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Padre Dario Pravato
 
03.01.2002

Andare verso Dio con le scarpe sporche

Lineamenti contratti sui volti acerbi. Sguardi di pietra e cuori muti: vecchi prima d’invecchiare!

Sono i pronipoti delle antiche civiltà indie, colpite al cuore da una modernità senz’anima.

Padre Dario Pravato, missionario comboniano, veronese di Cologna Veneta, aveva conosciuto i suoi ragazzi per le strade di Quito quando, nel 1994, ad appena 33 anni, gli affidarono il compito di organizzare progetti di formazione e animazione giovanile per l’Ecuador. Luis Maria, José, Francisco e tanti altri erano i ragazzini in cerca di piccoli lavoretti o più temibili corrieri della droga armati fino ai denti o minute madri-bambine con in braccio bambolotti veri. Tutti avevano in corpo la medesima solitudine, la stessa muta disperazione. Padre Dario aveva già l’età per essere un fratello maggiore, per lasciarsi interpellare da tanto dolore e per cercare alla radice della sua vocazione la forza di diventare fonte di speranza, di vita, di futuro. Nonostante tutto!

Strano paese, l’Ecuador

Strano paese quello in cui tuttora operano i comboniani. È una terra bellissima, piena di risorse: il 59 per cento della popolazione ha meno di 24 anni: culture, lingue e tradizioni diverse arricchiscono il tessuto sociale. Neppure la natura è avara: il petrolio abbonda nel sottosuolo e vaste aree del paese sono particolarmente fertili. Eppure, sei persone su dieci patiscono la povertà estrema; il debito estero risucchia quasi il 40 per cento della ricchezza nazionale; le scuole chiudono per mancanza di fondi; negli ospedali non ci sono medicine.

Dario si rese conto subito di trovarsi di fronte al deserto che l’economia e la politica provocano quando rifiutano di mettere al centro l’uomo. E non sapeva che cosa fare. Non sarebbe bastato l’amore, non sarebbe bastata la vita per cancellare il male. Pensò a cosa fare e trovò due sole risposte: ascolto ed educazione. Per cambiare la situazione, bisognava rendere i giovani consapevoli delle loro possibilità e dar loro qualcosa in cui credere. ´Non hanno le minime condizioni di vita — spiega Padre Dario — né educazione scolastica né lavoro né spazi vitali, né luoghi di sano divertimento. Il 60 per cento non ha neppure una famiglia alle spalle. Più di qualcuno, adesso che ha imparato a conoscermi, mi confessa che tante volte ha desiderato morire'.

Il centro giovanile a Carcelen

Dario non si perse d’animo. Aveva dalla sua 45 anni di presenza comboniana in Ecuador e tutte le opere e le iniziative che i suoi confratelli avevano creato a favore dei giovani prima di lui, con una speciale attenzione al popolo afro. Quindi, per volontà del gruppo dei comboniani in Ecuador, iniziò a Carcelèn, un quartiere periferico di Quito, la costruzione di un centro sociale giovanile e familiare. La zona nord di Quito era abitata da 250 mila persone, per lo più emigrati da tutto il paese in cerca di una vita migliore. Fuggivano molti dalla povertà delle campagne e, invece, in città, la miseria li aveva sommersi, lasciandoli soli in una terra di nessuno. Proprio lì, al centro dell’abbandono, i missionari comboniani volevano innestare la speranza. Oggi il centro giovanile è già realtà. ´Con questo centro — ci racconta Dario — si è creato un punto di riferimento non solo per gli abitanti della zona, ma per tutto l‘Ecuador avviando corsi per formare leaders di comunità che operino in tutto il paese con programmi di prevenzione e recupero per i ragazzi e le famiglie. Questo centro è un punto di riferimento anche per le comunità afro e la popolazione afroecuadoriana in genere. È nostro compito accompagnare i giovani e le famiglie afro nel loro processo di riscatto, dar loro i mezzi per reclamare i propri diritti, offrire la formazione per entrare nel mondo del lavoro e tutto l’appoggio morale, spirituale e psicologico di cui possono aver bisogno'.

Instabilità politica

L’Ecuador vive una forte instabilità politica, tanto che è definito uno dei paesi più corrotti dell’America latina. La corruzione dei politici degli ultimi venti anni ha svuotato le casse dello stato: molte banche hanno fallito, la gente fatica a mangiare due volte al giorno. Le promesse di maggior giustizia sociale ed economica degli ultimi presidenti non si sono avverate. La guerriglia è in allerta. Il movimento indigeno è in continua rivolta. Neppure il colpo di Stato del 21 gennaio dell’anno passato è servito a frenare la corruzione. Il presidente attuale, Gustavo Noboa, ha portato avanti con la dollarizzazione la politica del presidente anteriore, Jamil Mahuad, soppiantando la moneta locale: il sucre. Il dollaro ha sostituito completamente il sucre portando così il paese in una posizione di competizione con i giganti dell’economia mondiale. L’operazione, se da un lato salvava i grandi capitali, fu il colpo di grazia per i poveracci: ora un operaio guadagna dagli 80 ai 120 dollari mentre il costo minimo stimato per la sopravvivenza è dai 250 ai 320 dollari.

Come vivere la speranza del Vangelo?

Il colpo di stato cavalcò la protesta popolare e strumentalizzò le lotte del popolo indio e i movimenti sociali, da sempre emarginati e sfruttati. Lo sconcerto dei Missionari e coloro che operano nella pastorale è un urlo d’indignazione: ´Come possiamo vivere la speranza del Vangelo? — afferma padre Pravato — assistiamo al sacrificio di migliaia di famiglie ecuadoriane. Che vergogna! Bisogna avere il coraggio di denunciare l’egoismo, anche quello travestito di buone intenzioni, a partire dalla nostra condizione di figli di Dio. È necessario non perdere il coraggio e non mercanteggiare la speranza'.

Nonostante queste difficoltà il centro giovanile continua nel suo intento di accogliere e promuovere i giovani con attività che possano favorirli nella loro crescita. ´Ci si impegna — dice Dario — per i giovani con una attenzione speciale per quelli di origine afro, si aiutano con borse di studio i giovani che non possono studiare, si svolge un’attività di sensibilizzazione missionaria perché ormai siano gli stessi ecuadoriani a farsi carico delle sfide dell’annuncio del Vangelo ai popoli che ancora non lo conoscono'. E, continua Dario, ´riceviamo molte richieste da parte di tanti giovani dell’Ecuador che desiderano un sostegno. A volte siamo costretti a dire che non possiamo, non per mancanza di volontà ma perché le nostre forze sono poche'.

Svolgere l’attività con i giovani, ci spiega Dario, non è lucrativo… non si ha l’effetto immediato di chi pianta un pozzo e subito ha l’acqua! Si tratta di seminare e credere di lavorare per un futuro più degno. È un essere, continua padre Dario, come dei genitori, madre e padre, che educano i loro figli.

´Ci si impegna, si dà il meglio… anche se poi i risultati non sono quelli tanto attesi'. I corsi di formazione nel centro giovanile stanno proseguendo e danno fiducia e motivazioni a molti giovani. ´I risultati più belli di tutta questa attività — dice padre Dario — credo potrebbero essere riassunti soprattutto nella volontà dei giovani di essere quanto meno protagonisti attivi della propria storia, con la volontà espressa di riacquistare il dialogo in famiglia, interrotto perché spesso la gioventù si perde nelle piaghe di sempre: prostituzione, droga, alcolismo e delinquenza'. Sapete, ci dice padre Dario, con i suoi occhi vivaci, ´quanti oggi mi chiedono di partecipare ai programmi di formazione e quanti, dopo anni di rottura con le proprie famiglie, stanno cercando di recuperare i loro parenti? I ragazzi vogliono reagire e fare qualcosa per se stessi e per gli altri. Crediamo fortemente che questo è un grande investimento per il futuro e non posso che ringraziare tutte le persone che hanno collaborato perché questo sogno diventi realtà. Non è stato facile arrivare fin qui. Non sarà facile continuare. Ma ormai ho imparato la lezione: non si arriva a Dio con le scarpe pulite!'.

Per chi vuole scrivere a padre Dario Pravato: centrocomboni@upsq.edu.ec

Per chi vuole aiutare padre Dario Pravato e i Missionari Comboniani in questa opera può offrire il proprio donativo intestato a:

Missionari Comboniani,
vicolo Pozzo, 1 — 37139 Verona. C.c.p. N° 1074037,
specificando nella causale di versamento:
p.Dario Pravato — Quito — Ecuador.


P. A.

 
 
 

Padre Dario Pravato
Quito (Ecuador)


 
 

Age: 41
Origin: Cologna Veneta
Location: Quito-Ecuador

 
 

 Padre Dario Pravato in compagnia di un'aziana
e la sua bella nipotina

Carissimo Michele, grazie per il tuo messaggio. Grazie per farti eco delle realtà del mondo e del mondo più povero ma ricco in umanita e calore umano. Ti mando una foto scattata ultimamente in una piccola comunità nel nord dell'Ecuador lungo il fiume Cayapas, dove spesso vado per ossigenarmi e restare con la gente semplice e umile, con pochissime cose ma con tanta semplicità e voglia di vivere. Nella foto mi trovi con un'anziana AFRO (discendente degli schiavi africani) e la sua bella nipotina. Se hai bisogno di altro materiale, non aver riguardo a chiedermelo. Un forte abbraccio e un ricordo nella preghiera, soprattutto per te che ti trovi in terra straniera.

a risentirci: Dario
 

 

 
 
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