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Veronesi nel Mondo - Ottobre 2008
 

Insieme alle istituzioni

Mi rivolgo agli amici assessori Oscar De Bona, Giovanni Codognola e Vittorio Di Dio, al vice presidente dalla Camera di Commercio Enrico Ghinato e a monsignor Bruno Fasani con la schiettezza che mi è riconosciuta, sperando di conservarla, e per la grande amicizia e stima che, contraccambiato, ho nei vostri confronti. Sento il dovere di rivolgervi poche righe avendo in passato anch'io svolto il ruolo di assessore del Comune di Verona e di vicepresidente in varie istituzioni pubbliche. Il tutto a seguito del precedente numero del nostro periodico con cui abbiamo anticipato la realizzazione del monumento al migrante offertoci dagli industriali del marmo, che qui ringrazio, e che oggi accomuno nei ringraziamenti anche al Collegio dei costruttori edili nella figura del presidente Andrea Marani che ha accettato di farsi carico degli oneri per i lavori di posa del monumento. Doverosamente, nel numero precedente, abbiamo ricercato un messaggio diretto a tutti i nostri associati da parte delle espressioni di vertice degli enti fondatori, Curia vescovile, Comune di Verona, Provincia di Verona, Camera di Commercio, Regione Veneto. Ma nella mia mente era già da allora presente che vi avrei "provocato" per avere un vostro messaggio quali testimoni operativi, concretamente impegnati a risolvere con noi i problemi della nostra associazione e del mondo dell'emigrazione. Il tutto sicuramente è di buon auspicio per i buoni rapporti di collaborazione per il futuro. Un cordiale saluto a tutti.

Giuseppe Riccardo Ceni

Il futuro nei giovani

Il futuro è nelle mani dei giovani. Ci crediamo, ci vogliamo credere. I Veronesi nel Mondo vogliono aprirsi ai giovani e hanno iniziato a farlo con il convegno, in primavera, dei Giovani Veneti a Montevideo, in Uruguay, dove sono state gettate le basi per nuove iniziative tra gli immigrati dell'ultima generazione. E' importante che i giovani, oltre a ritrovare il valore delle loro origini, cerchino un significato del loro essere "migranti", o meglio figli o nipoti di una generazione che seppe fare una scelta coraggiosa e difficile proprio per dare a loro un futuro nuovo, migliore di quello che avrebbero avuto nella loro terra natale.
Anche loro, i vecchi migranti, erano giovani, pieni di speranza nell'andare incontro a un futuro incerto in una terra di cui non sapevano nulla. Oggi i giovani sono più avvantaggiati: hanno una cultura di base, un maggior benessere economico, la possibilità di studiare ancora e di ambire a posizioni importanti nel lavoro. Ma anche queste non sono scelte semplici. Come un tempo, servono determinazione, impegno, tenacia, voglia di raggiungere il proprio obiettivo anche a costo di molti sacrifici. I migranti tutto questo l'hanno vissuto e insegnato ai loro discendenti. Ed è una lezione di coraggio che non va scordata.
In questo senso la rivista dell'Associazione Veronesi nel Mondo vuol essere un punto di riferimento e di confronto di esperienze anche per i più giovani, un "luogo" dove i giovani possano dire la loro e raccontarci di loro. L'Associazione deve lavorare anche con questo scopo, costruire una piattaforma d'idee e di iniziative per le giovani generazioni, creare un laboratorio dove tutti possano portare le loro iniziative per cercare di realizzarle, siano esse incontri internazionali, corsi di lingua, forme di spettacolo, riflessioni culturali, ricerche sulle proprie origini. L'ottima lavoro di Fernando Roveda, le cui ricerche sulle origini della città brasiliana di Antonio Prado sono confluite in un film e in un libro, dimostrano che i giovani possono fare moltissimo per l'Associazione e per la sua vita futura. E' un buon auspicio per il lavoro di tutti noi.

Elena Cardinali

L'incontro a Montevideo

Si è svolto per la prima volta per richiesta dei giovani sudamericani

Il futuro dei Veronesi nel mondo è nelle mani dei giovani, a cui si lascerà l'esperienza di chi, prima emigrante e poi citatdino a tutti gli effetti della sua nuova aptria (sempre tenendo nel cuore quella d'origine), ha lavorato per mantenere salde le radici con la propria terra natale. Uno dei protagonisti di questo mondo futuro, che già oggi muove i suoi primi significativi passi, è Marcellino Pernigotto, 32 anni, laureato in lingue all'Università di Verona, master in marketing bancario e assicurativo, libero professionista, soavese di adozione ma originario di Vestenanova, vicepresidente del Circolo Veronesi del mondo della Valdalpone, incaricato dal presidente dell'associazione Veronesi nel mondo, l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni a rappresentare i giovani veronesi a Montevideo, al terzo meeting dei Giovani veneti nel mondo, per la prima svoltosi all'estero tra il 21 e il 29 giugno per richiesta dei giovani sudamericani recepita e voluta fortemente dalla Regione Veneto.
Pernigotto ha iniziato la sua esperienza con l'associazione Veronesi nel mondo a febbraio, prima con l'allestimento a san Giovanni Ilarione del raduno provinciale ex migranti, poi a fine maggio con l'organizzazione della tre giorni della Festa delle ciliegie a Charleroi, in Belgio, mettendo in collaborazione Veronesi e Vicentini nel mondo del Belgio.
Ed ecco l'esperienza in Uruguay, una settimana di lavori e convegni, tesi a sentire le esigenze di tutti i giovani veneti oriundi rappresentati dalle delegazioni dei paesi del Sudamerica, Australia, Canada, Sudafrica e di altre parti del mondo. Lo scopo del gruppo veneto che ha portato un rappresentante per ogni provincia e per ogni associazione che opera con il mondo dei veneti nell'estero era quello di fare da tramite tra i giovani del mondo e la realtà del veneto, un'esperienza di accomunamento costellata da visite alle bellezze dell'Uruguay, alla sua cucina di carne alla brace tipica e al folclore dei balli e usanze locali.
"Ci hanno sorpreso i veneti oriundi", racconta Pernigoto, "anche se di terza o addirittura quarta generazione, i quali hanno un fortissimo attaccamento alle loro origini, tanto da parlare ancora i dialetti dei loro nonni e cantare le canzoni nei dialetti della nostra regione, con una grande voglia di italia e di italianità".
L'assessore regionale alle politiche dei flussi migratori, architetto Oscar de Bona, presente al meeting con il segretario generale della Regione, dottor Rasi Caldogno e il dirigente regionale, dottor Egidio Pistore, hanno partecipato con le autorità quali l'ambasciatore d'Italia in Uruguay, dottor Guido Scalici, e il console d'Italia in Uruguay, dottoressa Gaia Danese, sottolineando quanto sia importante per la regione il continuo sviluppo delle relazioni tra Veneto e giovani veneti nel mondo.
I lavori dei giovani elaborati nel corso dell'incontro a Montevideo saranno proposti sotto forma di progetti e nuove idee alla Consulta dei responsabili delle associazioni storiche che si terrà in Veneto a novembre. Il coordinamento dei giovani veneti in Italia con la collaborazione del coordinamento giovani veneti all'estero proporrà e si adopererà alla costituzione di un database dove far confluire i dati di tutti i giovani professionisti oriundi veneti nel mondo al fine di poter facilitare scambi di lavoro e di relazioni culturali con la regione e con l'italia. Nel frattempo, grazie alla disponibilità del sito www.lapiazzamercato.it, si avvierà un sistema di intercomunicazione multimediale- sull'esempio della tecnologia ning- tra tutti i giovani oriundi nel mondo.

Una banca dati

Il Coordinamento dei giovani veneti vuole creare una banca dati che metta in collegamento tra di loro i discendenti degli emigrati veneti e questi con il Veneto. Si vuole individuare tra i discendenti di veneti coloro che si sono affermati nell'ambito della cultura, dell'università e della ricerca scientifica, delle libere professioni, dell'imprenditoria, della politica e della pubblica amministrazione, nel volontariato ( tale elenco non è tassativo ma suscettibile di ulteriori rivisitazioni) al fine di creare una banca dati che metta in rete i professionisti veneti ed oriundi veneti nel mondo.
La finalità consiste nel creare una rete di relazioni internazionali costituita da esperti nei settori sopra citati e stabilire contatti professionali tra addetti ai lavori che hanno in comune l'identità veneta con lo scopo di sviluppare progetti ed iniziative di carattere economico, culturale e sociale.
La fase operativa del progetto sarà affidata ad un esperto segnalato dal Coordinamento che dovrebbe gestire dal Veneto tutti i dati che arriveranno dalle Federazioni venete all'estero tramite l'intercessione del Comitato dei giovani veneti all'estero, (e quindi per caduta alle singole associazioni venete presenti sul territorio estero), inserendo i dati e originando la banca dati dei professionisti.
L'aggiornamento dei dati rappresenta un aspetto molto importante che va gestito con cura garantendo un continuo rinnovamento delle informazioni raccolte. Il Coordinamento deciderà a quale associazione veneta iscritta al registro regionale affidare il compito di presentare la domanda per il contributo.

Film Festival. I cimbri protagonisti

Rievocata la storia di Antonio Prado

Un'epopea che si snoda tra le due sponde dell'oceano Atlantico e oltre un secolo di storia, che inizia con una vicenda di divisioni e di incertezza e alla fine si trasforma in straordinaria avventura. È la vicenda dei Cimbri veronesi che alla fine dell'800 si trasferiscono come poveri migranti nel Rio Grande do Sul, regionale meridionale del Brasile, e qui fondano, tra le altre comunità, una città particolare, Antonio Prado, dove costruiscono case e monumenti nello stile cimbro, un patrimonio architettonico oggi annoverato tra le ricchezze monumentali del Brasile.
Questa vicenda, già oggetto di uno straordinario libro fotografico per ora edito solo in brasiliano, è stata raccontata in un film presentato al Filmfestival di Boscochiesanuova, che si è svolto in agosto, dal titolo «Eco delle montagne, il viaggio della parola», regia di Andrea Costantin sulla base delle ricerche storiche e delle testimonianze dirette raccolte da Fernando Roveda, figlio di migranti veronesi.
A creare un ponte tra il Brasile e Verona è stato poi un veronese, Gabriele Lucchi, residente a Giazza, che durante un viaggio nel sud del Brasile incontrò un'anziana migrante che parlava ancora l'antica lingua cimbra. Messosi in contatto con l'Associazione dei Veronesi nel Mondo, è stato poi lo stesso sodalizio a dare un fondamentale contributo alla realizzazione del film.
Il presidente Giuseppe Riccardo Ceni, nella presentazione del film a Boscochiesanuova, con il presidente del Curatorium Cimbricum Veronense Vito Massalongo che ha a sua volta contribuito all'opera, ha sottolineato che essa «è un concreto sostegno alla comunità dei Cimbri in Brasile ma soprattutto al patrimonio di umanità e di valori che questa comunità ha espresso, diventando ambasciatrice di quell'operosità e di quella solidarietà che caratterizzano anche oggi tanti veronesi all'estero».
Nel film scorrono le immagini di tante famiglie che tra '800 e '900 lasciarono le loro montagne per raggiungere il sud del Brasile.
È stato calcolato che il 54 per cento dei migranti italiani che arrivarono in quest'area provenivano dal Veneto. Da Verona, in particolare, vi fu un grande flusso migratorio che qui ha lasciato tanti ceppi, come quelli dei Marcantonio, dei Grezzana (che costruirono le prime case in legno), dei Golin, dei Bettin, dei Nodari (realizzatori di statue di santi), dei Graziottin, dei Poloni, dei Saccani, dei Carlin e dei Dotti.
Anche il primo parroco e le campane furono veronesi: don Alessandro Pellegrini, nato nel 1829 a Cavaion fu inviato in Brasile nel 1883 e fu parroco di Antonio Prado dal 1888 al 1899. Fce costruire sue spese la chiesa e la canonica, facendo arrivare da Verona anche le campane

L'energia dal vento

Nel prossimo numero: la testimonianza del sindaco di Badia Calavena, Ermanno Anselmi, che ci illustrerà la realizzazione del primo impianto Macroeolico a Verona e in tutto il Veneto, dalla progettazione e realizzazione del quale è stato prodotto un dvd che sarà distribuito alle associazioni dei Veronesi e Veneti nel mondo quale esempio di come ci si possa impegnare concretamente a livello di tutela ambientale utilizzando le più moderne tecnologie, premiato tra l'altro dalla bandiera verde di Legambiente. Nel prossimo numero: la testimonianza del sindaco di Badia Calavena, Ermanno Anselmi, che ci illustrerà la realizzazione del primo impianto Macroeolico a Verona e in tutto il Veneto, dalla progettazione e realizzazione del quale è stato prodotto un dvd che sarà distribuito alle associazioni dei Veronesi e Veneti nel mondo quale esempio di come ci si possa impegnare concretamente a livello di tutela ambientale utilizzando le più moderne tecnologie, premiato tra l'altro dalla bandiera verde di Legambiente.

A Sidney con il Papa

I rappresentanti delle Associazioni Venete alla Giornata Mondiale della Gioventù

A Sidney, in occasione della Giornata mondiale della Gioventù, tra i tanti veronesi che si sono recati in Australia per partecipare all'evento che ha richiamato migliaia di giovani all'incontro con papa Benedetto XVI, c'era anche un rappresentante dell'Associazione Veronesi nel mondo, l'avvocato Andrea Fantin. Ecco la sua testimonianza di quell'esperienza.
"Nel gennaio del 2008 mi venne proposto di rappresentare,come membro dall'Associazione Veronesi del mondo,la Regione Veneto alla G.M.G. organizzata per il mese di luglio 2008 in Australia; aderendo alla proposta, pur consapevole dell'importanza della manifestazione, non immaginavo di vivere un'esperienza irripetibile sia per l'organizzazione, ma soprattutto per le emozioni suscitate dal viaggio, dagli incontri con gli Italiani che vivono all'estero e dalla cerimonia a Sydney culminata con la messa ed il discorso del Papa. Oltre a Sydney e l'entroterra della città,méta finale del viaggio,è stato possibile visitare anche Bangkok, approfittando di uno scalo tecnico nel viaggio di andata di oltre 13 ore".
Andrea Fantin vuole rivolgere un particolare ringraziamento al responsabile del Gruppo partito dall'Italia Marco di Lello, responsabile dei Polesani del Mondo che ha organizzato il nostro soggiorno a Sydney con grande serietà e professionalità e agli altri rappresentanti di tutte le province venete "rivelatisi non solo ottimi compagni di viaggio ma amici veri".
L'esperienza, continua Fantin, "l'incontro con connazionali che, pur vivendo da tanti anni in paese di costumi e ordinamenti completamente diversi dal nostro, hanno mantenuto vive le nostre tradizioni con grande impegno, sentendosi ancora orgogliosamente italiani, è stata esperienza indescrivibile a parole.
Il calore dimostrato dalle rappresentanze dei Veneti in Australia, coordinate dal presidente Beppe Fin, di origine Polesana, sono state solo il punto massimo di un affetto riscrontrato in tutti gli Italiani emigrati in Australia che in ogni occasione, per strada, in metropolitana, al ristorante ci hanno non solo sempre affettuosamente salutati ma addirittura ringraziati di far sentire loro più vicino il Paese lasciato tanti anni fa, ma mai dimenticato. Ritengo che le convinzioni manifestate dai nostri connazionali all'estero, anche se radicate su esperienze di vita ora superate siano fondate su principi morali e certezze a cui è opportuno far riferimento anche nella nostra realtà in un mondo che muta con segnali quotidiani di novità".
Un particolare ringraziamento, aggiunge Fantin,"va a Carla Rigoni, vicepresidente dei Veneti nel mondo di Sydney che più di ogni altra si è prodigata per rendere la nostra permanenza unica e indimenticabile e ad Michele Grigoletti, rappresentante dei Veronesi nel mondo a Sydney, sempre gentile e disponibile.
A ciò si deve aggiungere l'emozione indescrivibile provata, da me e i miei compagni di viaggio,nel vedere un' assemblea di oltre 400.000 persone, giunte da tutto il mondo, il giorno della veglia e della Santa Messa con il Papa, unite insieme "semplicemente" nel segno della pace e della fratellanza".
Prima di partire per Sydney, prosegue Fantin, "molte persone che già avevano partecipato alla giornata mondiale della gioventù a Montreal e a Colonia mi avevano parlato di giorni unici, indimenticabili, vissuti in un'atmosfera di preghiera e gioia irripetibili.In realtà vivere l'avvenimento in prima persona non può essere raccontato o descritto perchè costituisce un'esperienza talmente personale e interiore da renderla unica.
Stare a contatto con tante persone che, a loro spese, giungono in un posto tanto remoto della terra solamente per condividere,guidati dal carisma del Santo Padre,un ideale di fede, gioia e amore è esperienza talmente distante e anomala dalla quotidianità di oggi che non può essere descritto in mille pagine e che sicuramente non ho la pretesa di trasmettere con queste poche righe.L'esperienza vissuta rimarrà nei miei ricordi più belli, difficilmente ripetibile perché fondata sulla fede e fratellanza vissute nella pienezza delle parole evangeliche".

Riscoprire le radici con la formazione

Dodici ragazzi hanno frequentato il corso agroalimentare

Dodici giovani veneti recuperati in soggiorno culturale a Verona. È stato un tuffo nel passato dei loro progenitori per i partecipanti ad un Progetto Formativo della Regione Veneto che si è svolto dal 6 luglio per concludersi sabato 27 Luglio, nel settore dell'Agroalimentare, rivolto a discendenti di veneti emigrati nel passato in sud America. I partecipanti sono arrivati alla spicciolata a Verona usufruendo di aerei e treni. Si tratta di dodici giovani d'origine veneta designati a partecipare ad un progetto formativo culturale organizzato dall'Associazione Veronesi nel Mondo con il supporto finanziario dell'Assessorato ai Flussi migratori della Regione Veneto ed il contributo del Comune e della Fiera di Verona.
Del soggiorno hanno usufruito giovani individuati tra quanti hanno fatto richiesta di partecipazione e selezionati da una specifica commissione composta da referenti della stessa Associazione Veronesi nel Mondo, della Confederazione dei Giovani Veneti nel Mondo, del Ctim Veneto e del Circolo provinciale di Verona dell'Associazione Veneti nel Mondo.
Accolti dal presidente dell'associazione Riccardo Ceni, dal consigliere Massimo Mariotti e dall'assessore ai Veronesi nel Mondo Vittorio Di Dio, i giovani sono stati alloggiati al Centro Carraro. Per loro è stato preparato un denso programma preparato ad hoc. La permanenza di questa pattuglia di veneti «recuperati» include incontri istituzionali, con rappresentanti di Comune, Provincia, enti veronesi e con l'assessore ai Flussi migratori della Regione Veneto, Oscar De Bona, visite turistico-culturali, uno stage su vari aspetti veneto-veronesi. Tutto per saperne di più su ciò che le generazioni precedenti hanno lasciato per avventure di fatica nelle varie nazioni del sud America.
Il gruppo di giovani è composto da Marina Dare dal Paraguay, di Francesco Fenzo dal Cile, Luciano Engel, Carolina Scorsatto, Dirceu Baldasso, Francesco Prezzi, Carolina Turcato, Alvaro Zanoto dal Brasile e di Alberto Giannini, Luciana Dieguez, Maria Belloni e Mariano Costa dall'Argentina. Alcuni di loro hanno sangue veronese nelle vene (Baldasso, Costa,Giannini, Prezzi, Scorsatto,Turcato, Zanoto) essendo discendenti di nostri concittadini, soprattutto della provincia, che a fine Ottocento, sono stati costretti dalle necessità ad emigrare in cerca di miglior fortuna. Circostanze storiche, in seguito, hanno impedito il ritorno di quei nuclei originari. I giovani oriundi veronesi hanno avuto modo di approfondire tematiche legate al settore agroalimentare, sia dal punto di vista merceologico che amministrativo, confrontando le loro esperienze con le diverse realtà esistenti in Italia, e nel Veneto in particolare. La fine del corso è stata festeggiata con una cena consumata in allegria con i rappresentanti dei Veronesi del Mondo e con le persone che hanno condiviso l'iniziativa.
I partecipanti rientrando nei rispettivi Paesi, diventeranno i referenti, gli «ambasciatori» d'un nuovo, costruttivo rapporto (e per molti versi inedito) riacquisito dopo anni di colpevole oblio. Il Veneto e Verona, dunque, sono anche altrove. In sud America come dimostrano questi pronipoti di lontane emigrazioni.

Don Bruno Fasani sacerdote e giornalista

Sessant'anni, veronese "de soca", monsignor Bruno Fasani è stato nominato dal vescovo di Verona Giuseppe Zenti membro del consiglio d'amministrazione dell'associazione Veronesi nel Mondo, subentrando così al suo predecessore, don Walter Soave, 84 anni, che fu assistente in Francia e poi in Canada agli emigranti italiani,da sempre molto impegnato nel sociale, e che si dedicò ai Veronesi nel Mondo dopo essere rientrato dalle sue missioni pastorali all'estero. Oggi don Soave è ospite della casa per sacerdoti anziani a Ronco all'Adige.

Nato a Rocca di Grezzana, monsignor Fasani è diventato sacerdote nel 1974 ed è stato curato in Borgo Venezia, a Bussolengo, a Padova e a Desenzano e poi, dal 1988, si è dedicato a quella che sarebbe stata la sua vocazione definitiva, ovviamente dopo quella del sacerdozio: il giornalismo. Già direttore di Verona Fedele, oggi è direttore dell'Ufficio stampa della Diocesi di Verona, è opinionista televisivo ed è spesso chiamato a partecipare a trasmissioni televisive in compagnia di volti noti della tivù italiana. Monsignor Fasani coltiva anche da anni la sua vocazione missionaria essendo fondatore di un'associazione di volontariato no profit denominata "Amici di Kannan", dal nome del primo ragazzo indiano aiutato a vivere e a studiare, che si occupa dell'assistenza di orfani e ragazzi indigenti nella zona di Madras, città del Tamil Nadu, nel sud est dell'India. La prima ad essere adottata dal sodalizio fu una famiglia che viveva sotto una palma. Poi, grazie al sistema delle adozioni a distanza è stato creato un ricovero e una casa con 50 stanze. Kannan oggi va all'università mentre tanti altri ragazzi come lui possono studiare ed emanciparsi dalla miseria grazie agli aiuti che arrivano da Verona. A questa iniziativa si affianca un centro polifunzionale realizzato in un villaggio di pescatori colpito dal devastante tsunami di alcuni anni fa. Con le offerte dei veronesi sono state anche acquistate diverse barche per la gente del luogo che aveva perso tutto. Ora si spera di riuscire a costruire una scuola. Per monsignor Fasani l'attività principale resta però quella della comunicazione e, nella fattispecie, la pastorale della comunicazione, che significa <farsi promotori di messaggi positivi, di solidarietà e di collaborazione sociale in tutte le direzioni>. Un proposito che ben si armonizza con lo spirito dei Veronesi nel Mondo che della solidarietà hanno fatto uno dei propri principali obiettivi, sia nei confronti delle istituzioni nei Paesi dove loro sono arrivati, sia per i connazionali meno fortunati. In questo senso va ricordata l'iniziativa <Aggiungi un posto a tavola>, istituita dal presidente dei Veronesi nel Mondo, Riccardo Ceni, fondo di solidarietà per i veronesi emigrati che si trovano in una situazione di difficoltà economica.

 

Punto Informativo Veronesi nel Mondo

Un saluto ai lettori della rivista Veronesi nel Mondo e un particolare ringraziamento alla redazione per lo spazio che mi ha voluto riservare.

In un mondo che cambia credo sia doveroso interrogarsi su come l'Italia e le sue Regioni, investite di nuove funzioni nei rapporti con l'estero, possano utilizzare al meglio il grande serbatoio di "italianità" costituito dai nostri emigrati e dai loro discendenti.
Perciò ho ritenuto essenziale attivare, presso il mio Assessorato, il Punto Informativo Veronesi nel Mondo, un servizio che si avvale della consulenza gratuita di Massimo Mariotti e che intende rafforzare e consolidare le relazioni interistituzionali e garantire la realizzazione di progetti e iniziative in questo ambito.
Con questo nuovo ufficio ho inteso dare un impulso efficace e concreto per fare rete e creare rapporti tra le persone, gli Enti, le Associazioni.
In altre parole: diritti civili e sociali degli emigrati veneti nel mondo, importanza delle diverse realtà aggregative in ambito culturale-formativo, attenzione alle attività produttive ed economiche e alle opportunità lavorative per nuove generazioni e importanza dell'identità culturale in rapporto con le proprie origini, sono diventati gli obiettivi di alcuni progetti già realizzati o tuttora in corso quali progetto nel settore Agroalimentare, Scambio giovanile presso le Comunità veronesi nel Benelux, Veneti nell'Est Europa e non ultima la collaborazione per la realizzazione del Monumento all'emigrante.
Attualmente è possibile contattare l'ufficio attivato, via e-mail, telefonicamente o presso la sede di Palazzo Barbieri facendo riferimento all'Assessorato Veronesi nel Mondo e al mio sito dove sarà possibile scrivermi o chiedermi quanto.

Assessorato ai Rapporti con i Veronesi nel Mondo
Assessore Vittorio Di Dio



Solide radici nel Veneto

Trovo sempre un grande onore quando mi rivolgo ai miei corregionali all'estero, in questo caso i Veronesi, ma indistintamente a tutti i Veneti che vivono e lavorano in ogni parte del mondo.
Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con molti di loro, di conoscerli bene e di stringere numerose amicizie in questa mia lunga militanza nell'associazionismo degli emigranti ed ex emigranti veneti in tutti i continenti. So per conoscenza diretta quindi, che essi sono persone speciali, che continuano a portare lustro al Veneto con la forza del loro essere testimoni di laboriosità, professionalità e intelligenza, anche a costo di mille sacrifici e dolorose rinunce.
Per taluni Veronesi e Veneti non sempre la fortuna è stata benevola. Ma sempre e comunque essi hanno saputo alzare la testa lavorando sodo e con onestà per creare per sé e per i suoi cari quella base di qualità della vita che oggi permette loro di scegliere tra rientrare in patria o continuare a risiedere nel paese dove hanno trascorso gran parte della loro esistenza o addirittura sono nati.
Queste donne e questi uomini, che sono la testimonianza dell'Italia vera, quella dei talenti e dei sentimenti, hanno coltivato il senso dell'appartenenza alla terra d'origine e hanno cresciuto i propri figli trasmettendo loro quel patrimonio di doti e qualità che trovano nelle nuove generazioni un'eccellente continuità.
Si tratta di una gioventù che ho avuto il privilegio di apprezzare specie in questi ultimi anni, attraverso i meeting internazionali, gli scambi culturali e i corsi professionali che la Regione Veneto e le associazioni provinciali organizzano. Così scopro che questi giovani sono ogni giorno più motivati e ricchi di iniziative legate alla terra dei propri padri.
A tutti i Veronesi, alle loro Associazioni nel mondo, in Veneto e in Italia rivolgo i più sinceri auspici della Regione Veneto e miei personali per un futuro sempre migliore.

Arch. Oscar De Bona
Assessore alle Politiche dei Flussi migratori della Regione Veneto


Un forte legame che va sostenuto

Ringrazio l'Associazione Veronesi nel Mondo per tutto quello che fanno per gli emigranti che nel tempo sono stati costretti a lasciare la nostra terra per migliorare le proprie condizioni di vita, in tutti questi anni i Veronesi hanno dimostrato che il nostro è un popolo laborioso che sa adattarsi a qualsiasi situazione, dai lavori più umili nelle miniere, a quelli più prestigiosi. Con il suo lavoro ha contribuito in modo determinante allo sviluppo dei paesi che li ha ospitati e con le loro rimesse ha contribuito allo sviluppo del nostro paese, perciò non potremmo mai ringraziare abbastanza gli emigranti per tutto quello che hanno fatto. Ora, il nostro paese, anche se industrializzato, non è purtroppo in grado di dare un lavoro dignitoso a tutti i bravi laureati che dopo anni di studio escono dalle nostre università, molti, per esprimere al meglio le loro potenzialità, sono costretti emigrare all'estero e come veronesi si trovano avvantaggiati grazie alla buona fama dovuta al comportamento dei Veronesi che li ha preceduti.
Un grazie di cuore all'Associazione Veronesi nel Mondo e ai Veronesi per quello che hanno fatto e per quello che potranno ancora fare perchè Noi abbiamo ancora bisogno di tutti Voi.
Asssessore Provinciale Giovanni Codognola

Il vero "made in Italy"

In un epoca dove il concetto di globalizzazione si fonde sempre più con il concetto di comunicazione, gli Italiani nel Mondo e dunque i Veronesi nel Mondo, appaiono come la miglior esperienza di comunicazione concreta dell'Italian Style nel mondo. Rimanendo in Italia, si ha la netta percezione che l'esperienza degli Italiani del Mondo, deve essere interpretata come un'opportunità per gli Italiani di mantenere dei propri paladini, dei testimonial permanenti del vero Made in Italy. Made in Italy inteso come stile di vita, contraddistinto non solo dalla creatività, dal gusto, qualità riconosciute atavicamente alla nostra popolazione, ma anche dalla serietà, dall'operosità, dallo stile di vita che sempre maggiormente si coniugano con il sinonimo di professionalità e qualità.
I Veronesi nel mondo: "dei veri e propri ambasciatori dell'Italia, di Verona", grazie oggi ad un requisito fondamentale richiesto dal mercato ovvero quello di rendersi garanti, mettendo il proprio viso, in prima persona, per i valori che si intendono trasmettere. In tale ambito, anche in qualità di Vice Presidente della Camera di Commercio di Verona, non posso che ringraziare da una parte l'Associazione Veronesi nel Mondo quale rete di comunicazione Istitituzionale, nonché I Veronesi nel mondo, quale rete commerciale di diffusione dei valori dell'Italianità e ancor più nello specifico come elemento e stimolo allo sviluppo dell'economia da e per Verona, quali "portatori sani" dei valori propri del nostro territorio. L'augurio è che la Vostra missione di testimoni della Veronesità possa rimanere sempre viva come lo è sempre stata dal dopo guerra in poi, per proseguire in quel riconoscimento del vostro operato che risulta di stimolo al volano economico del nostro territorio. A voi tutti un caloroso saluto ed un abbraccio con i rallegramenti per lo straordinario collante cultural-economico che la Vostra Associazione ha creato nel passato, con l'augurio che la stessa possa proseguire in maniera sempre più soddisfacente rispetto agli obiettivi prefissati, con la percezione che i rapporti umani risultano "generatori di economia", e di ciò ve ne sono particolarmente grato.

Dott. Enrico Ghinato
Vice Presidente Camera di Commercio di Verona


Un affettuoso ricordo per Giuseppe Corso

Commemorata anche quest'anno la memoria di Giuseppe Corso, il minatore veronese morto nella tragedia di Marcinelle. A lui Verona ha intitolato una via. Il suo sacrificio è stato ricordato dall'Associazione Veronesi nel Mondo che gli ha dedicato una targa proprio al Bois Du Caziers, inaugurata nel corso dell'ultima visita dell'associazione, alla fine di maggio, in Belgio. La decisione di intitolare una strada della città a Giuseppe Corso era stata presa all'unanimità dal Consiglio comunale, su proposta di Massimo Mariotti e Milena Tisato.
«Dopo la guerra, di lavoro ce n'era poco e così Giuseppe fece domanda per andare in Belgio. Suo fratello Bruno, che era stato internato in Germania, andò invece a fare il muratore a Bolzano». A raccontarne la vicenda è la cognata Rita Tolone, residente a Chievo. Da pochi mesi ha perso il marito Bruno Corso. «Giuseppe», continua l'anziana donna, «era il primo di cinque fratelli, tutti maschi; aveva combattuto nella cavalleria, in Grecia e Jugoslavia. Nei dieci anni trascorsi in Belgio non fece mai ritorno a casa. Quando nacque nostra figlia Maria Elisa, nel 1955, ci scrisse che avrebbe voluto tanto vedere la nipotina. Ma non fece in tempo». Prima dell'8 agosto, aveva avuto altri incidenti ed era rimasto ferito. «La notizia della tragedia ci arrivò dalle voci di chi aveva sentito alla radio di un'esplosione in una miniera del Belgio. Poi, una nostra vicina di casa al Chievo, Maria Bottacini, lesse sull'Arena i nomi di chi era rimasto sotto. "C'è anche quello di Bepi"». Non mancarono nemmeno episodi di sciacallaggio. «Un giovanotto si presentò a casa nostra spacciandosi per un compagno di lavoro di Giuseppe. Ci disse che l'aveva visto e che stava bene: "La settimana prossima tornerà a casa". Poi ci chiese soldi per la benzina perché, disse, doveva avvisare anche altre famiglie. Gli diedi qualcosa, anche se non mi fidavo troppo di lui, tanto che gli chiesi il numero della carta d'identità. Seppi poi che era stato arrestato in Belgio per truffa».
Non avendo notizie precise sulla sorte del loro congiunto, Rita e Bruno decisero di andare sul posto. Ai parenti della vittime, il governo italiano pagava il biglietto ferroviario. «Da Charleroi», racconta Rita, «ci condussero in auto fino a Marcinelle. C'erano dei volontari e ci accolsero molto bene», continua la donna. «A fare da traduttori erano i bambini, figli dei minatori italiani, che conoscevano l'italiano e il francese. Le loro mamme erano in miniera a seguire i tentativi di soccorso, ormai inutili». Nel ricordare i volti di quei bambini, ancora ignari del terribile destino cui erano andati incontro i loro papà, l'anziana non riesce a trattenere le lacrime. «In Belgio restammo 15 giorni, fu come scendere in un girone infernale: il cielo era plumbeo, pioveva in continuazione e la polvere nera del carbone copriva ogni cosa». All'ostello degli operai italiani trovarono un amico di Giuseppe. Il giorno del disastro si salvò perché non stava bene e non se l'era sentita di scendere in miniera.I corpi venivano riconosciuti da alcuni dettagli: un anello, una medaglietta. «Assistemmo al funerale di 15 minatori, alcuni dei quali senza nome. Ad accompagnarli alla fossa comune c'erano i compagni di lavoro con le lampade accese, una scena straziante». Per Rita è come se quei fatti fossero successi ieri: «Nello spogliatoio, legati ad una catena, c'erano ancora i vestiti di chi era rimasto sotto. Facemmo conoscenza con una signora di Treviso che lavava le robe di mio cognato, suo marito Giovanni era l'addetto all'ascensore. Fu lui il primo a riconoscere il corpo di Giuseppe dalla borsa della merenda che teneva a tracolla. Quando lo tirarono su, noi eravamo già tornati a casa. Mio cognato si trovava nel punto più profondo della miniera e ci volle molto tempo. Giovanni ci inviò un telegramma, poi ci arrivò la comunicazione ufficiale del governo belga».
La salma dello sfortunato minatore, insieme a quelle di altre vittime italiane, fu rimpatriata su un camion frigorifero. Giuseppe riposa nel cimitero di Chievo. L'anziana, infine, ha ringraziato il Comune per la decisione di dedicare una via al cognato morto in miniera. «È giusto non dimenticare il sacrificio di tanti nostri immigrati».
Questo articolo datato del giovedì 28 settembre 1922, non e di grande qualità "visuale", ma e di grande interesse storico in quanto riguarda l'emigrazione veronese.
Il testo sotto la foto dice in sostanza:
"Duecento trenta cinque italiani, provenienti tutti dalla Provincia di Verona, dove sono stati assunti per lavorare nelle miniere di Charleroi sono arrivati giovedì mattina alla stazione Midi. Per certi di questi immigrati, il viaggio e costato di più di quello che avevano nel portafoglio. Appena sbarcati a Bruxelles questa povera gente fece appello al Consolato d'Italia. Tutto si mise a posto, anche perchè a certi di questi emigrati rimanevano un pò di soldi che misero a disposizione dei loro compagni, affinchè questi potessero proseguire verso Charleroi"
Questa e la prova irrefutabile della presenza a Charleroi di un'importante colonia di lavoratori veronesi a Charleroi, già dal 1922.


La Storia della nostra bandiera

"Bandiera madre, i tre colori della vita". E' il titolo dell'importante e originale opera edita da Scripta Maneant e curata dal professor Ugo Bellocchi sulla storia e il significato della bandiera italiana. Si tratta di un tomo di 480 pagine (formato mm240 per 292) con oltre 270 immagini e documenti. Scripta Manent ha affidato la cura di questa grande opera sulla bandiera italiana alla massima autorità scientifica in materia, il professor Bellocchi, lo studioso che a seguito di lunghe ricerche storiche e documentali, stabilì nel 1963 le esatte caratteristiche del primo tricolore, nato a reggio Emilia il 7 gennaio 1797 per delibera dei deputati della repubblica Cispadana. Il volume è introdotto da un testo con firma autografa del premio Nobel la senatrice a vita Rita Levi Montalcini.
Con questa pubblicazione Scripta Maneant vuole contribuire al recupero della coscienza contemporanea e soprattutto nelle nuove generazioni dei valori fondanti della nostra democrazia, valori che hanno ispirato le più alte pulsioni civili della vicenda italiana conducendola attraverso i secoli fino alla modernità.
"Bandiera madre, i tre colori della vita" si propone come strumento che, attraverso la forza simbolica della nostra bandiera tricolore, saprà suggerire una crescita etica nell'alveo dei principi fondanti della nostra nazione, nata da memorabili slanci, sacrifici ed eroismi. Un'opera spettacolare che può narrare ai giovani il percorso vivido e vibrante dell'avventura identitaria del popolo italiano, offrendo loro le coordinate di un presente e di un futuro illuminato e civile, quel futuro cui quella stagione stessa aspirò, traendone gli stimoli per mutare virtuosamente la storia. Nel testo si trovano tanti episodi noti e meno noti del Risorgimento italiano con numerosi riferimenti a Verona e a ciò che avvenne nel territorio circostante, teatro di numerose battaglie per l'indipendenza. Nella sua prefazione Rita Levi Montalcini ricorda le parole del precedente presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, pronunciate in occasione dei 140 anni dell'unità nazionale, celebrazione che si era tenuta non a caso a San Martino della Battaglia, non lontano da Verona, dove venne combattuta una delle più importanti battaglie risorgimentali: "Il tricolore non è una semplice insegna di Stato. E' un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, uguaglianza e di giustizia. Nei valori della propria storia e della propria civiltà".
Ugo Bellocchi ha pubblicato più di 80 opere dedicate alla storia nazionale, alla società e alle professioni. Ha insegnato giornalismo all'Università Cattolica di Milano, ha fondato e diretto testate, biblioteche e case editrici ed è presidente onorario del Museo del Tricolore di Reggio Emilia, istituito sotto suo impulso. Sta lavorando da decenni con il Vaticano alal traduzione dal latino di tutte le encicliche papali della storia.
L'immagine di copertina è stata invece realizzata da Franco Guerzoni, artista di riferimento del panorama contemporaneo, autore di numerosi libri d'artista. Franco Guerzoni è nato a Modena nel 1948 dove vive e lavora.


Una libreria sfida la povertà

Carissimi amici,
Le sorelle della nuova fondazione di Juba – Sud Sudan – vivono godendo delle piccole e grandi soddisfazioni dell'inizio di una missione e cercando di affrontare i vari e complessi problemi di una nazione cosi' provata da una vita di guerre, distruzioni e oppressione. La "pace" al presente e' legata a un filo che potrebbe spezzarsi al minimo discrezio o al Referendum del prossimo 2011.Ma tutti I missionari vanno avanti con coraggio e speranza nella protezione di Dio.
Le nostre sorelle, con gli aiuti ricevuti dalla Congregazione e da tanti amici e benefattori, sono riuscite a rimettere in sesto la casetta, il locale per la Libreria e costruire un magazzino. Hanno aperto ufficialmente la Libreria il 28 giugno ed e' stato per Juba un grande avvenimento. Finalmente, dicevano tutti, abbiamo anche noi un centro cattolico e letteratura che ci aiuti nella nostra vita cristiana e in famiglia. E' stato un avvenimento che ha accomunato gente di religioni e tribu' diverse. I protestanti sono assidui clienti in Libreria e sono felici di poter trovare libri che non hanno mai potuto avere. E anche le parrocchie cattoliche e protestanti, chiamano le suore per l'esposizione di libri nelle loro celebrazioni domenicali, cosi' che molti di piu' abbiano la possibilita' di ottenere cio' di cui hanno bisogno.
Ovunque c'e'gioia ed entusiasmo quando vedono le suore con I libri. Le sorelle ci scrivono: "Siamo andate con i libri alla chiesa Episcopale e la diffusione e' stata meravigliosa. Ora ci aspettano alla cattedrale Anglicana e in altre chiese. Dalla nostra parrocchia ci hanno chiesto di aprire la Libreria qualche volta durante le Messe domenicali. Non vi dico quanta gente e' venuta! La Libreria era piena e la gente sceglieva vari libri e soprattutto la Bibbia, nonostante il prezzo. Piu' andiamo avanti e piu' ci conoscono e ci visitano. Vescovi e parroci di altre Diocesi ci invitano di andare da loro con i libri. Anche se le Diocesi sono molto lontane e le strade pessime, stiamo organizzandoci per andare e aiutare anche loro.
In un'altra lettera le suore ci scrivono: "C'e' stato un incontro per insegnanti e la suora che ha organizzato, ha deciso di aiutarli con un ‘Bonus" da spendere solo in libri. L'abbiamo aiutata a preparare 75 Bonus ed e' poi stato cosi' interessante vedere questi insegnanti venire in libreria ed erano felici come bambini per poter scegliere quello che volevano, pagando con quel cartoncino! Facevano i loro conti in modo da spendere fino all'ultimo centesimo. Non credevano a loro stessi! Quando devono pagare con i loro soldi, lasciano anche un pasto o piu' per prendere quello che hanno bisogno. Non solo, avevamo cercato fondi per offrire alle scuole e collettivita', una mini-biblioteca. Ora sperimentiamo la gioia di vedere insegnanti o direttori che adottano un qualche titolo utile per i loro studenti o gli studenti stessi che vengono a comprarsi quel libro suggeritogli".
Questa e' una via maestra nell'evangelizzazione. Cosi' dicono i Vescovi: "la vostra presenza e' un appoggio e collaborazione nella chiesa per portare il Regno di Dio in Sudan e a tutti. Sappiamo ora che non saremo soli nel nostro ministero pastorale. Quello che state facendo, e' una missione preziosa nella Chiesa".
Noi abbiamo potuto fare molto con l'aiuto dei nostri amici e benefattori e sappiamo che la ricompensa di Dio non si lasciera' vincere in generosita'. Da parte nostra c'e' il ricordo continuo nella preghiera e nelle S. Messe che facciamo celebrare per i benefattori confidando che la missione continua per noi e per tutti coloro che possono parteciparvi con un qualsiasi contributo. Il nostro piu' sentito grazie a ciascuno, e grazie anche per la gioia di poter essere la mano che riceve e porta il pane della Parola a chi non ce l'ha.

Con gratitudine. Suore Paoline di Nairobi


Lettera al presidente

Onorevole Presidente Riccardo Ceni,
noi siamo le tre Suore della Misericordia di Verona, che lavorano in un Pensionato a Berlino. Siano Sr. Lilia Bombieri, Superiora, Suor Eleonora Dal Bosco, Suor Luigina Furia. Siamo qui da diversi anni. Abbiamo l'opera di assistenza agli anziani, una casa con 100 posti letto.
Abbiamo vissuto tutta la tragedia delle mura di Berlino con le famiglie di qua e di là delle mura; poi la gioia della riunificazione senza spargimento di sangue.
Qui abbiamo alzato il nostro inno di lode e gloria al Signore per il grande dono della libertà e pace e messo fine a questa grande sofferenza della divisione...
Questo nostro scritto è per ringraziarLa, perché da tempo riceviamo il "Giornalino dei Veronesi nel Mondo", da qui sentiamo volentieri le Loro storie di vita.
È con grande gioia e riconoscenza che vogliamo dire il nostro grazie.
Con ossequi,
Suor Lilia Bombieri
Suor Eleonora Dal Bosco
Suor Luigina Furia





Crocevia dell'ortofrutta

Movimentate 450 mila tonnellate di merci l'anno

Veronamercato Spa è la società che ha la proprietà e la gestione del Centro Agroalimentare di Verona. Costituita nel 1989, ha un capitale sociale di 34.543.557,15 euro. L'azionista di maggioranza assoluta è il Comune di Verona. La compagine sociale comprende il Comune di Verona con oltre il 75 per cento seguito a distanza da Camera di commercio di Verona, Aeroporto Valerio Catullo, Banco Popolare di Verona e Novara, Fondazione Cariverona Spa, Società Cooperativa Facchini Multiservizi, C.I.GR.A.,Banca Agricola Mantovana,Banca Intesa BCI, Fedagro Verona, Consorzio Agrario, ASCO Unione C.T.S.,ConfederazioneItaliana Coltivatori Diretti, Confederazione Italiana Agricoltori Verona, Unione Provinciale Agricoltori.
Il Centro Agroalimentare di Verona, operativo dal 28 aprile 2003, si estende su un'area di 550 mila metri quadrati e si colloca tra i primi cinque Mercati all'ingrosso in Italia e al primo posto nel Veneto (seguono Padova e Treviso). Il Centro Agroalimentare è stato costruito beneficiando del finanziamento statale erogato dal Ministero dell'Industria, Commercio e Artigianato, ai sensi della Legge Finanziaria n.41/86. L'attività prevalente nel Centro Agroalimentare di Verona è l'ortofrutta, sono inoltre presenti: un settore florovivaistico, un settore ittico e un settore dei generi agroalimentari misti, una piattaforma logistica con servizio di frigo conservazione. Rimangono a disposizione 60 mila metri quadrati per progetti di sviluppo del Centro.
Veronamercato ha insediato il nuovo Centro Agroalimentare in una posizione strategica dal punto di vista geografico. Sorge in prossimità delle principali vie di comunicazione a ridosso dell'asse autostradale Modena-Brennero e Milano-Venezia, del Cargo Center dell'aeroporto Valerio Catullo, del terminal ferroviario delle Ferrovie dello Stato, all'interno dell'area denominata Quadrante Europa, ritenuta uno dei maggiori poli di investimento logistico e strutturale nazionale, al cui interno trovano sede alcune primarie società di autotrasporti. Il centro di Verona, raggiungibile direttamente attraverso la tangenziale, dista circa 5 chilometri.
Veronamercato offre tutta una serie di servizi: logistica, movimentazione e trasporto delle merci, controllo merceologico, servizi legati alla spedizione delle merci, informazione sui prezzi e sulle quantità movimentate, pulizia e smaltimento rifiuti, raccolta differenziata, custodia e vigilanza, servizio bar e ristorazione, servizi bancari, servizi informatici e telematici.Nello specifico, per quanto riguarda il controllo merceologico, Veronamercato è dotata di tecnici specializzati nel controllo della qualità dei prodotti ortofrutticoli secondo le norme comunitarie; il servizio è puntuale e procede integrato con gli interventi degli ispettori pubblici di Agecontrol e dalla Asl.
Il Mercato ortofrutticolo, dove operano 70 imprese concessionarie di vendita e tutti i gruppi della grande distribuzione organizzata locale, è il cuore del Centro Agroalimentare di Verona. La quantità annua di ortofrutta movimentata è oggi pari a 450.000 tonnellate; nel 2003, anno in cui è divenuta operativa la nuova struttura, era pari a 380.000 tonnellate. Il volume d'affari è oggi superiore ai 350 milioni di euro l'anno. I prodotti introdotti nel Centro Agroalimentare di Verona possono essere suddivisi in ortaggi (55%), frutta fresca (29%), agrumi (14%), frutta secca (1%), altro (1%). Dal Veneto proviene il 30% dei prodotti, dalla Sicilia e dalla Puglia il 28%, dal resto d'Italia il 28%, dall'estero il 14%.
L'ubicazione di Verona nel contesto geografico del nord-est ha consolidato ormai da decenni il ruolo prevalente e indiscusso dell'attività di esportazione degli operatori veronesi. Attualmente l'export, in particolare verso la Germania e Austria, assorbe il 55% delle vendite (era il 35% nel 2003). Recenti disposizioni comunitarie e l'apertura dei mercati dell'Est europeo consentono di guardare con ottimismo ad un ulteriore incremento dei flussi. In considerazione del trend di sviluppo dell'attività esportativa, Veronamercato ha realizzato spazi di movimentazione e individuato aree specifiche di espansione.
In data 3 febbraio 2007 è stata inaugurata all'interno del Centro agroalimentare una nuova piattaforma logistica in concessione alla Cooperativa Facchini multiservizi per lo svolgimento di tutte le attività logistiche di supporto al mercato dell'ortofrutta. La struttura, di complessivi 3.150 mq, è dotata di tutte le più moderne attrezzature necessarie per la movimentazione dei prodotti
Veronamercato intende valorizzare il settore florovivaistico, inaugurato il 5 ottobre 2003, sfruttando la propria ubicazione a servizio della commercializzazione, riorganizzazione ed esportazione del prodotto proveniente dalle varie zone d'Italia e favorendo l'importazione dalle piazze estere più qualificate. A tale scopo sono state assegnate le aree di commercializzazione e di movimentazione del padiglione florovivaistico.
Il settore dei generi agroalimentari misti rappresenta una tappa importante del percorso intrapreso da Veronamercato per ampliare la gamma dei prodotti merceologici offerti dal Centro Agroalimentare di Verona. All'interno del padiglione operano per la propria attività logistica aziende alimentari che distribuiscono prodotti ittici, prodotti biologici e latticini.
Il piano di assegnazioni del Centro Direzionale di Veronamercato è stato completato. Nel Palazzo dell'Agricoltura Veronese, come è stato ribattezzato, trovano sede Coldiretti, Cia, Unione Agricoltori (con le rispettive società di servizi), Fedagro Verona, Associazione Esportatori Veronesi, due società internazionali di import export di prodotti ortofrutticoli, una Op, due istituti bancari, un importante gruppo della ristorazione che eroga il servizio di bar-ristoro e vari professionisti specializzati in servizi assicurativi, di spedizione, fitopatologici e di controllo dei prodotti biologici. Il Direzionale, dotato di un nuovo e moderno centro congressi con una capienza di 130 posti, è diventato luogo di confronto della filiera con l'obiettivo di proporsi come sede ideale di relazione e dibattiti per tutto il sistema agroalimentare.
Dal primo maggio 2006 Agecontrol è subentrata all'Ice (Istituto Nazionale per il Commercio Estero) nello svolgimento dell'attività relativa ai controlli di qualità sui prodotti ortofrutticoli e quindi ha ottenuto in concessione un ufficio nel Centro Direzionale per i propri fini istituzionali.
Nel mese di gennaio 2006 Veronamercato ha promosso e sottoscritto con le società di gestione dei Mercati di Padova e di Treviso un protocollo d'intesa volto a confermare in sede regionale il ruolo fondamentale e strategico dei Mercati all'ingrosso nella loro funzione distributiva e informativa. Adesso è in fase di elaborazione un programma di medio-lungo termine per lo sviluppo dei Mercati che presto sarà presentato alla Regione Veneto.
L'accordo prevede, nella sostanza, lo sviluppo di sinergie tra i Mercati veneti che consentano, da una parte, di studiare e verificare la soluzione di problemi comuni (quali il credito, l'analisi sui prodotti, l'elaborazione dei listini prezzi ecc.) e, dall'altra, di accedere più agevolmente a nuovi mercati, a partire da quelli dell'Europa dell'Est; la predisposizione prima e la promozione poi, con l'appoggio della Regione Veneto, di un programma di rilancio e rafforzamento del ruolo dei Mercati coerente con la nuova programmazione regionale e comunitaria, anche nell'ottica dei fondi strutturali previsti per il periodo 2007-2013; lo sviluppo di politiche di orientamento e di sostegno del consumo di ortofrutta.


Vinitaly portabandiera del wine&food italiani

Il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha incaricato a Veronafiere di organizzare a Casa Italia l'area wine&food per promuovere la produzione enogastronomia nazionale e l'aperitivo al Gala Dinner del CONI in programma questa sera. Un riconoscimento ai 10 anni di successi di Vinitaly nel Paese del Dragone.

Pechino - Verona, 6 agosto 2008 – Vinitaly portabandiera dell'eccellenza enologica ed agroalimentare italiana in Cina. E' curata da Veronafiere infatti, su incarico del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, l'area wine&food della Vip Lounge di Casa Italia durante le Olimpiadi di Pechino. In particolare, Vinitaly firma il wine bar, dove ogni giorno sino al 24 agosto sono proposte a un pubblico internazionale alcune delle migliori produzioni enogastronomiche italiane, e l' aperitivo del Gala Dinner del Coni in programma oggi 6 agosto.
«I prodotti di qualità e il vino per promuovere i nostri territori. Vogliamo farli conoscere in occasione di una grande vetrina internazionale, come quella delle Olimpiadi. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha allestito uno spazio informativo e ha incaricato Veronafiere, che da dieci anni con Vinitaly porta con successo il vino italiano in Cina, di organizzare a Casa Italia l'area wine&food », sottolinea il Ministro, Luca Zaia.
«Proprio in Cina, a Shanghai, nel 1998 – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – l'Ente Fiere è iniziato il percorso di internazionalizzazione di Vinitaly e del sistema di imprese che rappresenta. Da quella positiva esperienza nacque il Vinitaly World Tour, un sistema integrato promo-commerciale che porta i produttori italiani nei più importanti mercati emergenti del mondo, dagli USA all'India. Nel 2008, le tappe di Vinitaly China diventano tre, dal 19 al 22 novembre, con Shanghai, Pechino e Macao».
Casa Italia, situata presso l'Haidian Exhibition Center, occupa uno spazio di quasi 10 mila metri quadrati a pochi chilometri dal Bird Nest (lo stadio olimpico) e dal Villaggio Olimpico, è suddivisa in tre ambienti e nell'area denominata Piazza Italia presenta uno spazio all'insegna del made in Italy, allestito con scenografie rinascimentali, proponendosi come un immediato veicolo di comunicazione dello stile di vita, della cultura e dell'eccellenza imprenditoriale italiana.
Aperta al pubblico nelle mattine per promuovere l'immagine dell'Italia, il wine bar di Vinitaly è il filo conduttore di Casa Italia e mette in relazione, nei diversi momenti della giornata, i numerosi ospiti internazionali previsti. Tra le 18 e le 20 di ogni giorno, propone l'happy hour durante il quale vengono offerti calici di alcune Doc, Docg e Igt tra le più prestigiose d'Italia e assaggi di prodotti rappresentativi dell'identità culinaria italiana: prosciutto crudo, formaggi Dop e Igp, pomodoro, pane e grissini home made.
Ogni Vip sarà dotato di una carta chip per selezionare da sé i vini da un apposito innovativo dispenser Enomatic e sarà assistito da sommelier professionisti, in particolare per la mescita e la degustazione delle bollicine di qualità.
Ancora una volta la promozione dell'Italian style passa per l'enogastronomia. Le preferenze dei cinesi vanno ai vini rossi, tannici come il loro thé. Shanghai è trainante per i consumi e fascia più interessata alla nuova tendenza è quella dei giovani adulti, anche donne, che viaggiano o lavorano per le multinazionali occidentali. Nei wine bar e nelle enoteche in rapida diffusione anche in Cina, molto successo hanno le degustazioni guidate, anche se il vino estero rappresenta ancora uno status symbol piuttosto che un bene di consumo. Il vino d'importazione, infatti, viene bevuto fuori casa, in occasioni di rappresentanza o viene regalato.
In questo caso, la confezione diventa un elemento importante quanto la bottiglia scelta. I consumi sono ancora limitati, ma si prevede che la Cina diventi l'ottavo mercato mondiale entro il 2012.

 

Verona e i suoi vini guardano al futuro

Bortolazzi: "La Camera di Commercio al fianco dei produttori per difendere la nostra identità"

Domenica 22 giugno nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia si è tenuta la proclamazione ufficiale dei vincitori del "Verona Wine Top", giunto quest'anno alla sua quinta edizione. Sono 107 i vini che, in rappresentanza di 60 aziende produttrici, saranno ambasciatori del meglio della produzione vinicola di qualità.
Come evidenziato dal Presidente della Camera di Commercio di Verona Fabio Bortolazzi il vino rappresenta per la nostra provincia non solo un prodotto, ma è al contempo anche storia, cultura, lifestyle, con una storia secolare che in molti casi ha visto più generazioni alla guida dell'azienda di famiglia. La Camera di Commercio di Verona intende proteggere e valorizzare i vini veronesi, attraverso azioni di promozione, come il concorso enologico "Verona Wine Top", e iniziative a tutela della tipicità, come la registrazione in Italia e all'estero dei marchi "Amarone", "Ripasso" e "Recioto".
"I vini veronesi non sono solo un semplice prodotto, chi in giro per il mondo copia in maniera fraudolenta i nostri vini ruba anche le nostre radici, si tratta di un vero e proprio furto, un reato che la Camera di Commercio, assieme speriamo alle altre istituzioni, intende combattere fino in fondo", queste le dure parole del presidente Bortolazzi durante il proprio intervento.
Come si è avuto modo di apprezzare nel corso della degustazione che è seguita alla cerimonia di premiazione, queste 107 etichette sono una rappresentanza di assoluto prestigio e di qualità, con vini che hanno superato una dura selezione, con un punteggio medio dei campioni presentati che si è attestato sugli 84/100. I vini vincitori entreranno nella "Guida ai 100 grandi vini di Verona", ormai punto di riferimento anche al di fuori dei confini nazionali per gli appassionati del vino di qualità. La pubblicazione, che sarà presentata alla fine di settembre, sarà curata per quanto riguarda le analisi sensoriali da Richard Baudains, prestigiosa firma dell'enogiornalismo internazionale e corrispondente della rivista "Decanter", che già durante la cerimonia di premiazione ha dato un'anticipazione sulla propria concezione di tipicità e valorizzazione delle denominaione di origine veronesi.
A premiare gli sforzi dei produttori, oltre al presidente della Camera di Commercio di Verona Fabio Bortolazzi, erano presenti i massimi rappresentanti degli enti e delle istituzioni, a testimonianza di come la scelta di un'immagine "unica" per il vino veronese intrapresa dall'ente camerale si sia con il tempo rivelata vincente.
Nell'elenco dei vini selezionati trovano posto tutte le Denominazioni di Origine veronesi, con ampia rappresentanza delle varie tipologie previste dai disciplinari. Il Valpolicella, con ben 25 riconoscimenti andati agli Amarone e 9 ai "Ripasso", è presente con 43 etichette, il Soave con 25, di cui 6 Recioto di Soave Docg, il Bardolino con 15, il Custoza con 8, il Lugana con 5, la Terra dei Forti con 4, l'Arcole con 3, il Garda e il Monti Lessini con 2.

 

L'immaginario di Giulietta e Romeo

di Vera Meneguzzo

L'idea di mostrare quello che gli artisti possono pensare e sentire sulla storia di Giulietta e Romeo è alla base di questa iniziativa che si è rivelata un evento per il grande successo di pubblico e per l'adesione di più di duecento artisti italiani e stranieri. Il concorso gode del patrocinio del Comune di Verona e di una qualificata giuria che vede prestigiosi nomi del mondo della cultura e dell'arte.
Gli artisti che hanno partecipato al Concorso "L'immaginario di Giulietta e Romeo" non hanno ritenuto per nulla riduttivo alla loro ispirazione l'obbligo di attenersi al, se pur suggestivo, tema. La creatività non è rimasta imprigionata da una rigida corazza intorno all'anima, che avrebbe potuto immobilizzare i gesti della sensibilità e della ricerca di nuovi quarti di luna nel pianeta scespiriano.
In alcuni lavori si riscontrano spunti poetici e formali a volte psicologicamente anomali, ma sempre risolti nella loro essenza estetica.
Al primo posto " Ogni giorno ti penso (365 cuori per Giulietta)" di Luciano Tarasco. Questa la motivazione della giuria: " L'opera, molto minuziosa, ottenuta con una speciale tecnica di ripiegatura di sottili strisce di tela, ha l'impatto luminoso di una coloratissima vetrata, e sortisce l'effetto di un calendario d'amore fatto di piccoli cuori che sembrano palpitare grazie alla mobilità del materiale sul quale si sente scorrere il soffio leggero dei sentimenti".
Al secondo posto " Sogno d'amore: ma tu verrai" di Anna Caser. " L'opera si contraddistingue per la capacità di sintesi del segno riconducibile all'arte di Paul Klee e per la cromia fantastica e sfavillante dei sogni. Nonostante la voluta essenzialità figurale, l'artista riesce a comunicare tutto il pathos della tragedia scespiriana con il suo intreccio di amore e di morte, e lo trasferisce in una atmosfera di sublimazione".
Al terzo posto " Senza titolo" di Ferdinando Coloretti. " L'opera coniuga egregiamente elementi strettamente figurativi ad un lavoro di decorazione che ricorda gli antichi mosaici. L'insieme, grazie alla grande armonia fra segno e colore, raggiunge la raffinata preziosità di una icona, e contemporaneamente trasferisce la storia d'amore in una realtà attuale e tangibile dove i volti di Giulietta e di Romeo sembrano attendere una carezza".
Le sette segnalazioni sono state conferite a Sergio Billi per l'originalità dell'intuizione pittorica, in una semplice costruzione dai tratti disadorni e fanciulleschi, in una luce azzurra sospesa fra notte e giorno, Simone Butturini e Giancarlo Zanini, per la determinatezza della pennellata vorticosa che genera un globo di luce, Maddalena Dusi, per la originalità geometrizzata in due profili sferici contornati di nero che si intersecano e formano un unico occhio, l'occhio inequivocabile di chi è innamorato. Marika Fasoli, per l'accuratezza stilistica e cromatica e l'impostazione pittorica inspirata all'arte rinascimentale che conferiscono una maestosità umana e solenne alla figura di Giulietta. Paolo Galvanini, per la raffinatezza dell'esecuzione disegnativa e coloristica giocata su morbidi toni caldi, Marco Lami, per il contrasto suggestivo del monocromo, per l'espressività dei ragazzi che si amano "contro le porte della notte" e per la rigorosa precisione della costruzione architettonica, Mancino, per la forza emozionante della tecnica, per il trattamento sostanziale e formale della materia, per il rilievo dei simboli
La mostra, allestita dal Club di Giulietta in Sala Birolli, con la collaborazione di Mattia Dusi, si è conclusa il 28 settembre scorso. L'appuntamento è per la seconda edizione.
Vittorino Andreoli, presidente della giuria, ha scritto nella prefazione al catalogo: "Sono stato testimone di come l'incredibile possa farsi concretezza e diventare un evento per la nostra città".


Scambio veronesi e bellunesi

Viaggio a Santa Giustina e poi a Pescantina accolta la delegazione ospite

Si è svolta lo scorso 29 giugno, a Santa Giustina, in provincia di Belluno, l'incontro tra una rappresentanza dell'Associazione Veronesi nel Mondo e in particolare del circolo ex emigranti della Valpolicella di cui è presidente Benito Scamperle, con l'Associazione Bellunesi nel mondo di Santa Giustina. Da Verona sono arrivate una cinquantina di persone. In tutto si sono incontrate 130 ex emigranti che hanno aperto l'incontro con la messa celebrata da padre Graziano Caneva, di Belluno.
Il sindaco di Santa Giustina ha ringraziato di cuore tutti i partecipanti anche per la costanza di ritrovarsi una volta l'anno per condividere lo spirito di solidarietà tra ex emigranti.
Al raduno erano presenti anche il presidente dell'Associazione dei Bellunesi nel mondo, dottor Gioacchino Bratti, e il segretario generale Patrizio De Martin. La giornata è stata contraddistinta da un clima di grande cordialità e di condivisione per i problemi e le prospettive dei migranti. E già si pensa al prossimo incontro che è stato fissato, per contraccambiare la visita, al 14 settembre, quando i Bellunesi verranno accolti dal Circolo ex migranti della Valpolicella. Già in 150 hanno assicurato la loro presenza all'incontro che si terrà a Pescantina, a cui seguirà un pranzo sociale al ristorante "Al Fiore" a Peschiera. Un ringraziamento particolare va all'ex presidente del circolo di Santa Giustina Marco Perot che ha attivamente collaborato per la buona riuscita dell'incontro del 29 giugno scorso.
Dopo la visita della delegazione dei Veronesi nel Mondo, circolo della Valpolicella, a Santa Giustina, la visita è stata ricambiata lo scorso 14 settembre, con un grande incontro degli ex emigranti veronesi e bellunesi a Pescantina. L'incontro è stato organizzato dal gruppo del circolo ex emigranti della Valpolicella, di cui è presidente il cavalier Benito Scamperle. Nell'occasione sono stati ricordati i 50 anni d'amicizia tra le due comunità di cui tanti esponenti hanno lavorato a lungo in Svizzera, in diversi settori delle attività produttive.
Da diversi anni il gruppo ex migranti della Valpolicella si reca in visita dai "colleghi" bellunesi e quest'anno c'è stata la possibilità di contraccambiare lo scambio d'amicizia con la trasferta degli amici bellunesi nel Veronese.
Sono arrivati in 170 ed è stato un incontro festoso di grande amicizia da ripetere in futuro. Prima tutti insieme hanno partecipato alla messa celebrata nella chiesa di Pescantina dal parroco don Ilario Rinaldi e quindi al pranzo conviviale al ristorante "Al Fiore" di Peschiera. Un particolare ringraziamento va ai tre presidenti dei gruppi bellunesi, vale a dire i presidenti dei circoli di Pedavena, Santa Giustina e Monte Pizzocco.


Ragazzi ucraini a cavaion

Una vacanza tutta veronese quella che hanno passato a Cavaion, grazie anche al contributo offerto dall'Associazione Veronesi nel Mondo, dieci bambini ucraini che quest'estate, per un mese, sono stati ospiti nella località dell'entroterra gardesano. L'alloggio è stato offerto dal Comune di Cavaion, che ha ospitato i dieci ragazzi in una scuola appositamente attrezzata, mentre i pasti sono stati offerti dalle famiglie di Cavaion che hanno anche cercato di far divertire i ragazzi facendo loro conoscere il territorio locale. A coordinare l'organizzazione per ospitare i ragazzi ucraini è stata la signora Pierina Peretti, che si è occupata di tutte le loro necessità.

Ricordato l'angelo dei migranti

Monsignor Dario Dal Gallo assisteva gli operai che partivano per la Germania

NNe arrivavano anche mille al giorno, con i fagotti di tela, le valigie di cartone legate con lo spago, l'aria spaurita di chi va incontro a un mondo di cui non sa nulla ma da cui si aspetta tutto. Arrivavano in via Delle Coste 6, dove oggi c'è il liceo artistico, nella Casa del migrante, l'Ellis Island di casa nostra. Oggi di questa fetta della storia veronese non è rimasto quasi nulla, se non la memoria di chi conobbe da vicino questa realtà. Come Rosalba Lucchetti, negli anni Cinquanta giovane assistente sociale incaricata dal Ministero del Lavoro di occuparsi dei migranti che arrivavano in via Delle Coste, dove sostavano anche qualche giorno, per sottoporsi agli esami della Commissione italo-tedesca che aveva il compito di verificare l'idoneità degli aspiranti lavoratori che volevano emigrare in Germania. Premette, la signora Rosalba, che all'epoca il Ministero aveva fatto due appalti con la Pontificia Opera Assistenza, la Poa, per il servizio sociale e il servizio di mensa, nella Casa del Migrante, molto attiva soprattutto tra il 1956 e il 1960. Il direttore era il dottor Angelo Vagliani. «Il primo posto per l'accoglienza dei migranti, che per la maggior parte arrivavano dal sud d'Italia», spiega la signora Lucchetti, «fu un capannone in Fiera. Poi, quando si vide che la mole di arrivi era diventata imponente, venne organizzata la Casa del migrante in via Delle Coste, con i relativi servizi. Allora c'era un'organizzazione molto efficiente. La Germania faceva sapere al Ministero del lavoro, e questo a sua volta agli Uffici di collocamento locali, quanta e quale manodopera le serviva. Si compilavano delle liste e i candidati si iscrivevano. La chiamata poteva essere generica ma anche nominativa. Comunque tutti dovevano passare per Verona per passare l'esame con la commissione». Si trattava soprattutto di esami medici: si verificano le condizioni di salute dei candidati e si scartavano solitamente quelli affetti da Tbc e da malattie veneree. Essere rispedito indietro era sempre una delusione cocente, una sconfitta, il crollo di molte illusioni. Per evitare tutto questo, quando c'erano i casi «incerti», l'assistente sociale e le sue colleghe escogitavano soluzioni per aiutare gli aspiranti lavoratori a passare l'esame. «Uno dei problemi più comuni era il difetto alla vista», racconta Rosalba Lucchetti. «E allora si cercava di procurare ai migranti degli occhiali per poter superare la visita medica. E qui bisogna dire che la generosità dei veronesi è stata tanta nei confronti di queste persone. Ricordo, ad esempio, la disponibilità del commendator Renato Aschieri, che ci ha fornito decine di lenti e montature gratis. E come lui Carlo Guarisco, un odontotecnico che faceva la protesi dentarie gratis a quelli che avevano problemi con la dentatura. E poi c'erano tanti privati che ci regalavano capi d'abbigliamento, biancheria, scarpe. La Vigile ci assicurava la sorveglianza e la Valpantena metteva a disposizione i bus per portare i migranti che da Porta Nuova dovevano recarsi al Centro. È stata una grande prova di solidarietà che non va dimenticata». Un ricordo a parte merita la vicenda del cinto inguinale. «Un altro problema comune era quello delle ernie», ricorda la signora Rosalba. «Per aiutare i migranti noi del personale facemmo una colletta e comprammo un cinto inguinale. Lo fornivamo a chi doveva passare la visita medica e poi ce lo facevamo restiuire, per il prossimo che ne avesse avuto bisogno. Era il cinto del miracolo che compariva e scompariva. Ovviamente poi i migranti che ne avevano necessità se lo compravano in Germania con la prima paga. Ma non l'avrebbero mai avuta se non avessero passato la visita medica».
Era un mondo di povertà e di speranza quello che passava nella «Ellis Island» di via Delle Coste. «La gente non sapeva nulla della Germania, tanto meno delle città dove era destinata», continua la signora Rosalba. «Allora prendevo i candidati a gruppetti, li portavo in una stanza del Centro dove c'era una grande carta geografica della Germania, e spiegavo loro la strada per arrivare a destinazione e qualcosa del luogo dove andavano a lavorare. La maggior parte era richiesta dalla Volkswagen, ma tanti andavano a lavorare cone contadini, operai tessili, meccanici. Erano accolti in case di legno costruite vicino alle fabbriche ma confortevoli e riscaldate, godevano di assistenza medica e avevano un contratto in regola. Ho ricevuto decine di lettere di ringraziamento, piene d'affetto e di riconoscenza per il lavoro fatto qui a Verona per loro. Sono state la mia più grande soddisfazione».
In questo quadro si inserisce la preziosa opera assistenziale di un sacerdote veronese, don Dario Dal Gallo, un vero angelo per i migliaia di migranti che tra gli anni ‘50 e ‘60 si riversarono al Centro dei migranti. Oltre all'aspetto logistico, occorreva fornire loro assistenza materiale, morale e spirituale. Compito non facile da assolvere per il quale si fece promotore, instaurando una attivissima organizzazione umanitaria, don Dario Dal Gallo a quell'epoca curato a Santa Lucia. Classe 1913, nativo di Quaderni di Villafranca,donDal Gallo allora presidente dell'Opera Diocesana di Assistenza seppe coinvolgere nel suo progetto decine di giovani e meno giovani. Nell'ex Casa della Gil all'inizio di corso Porta Nuova (dove sorge l'attuale Camera di Commercio) ancora danneggiata dai bombardamenti aprì le cucine e le mense, diede vita ad un efficiente segretariato sociale per facilitare i collegamenti dei lavoratori in partenza con le famiglie. «Era l'angelo consolatore di tutti», racconta la signora Rosabianca Carlini che con lui operava a stretto contatto, «si impegnava in tutti i modi per aiutare questa povera gente alla quale dedicava i momenti di assistenza spirituale. Risolveva le situazioni anche difficili. Ad alcuni suggeriva con successo di ritornare a casa in famiglia dando indicazioni per eventuali occupazioni nel loro paese». Furono anni intensi per il dinamico sacerdote che ha svolto un ruolo importantissimo in quei tempi. «Era molto ascoltato dalla Commissione tedesca», precisa la signora Carlini ultranovantenne lucidissima, memoria storica di tanti avvenimenti, «e dallo stesso direttore del Centro il funzionario ministeriale dottor Angelo Vagliani, ancora vivente, che lo circondava di tanta stima per il bene che elargiva a piene mani». Monsignor Dal Gallo, quale presidente della Poa- Oda ha dato vita prima alla colonia permanente a San Zeno di Montagna, quindi a quelle marine di Igea, Cesenatico e Pinarella per accogliere i bambini delle famiglie meno abbienti. Ricorda con tanto entusiasmo e rievoca la memoria dell'intrepido sacerdote, scomparso nel 1971, la signora Ada Lavagnoli di Santa Lucia, sua collaboratrice nella direzione delle colonie da lui ideate e sempre partecipe del Centro Italiano Femminile. «Don Dario era un prete eccezionale», ammette. «Per un ventennio è stato un protagonista della vita sociale, non solo in città ma anche in provincia, che merita di essere ricordato».

Festival dei giochi in strada a verona

Per tre giorni, dal 26 al 28 settembre, il centro storico di Verona è stato invaso dal Tocatì, il festival internazionale dei giochi in strada organizzato dall'Associazione Giochi Antichi e dal Comune con il sostegno di numerosi sponsor. Quest'anno il festival era alla sua sesta edizione e l'ospite d'onore è stato la Scozia, nazione da cui sono arrivati 200 partecipanti tra giocatori di giochi tradizionali scozzesi, suonatori di cornamuse, danzatori e rappresentanti degli enti del turismo scozzese. Il successo di pubblico è stato enorme: si è stimata la partecipazione di 250.000 persone nei tre giorni della manifestazione che ha proposto 130 eventi tra giochi tradizionali allestiti tra strade, cortili e piazze della città antica, insieme a incontri, convegni e mostre sempre sul tema del gioco tradizionale. A giocare in piazza sono arrivati rappresentanti di associazioni ludiche da diverse regioni italiane e da numerosi Comuni della provincia veronese, facendo riscoprire ad adulti e bambini il piacere di giochi talvolta dimenticati ma ancora di grande interesse, capaci di competere, nella loro semplicità, con i più moderni videogames. Con il vantaggio che i giochi tradizionali stimolavano bambini e ragazzi ad affinare le proprie doti di destrezza e l'attività fisica, favorendo la salute molto più di tanti sedentari giochi moderni. L'Associazione Giochi Antichi, di cui è presidente il veronese Paolo Avigo e di cui è vicepresidente Giuseppe Giacon, ha tra i suoi scopi la ricerca di giochi tradizionali e la loro riproposta prima che vengano completamente dimenticati.

Madre Vincenza Poloni è stata la suora che riformò l'assistenza sanitaria

La Beatificazione di Vincenza Poloni

Un lunghissimo applauso ha reso omaggio a una grande donna veronese, madre Maria Vincenza Poloni, che nel segno della Misericordia, sostenuta da una notevole intelligenza e da un amore straordinario per l'umanità sofferente riuscì a metà Ottocento a riformare l'assistenza sanitaria e lo stesso concetto di assistenza sociale in un'epoca in cui la sola parola ospedale suscitava orrore, perchè evocava un luogo sporco, promiscuo, dove, più che a guarire dalle malattie, si andava a morire.
Domenica 21 settembre, in una solenne e suggestiva cerimonia in un affollato Palazzetto dello sport, nel corso di un rito seguito da 8000 persone, alla presenza di numerosi rappresentanti delle istituzioni civili e militari di Verona, questa donna di grande talento, cofondatrice con il beato Carlo Steeb dell'Istituto delle Sorelle della Misericordia, è stata proclamata beata da monsignor Angelo Amato prefetto per la Congregazione delle cause dei santi.
Madre Poloni in pochissimi anni e con un esiguo gruppo di consorelle riuscì a trasformare il Ricovero cittadino da luogo di sofferenza a luogo d'accoglienza e di consolazione. Era il suo stile, come ha sottolineato monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi che ha presieduto la celebrazione in rappresentanza di Papa Benedetto XVI:«Umiltà, semplicità e carità sono da sempre state le peculiarità di questa donna e di tutte le sue consorelle. Erano angeli per il conforto degli ammalati e delle persone anziani, ma anche madri per gli orfani e guida per le giovani. Madre Vincenza impersonò la carità prima in famiglia, occupandosi dei congiunti in difficoltà ma anche dell'andamento della famiglia e poi nella società. E lo faceva con una santa allegria che trasmetteva anche alle sue consorelle. Il servizio ai malati non era fatto solo con misericordia ma anche con entusiasmo, con dedizione.
Era un'autentica sorgente di carità cristiana. Per tutti noi Madre Vincenza Poloni è un modello di dedizione e d'amore. Ma lo fu anche ai suoi tempi. Quando morì tutta la città la pianse».
Di Madre Vincenza Poloni, è stato ricordato nel corso della cerimonia, non è rimasta neppure una reliquia. Per suo volere la religiosa, che morì a soli 53 anni stroncata da un tumore, fu vestita con gli abiti più logori che aveva, posta in una semplicissima bara di legno e deposta in una tomba al Mounementale dove già erano state sepolte alcune consorelle. Nel giro di pochi anni la cassa di legno si ruppe e i resti di madre Vincenza si mescolarono con quelli delle altre suore che avevano voluto analoga sepoltura.
Ma nemmeno in vita Madre Vincenza lasciò documenti o scritti ufficiali, a parte qualche lettera e degli appunti oggi esposti con i loro testi originali nella piccola sala-museo visitabile nell'istituto delle Sorelle della Misericordia in via Valverde, accanto alla chiesa della Casa Madre. «Sappiamo attraverso una serie di testimonianze trasmesse oralmente o scritte successivamente che Madre Maria Vincenza era una persona dolce ma molto esigente con le consorelle», ha ricordato monsignor Amato, «perchè esigenva estrema puntualità al lavoro e voleva che le suore infermiere fossero altamente professionali nel loro lavoro, un atteggiamento di grande modernità. Ecco perchè Madre Poloni è un modello attuale: i santi della carità oggi sono i veri benefattori dell'umanità perchè indicano la strada da percorrere, concretamente, della carità cristiana con l'accoglienza, la solidarietà, la bontà realizzata nei gesti quotidiani nei confronti di chi è in stato di necessità. Senza essi la nostra società sarebbe più povera».
Alla cerimonia erano presenti il vescovo Giuseppe Zenti, il vescovo emerito monsignor Flavio Roberto Carraro, il postulatore per la beatificazione di madre Poloni, padre Silvio Tomasi, vescovi e arcivescovi italiani e stranieri tra cui due alti prelati africani, numerosi sacerdoti della Diocesi scaligera. Bellissimo il coro dell'Avesca, l'associazione delle scholae canthorum veronesi, che ha accompagnato in modo magistrale la celebrazione.
La madre generale delle Sorelle della Misericordia, suor Teresita Filippi, ha ringraziato monsignor Amato chiedendogli di far presente a Papa Benedetto XVI «la riconoscenza della Congregazione per aver annoverato nel libro dei beati Madre Vincenza Poloni », che va ad allungare la schiera già folta di santi, beati e venerabili veronesi. Monsignor Zenti ha sottolineato l'attualità della figura di Madre Vincenza Poloni:«Un grande senso del dovere professionale e la necessità di aprire la nostra interiorità ad atti veri di misericordia sono i suoi tratti salienti. Questa figura si rivela di grande modernità perchè oggi sono questi i valori da recuperare per i nostri giovani. Dobbiamo mettere tutte le nostre risorse educative, a scuola, in famiglia e nelle parrocchie, a insegnare la serietà e la professionalità ai giovani prima che vadano alla deriva. I giovani hanno grandi risorse ma noi adulti dobbiamo stare con loro, non davanti a loro».


Liberare le donne dalla tratta

Convegno internazionale delle organizzazioni femminili cattoliche

L'obiettivo è ambizioso: sconfiggere la convinzione radicata che il mestiere più vecchio del mondo sia «inevitabile», andando a colpire, ma anche a responsabilizzare, i clienti delle prostitute. Forse un'utopia ma anche il segno di un fondamentale ambiamento di mentalità in tema dello sfruttamento di migliaia di donne, bambine e bambini come oggetti sessuali. È una delle conclusioni uscite dalla tavola rotonda svoltasi a settembre alla Gran Guardia nell'ambito dei lavori della conferenza europea «Liberiamo le donne dalla tratta» che si è svolto al Centro unitario per la cooperazione missionaria (Cum), in via Bacilieri a Verona per iniziativa del Wucwo/Umofc, l'Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche in collaborazione con Azione Cattolica Italiana, Centro Italiano femminile (Cif) e Gruppo Promozione Donna di Milano. I partecipanti all'iniziativa sono stati circa un centinaio provenienti da 17 Paesi europei: Spagna, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svizzera, Italia, Lettonia, Ungheria, Slovacchia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Albania e Repubblica Moldova. Insieme, ha affermato Maria Giovanna Ruggieri, vice presidente Umofc Europa, «vogliamo affrontare un tema che richiede attenzione, rispetto, competenza, in cammino con quanti se ne occupano in modo specifico, con la consapevolezza che ci troviamo di fronte a due grandi forme di povertà: quella materiale di chi è costretto a usare il proprio corpo per sopravvivere e quella morale di chi è convinto che tutto possa essere comprato, anche le donne e spesso i bambini».
La tratta del nuovo millennio, che sposta da un Paese all'altro migliaia di giovani donne offrendo loro l'illusione di una vita migliore, che in realtà si consuma sul marciapiede, è stato uno dei temi fondamentali dei lavori al Cum dove si è dibattuto della prostituzione e della necessità di un maggiore impegno per mettere fine a questa nuova schiavitù.
Toccante la testimonianza di Esose Aghatise, dell'associazione Iroko onlus di Torino, che ha parlato della realtà delle nigeriane:«Rappresentano il 50 per cento delle donne ridotte in schiavitù per essere sfruttate. Su di loro la pressione culturale e psicologica è terribile. Le aiutiamo a liberarsi da essa e a scegliere una vita nuova grazie anche alla legge 40 che permette alle ex schiave di restare in Italia per motivi umanitari e avviarsi così a un processo di integrazione sociale grazie a precisi progetti di recupero». Su questa linea anche suor Eugenia Bonetti, dal '93 responsabile del centro d'accoglienza della Caritas a Torino dove almeno tremila nigeriane ogni notte si spostano per raggiungere le periferie urbane di svariate città, e anche Roberto Gerali, responsabile del servizio antitratta dell'associazione Papa Giovanni XXIII fondata dal compianto don Oreste Benzi, alla cui memoria è andato un caloroso applauso. «Bisogna spostare l'attenzione sui clienti», ha detto Gerali, «perchè non è ammissibile che si rendano complici dell'orrore di considerare donne e bambine merce da sfruttare», ricordando che in Italia i clienti delle prostitute sono stimati sui 10 milioni. Nel suo brillante intervento di chiusura, l'europarlamentare europea Patrizia Toia ha ribadito l'assurdità di regolamentare per legge la prostituzione:«Dovremmo considerarlo un lavoro come un altro e magari far credere ai nostri figli che lo possono fare, magari facendo anche qualche corso di formazione professionale?» E ha ricordato che laddove la prostituzione è legalizzata non è stata però sconfitta la tratta internazionale che «opera con un'organizzazione da multinazionale». I tempi sono maturi per un salto di qualità culturale:«Dire che la prostituzione è antica non ha più senso. Le cose cambiano. Le leggi per combatterla ci sono: si applicchino senza ipocrisie».

 

Impegno globale

La conferenza europea è stata organizzata dall'Unione mondiale delle organizzazioni cattoliche femminili (Umofc), che comprende 90 associazioni di ogni continente. In Italia ne fanno parte l'Azione cattolica, il Centro italiano femminile e il Gruppo promozione donna di Milano.
Fondato nel 1910 (il segretariato mondiale ha sede a Parigi), l'Umofc ha l'intento di promuovere la partecipazione e la corresponsabilità delle donne cattoliche nella società e nella Chiesa. Sono oltre 500 mila le donne che ogni anno vengono «importate» in Europa da organizzazioni criminali e avviate al mercato del sesso a pagamento. Secondo le stime effettuate un anno fa dal Dipartimento delle Pari opportunità della presidenza del Consiglio, in Italia sarebbero dalle 15 alle 18 mila le donne coinvolte nel traffico. Di ben altro tenore i numeri presentati dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni: sarebbero dalle 50 alle 70 mila le prostitute presenti in Italia, provenienti soprattutto dall'Africa e dall'Est europeo, per un businnes di 90 milioni di euro al mese. Il 30-40 per cento avrebbe un'età compresa tra i 14 e i 18 anni. L'Umofc ha presentato il manifesto contro la tratta che è stato portato al Parlamento Europeo a Bruxelles.

L'Antico e il Prezioso, più unico che mai!

Un nuovo imperdibile appuntamento tra Antichità, Mistero. Ed una grande sfida: un Galà per sostenere la Ricerca sulla Fibrosi Cistica

Dopo la visita straordinaria durante la passata edizione di eminenti personalità del mondo politico e imprenditoriale, L'Antico e il Prezioso 2008 – Mostra Nazionale d'Antiquariato - si è ripresentata con un nuovo ricchissimo programma per confermare i suoi quattro anni di successi. Dal 31 ottobre al 9 Novembre, nelle sale dell'ex Arsenale scaligero, poco distante dal ponte di Castelvecchio, si è snodata una kermesse davvero "preziosa" e prestigiosa. Anche quest'anno protagoniste sono state le gallerie antiquarie, sempre più ricercate e selezionate, provenienti dal territorio locale e nazionale, pronte a proporre ai visitatori della mostra le meraviglie dell'antico: dai ricercati dipinti alle straordinarie stampe, dai tappeti finemente intrecciati ai tessuti più lavorati, dalle preziosità degli ori agli argenti cesellati, dai mobili più elaborati ai complementi d'arredo da sogno.
A corredo di questa proposta, due gli eventi d'eccezione. Il primo, realizzato in collaborazione con l'Ente Fiera di Verona, ha per protagoniste delle straordinarie carrozze d'epoca europee, da metà ‘800 ai primi del ‘900: un'occasione davvero rara per stupirsi di fronte a questo fulgido predecessore dell'automobile. Il secondo, avvolto da dorati incensi, concentra l'attenzione su una delle più antiche e profonde espressioni artistiche di tutti i tempi: l'icona. Tra Arte e Mistero. Provenienti dalla ricchissima e splendida collezione del professor Ubaldo Procope, importante iconografo di fama internazionale, la mostra, dal profondo significato spirituale e popolare, rivela come le icone riflettano le sofferenze e le gesta di un popolo, legate a specifici fenomeni e avvenimenti storici, svelandone il mondo interiore, la purezza e la nobiltà d'animo.
Ad anticipare la manifestazione, la grande sfida che, per quest'anno, la Mostra d'Antiquariato Nazionale "L'Antico e il Prezioso" ha raccolto e sposato per poter partecipare ad ambitissimi traguardi. La sera precedente l'inaugurazione ufficiale della kermesse, il 30 ottobre, nelle prestigiose sale del Circolo Ufficiali a Castelvecchio si è svolto un Galà per sostenere concretamente la Federazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica. Non si può chiamare "beneficenza" l'impegno con il quale ogni giorno migliaia di persone lottano, combattono, soffrono nell'affrontare la malattia genetica grave più diffusa nel mondo occidentale, ancor oggi senza guarigione: la fibrosi cistica, conosciuta anche con il nome di mucoviscidosi. Da chi ne è affetto, per lo più giovani e bambini , ai ricercatori a quanti operano per farla conoscere, l'unica prospettiva è quella di poter continuare a promuovere la ricerca scientifica attraverso il finanziamento di progetti innovativi.
L'Antico e il Prezioso e la Ricerca unite dunque per una speranza, per realizzare un sogno, per sostenere l'impresa più grande: guarire la Fibrosi Cistica. L'Antico e il Prezioso, patrocinata dalla Regione Veneto, dalla Provincia e dal Comune di Verona, dalla Camera di Commercio, dall'Ordine degli Architetti e dalla Confindustria veronesi, è realizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e l'Assessorato alle Pari Oppurtunità e Lavori Pubblici del Comune di Verona, con la Circoscrizione 2^ di Verona e con l'Associazione Ars Regia Scaligera.

 

I 35 anni del circolo l'Arena

In occasione dei 35 anni di attività del circolo L'Arena di Buenos Aires dell'Associazione Veronesi nel Mondo si riuniranno dal 6 al 10 novembre nella capitale argentina tutti i presidenti dei circoli dell'Associazione del Sudamerica, con il presidente dei Veronesi nel Mondo, Giuseppe Riccardo Ceni e una delegazione proveniente da Verona.
Accanto ai presidenti dei circoli sudamericani è prevista la presenza di un giovane rappresentante dei circoli, in modo da rinsaldare il patto di colalborazione tra i vecchi e i nuovi associati. In ocacsione di questo importante evento associativo si svolgerà un convegno sul tema "L'emigrazione in Argentina" e si organizzerà una grande festa all'Istituto delle Sorelle della Misericordia di Buenos Aires la cui responsabile è la veronese suor Ancilla Seno, originaria di Isola della Scala.


La festa del Circolo San Gallo in Svizzera

La data della nostra festa è al 22 novembre alle 19 nella sala del centro Saint Kolumban di Rorschach con degustazione di piatti tipici della cucina veneta, tombola e musica.


Giuseppe Spada

Un impegno totale per gli ex migranti

Lutto nella grande famiglia dei Veronesi nel Mondo. Lo scorso 25 luglio è morto Giuseppe Spada, 80 anni, ex emigrante in Svizzera, dove ha lavorato per diversi anni, e attivissimo collaboratore per molti anni del Circolo ex emigranti della Valpolicella. Ai familiari di Giuseppe Spada le condoglianze del presidente del Circolo della Valpolicella Benito Scamperle e di tutti i componenti dell'Associazione dei Veronesi nel Mondo.

Scomparso il re della frutta

Grande cordoglio nel mondo imprenditoriale veronese ha suscitato la morte, lo scorso agosto, di Giovanni Bocchi, che aveva fondato un impero nel settore della commercializzazione mondiale dell'ortofrutta. Si fa strada ora l'idea di intitolare alla sua memoria un riconoscimento per onorarne l'impegno nel lavoro.
Giovanni Nino Bocchi è stato un imprenditore dell'ortofrutta di livello mondiale che non ha mai voluto rinunciare alla sua riservatezza.
Pochi, fuori dall'ambiente e dalle ristrette amicizie, lo conoscevano. Anche la famiglia ha mantenuto uno stretto riserbo nel rispetto della sofferenza nella quale ha lottato fino all'ultimo giorno prima di andarsene. E la sua scomparsa è stata annunciata a funerali avvenuti. La riservatezza del resto accompagna tutti i Bocchi, famiglia di origini rodigine nell'ortofrutta da quattro generazioni, avviata al successo dal nonno Giovanni con il primo banco al mercato di Francoforte prima di Verona.
Grande innovatore, Nino Bocchi ha mondializzato la produzione e la commercializzazione. Nino Bocchi aveva portato il gruppo a superare il miliardo di euro di fatturato (con marchi come HappyTree) raddoppiandolo grazie alla combinazione azionaria con la belga Univeg, holding logistica internazionale altrettanto potente.
Il gruppo veronese, come l'aveva realizzato Bocchi valeva già il quinto posto tra i colossi della frutta nel mondo, dietro a potenze come Dole, Chiquita, Del Monte e Fyffes. La proprietaria è l'Univeg che conta 6.500 dipendenti e 32mila ettari coltivati di proprietà. L'ulteriore, imponente sviluppo dato a suo tempo da Nino Bocchi ha portato a movimentare ben 300 mila tonnellate di frutta, in controstagione, dalle Americhe all'Europa. Meno frigoriferi e prodotti sempre freschi per un vero precursore, anche nel biologico vero e nel direct way, avvicinando il produttore ai consumatori.
Giovanni Bocchi aveva iniziato alla fine degli anni '50, dietro un banco del mercato di Francoforte, in Germania. Nel giro di qualche decennio l'attività originaria di importazione dall'Italia si è allargata a tutto il Mediterraneo e all'America Latina. Oggi l'Univeg è alla testa di un impero che si colloca al quinto posto nel mondo nella distribuzione di frutta, verdura e piante.

Monsignor Francesco Bennati

Una vita tra Belgio e Francia

Si è spento lo scorso giugno, all'età di 83 anni, monsignor Francesco Bennati che fu a lungo missionario tra gli emigranti in Francia. Il funerale è stato officiato dal vescovo di Verona Giuseppe Zenti nella parrocchiale di Soave, scelta perché capace di accogliere la moltitudine di fedeli e parrocchiani che hanno voluto accompagnare don Francesco per l'ultimo viaggio. Il sacerdote era nato il 21 dicembre 1924 in contrada Bennati, un pugno di case da dove sono usciti quattro preti e che per questo si è meritata il titolo di «Vaticano».
La svolta venne, come raccontò anni fa suo cugino don Alessandro Bennati, «con l'arrivo in paese di un giovane curato, don Raffaele Morandini, che radunò quattro ragazzini "soto el figaro" e cominciò a prepararli per l'esame di prima ginnasio per destinarli poi al seminario.
Ordinato sacerdote il 27 giugno 1948, era stato vicario a Sona, a Valdiporro, a Castion e nella parrocchia cittadina di San Pio X dal '58 al '62, dove restò poi parroco fino al 1971 costruendo la chiesa. Trascorse poi undici anni, fino al 1982, come parroco del duomo di Legnago, che gli meritò il titolo di canonico onorario nel 1973. Chiese e ottenne di trasferirsi missionario degli emigrati italiani in Francia, e visse a Valenciennes nella regione mineraria al confine con il Belgio fino al 1988, partecipando ai problemi del mondo operaio e avviando una catechesi familiare d'avanguardia. Tornato a Cazzano, divenne rettore della chiesa di San Felice e curò anche la messa domenicale nella parrocchia di Finetti. Non avendo più parenti, era stato accolto nella famiglia di Ermegildo Burato, suo compagno d'infanzia, che negli aveva curato i terreni di famiglia. «Buono, di cultura profonda, preparato e sempre disponibile», lo descrive il parroco don Renato, che a lui ricorreva nei periodi di più intenso lavoro pastorale, «e pur sofferente negli ultimi anni, non ha mai fatto pesare o cercato scuse per questa sua condizione».

Il poeta del bronzo

Nelle opere di Arsenio De Bortoli passione, forza e cuore

Un concentrato di energia e di espressione, come la sua vita. Arsenio de Bortoli, 73 anni vissuti intensamente, dalla sua infanzia in via Albere, da dove la famiglia fuggì per sottrarsi ai bombardamenti degli americani, alle prime infantili sperimentazioni di scultura con la creta umida raccolta dal pavimento delle grotte di tufo sopra Quinzano, dove Arsenio, allora ragazzino, con la famiglia, si rifugiava sempre per scappare dalle bombe. I primi rudimenti della scultura, l'arte che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua esistenza, furono dei piccoli carrarmati di fango. E quando suo padre gli intimò «o lena o pena», cioè, o lavori o studi, ma scegli subito, Arsenio, che era poco incline alla disciplina, preferì andare a lavorare in una fonderia specializzata nella realizzazione di statue per i cimiteri. Capì poi, il giovane Arsenio, che il lavoro nobilita ma per essere artista non basta la passione. Ci vuole la tecnica. E così si iscrisse all'istituto d'arte Napoleone Nani, fucina di tanti artisti veronesi, dove si recava con la bicicletta mezza scassata della mamma. Poi l'incontro con Gino Bogoni, con Bepi Fontana, «che faceva i tortellini di gesso e li metteva a seccare sulla finestra per far vedere che a casa sua, a San Zeno, c'era abbondanza di cibo». Per lui la scultura, in particolare con il bronzo, è sempre stata passione allo stato puro. Nel suo laboratorio di San Massimo, dove abita in via Lugagnano, ha continuato a realizzare le sue idee, ispirandosi al mondo della religione, della natura, all'umanità spesso vista sotto il profilo della sofferenza, proponendo le sue opere in decine di mostre. Per la sua attività artistica, che gli è valsa premi e riconoscimenti, nel 1994 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Oggi il percorso artistico di ArsenioDe Bortoli è raccolto in un elegante volume edito dalla Si.Be. srl Edizioni d'Arte Lettore di San Martino Buon Albergo, con foto della Si.Be group.
La donna è uno dei suoi temi ricorrenti, anche se giura che nella sua vita ha amato solo sua moglie, a cui dedica anche il testo, «sposa di una vita», da cui ha avuto tre figli che gli hanno dato tre nipoti di cui lui è orgoglioso. La donna come madre è rappresentata in una delle sue sculture più forti, la donna straziata dal dolore del parto, che rivela tutta la tensione e la fatica di mettere al mondo una piccola vita. E una forza simile, ma tutta concentrata nell'atto del lavoro, è quella espressa dal grande bove che tira l'aratro, in un immaginario continuum dove l'animale si fonde con il pesante attrezzo agricolo. La spiritualità intensa di De Bortoli si esalta nel drammatico Cristo in croce, il Re dei re, con le spine che escono dal capo, il peccato che trafigge l'Uomo che espia così la tragedia del male. È invece legata alla terra e al messaggio fondamentale di Cristo, il pane che si fa corpo del Signore, la singolare realizzazione bronzea dell'altare che appare come una sorta di grezza pagnotta che si può aprire per rivelare nella sua cavità lo spazio per il calice retto da tralci di uva. Così si snoda l'arte di Arsenio De Bortoli raccontata nel libro che ripercorre attraverso immagini e commenti la sua ricerca vitale e che si è espressa nei temi laici come in quelli sacri, profondendo ovunque una passione che gli anni hanno resa più intensa e ricca di significati.

Tutto il gusto della Lessinia

Corrado Benedetti l'innovatore delle tradizioni

Era ancora un ragazzino e già gli piaceva mettere le mani in pasta. Quella del salame, che confezionava imparando l'arte da papà Vittorio. Oggi Corrado Benedetti, del salame, del lardo e dei formaggi è diventato il principe. Almeno a Verona, nel suo "feudo" di Croce dello Schioppo, a Sant'Anna D'Alfaedo. Il papà qualche volta lo prende anche in giro:"A 37 anni, invece di cercarsi la morosa, è ancora lì che fa esperimenti e progetti che vanno al di là anche della nostra immaginazione". Vittorio Benedetti, 65anni, che da sempre lavora formaggi e salumi in Lessinia, parla di suo figlio con un misto di orgoglio e di incredulità. Ma Corrado Benedetti ha le idee chiare, che partono da un presupposto fondamentale: pensare in grande e rigorosamente secondo criteri di alta qualità. Così, quando si è affiancato al lavoro del papà, ha cominciato a cambiare faccia al formaggio con una serie di sperimentazioni che per la cultura della zona erano a dir poco degli azzardi: dalla ormai classica macerazione del Monte Veronese nelle vinacce dell'Amarone a quella nelle erbe aromatiche, all'ultima della serie, nelle ciliegie e nelle fette di pera. Il mercato gli ha dato ragione: oggi nel suo magazzino di stagionatura, dietro allo storico spaccio dello Schioppo, circolano ogni anno diecimila forme di formaggio e 350 quintali di salumi, destinati a 120 ristoranti veronesi e a un numero notevole di negozi gourmet.
"Tutto è partito dalla malghetta di nonno Angelo", racconta Corrado orgoglioso delle sue origini di casaro della Lessinia. "Mia mamma Pasqua lavorava con suo padre, mio nonno appunto, nella piccola malga di casa negli anni '40. La mamma, qualche anno dopo, verso gli anni '50, si occupava della raccolta del latte per un caseificio a Ceredo. Dieci anni dopo mio papà Vittorio ha avviato un piccolo allevamento di suini e negli anni '70 ha cominciato a lavorare i salumi e, contemporaneamente, i miei hanno aperto una trattoria, un locale alla buona dove si mangiava polenta, salame e formaggio. Nel '72 la mamma ha avuto l'idea di aprire lo spaccio dello Schioppo. E adesso sono arrivato io".
Con Corrado lo spaccio è stato affiancato da un'elegante sala di degustazione dove, oltre ai prodotti affinati dai Benedetti, che ormai non producono più salumi e formaggi ma si sono specializzati nella selezione e nell'affinamento di questi prodotti, si trovano selezioni di vini della Valpolicella. Per questo Corrado Benedetti ha portato a 300 i metri quadrati di locali destinati alla lavorazione e alla stagionatura di formaggi e salumi, con pavimenti in terracotta per mantenere costanti temperatura e umidità. "Cerco sempre di rifornirmi dai produttori che lavorano bene, sia per i salumi che per i formaggi. Ogni caseificio qui della zona ha delle caratteristiche adatte alle nostre esigenze.E poi ho un enologo che segue le macerazioni dei formaggi. Siamo partiti con il Monte ubriaco, quello macerato nell'Amarone. Non era una vera novità perchè quella tecnica la conoscevano già nel Trevigiano, ereditata da una tradizione antichissima, quando i contadini per salvare le loro forme di formaggio dai predoni che razziavano villaggi e contrade, le nascondevano nelle botti di vino. Poi si scoprì che quelle forme erano una vera ghiottoneria. Ma Corrado, che si è andato a comprare anche una fossa di tufo a Sogliano al Rubicone, in provincia di Forlì, per affinare le forme di cimbro e farne dello straordinario formaggio di fossa, riesce a pensare a qualcosa d'altro che non siano caci aromatizzati nel rosmarino o nelle foglie di noce? "Beh", risponde lui con un sorrisetto ironico, "mai dire mai alle occasioni nella vita. se trovo una ragazza che vuol condividere questa mia vita e questi mei sogni ben venga." Punto forte delle sue produzione è il lardo, così buono da far concorrenza a quello di Colonnata o al valdostano di Arnad. Un tempo veniva messo a stagionare sui seciàri, i lastroni di Rosso Veronese con l'incavo con cui si facevano i secchiai. Di qui il nome di lardo di seciàr. Come quello di Colonnata anche il lardo dello Schioppo rappresentava il nutrimento forte di contadini e cavatori, o, soffritto, un ottimo condimento. E come il lardo carrarese anche quello veronese è "marinato" con erbe locali ed è ottenuto da maiali di oltre 160 chilogrammi.

Trattoria al Bersagliere

Il gusto delle buone tradizioni

Leo Ramponi propone piatti veronesi con qualche "goccia" di innovazione

La cucina veronese con un tocco di creatività. Si trova nella trattoria tipica al Bersagliere, situata nel centro storico di Verona, nel cuore dell'antico borgo dei Filippini, in via Dietro Pallone, che offre al visitatore un' occasione vera per degustare gli antichi sapori veronesi ma anche piatti di rango non necessariamente legati alla storia locale, comunque preparati con cura e con una scelta rigorosa delle materie prime. Perchè il titolare del locale, eo Ramponi, una lunga espereinza nel campo della ristorazione e cultore fedele dei sapori del territorio veronese, vuol offrire ai suoi ospiti il meglio della tradizione gastronomica locale, compresa quella bella vecchia abitudine del <paròn> che va a conversare con i suoi ospiti spiegando cosa mangiano e cosa bevono. Conosciuta dai personaggi dello spettacolo, come testimonia la collezione di foto con autografo appese alle pareti del locale, frequentata da veronesi doc e da chi trovandosi in città vuole assaporare gli schietti profumi della tradizione scaligera la trattoria Al bersagliere propone tra i piatti classici, lardo della Valpolicella, soppressa casalinga, petto d'oca affumicato, bigoli con sugo d'anatra, pasta e fagioli, la classica <pastissada de caval>, che è tra i piatti principe della tradizione locale, ma anche il <baccalà> preparato secondo la tradizionale ricetta della Venerabile Confraternità del Baccalà di Vicenza che ha annoverato il locale di Leo Ramponi tra quelli consigliati per la degustazione del piatto anche fuori dei confini vicentini e ancora, filetti al pepe rosa e mentuccia al gorgonzola (in stagione al melograno).La carta vini annovera 200 etichette in prevalenza italiane con vasta scelta di vini veronesi tra cui 60 Amaroni in carta. Carta dei distillati meditata: 60 tipi di grappe, 280 tipi di whisky, 18 tipi di rhum e la carta degli oli. Il locale si divide in tre salette, un giardino e da una cantina del 1200 da visitare.Interessante è l'esposizione di alcuni fossili: una palma di Bolca di 40.000.000 anni e, novità, un Nothosaurus proveniente dalla Cina di 90.000.000 anni. Per gli amanti delle auto, fanno bella mostra di se il volante originale di Gilles Villeneuve e la tuta di Carlos Reuteman vincitore a Long Beach nel 1977. In sala riceve il titolare, Leo Ramponi, mentre in cucina s'impegna con passione e grande professionalità la moglie Marina Tezza coadiuvata dal suo staff.Per le prenotazioni o per ricevere maggiori informazioni, telefono 045.800.48.24, fax: 045.800.49.32, e-mail:info@trattoriaalbersagliere.it


In ricordo di ALBERTO BAMPI
26 agosto 1928 - 31 luglio 2008
Vivere...
Costruire uma storia
Trasformare il quotidiano in momenti straordinari
Imparare, crescere, mutare.
Fare di ogni giorno una nuova occasione
Per essere felice.
Coltivare la Memoria
Piantare un seme
Che germogli al sapore del tempo.
Lanciare idee che seguano la direzione del vento.
Vivere intensamente ogni attimo
Per avere una nuova storia da ricordare.
Però... la vita è un ciclo:
Ha il suo tempo per terminare!
Che finisca la materia
Ma rimangano le memorie
Senza lasciar di vivere
Nel cuore di chi lo ama.



Malcesine Baldo-Montefortiana
Una bella mostra di disegni realizzata nel corso dell'ultima edizione

Lo scorso agosto, in occasione dell'esibizione del coro dell'Arena nella splendida cornice del Monte Baldo, il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, prima di salire ad ascoltare il concerto, si è soffermato ad ammirare la mostra, allestita nella sala di partenza della funivia di Malcesine, dei disegni dei bambini che hanno partecipato all'ultima edizione della Montefortiana.
Con il vescovo c'erano il sottosegretario alla Sanità Francesca Martini, il presidente della funivia Giuseppe Venturini e il Padre superiore dei Camilliani...Intanto è già stata fissata la data della prossima Montefortiana: si svolgerà con diverse iniziative dall'11 al 18 gennaio.
Prosegue con successo la collana semestrale che Delmiglio Editore dedica al variegato panorama umano e imprenditoriale veronese. Da sempre patria di grandi personalità, alcune native, altre "adottate" dalla città, Verona affronta il presente e il futuro con la massima vivacità culturale e intellettuale, continuando a creare ed esportare prodotti e conoscenze che la rendono grande agli occhi del mondo. Tra le 45 storie di personaggi del mondo dell'arte, della cultura, della politica, del turismo e dell'impresa, che si impegnano a rendere vivo il nostro territorio, raccolte da Emanuele Delmiglio nella nuova pubblicazione, alcune spiccano per l'originalità e la sensibilità mostrata dagli intervistati. Si va infatti dai "cavalli di battaglia", rappresentati da figure notissime, come il mattatore Roberto Puliero e il più eclettico degli avvocati, Guariente Guarienti, a personaggi che meritano di essere meglio conosciute, come la paleoantropologa Laura Longo, che con la sua ricerca su reperti preistorici veronesi ha ottenuto la copertina delle più prestigiose pubblicazioni scientifiche internazionali, o Marco Nordera, attivo, con il suo gruppo di clown-terapeuti, tra le corsie dei nostri ospedali, per donare un sorriso a piccoli e anziani. Tra i veronesi attivi all'estero, la giornalista Maria Teresa Ferrari e Roberto Ferroli, attivamente impegnati nel nord est del Brasile, la prima in campo benefico e didattico, il secondo nel campo del turismo e dello sviluppo economico, in un'ottica di crescita certo non unicamente personale, ma di tutti gli abitanti della zona.

 

Giornata Veneti nel Mondo

Prima giornata dei migranti veneti lo scorso primo agosto. L'assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona traccia un bilancio sulla partecipatissima festa che si è svolta domenica a Pedavena che ha avuto come momento di riflessione e studio un incontro sul tema "Nei programmi didattici la storia degli emigranti" . Secondo De Bona, "una prima festa dei Veneti nel mondo che ci ha dato molta soddisfazione, sia come partecipazione, ma soprattutto per i momenti di riflessione che si sono svolti durante la giornata, intensa di scambi, d'idee, di confronti e proposte tra le quasi duemila persone che si sono incontrate nei vari momenti. Uno degli obiettivi della festa era quello di far incontrare gli amministratori, il mondo del volontariato e quello economico, con il mondo dell'emigrazione. Partendo dal fatto che oltre ad un importante rilievo storico e culturale, le nostre radici da anni si sono ben radicate nella terra dei cinque continenti, grazie al duro lavoro dei pionieri sono cresciuti degli alberi che stanno dando frutti molto importanti non solo per la nostra lingua, le nostre tradizioni e la nostra cultura all'estero, ma anche per la nostra economia veneta. Il made in Italy, ma soprattutto il made in Veneto, ha sempre la priorità negli acquisti delle aziende nel mondo di proprietà veneta o a conduzione veneta. Non solo per una questione di cuore e di patria, (anche se spesso i nostri macchinari sono tra i più competitivi al mondo). La frase fatta proiettarsi nel futuro guardando il passato calza a pennello nel mondo dell'emigrazione. Spesso ho sentito dire dai nostri capitani d'industria o di commercio all'estero "tutti i miei macchinari sono orgogliosamente italiani".
Nel 2008, ha proseguito De Bona, "siamo già arrivarti alla terza o quarta generazione se consideriamo ad esempio il Brasile, stati come Santa Catarina o Rio Grande do Sul dove i nostri veneti sono approdati alla fine del 1800 per supplire gli schiavi come braccia per dissodare la terra e sono circa il 70% della popolazione attuale. Oggi il Brasile è considerato uno dei paesi emergenti nel BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e questo grazie soprattutto ai discendenti dei nostri Veneti. Penso quindi che un paese a crescita quasi zero come l'Italia debba guardare con immenso interesse queste economie visto che abbiamo una corsia privilegiata con i milioni di Italiani nel mondo, che si sono fatti onore, hanno costruito degli imperi, ma soprattutto non hanno dimenticato le loro origini, la loro madre patria. Per questo abbiamo già chiesto di poter inserire nei programmi didattici la storia dell'emigrazione, fatta di sacrifici e di dolorosi distacchi, ma anche di sviluppo e di crescita, tutti valori che possono contribuire alla formazione dei nostri giovani". Sono stati circa 130 gli enti locali con i loro rappresentanti del Veneto che hanno presenziato alla prima festa dei Veneti nel mondo promossa dalla Regione.
Il messaggio da sottolineare, ha concluso De Bona, "è che nella costruzione del nostro futuro finanziario dobbiamo tenere maggiormente in considerazione tutte le realtà economiche Venete nel mondo.Domenica a Pedavena c'erano ad esempio realtà del Sudafrica, del Brasile dell'Australia o del Cile, paese che ha una crescita stimata attorno al 6% con il quale già da anni ci sono scambi economici importanti in particolare con il vicentino.Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno partecipato alla manifestazione con il giusto spirito di non dimenticare l'orgoglio, la laboriosità e la solidarietà veneta e con la consapevolezza che guardando fuori dal Veneto troviamo, ancora una volta, una mano pronta ad aiutarci".

 
         
 
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