Mi rivolgo agli amici assessori Oscar De Bona,
Giovanni Codognola e Vittorio Di Dio, al vice
presidente dalla Camera di Commercio Enrico Ghinato
e a monsignor Bruno Fasani con la schiettezza
che mi è riconosciuta, sperando di conservarla,
e per la grande amicizia e stima che, contraccambiato,
ho nei vostri confronti. Sento il dovere di rivolgervi
poche righe avendo in passato anch'io svolto il
ruolo di assessore del Comune di Verona e di vicepresidente
in varie istituzioni pubbliche. Il tutto a seguito
del precedente numero del nostro periodico con
cui abbiamo anticipato la realizzazione del monumento
al migrante offertoci dagli industriali del marmo,
che qui ringrazio, e che oggi accomuno nei ringraziamenti
anche al Collegio dei costruttori edili nella
figura del presidente Andrea Marani che ha accettato
di farsi carico degli oneri per i lavori di posa
del monumento. Doverosamente, nel numero precedente,
abbiamo ricercato un messaggio diretto a tutti
i nostri associati da parte delle espressioni
di vertice degli enti fondatori, Curia vescovile,
Comune di Verona, Provincia di Verona, Camera
di Commercio, Regione Veneto. Ma nella mia mente
era già da allora presente che vi avrei
"provocato" per avere un vostro messaggio quali
testimoni operativi, concretamente impegnati a
risolvere con noi i problemi della nostra associazione
e del mondo dell'emigrazione. Il tutto sicuramente
è di buon auspicio per i buoni rapporti
di collaborazione per il futuro. Un cordiale saluto
a tutti.
Giuseppe Riccardo Ceni
Il futuro nei giovani
Il futuro è nelle mani dei giovani. Ci
crediamo, ci vogliamo credere. I Veronesi nel
Mondo vogliono aprirsi ai giovani e hanno iniziato
a farlo con il convegno, in primavera, dei Giovani
Veneti a Montevideo, in Uruguay, dove sono state
gettate le basi per nuove iniziative tra gli immigrati
dell'ultima generazione. E' importante che
i giovani, oltre a ritrovare il valore delle loro
origini, cerchino un significato del loro essere
"migranti", o meglio figli o nipoti di una
generazione che seppe fare una scelta coraggiosa
e difficile proprio per dare a loro un futuro
nuovo, migliore di quello che avrebbero avuto
nella loro terra natale.
Anche loro, i vecchi migranti, erano giovani,
pieni di speranza nell'andare incontro a un
futuro incerto in una terra di cui non sapevano
nulla. Oggi i giovani sono più avvantaggiati:
hanno una cultura di base, un maggior benessere
economico, la possibilità di studiare
ancora e di ambire a posizioni importanti nel
lavoro. Ma anche queste non sono scelte semplici.
Come un tempo, servono determinazione, impegno,
tenacia, voglia di raggiungere il proprio obiettivo
anche a costo di molti sacrifici. I migranti tutto
questo l'hanno vissuto e insegnato ai loro discendenti.
Ed è una lezione di coraggio che non va
scordata.
In questo senso la rivista dell'Associazione
Veronesi nel Mondo vuol essere un punto di riferimento
e di confronto di esperienze anche per i più
giovani, un "luogo" dove i giovani possano
dire la loro e raccontarci di loro. L'Associazione
deve lavorare anche con questo scopo, costruire
una piattaforma d'idee e di iniziative per le
giovani generazioni, creare un laboratorio dove
tutti possano portare le loro iniziative per cercare
di realizzarle, siano esse incontri internazionali,
corsi di lingua, forme di spettacolo, riflessioni
culturali, ricerche sulle proprie origini. L'ottima
lavoro di Fernando Roveda, le cui ricerche sulle
origini della città brasiliana di Antonio
Prado sono confluite in un film e in un libro,
dimostrano che i giovani possono fare moltissimo
per l'Associazione e per la sua vita futura.
E' un buon auspicio per il lavoro di tutti noi.
Elena Cardinali
L'incontro a Montevideo
Si è svolto per la prima volta per richiesta
dei giovani sudamericani
Il futuro dei Veronesi nel mondo è nelle
mani dei giovani, a cui si lascerà l'esperienza
di chi, prima emigrante e poi citatdino a tutti
gli effetti della sua nuova aptria (sempre tenendo
nel cuore quella d'origine), ha lavorato per mantenere
salde le radici con la propria terra natale. Uno
dei protagonisti di questo mondo futuro, che già
oggi muove i suoi primi significativi passi, è
Marcellino Pernigotto, 32 anni, laureato in lingue
all'Università di Verona, master in marketing
bancario e assicurativo, libero professionista,
soavese di adozione ma originario di Vestenanova,
vicepresidente del Circolo Veronesi del mondo
della Valdalpone, incaricato dal presidente dell'associazione
Veronesi nel mondo, l'onorevole Giuseppe Riccardo
Ceni a rappresentare i giovani veronesi a Montevideo,
al terzo meeting dei Giovani veneti nel mondo,
per la prima svoltosi all'estero tra il 21 e il
29 giugno per richiesta dei giovani sudamericani
recepita e voluta fortemente dalla Regione Veneto.
Pernigotto ha iniziato la sua esperienza con l'associazione
Veronesi nel mondo a febbraio, prima con l'allestimento
a san Giovanni Ilarione del raduno provinciale
ex migranti, poi a fine maggio con l'organizzazione
della tre giorni della Festa delle ciliegie a
Charleroi, in Belgio, mettendo in collaborazione
Veronesi e Vicentini nel mondo del Belgio.
Ed ecco l'esperienza in Uruguay, una settimana
di lavori e convegni, tesi a sentire le esigenze
di tutti i giovani veneti oriundi rappresentati
dalle delegazioni dei paesi del Sudamerica, Australia,
Canada, Sudafrica e di altre parti del mondo.
Lo scopo del gruppo veneto che ha portato un rappresentante
per ogni provincia e per ogni associazione che
opera con il mondo dei veneti nell'estero era
quello di fare da tramite tra i giovani del mondo
e la realtà del veneto, un'esperienza di accomunamento
costellata da visite alle bellezze dell'Uruguay,
alla sua cucina di carne alla brace tipica e al
folclore dei balli e usanze locali.
"Ci hanno sorpreso i veneti oriundi", racconta
Pernigoto, "anche se di terza o addirittura
quarta generazione, i quali hanno un fortissimo
attaccamento alle loro origini, tanto da parlare
ancora i dialetti dei loro nonni e cantare le
canzoni nei dialetti della nostra regione, con
una grande voglia di italia e di italianità".
L'assessore regionale alle politiche dei flussi
migratori, architetto Oscar de Bona, presente
al meeting con il segretario generale della Regione,
dottor Rasi Caldogno e il dirigente regionale,
dottor Egidio Pistore, hanno partecipato con le
autorità quali l'ambasciatore d'Italia in
Uruguay, dottor Guido Scalici, e il console d'Italia
in Uruguay, dottoressa Gaia Danese, sottolineando
quanto sia importante per la regione il continuo
sviluppo delle relazioni tra Veneto e giovani
veneti nel mondo.
I lavori dei giovani elaborati nel corso dell'incontro
a Montevideo saranno proposti sotto forma di progetti
e nuove idee alla Consulta dei responsabili delle
associazioni storiche che si terrà in Veneto
a novembre. Il coordinamento dei giovani veneti
in Italia con la collaborazione del coordinamento
giovani veneti all'estero proporrà e si adopererà
alla costituzione di un database dove far confluire
i dati di tutti i giovani professionisti oriundi
veneti nel mondo al fine di poter facilitare scambi
di lavoro e di relazioni culturali con la regione
e con l'italia. Nel frattempo, grazie alla disponibilità
del sito www.lapiazzamercato.it, si avvierà un
sistema di intercomunicazione multimediale- sull'esempio
della tecnologia ning- tra tutti i giovani oriundi
nel mondo.
Una banca dati
Il Coordinamento dei giovani veneti vuole creare
una banca dati che metta in collegamento tra di
loro i discendenti degli emigrati veneti e questi
con il Veneto. Si vuole individuare tra i discendenti
di veneti coloro che si sono affermati nell'ambito
della cultura, dell'università e della ricerca
scientifica, delle libere professioni, dell'imprenditoria,
della politica e della pubblica amministrazione,
nel volontariato ( tale elenco non è tassativo
ma suscettibile di ulteriori rivisitazioni) al
fine di creare una banca dati che metta in rete
i professionisti veneti ed oriundi veneti nel
mondo.
La finalità consiste nel creare una rete di relazioni
internazionali costituita da esperti nei settori
sopra citati e stabilire contatti professionali
tra addetti ai lavori che hanno in comune l'identità
veneta con lo scopo di sviluppare progetti ed
iniziative di carattere economico, culturale e
sociale.
La fase operativa del progetto sarà affidata
ad un esperto segnalato dal Coordinamento che
dovrebbe gestire dal Veneto tutti i dati che arriveranno
dalle Federazioni venete all'estero tramite
l'intercessione del Comitato dei giovani veneti
all'estero, (e quindi per caduta alle singole
associazioni venete presenti sul territorio estero),
inserendo i dati e originando la banca dati dei
professionisti.
L'aggiornamento dei dati rappresenta un aspetto
molto importante che va gestito con cura garantendo
un continuo rinnovamento delle informazioni raccolte.
Il Coordinamento deciderà a quale associazione
veneta iscritta al registro regionale affidare
il compito di presentare la domanda per il contributo.
Film Festival. I cimbri
protagonisti
Rievocata la storia di Antonio Prado
Un'epopea che si snoda tra le due sponde dell'oceano
Atlantico e oltre un secolo di storia, che inizia
con una vicenda di divisioni e di incertezza e
alla fine si trasforma in straordinaria avventura.
È la vicenda dei Cimbri veronesi che alla fine
dell'800 si trasferiscono come poveri migranti
nel Rio Grande do Sul, regionale meridionale del
Brasile, e qui fondano, tra le altre comunità,
una città particolare, Antonio Prado, dove
costruiscono case e monumenti nello stile cimbro,
un patrimonio architettonico oggi annoverato tra
le ricchezze monumentali del Brasile.
Questa vicenda, già oggetto di uno straordinario
libro fotografico per ora edito solo in brasiliano,
è stata raccontata in un film presentato
al Filmfestival di Boscochiesanuova, che si è
svolto in agosto, dal titolo «Eco delle montagne,
il viaggio della parola», regia di Andrea Costantin
sulla base delle ricerche storiche e delle testimonianze
dirette raccolte da Fernando Roveda, figlio di
migranti veronesi.
A creare un ponte tra il Brasile e Verona è
stato poi un veronese, Gabriele Lucchi, residente
a Giazza, che durante un viaggio nel sud del Brasile
incontrò un'anziana migrante che parlava
ancora l'antica lingua cimbra. Messosi in contatto
con l'Associazione dei Veronesi nel Mondo, è
stato poi lo stesso sodalizio a dare un fondamentale
contributo alla realizzazione del film.
Il presidente Giuseppe Riccardo Ceni, nella presentazione
del film a Boscochiesanuova, con il presidente
del Curatorium Cimbricum Veronense Vito Massalongo
che ha a sua volta contribuito all'opera, ha sottolineato
che essa «è un concreto sostegno alla
comunità dei Cimbri in Brasile ma soprattutto
al patrimonio di umanità e di valori che
questa comunità ha espresso, diventando
ambasciatrice di quell'operosità e di quella
solidarietà che caratterizzano anche oggi
tanti veronesi all'estero».
Nel film scorrono le immagini di tante famiglie
che tra '800 e '900 lasciarono le loro montagne
per raggiungere il sud del Brasile.
È stato calcolato che il 54 per cento dei migranti
italiani che arrivarono in quest'area provenivano
dal Veneto. Da Verona, in particolare, vi fu un
grande flusso migratorio che qui ha lasciato tanti
ceppi, come quelli dei Marcantonio, dei Grezzana
(che costruirono le prime case in legno), dei
Golin, dei Bettin, dei Nodari (realizzatori di
statue di santi), dei Graziottin, dei Poloni,
dei Saccani, dei Carlin e dei Dotti.
Anche il primo parroco e le campane furono veronesi:
don Alessandro Pellegrini, nato nel 1829 a Cavaion
fu inviato in Brasile nel 1883 e fu parroco di
Antonio Prado dal 1888 al 1899. Fce costruire
sue spese la chiesa e la canonica, facendo arrivare
da Verona anche le campane
L'energia dal vento
Nel prossimo numero: la testimonianza del sindaco
di Badia Calavena, Ermanno Anselmi, che ci illustrerà
la realizzazione del primo impianto Macroeolico
a Verona e in tutto il Veneto, dalla progettazione
e realizzazione del quale è stato prodotto un
dvd che sarà distribuito alle associazioni dei
Veronesi e Veneti nel mondo quale esempio di come
ci si possa impegnare concretamente a livello
di tutela ambientale utilizzando le più moderne
tecnologie, premiato tra l'altro dalla bandiera
verde di Legambiente. Nel prossimo numero: la
testimonianza del sindaco di Badia Calavena, Ermanno
Anselmi, che ci illustrerà la realizzazione del
primo impianto Macroeolico a Verona e in tutto
il Veneto, dalla progettazione e realizzazione
del quale è stato prodotto un dvd che sarà distribuito
alle associazioni dei Veronesi e Veneti nel mondo
quale esempio di come ci si possa impegnare concretamente
a livello di tutela ambientale utilizzando le
più moderne tecnologie, premiato tra l'altro
dalla bandiera verde di Legambiente.
A Sidney con il Papa
I rappresentanti delle Associazioni Venete alla
Giornata Mondiale della Gioventù
A Sidney, in occasione della Giornata mondiale
della Gioventù, tra i tanti veronesi che si sono
recati in Australia per partecipare all'evento
che ha richiamato migliaia di giovani all'incontro
con papa Benedetto XVI, c'era anche un rappresentante
dell'Associazione Veronesi nel mondo, l'avvocato
Andrea Fantin. Ecco la sua testimonianza di quell'esperienza.
"Nel gennaio del 2008 mi venne proposto di rappresentare,come
membro dall'Associazione Veronesi del mondo,la
Regione Veneto alla G.M.G. organizzata per il
mese di luglio 2008 in Australia; aderendo alla
proposta, pur consapevole dell'importanza della
manifestazione, non immaginavo di vivere un'esperienza
irripetibile sia per l'organizzazione, ma soprattutto
per le emozioni suscitate dal viaggio, dagli incontri
con gli Italiani che vivono all'estero e dalla
cerimonia a Sydney culminata con la messa ed il
discorso del Papa. Oltre a Sydney e l'entroterra
della città,méta finale del viaggio,è stato
possibile visitare anche Bangkok, approfittando
di uno scalo tecnico nel viaggio di andata di
oltre 13 ore".
Andrea Fantin vuole rivolgere un particolare ringraziamento
al responsabile del Gruppo partito dall'Italia
Marco di Lello, responsabile dei Polesani del
Mondo che ha organizzato il nostro soggiorno a
Sydney con grande serietà e professionalità
e agli altri rappresentanti di tutte le province
venete "rivelatisi non solo ottimi compagni
di viaggio ma amici veri".
L'esperienza, continua Fantin, "l'incontro
con connazionali che, pur vivendo da tanti anni
in paese di costumi e ordinamenti completamente
diversi dal nostro, hanno mantenuto vive le nostre
tradizioni con grande impegno, sentendosi ancora
orgogliosamente italiani, è stata esperienza
indescrivibile a parole.
Il calore dimostrato dalle rappresentanze dei
Veneti in Australia, coordinate dal presidente
Beppe Fin, di origine Polesana, sono state solo
il punto massimo di un affetto riscrontrato in
tutti gli Italiani emigrati in Australia che in
ogni occasione, per strada, in metropolitana,
al ristorante ci hanno non solo sempre affettuosamente
salutati ma addirittura ringraziati di far sentire
loro più vicino il Paese lasciato tanti anni
fa, ma mai dimenticato. Ritengo che le convinzioni
manifestate dai nostri connazionali all'estero,
anche se radicate su esperienze di vita ora superate
siano fondate su principi morali e certezze a
cui è opportuno far riferimento anche nella nostra
realtà in un mondo che muta con segnali quotidiani
di novità".
Un particolare ringraziamento, aggiunge Fantin,"va
a Carla Rigoni, vicepresidente dei Veneti nel
mondo di Sydney che più di ogni altra si è prodigata
per rendere la nostra permanenza unica e indimenticabile
e ad Michele Grigoletti, rappresentante dei Veronesi
nel mondo a Sydney, sempre gentile e disponibile.
A ciò si deve aggiungere l'emozione indescrivibile
provata, da me e i miei compagni di viaggio,nel
vedere un' assemblea di oltre 400.000 persone,
giunte da tutto il mondo, il giorno della veglia
e della Santa Messa con il Papa, unite insieme
"semplicemente" nel segno della pace e della
fratellanza".
Prima di partire per Sydney, prosegue Fantin,
"molte persone che già avevano partecipato
alla giornata mondiale della gioventù a Montreal
e a Colonia mi avevano parlato di giorni unici,
indimenticabili, vissuti in un'atmosfera di
preghiera e gioia irripetibili.In realtà vivere
l'avvenimento in prima persona non può essere
raccontato o descritto perchè costituisce un'esperienza
talmente personale e interiore da renderla unica.
Stare a contatto con tante persone che, a loro
spese, giungono in un posto tanto remoto della
terra solamente per condividere,guidati dal carisma
del Santo Padre,un ideale di fede, gioia e amore
è esperienza talmente distante e anomala dalla
quotidianità di oggi che non può essere descritto
in mille pagine e che sicuramente non ho la pretesa
di trasmettere con queste poche righe.L'esperienza
vissuta rimarrà nei miei ricordi più belli,
difficilmente ripetibile perché fondata sulla
fede e fratellanza vissute nella pienezza delle
parole evangeliche".
Riscoprire le radici con
la formazione
Dodici ragazzi hanno frequentato il corso
agroalimentare
Dodici giovani veneti recuperati in soggiorno
culturale a Verona. È stato un tuffo nel passato
dei loro progenitori per i partecipanti ad un
Progetto Formativo della Regione Veneto che si
è svolto dal 6 luglio per concludersi sabato
27 Luglio, nel settore dell'Agroalimentare,
rivolto a discendenti di veneti emigrati nel passato
in sud America. I partecipanti sono arrivati alla
spicciolata a Verona usufruendo di aerei e treni.
Si tratta di dodici giovani d'origine veneta
designati a partecipare ad un progetto formativo
culturale organizzato dall'Associazione Veronesi
nel Mondo con il supporto finanziario dell'Assessorato
ai Flussi migratori della Regione Veneto ed il
contributo del Comune e della Fiera di Verona.
Del soggiorno hanno usufruito giovani individuati
tra quanti hanno fatto richiesta di partecipazione
e selezionati da una specifica commissione composta
da referenti della stessa Associazione Veronesi
nel Mondo, della Confederazione dei Giovani Veneti
nel Mondo, del Ctim Veneto e del Circolo provinciale
di Verona dell'Associazione Veneti nel Mondo.
Accolti dal presidente dell'associazione Riccardo
Ceni, dal consigliere Massimo Mariotti e dall'assessore
ai Veronesi nel Mondo Vittorio Di Dio, i giovani
sono stati alloggiati al Centro Carraro. Per loro
è stato preparato un denso programma preparato
ad hoc. La permanenza di questa pattuglia di veneti
«recuperati» include incontri istituzionali,
con rappresentanti di Comune, Provincia, enti
veronesi e con l'assessore ai Flussi migratori
della Regione Veneto, Oscar De Bona, visite turistico-culturali,
uno stage su vari aspetti veneto-veronesi. Tutto
per saperne di più su ciò che le generazioni
precedenti hanno lasciato per avventure di fatica
nelle varie nazioni del sud America.
Il gruppo di giovani è composto da Marina Dare
dal Paraguay, di Francesco Fenzo dal Cile, Luciano
Engel, Carolina Scorsatto, Dirceu Baldasso, Francesco
Prezzi, Carolina Turcato, Alvaro Zanoto dal Brasile
e di Alberto Giannini, Luciana Dieguez, Maria
Belloni e Mariano Costa dall'Argentina. Alcuni
di loro hanno sangue veronese nelle vene (Baldasso,
Costa,Giannini, Prezzi, Scorsatto,Turcato, Zanoto)
essendo discendenti di nostri concittadini, soprattutto
della provincia, che a fine Ottocento, sono stati
costretti dalle necessità ad emigrare in cerca
di miglior fortuna. Circostanze storiche, in seguito,
hanno impedito il ritorno di quei nuclei originari.
I giovani oriundi veronesi hanno avuto modo di
approfondire tematiche legate al settore agroalimentare,
sia dal punto di vista merceologico che amministrativo,
confrontando le loro esperienze con le diverse
realtà esistenti in Italia, e nel Veneto in particolare.
La fine del corso è stata festeggiata con una
cena consumata in allegria con i rappresentanti
dei Veronesi del Mondo e con le persone che hanno
condiviso l'iniziativa.
I partecipanti rientrando nei rispettivi Paesi,
diventeranno i referenti, gli «ambasciatori»
d'un nuovo, costruttivo rapporto (e per molti
versi inedito) riacquisito dopo anni di colpevole
oblio. Il Veneto e Verona, dunque, sono anche
altrove. In sud America come dimostrano questi
pronipoti di lontane emigrazioni.
Don Bruno Fasani sacerdote
e giornalista
Sessant'anni, veronese "de soca", monsignor
Bruno Fasani è stato nominato dal vescovo di
Verona Giuseppe Zenti membro del consiglio d'amministrazione
dell'associazione Veronesi nel Mondo, subentrando
così al suo predecessore, don Walter Soave, 84
anni, che fu assistente in Francia e poi in Canada
agli emigranti italiani,da sempre molto impegnato
nel sociale, e che si dedicò ai Veronesi nel
Mondo dopo essere rientrato dalle sue missioni
pastorali all'estero. Oggi don Soave è ospite
della casa per sacerdoti anziani a Ronco all'Adige.
Nato a Rocca di Grezzana, monsignor Fasani è
diventato sacerdote nel 1974 ed è stato curato
in Borgo Venezia, a Bussolengo, a Padova e a Desenzano
e poi, dal 1988, si è dedicato a quella che sarebbe
stata la sua vocazione definitiva, ovviamente
dopo quella del sacerdozio: il giornalismo. Già
direttore di Verona Fedele, oggi è direttore
dell'Ufficio stampa della Diocesi di Verona,
è opinionista televisivo ed è spesso chiamato
a partecipare a trasmissioni televisive in compagnia
di volti noti della tivù italiana. Monsignor
Fasani coltiva anche da anni la sua vocazione
missionaria essendo fondatore di un'associazione
di volontariato no profit denominata "Amici
di Kannan", dal nome del primo ragazzo indiano
aiutato a vivere e a studiare, che si occupa dell'assistenza
di orfani e ragazzi indigenti nella zona di Madras,
città del Tamil Nadu, nel sud est dell'India.
La prima ad essere adottata dal sodalizio fu una
famiglia che viveva sotto una palma. Poi, grazie
al sistema delle adozioni a distanza è stato
creato un ricovero e una casa con 50 stanze. Kannan
oggi va all'università mentre tanti altri ragazzi
come lui possono studiare ed emanciparsi dalla
miseria grazie agli aiuti che arrivano da Verona.
A questa iniziativa si affianca un centro polifunzionale
realizzato in un villaggio di pescatori colpito
dal devastante tsunami di alcuni anni fa. Con
le offerte dei veronesi sono state anche acquistate
diverse barche per la gente del luogo che aveva
perso tutto. Ora si spera di riuscire a costruire
una scuola. Per monsignor Fasani l'attività
principale resta però quella della comunicazione
e, nella fattispecie, la pastorale della comunicazione,
che significa <farsi promotori di messaggi
positivi, di solidarietà e di collaborazione
sociale in tutte le direzioni>. Un proposito
che ben si armonizza con lo spirito dei Veronesi
nel Mondo che della solidarietà hanno fatto uno
dei propri principali obiettivi, sia nei confronti
delle istituzioni nei Paesi dove loro sono arrivati,
sia per i connazionali meno fortunati. In questo
senso va ricordata l'iniziativa <Aggiungi
un posto a tavola>, istituita dal presidente
dei Veronesi nel Mondo, Riccardo Ceni, fondo di
solidarietà per i veronesi emigrati che si trovano
in una situazione di difficoltà economica.
Punto Informativo Veronesi
nel Mondo
Un saluto ai lettori della rivista Veronesi nel
Mondo e un particolare ringraziamento alla redazione
per lo spazio che mi ha voluto riservare.
In un mondo che cambia credo sia doveroso interrogarsi
su come l'Italia e le sue Regioni, investite
di nuove funzioni nei rapporti con l'estero,
possano utilizzare al meglio il grande serbatoio
di "italianità" costituito dai nostri emigrati
e dai loro discendenti.
Perciò ho ritenuto essenziale attivare, presso
il mio Assessorato, il Punto Informativo Veronesi
nel Mondo, un servizio che si avvale della consulenza
gratuita di Massimo Mariotti e che intende rafforzare
e consolidare le relazioni interistituzionali
e garantire la realizzazione di progetti e iniziative
in questo ambito.
Con questo nuovo ufficio ho inteso dare un impulso
efficace e concreto per fare rete e creare rapporti
tra le persone, gli Enti, le Associazioni.
In altre parole: diritti civili e sociali degli
emigrati veneti nel mondo, importanza delle diverse
realtà aggregative in ambito culturale-formativo,
attenzione alle attività produttive ed economiche
e alle opportunità lavorative per nuove generazioni
e importanza dell'identità culturale in rapporto
con le proprie origini, sono diventati gli obiettivi
di alcuni progetti già realizzati o tuttora in
corso quali progetto nel settore Agroalimentare,
Scambio giovanile presso le Comunità veronesi
nel Benelux, Veneti nell'Est Europa e non ultima
la collaborazione per la realizzazione del Monumento
all'emigrante.
Attualmente è possibile contattare l'ufficio
attivato, via e-mail, telefonicamente o presso
la sede di Palazzo Barbieri facendo riferimento
all'Assessorato Veronesi nel Mondo e al mio
sito dove sarà possibile scrivermi o chiedermi
quanto.
Assessorato ai Rapporti con i Veronesi nel
Mondo
Assessore Vittorio Di Dio
Solide radici nel Veneto
Trovo sempre un grande onore quando mi rivolgo
ai miei corregionali all'estero, in questo caso
i Veronesi, ma indistintamente a tutti i Veneti
che vivono e lavorano in ogni parte del mondo.
Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con
molti di loro, di conoscerli bene e di stringere
numerose amicizie in questa mia lunga militanza
nell'associazionismo degli emigranti ed ex emigranti
veneti in tutti i continenti. So per conoscenza
diretta quindi, che essi sono persone speciali,
che continuano a portare lustro al Veneto con
la forza del loro essere testimoni di laboriosità,
professionalità e intelligenza, anche a costo
di mille sacrifici e dolorose rinunce.
Per taluni Veronesi e Veneti non sempre la fortuna
è stata benevola. Ma sempre e comunque essi hanno
saputo alzare la testa lavorando sodo e con onestà
per creare per sé e per i suoi cari quella base
di qualità della vita che oggi permette loro
di scegliere tra rientrare in patria o continuare
a risiedere nel paese dove hanno trascorso gran
parte della loro esistenza o addirittura sono
nati.
Queste donne e questi uomini, che sono la testimonianza
dell'Italia vera, quella dei talenti e dei sentimenti,
hanno coltivato il senso dell'appartenenza alla
terra d'origine e hanno cresciuto i propri figli
trasmettendo loro quel patrimonio di doti e qualità
che trovano nelle nuove generazioni un'eccellente
continuità.
Si tratta di una gioventù che ho avuto il privilegio
di apprezzare specie in questi ultimi anni, attraverso
i meeting internazionali, gli scambi culturali
e i corsi professionali che la Regione Veneto
e le associazioni provinciali organizzano. Così
scopro che questi giovani sono ogni giorno più
motivati e ricchi di iniziative legate alla terra
dei propri padri.
A tutti i Veronesi, alle loro Associazioni nel
mondo, in Veneto e in Italia rivolgo i più sinceri
auspici della Regione Veneto e miei personali
per un futuro sempre migliore.
Arch. Oscar De Bona
Assessore alle Politiche dei Flussi migratori
della Regione Veneto
Un forte legame che
va sostenuto
Ringrazio l'Associazione Veronesi nel Mondo
per tutto quello che fanno per gli emigranti che
nel tempo sono stati costretti a lasciare la nostra
terra per migliorare le proprie condizioni di
vita, in tutti questi anni i Veronesi hanno dimostrato
che il nostro è un popolo laborioso che sa adattarsi
a qualsiasi situazione, dai lavori più umili
nelle miniere, a quelli più prestigiosi. Con
il suo lavoro ha contribuito in modo determinante
allo sviluppo dei paesi che li ha ospitati e con
le loro rimesse ha contribuito allo sviluppo del
nostro paese, perciò non potremmo mai ringraziare
abbastanza gli emigranti per tutto quello che
hanno fatto. Ora, il nostro paese, anche se industrializzato,
non è purtroppo in grado di dare un lavoro dignitoso
a tutti i bravi laureati che dopo anni di studio
escono dalle nostre università, molti, per esprimere
al meglio le loro potenzialità, sono costretti
emigrare all'estero e come veronesi si trovano
avvantaggiati grazie alla buona fama dovuta al
comportamento dei Veronesi che li ha preceduti.
Un grazie di cuore all'Associazione Veronesi
nel Mondo e ai Veronesi per quello che hanno fatto
e per quello che potranno ancora fare perchè
Noi abbiamo ancora bisogno di tutti Voi.
Asssessore Provinciale Giovanni Codognola
Il vero "made in Italy"
In un epoca dove il concetto di globalizzazione
si fonde sempre più con il concetto di comunicazione,
gli Italiani nel Mondo e dunque i Veronesi nel
Mondo, appaiono come la miglior esperienza di
comunicazione concreta dell'Italian Style nel
mondo. Rimanendo in Italia, si ha la netta percezione
che l'esperienza degli Italiani del Mondo, deve
essere interpretata come un'opportunità per
gli Italiani di mantenere dei propri paladini,
dei testimonial permanenti del vero Made in Italy.
Made in Italy inteso come stile di vita, contraddistinto
non solo dalla creatività, dal gusto, qualità
riconosciute atavicamente alla nostra popolazione,
ma anche dalla serietà, dall'operosità, dallo
stile di vita che sempre maggiormente si coniugano
con il sinonimo di professionalità e qualità.
I Veronesi nel mondo: "dei veri e propri ambasciatori
dell'Italia, di Verona", grazie oggi ad un
requisito fondamentale richiesto dal mercato ovvero
quello di rendersi garanti, mettendo il proprio
viso, in prima persona, per i valori che si intendono
trasmettere. In tale ambito, anche in qualità
di Vice Presidente della Camera di Commercio di
Verona, non posso che ringraziare da una parte
l'Associazione Veronesi nel Mondo quale rete
di comunicazione Istitituzionale, nonché I Veronesi
nel mondo, quale rete commerciale di diffusione
dei valori dell'Italianità e ancor più nello
specifico come elemento e stimolo allo sviluppo
dell'economia da e per Verona, quali "portatori
sani" dei valori propri del nostro territorio.
L'augurio è che la Vostra missione di testimoni
della Veronesità possa rimanere sempre viva come
lo è sempre stata dal dopo guerra in poi, per
proseguire in quel riconoscimento del vostro operato
che risulta di stimolo al volano economico del
nostro territorio. A voi tutti un caloroso saluto
ed un abbraccio con i rallegramenti per lo straordinario
collante cultural-economico che la Vostra Associazione
ha creato nel passato, con l'augurio che la
stessa possa proseguire in maniera sempre più
soddisfacente rispetto agli obiettivi prefissati,
con la percezione che i rapporti umani risultano
"generatori di economia", e di ciò ve ne
sono particolarmente grato.
Dott. Enrico Ghinato
Vice Presidente Camera di Commercio di Verona
Un affettuoso ricordo per
Giuseppe Corso
Commemorata anche quest'anno la memoria di Giuseppe
Corso, il minatore veronese morto nella tragedia
di Marcinelle. A lui Verona ha intitolato una
via. Il suo sacrificio è stato ricordato
dall'Associazione Veronesi nel Mondo che gli ha
dedicato una targa proprio al Bois Du Caziers,
inaugurata nel corso dell'ultima visita dell'associazione,
alla fine di maggio, in Belgio. La decisione di
intitolare una strada della città a Giuseppe
Corso era stata presa all'unanimità dal
Consiglio comunale, su proposta di Massimo Mariotti
e Milena Tisato.
«Dopo la guerra, di lavoro ce n'era poco e così
Giuseppe fece domanda per andare in Belgio. Suo
fratello Bruno, che era stato internato in Germania,
andò invece a fare il muratore a Bolzano». A
raccontarne la vicenda è la cognata Rita
Tolone, residente a Chievo. Da pochi mesi ha perso
il marito Bruno Corso. «Giuseppe», continua
l'anziana donna, «era il primo di cinque fratelli,
tutti maschi; aveva combattuto nella cavalleria,
in Grecia e Jugoslavia. Nei dieci anni trascorsi
in Belgio non fece mai ritorno a casa. Quando
nacque nostra figlia Maria Elisa, nel 1955, ci
scrisse che avrebbe voluto tanto vedere la nipotina.
Ma non fece in tempo». Prima dell'8 agosto, aveva
avuto altri incidenti ed era rimasto ferito. «La
notizia della tragedia ci arrivò dalle voci di
chi aveva sentito alla radio di un'esplosione
in una miniera del Belgio. Poi, una nostra vicina
di casa al Chievo, Maria Bottacini, lesse sull'Arena
i nomi di chi era rimasto sotto. "C'è
anche quello di Bepi"». Non mancarono nemmeno
episodi di sciacallaggio. «Un giovanotto si presentò
a casa nostra spacciandosi per un compagno di
lavoro di Giuseppe. Ci disse che l'aveva visto
e che stava bene: "La settimana prossima tornerà
a casa". Poi ci chiese soldi per la benzina
perché, disse, doveva avvisare anche altre famiglie.
Gli diedi qualcosa, anche se non mi fidavo troppo
di lui, tanto che gli chiesi il numero della carta
d'identità. Seppi poi che era stato arrestato
in Belgio per truffa».
Non avendo notizie precise sulla sorte del loro
congiunto, Rita e Bruno decisero di andare sul
posto. Ai parenti della vittime, il governo italiano
pagava il biglietto ferroviario. «Da Charleroi»,
racconta Rita, «ci condussero in auto fino a
Marcinelle. C'erano dei volontari e ci accolsero
molto bene», continua la donna. «A fare da traduttori
erano i bambini, figli dei minatori italiani,
che conoscevano l'italiano e il francese. Le loro
mamme erano in miniera a seguire i tentativi di
soccorso, ormai inutili». Nel ricordare i volti
di quei bambini, ancora ignari del terribile destino
cui erano andati incontro i loro papà,
l'anziana non riesce a trattenere le lacrime.
«In Belgio restammo 15 giorni, fu come scendere
in un girone infernale: il cielo era plumbeo,
pioveva in continuazione e la polvere nera del
carbone copriva ogni cosa». All'ostello degli
operai italiani trovarono un amico di Giuseppe.
Il giorno del disastro si salvò perché non stava
bene e non se l'era sentita di scendere in miniera.I
corpi venivano riconosciuti da alcuni dettagli:
un anello, una medaglietta. «Assistemmo al funerale
di 15 minatori, alcuni dei quali senza nome. Ad
accompagnarli alla fossa comune c'erano i compagni
di lavoro con le lampade accese, una scena straziante».
Per Rita è come se quei fatti fossero successi
ieri: «Nello spogliatoio, legati ad una catena,
c'erano ancora i vestiti di chi era rimasto sotto.
Facemmo conoscenza con una signora di Treviso
che lavava le robe di mio cognato, suo marito
Giovanni era l'addetto all'ascensore. Fu lui il
primo a riconoscere il corpo di Giuseppe dalla
borsa della merenda che teneva a tracolla. Quando
lo tirarono su, noi eravamo già tornati
a casa. Mio cognato si trovava nel punto più
profondo della miniera e ci volle molto tempo.
Giovanni ci inviò un telegramma, poi ci arrivò
la comunicazione ufficiale del governo belga».
La salma dello sfortunato minatore, insieme a
quelle di altre vittime italiane, fu rimpatriata
su un camion frigorifero. Giuseppe riposa nel
cimitero di Chievo. L'anziana, infine, ha ringraziato
il Comune per la decisione di dedicare una via
al cognato morto in miniera. «È giusto non dimenticare
il sacrificio di tanti nostri immigrati».
Questo articolo datato del giovedì 28 settembre
1922, non e di grande qualità "visuale",
ma e di grande interesse storico in quanto riguarda
l'emigrazione veronese.
Il testo sotto la foto dice in sostanza:
"Duecento trenta cinque italiani, provenienti
tutti dalla Provincia di Verona, dove sono stati
assunti per lavorare nelle miniere di Charleroi
sono arrivati giovedì mattina alla stazione
Midi. Per certi di questi immigrati, il viaggio
e costato di più di quello che avevano
nel portafoglio. Appena sbarcati a Bruxelles questa
povera gente fece appello al Consolato d'Italia.
Tutto si mise a posto, anche perchè a certi
di questi emigrati rimanevano un pò di soldi
che misero a disposizione dei loro compagni, affinchè
questi potessero proseguire verso Charleroi"
Questa e la prova irrefutabile della presenza
a Charleroi di un'importante colonia di lavoratori
veronesi a Charleroi, già dal 1922.
La Storia della nostra bandiera
"Bandiera madre, i tre colori della vita".
E' il titolo dell'importante e originale opera
edita da Scripta Maneant e curata dal professor
Ugo Bellocchi sulla storia e il significato della
bandiera italiana. Si tratta di un tomo di 480
pagine (formato mm240 per 292) con oltre 270 immagini
e documenti. Scripta Manent ha affidato la cura
di questa grande opera sulla bandiera italiana
alla massima autorità scientifica in materia,
il professor Bellocchi, lo studioso che a seguito
di lunghe ricerche storiche e documentali, stabilì
nel 1963 le esatte caratteristiche del primo tricolore,
nato a reggio Emilia il 7 gennaio 1797 per delibera
dei deputati della repubblica Cispadana. Il volume
è introdotto da un testo con firma autografa
del premio Nobel la senatrice a vita Rita Levi
Montalcini.
Con questa pubblicazione Scripta Maneant vuole
contribuire al recupero della coscienza contemporanea
e soprattutto nelle nuove generazioni dei valori
fondanti della nostra democrazia, valori che hanno
ispirato le più alte pulsioni civili della vicenda
italiana conducendola attraverso i secoli fino
alla modernità.
"Bandiera madre, i tre colori della vita"
si propone come strumento che, attraverso la forza
simbolica della nostra bandiera tricolore, saprà
suggerire una crescita etica nell'alveo dei
principi fondanti della nostra nazione, nata da
memorabili slanci, sacrifici ed eroismi. Un'opera
spettacolare che può narrare ai giovani il percorso
vivido e vibrante dell'avventura identitaria
del popolo italiano, offrendo loro le coordinate
di un presente e di un futuro illuminato e civile,
quel futuro cui quella stagione stessa aspirò,
traendone gli stimoli per mutare virtuosamente
la storia. Nel testo si trovano tanti episodi
noti e meno noti del Risorgimento italiano con
numerosi riferimenti a Verona e a ciò che avvenne
nel territorio circostante, teatro di numerose
battaglie per l'indipendenza. Nella sua prefazione
Rita Levi Montalcini ricorda le parole del precedente
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,
pronunciate in occasione dei 140 anni dell'unità
nazionale, celebrazione che si era tenuta non
a caso a San Martino della Battaglia, non lontano
da Verona, dove venne combattuta una delle più
importanti battaglie risorgimentali: "Il tricolore
non è una semplice insegna di Stato. E' un
vessillo di libertà conquistata da un popolo
che si riconosce unito, che trova la sua identità
nei principi di fratellanza, uguaglianza e di
giustizia. Nei valori della propria storia e della
propria civiltà".
Ugo Bellocchi ha pubblicato più di 80 opere dedicate
alla storia nazionale, alla società e alle professioni.
Ha insegnato giornalismo all'Università Cattolica
di Milano, ha fondato e diretto testate, biblioteche
e case editrici ed è presidente onorario del
Museo del Tricolore di Reggio Emilia, istituito
sotto suo impulso. Sta lavorando da decenni con
il Vaticano alal traduzione dal latino di tutte
le encicliche papali della storia.
L'immagine di copertina è stata invece realizzata
da Franco Guerzoni, artista di riferimento del
panorama contemporaneo, autore di numerosi libri
d'artista. Franco Guerzoni è nato a Modena
nel 1948 dove vive e lavora.
Una libreria sfida la povertà
Carissimi amici,
Le sorelle della nuova fondazione di Juba –
Sud Sudan – vivono godendo delle piccole e grandi
soddisfazioni dell'inizio di una missione e
cercando di affrontare i vari e complessi problemi
di una nazione cosi' provata da una vita di
guerre, distruzioni e oppressione. La "pace"
al presente e' legata a un filo che potrebbe
spezzarsi al minimo discrezio o al Referendum
del prossimo 2011.Ma tutti I missionari vanno
avanti con coraggio e speranza nella protezione
di Dio.
Le nostre sorelle, con gli aiuti ricevuti dalla
Congregazione e da tanti amici e benefattori,
sono riuscite a rimettere in sesto la casetta,
il locale per la Libreria e costruire un magazzino.
Hanno aperto ufficialmente la Libreria il 28 giugno
ed e' stato per Juba un grande avvenimento.
Finalmente, dicevano tutti, abbiamo anche noi
un centro cattolico e letteratura che ci aiuti
nella nostra vita cristiana e in famiglia. E'
stato un avvenimento che ha accomunato gente di
religioni e tribu' diverse. I protestanti sono
assidui clienti in Libreria e sono felici di poter
trovare libri che non hanno mai potuto avere.
E anche le parrocchie cattoliche e protestanti,
chiamano le suore per l'esposizione di libri
nelle loro celebrazioni domenicali, cosi' che
molti di piu' abbiano la possibilita' di ottenere
cio' di cui hanno bisogno.
Ovunque c'e'gioia ed entusiasmo quando vedono
le suore con I libri. Le sorelle ci scrivono:
"Siamo andate con i libri alla chiesa Episcopale
e la diffusione e' stata meravigliosa. Ora ci
aspettano alla cattedrale Anglicana e in altre
chiese. Dalla nostra parrocchia ci hanno chiesto
di aprire la Libreria qualche volta durante le
Messe domenicali. Non vi dico quanta gente e'
venuta! La Libreria era piena e la gente sceglieva
vari libri e soprattutto la Bibbia, nonostante
il prezzo. Piu' andiamo avanti e piu' ci conoscono
e ci visitano. Vescovi e parroci di altre Diocesi
ci invitano di andare da loro con i libri. Anche
se le Diocesi sono molto lontane e le strade pessime,
stiamo organizzandoci per andare e aiutare anche
loro.
In un'altra lettera le suore ci scrivono: "C'e'
stato un incontro per insegnanti e la suora che
ha organizzato, ha deciso di aiutarli con un ‘Bonus"
da spendere solo in libri. L'abbiamo aiutata
a preparare 75 Bonus ed e' poi stato cosi'
interessante vedere questi insegnanti venire in
libreria ed erano felici come bambini per poter
scegliere quello che volevano, pagando con quel
cartoncino! Facevano i loro conti in modo da spendere
fino all'ultimo centesimo. Non credevano a loro
stessi! Quando devono pagare con i loro soldi,
lasciano anche un pasto o piu' per prendere
quello che hanno bisogno. Non solo, avevamo cercato
fondi per offrire alle scuole e collettivita',
una mini-biblioteca. Ora sperimentiamo la gioia
di vedere insegnanti o direttori che adottano
un qualche titolo utile per i loro studenti o
gli studenti stessi che vengono a comprarsi quel
libro suggeritogli".
Questa e' una via maestra nell'evangelizzazione.
Cosi' dicono i Vescovi: "la vostra presenza
e' un appoggio e collaborazione nella chiesa
per portare il Regno di Dio in Sudan e a tutti.
Sappiamo ora che non saremo soli nel nostro ministero
pastorale. Quello che state facendo, e' una
missione preziosa nella Chiesa".
Noi abbiamo potuto fare molto con l'aiuto dei
nostri amici e benefattori e sappiamo che la ricompensa
di Dio non si lasciera' vincere in generosita'.
Da parte nostra c'e' il ricordo continuo nella
preghiera e nelle S. Messe che facciamo celebrare
per i benefattori confidando che la missione continua
per noi e per tutti coloro che possono parteciparvi
con un qualsiasi contributo. Il nostro piu'
sentito grazie a ciascuno, e grazie anche per
la gioia di poter essere la mano che riceve e
porta il pane della Parola a chi non ce l'ha.
Con gratitudine. Suore Paoline di Nairobi
Lettera al presidente
Onorevole Presidente Riccardo Ceni,
noi siamo le tre Suore della Misericordia di Verona,
che lavorano in un Pensionato a Berlino. Siano
Sr. Lilia Bombieri, Superiora, Suor Eleonora Dal
Bosco, Suor Luigina Furia. Siamo qui da diversi
anni. Abbiamo l'opera di assistenza agli anziani,
una casa con 100 posti letto.
Abbiamo vissuto tutta la tragedia delle mura di
Berlino con le famiglie di qua e di là delle
mura; poi la gioia della riunificazione senza
spargimento di sangue.
Qui abbiamo alzato il nostro inno di lode e gloria
al Signore per il grande dono della libertà e
pace e messo fine a questa grande sofferenza della
divisione...
Questo nostro scritto è per ringraziarLa, perché
da tempo riceviamo il "Giornalino dei Veronesi
nel Mondo", da qui sentiamo volentieri le Loro
storie di vita.
È con grande gioia e riconoscenza che vogliamo
dire il nostro grazie.
Con ossequi, Suor Lilia Bombieri
Suor Eleonora Dal Bosco
Suor Luigina Furia
Crocevia dell'ortofrutta
Movimentate 450 mila tonnellate di merci l'anno
Veronamercato Spa è la società che ha la proprietà
e la gestione del Centro Agroalimentare di Verona.
Costituita nel 1989, ha un capitale sociale di
34.543.557,15 euro. L'azionista di maggioranza
assoluta è il Comune di Verona. La compagine
sociale comprende il Comune di Verona con oltre
il 75 per cento seguito a distanza da Camera di
commercio di Verona, Aeroporto Valerio Catullo,
Banco Popolare di Verona e Novara, Fondazione
Cariverona Spa, Società Cooperativa Facchini
Multiservizi, C.I.GR.A.,Banca Agricola Mantovana,Banca
Intesa BCI, Fedagro Verona, Consorzio Agrario,
ASCO Unione C.T.S.,ConfederazioneItaliana Coltivatori
Diretti, Confederazione Italiana Agricoltori Verona,
Unione Provinciale Agricoltori.
Il Centro Agroalimentare di Verona, operativo
dal 28 aprile 2003, si estende su un'area di
550 mila metri quadrati e si colloca tra i primi
cinque Mercati all'ingrosso in Italia e al primo
posto nel Veneto (seguono Padova e Treviso). Il
Centro Agroalimentare è stato costruito beneficiando
del finanziamento statale erogato dal Ministero
dell'Industria, Commercio e Artigianato, ai
sensi della Legge Finanziaria n.41/86. L'attività
prevalente nel Centro Agroalimentare di Verona
è l'ortofrutta, sono inoltre presenti: un settore
florovivaistico, un settore ittico e un settore
dei generi agroalimentari misti, una piattaforma
logistica con servizio di frigo conservazione.
Rimangono a disposizione 60 mila metri quadrati
per progetti di sviluppo del Centro.
Veronamercato ha insediato il nuovo Centro Agroalimentare
in una posizione strategica dal punto di vista
geografico. Sorge in prossimità delle principali
vie di comunicazione a ridosso dell'asse autostradale
Modena-Brennero e Milano-Venezia, del Cargo Center
dell'aeroporto Valerio Catullo, del terminal
ferroviario delle Ferrovie dello Stato, all'interno
dell'area denominata Quadrante Europa, ritenuta
uno dei maggiori poli di investimento logistico
e strutturale nazionale, al cui interno trovano
sede alcune primarie società di autotrasporti.
Il centro di Verona, raggiungibile direttamente
attraverso la tangenziale, dista circa 5 chilometri.
Veronamercato offre tutta una serie di servizi:
logistica, movimentazione e trasporto delle merci,
controllo merceologico, servizi legati alla spedizione
delle merci, informazione sui prezzi e sulle quantità
movimentate, pulizia e smaltimento rifiuti, raccolta
differenziata, custodia e vigilanza, servizio
bar e ristorazione, servizi bancari, servizi informatici
e telematici.Nello specifico, per quanto riguarda
il controllo merceologico, Veronamercato è dotata
di tecnici specializzati nel controllo della qualità
dei prodotti ortofrutticoli secondo le norme comunitarie;
il servizio è puntuale e procede integrato con
gli interventi degli ispettori pubblici di Agecontrol
e dalla Asl.
Il Mercato ortofrutticolo, dove operano 70 imprese
concessionarie di vendita e tutti i gruppi della
grande distribuzione organizzata locale, è il
cuore del Centro Agroalimentare di Verona. La
quantità annua di ortofrutta movimentata è oggi
pari a 450.000 tonnellate; nel 2003, anno in cui
è divenuta operativa la nuova struttura, era
pari a 380.000 tonnellate. Il volume d'affari
è oggi superiore ai 350 milioni di euro l'anno.
I prodotti introdotti nel Centro Agroalimentare
di Verona possono essere suddivisi in ortaggi
(55%), frutta fresca (29%), agrumi (14%), frutta
secca (1%), altro (1%). Dal Veneto proviene il
30% dei prodotti, dalla Sicilia e dalla Puglia
il 28%, dal resto d'Italia il 28%, dall'estero
il 14%.
L'ubicazione di Verona nel contesto geografico
del nord-est ha consolidato ormai da decenni il
ruolo prevalente e indiscusso dell'attività
di esportazione degli operatori veronesi. Attualmente
l'export, in particolare verso la Germania e
Austria, assorbe il 55% delle vendite (era il
35% nel 2003). Recenti disposizioni comunitarie
e l'apertura dei mercati dell'Est europeo
consentono di guardare con ottimismo ad un ulteriore
incremento dei flussi. In considerazione del trend
di sviluppo dell'attività esportativa, Veronamercato
ha realizzato spazi di movimentazione e individuato
aree specifiche di espansione.
In data 3 febbraio 2007 è stata inaugurata all'interno
del Centro agroalimentare una nuova piattaforma
logistica in concessione alla Cooperativa Facchini
multiservizi per lo svolgimento di tutte le attività
logistiche di supporto al mercato dell'ortofrutta.
La struttura, di complessivi 3.150 mq, è dotata
di tutte le più moderne attrezzature necessarie
per la movimentazione dei prodotti
Veronamercato intende valorizzare il settore florovivaistico,
inaugurato il 5 ottobre 2003, sfruttando la propria
ubicazione a servizio della commercializzazione,
riorganizzazione ed esportazione del prodotto
proveniente dalle varie zone d'Italia e favorendo
l'importazione dalle piazze estere più qualificate.
A tale scopo sono state assegnate le aree di commercializzazione
e di movimentazione del padiglione florovivaistico.
Il settore dei generi agroalimentari misti rappresenta
una tappa importante del percorso intrapreso da
Veronamercato per ampliare la gamma dei prodotti
merceologici offerti dal Centro Agroalimentare
di Verona. All'interno del padiglione operano
per la propria attività logistica aziende alimentari
che distribuiscono prodotti ittici, prodotti biologici
e latticini.
Il piano di assegnazioni del Centro Direzionale
di Veronamercato è stato completato. Nel Palazzo
dell'Agricoltura Veronese, come è stato ribattezzato,
trovano sede Coldiretti, Cia, Unione Agricoltori
(con le rispettive società di servizi), Fedagro
Verona, Associazione Esportatori Veronesi, due
società internazionali di import export di prodotti
ortofrutticoli, una Op, due istituti bancari,
un importante gruppo della ristorazione che eroga
il servizio di bar-ristoro e vari professionisti
specializzati in servizi assicurativi, di spedizione,
fitopatologici e di controllo dei prodotti biologici.
Il Direzionale, dotato di un nuovo e moderno centro
congressi con una capienza di 130 posti, è diventato
luogo di confronto della filiera con l'obiettivo
di proporsi come sede ideale di relazione e dibattiti
per tutto il sistema agroalimentare.
Dal primo maggio 2006 Agecontrol è subentrata
all'Ice (Istituto Nazionale per il Commercio
Estero) nello svolgimento dell'attività relativa
ai controlli di qualità sui prodotti ortofrutticoli
e quindi ha ottenuto in concessione un ufficio
nel Centro Direzionale per i propri fini istituzionali.
Nel mese di gennaio 2006 Veronamercato ha promosso
e sottoscritto con le società di gestione dei
Mercati di Padova e di Treviso un protocollo d'intesa
volto a confermare in sede regionale il ruolo
fondamentale e strategico dei Mercati all'ingrosso
nella loro funzione distributiva e informativa.
Adesso è in fase di elaborazione un programma
di medio-lungo termine per lo sviluppo dei Mercati
che presto sarà presentato alla Regione Veneto.
L'accordo prevede, nella sostanza, lo sviluppo
di sinergie tra i Mercati veneti che consentano,
da una parte, di studiare e verificare la soluzione
di problemi comuni (quali il credito, l'analisi
sui prodotti, l'elaborazione dei listini prezzi
ecc.) e, dall'altra, di accedere più agevolmente
a nuovi mercati, a partire da quelli dell'Europa
dell'Est; la predisposizione prima e la promozione
poi, con l'appoggio della Regione Veneto, di
un programma di rilancio e rafforzamento del ruolo
dei Mercati coerente con la nuova programmazione
regionale e comunitaria, anche nell'ottica dei
fondi strutturali previsti per il periodo 2007-2013;
lo sviluppo di politiche di orientamento e di
sostegno del consumo di ortofrutta.
Vinitaly portabandiera
del wine&food italiani
Il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari
e Forestali ha incaricato a Veronafiere di organizzare
a Casa Italia l'area wine&food per promuovere
la produzione enogastronomia nazionale e l'aperitivo
al Gala Dinner del CONI in programma questa sera.
Un riconoscimento ai 10 anni di successi di Vinitaly
nel Paese del Dragone.
Pechino - Verona, 6 agosto 2008 – Vinitaly
portabandiera dell'eccellenza enologica ed agroalimentare
italiana in Cina. E' curata da Veronafiere infatti,
su incarico del Ministero per le Politiche Agricole,
Alimentari e Forestali, l'area wine&food
della Vip Lounge di Casa Italia durante le Olimpiadi
di Pechino. In particolare, Vinitaly firma il
wine bar, dove ogni giorno sino al 24 agosto sono
proposte a un pubblico internazionale alcune delle
migliori produzioni enogastronomiche italiane,
e l' aperitivo del Gala Dinner del Coni in programma
oggi 6 agosto.
«I prodotti di qualità e il vino per promuovere
i nostri territori. Vogliamo farli conoscere in
occasione di una grande vetrina internazionale,
come quella delle Olimpiadi. Il Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali ha allestito
uno spazio informativo e ha incaricato Veronafiere,
che da dieci anni con Vinitaly porta con successo
il vino italiano in Cina, di organizzare a Casa
Italia l'area wine&food », sottolinea il
Ministro, Luca Zaia.
«Proprio in Cina, a Shanghai, nel 1998 – dice
Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere
– l'Ente Fiere è iniziato il percorso di
internazionalizzazione di Vinitaly e del sistema
di imprese che rappresenta. Da quella positiva
esperienza nacque il Vinitaly World Tour, un sistema
integrato promo-commerciale che porta i produttori
italiani nei più importanti mercati emergenti
del mondo, dagli USA all'India. Nel 2008, le
tappe di Vinitaly China diventano tre, dal 19
al 22 novembre, con Shanghai, Pechino e Macao».
Casa Italia, situata presso l'Haidian Exhibition
Center, occupa uno spazio di quasi 10 mila metri
quadrati a pochi chilometri dal Bird Nest (lo
stadio olimpico) e dal Villaggio Olimpico, è
suddivisa in tre ambienti e nell'area denominata
Piazza Italia presenta uno spazio all'insegna
del made in Italy, allestito con scenografie rinascimentali,
proponendosi come un immediato veicolo di comunicazione
dello stile di vita, della cultura e dell'eccellenza
imprenditoriale italiana.
Aperta al pubblico nelle mattine per promuovere
l'immagine dell'Italia, il wine bar di Vinitaly
è il filo conduttore di Casa Italia e mette in
relazione, nei diversi momenti della giornata,
i numerosi ospiti internazionali previsti. Tra
le 18 e le 20 di ogni giorno, propone l'happy
hour durante il quale vengono offerti calici di
alcune Doc, Docg e Igt tra le più prestigiose
d'Italia e assaggi di prodotti rappresentativi
dell'identità culinaria italiana: prosciutto
crudo, formaggi Dop e Igp, pomodoro, pane e grissini
home made.
Ogni Vip sarà dotato di una carta chip per selezionare
da sé i vini da un apposito innovativo dispenser
Enomatic e sarà assistito da sommelier professionisti,
in particolare per la mescita e la degustazione
delle bollicine di qualità.
Ancora una volta la promozione dell'Italian
style passa per l'enogastronomia. Le preferenze
dei cinesi vanno ai vini rossi, tannici come il
loro thé. Shanghai è trainante per i consumi
e fascia più interessata alla nuova tendenza
è quella dei giovani adulti, anche donne, che
viaggiano o lavorano per le multinazionali occidentali.
Nei wine bar e nelle enoteche in rapida diffusione
anche in Cina, molto successo hanno le degustazioni
guidate, anche se il vino estero rappresenta ancora
uno status symbol piuttosto che un bene di consumo.
Il vino d'importazione, infatti, viene bevuto
fuori casa, in occasioni di rappresentanza o viene
regalato.
In questo caso, la confezione diventa un elemento
importante quanto la bottiglia scelta. I consumi
sono ancora limitati, ma si prevede che la Cina
diventi l'ottavo mercato mondiale entro il 2012.
Verona e i suoi vini guardano
al futuro
Bortolazzi: "La Camera di Commercio al fianco
dei produttori per difendere la nostra identità"
Domenica 22 giugno nella splendida cornice del
Palazzo della Gran Guardia si è tenuta la proclamazione
ufficiale dei vincitori del "Verona Wine Top",
giunto quest'anno alla sua quinta edizione.
Sono 107 i vini che, in rappresentanza di 60 aziende
produttrici, saranno ambasciatori del meglio della
produzione vinicola di qualità.
Come evidenziato dal Presidente della Camera di
Commercio di Verona Fabio Bortolazzi il vino rappresenta
per la nostra provincia non solo un prodotto,
ma è al contempo anche storia, cultura, lifestyle,
con una storia secolare che in molti casi ha visto
più generazioni alla guida dell'azienda di
famiglia. La Camera di Commercio di Verona intende
proteggere e valorizzare i vini veronesi, attraverso
azioni di promozione, come il concorso enologico
"Verona Wine Top", e iniziative a tutela della
tipicità, come la registrazione in Italia e all'estero
dei marchi "Amarone", "Ripasso" e "Recioto".
"I vini veronesi non sono solo un semplice prodotto,
chi in giro per il mondo copia in maniera fraudolenta
i nostri vini ruba anche le nostre radici, si
tratta di un vero e proprio furto, un reato che
la Camera di Commercio, assieme speriamo alle
altre istituzioni, intende combattere fino in
fondo", queste le dure parole del presidente
Bortolazzi durante il proprio intervento.
Come si è avuto modo di apprezzare nel corso
della degustazione che è seguita alla cerimonia
di premiazione, queste 107 etichette sono una
rappresentanza di assoluto prestigio e di qualità,
con vini che hanno superato una dura selezione,
con un punteggio medio dei campioni presentati
che si è attestato sugli 84/100. I vini vincitori
entreranno nella "Guida ai 100 grandi vini di
Verona", ormai punto di riferimento anche al
di fuori dei confini nazionali per gli appassionati
del vino di qualità. La pubblicazione, che sarà
presentata alla fine di settembre, sarà curata
per quanto riguarda le analisi sensoriali da Richard
Baudains, prestigiosa firma dell'enogiornalismo
internazionale e corrispondente della rivista
"Decanter", che già durante la cerimonia
di premiazione ha dato un'anticipazione sulla
propria concezione di tipicità e valorizzazione
delle denominaione di origine veronesi.
A premiare gli sforzi dei produttori, oltre al
presidente della Camera di Commercio di Verona
Fabio Bortolazzi, erano presenti i massimi rappresentanti
degli enti e delle istituzioni, a testimonianza
di come la scelta di un'immagine "unica"
per il vino veronese intrapresa dall'ente camerale
si sia con il tempo rivelata vincente.
Nell'elenco dei vini selezionati trovano posto
tutte le Denominazioni di Origine veronesi, con
ampia rappresentanza delle varie tipologie previste
dai disciplinari. Il Valpolicella, con ben 25
riconoscimenti andati agli Amarone e 9 ai "Ripasso",
è presente con 43 etichette, il Soave con 25,
di cui 6 Recioto di Soave Docg, il Bardolino con
15, il Custoza con 8, il Lugana con 5, la Terra
dei Forti con 4, l'Arcole con 3, il Garda e
il Monti Lessini con 2.
L'immaginario di Giulietta
e Romeo
di Vera Meneguzzo
L'idea di mostrare quello che gli artisti possono
pensare e sentire sulla storia di Giulietta e
Romeo è alla base di questa iniziativa che si
è rivelata un evento per il grande successo di
pubblico e per l'adesione di più di duecento
artisti italiani e stranieri. Il concorso gode
del patrocinio del Comune di Verona e di una qualificata
giuria che vede prestigiosi nomi del mondo della
cultura e dell'arte.
Gli artisti che hanno partecipato al Concorso
"L'immaginario di Giulietta e Romeo" non
hanno ritenuto per nulla riduttivo alla loro ispirazione
l'obbligo di attenersi al, se pur suggestivo,
tema. La creatività non è rimasta imprigionata
da una rigida corazza intorno all'anima, che
avrebbe potuto immobilizzare i gesti della sensibilità
e della ricerca di nuovi quarti di luna nel pianeta
scespiriano.
In alcuni lavori si riscontrano spunti poetici
e formali a volte psicologicamente anomali, ma
sempre risolti nella loro essenza estetica.
Al primo posto " Ogni giorno ti penso (365 cuori
per Giulietta)" di Luciano Tarasco. Questa la
motivazione della giuria: " L'opera, molto
minuziosa, ottenuta con una speciale tecnica di
ripiegatura di sottili strisce di tela, ha l'impatto
luminoso di una coloratissima vetrata, e sortisce
l'effetto di un calendario d'amore fatto di
piccoli cuori che sembrano palpitare grazie alla
mobilità del materiale sul quale si sente scorrere
il soffio leggero dei sentimenti".
Al secondo posto " Sogno d'amore: ma tu verrai"
di Anna Caser. " L'opera si contraddistingue
per la capacità di sintesi del segno riconducibile
all'arte di Paul Klee e per la cromia fantastica
e sfavillante dei sogni. Nonostante la voluta
essenzialità figurale, l'artista riesce a comunicare
tutto il pathos della tragedia scespiriana con
il suo intreccio di amore e di morte, e lo trasferisce
in una atmosfera di sublimazione".
Al terzo posto " Senza titolo" di Ferdinando
Coloretti. " L'opera coniuga egregiamente
elementi strettamente figurativi ad un lavoro
di decorazione che ricorda gli antichi mosaici.
L'insieme, grazie alla grande armonia fra segno
e colore, raggiunge la raffinata preziosità di
una icona, e contemporaneamente trasferisce la
storia d'amore in una realtà attuale e tangibile
dove i volti di Giulietta e di Romeo sembrano
attendere una carezza".
Le sette segnalazioni sono state conferite a Sergio
Billi per l'originalità dell'intuizione pittorica,
in una semplice costruzione dai tratti disadorni
e fanciulleschi, in una luce azzurra sospesa fra
notte e giorno, Simone Butturini e Giancarlo Zanini,
per la determinatezza della pennellata vorticosa
che genera un globo di luce, Maddalena Dusi, per
la originalità geometrizzata in due profili sferici
contornati di nero che si intersecano e formano
un unico occhio, l'occhio inequivocabile di
chi è innamorato. Marika Fasoli, per l'accuratezza
stilistica e cromatica e l'impostazione pittorica
inspirata all'arte rinascimentale che conferiscono
una maestosità umana e solenne alla figura di
Giulietta. Paolo Galvanini, per la raffinatezza
dell'esecuzione disegnativa e coloristica giocata
su morbidi toni caldi, Marco Lami, per il contrasto
suggestivo del monocromo, per l'espressività
dei ragazzi che si amano "contro le porte della
notte" e per la rigorosa precisione della costruzione
architettonica, Mancino, per la forza emozionante
della tecnica, per il trattamento sostanziale
e formale della materia, per il rilievo dei simboli
La mostra, allestita dal Club di Giulietta in
Sala Birolli, con la collaborazione di Mattia
Dusi, si è conclusa il 28 settembre scorso. L'appuntamento
è per la seconda edizione.
Vittorino Andreoli, presidente della giuria, ha
scritto nella prefazione al catalogo: "Sono
stato testimone di come l'incredibile possa
farsi concretezza e diventare un evento per la
nostra città".
Scambio veronesi e bellunesi
Viaggio a Santa Giustina e poi a Pescantina
accolta la delegazione ospite
Si è svolta lo scorso 29 giugno, a Santa Giustina,
in provincia di Belluno, l'incontro tra una
rappresentanza dell'Associazione Veronesi nel
Mondo e in particolare del circolo ex emigranti
della Valpolicella di cui è presidente Benito
Scamperle, con l'Associazione Bellunesi nel
mondo di Santa Giustina. Da Verona sono arrivate
una cinquantina di persone. In tutto si sono incontrate
130 ex emigranti che hanno aperto l'incontro
con la messa celebrata da padre Graziano Caneva,
di Belluno.
Il sindaco di Santa Giustina ha ringraziato di
cuore tutti i partecipanti anche per la costanza
di ritrovarsi una volta l'anno per condividere
lo spirito di solidarietà tra ex emigranti.
Al raduno erano presenti anche il presidente dell'Associazione
dei Bellunesi nel mondo, dottor Gioacchino Bratti,
e il segretario generale Patrizio De Martin. La
giornata è stata contraddistinta da un clima
di grande cordialità e di condivisione per i
problemi e le prospettive dei migranti. E già
si pensa al prossimo incontro che è stato fissato,
per contraccambiare la visita, al 14 settembre,
quando i Bellunesi verranno accolti dal Circolo
ex migranti della Valpolicella. Già in 150 hanno
assicurato la loro presenza all'incontro che
si terrà a Pescantina, a cui seguirà un pranzo
sociale al ristorante "Al Fiore" a Peschiera.
Un ringraziamento particolare va all'ex presidente
del circolo di Santa Giustina Marco Perot che
ha attivamente collaborato per la buona riuscita
dell'incontro del 29 giugno scorso.
Dopo la visita della delegazione dei Veronesi
nel Mondo, circolo della Valpolicella, a Santa
Giustina, la visita è stata ricambiata lo scorso
14 settembre, con un grande incontro degli ex
emigranti veronesi e bellunesi a Pescantina. L'incontro
è stato organizzato dal gruppo del circolo ex
emigranti della Valpolicella, di cui è presidente
il cavalier Benito Scamperle. Nell'occasione
sono stati ricordati i 50 anni d'amicizia tra
le due comunità di cui tanti esponenti hanno
lavorato a lungo in Svizzera, in diversi settori
delle attività produttive.
Da diversi anni il gruppo ex migranti della Valpolicella
si reca in visita dai "colleghi" bellunesi
e quest'anno c'è stata la possibilità di
contraccambiare lo scambio d'amicizia con la
trasferta degli amici bellunesi nel Veronese.
Sono arrivati in 170 ed è stato un incontro festoso
di grande amicizia da ripetere in futuro. Prima
tutti insieme hanno partecipato alla messa celebrata
nella chiesa di Pescantina dal parroco don Ilario
Rinaldi e quindi al pranzo conviviale al ristorante
"Al Fiore" di Peschiera. Un particolare ringraziamento
va ai tre presidenti dei gruppi bellunesi, vale
a dire i presidenti dei circoli di Pedavena, Santa
Giustina e Monte Pizzocco.
Ragazzi ucraini a cavaion
Una vacanza tutta veronese quella che hanno passato
a Cavaion, grazie anche al contributo offerto
dall'Associazione Veronesi nel Mondo, dieci
bambini ucraini che quest'estate, per un mese,
sono stati ospiti nella località dell'entroterra
gardesano. L'alloggio è stato offerto dal Comune
di Cavaion, che ha ospitato i dieci ragazzi in
una scuola appositamente attrezzata, mentre i
pasti sono stati offerti dalle famiglie di Cavaion
che hanno anche cercato di far divertire i ragazzi
facendo loro conoscere il territorio locale. A
coordinare l'organizzazione per ospitare i ragazzi
ucraini è stata la signora Pierina Peretti, che
si è occupata di tutte le loro necessità.
Ricordato l'angelo
dei migranti
Monsignor Dario Dal Gallo assisteva gli operai
che partivano per la Germania
NNe arrivavano anche mille al giorno, con i fagotti
di tela, le valigie di cartone legate con lo spago,
l'aria spaurita di chi va incontro a un mondo
di cui non sa nulla ma da cui si aspetta tutto.
Arrivavano in via Delle Coste 6, dove oggi c'è
il liceo artistico, nella Casa del migrante, l'Ellis
Island di casa nostra. Oggi di questa fetta della
storia veronese non è rimasto quasi nulla, se
non la memoria di chi conobbe da vicino questa
realtà. Come Rosalba Lucchetti, negli anni Cinquanta
giovane assistente sociale incaricata dal Ministero
del Lavoro di occuparsi dei migranti che arrivavano
in via Delle Coste, dove sostavano anche qualche
giorno, per sottoporsi agli esami della Commissione
italo-tedesca che aveva il compito di verificare
l'idoneità degli aspiranti lavoratori che volevano
emigrare in Germania. Premette, la signora Rosalba,
che all'epoca il Ministero aveva fatto due appalti
con la Pontificia Opera Assistenza, la Poa, per
il servizio sociale e il servizio di mensa, nella
Casa del Migrante, molto attiva soprattutto tra
il 1956 e il 1960. Il direttore era il dottor
Angelo Vagliani. «Il primo posto per l'accoglienza
dei migranti, che per la maggior parte arrivavano
dal sud d'Italia», spiega la signora Lucchetti,
«fu un capannone in Fiera. Poi, quando si vide
che la mole di arrivi era diventata imponente,
venne organizzata la Casa del migrante in via
Delle Coste, con i relativi servizi. Allora c'era
un'organizzazione molto efficiente. La Germania
faceva sapere al Ministero del lavoro, e questo
a sua volta agli Uffici di collocamento locali,
quanta e quale manodopera le serviva. Si compilavano
delle liste e i candidati si iscrivevano. La chiamata
poteva essere generica ma anche nominativa. Comunque
tutti dovevano passare per Verona per passare
l'esame con la commissione». Si trattava soprattutto
di esami medici: si verificano le condizioni di
salute dei candidati e si scartavano solitamente
quelli affetti da Tbc e da malattie veneree. Essere
rispedito indietro era sempre una delusione cocente,
una sconfitta, il crollo di molte illusioni. Per
evitare tutto questo, quando c'erano i casi
«incerti», l'assistente sociale e le sue colleghe
escogitavano soluzioni per aiutare gli aspiranti
lavoratori a passare l'esame. «Uno dei problemi
più comuni era il difetto alla vista», racconta
Rosalba Lucchetti. «E allora si cercava di procurare
ai migranti degli occhiali per poter superare
la visita medica. E qui bisogna dire che la generosità
dei veronesi è stata tanta nei confronti di queste
persone. Ricordo, ad esempio, la disponibilità
del commendator Renato Aschieri, che ci ha fornito
decine di lenti e montature gratis. E come lui
Carlo Guarisco, un odontotecnico che faceva la
protesi dentarie gratis a quelli che avevano problemi
con la dentatura. E poi c'erano tanti privati
che ci regalavano capi d'abbigliamento, biancheria,
scarpe. La Vigile ci assicurava la sorveglianza
e la Valpantena metteva a disposizione i bus per
portare i migranti che da Porta Nuova dovevano
recarsi al Centro. È stata una grande prova di
solidarietà che non va dimenticata». Un ricordo
a parte merita la vicenda del cinto inguinale.
«Un altro problema comune era quello delle ernie»,
ricorda la signora Rosalba. «Per aiutare i migranti
noi del personale facemmo una colletta e comprammo
un cinto inguinale. Lo fornivamo a chi doveva
passare la visita medica e poi ce lo facevamo
restiuire, per il prossimo che ne avesse avuto
bisogno. Era il cinto del miracolo che compariva
e scompariva. Ovviamente poi i migranti che ne
avevano necessità se lo compravano in Germania
con la prima paga. Ma non l'avrebbero mai avuta
se non avessero passato la visita medica».
Era un mondo di povertà e di speranza quello
che passava nella «Ellis Island» di via Delle
Coste. «La gente non sapeva nulla della Germania,
tanto meno delle città dove era destinata»,
continua la signora Rosalba. «Allora prendevo
i candidati a gruppetti, li portavo in una stanza
del Centro dove c'era una grande carta geografica
della Germania, e spiegavo loro la strada per
arrivare a destinazione e qualcosa del luogo dove
andavano a lavorare. La maggior parte era richiesta
dalla Volkswagen, ma tanti andavano a lavorare
cone contadini, operai tessili, meccanici. Erano
accolti in case di legno costruite vicino alle
fabbriche ma confortevoli e riscaldate, godevano
di assistenza medica e avevano un contratto in
regola. Ho ricevuto decine di lettere di ringraziamento,
piene d'affetto e di riconoscenza per il lavoro
fatto qui a Verona per loro. Sono state la mia
più grande soddisfazione».
In questo quadro si inserisce la preziosa opera
assistenziale di un sacerdote veronese, don Dario
Dal Gallo, un vero angelo per i migliaia di migranti
che tra gli anni ‘50 e ‘60 si riversarono
al Centro dei migranti. Oltre all'aspetto logistico,
occorreva fornire loro assistenza materiale, morale
e spirituale. Compito non facile da assolvere
per il quale si fece promotore, instaurando una
attivissima organizzazione umanitaria, don Dario
Dal Gallo a quell'epoca curato a Santa Lucia.
Classe 1913, nativo di Quaderni di Villafranca,donDal
Gallo allora presidente dell'Opera Diocesana
di Assistenza seppe coinvolgere nel suo progetto
decine di giovani e meno giovani. Nell'ex Casa
della Gil all'inizio di corso Porta Nuova (dove
sorge l'attuale Camera di Commercio) ancora
danneggiata dai bombardamenti aprì le cucine
e le mense, diede vita ad un efficiente segretariato
sociale per facilitare i collegamenti dei lavoratori
in partenza con le famiglie. «Era l'angelo
consolatore di tutti», racconta la signora Rosabianca
Carlini che con lui operava a stretto contatto,
«si impegnava in tutti i modi per aiutare questa
povera gente alla quale dedicava i momenti di
assistenza spirituale. Risolveva le situazioni
anche difficili. Ad alcuni suggeriva con successo
di ritornare a casa in famiglia dando indicazioni
per eventuali occupazioni nel loro paese». Furono
anni intensi per il dinamico sacerdote che ha
svolto un ruolo importantissimo in quei tempi.
«Era molto ascoltato dalla Commissione tedesca»,
precisa la signora Carlini ultranovantenne lucidissima,
memoria storica di tanti avvenimenti, «e dallo
stesso direttore del Centro il funzionario ministeriale
dottor Angelo Vagliani, ancora vivente, che lo
circondava di tanta stima per il bene che elargiva
a piene mani». Monsignor Dal Gallo, quale presidente
della Poa- Oda ha dato vita prima alla colonia
permanente a San Zeno di Montagna, quindi a quelle
marine di Igea, Cesenatico e Pinarella per accogliere
i bambini delle famiglie meno abbienti. Ricorda
con tanto entusiasmo e rievoca la memoria dell'intrepido
sacerdote, scomparso nel 1971, la signora Ada
Lavagnoli di Santa Lucia, sua collaboratrice nella
direzione delle colonie da lui ideate e sempre
partecipe del Centro Italiano Femminile. «Don
Dario era un prete eccezionale», ammette. «Per
un ventennio è stato un protagonista della vita
sociale, non solo in città ma anche in provincia,
che merita di essere ricordato».
Festival dei giochi
in strada a verona
Per tre giorni, dal 26 al 28 settembre, il centro
storico di Verona è stato invaso dal Tocatì,
il festival internazionale dei giochi in strada
organizzato dall'Associazione Giochi Antichi
e dal Comune con il sostegno di numerosi sponsor.
Quest'anno il festival era alla sua sesta edizione
e l'ospite d'onore è stato la Scozia, nazione
da cui sono arrivati 200 partecipanti tra giocatori
di giochi tradizionali scozzesi, suonatori di
cornamuse, danzatori e rappresentanti degli enti
del turismo scozzese. Il successo di pubblico
è stato enorme: si è stimata la partecipazione
di 250.000 persone nei tre giorni della manifestazione
che ha proposto 130 eventi tra giochi tradizionali
allestiti tra strade, cortili e piazze della città
antica, insieme a incontri, convegni e mostre
sempre sul tema del gioco tradizionale. A giocare
in piazza sono arrivati rappresentanti di associazioni
ludiche da diverse regioni italiane e da numerosi
Comuni della provincia veronese, facendo riscoprire
ad adulti e bambini il piacere di giochi talvolta
dimenticati ma ancora di grande interesse, capaci
di competere, nella loro semplicità, con i più
moderni videogames. Con il vantaggio che i giochi
tradizionali stimolavano bambini e ragazzi ad
affinare le proprie doti di destrezza e l'attività
fisica, favorendo la salute molto più di tanti
sedentari giochi moderni. L'Associazione Giochi
Antichi, di cui è presidente il veronese Paolo
Avigo e di cui è vicepresidente Giuseppe Giacon,
ha tra i suoi scopi la ricerca di giochi tradizionali
e la loro riproposta prima che vengano completamente
dimenticati.
Madre Vincenza Poloni è stata la suora che
riformò l'assistenza sanitaria
La Beatificazione di Vincenza
Poloni
Un lunghissimo applauso ha reso omaggio a una
grande donna veronese, madre Maria Vincenza Poloni,
che nel segno della Misericordia, sostenuta da
una notevole intelligenza e da un amore straordinario
per l'umanità sofferente riuscì a metà Ottocento
a riformare l'assistenza sanitaria e lo stesso
concetto di assistenza sociale in un'epoca in
cui la sola parola ospedale suscitava orrore,
perchè evocava un luogo sporco, promiscuo, dove,
più che a guarire dalle malattie, si andava a
morire.
Domenica 21 settembre, in una solenne e suggestiva
cerimonia in un affollato Palazzetto dello sport,
nel corso di un rito seguito da 8000 persone,
alla presenza di numerosi rappresentanti delle
istituzioni civili e militari di Verona, questa
donna di grande talento, cofondatrice con il beato
Carlo Steeb dell'Istituto delle Sorelle della
Misericordia, è stata proclamata beata da monsignor
Angelo Amato prefetto per la Congregazione delle
cause dei santi.
Madre Poloni in pochissimi anni e con un esiguo
gruppo di consorelle riuscì a trasformare il
Ricovero cittadino da luogo di sofferenza a luogo
d'accoglienza e di consolazione. Era il suo
stile, come ha sottolineato monsignor Angelo Amato,
prefetto della Congregazione per le cause dei
santi che ha presieduto la celebrazione in rappresentanza
di Papa Benedetto XVI:«Umiltà, semplicità e
carità sono da sempre state le peculiarità di
questa donna e di tutte le sue consorelle. Erano
angeli per il conforto degli ammalati e delle
persone anziani, ma anche madri per gli orfani
e guida per le giovani. Madre Vincenza impersonò
la carità prima in famiglia, occupandosi dei
congiunti in difficoltà ma anche dell'andamento
della famiglia e poi nella società. E lo faceva
con una santa allegria che trasmetteva anche alle
sue consorelle. Il servizio ai malati non era
fatto solo con misericordia ma anche con entusiasmo,
con dedizione.
Era un'autentica sorgente di carità cristiana.
Per tutti noi Madre Vincenza Poloni è un modello
di dedizione e d'amore. Ma lo fu anche ai suoi
tempi. Quando morì tutta la città la pianse».
Di Madre Vincenza Poloni, è stato ricordato nel
corso della cerimonia, non è rimasta neppure
una reliquia. Per suo volere la religiosa, che
morì a soli 53 anni stroncata da un tumore, fu
vestita con gli abiti più logori che aveva, posta
in una semplicissima bara di legno e deposta in
una tomba al Mounementale dove già erano state
sepolte alcune consorelle. Nel giro di pochi anni
la cassa di legno si ruppe e i resti di madre
Vincenza si mescolarono con quelli delle altre
suore che avevano voluto analoga sepoltura.
Ma nemmeno in vita Madre Vincenza lasciò documenti
o scritti ufficiali, a parte qualche lettera e
degli appunti oggi esposti con i loro testi originali
nella piccola sala-museo visitabile nell'istituto
delle Sorelle della Misericordia in via Valverde,
accanto alla chiesa della Casa Madre. «Sappiamo
attraverso una serie di testimonianze trasmesse
oralmente o scritte successivamente che Madre
Maria Vincenza era una persona dolce ma molto
esigente con le consorelle», ha ricordato monsignor
Amato, «perchè esigenva estrema puntualità
al lavoro e voleva che le suore infermiere fossero
altamente professionali nel loro lavoro, un atteggiamento
di grande modernità. Ecco perchè Madre Poloni
è un modello attuale: i santi della carità oggi
sono i veri benefattori dell'umanità perchè
indicano la strada da percorrere, concretamente,
della carità cristiana con l'accoglienza, la
solidarietà, la bontà realizzata nei gesti quotidiani
nei confronti di chi è in stato di necessità.
Senza essi la nostra società sarebbe più povera».
Alla cerimonia erano presenti il vescovo Giuseppe
Zenti, il vescovo emerito monsignor Flavio Roberto
Carraro, il postulatore per la beatificazione
di madre Poloni, padre Silvio Tomasi, vescovi
e arcivescovi italiani e stranieri tra cui due
alti prelati africani, numerosi sacerdoti della
Diocesi scaligera. Bellissimo il coro dell'Avesca,
l'associazione delle scholae canthorum veronesi,
che ha accompagnato in modo magistrale la celebrazione.
La madre generale delle Sorelle della Misericordia,
suor Teresita Filippi, ha ringraziato monsignor
Amato chiedendogli di far presente a Papa Benedetto
XVI «la riconoscenza della Congregazione per
aver annoverato nel libro dei beati Madre Vincenza
Poloni », che va ad allungare la schiera già
folta di santi, beati e venerabili veronesi. Monsignor
Zenti ha sottolineato l'attualità della figura
di Madre Vincenza Poloni:«Un grande senso del
dovere professionale e la necessità di aprire
la nostra interiorità ad atti veri di misericordia
sono i suoi tratti salienti. Questa figura si
rivela di grande modernità perchè oggi sono
questi i valori da recuperare per i nostri giovani.
Dobbiamo mettere tutte le nostre risorse educative,
a scuola, in famiglia e nelle parrocchie, a insegnare
la serietà e la professionalità ai giovani prima
che vadano alla deriva. I giovani hanno grandi
risorse ma noi adulti dobbiamo stare con loro,
non davanti a loro».
Liberare le donne
dalla tratta
Convegno internazionale delle organizzazioni
femminili cattoliche
L'obiettivo è ambizioso: sconfiggere la convinzione
radicata che il mestiere più vecchio del mondo
sia «inevitabile», andando a colpire, ma anche
a responsabilizzare, i clienti delle prostitute.
Forse un'utopia ma anche il segno di un fondamentale
ambiamento di mentalità in tema dello sfruttamento
di migliaia di donne, bambine e bambini come oggetti
sessuali. È una delle conclusioni uscite dalla
tavola rotonda svoltasi a settembre alla Gran
Guardia nell'ambito dei lavori della conferenza
europea «Liberiamo le donne dalla tratta» che
si è svolto al Centro unitario per la cooperazione
missionaria (Cum), in via Bacilieri a Verona per
iniziativa del Wucwo/Umofc, l'Unione mondiale
delle organizzazioni femminili cattoliche in collaborazione
con Azione Cattolica Italiana, Centro Italiano
femminile (Cif) e Gruppo Promozione Donna di Milano.
I partecipanti all'iniziativa sono stati circa
un centinaio provenienti da 17 Paesi europei:
Spagna, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Norvegia,
Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svizzera, Italia,
Lettonia, Ungheria, Slovacchia, Bosnia-Erzegovina,
Serbia, Albania e Repubblica Moldova. Insieme,
ha affermato Maria Giovanna Ruggieri, vice presidente
Umofc Europa, «vogliamo affrontare un tema che
richiede attenzione, rispetto, competenza, in
cammino con quanti se ne occupano in modo specifico,
con la consapevolezza che ci troviamo di fronte
a due grandi forme di povertà: quella materiale
di chi è costretto a usare il proprio corpo per
sopravvivere e quella morale di chi è convinto
che tutto possa essere comprato, anche le donne
e spesso i bambini».
La tratta del nuovo millennio, che sposta da un
Paese all'altro migliaia di giovani donne offrendo
loro l'illusione di una vita migliore, che in
realtà si consuma sul marciapiede, è stato uno
dei temi fondamentali dei lavori al Cum dove si
è dibattuto della prostituzione e della necessità
di un maggiore impegno per mettere fine a questa
nuova schiavitù.
Toccante la testimonianza di Esose Aghatise, dell'associazione
Iroko onlus di Torino, che ha parlato della realtà
delle nigeriane:«Rappresentano il 50 per cento
delle donne ridotte in schiavitù per essere sfruttate.
Su di loro la pressione culturale e psicologica
è terribile. Le aiutiamo a liberarsi da essa
e a scegliere una vita nuova grazie anche alla
legge 40 che permette alle ex schiave di restare
in Italia per motivi umanitari e avviarsi così
a un processo di integrazione sociale grazie a
precisi progetti di recupero». Su questa linea
anche suor Eugenia Bonetti, dal '93 responsabile
del centro d'accoglienza della Caritas a Torino
dove almeno tremila nigeriane ogni notte si spostano
per raggiungere le periferie urbane di svariate
città, e anche Roberto Gerali, responsabile del
servizio antitratta dell'associazione Papa Giovanni
XXIII fondata dal compianto don Oreste Benzi,
alla cui memoria è andato un caloroso applauso.
«Bisogna spostare l'attenzione sui clienti»,
ha detto Gerali, «perchè non è ammissibile
che si rendano complici dell'orrore di considerare
donne e bambine merce da sfruttare», ricordando
che in Italia i clienti delle prostitute sono
stimati sui 10 milioni. Nel suo brillante intervento
di chiusura, l'europarlamentare europea Patrizia
Toia ha ribadito l'assurdità di regolamentare
per legge la prostituzione:«Dovremmo considerarlo
un lavoro come un altro e magari far credere ai
nostri figli che lo possono fare, magari facendo
anche qualche corso di formazione professionale?»
E ha ricordato che laddove la prostituzione è
legalizzata non è stata però sconfitta la tratta
internazionale che «opera con un'organizzazione
da multinazionale». I tempi sono maturi per un
salto di qualità culturale:«Dire che la prostituzione
è antica non ha più senso. Le cose cambiano.
Le leggi per combatterla ci sono: si applicchino
senza ipocrisie».
Impegno globale
La conferenza europea è stata organizzata dall'Unione
mondiale delle organizzazioni cattoliche femminili
(Umofc), che comprende 90 associazioni di ogni
continente. In Italia ne fanno parte l'Azione
cattolica, il Centro italiano femminile e il Gruppo
promozione donna di Milano.
Fondato nel 1910 (il segretariato mondiale ha
sede a Parigi), l'Umofc ha l'intento di promuovere
la partecipazione e la corresponsabilità delle
donne cattoliche nella società e nella Chiesa.
Sono oltre 500 mila le donne che ogni anno vengono
«importate» in Europa da organizzazioni criminali
e avviate al mercato del sesso a pagamento. Secondo
le stime effettuate un anno fa dal Dipartimento
delle Pari opportunità della presidenza del Consiglio,
in Italia sarebbero dalle 15 alle 18 mila le donne
coinvolte nel traffico. Di ben altro tenore i
numeri presentati dall'Organizzazione internazionale
per le migrazioni: sarebbero dalle 50 alle 70
mila le prostitute presenti in Italia, provenienti
soprattutto dall'Africa e dall'Est europeo,
per un businnes di 90 milioni di euro al mese.
Il 30-40 per cento avrebbe un'età compresa
tra i 14 e i 18 anni. L'Umofc ha presentato
il manifesto contro la tratta che è stato portato
al Parlamento Europeo a Bruxelles.
L'Antico e il Prezioso,
più unico che mai!
Un nuovo imperdibile appuntamento tra Antichità,
Mistero. Ed una grande sfida: un Galà per sostenere
la Ricerca sulla Fibrosi Cistica
Dopo la visita straordinaria durante la passata
edizione di eminenti personalità del mondo politico
e imprenditoriale, L'Antico e il Prezioso 2008
– Mostra Nazionale d'Antiquariato - si è
ripresentata con un nuovo ricchissimo programma
per confermare i suoi quattro anni di successi.
Dal 31 ottobre al 9 Novembre, nelle sale dell'ex
Arsenale scaligero, poco distante dal ponte di
Castelvecchio, si è snodata una kermesse davvero
"preziosa" e prestigiosa. Anche quest'anno
protagoniste sono state le gallerie antiquarie,
sempre più ricercate e selezionate, provenienti
dal territorio locale e nazionale, pronte a proporre
ai visitatori della mostra le meraviglie dell'antico:
dai ricercati dipinti alle straordinarie stampe,
dai tappeti finemente intrecciati ai tessuti più
lavorati, dalle preziosità degli ori agli argenti
cesellati, dai mobili più elaborati ai complementi
d'arredo da sogno.
A corredo di questa proposta, due gli eventi d'eccezione.
Il primo, realizzato in collaborazione con l'Ente
Fiera di Verona, ha per protagoniste delle straordinarie
carrozze d'epoca europee, da metà ‘800 ai
primi del ‘900: un'occasione davvero rara
per stupirsi di fronte a questo fulgido predecessore
dell'automobile. Il secondo, avvolto da dorati
incensi, concentra l'attenzione su una delle
più antiche e profonde espressioni artistiche
di tutti i tempi: l'icona. Tra Arte e Mistero.
Provenienti dalla ricchissima e splendida collezione
del professor Ubaldo Procope, importante iconografo
di fama internazionale, la mostra, dal profondo
significato spirituale e popolare, rivela come
le icone riflettano le sofferenze e le gesta di
un popolo, legate a specifici fenomeni e avvenimenti
storici, svelandone il mondo interiore, la purezza
e la nobiltà d'animo.
Ad anticipare la manifestazione, la grande sfida
che, per quest'anno, la Mostra d'Antiquariato
Nazionale "L'Antico e il Prezioso" ha raccolto
e sposato per poter partecipare ad ambitissimi
traguardi. La sera precedente l'inaugurazione
ufficiale della kermesse, il 30 ottobre, nelle
prestigiose sale del Circolo Ufficiali a Castelvecchio
si è svolto un Galà per sostenere concretamente
la Federazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica.
Non si può chiamare "beneficenza" l'impegno
con il quale ogni giorno migliaia di persone lottano,
combattono, soffrono nell'affrontare la malattia
genetica grave più diffusa nel mondo occidentale,
ancor oggi senza guarigione: la fibrosi cistica,
conosciuta anche con il nome di mucoviscidosi.
Da chi ne è affetto, per lo più giovani e bambini
, ai ricercatori a quanti operano per farla conoscere,
l'unica prospettiva è quella di poter continuare
a promuovere la ricerca scientifica attraverso
il finanziamento di progetti innovativi.
L'Antico e il Prezioso e la Ricerca unite dunque
per una speranza, per realizzare un sogno, per
sostenere l'impresa più grande: guarire la
Fibrosi Cistica. L'Antico e il Prezioso, patrocinata
dalla Regione Veneto, dalla Provincia e dal Comune
di Verona, dalla Camera di Commercio, dall'Ordine
degli Architetti e dalla Confindustria veronesi,
è realizzata in collaborazione con l'Assessorato
alla Cultura e l'Assessorato alle Pari Oppurtunità
e Lavori Pubblici del Comune di Verona, con la
Circoscrizione 2^ di Verona e con l'Associazione
Ars Regia Scaligera.
I 35 anni del circolo l'Arena
In occasione dei 35 anni di attività del circolo
L'Arena di Buenos Aires dell'Associazione
Veronesi nel Mondo si riuniranno dal 6 al 10 novembre
nella capitale argentina tutti i presidenti dei
circoli dell'Associazione del Sudamerica, con
il presidente dei Veronesi nel Mondo, Giuseppe
Riccardo Ceni e una delegazione proveniente da
Verona.
Accanto ai presidenti dei circoli sudamericani
è prevista la presenza di un giovane rappresentante
dei circoli, in modo da rinsaldare il patto di
colalborazione tra i vecchi e i nuovi associati.
In ocacsione di questo importante evento associativo
si svolgerà un convegno sul tema "L'emigrazione
in Argentina" e si organizzerà una grande festa
all'Istituto delle Sorelle della Misericordia
di Buenos Aires la cui responsabile è la veronese
suor Ancilla Seno, originaria di Isola della Scala.
La festa del Circolo
San Gallo in Svizzera
La data della nostra festa è al 22 novembre alle
19 nella sala del centro Saint Kolumban di Rorschach
con degustazione di piatti tipici della cucina
veneta, tombola e musica.
Giuseppe Spada
Un impegno totale per gli ex migranti
Lutto nella grande famiglia dei Veronesi nel Mondo.
Lo scorso 25 luglio è morto Giuseppe Spada, 80
anni, ex emigrante in Svizzera, dove ha lavorato
per diversi anni, e attivissimo collaboratore
per molti anni del Circolo ex emigranti della
Valpolicella. Ai familiari di Giuseppe Spada le
condoglianze del presidente del Circolo della
Valpolicella Benito Scamperle e di tutti i componenti
dell'Associazione dei Veronesi nel Mondo.
Scomparso il re della
frutta
Grande cordoglio nel mondo imprenditoriale veronese
ha suscitato la morte, lo scorso agosto, di Giovanni
Bocchi, che aveva fondato un impero nel settore
della commercializzazione mondiale dell'ortofrutta.
Si fa strada ora l'idea di intitolare alla sua
memoria un riconoscimento per onorarne l'impegno
nel lavoro.
Giovanni Nino Bocchi è stato un imprenditore
dell'ortofrutta di livello mondiale che non
ha mai voluto rinunciare alla sua riservatezza.
Pochi, fuori dall'ambiente e dalle ristrette
amicizie, lo conoscevano. Anche la famiglia ha
mantenuto uno stretto riserbo nel rispetto della
sofferenza nella quale ha lottato fino all'ultimo
giorno prima di andarsene. E la sua scomparsa
è stata annunciata a funerali avvenuti. La riservatezza
del resto accompagna tutti i Bocchi, famiglia
di origini rodigine nell'ortofrutta da quattro
generazioni, avviata al successo dal nonno Giovanni
con il primo banco al mercato di Francoforte prima
di Verona.
Grande innovatore, Nino Bocchi ha mondializzato
la produzione e la commercializzazione. Nino Bocchi
aveva portato il gruppo a superare il miliardo
di euro di fatturato (con marchi come HappyTree)
raddoppiandolo grazie alla combinazione azionaria
con la belga Univeg, holding logistica internazionale
altrettanto potente.
Il gruppo veronese, come l'aveva realizzato
Bocchi valeva già il quinto posto tra i colossi
della frutta nel mondo, dietro a potenze come
Dole, Chiquita, Del Monte e Fyffes. La proprietaria
è l'Univeg che conta 6.500 dipendenti e 32mila
ettari coltivati di proprietà. L'ulteriore,
imponente sviluppo dato a suo tempo da Nino Bocchi
ha portato a movimentare ben 300 mila tonnellate
di frutta, in controstagione, dalle Americhe all'Europa.
Meno frigoriferi e prodotti sempre freschi per
un vero precursore, anche nel biologico vero e
nel direct way, avvicinando il produttore ai consumatori.
Giovanni Bocchi aveva iniziato alla fine degli
anni '50, dietro un banco del mercato di Francoforte,
in Germania. Nel giro di qualche decennio l'attività
originaria di importazione dall'Italia si è
allargata a tutto il Mediterraneo e all'America
Latina. Oggi l'Univeg è alla testa di un impero
che si colloca al quinto posto nel mondo nella
distribuzione di frutta, verdura e piante.
Monsignor Francesco Bennati
Una vita tra Belgio e Francia
Si è spento lo scorso giugno, all'età
di 83 anni, monsignor Francesco Bennati che fu
a lungo missionario tra gli emigranti in Francia.
Il funerale è stato officiato dal vescovo
di Verona Giuseppe Zenti nella parrocchiale di
Soave, scelta perché capace di accogliere la
moltitudine di fedeli e parrocchiani che hanno
voluto accompagnare don Francesco per l'ultimo
viaggio. Il sacerdote era nato il 21 dicembre
1924 in contrada Bennati, un pugno di case da
dove sono usciti quattro preti e che per questo
si è meritata il titolo di «Vaticano».
La svolta venne, come raccontò anni fa
suo cugino don Alessandro Bennati, «con l'arrivo
in paese di un giovane curato, don Raffaele Morandini,
che radunò quattro ragazzini "soto el figaro"
e cominciò a prepararli per l'esame di
prima ginnasio per destinarli poi al seminario.
Ordinato sacerdote il 27 giugno 1948, era stato
vicario a Sona, a Valdiporro, a Castion e nella
parrocchia cittadina di San Pio X dal '58 al '62,
dove restò poi parroco fino al 1971 costruendo
la chiesa. Trascorse poi undici anni, fino al
1982, come parroco del duomo di Legnago, che gli
meritò il titolo di canonico onorario nel
1973. Chiese e ottenne di trasferirsi missionario
degli emigrati italiani in Francia, e visse a
Valenciennes nella regione mineraria al confine
con il Belgio fino al 1988, partecipando ai problemi
del mondo operaio e avviando una catechesi familiare
d'avanguardia. Tornato a Cazzano, divenne rettore
della chiesa di San Felice e curò anche
la messa domenicale nella parrocchia di Finetti.
Non avendo più parenti, era stato accolto
nella famiglia di Ermegildo Burato, suo compagno
d'infanzia, che negli aveva curato i terreni di
famiglia. «Buono, di cultura profonda, preparato
e sempre disponibile», lo descrive il parroco
don Renato, che a lui ricorreva nei periodi di
più intenso lavoro pastorale, «e pur sofferente
negli ultimi anni, non ha mai fatto pesare o cercato
scuse per questa sua condizione».
Il poeta del bronzo
Nelle opere di Arsenio De Bortoli passione, forza
e cuore
Un concentrato di energia e di espressione, come
la sua vita. Arsenio de Bortoli, 73 anni vissuti
intensamente, dalla sua infanzia in via Albere,
da dove la famiglia fuggì per sottrarsi
ai bombardamenti degli americani, alle prime infantili
sperimentazioni di scultura con la creta umida
raccolta dal pavimento delle grotte di tufo sopra
Quinzano, dove Arsenio, allora ragazzino, con
la famiglia, si rifugiava sempre per scappare
dalle bombe. I primi rudimenti della scultura,
l'arte che lo avrebbe accompagnato per il resto
della sua esistenza, furono dei piccoli carrarmati
di fango. E quando suo padre gli intimò
«o lena o pena», cioè, o lavori
o studi, ma scegli subito, Arsenio, che era poco
incline alla disciplina, preferì andare
a lavorare in una fonderia specializzata nella
realizzazione di statue per i cimiteri. Capì
poi, il giovane Arsenio, che il lavoro nobilita
ma per essere artista non basta la passione. Ci
vuole la tecnica. E così si iscrisse all'istituto
d'arte Napoleone Nani, fucina di tanti artisti
veronesi, dove si recava con la bicicletta mezza
scassata della mamma. Poi l'incontro con Gino
Bogoni, con Bepi Fontana, «che faceva i
tortellini di gesso e li metteva a seccare sulla
finestra per far vedere che a casa sua, a San
Zeno, c'era abbondanza di cibo». Per lui la scultura,
in particolare con il bronzo, è sempre
stata passione allo stato puro. Nel suo laboratorio
di San Massimo, dove abita in via Lugagnano, ha
continuato a realizzare le sue idee, ispirandosi
al mondo della religione, della natura, all'umanità
spesso vista sotto il profilo della sofferenza,
proponendo le sue opere in decine di mostre. Per
la sua attività artistica, che gli è
valsa premi e riconoscimenti, nel 1994 ha ricevuto
l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica.
Oggi il percorso artistico di ArsenioDe Bortoli
è raccolto in un elegante volume edito
dalla Si.Be. srl Edizioni d'Arte Lettore di San
Martino Buon Albergo, con foto della Si.Be group.
La donna è uno dei suoi temi ricorrenti,
anche se giura che nella sua vita ha amato solo
sua moglie, a cui dedica anche il testo, «sposa
di una vita», da cui ha avuto tre figli che gli
hanno dato tre nipoti di cui lui è orgoglioso.
La donna come madre è rappresentata in
una delle sue sculture più forti, la donna
straziata dal dolore del parto, che rivela tutta
la tensione e la fatica di mettere al mondo una
piccola vita. E una forza simile, ma tutta concentrata
nell'atto del lavoro, è quella espressa
dal grande bove che tira l'aratro, in un immaginario
continuum dove l'animale si fonde con il pesante
attrezzo agricolo. La spiritualità intensa
di De Bortoli si esalta nel drammatico Cristo
in croce, il Re dei re, con le spine che escono
dal capo, il peccato che trafigge l'Uomo che espia
così la tragedia del male. È invece
legata alla terra e al messaggio fondamentale
di Cristo, il pane che si fa corpo del Signore,
la singolare realizzazione bronzea dell'altare
che appare come una sorta di grezza pagnotta che
si può aprire per rivelare nella sua cavità
lo spazio per il calice retto da tralci di uva.
Così si snoda l'arte di Arsenio De Bortoli
raccontata nel libro che ripercorre attraverso
immagini e commenti la sua ricerca vitale e che
si è espressa nei temi laici come in quelli
sacri, profondendo ovunque una passione che gli
anni hanno resa più intensa e ricca di
significati.
Tutto il gusto della Lessinia
Corrado Benedetti l'innovatore delle tradizioni
Era ancora un ragazzino e già gli piaceva mettere
le mani in pasta. Quella del salame, che confezionava
imparando l'arte da papà Vittorio. Oggi Corrado
Benedetti, del salame, del lardo e dei formaggi
è diventato il principe. Almeno a Verona, nel
suo "feudo" di Croce dello Schioppo, a Sant'Anna
D'Alfaedo. Il papà qualche volta lo prende
anche in giro:"A 37 anni, invece di cercarsi
la morosa, è ancora lì che fa esperimenti e
progetti che vanno al di là anche della nostra
immaginazione". Vittorio Benedetti, 65anni,
che da sempre lavora formaggi e salumi in Lessinia,
parla di suo figlio con un misto di orgoglio e
di incredulità. Ma Corrado Benedetti ha le idee
chiare, che partono da un presupposto fondamentale:
pensare in grande e rigorosamente secondo criteri
di alta qualità. Così, quando si è affiancato
al lavoro del papà, ha cominciato a cambiare
faccia al formaggio con una serie di sperimentazioni
che per la cultura della zona erano a dir poco
degli azzardi: dalla ormai classica macerazione
del Monte Veronese nelle vinacce dell'Amarone
a quella nelle erbe aromatiche, all'ultima della
serie, nelle ciliegie e nelle fette di pera. Il
mercato gli ha dato ragione: oggi nel suo magazzino
di stagionatura, dietro allo storico spaccio dello
Schioppo, circolano ogni anno diecimila forme
di formaggio e 350 quintali di salumi, destinati
a 120 ristoranti veronesi e a un numero notevole
di negozi gourmet.
"Tutto è partito dalla malghetta di nonno Angelo",
racconta Corrado orgoglioso delle sue origini
di casaro della Lessinia. "Mia mamma Pasqua
lavorava con suo padre, mio nonno appunto, nella
piccola malga di casa negli anni '40. La mamma,
qualche anno dopo, verso gli anni '50, si occupava
della raccolta del latte per un caseificio a Ceredo.
Dieci anni dopo mio papà Vittorio ha avviato
un piccolo allevamento di suini e negli anni '70
ha cominciato a lavorare i salumi e, contemporaneamente,
i miei hanno aperto una trattoria, un locale alla
buona dove si mangiava polenta, salame e formaggio.
Nel '72 la mamma ha avuto l'idea di aprire
lo spaccio dello Schioppo. E adesso sono arrivato
io".
Con Corrado lo spaccio è stato affiancato da
un'elegante sala di degustazione dove, oltre
ai prodotti affinati dai Benedetti, che ormai
non producono più salumi e formaggi ma si sono
specializzati nella selezione e nell'affinamento
di questi prodotti, si trovano selezioni di vini
della Valpolicella. Per questo Corrado Benedetti
ha portato a 300 i metri quadrati di locali destinati
alla lavorazione e alla stagionatura di formaggi
e salumi, con pavimenti in terracotta per mantenere
costanti temperatura e umidità. "Cerco sempre
di rifornirmi dai produttori che lavorano bene,
sia per i salumi che per i formaggi. Ogni caseificio
qui della zona ha delle caratteristiche adatte
alle nostre esigenze.E poi ho un enologo che segue
le macerazioni dei formaggi. Siamo partiti con
il Monte ubriaco, quello macerato nell'Amarone.
Non era una vera novità perchè quella tecnica
la conoscevano già nel Trevigiano, ereditata
da una tradizione antichissima, quando i contadini
per salvare le loro forme di formaggio dai predoni
che razziavano villaggi e contrade, le nascondevano
nelle botti di vino. Poi si scoprì che quelle
forme erano una vera ghiottoneria. Ma Corrado,
che si è andato a comprare anche una fossa di
tufo a Sogliano al Rubicone, in provincia di Forlì,
per affinare le forme di cimbro e farne dello
straordinario formaggio di fossa, riesce a pensare
a qualcosa d'altro che non siano caci aromatizzati
nel rosmarino o nelle foglie di noce? "Beh",
risponde lui con un sorrisetto ironico, "mai
dire mai alle occasioni nella vita. se trovo una
ragazza che vuol condividere questa mia vita e
questi mei sogni ben venga." Punto forte delle
sue produzione è il lardo, così buono da far
concorrenza a quello di Colonnata o al valdostano
di Arnad. Un tempo veniva messo a stagionare sui
seciàri, i lastroni di Rosso Veronese con l'incavo
con cui si facevano i secchiai. Di qui il nome
di lardo di seciàr. Come quello di Colonnata
anche il lardo dello Schioppo rappresentava il
nutrimento forte di contadini e cavatori, o, soffritto,
un ottimo condimento. E come il lardo carrarese
anche quello veronese è "marinato" con erbe
locali ed è ottenuto da maiali di oltre 160 chilogrammi.
Trattoria al Bersagliere
Il gusto delle buone tradizioni
Leo Ramponi propone piatti veronesi con qualche
"goccia" di innovazione
La cucina veronese con un tocco di creatività.
Si trova nella trattoria tipica al Bersagliere,
situata nel centro storico di Verona, nel cuore
dell'antico borgo dei Filippini, in via Dietro
Pallone, che offre al visitatore un' occasione
vera per degustare gli antichi sapori veronesi
ma anche piatti di rango non necessariamente legati
alla storia locale, comunque preparati con cura
e con una scelta rigorosa delle materie prime.
Perchè il titolare del locale, eo Ramponi, una
lunga espereinza nel campo della ristorazione
e cultore fedele dei sapori del territorio veronese,
vuol offrire ai suoi ospiti il meglio della tradizione
gastronomica locale, compresa quella bella vecchia
abitudine del <paròn> che va a conversare
con i suoi ospiti spiegando cosa mangiano e cosa
bevono. Conosciuta dai personaggi dello spettacolo,
come testimonia la collezione di foto con autografo
appese alle pareti del locale, frequentata da
veronesi doc e da chi trovandosi in città vuole
assaporare gli schietti profumi della tradizione
scaligera la trattoria Al bersagliere propone
tra i piatti classici, lardo della Valpolicella,
soppressa casalinga, petto d'oca affumicato,
bigoli con sugo d'anatra, pasta e fagioli, la
classica <pastissada de caval>, che è tra
i piatti principe della tradizione locale, ma
anche il <baccalà> preparato secondo la
tradizionale ricetta della Venerabile Confraternità
del Baccalà di Vicenza che ha annoverato il locale
di Leo Ramponi tra quelli consigliati per la degustazione
del piatto anche fuori dei confini vicentini e
ancora, filetti al pepe rosa e mentuccia al gorgonzola
(in stagione al melograno).La carta vini annovera
200 etichette in prevalenza italiane con vasta
scelta di vini veronesi tra cui 60 Amaroni in
carta. Carta dei distillati meditata: 60 tipi
di grappe, 280 tipi di whisky, 18 tipi di rhum
e la carta degli oli. Il locale si divide in tre
salette, un giardino e da una cantina del 1200
da visitare.Interessante è l'esposizione di
alcuni fossili: una palma di Bolca di 40.000.000
anni e, novità, un Nothosaurus proveniente dalla
Cina di 90.000.000 anni. Per gli amanti delle
auto, fanno bella mostra di se il volante originale
di Gilles Villeneuve e la tuta di Carlos Reuteman
vincitore a Long Beach nel 1977. In sala riceve
il titolare, Leo Ramponi, mentre in cucina s'impegna
con passione e grande professionalità la moglie
Marina Tezza coadiuvata dal suo staff.Per le prenotazioni
o per ricevere maggiori informazioni, telefono
045.800.48.24, fax: 045.800.49.32, e-mail:info@trattoriaalbersagliere.it
In ricordo di ALBERTO BAMPI
26 agosto 1928 - 31 luglio 2008
Vivere...
Costruire uma storia
Trasformare il quotidiano in momenti straordinari
Imparare, crescere, mutare.
Fare di ogni giorno una nuova occasione
Per essere felice.
Coltivare la Memoria
Piantare un seme
Che germogli al sapore del tempo.
Lanciare idee che seguano la direzione del vento.
Vivere intensamente ogni attimo
Per avere una nuova storia da ricordare.
Però... la vita è un ciclo:
Ha il suo tempo per terminare!
Che finisca la materia
Ma rimangano le memorie
Senza lasciar di vivere
Nel cuore di chi lo ama.
Malcesine Baldo-Montefortiana
Una bella mostra di disegni realizzata nel corso
dell'ultima edizione
Lo scorso agosto, in occasione dell'esibizione
del coro dell'Arena nella splendida cornice
del Monte Baldo, il vescovo di Verona Giuseppe
Zenti, prima di salire ad ascoltare il concerto,
si è soffermato ad ammirare la mostra, allestita
nella sala di partenza della funivia di Malcesine,
dei disegni dei bambini che hanno partecipato
all'ultima edizione della Montefortiana.
Con il vescovo c'erano il sottosegretario alla
Sanità Francesca Martini, il presidente della
funivia Giuseppe Venturini e il Padre superiore
dei Camilliani...Intanto è già stata fissata
la data della prossima Montefortiana: si svolgerà
con diverse iniziative dall'11 al 18 gennaio.
Prosegue con successo la collana semestrale che
Delmiglio Editore dedica al variegato panorama
umano e imprenditoriale veronese. Da sempre patria
di grandi personalità, alcune native, altre "adottate"
dalla città, Verona affronta il presente e il
futuro con la massima vivacità culturale e intellettuale,
continuando a creare ed esportare prodotti e conoscenze
che la rendono grande agli occhi del mondo. Tra
le 45 storie di personaggi del mondo dell'arte,
della cultura, della politica, del turismo e dell'impresa,
che si impegnano a rendere vivo il nostro territorio,
raccolte da Emanuele Delmiglio nella nuova pubblicazione,
alcune spiccano per l'originalità e la sensibilità
mostrata dagli intervistati. Si va infatti dai
"cavalli di battaglia", rappresentati da figure
notissime, come il mattatore Roberto Puliero e
il più eclettico degli avvocati, Guariente Guarienti,
a personaggi che meritano di essere meglio conosciute,
come la paleoantropologa Laura Longo, che con
la sua ricerca su reperti preistorici veronesi
ha ottenuto la copertina delle più prestigiose
pubblicazioni scientifiche internazionali, o Marco
Nordera, attivo, con il suo gruppo di clown-terapeuti,
tra le corsie dei nostri ospedali, per donare
un sorriso a piccoli e anziani. Tra i veronesi
attivi all'estero, la giornalista Maria Teresa
Ferrari e Roberto Ferroli, attivamente impegnati
nel nord est del Brasile, la prima in campo benefico
e didattico, il secondo nel campo del turismo
e dello sviluppo economico, in un'ottica di
crescita certo non unicamente personale, ma di
tutti gli abitanti della zona.
Giornata Veneti nel Mondo
Prima giornata dei migranti veneti lo scorso
primo agosto. L'assessore regionale ai flussi
migratori Oscar De Bona traccia un bilancio sulla
partecipatissima festa che si è svolta domenica
a Pedavena che ha avuto come momento di riflessione
e studio un incontro sul tema "Nei programmi
didattici la storia degli emigranti" . Secondo
De Bona, "una prima festa dei Veneti nel mondo
che ci ha dato molta soddisfazione, sia come partecipazione,
ma soprattutto per i momenti di riflessione che
si sono svolti durante la giornata, intensa di
scambi, d'idee, di confronti e proposte tra
le quasi duemila persone che si sono incontrate
nei vari momenti. Uno degli obiettivi della festa
era quello di far incontrare gli amministratori,
il mondo del volontariato e quello economico,
con il mondo dell'emigrazione. Partendo dal
fatto che oltre ad un importante rilievo storico
e culturale, le nostre radici da anni si sono
ben radicate nella terra dei cinque continenti,
grazie al duro lavoro dei pionieri sono cresciuti
degli alberi che stanno dando frutti molto importanti
non solo per la nostra lingua, le nostre tradizioni
e la nostra cultura all'estero, ma anche per
la nostra economia veneta. Il made in Italy, ma
soprattutto il made in Veneto, ha sempre la priorità
negli acquisti delle aziende nel mondo di proprietà
veneta o a conduzione veneta. Non solo per una
questione di cuore e di patria, (anche se spesso
i nostri macchinari sono tra i più competitivi
al mondo). La frase fatta proiettarsi nel futuro
guardando il passato calza a pennello nel mondo
dell'emigrazione. Spesso ho sentito dire dai
nostri capitani d'industria o di commercio all'estero
"tutti i miei macchinari sono orgogliosamente
italiani".
Nel 2008, ha proseguito De Bona, "siamo già
arrivarti alla terza o quarta generazione se consideriamo
ad esempio il Brasile, stati come Santa Catarina
o Rio Grande do Sul dove i nostri veneti sono
approdati alla fine del 1800 per supplire gli
schiavi come braccia per dissodare la terra e
sono circa il 70% della popolazione attuale. Oggi
il Brasile è considerato uno dei paesi emergenti
nel BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e questo
grazie soprattutto ai discendenti dei nostri Veneti.
Penso quindi che un paese a crescita quasi zero
come l'Italia debba guardare con immenso interesse
queste economie visto che abbiamo una corsia privilegiata
con i milioni di Italiani nel mondo, che si sono
fatti onore, hanno costruito degli imperi, ma
soprattutto non hanno dimenticato le loro origini,
la loro madre patria. Per questo abbiamo già
chiesto di poter inserire nei programmi didattici
la storia dell'emigrazione, fatta di sacrifici
e di dolorosi distacchi, ma anche di sviluppo
e di crescita, tutti valori che possono contribuire
alla formazione dei nostri giovani". Sono stati
circa 130 gli enti locali con i loro rappresentanti
del Veneto che hanno presenziato alla prima festa
dei Veneti nel mondo promossa dalla Regione.
Il messaggio da sottolineare, ha concluso De Bona,
"è che nella costruzione del nostro futuro
finanziario dobbiamo tenere maggiormente in considerazione
tutte le realtà economiche Venete nel mondo.Domenica
a Pedavena c'erano ad esempio realtà del Sudafrica,
del Brasile dell'Australia o del Cile, paese
che ha una crescita stimata attorno al 6% con
il quale già da anni ci sono scambi economici
importanti in particolare con il vicentino.Vorrei
ringraziare tutte le persone che hanno partecipato
alla manifestazione con il giusto spirito di non
dimenticare l'orgoglio, la laboriosità e la
solidarietà veneta e con la consapevolezza che
guardando fuori dal Veneto troviamo, ancora una
volta, una mano pronta ad aiutarci".