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Erika Ferrari
 
12.07.2002

Ciao, sono Erika Ferrari.

Sono nata a Verona 29 anni fa', di Borgo Roma (Tombetta/Santa Teresa).

Dopo è aver frequentato il liceo scientifico mi sono laureata a Bologna al D.A.M.S. con indirizzo "Scienze della Comunicazione" che poi durante i 4 anni si staccato dando origine ad un nuovo indirizzo di laurea con rettore Umberto Eco.

Ora da più di un anno e mezzo mi trovo in Perù, precisamente ad Ayacucho, nel cuore delle Ande come volontaria del progetto "Indocumentados - diritto al nome" del MLAL (Movimento Laici America Latina), una organizzazione non governativa di Verona di volontariato nazionale e internazionale che realizza progetti di sviluppo in Sud America da piu' di 30 anni promuovendo l'incontro e lo scambio fra culture differenti.

Le mie esperienze precendenti mi hanno portato a lavorare piu' nell'ambito dei mass media iniziando nella promozione pubblicitaria, redazione di una rivista letteraria e come addetta al montaggio video in canali tematici di Tele+ come ad esempio quello musicale di Match Music Italia Tv.Finita l'università... una città come Verona mi sembrava glaciale. Proprio per insofferenza verso la Verona bene, verso la sua provincialità, la sua 'piccolezza borghese', non per cercare me stessa o "l'America", ho iniziato i miei viaggi-permanenze. Come dice lo scrittore G. Iazzolini: "... è proprio quando pensi che il mondo sia solo quello che entra nella tua stanza o al massimo nella tua piccola città che è il momento di andar via. Per scoprire che il mondo ha mille dimensioni, mille colori e non è così grigio come le mura che ti circondano".
Ho accettatto così una borsa di studio di scambio culturale di una coppia di produttori cinematografici di Hollywood (Disney, Warner BROS. e 20th Century Fox) e cosí vista la scarsità di soldi mi mantevo come au pair dei loro figli anche per poter avere una maggiore padrodanza della lingua e poi via... ho iniziato ad accompagnarli e a lavorare con loro, una grande esperienza, La disillusione di questi USA... si è fatta sentire presto, dopo circa un anno e mezo nel quartiere di Westwood, Los Angeles.... la pressa del capitalismo e liberalismo più sfrenato tipicamente statunitense si è fatta sentire e ha iniziato a pesare notevolmete sopra le mie spalle che da sempre reggevano una testa piena di ideali di uguaglianza e diritti umani, dignità e di giustizia per tutti. Per la prima volta ho visto code senza fine di gente, famiglie, bambini (non necessariamente appartenti a ghetti neri o ispanici) davanti a chiese che per il giorno di Natale offrivano un pasto completo a gente che non se lo poteva permettere perché esclusa in qualche modo dal sistema, bambini miliardari che piangevano perché la piscina della loro villa era più piccola di un cm rispetto a quella del loro compagno di scuola o altri bambini che vedevano la madre 30 minuti al giorno perché impegnata a lavorare per il "dio denaro" per non perdere quell'altissimo tenore di vita che le permetteva di vivere a Beverly Hills, ho visto gente che aveva speso più di 20 anni in un'azienda gettata sulla strada con figli da mantenere, ho visto cagnolini pettinati e profumati cenare a tavola con la famiglia mentre la tata rigorosamente ispanica e illegale era relegata in cucina, immigrati sud americani in condizioni di semi-schiavitù. Così nello stesso lavoro che eseguivo come assistente dei miei due produttori si ripetevano sopprusi, la qualità di un prodotto cinematografico era scartata in nome della più commerciale e banale pur di sbarcare il botteghino..... ed ecco la comparsa di una certa rabbia per tutte queste ingiustizie e della nostalgia, nostalgia di vivere in una cultura, e non un centro commerciale come a me sembravano gli US.....e il voler fare qualcosa per il sociale .... citando il presidente del MLAL, Enzo Melegari "non è un mistero che anche noi possiamo vivere a due passi di distanza gli uni dagli altri senza incrociare mai gli sguardi, soprattutto se in essi è racchiusa una domanda: perchè io non posso partecipare come te al benessere, di un modo di vita che mi affascina, di una prospettiva di successo, di una mia opportunita di sviluppo?".

Tornata in Italia ho sentito l'esigenza di poter usare queste mie esperienze in un ambito più umano, più sociale e accettare così la proposta del MLAL di partire come esperta di comunicazione in un loro progetto. ....Ed ora eccomi qua, nel mezzo delle Ande occupandomi appunto della promozione del diritto al nome, cercando ogni giorno nuove tecniche per poter far si' che il 40% di questa popolazione possa essere registrata all'anagrafe, per aver un nome, un'identità, un'esistenza e poter così esercitare i propri diritti. Avere un nome e' la porta d'ingresso a tutti gli altri diritti. Senza un certificato di nascita che qui e' carissimo (ecco una delle cause, per non contare poi la violenza politica, la non conoscenza di tale diritto, guerre, corruzione, la poca preparazione degli operatori anagrafici machisti che il più delle volte discriminano ) non si puo' godere ne' di un'assistenza medica nè del diritto di poter andare a scuola. Non si puo' lavorare, viaggiare, votare, non si puo' essere cittadini.  E qui tra queste terre magiche che hanno visto fiorire uno dei piu' grandi imperi dell'umanita', quello Incaico ho conosciuto il mio compagno, Pavel Sarriá Leòn, peruviano inserito anche lui nel progetto del Mlal nell'area grafica-informatica e dalla nostra unione e' nata la nostra bimba, Bianca.
Appena 4 mesi, ha già visitato l'Italia come testimonial del gemellaggio tra Verona e appunto Ayacucho, la città dove è nata, dove viviamo e dove è stato iscritta all'anagrafe. Da più di un anno non ripercorrevo il Ponte Pietra, Corso Portoni Borsari, Verona è bellissima, così piena d'arte e di belle case.... Ovviamente la nostra vita qui è molto diversa da quella veronese o statunitense. Le comodità sono poche o quasi nulle... acqua, luce e gas non sono beni ovvi e spesso per lunghi periodi non ci sono. E' una città poverissima, tra le piu' povere del Peru', culla di una dei piu' violenti movimenti terroristici del Sud America, Sendero Luminoso,... qui non ci sono sprechi e si vive più guardando all'essenziale della vita. Non è una vita facile... anzi... soprattutto quando si aspetta un bambino e si partorisce nel mezzo del niente..... con tutti i timori annessi e connessi...be' direi che la voglia di tornare a casa, essere circondati dalla mamma e dal papa', concedersi un bel piatto di lesso con la pearà dopo un bel bagno caldo in una vasca piena di bagnoschiuma si è fatta sentire più di una volta Poi... però...quando vedi l'aiuto che un progetto del genere porta, quando vedi signore che con le lacrime agli occhi dalla felicità possono iscrivere un figlio a scuola perche' finalmente ha un certificato di nascita... quando vedi che vince un politico non corrotto perche' votato dalla gente del popolo che prima non poteva perche' senza documenti....allora tutto sparisce, si godono lepiù piccole cose, e quel piatto di lesso con la pearà puo' volentieri aspettare.... perchè, sempre citando Enzo Melegari: "non solo noi, quindi, anzi sempre oltre oltre noi dobbiamo andare. Dobbiamo abbattere muri e costruire ponti. Instancabilmente. Eccoci qui allora a chiedere, ad ascoltare, ad accettare sfide. Vogliamo coinvolgere ed essere coinvolti, consoLidare esperienze e trovare strade nuove. Non solo noi, anzi, sempre oltre noi. E' il nostro progetto Mondo".

Per sapere di più contattami:
erika.ferrari@mailcity.com 
o  visitate il sito del MLAL:   www.mlal.org
 
 

Erika Ferrari, il compagno Pavel Sarriá Leòn e Bianca, la loro bimba.
Ayacucho (Perù)


 

 

 
 
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