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Il ritorno degli emigranti
 
SAN GIOVANNI ILARIONE. In quasi trecento in piazza Castello riuniti dai Veronesi nel mondo per ritrovare le proprie radici dopo anni all'estero

Il ritorno degli emigranti

DOMENICO DAL CERO

di Paola Dalli Cani

«Sait bouken!», cioè benvenuti: è un saluto cimbro quello che Vito Massalongo, presidente del Curatorium cimbricum, ha scelto per accogliere gli oltre 300 ex emigranti protagonisti domenica scorsa del loro ventiseiesimo raduno. Un omaggio, quello di Massalongo, scelto per ricordare le radici degli oltre 25 mila abitanti della Lessinia che dissero addio con le lacrime agli occhi ed il cuore spezzato alla loro terra; ma un omaggio che si vuole rivolgere anche ai tanti ilarionesi trapiantati nel mondo. L'emigrazione dalla provincia di Verona ebbe proprio in San Giovanni Ilarione la sua massima espressione e non a caso l'associazione Veronesi nel mondo ha scelto questa comunità come sede dell'incontro organizzato tra gli ex emigranti di tutta la provincia. Ad attestare questo primato di San Giovanni Ilarione è, non a caso, il monumento che nella piazza di Castello ricorda chi se ne andò per combattere al fronte o per garantire, anche se lontano da casa, un futuro alla propria famiglia. «Furono proprio gli emigranti a dare un fondamentale contributo al progresso di queste zone», ha ricordato durante la cerimonia il sindaco Domenico Dal Cero, «con il duro lavoro in terre lontane e con le rimesse, ovvero quei risparmi mandati in patria alle famiglie per comperare casa e campi». San Giovanni Ilarione fu, in questo senso, patria di minatori: non è un caso se la più grossa comunità ilarionese all'estero si trova proprio in Belgio. Ed è infatti a Charleroi che, a fine maggio, traslocherà la festa delle ciliegie grazie ad un'iniziativa promossa dal Circolo Valdalpone dei Veronesi nel mondo. Una festa per i discendenti di chi si chiuse nelle viscere della terra e non è più tornato, come invece hanno potuto fare i trecento che si sono dati appuntamento domenica a Castello. Tutte queste persone, ha voluto sottolineare Riccardo Ceni, che dell'associazione Veronesi nel mondo è il presidente, «hanno mandato un messaggio di speranza, hanno insegnato la voglia di guardare in positivo al futuro, un messaggio che oggi deve essere di esempio ai giovani emigranti del terzo millennio>. Ed è agli ex emigranti associati nei circoli di Verona pianura, Val d'Alpone, Valpolicella, Lessinia e Baldo-Garda, che don Antonio Grolli ha voluto dire grazie durante la messa concelebrata con don Angelo Sacchiero: «Le radici che affondano in questa terra hanno portato frutto di laboriosità nel mondo trasformandolo così nella casa di ogni uomo».
 
         
 
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