti Ministri. «Ultimamente si è allacciato un rapporto di collaborazione con Rai International che si collega regolarmente per realizzare programmi per tutte le comunità del mondo, inoltre Spectrum compie un nuovo passo in avanti, quello del digitale e tramite internet può raggiungere ogni angolo del pianeta».

Anche con l'avvento di internet e del satellite, la radio rimane ancora uno strumento primario di comunicazione. «La radio è importante perchè  – conclude Bucci – alla gente e ai giovani piace la musica, sono solo cambiati gli equilibri. È un peccato però che le istituzioni italiane all'interno dei loro programmi di finanziamento per i media all'estero non inseriscano investimenti per i programmi radiofonici».

Dal 2000 la radio è diventata proprietà del governo saudita ma Wolfango Bucci è rimasto direttore del programma italiano.

I quotidiani, i periodici, le televisioni e le radio infatti offrono ai molti italiani all'estero un aggancio reale al nostro Paese,  e creano quel senso di appartenenza fondamentale per non dimenticare le proprie origini. La radio, come la televisione, ha allargato l'uso dell'italiano nel mondo e i giovani oriundi, che sono sempre interessati a stringere rapporti con il loro Paese d'origine, vedono in questi media un mezzo per riavvicinarsi alla cultura dei loro genitori. Ci auguriamo che, nonostante le difficoltà economiche e gli oneri finanziari spesso sorretti dall'inesauribile Bucci, il programma italiano di Spectrum possa compiere ancora molti altri compleanni, per il piacere di tutti gli ascoltatori.

Michele Grigoletti
Messaggero S. Antonio Edizione per l’Estero

L’articolo è riportato per gentile concessione dell’editore Messaggero di Sant’Antonio - edizione italiana per l'estero - periodico cartaceo a cadenza mensile, distribuito in 50.000 copie tra le comunità italiane all’estero.

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