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Tricolore sul filo di lana
 

Le olimpiadi della gioventù italiana a Londra, un prestigioso evento giunto alla XII edizione.

Quattrocento giovani atleti, tutti di origine italiana e in età compresa tra i 9 e i 21 anni, hanno partecipato di recente a Londra ad un evento eccezionale: le Olimpiadi della Gioventù Italiana.

Un'iniziativa biennale nata 24 anni fa per dare la possibilità alla comunità italiana d'Inghilterra, e ai suoi giovani, di integrarsi, unirsi, conoscersi, grazie anche ad eventi sportivi.

La manifestazione, sponsorizzata dalla Fondazione CariParma con la collaborazione dell'Associazione Parmigiani Valtaro, si è svolta a fine maggio al New River Sport Stadium di Haringey, al nord di Londra, in una tre giorni che ha visto sei squadre (Finchley, Harrow & Wembley, St. Peter's, Southgate, Stanmore & Hendon e la rappresentativa italiana Oratorio Regina Pacis di Roma) darsi battaglia nelle tradizionali discipline olimpiche: dal nuoto alla corsa, dal calcio alla pallacanestro, dal lancio del giavellotto e del disco al salto in lungo e in alto.
«Le iniziative nel settore sportivo della nostra comunità in Gran Bretagna meritano attenzione e sostegno – spiega Giancarlo Aragona, Ambasciatore d'Italia – poichè si rivolgono alle nuove generazioni e le coinvolgono in un importante momento d'incontro e aggregazione. Lo sport unisce i giovani – prosegue Aragona nel messaggio d'auguri inviato agli organizzatori – e fa maturare in loro valori importanti come amicizia, solidarietà, equilibrato senso di agonismo, capacità di saper vincere e perdere».
Fu proprio nell'ottica di concepire lo sport come strumento di crescita psicologica che nel lontano 1978 un gruppo di entusiasti genitori, guidati dal compianto padre Roberto Russo della parrocchia italiana St. Peter's, si riunirono per dare vita al primo comitato organizzativo.

Luciana Timanti, mamma di due atleti e attuale membro aggiunge «È importante che i nostri figli sappiano da dove vengono le loro radici, come altrettanto importante è tenere insieme la comunità italiana anche se per soli 3 giorni». Due anni di intenso e ininterrotto lavoro organizzativo dove la passione, l'energia, il sudore che genitori e organizzatori versano, viene ripagato con l'entusiamo e la gioia dei partecipanti.
«Per noi è sufficiente vedere le facce felici dei nostri figli, sapere che si divertono, che fanno amicizie e che si vogliono bene». Un lavoro non privo di difficoltà dovute a ristrettezze finanziarie e a disinteresse di parte della comunità italiana in Gran Bretagna (molte delle squadre infatti arrivano geograficamente solo dal nord di Londra) «è un impegno costante, ogni team deve seguire i propri ragazzi. Con la mia squadra Stanmore – prosegue Timanti – è da gennaio che ogni domenica pomeriggio diamo la possibilità ai nostri atleti di allenarsi».
Per gli organizzatori dunque, come per i giovani atleti e le loro appassionate famiglie, non solo le medaglie acquistano valore nel tempo, ma anche gli sforzi, i sudori, i sorrisi e la sana competizione.

Per la cronaca la vittoria dell'edizione 2004 è andata alla compagine di Finchley, con un bottino di tutto rispetto: 46 medaglie d'oro, 40 d'argento e 31 di bronzo. Alla squadra di Stanmore & Hendon è andato invece il Les Rickard Award, che premia il maggior numero di medaglie vinte per ciascun concorrente, mentre all'Oratorio Regina Pacis è andato il Sportsmanship Trophy, che premia la squadra che ha dimostrato più sportività e spirito agonistico.
Molti i vincitori, 395 medaglie in tutto, ma la cosa più importante è stato lo spirito di amicizia, di festa, di divertimento e di italianità che questi 3 giorni di sport hanno fatto respirare a tutti i partecipanti, come ci viene dimostrato dalle dichiarazioni rilasciate dai giovani atleti.

«È stato bello competere, incontrare nuova gente, conoscere molti altri italiani, mi sono proprio divertita» esclama sorridente Francesca Zucconi, 12 anni, vincitrice di una medaglia d'oro.

«Incontrare nuova gente, stare insieme agli amici, divertirsi sono le cose che mi sono piaciute di più» afferma Gianni Mulé, argento e bronzo rispettivamente nei 200 e 400 metri piani, a cui fa eco Lia Girandola, vincitrice di 2 medaglie d'oro nel salto in alto e nei 400 metri, che aggiunge «vincere le medaglie e la compagnia degli amici» le cose più belle. «L'importante non è vincere ma partecipare» affermano Georgia Howe, Maria Piazza, Daniela Bertolino e Valentina Miele, tutte di 10 anni, che aggiungono «incontrare nuovi amici, lavorare in team, sentire la gente che ti incita mentre gareggi» ma anche semplicemente «nuotare, divertirsi, fare dello sport per essere in forma» rendono quest'esperienza indimenticabile agli occhi dei giovanissimi partecipanti.

Le olimpiadi sono anche un'occasione di confronto amichevole con altri ragazzi britannici, i quali, spinti dal desiderio comune di divertimento e festa, si uniscono e gareggiano insieme ai piccoli compagni italiani, un esempio ne sono Amy Porter, Laura Cawley che insieme a Gianna Casano hanno partecipato al torneo di Netball.

Bandiere tricolori, sirene di bombolette, cori, fotografi, giudici, fotofinish, premiazioni e medaglie, i contorni di un successo che, nell'anno delle Olimpiadi di Atene, è garantito dalla numerosa presenza di giovani concorrenti i quali, giunti alla seconda e terza generazione, con entusiamo ed impegno onorano il lavoro degli organizzatori, la generosità degli sponsors e il contributo dei genitori. «Noi abitiamo fuori Londra e per mio figlio non ci sono molte occasioni di stare insieme ad altri bambini italiani» afferma Marina Malanga mamma di Gianluca, 9 anni, di terza generazione «mio figlio ama il calcio e questa è l'occasione perfetta» per combinare utile e dilettevole.
«Queste olimpiadi sono l'unico evento che riunisce senza barriere tutta la comunità italiana» dichiara Graziella Mecarone, quaranteseienne originaria di Viterbo, in Inghilterra da 24 anni «stare insieme è un'occasione per mantenere vive le tradizioni italiane che si diluiscono inesorabilmente mano a mano che il tempo e le generazioni passano».
Le olimpiadi dunque, giunte alla loro XII edizione, per i bambini e gli adolescenti italo-inglesi che vi partecipano costituiscono l'occasione ideale per conoscersi e riconoscersi, maturando una positiva stima di sè. Lo sport fornisce opportunità di crescita perchè favorisce situazioni che "allenano" a sperimentare, acquisire e gestire i rapporti interpersonali: confronto con i coetanei, rapporto di indipendenza dagli adulti, senso di appartenenza e responsabilità. La gara, il rapporto con gli avversari, con le regole, con le proprie attese, con le attese degli altri sono elementi che, attraverso la dimensione ludica, preparano il giovane alla vita reale pur utilizzando i canoni della finzione. Un processo di formazione dell'identità del giovane che, in un concesto italico, rende i giovani italo-inglesi ancora più attaccati alla Patria dei loro padri.

Michele Grigoletti
Messaggero S. Antonio Edizione per l’Estero

L’articolo è riportato per gentile concessione dell’editore Messaggero di Sant’Antonio - edizione italiana per l'estero - periodico cartaceo a cadenza mensile, distribuito in 50.000 copie tra le comunità italiane all’estero.

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