Il processo di beatificazione ebbe inizio nel 1990, nel 150° anniversario di fondazione dell'Istituto. Una guarigione, evento inspiegabile per la medicina, era stata già ottenuta per sua intercessione nel 1939 e don Carlo Steeb, che con lei aveva fondato l'Istituto, era già stato dichiarato beato il 6 luglio 1975. Ecco la sua vita. Luigia Poloni nasce a Verona il 26 gennaio 1802 da Gaetano e Margherita Biadego.La sua casa è in Piazza delle Erbe, dove i genitori gestiscono una drogheria-farmacia. Ultima di 12 figli, di cui solo tre giungeranno all'età adulta, riceve il battesimo nella vicina chiesa di Santa Maria Antica.La famiglia ha solide basi cristiane ed educa i figli a tutti i valori che danno credibilità e spessore alla fede. Il padre, Gaetano, appartiene all'Evangelica Fratellanza dei Preti e Laici Ospedalieri, volta alla cura e all'assistenza dei più poveri.Nella dedizione alla famiglia e ai poveri, nella laboriosità quotidiana e, soprattutto, nella preghiera intensa, Luigia matura gradualmente la scelta della vita religiosa.
Gli inizi dell'Istituto segnati, oltre che da un'estrema povertà e da tanto sospetto da parte degli operatori e delle inferme del Ricovero, da una totale fiducia in Dio e nella sua Provvidenza.Mese dopo mese, le corsie del Ricovero acquistano il sapore della pulizia e dell'ordine ed il clima che vi si respira si trasforma in rispetto e gentilezza verso le ospiti. Ben presto l'Amministrazione affida a Luigia nuove mansioni all'interno dell'istituzione, anche in campo educativo, mentre nuove giovani si uniscono alla piccola comunità. Il gruppo ha bisogno ormai di un riconoscimento che permetta di operare a pieno titolo, sia dal punto di vista civile che ecclesiale. Ottenuta l'approvazione governativa (1847) e quella diocesana (1848), Luigia sceglie un gruppo di 12 donne, quelle che ritiene più preparate, che assieme a lei emettono la professione religiosa il 10 settembre 1848, sotto lo sguardo paterno e benevolo di Don Carlo Steeb.Ciascuna riceve un nome nuovo, ad indicare l'inizio di un vita nuova completamente donata a Dio nel prossimo. Luigia prende il nome di Suor Vincenza Maria, in onore di San Vincenzo de' Paoli - da Don Carlo ritenuto il vero Fondatore del nuovo Istituto - e accoglie i voti delle compagne. Il lavoro umile e appassionato con cui queste sorelle traducono la misericordia di Dio, dal 1844 oltre che al Ricovero all'Ospedale Civile di Verona, viene richiesto ovunque. Sorgono così le prime case filiali, fondate da Madre Vincenza Maria a Cologna Veneta (VR) nel 1851, a Montagnana (PD) nel 1852, a Este (PD) nel 1853, a Zevio (VR) nel 1854 e a Monselice (PD) nel 1855. Nel frattempo madre Vincenza Maria si ammala. Un tumore al petto la costringe a sottoporsi ad una dolorosa operazione, che non porta tuttavia gli esiti sperati.Madre Vincenza Maria Poloni si spegne l'11 novembre 1855, a 53 anni, dopo aver lasciato alle sue figlie uno splendido testamento spirituale tutto incentrato sulla carità.
Il maestro dell'oro
Alberto Zucchetta, orafo, scultore e autore di spettacoli
Alberto Zucchetta, artista veneziano, ha adottato verona come seconda patria e da oltre 40 anni realizza, nel suo atelier di Corte Melone, gioielli inconfondibili. L'arte è qualcosa che Zucchetta ha ereditato dagli avi, come quel Bernardo Zucchetta, stampatore di fine ‘400 della scuola di Manuzio. Penultimo di sette fratelli, tutti indirizzati al mondo dell'economia e del commercio, è stato il primo artista di casa della sua generazione. Il padre, Pietro, era direttore delle Poste e Telecomunicazioni, la madre, Elisa, era maestra. I genitori, cogliendo la sua natura artistica, lo iscrissero a un istituto d'arte.
Iniziò a esporre a quindici anni, alla Mostra Collettiva Bevilacqua La Masa di Venezia, fucina di grandi artisti, dove vinse il premio come artista più giovane, e più tardi premiato anche alla Biennale internazionale d'arte di Venezia per il gioiello. Dopo il diploma ho ottenuto l'abilitazione all'insegnamento dal Magistero.
"Il mio primo gioiello" racconta Zucchetta, "da studente, è stato realizzato in argento sottraendo una forchettina del servizio "buono" di casa, che poi mio padre ha continuato a cercare per anni! Finiti gli studi ho lavorato come designer a Milano. Ho lasciato il capoluogo lombardo dopo aver vinto il concorso per l'insegnamento all'istituto d'arte che avevo frequentato a Venezia. Intorno alla metà degli anni Sessanta ho avuto l'occasione di tenere una mostra alla Galleria Ghelfi di Verona, città che non conoscevo ma che ho subito apprezzato".
Fin dall'apertura del laboratorio in Corte Melone, nel 1965, c'è stata un'ottima intesa con la città. Nino Cenni, importante personaggio della cultura veronese, fu talmente colpito dalla creatività e dall'aspetto innovativo che contraddistinguevano già allora le produzioni di Zucchetta, da dedicargli un'intera pagina sul quotidiano L'Arena. L'incontro con lui e altri personaggi della cultura veronese lo spronarono poi a realizzare una collezione di gioielli recuperando piccoli reperti fossili di Bolca. Il successo fu tale che ne parlarono televisioni e giornali. A Verona Zucchetta trova anche l'amore. Si sposa con Wilma, da cui nascerà Cristian, che ha ereditato la sua passione per l'arte e oggi lavora con lui. "A Verona mi sono innamorato anche dell'enogastronomia, dei prodotti della terra. Sono stato delegato dell'Accademia Italiana della Cucina, presidente dei Collezionisti di Piatti del Buon Ricordo. Tra le mie creazioni "atipiche" posso annoverare con un certo piacere anche l'invenzione della leggenda del Nodo d'Amore di Valeggio, festeggiato tutti gli anni con la famosa tavolata sul Ponte Visconteo, in cui viene dato in omaggio agli oltre quattromila commensali un piatto da me disegnato". Lo scorso 2 giugno, al Parco di Villa Sigurtà. è stata messa in scena la sua opera di teatro musicale in sette tempi, musica di Paolo Pachera, libretto di Vittorio Demetrio Mascherpa e regia di Kuniaki Ida, interpretata dagli allievi dell'Accademia lirica di Verona, l'Alive.
Artista poliedrico, il suo lavoro è diviso in tre filoni: la creazione del gioiello, la medaglistica e la piccola scultura, che comprende anche la creazione di premi e trofei, molti dei quali vengono offerti ad artisti ed esponenti della cultura, dello sport o della vita sociale quali riconoscimenti per il loro impegno. Tra questi gli artisti del Festivalbar e del premio internazionale per la lirica "Zenatello" in Arena, ideazioni originali ispirate al mondo della musica e all'anfiteatro. Ma Alberto Zucchetta è anche uno studioso di simbologia medievale, passione nata dallo studio di gioielli dell'epoca. "Nel corso delle mie analisi ho avuto la fortuna di potermi dedicare alla famosa Stella Scaligera", racconta, "un gioiello ospitato al Museo di Castelvecchio, dal quale sono riuscito a ricavare un'interessante ed estremamente fondata teoria, esposta nel mio libro "Il segreto dell'O di Giotto", riguardante lo schema matematico basato sulla tetraktys pitagorica, oltre all'ipotesi sulla possibile appartenenza del gioiello a Cangrande I della Scala". Dopo la realizzazione in argento della Madonna del Popolo, donata dalla Cattedrale di Verona a papa Benedetto XVI, quest'anno, per il cinquantesimo di fondazione del Lions Club Verona Host, gli è stato dato l'incarico di pensare ad un'opera incisiva, di grandi dimensioni, un monumento moderno che sia portatore di un messaggio positivo.
Il progetto prevede i cinque continenti, proposti sotto forma di vele ispirate alla L dei Lions, sorrette da un obelisco, simbolo di unione tra terra e cielo.
"Ho pensato poi all'airone come portatore del messaggio nel mondo. Vivo a Parona e all'alba mi capita di veder arrivare questi eleganti volatili in riva all'Adige, dove attendono il sorgere del sole per poi andarsene e tornare di nuovo il mattino successivo".
Attestati ai giovani
Con la cerimonia di consegna degli attesti
di frequenza si è conclusa lo scorso
29 maggio a Porto Viro (Rovigo), l'esperienza
di undici giovani oriundi veneti,provenienti
dal Brasile. I giovani (tutti dello Stato
di Rio Grande do Sul) hanno seguito per
un mese un'iniziativa formativa nel campo
dell'enogastronomia. Alla giornata conclusiva
è intervenuta l'assessore regionale
al bilancio e alle pari opportunità,
Isi Coppola, che ha consegnato gli attestati,
insieme al sindaco Doriano Mancin. Il
corso è stato realizzato con il
sostegno della Regione Veneto nell'ambito
del gemellaggio che il comune di Porto
Viro ha stretto dal 2002 con Veranopolis
da cui sono giunti parte dei giovani.
«GIORNATA
DEI VENETI: storia del nostro popolo»
«Per non dimenticare chi ha lasciato la propria madreterra»
Il consiglio regionale del veneto approva
la legge con piena soddisfazione del primo
firmatario del provvedimento, Roberto
Ciambetti: «Celebrare la giornata
n questo
numero al raduno in Belgio non vuol essere
solo la cronaca di un episodio ma un omaggio
ai Veronesi nel Mondo, a quelli di ieri
e a quelli di oggi, a chi lasciò
l'Italia in anni difficili per cercare
fortuna altrove e ai loro discendenti
che questa fortuna hanno saputo continuare
e incrementare.
Marcinelle è ormai un simbolo nella
storia dell'emigrazione, una pietra miliare
del cammino di un'umanità dolente
ma determinata a non lasciarsi sopraffare
dalle circostanze, dalle difficoltà,
decisa a cercare il riscatto da una vita
avversa attraverso la forza del lavoro.
Anche se di lavoro si può morire.
Oggi le "morti bianche" rappresentano
una tragica emergenza anche in Italia
e protagonisti ne sono spesso gli stranieri,
quelli che vengono in Italia a cercare
quella fortuna che nel loro Paese non
hanno trovato. La storia si ripete, ricomincia.
Ogni Paese ha la "sua" Marcinelle. Ecco
perchè questa vecchia miniera è
ormai una sorta di monumento non solo
fisico ma anche morale, ideale, dedicato
a tutti coloro che per il lavoro arrivano
a sacrificare tutto. E questa consapevolezza
accompagna tutti i migranti, quelli di
ieri e quelli di oggi, come giustamente
è stato sottolineato al raduno
di fine aprile a San Giovanni Ilarione,
dove si sono incontrati tanti ex emigranti,
in una festa memorabile fatta di ricordi,
commozione ma anhe voglia di guardare
tutti insieme al futuro, trasmettendo
questo grande messaggio di solidarietà
alle giovani generazioni. E sarà
questo anche lo spirito del futuro monumento
all'emigrante che sorgerà a Verona:
non solo un omaggio ma soprattutto un
esempio.
Elena Cardinali
26mo raduno Ex Emigranti
Grande partecipazione dei rappresentanti e soci dei circoli provinciali
Una festa memorabile quella che si è
svolta a San Giovanni Ilarione lo scorso
27 aprile, che ha radunato oltre 300 ex
emigranti veronesi. A riceverli anche
il benvenuto in cimbro "Sait bouken",
di VitoMassalongo, presidente del Curatorium
cimbricum, che ha così salutato
i partecipanti del ventiseiesimo raduno
dei circoli degli ex emigranti.L'emigrazione
dalla provincia di Verona ebbe proprio
in San Giovanni Ilarione la sua massima
espressione e non a caso l'associazione
Veronesi nel mondo ha scelto questa comunità
come sede dell'incontro organizzato tra
gli ex emigranti di tutta la provincia.Ad
attestare questo primato di San Giovanni
Ilarione è, non a caso, il monumento
che nella piazza di Castello ricorda chi
se ne andò per combattere al fronte
o per garantire, anche se lontano da casa,
un futuro alla propria famiglia. «Furono
proprio gli emigranti a dare un fondamentale
contributo al progresso di queste zone»,
ha ricordato durante la cerimonia il sindaco
Domenico Dal Cero, «con il duro
lavoro in terre lontane e con le rimesse,
ovvero quei risparmi mandati in patria
alle famiglie per comperare casa e campi».
San Giovanni Ilarione fu, in questo senso,
patria di minatori: non è un caso
se la più grossa comunità
ilarionese all'estero si trova proprio
in Belgio. E a Charleroi, a fine maggio,
è traslocata la festa delle ciliegie
grazie ad un'iniziativa promossa dal Circolo
Valdalpone dei Veronesi nel mondo. Una
festa per i discendenti di chi si chiuse
nelle viscere della terra e non è
più tornato, come invece hanno
potuto fare i trecento che si sono dati
appuntamento a fine aprile a Castello.
Tutte queste persone, ha voluto sottolineare
il presidente dell'associazione Veronesi
nel mondo Riccardo Ceni, «hanno
mandato un messaggio di speranza, hanno
insegnato la voglia di guardare in positivo
al futuro, un messaggio che oggi deve
essere di esempio ai giovani emigranti
del terzo millennio».
Ed è agli ex emigranti associati
nei circoli di Verona pianura, Valdalpone,
Valpolicella, Lessinia e Baldo-Garda,
che don Antonio Grolli ha voluto dire
grazie durante la messa concelebrata con
don Angelo Sacchiero:«Le radici
che affondano in questa terra hanno portato
frutto di laboriosità nel mondo
trasformandolo così nella casa
di ogni uomo».
"Questo raduno è stato il compimento
di un lungo percorso" ha detto Luigino
Confente, presidente del circolo ex emigranti
della Val d'Alpone. "Si può dire
che inizia ancora nel 1973, quando s'intitolò
la piazza di San Giovanni Ilarione ai
Caduti e ai dispersi in Russia. Dopo questo
evento si cominciò a parlare della
realizzazione di un monumento da dedicare
alla pace e alla nostra storia. Che è
una storia fatta anche di emigrazione".
Il monumento venne pensato come un manufatto
circolare a forma di cono con una targa
di marmo, che doveva richiamare i valori
della ruralità e anche dell'emigrazione,
ricordando i tanti sacrifici compiuti
da chi se ne andò per cercare fortuna
in Paesi stranieri.
San Giovanni Ilarione, ma anche l'intera
Val d'Alpone, subirono un autentico salasso
in termini di popolazione: basti pensare
che alla fine del 1946, un anno dopo la
fine del secondo conflitto mondiale, su
7000 abitanti a San Giovanni ne emigrarono
2000, in tutte le direzioni, soprattutto
in Belgio ma anche in Francia, in Germania
e in Svizzera. Un terzo della popolazione
lasciò i luoghi natali di Montecchia
di Crosara, di Vestenanova e di tante
altre località. E prima ancora
altri nuclei familiari originari della
vallata dell'est veronese erano emigrati,
ancora negli anni Venti, verso l'Argentina.
"Per questo la festa di fine aprile in
località Castello ha assunto i
controni di un avvenimento epocale", continua
Luigino Confente.
"Qualcuno dei partecipanti in Val d'Alpone
non c'era nemmeno mai stato. Eppure si
trattava di veronesi. Non a caso c'è
stato chi ha esclamato "Mai visto tanti
baldesi in Val d'Alpone".
Ecco perchè il raduno di fine aprile
è stato così ricco di significati.
Perchè chi è stato emigrante
conserva nel suo cuore il sentimento della
nobiltà del lavoro che ha svolto
all'estero, è consapevole di aver
contribuito in modo determinante a migliorare
se stesso e anche le condizioni del suo
paese d'origine".
Festa delle ciliegie
Al Centre de délassement de Marcinelle i prodotti tipici.
Due giornate di incontri con i veronesi ed i vicentini di Charleroi
Venerdi 30 maggio.Ore 20.30. Dal parcheggio
del Centre de délassement à
Marcinelle, un grido. « Eccoli,
sono arrivati ». Il massiccio pullman
proveniente da Verona si ferma. Le porte
si aprono, i primi veronesi scendono.
Visi stanchi ma felici di essere qui.
Strette di mano, abbracci scambiati frà
i responsabili di Verona e di Charleroi.
Le palpebre si chiudono dopo una notte
senza sonno. I responsabili veronesi e
vicentini di Charleroi accompagnati dallo
staff del Centre di Marcinelle si danno
da fare. I dormitori per le ragazze ed
i ragazzi, le stanze per gli adulti sono
messi a disposizione in breve tempo. La
voglia di accogliere la gente come si
deve è evidente.
E' iniziata così la visita ufficiale
della delegazione dell'Associazione Veronesi
nel mondo a Charleroi, in Belgio, dove
si sono incontrati autorità e responsabili
dei Veronesi nel Mondo, sede di Verona.
C'erano il segretario Ottavio Messetti
con i consiglieri Luigino Confente e Benito
Scamperle, veronesi e vicentini di Charleroi,
membri della delegazione provenienti dall'Italia.
La prima sera tutti a cena. Seduti ad
una buona tavola calda. Il corpo e lo
spirito si rilassano per scambiare qualche
parola e organizzare la giornata successiva
che si annunciava bella, interessante,
ma molto impegnativa.
Sabato 31 maggio. La giornata è iniziata alle 7.30. Il camion frigo proveniente da Verona e arrivato di notte. Si scaricano i prodotti tipici, le « rosse », che saranno esposte nella splendida vetrata della « Salle de la Rotonde ». Alle 10 si è partiti verso il sito della miniera « Il Bois du Cazier ». Un momento forte del programma di questa giornata. Una cinquantina di veronesi e vicentini erano già lì ad aspettarci. Puntuali. Corteo di stendardi spiegati al vento leggero e primaverile. Bandiere portate dai ragazzi della terza media, scuola di San Giovanni Ilarione. Momento intenso. Fotografi che fissano sull'obiettivo il gruppo schierato davanti alla griglia della miniera, dove l'8 agosto 1956, sono rimasti lì a lungo, le mamme, le spose, i bambini, ad aspettare il figlio, lo sposo, il papà, che non avrebbero mai più rivisto. Al Bois du Cazier c'erano Dieci stendardi della stessa provincia, quella di Verona, fieramente alzati per commemorare Giuseppe Corso. Le griglie si sono aperte. Il corteo si è snodato. In testa cinque minatori in divisa, seguiti da Eleonore e Luka, due bambini figli di veronesi che portavano un mazzo di fiori gialli e striscia blu. Siamo giunti all'entrata della sala « Le 10 Attività dell'Associazione mur du souvenir » I ragazzi della scuola media di San Giovanni Ilarione hanno fattoala, fra la quale sono passati per primi i minatori, seguiti dai bambini, dalle autorità, e da un corteo di veronesi, di vicentini, di veneti, e di amici di altre nazionalità. La sala del « Mur du souvenir » era gremita di gente, non c'era posto per tutti. Certi sono rimasti fuori ad assistere all'evolvere della cerimonia. Fra questi 75 veronesi e vicentini appena arrivati dal Lussemburgo. Le autorità si sono avvicendate alla tribuna. Hanno preso la parola Lino Stoppele, presidente Veronesi nel Mondo – Circolo di Charleroi, l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni, presidente Veronesi nel Mondo – sede di Verona, il sgnor Francesco Ercolano, Console generale d'Italia a Charleroi, la signora Ornella Cencig, assessore agli affari economici ed al commercio, monsieur Jean Louis Delaet, direttore del sito « Bois du Cazier ». Tutti i discorsi sono stati contraddistinti dalla commozione e dalla sobrietà. Il momento è stato particolare, gente in silenzio, rispettuosa.
L'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni e Lino Stoppele hanno scoperto la targa, offerta dall'Associazione Veronesi nel Mondo di Verona. Targa dedicata al lavoro degli emigranti veronesi sparsi nel mondo, ed in particolare a Giuseppe Corso vittima veronese di quel famigerato 8 agosto 1956. Il diacono Angelo Macchia ha benedetto la targa. E' stato un momento di intensa religiosità. L'onorevole Ceni ha letto "In memoria di Giuseppe Corso, testimone in terra belga, con il sacrificio della vita dei veronesi, missionari di operosità, solidarietà e pace. I due bambini, Eleonore e Luka hanno deposto il mazzo di fi ori ai piedi della targa. Applausi. E' seguita la visita del sito « Le Bois du Cazier» testimone della più grande catastrofe mineraria che il Belgio abbia mai conosciuto: 262 vittime, fra le quali 136 italiani. Lino Stoppele ha presentato un breve riassunto, spiegando che cos'è una miniera, e cosa e successo, quel 8 agosto 1956. Tutti attenti alla narazzione, rispettuosi del luogo dove è avvenuta la catastro fe.
C'è stata quindi la visita al « memorial » dove si può vedere la foto di Giuseppe Corso fra i suoi compagni di sfortuna. Il loro sogno svanì a Marcinelle l'8 agosto 1956. A mezzogiorno si è ripartiti verso il Centre de délassement di Marcinelle, dove, poco più tardi, Gabriel Caliaro, presidente dei Vicentini nel Mondo, circolo di Charleroi, ha dichiarato aperta la prima Festa delle Ciliegie. Nella splendida sala « Les restaurants » i posti a sedere vanno a ruba. Una valutazione « bassa » fatta verso le 13 ha indicato che in questa sala c'erano più di 300 persone a gustarsi i prodotti tipici veronesi. I cassieri Vilma, Carlo, erano circondati da un folto gruppo di partecipanti, agglutinati intorno al tavolo aspettando di potere comperare il ticket. La modernissima ed attrezzata cucina del Centre ha stentato ad accontentare tutte le ordinazioni, malgrado il lavoro senza sosta della squadra veronese composta da Graziella, Ivana, Leonida, affiancati da numerosi volontari . Odori nostrani, quasi dimenticati. Papille gustative in festa. Al bar, Vittorio « il vicentino » e la sua « equipe » hanno avuto molto da fare per servire tutti gli assetati . Ed è stato cosi per tutta la giornata.
Partita in modo « lento ma non troppo », la Festa delle Ciliegie è proseguita in modo « allegro molto sostenuto » Al piano inferiore le cassette di « rosse » si specchiavano nella splendida vetrata della sala « La rotonde ». Anche lì molto lavoro per i compagni vicentini e veronesi adetti agli stand delle ciliegie, e degli affettati. I cassieri Jean Pierre e Dominique erano sovraccaricati. Le ordinazioni si susseguivano a ritmo pazzesco. Circa una centinaia di persone andavano e venivano. Saluti, dialoghi in dialetto veneto. Felicità di essere assieme.
Nel primo pomeriggio è iniziato il primo congresso dei presidenti dei Veronesi nel Mondo dei Circoli d'Europa. In una sala appositamente riservata per l'evento, più di cinquanta persone hanno assistito a questo importante congresso. L'onorevole presidente Giuseppe Riccardo Ceni, ha introdotto il dibattito. Resta in mente la sua espressione "Fare squadra". Da non dimenticare, ma sopratutto da mettere in atto. Lino Stoppele ha riassunto che cosa e stata l'emigrazione veneta in Belgio. Ci e voluto molto tempo prima di potere dire che la comunità veneta si sia bene integrata alla popolazione di Charleroi. E' stato molto apprezzato il discorso del consigliere Massimo Mariotti. Nel pomeriggio, a cura del regista Alessandro Anderloni, con la collaborazione del maestro di scuola Tiziano Panato, la troupe della terza media, scuola di San Giovanni Ilarione ha presentato la comedia " Miniera ed emigrazione". Un tema molto conosciuto, ed anche vissuto qui nella regione di Charleroi. Si poteva temere l'indifferenza, ed anche una certa disaffezione dalla parte del pubblico. Ed invece non è stato cosi. « Miniera ed emigrazione » è stata interpretata da ragazze e ragazzi che non hanno vissuto l'emigrazione, che non sono mai scesi giù nelle viscere della terra per staccare il carbone. La novità e questa. Con il regresso del tempo, questi adolescenti hanno portato un altro sguardo sull'argomento. La loro spontaneità, le loro battute, le loro repliche in dialetto veronese, hanno emozionato, e nello stesso tempo entusiasmato le duecento persone presenti nella magnifica « Salle des spectacles ». Complimenti.
In serata i fornelli si sono rimessi a funzionare al massimo delle loro possibilità. Le stesse squadre che si erano date da fare a mezzogiorno erano presenti anche per la cena. Nella sala Restaurants, l'equipe veronese, nella sala la Rotonde l'equipe vicentina. Corragiosi, instancabili, niente sarebbe stato possibile senza la loro disponibilità. Stesso scenario. Partecipanti agglutinati alle casse. Lunghe file alla cucina, ad aspettare i piatti odoranti. Profumi di casa, fragranze dimenticate. Tutto prosegue in ordine. Incontri, strette di mano, sorrisi, atmosfera di festa, ambiente musicale condotto da Salvatore. Si schizza un passo di danza. Al tavolo delle autorità, i membri del Consiglio di Amministrazione dell'Associazione Veronesi nel Mondo, sede di Verona, con la loro presenza hanno rimarcato l'importanza dell'evento della giornata. Marcello non si è mai fermato, si è moltiplicato, per fare in modo che le cose andassero lisce. C'erano 300 persone nella Salle restaurants. Più di 100 nella Salle la rotonde. Si è proseguito così fino alle 24. Ultimi canti, ultimo ballo, mentre le note musicali si perdevano nel rumore ambientale. « Le butele, i buteì », gli adulti, tutti a dormire. Le luci si sono spente al Centre de délassement de Marcinelle. Le porte si sono chiuse su quella che e stata una giornata memorabile. Gioia e felicità veronese e vicentina.
Domenica 1° giugno.Come dicono i francesi: « C'est le lendemain de la veille».Siamo all'indomani della vigilia. Avevamo un pò male ai capelli, « la carne greva », stanchi morti, ma eravamo pronti a ricominciare. Si è partiti per una gita a Bruxelles. Responsabile e guida, Carlo. In programma La grand place, l'Atomium, il quartiere del Parlamento europeo. I turisti veronesi e vicentini hanno ringraziato Carlo, la signora Argentina insegnante di italiano in Belgio, e la sua amica impiegata alla Comunità Europea della loro gentilezza e della loro disponibilità. Si voleva anche celebrare la messa ma, in mancanza di celebranti, la cerimonia religiosa non è stata possibile. Bisogna credere che Dio, al Centre de délassement, non ci può venire. Peccato perchè sarebbe stata una « prima ». A mezzogiorno si sono riaperte le porte della "Salle de la rotonde ". Stesso scenario della vigilia. Sale affollate. Certi visi si sono già visti . Hanno già partecipato alla vigilia. Si sentono bene alla festa delle ciliegie, e dunque sono venuti a fare il bis. Degustazione di prodotti tipici......ancora. Rumori caratteristici di cavatappi. Squadre di volontari stanche ma felici di fare felici. E' seguito il concerto del cantante Stefano Centomo. Il presidente dei Vicentini nel Mondo, Gabriel Caliaro, ha presentato l'artista. Stefano Centomo al pianoforte, con la sua bella voce ha incantato giovani e se niors. Un programma musicale inedito per noi veronesi e vicentini di Charleroi. Nel pomerggio si è svolta invece la Conferenza sui 500 anni dalla nascita di Andrea Palladio. A cura di Ferruccio Zecchin. Con la sua competenza, con la sua totale conoscenza della vita, e dell'opera del Palladio, Ferruccio ci ha fatto passare un'ora di vera cultura. Questa conferenza ci voleva in quanto per noi veronesi e vicentini di Charleroi, Andrea Palladio e quasi uno sconosciuto. Grazie a Ferruccio di averci con il suo brio, la sua vena, fatto conoscere, sentire Andrea Palladio nel dettaglio. A tre ore dalla chiusura della Festa delle ciliegie era sempre alto il numero di partecipanti che si godevano il delizioso momento di consumare un ultimo piatto di tortellini . Un bicchiere in mano, salute ed allegria. Promesse di rivederci. « Qualche ceresa da portar casa. Un salame, na sopressa, per ricordar la festa » . Festa ormai agli sgoccioli. Sul podio Gabriel e Carlo, microfono in mano, hanno cantato insieme. Qualche copia si è goduta l'ultimo ballo. Ma la scena finale è stata proposta dalle ragazze, ed i ragazzi di terza media, scuola di San Giovanni Ilarione. Una generazione non più del « Mazzolin dei fiori », ma quella dell' Y.M.C.A.
In serataè calato il sipario su una favolosa, e memorabile Festa delle Ciliegie, al Centre de délassement di Marcinelle – Charleroi. Conclusione: la Festa delle Ciliegie di Charleroi è stata una riuscita totale, tanto al punto di vista dell'organizzazione, che per la frequentazione. Con molta attenzione mi sono applicato a stimare quante persone hanno partecipato. Si può dire senza esagerare che per i due giorni del sabato e della domenica, e tenendo conto di una stimazione « bassa », circa 1200 persone sono venute a fare la festa con i veronesi ed i vicentini di Charleroi. Ma la riuscita della Festa delle Ciliegie, non è il merito di una sola persona, che sia veronese o vicentina. Non è il merito di un solo presidente, di una sola autorità, di un solo responsabile. Questo grandissimo successo è stato dovuto a tutti quegli che si sono impegnati con tutte le loro forze, e le loro possibilità. Assieme al presidente Gabriel Caliaro, voglio rivolgere i miei più sentiti, e meritatissimi ringraziamenti a tutti i membri delle due associazioni veronesi e vicentini di Charleroi. Associazioni che si sono avvicinate per mettere in cantiere, e riuscire, questa grande festa. A tutti i volontari, a tutte le gentili persone che per due giorni interi hanno lavorato alla cucina, al bar, alle casse, agli stand, dando il meglio della loro persona, per rendere felici le 1200 persone che ci hanno dato fiducia e sono venuti a partecipare. Ringrazio tutte le persone con le quali eravamo in contatto, tanto a Verona, che a San Giovanni Ilarione.
Questa riuscita totale e anche merito loro. Malgrado i 1000 chilometri che ci separono credo di potere dire che l'intesa è stata totale. Terminando farò mia l'espressione del nostro caro presidente Giuseppe Riccardo Ceni, " Bisogna fare squadra". Caro Presidente, La Festa delle Ciliegie di Charleroi, non è stata preparata, fatta, da una squadra, ma da "uno squadrone" composto da autorità, responsabili, volontari, provenienti da Verona, Vicenza, e Charleroi. Tutta gente stimata alla quale diciamo grazie.
Lino Stoppele
Un messaggio di fratellanza
Sono grato per l'opportunità che mi viene data di raggiungere i "Veronesi nel mondo", attraverso il periodico dell'Associazione che li rappresenta. Vorrei salutare, prima di tutto, i "veronesi di qua". In particolare il neo eletto Consiglio di Amministrazione, a cominciare dalla figura del Presidente, on. Giuseppe Riccardo Ceni, i vice presidenti, Giuseppe Bertani, Maurizio Filippi e tutto lo staff di collaboratori. La chiesa veronese ha sempre guardato con grande simpatia a questa Associazione e al prezioso lavoro svolto a favore delle comunità di emigrati dalla nostra Provincia. A prova di questa stima e sollecitudine sta anche il fatto che essa ha sempre voluto essere rappresentata da un sacerdote diocesano, con le funzioni di Consigliere e di assistente spirituale. In questo momento il mio pensiero va a don Walter Soave, per tanti anni interprete di questo ruolo, svolto con passione di cuore, generosità e dedizione incondizionata. A lui il mio grazie e gli auguri più cari. Al suo successore, Mons. Bruno Fasani, auguro di portare nell'Associazione le stesse doti di cuore del predecessore, insieme alla ricchezza comunicativa e di intelligenza che tutti gli riconoscono. Guardando all'attività dell'Associazione "Veronesi nel mondo", mi viene spontaneo pensare a due priorità. La prima è quella di porre attenzione ad eventuali povertà od urgenze che possano riguardare i nostri connazionali residenti all'estero. Non sempre e non per tutti l'avventura emigratoria s'è risolta nei toni sereni di un meritato successo. E non sempre le condizioni sociali e politiche dei Paesi di residenza garantiscono condizioni di tranquillità. Non si tratta ovviamente di farsi carico di urgenze strutturali, cui deve rispondere la società di appartenenza, quanto di mandare segnali di vicinanza e di incoraggiamento, facendo sentire il profumo delle radici, in un ideale prolungamento della famiglia di origine. Senza scordare che in ambito missionario, molte Congregazioni e famiglie religiose veronesi operano spesso in condizioni di grande fatica a favore dei più sfortunati. So che l'Associazione s'è prodigata con generosità encomiabile, proprio su questo versante. Per questo, non posso che esprimere il mio plauso ammirato e l'invito a dar continuità, nella misura del possibile, a questa gara del cuore a favore dei più deboli.
Un seconda priorità su cui vorrei richiamare l'attenzione dell'Associazione, è più propriamente culturale. Tenere i legami con i veronesi nel mondo è operare perché le tradizioni e le virtù fiorite da un contesto sociale particolare, come può essere quello di una provincia veneta, quale Verona, possano essere tenute vive, alimentate e rinverdite, come un patrimonio d'origine, originale e virtuoso. Talvolta, la tendenza a mettere in evidenza i difetti di una terra, impediscono di vedere il tanto di buono che da questa terra è germinato. Lo sanno bene i nostri emigrati che, al di là della possibile nostalgia per la Patria lontana, sanno ancora leggere con disincantato realismo il bene che hanno ricevuto dalla propria terra di appartenenza. Tenere alta la veronesità è alimentare l'originalità di un sentire umano e cristiano che ha fatto da fondamento culturale alla crescita di questi nostri fratelli, impedendo che l'omologazione dei costumi, renda evanescente un patrimonio di grande originalità. Sarà per me motivo di gioia, compatibilmente con altri impegni, presenziare a qualche significativa manifestazione o celebrazione dell' Associazione "Veronesi nel mondo". Per ora, a tutti quelli che operano in Italia e ai tanti veronesi che risiedono all'estero, giunga il mio saluto più cordiale insieme alla mia paterna benedizione.
Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona
L'augurio del primo cittadino
Rivolgo ai Veronesi nel mondo il mio
più caloroso saluto e il mio personale
compiacimento per l'apprezzata attività
svolta all'estero da quanti, molti anni
orsono, partirono dalla nostra città
alla ricerca di condizioni di vita e di
lavoro migliori.
In tanti anni di tenace lavoro, i nostri
concittadini emigrati, i loro figli, i
loro nipoti, hanno contribuito a tenere
alto nel mondo il nome di Verona: per
questo desidero trasmettervi il più
sincero ringraziamento dell'intera comunità
veronese.
So che voi siete sempre informati e seguite
con interesse e partecipazione i progressi
che la vostra città d'origine ha
compiuto in questi anni. Un contatto costante
con la lingua, la cultura, le tradizioni
della terra veneta, mantenuto anche grazie
all'impegno profuso con grande dedizione
da quanti operano nell'Associazione che
rappresenta i Veronesi all'estero, che
desidero ringraziare per il prezioso compito
svolto, oltre che per le importanti iniziative
di solidarietà internazionale avviate.
A tutti voi, che pur mancando da tanti
anni continuate a mantenere vivo il legame
di affetto con Verona, vada dunque il
mio saluto più cordiale e l'abbraccio
di tutta la nostra comunità, con
l'augurio di proseguire con sempre maggior
successo la vostra attività lavorativa.
Flavio Tosi, Sindaco di Verona
L'apprezzamento della Provincia
Un particolare apprezzamento a Veronesi
nel mondo e al prezioso lavoro che questa
associazione realizza al fine di mantenere
saldi legami tra chi si trova a vivere
e lavorare lontano dalla terra di origine.
Ma apprezziamo soprattutto la capacità
di essere presenti e mantenere vivo -
in noi e con noi - un rapporto che si
è fatto via via più forte
e consapevole.
Il sentimento nostalgico di chi un tempo
doveva allontanarsi dal proprio paese,
ha ceduto il posto alla elaborazione di
un legame profondo con le proprie origini
di chi ha scelto di vivere e lavorare
altrove.
Proprio la distanza si è tradotta
in forza propulsiva, lucidità e
vigore attinti proprio da un bagaglio
mentale e culturale tipico della gente
veneta. E di qui la passione, l'entusiasmo
che ha portato alla feconda attività
degli associati e alla nota e diffusa
rivista che ospita la comunità.
L'istituzione che rappresento è
consapevole che il patrimonio culturale
e valoriale della nostra terra è
diffuso nel mondo da questi cittadini
cui riconosciamo il merito di esportare
e promuovere non solo un modello culturale,
ma un sistema dinamico di approccio al
lavoro che fa dell'ingegno e della professionalità
motivo di riconosciuto apprezzamento.
Il fenomeno economico che ci ha resi una
delle aree più dinamiche d'Europa
nasce proprio dalle qualità che
ritroviamo nelle origini e nella storia
che ci sono proprie. Non solo. Voglio
ricordare a questo proposito il fondamentale
apporto di chi, da lontano, ha incentivato
questa performance economica fin dal suo
esordio, favorendo lo sviluppo dei rapporti
commerciali e contribuendo a pieno titolo
al benessere di quest'area.
Anche per il futuro dunque si prospettano
occasioni di collaborazione e scambio,
consolidate oggi da iniziative e accordi
che vedranno gli attori coinvolti competere
per le sfide del III millennio.
Un modo di fare sistema nel paese globale
facilitato dalla tecnologia e fortemente
sostenuto dall'ingegno e dalla volontà
che contraddistingue da sempre la nostra
gente.
Elio Mosele, Presidente della Provincia
di Verona
La vicinanza
della regione
La realtà degli emigranti veneti è una tra le pagine più importanti della storia recente della nostra regione. In particolare siamo vicini ai Veronesi nel mondo che, come tanti altri veneti, attraverso il loro lavoro e i loro sacrifici hanno favorito la creazione di una rete di contatti umani, professionali e istituzionali, fondamentali per una solida collaborazione tra il Veneto e il resto del mondo. A tutti va il mio caloroso saluto e l'auspicio che la rinuncia a vivere nella propria terra natia possa essere stata ampiamente ripagata dalla soddisfazione di aver creato un futuro più stabile per la propria famiglia. Mi auguro però che l'amore per le proprie radici venga conservato di generazione in generazione e trasmesso in maniera tale da sviluppare la curiosità e l'interesse di chi, lontano dal nostro Paese, voglia cogliere l'opportunità di venire a scoprire una terra che racchiude storia, cultura, arte e umanità. Infine, condivido quanto ha detto l'assessore Oscar De Bona al convegno dei Giovani Emigranti a Montevideo, ovvero l'importanza di fornire ai giovani una preparazione adeguata nelle associazioni, nelle federazioni e nei comitati veneti nel mondo, poiché questo è l'unico strumento per dare una sostanziale continuità al mondo associazionistico. Puntiamo sui giovani, quindi, perché saranno loro a guidare domani queste realtà così importanti, sia per noi che siamo in Italia, sia per tutte le comunità all'estero che vogliono mantenere vivo il legame con la propria terra d'origine.
Giancarlo Galan, Presidente della Regione
Veneto
Il valore fondante del proprio lavoro
Se c'è una categoria da cui prendere
esempio è quella dei migranti.
Persone che hanno avuto un grandissimo
coraggio, quello di lasciare la propria
terra per cercare un futuro diverso in
un'altra parte del mondo, in luoghi lontani,
talvolta ostili, dove, con il loro lavoro,
hanno saputo creare realtà nuove
e positive, da cui sono scaturiti benessere
e sviluppo, anche per le generazioni successive.
A loro, e in particolare ai Veronesi nel
Mondo, va il più cordiale saluto,
la mia vicinanza come rappresentante di
due importanti realtà economiche
del territorio scaligero, la Camera di
Commercio e l'aeroporto Valerio Catullo,
con l'augurio di un futuro sempre più
ricco di soddisfazioni. A loro e ai loro
discendenti, ai figli e ai nipoti dei
<vecchi> veronesi che seppero realizzare
una vita nuova tanto lontano dalla loro
terra d'origine va l'apprezzamento mio
personale e quello degli enti di cui sono
presidente. E un grazie per tutto quello
che i Veronesi nel Mondo, con la loro
infaticabile attività, sanno testimoniare
quanto c'è di buono in questa nostra
terra veronese.
Fabio Bortolazzi, Presidente Camera di
Commercio di Verona
Più attenzione per i circoli
È stato approvato il bilancio e sono state rinnovate le cariche
Più attenzione per i circoli degli
ex emigranti, iniziative per i giovani
e, naturalmente, un rinnovato impegno
per tutti i veronesi sparsi nel mondo
e per i loro discendenti, la cui attività
non solo ha incrementato e incrementa
le economie locali ma «esporta il
modello veronese della solidarietà».
Lo ha ribadito il presidente dell'Associazione
Veronesi nel mondo, l'onorevole Giuseppe
Riccardo Ceni, confermato nel suo ruolo
di guida nella recente assemblea del Consiglio
d'amministrazione del sodalizio svoltasi
alla camera di Commercio.
Dopo le votazioni il nuovo Cda è
risultato così formato: Giuseppe
Riccardo Ceni presidente, Giuseppe Bertani
vice presidente, Maurizio Filippi vice
presidente; consiglieri, monsignor Bruno
Fasani, Massimo Mariotti, Benito Scamperle,
Luigino Confente; segretario Ottavio Messetti.
Revisori dei conti: Stefano Morbioli presidente,
Emanuela Benedetti, Adriano Giuseppe Ferro,
Nereo Dal Bianco. Probiviri: Giorgio Gioco,
Giovanni Rana, Luigi Righetti.
I past presidents dell'associazione sono
stati Alberto De Mori (1972 - 1976), Attilio
Beghini (1976 - 1994), Fernando Solinas
(1994 - 2001) e Claudio Valente (2001
- 2005) presidente onorario.
Al momento del rinnovo, ha spiegato il
presidente Ceni, «abbiamo voluto
che, oltre ai rappresentanti degli enti
di diritto, nel nuovo Cda fosse dato spazio
anche i rappresentanti dei circoli veronesi,
per valorizzarne l'impegno, affinchè
venga apprezzato non solo in seno all'associazione
ma anche al di fuori, nella società
e in particolare negli ambienti dei giovani».
Nel corso dell'assemblea, il presidente
Ceni ha ricordato con affetto e stima
la figura di don Walter Soave, che fu
assistente dell'associazione. «Se
avessi avuto dei dubbi sul fenomeno dell'emigrazione»,
ha detto ceni, «don Soave meli avrebbe
fatto passare subito. Questo sacerdote
è stato un punto di riferimento
che non solo mi ha messo a disposizione
la sua lunga esperienza di prete tra i
migranti ma ha favorito il collegamento
con la Curia, con cui anche oggi l'associazione
ha ottimi rapporti».
Ha ricordato poi, il presidente, che l'associazione
si è fatta carico di iniziative
culturali e umanitarie in collaborazione
con i circoli all'estero, in particolare
in Brasile, in Argentina, in Belgio, in
Lussemburgo ma anche altrove. «Ora
cercheremo di guardare di più ai
Paesi dell'est e in particolare alla Romania»,
ha precisato Ceni. «Verona non è
solo la città dell'amore, come
la descrivono certi slogan turistici,
ma è anche la città che
a pieno titolo può considerarsi
una delle grandi esportatrici di solidarietà
nel mondo. E attraverso la nostra associazione,
testimonia che esiste, e in maniera superiore,
questa solidarietà, fatta di aiuto
concreto a scuole, comunità iniziative
socio-sanitarie e culturali nei confronti
delle popolazioni dei luoghi dove i veronesi
si sono stabiliti ma anche nei confronti
degli stessi emigranti che possono essere
venuti a trovarsi in situazioni di difficoltà».
Il monumento all'emigrante veronese
Si chiamerà "Anello nel tempo"
e sarà una concreta testimonianza
d'affetto ai tanti emigranti veronesi
sparsi nel mondo. L'opera, una scultura
in marmi policromi dell'artista veronese
Virgilio Ferrari (emigrante che divide
la propria attività fra Verona
e Chicago), di notevoli dimensioni, alta
circa cinque metri e larga sei, sarà
collocata sulla circonvallazione esterna
in prossimità della stazione di
Porta Nuova. L'iniziativa, voluta dall'associazione
Veronesi nel Mondo, di cui è presidente
Giuseppe Riccardo Ceni, e sostenuta economicamente
dall'Asmave, l'associazione dei marmisti
veronesi, è già stata approvata
dalla Giunta e dovrebbe essere collocata
entro la fine dell'anno.
«In questo modo si va a colmare
un vuoto nella storia recente della nostra
città», dice il presidente
Ceni, «per testimoniare la riconoscenza
della città a tanti benemeriti
concittadini, grazie alla disponibilità
data dal Consorzio marmisti veronesi.
Questo monumento non vuol essere comunque
un semplice omaggio alla memoria di tanti
migranti ed ex emigranti ma anche un messaggio
forte, di condivisione, ai migranti del
terzo mill ennio, come tanti manager veronesi
che in giro per il mondo dimostrano il
valore delle loro origini».
Per l'assessore con delega ai veronesi
nel mondo, Vittorio Di Dio, «l'opera,
oltre al valore artistico, si carica di
una considerevole valenza perchè
rende testimonianza ad un'intensa pagina
di storia e si pone come anello di congiunzione
fra passato, presente e futuro nel nome
di una comune tradizione di cultura e
affetti».
La forma anulare della scultura va interpretata
in termini di fede nuziale, che esprime
fiducia nella forza costruttiva del tempo
e nel progresso della collettività
cittadina. La varietà dei materiali
di cui è composta la scultura,
invece, esprime l'unità che è
possibile nella diversità della
nostra comunità che è in
continua evoluzione. Da questa simbolica
fede nuziale nasce un nuovo spazio ideale
al centro dello spazio pubblico. Ma l'associazione
Veronesi nel Mondo non si è limitata
a questa iniziativa. Ha anche fatto pubblicare
un interessante volume fotografico, intitolato
semplicemente Verona, con foto di Stefano
Signorini, in cui racconta attraverso
le immagini la storia della città
negli ultimi cento anni, alternando a
visioni moderne immagini antiche e accompagnando
questa narrazione ideale con le poesie
di Giovan Battista Pighi, Angelin Sartori,
Tolo Da Re e Berto Barbarani.
Una sorta di biglietto da visita della
città, che sarà proposto
anche agli emigranti, per far conoscere
loro una città non solo ricca di
pregevoli monumenti e opere d'arte ma
anche di elementi moderni, una città
che in un secolo ha subìto notevoli
trasformazioni, che ha conosciuto un grande
sviluppo economico e che si sta proiettando
su orizzonti internazionali con la forza
del sio lavoro e delle sue tradizioni.
I Veneti incontrano
l'ANCI
Positivo incontro tra le Associazioni
dei Veneti del Mondo e l'ANCI Veneto (che
aggrega tutti i comuni del Veneto) quello
svoltosi lo scorso 18 aprile a Rovigo.
Le Associazioni – rappresentate dai
Bellunesi nel Mondo, i Polesani nel Mondo,
i Veneziani nel Mondo e i Veronesi nel
Mondo – sono state ricevute dal presidente
dell'ANCI Veneto Vanni Mengotto e dal
consigliere Aldo Rondina. A loro sono
state illustrate varie proposte per un
proficuo rapporto tra le nostre associazioni
e i comuni del Veneto e soprattutto perché
i comuni siano più attenti alle
necessità e alle richieste dei
loro cittadini all'estero.
Dopo una premessa in cui si è fatto
presente che i Veneti all'estero chiedono
di essere considerati cittadini del proprio
Comune a pieno titolo, e allorché
rientrano, temporaneamente o definitivamente,
di essere accolti con il riguardo che
merita un italiano all'estero che , con
il suo lavoro e la sua vita, ha fatto
onore alla terra d'origine, è stato
chiesto all'ANCI di sostenere presso la
Regione del Veneto l'annosa richiesta
che nel prossimo statuto regionale venga
finalmente riconosciuto il diritto di
voto regionale all'estero e la rappresentanza
in consiglio regionale. Ci si è
poi soffermati su varie altre richieste:
che in ogni Comune ci sia un delegato
all'emigrazione/immigrazione e, soprattutto,
che nelle iniziative di interscambio con
le comunità all'estero vengano
coinvolte le nostre associazioni. E ancora,
si è parlato delle provvidenze
della legge regionale sui Veneti nel Mondo,
di borse di studio a giovani veneti per
corsi post universitari nelle nostre Università,
di ricerche anagrafiche volte al riconoscimento
della cittadinanza, di agevolazioni fiscali
per i cittadini all'estero, di sostegno
ai Circoli locali, e così via.
E' stata anche offerta la disponibilità
di collaborare con i Comuni per arricchire
la comunicazione con i veneti nel mondo
, soprattutto con i giovani, tramite i
nuovi strumenti informatici. Come si vede,
una nutrita serie di proposte, che hanno
incontrato l'attenzione e l'adesione dei
dirigenti dell'ANCI, i quali, non solo
le faranno gradualmente presenti ai comuni,
ma le proporranno ad un'assembla dei sindaci,
in cui le associazioni saranno invitate
ad illustrarle. Al termine i convenuti
hanno partecipato alla cerimonia conclusiva
di "Dire & Fare", la grande mostra
dell'ANCI Veneto, da vari anni ospite
della Fiera di Rovigo.
Rinnovo del sodalizio tra imprenditori e professionisti
È Mauro Galbusera, 55 anni, il nuovo presidente del'Assimp, il quinto da quando l'Associazione è stata fondata, nel 1994, per iniziativa di 25 imprenditori e professionisti tra i più rappresentativi del territorio veronese. L'imprenditore del settore assicurativo, laureato in filosofia, è stato eletto all'unanimità durante un'assemblea che si è svolta al circolo ufficiali. Votati anche i membri di Consiglio e di Giunta. Orfeo Zaghi sarà il nuovo direttore.Il passaggio di testimone tra Giorgio Montresor e Mauro Galbusera è avvenuta nel corso di un'assemblea straordinaria. Il neo eletto resterà alla guida dell'associazione fino al 2011. Galbusera ha una consolidata esperienza associativa che nell'ultimo triennio ha vissuto nel ruolo di vicepresidente. In questo ruolo ha caldeggiato un'importante iniziativa di solidarietà, sostenendo il progetto del sacerdote veronese don Renzo Zocca, fondatore dell'associazione di volontariato L'Ancora, per la creazione di una casa di accoglienza per persone in stato di disagio sociale o in difficoltà, a Pescantina, iniziativa sulla quale Galbusera ha fatto convergere l'interesse di molte istituzioni veronesi, esprimendo così quello spirito di solidarietà che dà slancio a tanti sodalizi, compreso quello dei Veronesi nel Mondo, che proprio dell'attenzione a chi vive situazioni di disagio ha fatto una delel proprie bandiere.
L'Assimp è un'associazione unica
nel suo genere, sorta per dare un contributo
concreto alla società,mettendo
a disposizione dell'intera collettività
sia le energie ed i mezzi propri delle
due categorie, sia, soprattutto, le competenze,
le tecniche d'impresa, le metodologie
operative. In tale contesto sono di fondamentale
importanza la ricerca ed il mantenimento
di proficui rapporti con le Istituzioni
pubbliche, locali e nazionali, per concorrere
alla definizione dellaprogettualità
complessiva relativa al campo economico
e sociale. L'Associazione non fornisce,
di norma, beni materiali, ma consegue
i fini associativi attraverso elaborati
di studio, convegni e relativi atti, seminari
e pubblicazioni che riguardano argomenti
di interesse generale, anche di piena
attualità, di rilievo locale ma
anche nazionale. L'attività dell'
Associazione è la summa del lavoro
delle 11 Commissioni, distinte per materia,
che si occupano dei temi e dei problemi
di interesse del proprio settore.
Assemblea a Schifflange
Domenica 16 marzo giorno delle Palme
al ristorante Chez-Toni di Schifflange
ove ha avuto luogo la tradizionale Assemblea
Generale, organizzata dal Circolo di Lussemburgo.
All'ordine del giorno figuravano il bilancio
2007, il programma 2008, il rinnovo della
tessera, il soggiorno nelle Marche dal
18 maggio al 1° giugno-2008 ed il ballo
annuale fissato quest'anno a l'11 ottobre
al polivalente di Schifflange, che per
la prima volta la serata sarà animata
da un'orchestra veneta che si chiama "Tutti
Colori".
Dopo il dibattito era già ora di
pranzo e quindi tutti a tavola.
La giornata si è conclusa con l'auspicio
di rincontrarci alla prossima manifestazione.
Prima di salutarci il presidente Vito
Spinosa ha mostrato a tutti i presenti
l'estratto bancario già spedito
con la somma di 1500 euro, dono all'Associazione
Solidarite-Afrique un aiuto ai bambini
da Burkina Faso. L'occasine mi è
gradita per un cordiale saluto.
Vito Spinosa
Un diploma per la signora Felicita
Il 13 Giugno scorso l'Associazione Veronesi
nel Mondo ha conferito alla signora Felicita
Loncrini un diploma di benemerenza per
i lunghi anni di emigrazione.
La signora Felicita, nata a Torri del
Benaco il 4 gennaio 1924, partì
da Genova alla volta di Buenos Aires il
27 gennaio 1948, nel lungo viaggio, durato
oltre venti giorni , un giovane di Malcesine
affrontava la stessa avventura. I lunghi
giorni di forzata convivenza compirono
il miracolo e i due ragazzi, giunti a
destinazione, confermarono il sentimento
nato sulla nave e si sposarono. La coppia
stabilitasi a Buenos Aires visse venticinque
anni nel nuovo paese lavorando con impegno
e fu allietata dalla nascita di due figlie
e tre nipoti. Alla morte del marito avvenuta
nel 1973 la signora Felicita non resistendo
alla nostalgia fece ritorno periodicamente
in Itali. Ora un grave problema di salute
la costringerà, forse definitivamente,
a tornare in Argentina per trascorrere
la sua, ci si augura, ancora lunga,vecchiaia
accanto alla sua famiglia.
L'opera è protagonista
L'opera italiana strappa applausi in
Argentina. Ed è grazie ad un'iniziativa
del circolo di Buenos Aires dei Veronesi
nel Mondo che un vasto pubblico ha potuto
godere della raffinata musica lirica italiana,
come ci riferisce Luciano Stizzoli, presidente
del circolo argentino. "Nonostante il
freddo e la pioggia, il Salone Degli Atti
del Collegio Carlo Steeb delle Sorelle
della Misericordia di Verona, nella sede
di via Camarones 3154, è stato
nuovamente riempito dagli entusiasti e
calorosi partecipanti del secondo concerto
del 2007", racconta Stizzoli. "Così
come era stato fatto in aprile con l'opera
La Traviata, il Dipartimento di Cultura
della associazione Veronese L'Arena ci
ha convocato domenica scorsa 22 luglio
a un nuovo appuntamento di alto livello
operistico, tanto che questo incontro
è stato dichiarato dalla Legislatura
della città Autonoma di Buenos
Aires " di interesse culturale per la
città",e nel suo ciclo Teatro Colon
para todos, l'istituto Superiore di arte
del Teatro Colon ha rappresentato l'opera
"Il barbiere di Siviglia" di Gioacchino
Rossini, opera in due atti di carattere
allegro, grazioso e umoristico che ha
fatto emozionare e applaudire le oltre
450 persone che hanno presenziato l'evento".
Presenti a questa opera c'erano i rappresenteanti
delle associazioni e delle instituzioni
della comunità italiana, con il
patrocinio di Herrajes Arena, Vademarco
S.A., Cayter Cielorrasos S.R.L., Insuma
Sur S.A., Ferrosider, Trademet, J.C. Refreigeración
s.r.l., Metalurgica R.L., Aceros Borroni
S.A., C.A.V.A., Sr. Carlos Cuanotti, Torneria
Automática Digitalizada, grazie ai quali
si sono potuti realizzare questi concerti.
La direzione dell'opera è stata
del magistrale direttore Salvatore Caputo,
al pianoforte il maestro Marcelo Ayub,
nella parte di Rosina Laura Polverini,
soprano,Figaro interpretato magistralmente
dal baritono Christian Maldonado, il conte
Almavira da Ivan Maier, Don Bartolo da
Fernando Rado e Don Basilio da Juan Barrile.
"Il successo di queste rappresentazioni
ci anima nel seguire questo cammino",
commenta Stizzoli, "e a programmare per
quest'anno la rappresentazione tra le
altre cose di ulteriori due opere, nel
mese di aprile il concerto della Opera
Rigoletto di Giuseppe Verdi e a luglio
le Nozze di Figaro di Mozart".
Il maestro Salvatore Caputo, originario
di Salerno, con alle spalle anni di studio
e di direzioni artistiche, è stato
invitato nel febbraio del 2005 al Teatro
Colon di Buenos Aires per ricoprire il
ruolo di direttore del coro, dove ha ottenuto
un grande successo con l'esecuzione del
Requiem di Verdi. Nella stagione 2006
ha ottenuto grandi successi nella realizzazione
dei Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi,
della Boheme di Puccini e della seconda
sinfonia di Mahler.
ESPIRITO SANTO: Il Veneto ai Tropici
Lo Stato dell'Espirito Santo occupa un'area
di 46.184,1 chilometri quadrati sulla
costa del Brasile e fa parte della regione
Sudeste, confinando a est con l'oceano
Atlantico (sono piu' di 400 chilometri
di spiagge!), a nord con lo Stato di Bahia,
a sud con lo Stato di Rio de Janeiro e
a ovest con lo Stato di Minas Gerais.
È stato una capitania ereditaria,
quindi uno degli Stati piu' antichi del
Brasile, ma è stato lasciato di
lato fino alla seconda meta' del 1800
perche' considerato solo uno "stato cuscinetto"
destinato a proteggere con le sue foreste
le miniere d'oro e di pietre preziose
di Minas Gerais (appunto, "miniere generali").
Attualmente l'Espirito Santo è
uno degli stati piu' sviluppati economicamente
del Brasile ed ha un enorme potenziale
di crescita. Conta infatti con una localizzazione
geografica privilegiata, ricchissime riserve
di minerali radiottattivi sulla costa,
un grande complesso portuale (sono sette
porti, di cui il Porto di Tubarão è
considerato il piu' grande porto per l'esportazione
di minerale di ferro del mondo), la seconda
maggior produzione di petrolio e le piu'
grandi riserve di gas naturale del Brasile.
Oltre a questo, lo Stato ha con una grande
produzione di cellulosa grazie ad estese
piantagioni di eucalipto ed è considerato
il piu' grande produttore di marmo e granito
del mondo. Pochi luoghi al mondo possiedono
una varieta' di materiali comparabile
a quella del suolo capixaba (ossia dell'Espirito
Santo). Qui sono estratte e lavorate pietre
che vanno dal più bianco dei marmi
fino al più nero dei graniti, passando
attraverso um'infinita' multicolore di
graniti variegati ed esotici. Non è
um caso che la ditta Antolini di Verona
abbia scelto per la sua sede per il Sudamerica
l'Espirito Santo. Tutti gli anni a febbraio
si tiene a Vitória la Vitòria
Stone Fair, un'importantissima fiera del
marmo e granito che riunisce rappresentanti
dei piu' importanti mercati del mondo
e che si sta affermando ogni anno di più
come uno dei motori dell'industria estrattiva
minerale.
L'agricoltura dell'Espirito Santo è
ricca e diversificata, tanto che i suoi
prodotti sono esportati negli altri stati
brasiliani e all'estero, soprattutto frutta
tropicale, zenzero, pepe e caffè.
Il caffè più pregiato, l'arabica,
è acquistato in Italia da Illy
caffè.
La capitale dello Stato, Vitoria, è
situata su un'isola dallo stesso nome
ed è caratterizzata da una bellezza
naturale molto speciale, alleata a tratti
modernissimi. Fondata ufficialmente l'8
settembre 1551, Vitoria è una delle
10 citta' piu' antiche del Brasile, ma
sta diventando una citta' moderna che
ha molto da offrire a chi la visita: spiagge,
hotel di categoria Internazionale, centri
commerciali, buoni ristoranti dove si
possono provare i tipici piatti di pesce
(moqueca e torta capixaba)e soprattutto
l'azzurro del mare e il verde delle montagne,
sotto la luce intensa del sole tropicale.
Tutto questo fa di Vitória una citta'
con un'altissima qualita' di vita.
Ma la grande sorpresa dell'Espirito Santo
è costituita dalla sua popolazione:
troviamo qui la maggior colonia italiana
(in percentuale) dell'America Latina e
la piu' grande del Brasile: il 72% dei
suoi 3.351.669 abitanti sono discendenti
di italiani, ossia circa due milioni e
mezzo. Di questi circa il 60%, ossia quasi
un milione e mezzo, sono veneti e di questi
possiamo calcolare che un 20% sia veronese...
stiamo parlando di circa 300.000 persone!
Questo fa dell'Espirito Santo un "Veneto
ai tropici" a tutti gli effetti! L'emigrazione
italiana inizio' nell'ultimo quarto del
1800, quando l'esaurimento delle miniere
di Minas Gerais (appunto: "miniere generali")
rese inutile il mantenimento della barriera
naturale costituita dalla foresta vergine.
Gli emigranti italiani, arrivati circa
60 anni dopo i tedeschi, ricevettero "colonie"
(25 ettari ) di foresta sulle montagne
e furono abbandonati a se stessi, senza
nessun contatto con la madre patria, tanto
che nel 1895 il Governo Italiano proibi'
l'emigrazione nello Stato dell'Espirito
Santo, vista la mancanza di infrastruttura.
Gli emigranti veronesi arrivarono negli
ultimi anni dell'emigrazione, attorno
al 1895, e fu un'emigrazione "paesana",
nel senso che si imbarcarono intere famiglie
dello stesso paese, spinte dal sogno comune
di far fortuna in "Merica". Il blocco
dell'emigrazione da parte del Governo
italiano costrinse gli emigrati ad un
isolamento durato per piu' di un secolo
e alla perdita di ogni contatto con la
madre patria, ma ha permesso che le tradizioni
italiane fossero mantenute nelle citta'
della província, soprattutto quelle situate
sulle montagne, cosi' come ha permesso
che si parli ancora il dialetto veneto
in famiglia e nelle comunita' piu' lontane.
Il contributo italiano nella cultura e
nell'economia dell'Espirito Santo è
stato ed è di fondamentale importanza:
non solo gli italiani hanno fondato molte
citta', ma la loro presenza si ritrova
nella cucina locale, dai piatti di pasta
ai dolci, nei cognomi esibiti sulle insegne
dei negozi e delle ditte, nelle feste
che celebrano le tradizioni portate dall'Italia
(imperdibile la Festa della polenta, a
Venda Nova do Imigrante, entrata nel Guinnes
per la polenta piu' grande del mondo,
1.200kg! www.festadapolenta.com.br ),
nei cori e nei gruppi di danza. Un'altra
eredita' veneta sono le piccole proprieta'
agricole a gestione familiare, oggi trasformate
in agriturismi. La terza e quarta generazione
di discendenti è tornata in Italia
per imparare a produrre vini, salumi e
formaggi di qualita' con le ottime materie
prime locali e oggi nelle loro case offrono
puina e socol, oltre ad altri prodotti
tipici ai turisti che passano giorni indimenticabili
nelle montagne tropicali dell'Espirito
Santo.
Lo Stato è conosciuto anche per
il numero incredibile di orchidee native
e per la ricchezza di colibri, símbolo
questi della piu' antica citta' italiana
del Brasile, Santa Teresa, fondata nel
1855 da un gruppo di trentini ma dove
oggi vivono molti discendenti di veronesi.
Anche Santa Teresa ha una bellissima festa,
il cui momento piu' alto è la Carretella
del Vin, una sfilata per le via della
cittadina in cui vengono ricordati i momenti
piu' commoventi dell'immigrazioni e le
arti e mestieri portati dai noni.
Questo pezzo di Brasile, sconosciuto anche
a molti brasiliani, merita di essere conosciuto...
e non meravigliatevi se, come veneti,
vi sentirete stranamente in casa!
Vanda Andreoli, nata a Verona, si è trasferita in Brasile nel 1991. Vive a Vitória con il marito italo-brasiliano e due figli.
Da 15 anni si occupa di promozione dell'italiano nello Stato dell'Espirito Santo, dove coordina i corsi di lingua e cultura italiana del Ministero degli Esteri per i discendenti, con la supervisione del Consolato Generale di Rio di Janeiro. È presidente del costituendo Circolo Veronesi nel Mondo dell'Espirito Santo (CIVES).
Marcello Pernigotto
Marcellino Pernigotto, 32 anni, libero
professionista, soavese di adozione ma
originario di Vestenanova, vicepresidente
del Circolo Veronesi del mondo della Valdalpone
è stato incaricato dal Presidente
dell'associazione Veronesi nel mondo,
l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni a rappresentare
i giovani veronesi a Montevideo, al terzo
meeting dei Giovani Veneti del Mondo.
L'incontro per la prima si è svolto
all'estero, a Montevideo, in Uruguay,
tra il 21 e il 29 giugno, per richiesta
dei giovani sudamericani. L'iniziativa
è stata recepita e voluta fortemente
dalla Regione Veneto che ha inviato il
suo rappresentante, l'assessore regionale
Oscar De Bona che ha la delega ai veneti
nel mondo. Marcellino Pernigotto ha iniziato
la sua esperienza con l'associazione Veronesi
nel mondo a febbraio, prima con l'allestimento
a san Giovanni Ilarione del raduno provinciale
ex migranti, poi a fine maggio con l'organizzazione
della tre giorni della Festa delle ciliegie
a Charleroi, in Belgio, mettendo in collaborazione
Veronesi e Vicentini nel mondo del Belgio.
Festa degli Gnocchi a Griffith
Lo scorso 25 Maggio 2008, a Griffith,
cittadina di 24mila abitanti del Nuovo
Galles del Sud, Australia, a sette ore
di macchina da Sydney, si e' svolta l'annuale
"Festa dei Gnocchi", organizzata con scrupolosa
dedizione dalla Presidente Rosetta Rossi
del Circolo Veronesi di Griffith.
Alla festa hanno partecipato piu'd i 270
persone, alle quali si sono aggiunti rappresentanti
provenienti dal Circolo di Melbourne,
capeggiati da Renzo e Ida Zanella, e da
Sydney, nella persona di Michele Grigoletti.
La giornata si e' svolta all'insegna della
convivialita' presso il Yoogali Club,
con un pranzo a base di delicatezze veronesi,mentre
gli invitati sono stati intrattenuti dalla
presenza del Papa' del Gnocco e di Giulietta
e Romeo, utilizzando costumi provenienti
dall'Italia. Un folto gruppo di presenti,
si sono recati inoltre a visitare il Museo
Italiano di Griffith, dove sono stati
raccolti numerosi oggetti e documenti
appartenuti alle prime famiglie italiane
che hanno raggiunto questo angolo d'Australia,
ed hanno poi proseguito visitando l'azienda
e la fattoria d'agrumi della famiglia
Brighenti, Mario e Sue, e del capostipite,
Giuseppe Brighenti, 99 anni, originario
di Verona. Griffith, nata dal nulla circa
70 anni fa, è stata trasformata
in un giardino sempre verde dalla tenace
operosità e dal sacrificio degli
italiani - prevalentemente veneti e calabresi
- approdati lì all'inizio del secolo
quando era ancora terra arida, inospitale
e senza vita. Un giardino nel deserto
che oggi produce il 30% degli agrumi d'Australia:
arancie, limoni, mandarini e pompelmi,
grazie a 3 milioni di alberi da frutto.
Ma non solo, oggi Griffith è soprattutto
associata al buon vino e al buon cibo
e italianissimi sono i nomi di alcune
delle più importanti aziende vinicole
della zona, De Bortoli, Dal Broi, Zappacosta
e Casella, per nominarne alcune. Casella
Wines e' una realta' economica locale
che impiega piu' di 350 dipendenti a tempo
pieno. Il 60% dei circa 24mila abitanti
di Griffith, è di origine italiana
e di questi meta' sono di origine triveneta;
l'italiano è la seconda lingua
ufficiale, ed è insegnato a scuola
a fianco dell'inglese. A marcare ulteriormente
il legame con l'Italia, la nascita nel
2002 del Griffith Italian Museum and Cultural
Center, all'interno del Pioneer Park Museum,
voluto dal sindaco John Dal Broi, oriundo
veneto di Treviso, per testimoniare il
grande contributo che gli Italiani hanno
dato alla cittadina. Oggi Griffith e la
sua comunita' veneta e veronese sono considerati
dei veri e propri baluardi di italianità.
Un esempio lo e's tata la famiglia Rossi,
Rosetta, Marisa e Ludovico, che con l'occasione
desidero ringraziare di cuore per l'ospitalità
e la cortesia ricevuta.
Michele Grigoletti
Leader nel settore agroalimentare e lapideo
L'ente al servizio del Made in Italy
Veronafiere è il primo organizzatore
diretto di manifestazioni in Italia e
tra i principali in Europa (al 12° posto
per metri quadrati venduti). Un ruolo
che il nuovo Piano industriale e il Piano
delle infrastrutture si propongono di
consolidare con ulteriori investimenti
pari a 68 milioni di euro entro il 2011
(che si aggiungono agli oltre 80 già
sostenuti tra il 2004 e il 2006), il lancio
di nuove manifestazioni, l'ampliamento
del quartiere e dei parcheggi, il potenziamento
dell'attività internazionale, l'aumento
del fatturato complessivo e di quello
generato dai servizi. Leader nel settore
agricolo e agroalimentare (Vinitaly, Fieragricola,
Eurocarne, Siab, Agrifood sono alcuni
dei suoi marchi più conosciuti),
Veronafiere ha sviluppato nel corso della
sua attività, iniziata nel 1898,
nuove aree di interesse quali l'edilizia,
le costruzioni e i trasporti (Samoter,
Marmomacc, Legno&Edilizia, Bus&Bus
Business), l'arredamento (Abitare il Tempo,
Vivi la Casa, Progetto Fuoco), lo sport,
il turismo, il lusso e il tempo libero
(Fieracavalli e Model Expo Italy), e la
formazione professionale (Job&Orienta),
ideando e promuovendo rassegne internazionali
di successo. Valido strumento della politica
del governo centrale e regionale, il sistema
fieristico gioca un ruolo importante nel
sostegno dell'innovazione tecnologica,
dell'aggiornamento professionale e dell'internazionalizzazione
dell'economia dell'Unione europea. L'80%
per cento della promozione delle piccole
e medie imprese, spina dorsale dell'economia
italiana ed europea, transita infatti,
direttamente o indirettamente, attraverso
le fiere, che sono chiamate a fornire
sempre più valore aggiunto alla
propria attività. Partendo da questi
presupposti, Veronafiere porta nel mondo
i suoi grandi marchi, come ambasciatori
del made in Italy di qualità, confermandosi
come insostituibile supporto per le aziende
nella loro strategia di internazionalizzazione
e nella conquista dei mercati globali,
sia consolidati che emergenti. Veronafiere
è associata ad Emeca (l'Associazione
che raggruppa i principali enti fieristici
europei), all'Ufi (the Global Association
of the Exhibition Industry), all'Aefi
(Associazione esposizioni e fiere italiane,
di cui è vicepresidente il direttore
generale di Veronafiere Giovanni Mantovani)
e ad Eurasco (European Federation of Agriculture
Exhibition and Show Organizers), l'associazione
europea che annovera le più importanti
rassegne fieristiche del settore agricolo
ed agroalimentare. Veronafiere, la cui
compagine societaria è composta,
tra gli altri soggetti, da Comune di Verona,
Fondazione Cariverona, Camera di Commercio
di Verona, Provincia di Verona, Magazzini
Generali, Veneto Agricoltura, Regione
Veneto, Banco Popolare di Verona e Novara
e Banca Intesa, è storicamente
una struttura economica fondamentale per
Verona e la sua provincia ed una grande
vetrina promozionale per il suo territorio
e per l'intera Regione. La realtà
territoriale in cui opera l'Ente, infatti,
offre dei plus strategici ed economici
di grande rilievo propri di una città
attiva e dinamica, ma ancora a misura
d'uomo. La provincia veronese è
il crocevia naturale di due fondamentali
direttrici di trasporto europee, la Stoccolma-Palermo
e la Barcellona-Kiev, che rappresentano
l'anello di congiunzione tra nord e sud
Europa e tra ovest ed est. Nel corso degli
anni Verona ha sviluppato un grande sistema
logistico, che sta diventando uno dei
più importanti del sud Europa,
composto da Aeroporto Catullo, Cargo Center,
Interporto Quadrante Europa, il più
grande centro intermodale a trasporto
combinato stradale-ferroviario-aereo d'Europa,
Magazzini Generali, Veronamercato (commercializzazione
di prodotti agroalimentari, ortofrutta,
fiori, carne e pesce), Sistema logistico
(Circoscrizione doganale, centro spedizionieri,
centro autotrasportatori), Sistema ferroviario
(terminal trasporti combinati, raccordo
ferroviario) e Fiera di Verona. Veronafiere
collabora da tempo con le primarie istituzioni
economiche e culturali cittadine, fra
cui il Museo di Castelvecchio e la Fondazione
Arena di Verona, con la quale, insieme
agli Aeroporti del Sistema del Garda (Catullo
di Verona e Montichiari di Brescia), Veronafiere
ha stipulato un accordo che permette a
espositori e visitatori delle principali
fiere internazionali di effettuare il
check in all'interno del quartiere (tra
i padiglioni 4 e 5, dove è stato
allestito un apposito stand). L'intesa
prevede inoltre l'interscambio di diversi
servizi tesi a migliorare la gestione
dell'incoming e dell'outgoing dei visitatori
diretti in Fiera o degli spettatori dell'Arena,
con tanto di servizio informazioni per
l'utenza. Infine c'è una reciproca
promozione delle attività sia attraverso
la distribuzione di materiale pubblicitario
tramite i rispettivi canali, tra cui le
riviste, che tramite lo scambio, già
attuato, di banner e link di collegamento
nei rispettivi siti internet istituzionali.
La Fiera e la città hanno un forte
legame, storico ed economico – l'attività
della Fiera si traduce, annualmente, in
un indotto di notevoli proporzioni in
termini valutari (oltre 850 milioni di
euro) e di occupazione (4mila posti di
lavoro in Veneto) –, che ha radici profonde
e ben consolidate.
Supereuro, dollaro e petrolio
Le imprese tra vecchie e nuove sfide del mercato globale
Se ne è parlato il 10 aprile scorso
al Polo Zanotto, nel corso del convegno
"Verona nel Mondo – Report 2008", organizzato
dalla Camera di Commercio in collaborazione
con l'Università degli Studi di
Verona. Ospiti d'eccezione, il giornalista
televisivo Bruno Vespa e il giornalista
de La Repubblica Giuseppe Turani
Giovedì 10 aprile, presso il Polo
Zanotto dell'Università di Verona,
ha avuto luogo la terza edizione di "Verona
nel mondo", l'ormai tradizionale appuntamento
annuale nel quale la Camera di Commercio
di Verona presenta, in anteprima assoluta,
i dati aggiornati relativi all'import-export
provinciale. Nel corso dell'evento, dedicato
ai problemi legati all'internazionalizzazione
delle imprese e ai nuovi equilibri che
si stanno creando a livello mondiale,
l'attenzione è stata focalizzata
sulle attuali criticità legate
ai sistemi dei cambi e alle oscillazioni
dei prezzi delle materie prime (petrolio
in primis). Temi "caldi", che stanno coinvolgendo
non solo il mondo economico e imprenditoriale,
ma anche i comuni cittadini, i loro consumi,
i loro risparmi. Di assoluta attualità
le domande alle quali si è cercato
di dare una risposta: saremo "travolti"
dalla difficile situazione economico-finanziaria
degli Stati Uniti? L'economia mondiale
è in recessione o in semplice frenata?
L'Europa ha la capacità di far
fronte alle attuali criticità dell'economia
internazionale? Le nostre imprese hanno
la forza e i mezzi per rimanere sui mercati
esteri? Inoltre, su quali mercati "puntare"?
Il nostro sistema bancario è in
grado di supportare le imprese italiane
che vogliano aprirsi a nuovi mercati?
Il convegno è stato aperto dal
Magnifico Rettore dell'Ateneo scaligero,
Alessandro Mazzucco, seguito dal Presidente
della Provincia, Elio Mosele e dall'Assessore
comunale al Personale e agli Enti partecipati
Sandro Sandri (ora Assessore alla Sanità
della Regione Veneto). Il Presidente della
Camera di Commercio, Fabio Bortolazzi,
ha introdotto i temi del convegno, con
un'analisi puntuale sulla situazione economica
internazionale e sugli scenari che si
stanno delineando. Partendo dalla crisi
dell'economia americana, passando attraverso
la crisi dei mutui subprime, fino alla
vertiginosa caduta del dollaro nei confronti
dell'euro e all'inarrestabile ascesa dei
prezzi del petrolio e delle materie prime,
il Presidente Bortolazzi ha enunciato
tutti gli elementi che minacciano le imprese
italiane, che in passato "riuscivano a
superare la crisi avvalendosi degli strumenti
finanziari disponibili, fiduciose che,
in breve tempo, l'emergenza sarebbe rientrata".
Tuttavia "oggi siamo in presenza di una
crisi strutturale e queste soluzioni-tampone,
che di per sé coprono tempi limitati,
non sono più applicabili" e "i
traguardi fin qui faticosamente conseguiti
sembrano vacillare". Le esportazioni nei
paesi dell'area del dollaro risultano
infatti in diminuzione (per Verona nel
2007 – rispetto al 2006 - si è
registrato un -10,9% verso gli Stati Uniti),
con prospettive di ulteriori cali, visto
il continuo apprezzamento del cambio Euro/Dollaro.
A questo dato va aggiunto la performance
negativa del mercato tedesco: le esportazioni
veronesi verso la Germania, nostro principale
mercato di sbocco, hanno subito una perdita
del –3,6%. E' pensabile che la perdita
di "peso" dei paesi dell'area del dollaro
possa essere compensata dall'incremento
delle esportazioni verso altri paesi come
quelli dell'Europa Orientale, del Mediterraneo,
del Medio Oriente? Forse sì, nel
breve periodo (considerando che nel 2007
la Russia ha fatto un +55,1%), ma nel
medio e lungo periodo ciò potrebbe
non verificarsi, tenendo anche conto che
la Russia non ha lo stesso numero di consumatori
degli Stati Uniti e non è ipotizzabile
che il nostro export in quel Paese mantenga
costante una percentuale così positiva.
Per sostenere le imprese in un periodo
così difficile, è necessario
– secondo Bortolazzi - avere uno Stato
leggero, che costi di meno dando di più,
soprattutto in materia di infrastrutture,
che sia in grado di supportare le proprie
imprese, lasciandole allo stesso tempo
lavorare. Tutto questo potrebbe aiutare
le imprese italiane nella difficile opera
di rimanere competitive sui mercati internazionali.
ISTITUTO STIMMATINI
Padre Ronconi tra i diseredati dello Tzunami
Un sacerdote veronese è stato nominato Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, onorificenza data per la prima volta a cinque italiani in Thailandia per quello che stanno facendo per i poveri e per quelli colpiti dallo tsunami. Si tratta di padre Ferdinando Ronconi, sacerdote stimmatino, l'unico veronese ad avere ricevuto questa medaglia. La vicenda di padre Ronconi risale a oltre 50 anni fa. Bisogna ritornare al 21 agosto 1952 quando cinque padri Stimmatini italiani giunsero a Phuket, in Thailandia, e aprirono la scuola Daoroong. Nel 1958 costruirono la prima chiesa del sud della Thailandia dedicata alla Madonna Assunta. "Quei missionari però capirono subito che prima di parlare di Cristo Risorto o dell'Assunta dovevano preoccuparsi di far risorgere la gente e specialmente i poveri", spiega padre Ronconi, che racconta:"Perciò sono partiti con il doppio binario della scuola per i molti giovani della citta'e con la chiesa per i pochi cristiani dell'isola.Migliaia sono le persone aiutate attraverso queste due attività. Per ben 50 anni gli Stimmatini, seguendo lo spirito del loro fondatore San Gaspare Bertoni, hanno cercato di essere vicini alla popolazione ma specie ai giovani, ai poveri e ai sofferenti".
Ora per capire la storia anche del villaggio di Pha Maprao, attuale missione di padre Ronconi, si deve fare un passo indietro e ritornare al disastroso evento dello tsunami del 26 dicembre 2004.In quell'occasione tutte le cinque provincie,Ranong, Phuket,Pangna, Krabi eTrang, 600 chilometri, affidate alla cura pastorale dei padri Stimmatini , furono gravemente colpite dallo tsunami. "Gli Stimmatini, e tante altre organizzazioni ,nazionali ed internazionali ,hanno assistito tutti senza distinzione di luoghi, razze, religione, lingua", racconta il sacerdote veronese. "Poi passata l'emergenza i responsabili delle varie zone ,specie a Krabi e Takuapa, hanno portato avanti dei programmi secondo le necessita' locali.Per la provincia di Phuket noi ci siamo concentrati in modo particolare nel villaggio di Pha Maphrao composto da oltre 200 famiglie ,12 chilometri dal centro della citta'di Phuket, sulla strada che va verso l'aereoporto , in localita' Sapam. La maggiorparte della gente di questo villaggio, sono pescatori. Fino allo tsunami del 2004 credo che ben poche persone conoscevano Pha Maprao e le stradine che, serpeggiando per piu' di 1000 metri, lo attraversano tutto dividendolo in sei settori ben distinti. Piantato proprio sul mare c'è il villaggio dei Gipsi . Poi gruppi diversi di Thai, ben divisi oltre che dalle viuzze, anche da un canale largo circa cinquanta metri.Lo tsunami qui ha distrutto molte barche e danneggiato le povere abitazioni su palafitte. Però non ci sono stati morti, perchè il villaggio fu colpito solo indirettamente,cioè dall'alta marea non dalla violenza diretta delle onde. In seguito allo tsunami molte organizzazioni statali, cattoliche o di altro genere sono andate ad aiutare il villaggio di Pha Maphrao,ognuno secondo le loro specifiche finalità e possibilità economiche, come la Caritas Internazionale ed Italiana, World Vision, l'Ambasciata Italiana, l'associazione N.A.D.I.A, Bambarco, la Regione Lazio".
In poco tempo le case sono state rifatte,le barche comperate e la gente ha potuto riprendere una vita quasi normale. Tutte le varie organizzazioni però, precisa padre Ronconi, "sono intervenute senza un programma preciso di collaborazione. Perciò i soldi spesi sono stati molti ma senza un visibile miglioramento del villaggio. Chi va a Pha Maphrao, anche oggi ,ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un villaggio abbandonato, povero,sporco e senza un futuro. La chiesa cattolica pero' ha continuato la sua presenza,qui ed altrove ,portando riso e cose di prima necessità in ben 260 famiglie. Pagando la retta scolastica per piu' di 50 alunni. Stando vicino specie a quelle famiglie dove c'erano orfani,persone malate od invalidi. Mano a mano che le famiglie miglioravano la loro condizione economica anche i nostri aiuti si sono concentrati su 35 famiglie piu' bisognose alle quali,ogni settimana,diamo cinque chili di riso mentre a 25 alunni paghiamo la retta scolastica, libri, divisa, trasporto od altre necessità."
Ma perchè l'opera fosse piu' efficace e prolungata nel tempo, i padri Stimmatini hanno dato vita al centro sociale Bertoni House, che sarà inaugurato nell'occasione del 50mo della chiesa,cioè il 23 agosto,con l'invito di autorità civili e religiose,organizzazioni e di tante altre persone che hanno collaborato in diversi modi per la realizzazione di questo ed altri progetti.Il centro sociale costruito con il contributo della Caritas italiana è diviso in cinque parti : cucina, ufficio, sala computers e TV , servizi, sala di ricreazione che sara' fornita di due calcetti,due ping-pong e faciltazioni per altri giochi per bambini. A circa 100 metri c'e' il campo per le attività esterne: pallone , pallacanestro , bemintong, pallavolo, giochi di gruppo e tutto quello che si può organizzare con bambini ed adulti.
Il Bertoni House, ricorda padre Ronconi. è intitolato al fondatore degli Stimmatini, San Gaspare Bertoni, pioniere degli Oratori Mariani a Verona e persona molto sensibile alle necessità delle famiglie, dei poveri, dei malati, dei soldati e dei carcerati. San Gaspare visse in un'epoca difficile, nel 1800, quando ci furono sanguinose guerre tra Austria, Francia e Italia. Gli uomini erano impeganti a combattere. Le donne dovevano badare alla casa, lavoro, ed i bambini erano abbandonati sulle strade. Il Bertoni cominciò a radunare questi bambini negli oratori per farli giocare, dare una buona educazione, e cibo, da condividere però con gli oltre cento poveri della città che ogni giorno si presentavano per essere sfamati. "Sull'esempio di quel santo uomo anche noi Stimmatini ,suoi figli spirituali, cerchiamo di essere vicini a bambini,poveri ,ammalati con scuole, centri sociali, visite alle famiglie ed intervenendo ovunque ci siano delle necessita' particolari come durante lo tsunami del 26 dicembre 2004 ", dice padre Ronconi. "Nel centro sociale però, oltre le normali attività ricreative e caritative, ci sarà una novità assoluta e prima nel suo genere in Thailandia cioè il raffreddamento dell'ambiente con il sistema Geo Exchange ,energia rinnovabile ,messo a punto dall'ingegnere italiano Salvatore Consentino". Il sistema consiste nell'affondare delle serpentine nel fango della palude del sottosuolo e poi far circolare acqua pulita che passando attraverso una pompa geotermica rinfresca tutto l'ambiente con una spesa comparabile al condizionamento di una sola stanza . Il sistema adottato nella Bertoni House , rappresenta la prima applicazione in assoluto di Geo-Exchange in Thailandia . Un esempio di risparmio energetico da conoscere ed imitare. Il sistema e' un esempio di uso di energia pulita e a basso costo, applicabile anche in case private ,ma soprattutto ,in grandi alberghi, scuole, dove il consumo elettrico e'altissimo e l'aria condizionata convenzionale, spesso ha effetti dannosi collaterali rilevanti.
Per la costruzione del centro si è cercato di badare all'essenziale, alla funzionalita'e alla utilita'della gente ,evitando sperpero di soldi o ricerca del lusso riducendo cosi'al minimo le spese di manutenzione e non offendere la sensibilita'delle povere famiglie adiacenti. "Anche gli operai,uomini e donne, sono tutte persone del villaggio", precisa il sacerdote, "così ,i soldi spesi per la costruzione, sono finiti nelle tasche della gente locale e non nelle banche di imprese già ricche e famose. Quindi il centro oltre che essere un luogo di incontri e ricreazione per adulti e bambini, cerca di aiutare tutti a crescere umanamente, spingere alla collaborazione e preparare a qualche profesione utile per il villaggio ed anche altrove come assistenza turistica, lingue, computers, parrucchiere ,cucina, ma ,soprattutto, saper vivere insieme facendo il proprio dovere e rispettando i diritti degli altri e salvaguardando l'ambiente naturale".
Proprio per tutte queste "cosette" messe insieme , il 4 marzo 2008 , il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, ha conferito a padre Ferdinando Ronconi ,responsabile principale di tutte queste diverse attività, e a cinque altri italiani ,impegnati in opere sociali e caritative,in varie parti della Thailandia, la decorazione di Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, onorificenza consegnata a Bangkok dall'ambasciatore Ignazio Di Pace. Ma gli effetti disastrosi dello tsunami quindi, non sono ancora finiti. "Il centro sociale è appena nato", puntualizza padre Ronconi. "Dovra'crescere e cercare di coinvolgere tutti i vari gruppi del villaggio. Solo così quanto fatto finora porterà dei benefici duraturi ed efficaci. Ora la chiesa madre di Phuket puo' continuare il suo cammino verso i 100 anni sperando che, il bene fatto in questi 50 anni, si moltiplichi sempre di piu' a vantaggio della gente locale e dei molti turisti che ogni anno visitano la Thailandia".
Madre Vincenza Poloni
Il 21 settembre sarà una data importante per Verona. Verrà beatificata la Venerabile Serva di Dio Vincenza Maria Poloni, fondatrice con il beato don Carlo Steeb dell'Isitituto Sorelle della Misericordia. L'evento avverrà con una cerimonia solenne al Palazzetto dello Sport presieduta dal Cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione dei Santi che sarà anche il rappresentante del Santo Padre. Una notizia che ha riempito di gioia anche le suore dell'Istituto di Buenos Aires, di cui è superiora la veronese suor Ancilla Seno, per il quale il locale circolo dei Veronesi del mondo ha avviato un'intensa attività di collaborazione per le sue iniziative educative e sociali, collaborazione che non solo ha coinvolto gli Istituti Veronesi delle Sorelle della Misericordia del Beato Carlo Steeb ma anche le suore della Compagnia di Maria di Don Provolo, che operano in Argentina.La vicenda della beatificazione di madre Vincenza Poloni prende avvio già all'indomani della sua morte. Parecchie persone notificarono le grazie ricevute attraverso la sua intercessione.