C'è un legame inscindibile tra
il passato e il presente, una storia che
va conosciuta per interpretare i cambiamenti,
talvolta tumultuosi, nella nostra società.
Ed è per questo che i Veronesi
nel Mondo hanno voluto dare il loro contributo
a questa comprensione con due iniziative
destinate a lasciare il segno: un libro
contenente fotografie della Verona com'era
e com'è, accompagnate dalle poesie
dei nostri grandi poeti, Tolo da Re, Berto
Barbarani, Angelin Sartori e Giovan Battista
Pighi, che rappresentano il filo conduttore
della tradizione veronese, e un momumento
al migrante, che sorgerà all'esterno
della cinta muraria cittadina, sulla circonvallazione
non lontano da Porta Nuova.
Il libro propone una sorta di racconto
a immagini sulla Verona di un secolo fa
e su quella contemporanea, indicandone
le trasformazioni e lo sviluppo, sia sul
piano urbanistico, legato in particolare
alla ricostruzione iniziata nel dopoguerra
dopo i disastrosi bombardamenti che demolirono
gran parte della città (come la
vecchia stazione di Porta Nuova la cui
memoria è ora affidata alle foto
d'epoca), sia sul piano storico e artistico,
che costituisce una parte importante di
quel patrimonio culturale che tanta parte
del mondo ci invidia. Ma ci sono anche
le immagini della Verona produttiva, che
ha determinato lo sviluppo economico della
città, come la Camera di Commercio,
la Fiera, il Quadrante Europa.
Questo libro, intitolato semplicemente
Verona, è una sorta di biglietto
da visita per la città ma anche
un compendio di valori da far conoscere
soprattutto ai giovani, e in particolare
a coloro che, figli di veronesi, sono
nati all'estero e non hanno mai avuto
l'occasione di vedere la città.
Il monumento è per ora un progetto
ma che ha già un suo percorso designato.
Sarà finanziato dall'Asmave, l'associazione
dei marmisti veronesi, realizzato da uno
scultore locale, Virgilio Ferrari, che
lo ha concepito com un anello in marmi
di diversi colori, e ha già l'approvazione
della Giunta comunale.
Sarà un omaggio a tutti i migranti,
al loro prezioso lavoro, al loro coraggio
e un gesto ricoscente per tutto quello
che hanno fatto, e sofferto, e talvolta
pagato a prezzo della vita, per conquistarsi
la loro parte di fortuna. Un omaggio a
tutti i Veronesi nel Mondo che saluto
sempre con grande affetto e stima profonda.
Giuseppe Riccardo Ceni
L'affettuosa
memoria
I veronesi non dimenticano la loro storia.
Anzi, ne vanno affettuosamente fieri,
senza retorica e con grande rispetto per
le persone che hanno speso, talvolta anche
sacrificato, la loro vita, nell'umile
lavoro quotidiano, per cercare di costruire
un futuro migliore per sè e per
le proprie famiglie. Il recente raduno
in Belgio, che si è snodato tra
i tragici, storici eventi di Marcinelle
e la riunione di tanti emigranti ed ex
emigranti veronesi, ha dimostrato tutta
la forza della memoria e della sua vitalità
come indirizzo per le giovani generazioni.
L'ampio spazio che viene dato in questo
numero al raduno in Belgio non vuol essere
solo la cronaca di un episodio ma un omaggio
ai Veronesi nel Mondo, a quelli di ieri
e a quelli di oggi, a chi lasciò
l'Italia in anni difficili per cercare
fortuna altrove e ai loro discendenti
che questa fortuna hanno saputo continuare
e incrementare.
Marcinelle è ormai un simbolo nella
storia dell'emigrazione, una pietra miliare
del cammino di un'umanità dolente
ma determinata a non lasciarsi sopraffare
dalle circostanze, dalle difficoltà,
decisa a cercare il riscatto da una vita
avversa attraverso la forza del lavoro.
Anche se di lavoro si può morire.
Oggi le "morti bianche" rappresentano
una tragica emergenza anche in Italia
e protagonisti ne sono spesso gli stranieri,
quelli che vengono in Italia a cercare
quella fortuna che nel loro Paese non
hanno trovato. La storia si ripete, ricomincia.
Ogni Paese ha la "sua" Marcinelle. Ecco
perchè questa vecchia miniera è
ormai una sorta di monumento non solo
fisico ma anche morale, ideale, dedicato
a tutti coloro che per il lavoro arrivano
a sacrificare tutto. E questa consapevolezza
accompagna tutti i migranti, quelli di
ieri e quelli di oggi, come giustamente
è stato sottolineato al raduno
di fine aprile a San Giovanni Ilarione,
dove si sono incontrati tanti ex emigranti,
in una festa memorabile fatta di ricordi,
commozione ma anhe voglia di guardare
tutti insieme al futuro, trasmettendo
questo grande messaggio di solidarietà
alle giovani generazioni. E sarà
questo anche lo spirito del futuro monumento
all'emigrante che sorgerà a Verona:
non solo un omaggio ma soprattutto un
esempio.
Elena Cardinali
26mo raduno Ex Emigranti
Grande partecipazione dei rappresentanti
e soci dei circoli provinciali
Una festa memorabile quella che si è
svolta a San Giovanni Ilarione lo scorso
27 aprile, che ha radunato oltre 300 ex
emigranti veronesi. A riceverli anche
il benvenuto in cimbro "Sait bouken",
di VitoMassalongo, presidente del Curatorium
cimbricum, che ha così salutato
i partecipanti del ventiseiesimo raduno
dei circoli degli ex emigranti.L'emigrazione
dalla provincia di Verona ebbe proprio
in San Giovanni Ilarione la sua massima
espressione e non a caso l'associazione
Veronesi nel mondo ha scelto questa comunità
come sede dell'incontro organizzato tra
gli ex emigranti di tutta la provincia.Ad
attestare questo primato di San Giovanni
Ilarione è, non a caso, il monumento
che nella piazza di Castello ricorda chi
se ne andò per combattere al fronte
o per garantire, anche se lontano da casa,
un futuro alla propria famiglia. «Furono
proprio gli emigranti a dare un fondamentale
contributo al progresso di queste zone»,
ha ricordato durante la cerimonia il sindaco
Domenico Dal Cero, «con il duro
lavoro in terre lontane e con le rimesse,
ovvero quei risparmi mandati in patria
alle famiglie per comperare casa e campi».
San Giovanni Ilarione fu, in questo senso,
patria di minatori: non è un caso
se la più grossa comunità
ilarionese all'estero si trova proprio
in Belgio. E a Charleroi, a fine maggio,
è traslocata la festa delle ciliegie
grazie ad un'iniziativa promossa dal Circolo
Valdalpone dei Veronesi nel mondo. Una
festa per i discendenti di chi si chiuse
nelle viscere della terra e non è
più tornato, come invece hanno
potuto fare i trecento che si sono dati
appuntamento a fine aprile a Castello.
Tutte queste persone, ha voluto sottolineare
il presidente dell'associazione Veronesi
nel mondo Riccardo Ceni, «hanno
mandato un messaggio di speranza, hanno
insegnato la voglia di guardare in positivo
al futuro, un messaggio che oggi deve
essere di esempio ai giovani emigranti
del terzo millennio».
Ed è agli ex emigranti associati
nei circoli di Verona pianura, Valdalpone,
Valpolicella, Lessinia e Baldo-Garda,
che don Antonio Grolli ha voluto dire
grazie durante la messa concelebrata con
don Angelo Sacchiero:«Le radici
che affondano in questa terra hanno portato
frutto di laboriosità nel mondo
trasformandolo così nella casa
di ogni uomo».
"Questo raduno è stato il compimento
di un lungo percorso" ha detto Luigino
Confente, presidente del circolo ex emigranti
della Val d'Alpone. "Si può dire
che inizia ancora nel 1973, quando s'intitolò
la piazza di San Giovanni Ilarione ai
Caduti e ai dispersi in Russia. Dopo questo
evento si cominciò a parlare della
realizzazione di un monumento da dedicare
alla pace e alla nostra storia. Che è
una storia fatta anche di emigrazione".
Il monumento venne pensato come un manufatto
circolare a forma di cono con una targa
di marmo, che doveva richiamare i valori
della ruralità e anche dell'emigrazione,
ricordando i tanti sacrifici compiuti
da chi se ne andò per cercare fortuna
in Paesi stranieri.
San Giovanni Ilarione, ma anche l'intera
Val d'Alpone, subirono un autentico salasso
in termini di popolazione: basti pensare
che alla fine del 1946, un anno dopo la
fine del secondo conflitto mondiale, su
7000 abitanti a San Giovanni ne emigrarono
2000, in tutte le direzioni, soprattutto
in Belgio ma anche in Francia, in Germania
e in Svizzera. Un terzo della popolazione
lasciò i luoghi natali di Montecchia
di Crosara, di Vestenanova e di tante
altre località. E prima ancora
altri nuclei familiari originari della
vallata dell'est veronese erano emigrati,
ancora negli anni Venti, verso l'Argentina.
"Per questo la festa di fine aprile in
località Castello ha assunto i
controni di un avvenimento epocale", continua
Luigino Confente.
"Qualcuno dei partecipanti in Val d'Alpone
non c'era nemmeno mai stato. Eppure si
trattava di veronesi. Non a caso c'è
stato chi ha esclamato "Mai visto tanti
baldesi in Val d'Alpone".
Ecco perchè il raduno di fine aprile
è stato così ricco di significati.
Perchè chi è stato emigrante
conserva nel suo cuore il sentimento della
nobiltà del lavoro che ha svolto
all'estero, è consapevole di aver
contribuito in modo determinante a migliorare
se stesso e anche le condizioni del suo
paese d'origine".
Festa delle ciliegie
Al Centre de délassement de Marcinelle
i prodotti tipici.
Due giornate di incontri con i veronesi
ed i vicentini di Charleroi
Venerdi 30 maggio.Ore 20.30. Dal parcheggio
del Centre de délassement à
Marcinelle, un grido. « Eccoli,
sono arrivati ». Il massiccio pullman
proveniente da Verona si ferma. Le porte
si aprono, i primi veronesi scendono.
Visi stanchi ma felici di essere qui.
Strette di mano, abbracci scambiati frà
i responsabili di Verona e di Charleroi.
Le palpebre si chiudono dopo una notte
senza sonno. I responsabili veronesi e
vicentini di Charleroi accompagnati dallo
staff del Centre di Marcinelle si danno
da fare. I dormitori per le ragazze ed
i ragazzi, le stanze per gli adulti sono
messi a disposizione in breve tempo. La
voglia di accogliere la gente come si
deve è evidente.
E' iniziata così la visita ufficiale
della delegazione dell'Associazione Veronesi
nel mondo a Charleroi, in Belgio, dove
si sono incontrati autorità e responsabili
dei Veronesi nel Mondo, sede di Verona.
C'erano il segretario Ottavio Messetti
con i consiglieri Luigino Confente e Benito
Scamperle, veronesi e vicentini di Charleroi,
membri della delegazione provenienti dall'Italia.
La prima sera tutti a cena. Seduti ad
una buona tavola calda. Il corpo e lo
spirito si rilassano per scambiare qualche
parola e organizzare la giornata successiva
che si annunciava bella, interessante,
ma molto impegnativa.
Sabato 31 maggio. La giornata è
iniziata alle 7.30. Il camion frigo proveniente
da Verona e arrivato di notte. Si scaricano
i prodotti tipici, le « rosse »,
che saranno esposte nella splendida vetrata
della « Salle de la Rotonde ».
Alle 10 si è partiti verso il sito
della miniera « Il Bois du Cazier
». Un momento forte del programma
di questa giornata. Una cinquantina di
veronesi e vicentini erano già
lì ad aspettarci. Puntuali. Corteo
di stendardi spiegati al vento leggero
e primaverile. Bandiere portate dai ragazzi
della terza media, scuola di San Giovanni
Ilarione. Momento intenso. Fotografi che
fissano sull'obiettivo il gruppo schierato
davanti alla griglia della miniera, dove
l'8 agosto 1956, sono rimasti lì
a lungo, le mamme, le spose, i bambini,
ad aspettare il figlio, lo sposo, il papà,
che non avrebbero mai più rivisto.
Al Bois du Cazier c'erano Dieci stendardi
della stessa provincia, quella di Verona,
fieramente alzati per commemorare Giuseppe
Corso. Le griglie si sono aperte. Il corteo
si è snodato. In testa cinque minatori
in divisa, seguiti da Eleonore e Luka,
due bambini figli di veronesi che portavano
un mazzo di fiori gialli e striscia blu.
Siamo giunti all'entrata della sala «
Le 10 Attività dell'Associazione
mur du souvenir » I ragazzi della
scuola media di San Giovanni Ilarione
hanno fattoala, fra la quale sono passati
per primi i minatori, seguiti dai bambini,
dalle autorità, e da un corteo
di veronesi, di vicentini, di veneti,
e di amici di altre nazionalità.
La sala del « Mur du souvenir »
era gremita di gente, non c'era posto
per tutti. Certi sono rimasti fuori ad
assistere all'evolvere della cerimonia.
Fra questi 75 veronesi e vicentini appena
arrivati dal Lussemburgo. Le autorità
si sono avvicendate alla tribuna. Hanno
preso la parola Lino Stoppele, presidente
Veronesi nel Mondo – Circolo di Charleroi,
l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni, presidente
Veronesi nel Mondo – sede di Verona,
il sgnor Francesco Ercolano, Console generale
d'Italia a Charleroi, la signora Ornella
Cencig, assessore agli affari economici
ed al commercio, monsieur Jean Louis Delaet,
direttore del sito « Bois du Cazier
». Tutti i discorsi sono stati contraddistinti
dalla commozione e dalla sobrietà.
Il momento è stato particolare,
gente in silenzio, rispettuosa.
L'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni e
Lino Stoppele hanno scoperto la targa,
offerta dall'Associazione Veronesi nel
Mondo di Verona. Targa dedicata al lavoro
degli emigranti veronesi sparsi nel mondo,
ed in particolare a Giuseppe Corso vittima
veronese di quel famigerato 8 agosto 1956.
Il diacono Angelo Macchia ha benedetto
la targa. E' stato un momento di intensa
religiosità. L'onorevole Ceni ha
letto "In memoria di Giuseppe Corso, testimone
in terra belga, con il sacrificio della
vita dei veronesi, missionari di operosità,
solidarietà e pace. I due bambini,
Eleonore e Luka hanno deposto il mazzo
di fi ori ai piedi della targa. Applausi.
E' seguita la visita del sito «
Le Bois du Cazier» testimone della
più grande catastrofe mineraria
che il Belgio abbia mai conosciuto: 262
vittime, fra le quali 136 italiani. Lino
Stoppele ha presentato un breve riassunto,
spiegando che cos'è una miniera,
e cosa e successo, quel 8 agosto 1956.
Tutti attenti alla narazzione, rispettuosi
del luogo dove è avvenuta la catastro
fe.
C'è stata quindi la visita al
« memorial » dove si può
vedere la foto di Giuseppe Corso fra i
suoi compagni di sfortuna. Il loro sogno
svanì a Marcinelle l'8 agosto 1956.
A mezzogiorno si è ripartiti verso
il Centre de délassement di Marcinelle,
dove, poco più tardi, Gabriel Caliaro,
presidente dei Vicentini nel Mondo, circolo
di Charleroi, ha dichiarato aperta la
prima Festa delle Ciliegie. Nella splendida
sala « Les restaurants » i
posti a sedere vanno a ruba. Una valutazione
« bassa » fatta verso le 13
ha indicato che in questa sala c'erano
più di 300 persone a gustarsi i
prodotti tipici veronesi. I cassieri Vilma,
Carlo, erano circondati da un folto gruppo
di partecipanti, agglutinati intorno al
tavolo aspettando di potere comperare
il ticket. La modernissima ed attrezzata
cucina del Centre ha stentato ad accontentare
tutte le ordinazioni, malgrado il lavoro
senza sosta della squadra veronese composta
da Graziella, Ivana, Leonida, affiancati
da numerosi volontari . Odori nostrani,
quasi dimenticati. Papille gustative in
festa. Al bar, Vittorio « il vicentino
» e la sua « equipe »
hanno avuto molto da fare per servire
tutti gli assetati . Ed è stato
cosi per tutta la giornata.
Partita in modo « lento ma non
troppo », la Festa delle Ciliegie
è proseguita in modo « allegro
molto sostenuto » Al piano inferiore
le cassette di « rosse » si
specchiavano nella splendida vetrata della
sala « La rotonde ». Anche
lì molto lavoro per i compagni
vicentini e veronesi adetti agli stand
delle ciliegie, e degli affettati. I cassieri
Jean Pierre e Dominique erano sovraccaricati.
Le ordinazioni si susseguivano a ritmo
pazzesco. Circa una centinaia di persone
andavano e venivano. Saluti, dialoghi
in dialetto veneto. Felicità di
essere assieme.
Nel primo pomeriggio è iniziato
il primo congresso dei presidenti dei
Veronesi nel Mondo dei Circoli d'Europa.
In una sala appositamente riservata per
l'evento, più di cinquanta persone
hanno assistito a questo importante congresso.
L'onorevole presidente Giuseppe Riccardo
Ceni, ha introdotto il dibattito. Resta
in mente la sua espressione "Fare squadra".
Da non dimenticare, ma sopratutto da mettere
in atto. Lino Stoppele ha riassunto che
cosa e stata l'emigrazione veneta in Belgio.
Ci e voluto molto tempo prima di potere
dire che la comunità veneta si
sia bene integrata alla popolazione di
Charleroi. E' stato molto apprezzato il
discorso del consigliere Massimo Mariotti.
Nel pomeriggio, a cura del regista Alessandro
Anderloni, con la collaborazione del maestro
di scuola Tiziano Panato, la troupe della
terza media, scuola di San Giovanni Ilarione
ha presentato la comedia " Miniera ed
emigrazione". Un tema molto conosciuto,
ed anche vissuto qui nella regione di
Charleroi. Si poteva temere l'indifferenza,
ed anche una certa disaffezione dalla
parte del pubblico. Ed invece non è
stato cosi. « Miniera ed emigrazione
» è stata interpretata da
ragazze e ragazzi che non hanno vissuto
l'emigrazione, che non sono mai scesi
giù nelle viscere della terra per
staccare il carbone. La novità
e questa. Con il regresso del tempo, questi
adolescenti hanno portato un altro sguardo
sull'argomento. La loro spontaneità,
le loro battute, le loro repliche in dialetto
veronese, hanno emozionato, e nello stesso
tempo entusiasmato le duecento persone
presenti nella magnifica « Salle
des spectacles ». Complimenti.
In serata i fornelli si sono rimessi
a funzionare al massimo delle loro possibilità.
Le stesse squadre che si erano date da
fare a mezzogiorno erano presenti anche
per la cena. Nella sala Restaurants, l'equipe
veronese, nella sala la Rotonde l'equipe
vicentina. Corragiosi, instancabili, niente
sarebbe stato possibile senza la loro
disponibilità. Stesso scenario.
Partecipanti agglutinati alle casse. Lunghe
file alla cucina, ad aspettare i piatti
odoranti. Profumi di casa, fragranze dimenticate.
Tutto prosegue in ordine. Incontri, strette
di mano, sorrisi, atmosfera di festa,
ambiente musicale condotto da Salvatore.
Si schizza un passo di danza. Al tavolo
delle autorità, i membri del Consiglio
di Amministrazione dell'Associazione Veronesi
nel Mondo, sede di Verona, con la loro
presenza hanno rimarcato l'importanza
dell'evento della giornata. Marcello non
si è mai fermato, si è moltiplicato,
per fare in modo che le cose andassero
lisce. C'erano 300 persone nella Salle
restaurants. Più di 100 nella Salle
la rotonde. Si è proseguito così
fino alle 24. Ultimi canti, ultimo ballo,
mentre le note musicali si perdevano nel
rumore ambientale. « Le butele,
i buteì », gli adulti, tutti
a dormire. Le luci si sono spente al Centre
de délassement de Marcinelle. Le
porte si sono chiuse su quella che e stata
una giornata memorabile. Gioia e felicità
veronese e vicentina.
Domenica 1° giugno.Come dicono i francesi:
« C'est le lendemain de la veille».Siamo
all'indomani della vigilia. Avevamo un
pò male ai capelli, « la
carne greva », stanchi morti, ma
eravamo pronti a ricominciare. Si è
partiti per una gita a Bruxelles. Responsabile
e guida, Carlo. In programma La grand
place, l'Atomium, il quartiere del Parlamento
europeo. I turisti veronesi e vicentini
hanno ringraziato Carlo, la signora Argentina
insegnante di italiano in Belgio, e la
sua amica impiegata alla Comunità
Europea della loro gentilezza e della
loro disponibilità. Si voleva anche
celebrare la messa ma, in mancanza di
celebranti, la cerimonia religiosa non
è stata possibile. Bisogna credere
che Dio, al Centre de délassement,
non ci può venire. Peccato perchè
sarebbe stata una « prima ».
A mezzogiorno si sono riaperte le porte
della "Salle de la rotonde ". Stesso scenario
della vigilia. Sale affollate. Certi visi
si sono già visti . Hanno già
partecipato alla vigilia. Si sentono bene
alla festa delle ciliegie, e dunque sono
venuti a fare il bis. Degustazione di
prodotti tipici......ancora. Rumori caratteristici
di cavatappi. Squadre di volontari stanche
ma felici di fare felici. E' seguito il
concerto del cantante Stefano Centomo.
Il presidente dei Vicentini nel Mondo,
Gabriel Caliaro, ha presentato l'artista.
Stefano Centomo al pianoforte, con la
sua bella voce ha incantato giovani e
se niors. Un programma musicale inedito
per noi veronesi e vicentini di Charleroi.
Nel pomerggio si è svolta invece
la Conferenza sui 500 anni dalla nascita
di Andrea Palladio. A cura di Ferruccio
Zecchin. Con la sua competenza, con la
sua totale conoscenza della vita, e dell'opera
del Palladio, Ferruccio ci ha fatto passare
un'ora di vera cultura. Questa conferenza
ci voleva in quanto per noi veronesi e
vicentini di Charleroi, Andrea Palladio
e quasi uno sconosciuto. Grazie a Ferruccio
di averci con il suo brio, la sua vena,
fatto conoscere, sentire Andrea Palladio
nel dettaglio. A tre ore dalla chiusura
della Festa delle ciliegie era sempre
alto il numero di partecipanti che si
godevano il delizioso momento di consumare
un ultimo piatto di tortellini . Un bicchiere
in mano, salute ed allegria. Promesse
di rivederci. « Qualche ceresa da
portar casa. Un salame, na sopressa, per
ricordar la festa » . Festa ormai
agli sgoccioli. Sul podio Gabriel e Carlo,
microfono in mano, hanno cantato insieme.
Qualche copia si è goduta l'ultimo
ballo. Ma la scena finale è stata
proposta dalle ragazze, ed i ragazzi di
terza media, scuola di San Giovanni Ilarione.
Una generazione non più del «
Mazzolin dei fiori », ma quella
dell' Y.M.C.A.
In serataè calato il sipario su
una favolosa, e memorabile Festa delle
Ciliegie, al Centre de délassement
di Marcinelle – Charleroi. Conclusione:
la Festa delle Ciliegie di Charleroi è
stata una riuscita totale, tanto al punto
di vista dell'organizzazione, che per
la frequentazione. Con molta attenzione
mi sono applicato a stimare quante persone
hanno partecipato. Si può dire
senza esagerare che per i due giorni del
sabato e della domenica, e tenendo conto
di una stimazione « bassa »,
circa 1200 persone sono venute a fare
la festa con i veronesi ed i vicentini
di Charleroi. Ma la riuscita della Festa
delle Ciliegie, non è il merito
di una sola persona, che sia veronese
o vicentina. Non è il merito di
un solo presidente, di una sola autorità,
di un solo responsabile. Questo grandissimo
successo è stato dovuto a tutti
quegli che si sono impegnati con tutte
le loro forze, e le loro possibilità.
Assieme al presidente Gabriel Caliaro,
voglio rivolgere i miei più sentiti,
e meritatissimi ringraziamenti a tutti
i membri delle due associazioni veronesi
e vicentini di Charleroi. Associazioni
che si sono avvicinate per mettere in
cantiere, e riuscire, questa grande festa.
A tutti i volontari, a tutte le gentili
persone che per due giorni interi hanno
lavorato alla cucina, al bar, alle casse,
agli stand, dando il meglio della loro
persona, per rendere felici le 1200 persone
che ci hanno dato fiducia e sono venuti
a partecipare. Ringrazio tutte le persone
con le quali eravamo in contatto, tanto
a Verona, che a San Giovanni Ilarione.
Questa riuscita totale e anche merito
loro. Malgrado i 1000 chilometri che ci
separono credo di potere dire che l'intesa
è stata totale. Terminando farò
mia l'espressione del nostro caro presidente
Giuseppe Riccardo Ceni, " Bisogna fare
squadra". Caro Presidente, La Festa delle
Ciliegie di Charleroi, non è stata
preparata, fatta, da una squadra, ma da
"uno squadrone" composto da autorità,
responsabili, volontari, provenienti da
Verona, Vicenza, e Charleroi. Tutta gente
stimata alla quale diciamo grazie.
Lino Stoppele
Un messaggio di
fratellanza
Sono grato per l'opportunità che
mi viene data di raggiungere i "Veronesi
nel mondo", attraverso il periodico dell'Associazione
che li rappresenta. Vorrei salutare, prima
di tutto, i "veronesi di qua". In particolare
il neo eletto Consiglio di Amministrazione,
a cominciare dalla figura del Presidente,
on. Giuseppe Riccardo Ceni, i vice presidenti,
Giuseppe Bertani, Maurizio Filippi e tutto
lo staff di collaboratori. La chiesa veronese
ha sempre guardato con grande simpatia
a questa Associazione e al prezioso lavoro
svolto a favore delle comunità
di emigrati dalla nostra Provincia. A
prova di questa stima e sollecitudine
sta anche il fatto che essa ha sempre
voluto essere rappresentata da un sacerdote
diocesano, con le funzioni di Consigliere
e di assistente spirituale. In questo
momento il mio pensiero va a don Walter
Soave, per tanti anni interprete di questo
ruolo, svolto con passione di cuore, generosità
e dedizione incondizionata. A lui il mio
grazie e gli auguri più cari. Al
suo successore, Mons. Bruno Fasani, auguro
di portare nell'Associazione le stesse
doti di cuore del predecessore, insieme
alla ricchezza comunicativa e di intelligenza
che tutti gli riconoscono. Guardando all'attività
dell'Associazione "Veronesi nel mondo",
mi viene spontaneo pensare a due priorità.
La prima è quella di porre attenzione
ad eventuali povertà od urgenze
che possano riguardare i nostri connazionali
residenti all'estero. Non sempre e non
per tutti l'avventura emigratoria s'è
risolta nei toni sereni di un meritato
successo. E non sempre le condizioni sociali
e politiche dei Paesi di residenza garantiscono
condizioni di tranquillità. Non
si tratta ovviamente di farsi carico di
urgenze strutturali, cui deve rispondere
la società di appartenenza, quanto
di mandare segnali di vicinanza e di incoraggiamento,
facendo sentire il profumo delle radici,
in un ideale prolungamento della famiglia
di origine. Senza scordare che in ambito
missionario, molte Congregazioni e famiglie
religiose veronesi operano spesso in condizioni
di grande fatica a favore dei più
sfortunati. So che l'Associazione s'è
prodigata con generosità encomiabile,
proprio su questo versante. Per questo,
non posso che esprimere il mio plauso
ammirato e l'invito a dar continuità,
nella misura del possibile, a questa gara
del cuore a favore dei più deboli.
Un seconda priorità su cui vorrei
richiamare l'attenzione dell'Associazione,
è più propriamente culturale.
Tenere i legami con i veronesi nel mondo
è operare perché le tradizioni
e le virtù fiorite da un contesto
sociale particolare, come può essere
quello di una provincia veneta, quale
Verona, possano essere tenute vive, alimentate
e rinverdite, come un patrimonio d'origine,
originale e virtuoso. Talvolta, la tendenza
a mettere in evidenza i difetti di una
terra, impediscono di vedere il tanto
di buono che da questa terra è
germinato. Lo sanno bene i nostri emigrati
che, al di là della possibile nostalgia
per la Patria lontana, sanno ancora leggere
con disincantato realismo il bene che
hanno ricevuto dalla propria terra di
appartenenza. Tenere alta la veronesità
è alimentare l'originalità
di un sentire umano e cristiano che ha
fatto da fondamento culturale alla crescita
di questi nostri fratelli, impedendo che
l'omologazione dei costumi, renda evanescente
un patrimonio di grande originalità.
Sarà per me motivo di gioia, compatibilmente
con altri impegni, presenziare a qualche
significativa manifestazione o celebrazione
dell' Associazione "Veronesi nel mondo".
Per ora, a tutti quelli che operano in
Italia e ai tanti veronesi che risiedono
all'estero, giunga il mio saluto più
cordiale insieme alla mia paterna benedizione.
Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona
L'augurio del primo
cittadino
Rivolgo ai Veronesi nel mondo il mio
più caloroso saluto e il mio personale
compiacimento per l'apprezzata attività
svolta all'estero da quanti, molti anni
orsono, partirono dalla nostra città
alla ricerca di condizioni di vita e di
lavoro migliori.
In tanti anni di tenace lavoro, i nostri
concittadini emigrati, i loro figli, i
loro nipoti, hanno contribuito a tenere
alto nel mondo il nome di Verona: per
questo desidero trasmettervi il più
sincero ringraziamento dell'intera comunità
veronese.
So che voi siete sempre informati e seguite
con interesse e partecipazione i progressi
che la vostra città d'origine ha
compiuto in questi anni. Un contatto costante
con la lingua, la cultura, le tradizioni
della terra veneta, mantenuto anche grazie
all'impegno profuso con grande dedizione
da quanti operano nell'Associazione che
rappresenta i Veronesi all'estero, che
desidero ringraziare per il prezioso compito
svolto, oltre che per le importanti iniziative
di solidarietà internazionale avviate.
A tutti voi, che pur mancando da tanti
anni continuate a mantenere vivo il legame
di affetto con Verona, vada dunque il
mio saluto più cordiale e l'abbraccio
di tutta la nostra comunità, con
l'augurio di proseguire con sempre maggior
successo la vostra attività lavorativa.
Flavio Tosi, Sindaco di Verona
L'apprezzamento
della Provincia
Un particolare apprezzamento a Veronesi
nel mondo e al prezioso lavoro che questa
associazione realizza al fine di mantenere
saldi legami tra chi si trova a vivere
e lavorare lontano dalla terra di origine.
Ma apprezziamo soprattutto la capacità
di essere presenti e mantenere vivo -
in noi e con noi - un rapporto che si
è fatto via via più forte
e consapevole.
Il sentimento nostalgico di chi un tempo
doveva allontanarsi dal proprio paese,
ha ceduto il posto alla elaborazione di
un legame profondo con le proprie origini
di chi ha scelto di vivere e lavorare
altrove.
Proprio la distanza si è tradotta
in forza propulsiva, lucidità e
vigore attinti proprio da un bagaglio
mentale e culturale tipico della gente
veneta. E di qui la passione, l'entusiasmo
che ha portato alla feconda attività
degli associati e alla nota e diffusa
rivista che ospita la comunità.
L'istituzione che rappresento è
consapevole che il patrimonio culturale
e valoriale della nostra terra è
diffuso nel mondo da questi cittadini
cui riconosciamo il merito di esportare
e promuovere non solo un modello culturale,
ma un sistema dinamico di approccio al
lavoro che fa dell'ingegno e della professionalità
motivo di riconosciuto apprezzamento.
Il fenomeno economico che ci ha resi una
delle aree più dinamiche d'Europa
nasce proprio dalle qualità che
ritroviamo nelle origini e nella storia
che ci sono proprie. Non solo. Voglio
ricordare a questo proposito il fondamentale
apporto di chi, da lontano, ha incentivato
questa performance economica fin dal suo
esordio, favorendo lo sviluppo dei rapporti
commerciali e contribuendo a pieno titolo
al benessere di quest'area.
Anche per il futuro dunque si prospettano
occasioni di collaborazione e scambio,
consolidate oggi da iniziative e accordi
che vedranno gli attori coinvolti competere
per le sfide del III millennio.
Un modo di fare sistema nel paese globale
facilitato dalla tecnologia e fortemente
sostenuto dall'ingegno e dalla volontà
che contraddistingue da sempre la nostra
gente.
Elio Mosele, Presidente della Provincia
di Verona
La vicinanza
della regione
La realtà degli emigranti veneti
è una tra le pagine più
importanti della storia recente della
nostra regione. In particolare siamo vicini
ai Veronesi nel mondo che, come tanti
altri veneti, attraverso il loro lavoro
e i loro sacrifici hanno favorito la creazione
di una rete di contatti umani, professionali
e istituzionali, fondamentali per una
solida collaborazione tra il Veneto e
il resto del mondo. A tutti va il mio
caloroso saluto e l'auspicio che la rinuncia
a vivere nella propria terra natia possa
essere stata ampiamente ripagata dalla
soddisfazione di aver creato un futuro
più stabile per la propria famiglia.
Mi auguro però che l'amore per
le proprie radici venga conservato di
generazione in generazione e trasmesso
in maniera tale da sviluppare la curiosità
e l'interesse di chi, lontano dal nostro
Paese, voglia cogliere l'opportunità
di venire a scoprire una terra che racchiude
storia, cultura, arte e umanità.
Infine, condivido quanto ha detto l'assessore
Oscar De Bona al convegno dei Giovani
Emigranti a Montevideo, ovvero l'importanza
di fornire ai giovani una preparazione
adeguata nelle associazioni, nelle federazioni
e nei comitati veneti nel mondo, poiché
questo è l'unico strumento per
dare una sostanziale continuità
al mondo associazionistico. Puntiamo sui
giovani, quindi, perché saranno
loro a guidare domani queste realtà
così importanti, sia per noi che
siamo in Italia, sia per tutte le comunità
all'estero che vogliono mantenere vivo
il legame con la propria terra d'origine.
Giancarlo Galan, Presidente della Regione
Veneto
Il valore
fondante del proprio lavoro
Se c'è una categoria da cui prendere
esempio è quella dei migranti.
Persone che hanno avuto un grandissimo
coraggio, quello di lasciare la propria
terra per cercare un futuro diverso in
un'altra parte del mondo, in luoghi lontani,
talvolta ostili, dove, con il loro lavoro,
hanno saputo creare realtà nuove
e positive, da cui sono scaturiti benessere
e sviluppo, anche per le generazioni successive.
A loro, e in particolare ai Veronesi nel
Mondo, va il più cordiale saluto,
la mia vicinanza come rappresentante di
due importanti realtà economiche
del territorio scaligero, la Camera di
Commercio e l'aeroporto Valerio Catullo,
con l'augurio di un futuro sempre più
ricco di soddisfazioni. A loro e ai loro
discendenti, ai figli e ai nipoti dei
<vecchi> veronesi che seppero realizzare
una vita nuova tanto lontano dalla loro
terra d'origine va l'apprezzamento mio
personale e quello degli enti di cui sono
presidente. E un grazie per tutto quello
che i Veronesi nel Mondo, con la loro
infaticabile attività, sanno testimoniare
quanto c'è di buono in questa nostra
terra veronese.
Fabio Bortolazzi, Presidente Camera di
Commercio di Verona
Più attenzione
per i circoli
È stato approvato il bilancio
e sono state rinnovate le cariche
Più attenzione per i circoli degli
ex emigranti, iniziative per i giovani
e, naturalmente, un rinnovato impegno
per tutti i veronesi sparsi nel mondo
e per i loro discendenti, la cui attività
non solo ha incrementato e incrementa
le economie locali ma «esporta il
modello veronese della solidarietà».
Lo ha ribadito il presidente dell'Associazione
Veronesi nel mondo, l'onorevole Giuseppe
Riccardo Ceni, confermato nel suo ruolo
di guida nella recente assemblea del Consiglio
d'amministrazione del sodalizio svoltasi
alla camera di Commercio.
Dopo le votazioni il nuovo Cda è
risultato così formato: Giuseppe
Riccardo Ceni presidente, Giuseppe Bertani
vice presidente, Maurizio Filippi vice
presidente; consiglieri, monsignor Bruno
Fasani, Massimo Mariotti, Benito Scamperle,
Luigino Confente; segretario Ottavio Messetti.
Revisori dei conti: Stefano Morbioli presidente,
Emanuela Benedetti, Adriano Giuseppe Ferro,
Nereo Dal Bianco. Probiviri: Giorgio Gioco,
Giovanni Rana, Luigi Righetti.
I past presidents dell'associazione sono
stati Alberto De Mori (1972 - 1976), Attilio
Beghini (1976 - 1994), Fernando Solinas
(1994 - 2001) e Claudio Valente (2001
- 2005) presidente onorario.
Al momento del rinnovo, ha spiegato il
presidente Ceni, «abbiamo voluto
che, oltre ai rappresentanti degli enti
di diritto, nel nuovo Cda fosse dato spazio
anche i rappresentanti dei circoli veronesi,
per valorizzarne l'impegno, affinchè
venga apprezzato non solo in seno all'associazione
ma anche al di fuori, nella società
e in particolare negli ambienti dei giovani».
Nel corso dell'assemblea, il presidente
Ceni ha ricordato con affetto e stima
la figura di don Walter Soave, che fu
assistente dell'associazione. «Se
avessi avuto dei dubbi sul fenomeno dell'emigrazione»,
ha detto ceni, «don Soave meli avrebbe
fatto passare subito. Questo sacerdote
è stato un punto di riferimento
che non solo mi ha messo a disposizione
la sua lunga esperienza di prete tra i
migranti ma ha favorito il collegamento
con la Curia, con cui anche oggi l'associazione
ha ottimi rapporti».
Ha ricordato poi, il presidente, che l'associazione
si è fatta carico di iniziative
culturali e umanitarie in collaborazione
con i circoli all'estero, in particolare
in Brasile, in Argentina, in Belgio, in
Lussemburgo ma anche altrove. «Ora
cercheremo di guardare di più ai
Paesi dell'est e in particolare alla Romania»,
ha precisato Ceni. «Verona non è
solo la città dell'amore, come
la descrivono certi slogan turistici,
ma è anche la città che
a pieno titolo può considerarsi
una delle grandi esportatrici di solidarietà
nel mondo. E attraverso la nostra associazione,
testimonia che esiste, e in maniera superiore,
questa solidarietà, fatta di aiuto
concreto a scuole, comunità iniziative
socio-sanitarie e culturali nei confronti
delle popolazioni dei luoghi dove i veronesi
si sono stabiliti ma anche nei confronti
degli stessi emigranti che possono essere
venuti a trovarsi in situazioni di difficoltà».
Il monumento all'emigrante
veronese
Si chiamerà "Anello nel tempo"
e sarà una concreta testimonianza
d'affetto ai tanti emigranti veronesi
sparsi nel mondo. L'opera, una scultura
in marmi policromi dell'artista veronese
Virgilio Ferrari (emigrante che divide
la propria attività fra Verona
e Chicago), di notevoli dimensioni, alta
circa cinque metri e larga sei, sarà
collocata sulla circonvallazione esterna
in prossimità della stazione di
Porta Nuova. L'iniziativa, voluta dall'associazione
Veronesi nel Mondo, di cui è presidente
Giuseppe Riccardo Ceni, e sostenuta economicamente
dall'Asmave, l'associazione dei marmisti
veronesi, è già stata approvata
dalla Giunta e dovrebbe essere collocata
entro la fine dell'anno.
«In questo modo si va a colmare
un vuoto nella storia recente della nostra
città», dice il presidente
Ceni, «per testimoniare la riconoscenza
della città a tanti benemeriti
concittadini, grazie alla disponibilità
data dal Consorzio marmisti veronesi.
Questo monumento non vuol essere comunque
un semplice omaggio alla memoria di tanti
migranti ed ex emigranti ma anche un messaggio
forte, di condivisione, ai migranti del
terzo mill ennio, come tanti manager veronesi
che in giro per il mondo dimostrano il
valore delle loro origini».
Per l'assessore con delega ai veronesi
nel mondo, Vittorio Di Dio, «l'opera,
oltre al valore artistico, si carica di
una considerevole valenza perchè
rende testimonianza ad un'intensa pagina
di storia e si pone come anello di congiunzione
fra passato, presente e futuro nel nome
di una comune tradizione di cultura e
affetti».
La forma anulare della scultura va interpretata
in termini di fede nuziale, che esprime
fiducia nella forza costruttiva del tempo
e nel progresso della collettività
cittadina. La varietà dei materiali
di cui è composta la scultura,
invece, esprime l'unità che è
possibile nella diversità della
nostra comunità che è in
continua evoluzione. Da questa simbolica
fede nuziale nasce un nuovo spazio ideale
al centro dello spazio pubblico. Ma l'associazione
Veronesi nel Mondo non si è limitata
a questa iniziativa. Ha anche fatto pubblicare
un interessante volume fotografico, intitolato
semplicemente Verona, con foto di Stefano
Signorini, in cui racconta attraverso
le immagini la storia della città
negli ultimi cento anni, alternando a
visioni moderne immagini antiche e accompagnando
questa narrazione ideale con le poesie
di Giovan Battista Pighi, Angelin Sartori,
Tolo Da Re e Berto Barbarani.
Una sorta di biglietto da visita della
città, che sarà proposto
anche agli emigranti, per far conoscere
loro una città non solo ricca di
pregevoli monumenti e opere d'arte ma
anche di elementi moderni, una città
che in un secolo ha subìto notevoli
trasformazioni, che ha conosciuto un grande
sviluppo economico e che si sta proiettando
su orizzonti internazionali con la forza
del sio lavoro e delle sue tradizioni.
I Veneti incontrano
l'ANCI
Positivo incontro tra le Associazioni
dei Veneti del Mondo e l'ANCI Veneto (che
aggrega tutti i comuni del Veneto) quello
svoltosi lo scorso 18 aprile a Rovigo.
Le Associazioni – rappresentate dai
Bellunesi nel Mondo, i Polesani nel Mondo,
i Veneziani nel Mondo e i Veronesi nel
Mondo – sono state ricevute dal presidente
dell'ANCI Veneto Vanni Mengotto e dal
consigliere Aldo Rondina. A loro sono
state illustrate varie proposte per un
proficuo rapporto tra le nostre associazioni
e i comuni del Veneto e soprattutto perché
i comuni siano più attenti alle
necessità e alle richieste dei
loro cittadini all'estero.
Dopo una premessa in cui si è fatto
presente che i Veneti all'estero chiedono
di essere considerati cittadini del proprio
Comune a pieno titolo, e allorché
rientrano, temporaneamente o definitivamente,
di essere accolti con il riguardo che
merita un italiano all'estero che , con
il suo lavoro e la sua vita, ha fatto
onore alla terra d'origine, è stato
chiesto all'ANCI di sostenere presso la
Regione del Veneto l'annosa richiesta
che nel prossimo statuto regionale venga
finalmente riconosciuto il diritto di
voto regionale all'estero e la rappresentanza
in consiglio regionale. Ci si è
poi soffermati su varie altre richieste:
che in ogni Comune ci sia un delegato
all'emigrazione/immigrazione e, soprattutto,
che nelle iniziative di interscambio con
le comunità all'estero vengano
coinvolte le nostre associazioni. E ancora,
si è parlato delle provvidenze
della legge regionale sui Veneti nel Mondo,
di borse di studio a giovani veneti per
corsi post universitari nelle nostre Università,
di ricerche anagrafiche volte al riconoscimento
della cittadinanza, di agevolazioni fiscali
per i cittadini all'estero, di sostegno
ai Circoli locali, e così via.
E' stata anche offerta la disponibilità
di collaborare con i Comuni per arricchire
la comunicazione con i veneti nel mondo
, soprattutto con i giovani, tramite i
nuovi strumenti informatici. Come si vede,
una nutrita serie di proposte, che hanno
incontrato l'attenzione e l'adesione dei
dirigenti dell'ANCI, i quali, non solo
le faranno gradualmente presenti ai comuni,
ma le proporranno ad un'assembla dei sindaci,
in cui le associazioni saranno invitate
ad illustrarle. Al termine i convenuti
hanno partecipato alla cerimonia conclusiva
di "Dire & Fare", la grande mostra
dell'ANCI Veneto, da vari anni ospite
della Fiera di Rovigo.
Rinnovo del sodalizio
tra imprenditori e professionisti
È Mauro Galbusera, 55 anni, il
nuovo presidente del'Assimp, il quinto
da quando l'Associazione è stata
fondata, nel 1994, per iniziativa di 25
imprenditori e professionisti tra i più
rappresentativi del territorio veronese.
L'imprenditore del settore assicurativo,
laureato in filosofia, è stato
eletto all'unanimità durante un'assemblea
che si è svolta al circolo ufficiali.
Votati anche i membri di Consiglio e di
Giunta. Orfeo Zaghi sarà il nuovo
direttore.Il passaggio di testimone tra
Giorgio Montresor e Mauro Galbusera è
avvenuta nel corso di un'assemblea straordinaria.
Il neo eletto resterà alla guida
dell'associazione fino al 2011. Galbusera
ha una consolidata esperienza associativa
che nell'ultimo triennio ha vissuto nel
ruolo di vicepresidente. In questo ruolo
ha caldeggiato un'importante iniziativa
di solidarietà, sostenendo il progetto
del sacerdote veronese don Renzo Zocca,
fondatore dell'associazione di volontariato
L'Ancora, per la creazione di una casa
di accoglienza per persone in stato di
disagio sociale o in difficoltà,
a Pescantina, iniziativa sulla quale Galbusera
ha fatto convergere l'interesse di molte
istituzioni veronesi, esprimendo così
quello spirito di solidarietà che
dà slancio a tanti sodalizi, compreso
quello dei Veronesi nel Mondo, che proprio
dell'attenzione a chi vive situazioni
di disagio ha fatto una delel proprie
bandiere.
L'Assimp è un'associazione unica
nel suo genere, sorta per dare un contributo
concreto alla società,mettendo
a disposizione dell'intera collettività
sia le energie ed i mezzi propri delle
due categorie, sia, soprattutto, le competenze,
le tecniche d'impresa, le metodologie
operative. In tale contesto sono di fondamentale
importanza la ricerca ed il mantenimento
di proficui rapporti con le Istituzioni
pubbliche, locali e nazionali, per concorrere
alla definizione dellaprogettualità
complessiva relativa al campo economico
e sociale. L'Associazione non fornisce,
di norma, beni materiali, ma consegue
i fini associativi attraverso elaborati
di studio, convegni e relativi atti, seminari
e pubblicazioni che riguardano argomenti
di interesse generale, anche di piena
attualità, di rilievo locale ma
anche nazionale. L'attività dell'
Associazione è la summa del lavoro
delle 11 Commissioni, distinte per materia,
che si occupano dei temi e dei problemi
di interesse del proprio settore.
Assemblea a Schifflange
Domenica 16 marzo giorno delle Palme
al ristorante Chez-Toni di Schifflange
ove ha avuto luogo la tradizionale Assemblea
Generale, organizzata dal Circolo di Lussemburgo.
All'ordine del giorno figuravano il bilancio
2007, il programma 2008, il rinnovo della
tessera, il soggiorno nelle Marche dal
18 maggio al 1° giugno-2008 ed il ballo
annuale fissato quest'anno a l'11 ottobre
al polivalente di Schifflange, che per
la prima volta la serata sarà animata
da un'orchestra veneta che si chiama "Tutti
Colori".
Dopo il dibattito era già ora di
pranzo e quindi tutti a tavola.
La giornata si è conclusa con l'auspicio
di rincontrarci alla prossima manifestazione.
Prima di salutarci il presidente Vito
Spinosa ha mostrato a tutti i presenti
l'estratto bancario già spedito
con la somma di 1500 euro, dono all'Associazione
Solidarite-Afrique un aiuto ai bambini
da Burkina Faso. L'occasine mi è
gradita per un cordiale saluto.
Vito Spinosa
Un diploma per la
signora Felicita
Il 13 Giugno scorso l'Associazione Veronesi
nel Mondo ha conferito alla signora Felicita
Loncrini un diploma di benemerenza per
i lunghi anni di emigrazione.
La signora Felicita, nata a Torri del
Benaco il 4 gennaio 1924, partì
da Genova alla volta di Buenos Aires il
27 gennaio 1948, nel lungo viaggio, durato
oltre venti giorni , un giovane di Malcesine
affrontava la stessa avventura. I lunghi
giorni di forzata convivenza compirono
il miracolo e i due ragazzi, giunti a
destinazione, confermarono il sentimento
nato sulla nave e si sposarono. La coppia
stabilitasi a Buenos Aires visse venticinque
anni nel nuovo paese lavorando con impegno
e fu allietata dalla nascita di due figlie
e tre nipoti. Alla morte del marito avvenuta
nel 1973 la signora Felicita non resistendo
alla nostalgia fece ritorno periodicamente
in Itali. Ora un grave problema di salute
la costringerà, forse definitivamente,
a tornare in Argentina per trascorrere
la sua, ci si augura, ancora lunga,vecchiaia
accanto alla sua famiglia.
L'opera è
protagonista
L'opera italiana strappa applausi in
Argentina. Ed è grazie ad un'iniziativa
del circolo di Buenos Aires dei Veronesi
nel Mondo che un vasto pubblico ha potuto
godere della raffinata musica lirica italiana,
come ci riferisce Luciano Stizzoli, presidente
del circolo argentino. "Nonostante il
freddo e la pioggia, il Salone Degli Atti
del Collegio Carlo Steeb delle Sorelle
della Misericordia di Verona, nella sede
di via Camarones 3154, è stato
nuovamente riempito dagli entusiasti e
calorosi partecipanti del secondo concerto
del 2007", racconta Stizzoli. "Così
come era stato fatto in aprile con l'opera
La Traviata, il Dipartimento di Cultura
della associazione Veronese L'Arena ci
ha convocato domenica scorsa 22 luglio
a un nuovo appuntamento di alto livello
operistico, tanto che questo incontro
è stato dichiarato dalla Legislatura
della città Autonoma di Buenos
Aires " di interesse culturale per la
città",e nel suo ciclo Teatro Colon
para todos, l'istituto Superiore di arte
del Teatro Colon ha rappresentato l'opera
"Il barbiere di Siviglia" di Gioacchino
Rossini, opera in due atti di carattere
allegro, grazioso e umoristico che ha
fatto emozionare e applaudire le oltre
450 persone che hanno presenziato l'evento".
Presenti a questa opera c'erano i rappresenteanti
delle associazioni e delle instituzioni
della comunità italiana, con il
patrocinio di Herrajes Arena, Vademarco
S.A., Cayter Cielorrasos S.R.L., Insuma
Sur S.A., Ferrosider, Trademet, J.C. Refreigeración
s.r.l., Metalurgica R.L., Aceros Borroni
S.A., C.A.V.A., Sr. Carlos Cuanotti, Torneria
Automática Digitalizada, grazie ai quali
si sono potuti realizzare questi concerti.
La direzione dell'opera è stata
del magistrale direttore Salvatore Caputo,
al pianoforte il maestro Marcelo Ayub,
nella parte di Rosina Laura Polverini,
soprano,Figaro interpretato magistralmente
dal baritono Christian Maldonado, il conte
Almavira da Ivan Maier, Don Bartolo da
Fernando Rado e Don Basilio da Juan Barrile.
"Il successo di queste rappresentazioni
ci anima nel seguire questo cammino",
commenta Stizzoli, "e a programmare per
quest'anno la rappresentazione tra le
altre cose di ulteriori due opere, nel
mese di aprile il concerto della Opera
Rigoletto di Giuseppe Verdi e a luglio
le Nozze di Figaro di Mozart".
Il maestro Salvatore Caputo, originario
di Salerno, con alle spalle anni di studio
e di direzioni artistiche, è stato
invitato nel febbraio del 2005 al Teatro
Colon di Buenos Aires per ricoprire il
ruolo di direttore del coro, dove ha ottenuto
un grande successo con l'esecuzione del
Requiem di Verdi. Nella stagione 2006
ha ottenuto grandi successi nella realizzazione
dei Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi,
della Boheme di Puccini e della seconda
sinfonia di Mahler.
ESPIRITO SANTO:
Il Veneto ai Tropici
Lo Stato dell'Espirito Santo occupa un'area
di 46.184,1 chilometri quadrati sulla
costa del Brasile e fa parte della regione
Sudeste, confinando a est con l'oceano
Atlantico (sono piu' di 400 chilometri
di spiagge!), a nord con lo Stato di Bahia,
a sud con lo Stato di Rio de Janeiro e
a ovest con lo Stato di Minas Gerais.
È stato una capitania ereditaria,
quindi uno degli Stati piu' antichi del
Brasile, ma è stato lasciato di
lato fino alla seconda meta' del 1800
perche' considerato solo uno "stato cuscinetto"
destinato a proteggere con le sue foreste
le miniere d'oro e di pietre preziose
di Minas Gerais (appunto, "miniere generali").
Attualmente l'Espirito Santo è
uno degli stati piu' sviluppati economicamente
del Brasile ed ha un enorme potenziale
di crescita. Conta infatti con una localizzazione
geografica privilegiata, ricchissime riserve
di minerali radiottattivi sulla costa,
un grande complesso portuale (sono sette
porti, di cui il Porto di Tubarão è
considerato il piu' grande porto per l'esportazione
di minerale di ferro del mondo), la seconda
maggior produzione di petrolio e le piu'
grandi riserve di gas naturale del Brasile.
Oltre a questo, lo Stato ha con una grande
produzione di cellulosa grazie ad estese
piantagioni di eucalipto ed è considerato
il piu' grande produttore di marmo e granito
del mondo. Pochi luoghi al mondo possiedono
una varieta' di materiali comparabile
a quella del suolo capixaba (ossia dell'Espirito
Santo). Qui sono estratte e lavorate pietre
che vanno dal più bianco dei marmi
fino al più nero dei graniti, passando
attraverso um'infinita' multicolore di
graniti variegati ed esotici. Non è
um caso che la ditta Antolini di Verona
abbia scelto per la sua sede per il Sudamerica
l'Espirito Santo. Tutti gli anni a febbraio
si tiene a Vitória la Vitòria
Stone Fair, un'importantissima fiera del
marmo e granito che riunisce rappresentanti
dei piu' importanti mercati del mondo
e che si sta affermando ogni anno di più
come uno dei motori dell'industria estrattiva
minerale.
L'agricoltura dell'Espirito Santo è
ricca e diversificata, tanto che i suoi
prodotti sono esportati negli altri stati
brasiliani e all'estero, soprattutto frutta
tropicale, zenzero, pepe e caffè.
Il caffè più pregiato, l'arabica,
è acquistato in Italia da Illy
caffè.
La capitale dello Stato, Vitoria, è
situata su un'isola dallo stesso nome
ed è caratterizzata da una bellezza
naturale molto speciale, alleata a tratti
modernissimi. Fondata ufficialmente l'8
settembre 1551, Vitoria è una delle
10 citta' piu' antiche del Brasile, ma
sta diventando una citta' moderna che
ha molto da offrire a chi la visita: spiagge,
hotel di categoria Internazionale, centri
commerciali, buoni ristoranti dove si
possono provare i tipici piatti di pesce
(moqueca e torta capixaba)e soprattutto
l'azzurro del mare e il verde delle montagne,
sotto la luce intensa del sole tropicale.
Tutto questo fa di Vitória una citta'
con un'altissima qualita' di vita.
Ma la grande sorpresa dell'Espirito Santo
è costituita dalla sua popolazione:
troviamo qui la maggior colonia italiana
(in percentuale) dell'America Latina e
la piu' grande del Brasile: il 72% dei
suoi 3.351.669 abitanti sono discendenti
di italiani, ossia circa due milioni e
mezzo. Di questi circa il 60%, ossia quasi
un milione e mezzo, sono veneti e di questi
possiamo calcolare che un 20% sia veronese...
stiamo parlando di circa 300.000 persone!
Questo fa dell'Espirito Santo un "Veneto
ai tropici" a tutti gli effetti! L'emigrazione
italiana inizio' nell'ultimo quarto del
1800, quando l'esaurimento delle miniere
di Minas Gerais (appunto: "miniere generali")
rese inutile il mantenimento della barriera
naturale costituita dalla foresta vergine.
Gli emigranti italiani, arrivati circa
60 anni dopo i tedeschi, ricevettero "colonie"
(25 ettari ) di foresta sulle montagne
e furono abbandonati a se stessi, senza
nessun contatto con la madre patria, tanto
che nel 1895 il Governo Italiano proibi'
l'emigrazione nello Stato dell'Espirito
Santo, vista la mancanza di infrastruttura.
Gli emigranti veronesi arrivarono negli
ultimi anni dell'emigrazione, attorno
al 1895, e fu un'emigrazione "paesana",
nel senso che si imbarcarono intere famiglie
dello stesso paese, spinte dal sogno comune
di far fortuna in "Merica". Il blocco
dell'emigrazione da parte del Governo
italiano costrinse gli emigrati ad un
isolamento durato per piu' di un secolo
e alla perdita di ogni contatto con la
madre patria, ma ha permesso che le tradizioni
italiane fossero mantenute nelle citta'
della província, soprattutto quelle situate
sulle montagne, cosi' come ha permesso
che si parli ancora il dialetto veneto
in famiglia e nelle comunita' piu' lontane.
Il contributo italiano nella cultura e
nell'economia dell'Espirito Santo è
stato ed è di fondamentale importanza:
non solo gli italiani hanno fondato molte
citta', ma la loro presenza si ritrova
nella cucina locale, dai piatti di pasta
ai dolci, nei cognomi esibiti sulle insegne
dei negozi e delle ditte, nelle feste
che celebrano le tradizioni portate dall'Italia
(imperdibile la Festa della polenta, a
Venda Nova do Imigrante, entrata nel Guinnes
per la polenta piu' grande del mondo,
1.200kg! www.festadapolenta.com.br ),
nei cori e nei gruppi di danza. Un'altra
eredita' veneta sono le piccole proprieta'
agricole a gestione familiare, oggi trasformate
in agriturismi. La terza e quarta generazione
di discendenti è tornata in Italia
per imparare a produrre vini, salumi e
formaggi di qualita' con le ottime materie
prime locali e oggi nelle loro case offrono
puina e socol, oltre ad altri prodotti
tipici ai turisti che passano giorni indimenticabili
nelle montagne tropicali dell'Espirito
Santo.
Lo Stato è conosciuto anche per
il numero incredibile di orchidee native
e per la ricchezza di colibri, símbolo
questi della piu' antica citta' italiana
del Brasile, Santa Teresa, fondata nel
1855 da un gruppo di trentini ma dove
oggi vivono molti discendenti di veronesi.
Anche Santa Teresa ha una bellissima festa,
il cui momento piu' alto è la Carretella
del Vin, una sfilata per le via della
cittadina in cui vengono ricordati i momenti
piu' commoventi dell'immigrazioni e le
arti e mestieri portati dai noni.
Questo pezzo di Brasile, sconosciuto anche
a molti brasiliani, merita di essere conosciuto...
e non meravigliatevi se, come veneti,
vi sentirete stranamente in casa!
Vanda Andreoli, nata a Verona, si è
trasferita in Brasile nel 1991. Vive a
Vitória con il marito italo-brasiliano
e due figli.
Da 15 anni si occupa di promozione dell'italiano
nello Stato dell'Espirito Santo, dove
coordina i corsi di lingua e cultura italiana
del Ministero degli Esteri per i discendenti,
con la supervisione del Consolato Generale
di Rio di Janeiro. È presidente
del costituendo Circolo Veronesi nel Mondo
dell'Espirito Santo (CIVES).
Marcello Pernigotto
Marcellino Pernigotto, 32 anni, libero
professionista, soavese di adozione ma
originario di Vestenanova, vicepresidente
del Circolo Veronesi del mondo della Valdalpone
è stato incaricato dal Presidente
dell'associazione Veronesi nel mondo,
l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni a rappresentare
i giovani veronesi a Montevideo, al terzo
meeting dei Giovani Veneti del Mondo.
L'incontro per la prima si è svolto
all'estero, a Montevideo, in Uruguay,
tra il 21 e il 29 giugno, per richiesta
dei giovani sudamericani. L'iniziativa
è stata recepita e voluta fortemente
dalla Regione Veneto che ha inviato il
suo rappresentante, l'assessore regionale
Oscar De Bona che ha la delega ai veneti
nel mondo. Marcellino Pernigotto ha iniziato
la sua esperienza con l'associazione Veronesi
nel mondo a febbraio, prima con l'allestimento
a san Giovanni Ilarione del raduno provinciale
ex migranti, poi a fine maggio con l'organizzazione
della tre giorni della Festa delle ciliegie
a Charleroi, in Belgio, mettendo in collaborazione
Veronesi e Vicentini nel mondo del Belgio.
Festa degli Gnocchi
a Griffith
Lo scorso 25 Maggio 2008, a Griffith,
cittadina di 24mila abitanti del Nuovo
Galles del Sud, Australia, a sette ore
di macchina da Sydney, si e' svolta l'annuale
"Festa dei Gnocchi", organizzata con scrupolosa
dedizione dalla Presidente Rosetta Rossi
del Circolo Veronesi di Griffith.
Alla festa hanno partecipato piu'd i 270
persone, alle quali si sono aggiunti rappresentanti
provenienti dal Circolo di Melbourne,
capeggiati da Renzo e Ida Zanella, e da
Sydney, nella persona di Michele Grigoletti.
La giornata si e' svolta all'insegna della
convivialita' presso il Yoogali Club,
con un pranzo a base di delicatezze veronesi,mentre
gli invitati sono stati intrattenuti dalla
presenza del Papa' del Gnocco e di Giulietta
e Romeo, utilizzando costumi provenienti
dall'Italia. Un folto gruppo di presenti,
si sono recati inoltre a visitare il Museo
Italiano di Griffith, dove sono stati
raccolti numerosi oggetti e documenti
appartenuti alle prime famiglie italiane
che hanno raggiunto questo angolo d'Australia,
ed hanno poi proseguito visitando l'azienda
e la fattoria d'agrumi della famiglia
Brighenti, Mario e Sue, e del capostipite,
Giuseppe Brighenti, 99 anni, originario
di Verona. Griffith, nata dal nulla circa
70 anni fa, è stata trasformata
in un giardino sempre verde dalla tenace
operosità e dal sacrificio degli
italiani - prevalentemente veneti e calabresi
- approdati lì all'inizio del secolo
quando era ancora terra arida, inospitale
e senza vita. Un giardino nel deserto
che oggi produce il 30% degli agrumi d'Australia:
arancie, limoni, mandarini e pompelmi,
grazie a 3 milioni di alberi da frutto.
Ma non solo, oggi Griffith è soprattutto
associata al buon vino e al buon cibo
e italianissimi sono i nomi di alcune
delle più importanti aziende vinicole
della zona, De Bortoli, Dal Broi, Zappacosta
e Casella, per nominarne alcune. Casella
Wines e' una realta' economica locale
che impiega piu' di 350 dipendenti a tempo
pieno. Il 60% dei circa 24mila abitanti
di Griffith, è di origine italiana
e di questi meta' sono di origine triveneta;
l'italiano è la seconda lingua
ufficiale, ed è insegnato a scuola
a fianco dell'inglese. A marcare ulteriormente
il legame con l'Italia, la nascita nel
2002 del Griffith Italian Museum and Cultural
Center, all'interno del Pioneer Park Museum,
voluto dal sindaco John Dal Broi, oriundo
veneto di Treviso, per testimoniare il
grande contributo che gli Italiani hanno
dato alla cittadina. Oggi Griffith e la
sua comunita' veneta e veronese sono considerati
dei veri e propri baluardi di italianità.
Un esempio lo e's tata la famiglia Rossi,
Rosetta, Marisa e Ludovico, che con l'occasione
desidero ringraziare di cuore per l'ospitalità
e la cortesia ricevuta.
Michele Grigoletti
Leader nel settore agroalimentare e lapideo
L'ente al servizio
del Made in Italy
Veronafiere è il primo organizzatore
diretto di manifestazioni in Italia e
tra i principali in Europa (al 12° posto
per metri quadrati venduti). Un ruolo
che il nuovo Piano industriale e il Piano
delle infrastrutture si propongono di
consolidare con ulteriori investimenti
pari a 68 milioni di euro entro il 2011
(che si aggiungono agli oltre 80 già
sostenuti tra il 2004 e il 2006), il lancio
di nuove manifestazioni, l'ampliamento
del quartiere e dei parcheggi, il potenziamento
dell'attività internazionale, l'aumento
del fatturato complessivo e di quello
generato dai servizi. Leader nel settore
agricolo e agroalimentare (Vinitaly, Fieragricola,
Eurocarne, Siab, Agrifood sono alcuni
dei suoi marchi più conosciuti),
Veronafiere ha sviluppato nel corso della
sua attività, iniziata nel 1898,
nuove aree di interesse quali l'edilizia,
le costruzioni e i trasporti (Samoter,
Marmomacc, Legno&Edilizia, Bus&Bus
Business), l'arredamento (Abitare il Tempo,
Vivi la Casa, Progetto Fuoco), lo sport,
il turismo, il lusso e il tempo libero
(Fieracavalli e Model Expo Italy), e la
formazione professionale (Job&Orienta),
ideando e promuovendo rassegne internazionali
di successo. Valido strumento della politica
del governo centrale e regionale, il sistema
fieristico gioca un ruolo importante nel
sostegno dell'innovazione tecnologica,
dell'aggiornamento professionale e dell'internazionalizzazione
dell'economia dell'Unione europea. L'80%
per cento della promozione delle piccole
e medie imprese, spina dorsale dell'economia
italiana ed europea, transita infatti,
direttamente o indirettamente, attraverso
le fiere, che sono chiamate a fornire
sempre più valore aggiunto alla
propria attività. Partendo da questi
presupposti, Veronafiere porta nel mondo
i suoi grandi marchi, come ambasciatori
del made in Italy di qualità, confermandosi
come insostituibile supporto per le aziende
nella loro strategia di internazionalizzazione
e nella conquista dei mercati globali,
sia consolidati che emergenti. Veronafiere
è associata ad Emeca (l'Associazione
che raggruppa i principali enti fieristici
europei), all'Ufi (the Global Association
of the Exhibition Industry), all'Aefi
(Associazione esposizioni e fiere italiane,
di cui è vicepresidente il direttore
generale di Veronafiere Giovanni Mantovani)
e ad Eurasco (European Federation of Agriculture
Exhibition and Show Organizers), l'associazione
europea che annovera le più importanti
rassegne fieristiche del settore agricolo
ed agroalimentare. Veronafiere, la cui
compagine societaria è composta,
tra gli altri soggetti, da Comune di Verona,
Fondazione Cariverona, Camera di Commercio
di Verona, Provincia di Verona, Magazzini
Generali, Veneto Agricoltura, Regione
Veneto, Banco Popolare di Verona e Novara
e Banca Intesa, è storicamente
una struttura economica fondamentale per
Verona e la sua provincia ed una grande
vetrina promozionale per il suo territorio
e per l'intera Regione. La realtà
territoriale in cui opera l'Ente, infatti,
offre dei plus strategici ed economici
di grande rilievo propri di una città
attiva e dinamica, ma ancora a misura
d'uomo. La provincia veronese è
il crocevia naturale di due fondamentali
direttrici di trasporto europee, la Stoccolma-Palermo
e la Barcellona-Kiev, che rappresentano
l'anello di congiunzione tra nord e sud
Europa e tra ovest ed est. Nel corso degli
anni Verona ha sviluppato un grande sistema
logistico, che sta diventando uno dei
più importanti del sud Europa,
composto da Aeroporto Catullo, Cargo Center,
Interporto Quadrante Europa, il più
grande centro intermodale a trasporto
combinato stradale-ferroviario-aereo d'Europa,
Magazzini Generali, Veronamercato (commercializzazione
di prodotti agroalimentari, ortofrutta,
fiori, carne e pesce), Sistema logistico
(Circoscrizione doganale, centro spedizionieri,
centro autotrasportatori), Sistema ferroviario
(terminal trasporti combinati, raccordo
ferroviario) e Fiera di Verona. Veronafiere
collabora da tempo con le primarie istituzioni
economiche e culturali cittadine, fra
cui il Museo di Castelvecchio e la Fondazione
Arena di Verona, con la quale, insieme
agli Aeroporti del Sistema del Garda (Catullo
di Verona e Montichiari di Brescia), Veronafiere
ha stipulato un accordo che permette a
espositori e visitatori delle principali
fiere internazionali di effettuare il
check in all'interno del quartiere (tra
i padiglioni 4 e 5, dove è stato
allestito un apposito stand). L'intesa
prevede inoltre l'interscambio di diversi
servizi tesi a migliorare la gestione
dell'incoming e dell'outgoing dei visitatori
diretti in Fiera o degli spettatori dell'Arena,
con tanto di servizio informazioni per
l'utenza. Infine c'è una reciproca
promozione delle attività sia attraverso
la distribuzione di materiale pubblicitario
tramite i rispettivi canali, tra cui le
riviste, che tramite lo scambio, già
attuato, di banner e link di collegamento
nei rispettivi siti internet istituzionali.
La Fiera e la città hanno un forte
legame, storico ed economico – l'attività
della Fiera si traduce, annualmente, in
un indotto di notevoli proporzioni in
termini valutari (oltre 850 milioni di
euro) e di occupazione (4mila posti di
lavoro in Veneto) –, che ha radici profonde
e ben consolidate.
Supereuro, dollaro e petrolio
Le imprese tra vecchie e nuove sfide
del mercato globale
Se ne è parlato il 10 aprile scorso
al Polo Zanotto, nel corso del convegno
"Verona nel Mondo – Report 2008", organizzato
dalla Camera di Commercio in collaborazione
con l'Università degli Studi di
Verona. Ospiti d'eccezione, il giornalista
televisivo Bruno Vespa e il giornalista
de La Repubblica Giuseppe Turani
Giovedì 10 aprile, presso il Polo
Zanotto dell'Università di Verona,
ha avuto luogo la terza edizione di "Verona
nel mondo", l'ormai tradizionale appuntamento
annuale nel quale la Camera di Commercio
di Verona presenta, in anteprima assoluta,
i dati aggiornati relativi all'import-export
provinciale. Nel corso dell'evento, dedicato
ai problemi legati all'internazionalizzazione
delle imprese e ai nuovi equilibri che
si stanno creando a livello mondiale,
l'attenzione è stata focalizzata
sulle attuali criticità legate
ai sistemi dei cambi e alle oscillazioni
dei prezzi delle materie prime (petrolio
in primis). Temi "caldi", che stanno coinvolgendo
non solo il mondo economico e imprenditoriale,
ma anche i comuni cittadini, i loro consumi,
i loro risparmi. Di assoluta attualità
le domande alle quali si è cercato
di dare una risposta: saremo "travolti"
dalla difficile situazione economico-finanziaria
degli Stati Uniti? L'economia mondiale
è in recessione o in semplice frenata?
L'Europa ha la capacità di far
fronte alle attuali criticità dell'economia
internazionale? Le nostre imprese hanno
la forza e i mezzi per rimanere sui mercati
esteri? Inoltre, su quali mercati "puntare"?
Il nostro sistema bancario è in
grado di supportare le imprese italiane
che vogliano aprirsi a nuovi mercati?
Il convegno è stato aperto dal
Magnifico Rettore dell'Ateneo scaligero,
Alessandro Mazzucco, seguito dal Presidente
della Provincia, Elio Mosele e dall'Assessore
comunale al Personale e agli Enti partecipati
Sandro Sandri (ora Assessore alla Sanità
della Regione Veneto). Il Presidente della
Camera di Commercio, Fabio Bortolazzi,
ha introdotto i temi del convegno, con
un'analisi puntuale sulla situazione economica
internazionale e sugli scenari che si
stanno delineando. Partendo dalla crisi
dell'economia americana, passando attraverso
la crisi dei mutui subprime, fino alla
vertiginosa caduta del dollaro nei confronti
dell'euro e all'inarrestabile ascesa dei
prezzi del petrolio e delle materie prime,
il Presidente Bortolazzi ha enunciato
tutti gli elementi che minacciano le imprese
italiane, che in passato "riuscivano a
superare la crisi avvalendosi degli strumenti
finanziari disponibili, fiduciose che,
in breve tempo, l'emergenza sarebbe rientrata".
Tuttavia "oggi siamo in presenza di una
crisi strutturale e queste soluzioni-tampone,
che di per sé coprono tempi limitati,
non sono più applicabili" e "i
traguardi fin qui faticosamente conseguiti
sembrano vacillare". Le esportazioni nei
paesi dell'area del dollaro risultano
infatti in diminuzione (per Verona nel
2007 – rispetto al 2006 - si è
registrato un -10,9% verso gli Stati Uniti),
con prospettive di ulteriori cali, visto
il continuo apprezzamento del cambio Euro/Dollaro.
A questo dato va aggiunto la performance
negativa del mercato tedesco: le esportazioni
veronesi verso la Germania, nostro principale
mercato di sbocco, hanno subito una perdita
del –3,6%. E' pensabile che la perdita
di "peso" dei paesi dell'area del dollaro
possa essere compensata dall'incremento
delle esportazioni verso altri paesi come
quelli dell'Europa Orientale, del Mediterraneo,
del Medio Oriente? Forse sì, nel
breve periodo (considerando che nel 2007
la Russia ha fatto un +55,1%), ma nel
medio e lungo periodo ciò potrebbe
non verificarsi, tenendo anche conto che
la Russia non ha lo stesso numero di consumatori
degli Stati Uniti e non è ipotizzabile
che il nostro export in quel Paese mantenga
costante una percentuale così positiva.
Per sostenere le imprese in un periodo
così difficile, è necessario
– secondo Bortolazzi - avere uno Stato
leggero, che costi di meno dando di più,
soprattutto in materia di infrastrutture,
che sia in grado di supportare le proprie
imprese, lasciandole allo stesso tempo
lavorare. Tutto questo potrebbe aiutare
le imprese italiane nella difficile opera
di rimanere competitive sui mercati internazionali.
ISTITUTO STIMMATINI
Padre Ronconi tra
i diseredati dello Tzunami
Un sacerdote veronese è stato
nominato Cavaliere dell'Ordine della Stella
della Solidarietà Italiana, onorificenza
data per la prima volta a cinque italiani
in Thailandia per quello che stanno facendo
per i poveri e per quelli colpiti dallo
tsunami. Si tratta di padre Ferdinando
Ronconi, sacerdote stimmatino, l'unico
veronese ad avere ricevuto questa medaglia.
La vicenda di padre Ronconi risale a oltre
50 anni fa. Bisogna ritornare al 21 agosto
1952 quando cinque padri Stimmatini italiani
giunsero a Phuket, in Thailandia, e aprirono
la scuola Daoroong. Nel 1958 costruirono
la prima chiesa del sud della Thailandia
dedicata alla Madonna Assunta. "Quei missionari
però capirono subito che prima
di parlare di Cristo Risorto o dell'Assunta
dovevano preoccuparsi di far risorgere
la gente e specialmente i poveri", spiega
padre Ronconi, che racconta:"Perciò
sono partiti con il doppio binario della
scuola per i molti giovani della citta'e
con la chiesa per i pochi cristiani dell'isola.Migliaia
sono le persone aiutate attraverso queste
due attività. Per ben 50 anni gli
Stimmatini, seguendo lo spirito del loro
fondatore San Gaspare Bertoni, hanno cercato
di essere vicini alla popolazione ma specie
ai giovani, ai poveri e ai sofferenti".
Ora per capire la storia anche del villaggio
di Pha Maprao, attuale missione di padre
Ronconi, si deve fare un passo indietro
e ritornare al disastroso evento dello
tsunami del 26 dicembre 2004.In quell'occasione
tutte le cinque provincie,Ranong, Phuket,Pangna,
Krabi eTrang, 600 chilometri, affidate
alla cura pastorale dei padri Stimmatini
, furono gravemente colpite dallo tsunami.
"Gli Stimmatini, e tante altre organizzazioni
,nazionali ed internazionali ,hanno assistito
tutti senza distinzione di luoghi, razze,
religione, lingua", racconta il sacerdote
veronese. "Poi passata l'emergenza i responsabili
delle varie zone ,specie a Krabi e Takuapa,
hanno portato avanti dei programmi secondo
le necessita' locali.Per la provincia
di Phuket noi ci siamo concentrati in
modo particolare nel villaggio di Pha
Maphrao composto da oltre 200 famiglie
,12 chilometri dal centro della citta'di
Phuket, sulla strada che va verso l'aereoporto
, in localita' Sapam. La maggiorparte
della gente di questo villaggio, sono
pescatori. Fino allo tsunami del 2004
credo che ben poche persone conoscevano
Pha Maprao e le stradine che, serpeggiando
per piu' di 1000 metri, lo attraversano
tutto dividendolo in sei settori ben distinti.
Piantato proprio sul mare c'è il
villaggio dei Gipsi . Poi gruppi diversi
di Thai, ben divisi oltre che dalle viuzze,
anche da un canale largo circa cinquanta
metri.Lo tsunami qui ha distrutto molte
barche e danneggiato le povere abitazioni
su palafitte. Però non ci sono
stati morti, perchè il villaggio
fu colpito solo indirettamente,cioè
dall'alta marea non dalla violenza diretta
delle onde. In seguito allo tsunami molte
organizzazioni statali, cattoliche o di
altro genere sono andate ad aiutare il
villaggio di Pha Maphrao,ognuno secondo
le loro specifiche finalità e possibilità
economiche, come la Caritas Internazionale
ed Italiana, World Vision, l'Ambasciata
Italiana, l'associazione N.A.D.I.A, Bambarco,
la Regione Lazio".
In poco tempo le case sono state rifatte,le
barche comperate e la gente ha potuto
riprendere una vita quasi normale. Tutte
le varie organizzazioni però, precisa
padre Ronconi, "sono intervenute senza
un programma preciso di collaborazione.
Perciò i soldi spesi sono stati
molti ma senza un visibile miglioramento
del villaggio. Chi va a Pha Maphrao, anche
oggi ,ha l'impressione di trovarsi di
fronte ad un villaggio abbandonato, povero,sporco
e senza un futuro. La chiesa cattolica
pero' ha continuato la sua presenza,qui
ed altrove ,portando riso e cose di prima
necessità in ben 260 famiglie.
Pagando la retta scolastica per piu' di
50 alunni. Stando vicino specie a quelle
famiglie dove c'erano orfani,persone malate
od invalidi. Mano a mano che le famiglie
miglioravano la loro condizione economica
anche i nostri aiuti si sono concentrati
su 35 famiglie piu' bisognose alle quali,ogni
settimana,diamo cinque chili di riso mentre
a 25 alunni paghiamo la retta scolastica,
libri, divisa, trasporto od altre necessità."
Ma perchè l'opera fosse piu' efficace
e prolungata nel tempo, i padri Stimmatini
hanno dato vita al centro sociale Bertoni
House, che sarà inaugurato nell'occasione
del 50mo della chiesa,cioè il 23
agosto,con l'invito di autorità
civili e religiose,organizzazioni e di
tante altre persone che hanno collaborato
in diversi modi per la realizzazione di
questo ed altri progetti.Il centro sociale
costruito con il contributo della Caritas
italiana è diviso in cinque parti
: cucina, ufficio, sala computers e TV
, servizi, sala di ricreazione che sara'
fornita di due calcetti,due ping-pong
e faciltazioni per altri giochi per bambini.
A circa 100 metri c'e' il campo per le
attività esterne: pallone , pallacanestro
, bemintong, pallavolo, giochi di gruppo
e tutto quello che si può organizzare
con bambini ed adulti.
Il Bertoni House, ricorda padre Ronconi.
è intitolato al fondatore degli
Stimmatini, San Gaspare Bertoni, pioniere
degli Oratori Mariani a Verona e persona
molto sensibile alle necessità
delle famiglie, dei poveri, dei malati,
dei soldati e dei carcerati. San Gaspare
visse in un'epoca difficile, nel 1800,
quando ci furono sanguinose guerre tra
Austria, Francia e Italia. Gli uomini
erano impeganti a combattere. Le donne
dovevano badare alla casa, lavoro, ed
i bambini erano abbandonati sulle strade.
Il Bertoni cominciò a radunare
questi bambini negli oratori per farli
giocare, dare una buona educazione, e
cibo, da condividere però con gli
oltre cento poveri della città
che ogni giorno si presentavano per essere
sfamati. "Sull'esempio di quel santo uomo
anche noi Stimmatini ,suoi figli spirituali,
cerchiamo di essere vicini a bambini,poveri
,ammalati con scuole, centri sociali,
visite alle famiglie ed intervenendo ovunque
ci siano delle necessita' particolari
come durante lo tsunami del 26 dicembre
2004 ", dice padre Ronconi. "Nel centro
sociale però, oltre le normali
attività ricreative e caritative,
ci sarà una novità assoluta
e prima nel suo genere in Thailandia cioè
il raffreddamento dell'ambiente con il
sistema Geo Exchange ,energia rinnovabile
,messo a punto dall'ingegnere italiano
Salvatore Consentino". Il sistema consiste
nell'affondare delle serpentine nel fango
della palude del sottosuolo e poi far
circolare acqua pulita che passando attraverso
una pompa geotermica rinfresca tutto l'ambiente
con una spesa comparabile al condizionamento
di una sola stanza . Il sistema adottato
nella Bertoni House , rappresenta la prima
applicazione in assoluto di Geo-Exchange
in Thailandia . Un esempio di risparmio
energetico da conoscere ed imitare. Il
sistema e' un esempio di uso di energia
pulita e a basso costo, applicabile anche
in case private ,ma soprattutto ,in grandi
alberghi, scuole, dove il consumo elettrico
e'altissimo e l'aria condizionata convenzionale,
spesso ha effetti dannosi collaterali
rilevanti.
Per la costruzione del centro si è
cercato di badare all'essenziale, alla
funzionalita'e alla utilita'della gente
,evitando sperpero di soldi o ricerca
del lusso riducendo cosi'al minimo le
spese di manutenzione e non offendere
la sensibilita'delle povere famiglie adiacenti.
"Anche gli operai,uomini e donne, sono
tutte persone del villaggio", precisa
il sacerdote, "così ,i soldi spesi
per la costruzione, sono finiti nelle
tasche della gente locale e non nelle
banche di imprese già ricche e
famose. Quindi il centro oltre che essere
un luogo di incontri e ricreazione per
adulti e bambini, cerca di aiutare tutti
a crescere umanamente, spingere alla collaborazione
e preparare a qualche profesione utile
per il villaggio ed anche altrove come
assistenza turistica, lingue, computers,
parrucchiere ,cucina, ma ,soprattutto,
saper vivere insieme facendo il proprio
dovere e rispettando i diritti degli altri
e salvaguardando l'ambiente naturale".
Proprio per tutte queste "cosette" messe
insieme , il 4 marzo 2008 , il presidente
della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,
ha conferito a padre Ferdinando Ronconi
,responsabile principale di tutte queste
diverse attività, e a cinque altri
italiani ,impegnati in opere sociali e
caritative,in varie parti della Thailandia,
la decorazione di Cavaliere dell'Ordine
della Stella della Solidarietà
Italiana, onorificenza consegnata a Bangkok
dall'ambasciatore Ignazio Di Pace. Ma
gli effetti disastrosi dello tsunami quindi,
non sono ancora finiti. "Il centro sociale
è appena nato", puntualizza padre
Ronconi. "Dovra'crescere e cercare di
coinvolgere tutti i vari gruppi del villaggio.
Solo così quanto fatto finora porterà
dei benefici duraturi ed efficaci. Ora
la chiesa madre di Phuket puo' continuare
il suo cammino verso i 100 anni sperando
che, il bene fatto in questi 50 anni,
si moltiplichi sempre di piu' a vantaggio
della gente locale e dei molti turisti
che ogni anno visitano la Thailandia".
Madre Vincenza Poloni
Il 21 settembre sarà una data
importante per Verona. Verrà beatificata
la Venerabile Serva di Dio Vincenza Maria
Poloni, fondatrice con il beato don Carlo
Steeb dell'Isitituto Sorelle della Misericordia.
L'evento avverrà con una cerimonia
solenne al Palazzetto dello Sport presieduta
dal Cardinale Josè Saraiva Martins,
prefetto della Congregazione dei Santi
che sarà anche il rappresentante
del Santo Padre. Una notizia che ha riempito
di gioia anche le suore dell'Istituto
di Buenos Aires, di cui è superiora
la veronese suor Ancilla Seno, per il
quale il locale circolo dei Veronesi del
mondo ha avviato un'intensa attività
di collaborazione per le sue iniziative
educative e sociali, collaborazione che
non solo ha coinvolto gli Istituti Veronesi
delle Sorelle della Misericordia del Beato
Carlo Steeb ma anche le suore della Compagnia
di Maria di Don Provolo, che operano in
Argentina.La vicenda della beatificazione
di madre Vincenza Poloni prende avvio
già all'indomani della sua morte.
Parecchie persone notificarono le grazie
ricevute attraverso la sua intercessione.
Il processo di beatificazione ebbe inizio
nel 1990, nel 150° anniversario di fondazione
dell'Istituto. Una guarigione, evento
inspiegabile per la medicina, era stata
già ottenuta per sua intercessione
nel 1939 e don Carlo Steeb, che con lei
aveva fondato l'Istituto, era già
stato dichiarato beato il 6 luglio 1975.
Ecco la sua vita. Luigia Poloni nasce
a Verona il 26 gennaio 1802 da Gaetano
e Margherita Biadego.La sua casa è
in Piazza delle Erbe, dove i genitori
gestiscono una drogheria-farmacia. Ultima
di 12 figli, di cui solo tre giungeranno
all'età adulta, riceve il battesimo
nella vicina chiesa di Santa Maria Antica.La
famiglia ha solide basi cristiane ed educa
i figli a tutti i valori che danno credibilità
e spessore alla fede. Il padre, Gaetano,
appartiene all'Evangelica Fratellanza
dei Preti e Laici Ospedalieri, volta alla
cura e all'assistenza dei più poveri.Nella
dedizione alla famiglia e ai poveri, nella
laboriosità quotidiana e, soprattutto,
nella preghiera intensa, Luigia matura
gradualmente la scelta della vita religiosa.
Gli inizi dell'Istituto segnati, oltre
che da un'estrema povertà e da
tanto sospetto da parte degli operatori
e delle inferme del Ricovero, da una totale
fiducia in Dio e nella sua Provvidenza.Mese
dopo mese, le corsie del Ricovero acquistano
il sapore della pulizia e dell'ordine
ed il clima che vi si respira si trasforma
in rispetto e gentilezza verso le ospiti.
Ben presto l'Amministrazione affida a
Luigia nuove mansioni all'interno dell'istituzione,
anche in campo educativo, mentre nuove
giovani si uniscono alla piccola comunità.
Il gruppo ha bisogno ormai di un riconoscimento
che permetta di operare a pieno titolo,
sia dal punto di vista civile che ecclesiale.
Ottenuta l'approvazione governativa (1847)
e quella diocesana (1848), Luigia sceglie
un gruppo di 12 donne, quelle che ritiene
più preparate, che assieme a lei
emettono la professione religiosa il 10
settembre 1848, sotto lo sguardo paterno
e benevolo di Don Carlo Steeb.Ciascuna
riceve un nome nuovo, ad indicare l'inizio
di un vita nuova completamente donata
a Dio nel prossimo. Luigia prende il nome
di Suor Vincenza Maria, in onore di San
Vincenzo de' Paoli - da Don Carlo ritenuto
il vero Fondatore del nuovo Istituto -
e accoglie i voti delle compagne. Il lavoro
umile e appassionato con cui queste sorelle
traducono la misericordia di Dio, dal
1844 oltre che al Ricovero all'Ospedale
Civile di Verona, viene richiesto ovunque.
Sorgono così le prime case filiali,
fondate da Madre Vincenza Maria a Cologna
Veneta (VR) nel 1851, a Montagnana (PD)
nel 1852, a Este (PD) nel 1853, a Zevio
(VR) nel 1854 e a Monselice (PD) nel 1855.
Nel frattempo madre Vincenza Maria si
ammala. Un tumore al petto la costringe
a sottoporsi ad una dolorosa operazione,
che non porta tuttavia gli esiti sperati.Madre
Vincenza Maria Poloni si spegne l'11 novembre
1855, a 53 anni, dopo aver lasciato alle
sue figlie uno splendido testamento spirituale
tutto incentrato sulla carità.
Il maestro dell'oro
Alberto Zucchetta, orafo, scultore e
autore di spettacoli
Alberto Zucchetta, artista veneziano,
ha adottato verona come seconda patria
e da oltre 40 anni realizza, nel suo atelier
di Corte Melone, gioielli inconfondibili.
L'arte è qualcosa che Zucchetta
ha ereditato dagli avi, come quel Bernardo
Zucchetta, stampatore di fine ‘400 della
scuola di Manuzio. Penultimo di sette
fratelli, tutti indirizzati al mondo dell'economia
e del commercio, è stato il primo
artista di casa della sua generazione.
Il padre, Pietro, era direttore delle
Poste e Telecomunicazioni, la madre, Elisa,
era maestra. I genitori, cogliendo la
sua natura artistica, lo iscrissero a
un istituto d'arte.
Iniziò a esporre a quindici anni,
alla Mostra Collettiva Bevilacqua La Masa
di Venezia, fucina di grandi artisti,
dove vinse il premio come artista più
giovane, e più tardi premiato anche
alla Biennale internazionale d'arte di
Venezia per il gioiello. Dopo il diploma
ho ottenuto l'abilitazione all'insegnamento
dal Magistero.
"Il mio primo gioiello" racconta Zucchetta,
"da studente, è stato realizzato
in argento sottraendo una forchettina
del servizio "buono" di casa, che poi
mio padre ha continuato a cercare per
anni! Finiti gli studi ho lavorato come
designer a Milano. Ho lasciato il capoluogo
lombardo dopo aver vinto il concorso per
l'insegnamento all'istituto d'arte che
avevo frequentato a Venezia. Intorno alla
metà degli anni Sessanta ho avuto
l'occasione di tenere una mostra alla
Galleria Ghelfi di Verona, città
che non conoscevo ma che ho subito apprezzato".
Fin dall'apertura del laboratorio in
Corte Melone, nel 1965, c'è stata
un'ottima intesa con la città.
Nino Cenni, importante personaggio della
cultura veronese, fu talmente colpito
dalla creatività e dall'aspetto
innovativo che contraddistinguevano già
allora le produzioni di Zucchetta, da
dedicargli un'intera pagina sul quotidiano
L'Arena. L'incontro con lui e altri personaggi
della cultura veronese lo spronarono poi
a realizzare una collezione di gioielli
recuperando piccoli reperti fossili di
Bolca. Il successo fu tale che ne parlarono
televisioni e giornali. A Verona Zucchetta
trova anche l'amore. Si sposa con Wilma,
da cui nascerà Cristian, che ha
ereditato la sua passione per l'arte e
oggi lavora con lui. "A Verona mi sono
innamorato anche dell'enogastronomia,
dei prodotti della terra. Sono stato delegato
dell'Accademia Italiana della Cucina,
presidente dei Collezionisti di Piatti
del Buon Ricordo. Tra le mie creazioni
"atipiche" posso annoverare con un certo
piacere anche l'invenzione della leggenda
del Nodo d'Amore di Valeggio, festeggiato
tutti gli anni con la famosa tavolata
sul Ponte Visconteo, in cui viene dato
in omaggio agli oltre quattromila commensali
un piatto da me disegnato". Lo scorso
2 giugno, al Parco di Villa Sigurtà.
è stata messa in scena la sua opera
di teatro musicale in sette tempi, musica
di Paolo Pachera, libretto di Vittorio
Demetrio Mascherpa e regia di Kuniaki
Ida, interpretata dagli allievi dell'Accademia
lirica di Verona, l'Alive.
Artista poliedrico, il suo lavoro è
diviso in tre filoni: la creazione del
gioiello, la medaglistica e la piccola
scultura, che comprende anche la creazione
di premi e trofei, molti dei quali vengono
offerti ad artisti ed esponenti della
cultura, dello sport o della vita sociale
quali riconoscimenti per il loro impegno.
Tra questi gli artisti del Festivalbar
e del premio internazionale per la lirica
"Zenatello" in Arena, ideazioni originali
ispirate al mondo della musica e all'anfiteatro.
Ma Alberto Zucchetta è anche uno
studioso di simbologia medievale, passione
nata dallo studio di gioielli dell'epoca.
"Nel corso delle mie analisi ho avuto
la fortuna di potermi dedicare alla famosa
Stella Scaligera", racconta, "un gioiello
ospitato al Museo di Castelvecchio, dal
quale sono riuscito a ricavare un'interessante
ed estremamente fondata teoria, esposta
nel mio libro "Il segreto dell'O di Giotto",
riguardante lo schema matematico basato
sulla tetraktys pitagorica, oltre all'ipotesi
sulla possibile appartenenza del gioiello
a Cangrande I della Scala". Dopo la realizzazione
in argento della Madonna del Popolo, donata
dalla Cattedrale di Verona a papa Benedetto
XVI, quest'anno, per il cinquantesimo
di fondazione del Lions Club Verona Host,
gli è stato dato l'incarico di
pensare ad un'opera incisiva, di grandi
dimensioni, un monumento moderno che sia
portatore di un messaggio positivo.
Il progetto prevede i cinque continenti,
proposti sotto forma di vele ispirate
alla L dei Lions, sorrette da un obelisco,
simbolo di unione tra terra e cielo.
"Ho pensato poi all'airone come portatore
del messaggio nel mondo. Vivo a Parona
e all'alba mi capita di veder arrivare
questi eleganti volatili in riva all'Adige,
dove attendono il sorgere del sole per
poi andarsene e tornare di nuovo il mattino
successivo".
Attestati ai giovani
Con la cerimonia di consegna degli attesti
di frequenza si è conclusa lo scorso
29 maggio a Porto Viro (Rovigo), l'esperienza
di undici giovani oriundi veneti,provenienti
dal Brasile. I giovani (tutti dello Stato
di Rio Grande do Sul) hanno seguito per
un mese un'iniziativa formativa nel campo
dell'enogastronomia. Alla giornata conclusiva
è intervenuta l'assessore regionale
al bilancio e alle pari opportunità,
Isi Coppola, che ha consegnato gli attestati,
insieme al sindaco Doriano Mancin. Il
corso è stato realizzato con il
sostegno della Regione Veneto nell'ambito
del gemellaggio che il comune di Porto
Viro ha stretto dal 2002 con Veranopolis
da cui sono giunti parte dei giovani.
«GIORNATA
DEI VENETI: storia del nostro popolo»
«Per non dimenticare chi ha lasciato
la propria madreterra»
Il consiglio regionale del veneto approva
la legge con piena soddisfazione del primo
firmatario del provvedimento, Roberto
Ciambetti: «Celebrare la giornata
dei veneti nel Mondo significa ricordare
la storia del nostro popolo, e significa
anche non dimenticare i più sfortunati.
Con questa celebrazione riuniamo idealmente
tutti i veneti, che hanno sconfitto la
povertà, veneti di ogni dove e
ogni tempo».
Nodo d'amore
A Valeggio la grande tavolata nel segno
dei tortellini
È una delle tradizioni veronesi
più golose. Si rinnova sempre nel
mese di giugno e richiama migliaia di
visitatori. E' la festa del <Nodo d'Amore>,
cioè del tortellino di Valeggio,
che si snoda sul Ponte Visconteo di Borghetto
sul Mincio, che quest'anno si è
svolta il 17 giugno, dove si ritrovano
seduti lungo due tavolate di circa 600
metri circa 4000 commensali, per gustare
i famosi tortellini.
La Festa inizia con una sfilata di comparse
in costume medievale, a rappresentare
i protagonisti della leggenda da cui la
festa prende il nome.La prima edizione
risale al 1993 e fu organizzata per celebrare
i 600 anni della costruzione del Ponte
Visconteo, voluto da Gian Galeazzo Visconti,
Duca di Milano.
La tavola viene preparata nel pomeriggio,
ma le tavole sono posizionate già
dal giorno prima.
Il Ponte Visconteo viene chiuso al traffico
delle auto a partire dal lunedì
e fino al giorno dopo la festa, per sgomberare
tutte le attrezzature.La cena viene servita
dai camerieri dei ristoranti dell'Associazione
Ristoratori Valeggio, che organizzano
la festa e che, per l'occasione, trasportano
le loro cucine sul Ponte.
I tortellini vengono preparati a mano
nei giorni precedenti, ma cotti al momento:
la cena prosegue poi con i secondi piatti,
i contorni, il dolce, lo spumante.La cena
viene servita in contemporanea a tutti
i commensali.Al termine della cena, un
grandioso spettacolo di fuochi artificiali
a tempo di musica e la consegna a tutti
gli ospiti di un piatto commemorativo.
Secondo la leggenda, il <nodo d'amore>
nacque alla fine del 1300 quando il signore
di Milano, Giangaleazzo Visconti, raggiunge
con le sue truppe le sponde del Mincio,
fiume che sarebbe stato infestato dalle
streghe che riuscivano ad addormentare
tutti coloro che si avvicinavano alle
sue sponde.
Una notte l'incantesimo si ripete con
i soldati milanesi ma uno di loro, Malco,
riesce a stare sveglio. Vede e insegue
le streghe uscite dall'acqua e riesce
ad afferrare il mantello di una di esse
che, scoperta, si rivela una bellissima
ninfa, Silvia. Tra i due nasce subito
l'amore e come pegno la creatura del fiume
lascia a Malco un fazzoletto annodato.
Ma l'amore tra i due giovani suscita la
gelosia di un'altra donna innamorata di
Malco, Isabella, che, nel corso di una
festa a cui partecipa anche Silvia in
veste di dama, denuncia la ninfa come
strega. Silvia fugge e Malco cerca di
difenderla. Per questo viene arrestato.
Silvia gli appare in cella e gli propone
di fuggire con lei diventando uno spirito
del fiume. Malco accetta. I due giovani
fuggono e sulla riva del fiume viene ritrovato
il fazzoletto annodato, simbolo del loro
amore. Per ricordare tutto questo, si
dice che le donne del luogo inventino
una pasta annodata come quel fazzoletto.
E la leggenda del nodo d'amore diventa
così uno dei più gustosi
piatti della tradizione della zona di
Valeggio.
Giorgio Gioco, lo chef nel cuore di Verona
"La cucina buona è un indice di
civiltà. Aiuta i popoli a intendersi
e la gente ad amarsi. Essa rappresenta
un fortissimo legame con la casa paterna
e il focolare dei nonni. Richiama la poesia
del paese natìo: il profumo della
pearà, del castrato arrosto o del
lesso crea l'atmosfera della casa. E ai
carissimi Veronesi nel Mondo dico di non
dimenticare mai di avere le loro radici
in questa terra, Verona, che anche attraverso
la cucina porta nel mondo il segno della
sua civiltà>. Parola di Giorgio
Gioco, il cuoco veronese per eccellenza,
quello che la storia ha legato al suo
"12 Apostoli", dove oggi il figlio Antonio
affianca il padre con la stessa cortesia
e inventiva, la stessa voglia di far star
bene la clientela che viene qui per stare
a tavola alla veronese. Giorgio Gioco,
che alla bella età di 84 anni non
ha ancora smesso di vestire i suoi panni
di chef, indossati da quando, sedicenne,
dovette frettolosamente subentrare al
padre morto prematuramente, ha unito nella
sua esistenza le doti di un grande cuoco
a quelle dell'artista, essendo poeta,
scrittore e anche scultore, come testimoniano
le opere in bronzo che adornano i tavoli
del suo ristorante in piazzetta Tirabosco.
Autore di libri di cucina, ai Veronesi
nel Mondo ne consiglia una facile facile
per l'estate: i pevaroni, cioè
i peperoni da tagliare a falde, pulire
dai semi, sbollentare nell'aceto bianco
per pochi minuti e lasciar raffreddare.
Poi si mettono in una terrina con due
o tre spicchi d'aglio schiacciato e si
coprono di olio d'oliva extravergine.
"Uniti a un manzo recuperato, a del pollo
otto in precedenza o della carne fredda
trasformano degli avanzi in un meraviglioso
piatto estivo" sottolinea Giorgio Gioco,
che suggerisce anche di non dimenticare
piatti della tradizione come la minestra
di riso e sedano, "che profuma tanto di
casa", o la tradizionale pasta e fagioli,
che può essere cucinata, magari
con qualche variante, in qualunque parte
del mondo. Gli ingredienti sono semplici:
due etti e mezzo di fagioli secchi, mezzo
etto di lardo, un etto di cotenna di maiale,
una cipolla, una carota, un gambo di sedano,
parmigiano grattuggiato, rosmarino, olio
d'oliva, sale e pepe. I fagioli vanno
lasciati ammollare in acqua per una notte.
Poi si scolano e si mettono in una pentola
con due litri di acqua fredda. Se volete
usare la cotenna, ricordatevi di pulirla
e raschiarla bene. Poi fatela a pezzetti
e unitela ai fagioli. Fate un battuto
di sedano, carota, cipolla e rosmarino
e fatelo soffriggere con un po' d'olio
fino a quando il lardo non si sarà
sciolto. Quando i fagioli saranno cotti,
passatene una metà al setaccio;
riversateli nella pentola dei fagioli
insieme al soffritto. Condite con sale
e pepe e lasciate cuocere ancora per 20
minuti. Potete poi aggiungere la pasta
che vi piace di più ma l'ideale
sono le tagliatelle.
Chievo ed Hellas
La squadra della Diga torna in A, i gialloblu
tengono le posizioni
Un solo anno di Purgatorio. «Come
le grandi, come la Juventus della scorsa
stagione»: il Chievo è tornato
da Grosseto con in tasca la serie A e
i suoi tifosi fanno festa e sognano paragoni
importanti. Il 27 maggio scorso a Bologna
solo pianti. Un anno dopo sono solo sorrisi.
È passato solo un anno dall'addio
alla serie A del Chievo di Gigi Del Neri.
L'anno scorso le due tifoserie erano rimaste
entrambe deluse: quella del Chievo per
la retrocessione in serie B e quella gialloblù,
perchè qualche giorno dopo era
stato il glorioso Hellas a retrocedere
addirittura in C1 nello spareggio con
lo Spezia. Ma un anno dopo Chievo e Verona
possono fare festa assieme, perchè
il pareggio con la Pro Patria nella gara
di ritorno dei playout consegna all'Hellas
la salvezza allontanando definitivamente
lo spettro della retrocessione in C2.Il
Verona giocherà anche nella prossima
stagione in C1. Gli scaligeri hanno conquistato
la salvezza grazie al pareggio per 1-1
contro la Pro Patria nel ritorno dei play-out.
All'andata, al «Bentegodi»,
il Verona si era imposto 1-0. La salvezza
dell'Hellas Verona è stata festeggiata
in piazza dei Signori da una marea di
tifosi che hanno seguito la partita su
un maxischermo allestito dal Comune.
Per il Chievo, fine di un viaggio, lungo,
lunghissimo. E il protagonista assoluto
è stato il presidente Luca Campedelli.
Con in regia d'azione il direttore sportivo
Giovanni Sartori il Chievo ha saputo ricostruire
dalle ceneri. Ha scelto Iachini, un tecnico
che conosceva a memoria la cadetteria,
poi ha tenuto i pezzi migliori. Ha resistito
alla tentazione di cedere, ha invece saggiamente
gestito una retrocessione crudele.
E i risultati gli hanno dato ragione.
Venti partite consecutive senza conoscere
sconfitte, qualche piccolo, ma indolore
passaggio a vuoto. Una stagione straordinaria.
Un cambio di passo avvenuto proprio quando,
come si dice, in serie B bisogna cambiare
marcia.
Il Chievo a dicembre attende il Mantova
al Bentegodi. Gioca bene, passa in vantaggio
con Italiano, ma poi subisce la rimonta
della formazione virgiliana. Il Mantova
violail Bentegodi, il Chievo scivola in
classifica. Alla vigilia di Natale c'è
il derby al Menti con il Vicenza. E il
Chievo pur non brillando grazie al suo
bomber principe Sergio Pellissier, conquista
il successo. Da lì Iachini costruisce
il capolavoro. Il Chievo vince e convince,
pareggia la sfida dal sapore di A con
il Lecce, ma a Bergamo contro l'Albinoleffe
mette definitivamente la freccia. Altro
pari con
il Bologna, poi dopo venti turni senza
conoscere sconfitta il kappaò con
il Mantova. Una caduta senza conseguenze,
perchè la vittoria interna con
il Vicenza spinge il Chievo sempre più
in alto. E il pareggio di Grosseto suggella
una cavalcata straordinaria. Il Chievo
torna in A, quella categoria che in passato
ha consegnato alla società veneta
emozioni infinite. In A l'aveva portata
Gigi Del Neri. Il Chievo, una frazione
di una città di provincia, che
al Bentegodi batte il Milan, si permette
il lusso di vincere a San Siro contro
l'Inter e guadagnare l'Europa. La
storia si ripete, il Chievo ha la possibilità
di giocare addirittura il preliminare
di Champions, poi qualcosa si inceppa.
Pillon, che aveva l'anno prima fatto sognare
i gialloblù, se ne va. Torna Del
Neri, sembra fatta, poi la retrocessione.
Il Chievo cade, ma non si spezza. E adesso
i <mussi> tornano a volare in serie
A.
deruufe bomme perghen
eco delle montagne
Il viaggio della parola
Nel corso del Film Festival della Lessinia,
che si svolgerà dal 23 al 31 agosto,
ci sarà un'importante presenza
dell'Associazione Veronesi nel Mondo:
nella serata del 26 agosto, a Boscochiesanuova,
viene proiettato il film dei Cimbri realizzato
da Fernando Roveda di Antonio Prado, in
collaborazione con Gabriele Lucchi, mentre
al mattino, si svolge un convegno dal
titolo "Il lungo viaggio dei Cimbri".
La nostra Associazione è coinvolta
tramite i Circoli degli ex emigranti della
Lessinia e della Val d'Alpone con il Circolo
dei Veronesi nel Mondo di Antonio Prado
in Brasile dove è emigrata la maggior
parte di Cimbri, in particolare dell'area
veronese.
Una presenza talmente significativa che
la città e i dintorni di Antonio
Prado, nello Stato dei Rio Grande do Sul,
si sono caratterizzati anche dal punto
di vista architettonico per il "marchio"
cimbro, che si riflette nelle case e anche
nei numerosi capitelli di pietra disseminati
sul territorio. Lo stesso film viene proiettato
a Roana il 28 agosto e a Giazza il 31
agosto.
Una funivia veronese
per "Giardino d'Europa"
Fra i numerosi richiami d'eccellenza
che attraggono l'attenzione dei turisti
di tutto il mondo per la provincia di
Verona spicca la Funivia Malcesine –
Monte Baldo.
Il Lago di Garda: il più grande
fra i laghi prealpini italiani, è
rinomato per il suo clima mediterraneo
e per i caratteristici borghi che vi si
specchiano e per i verdi declivi dei monti
e dei colli morenici ricchi di vigneti
e di oliveti.
Il Monte Baldo si specchia sul Lago come
un gigante buono ed i suoi pendii sono
ricchi di vegetazione e di fiori bellissimi
tanto numerosi e rari. Vi nascono oltre
trenta esemplari di orchidee e 26 specie
vegetali endemiche (cioè esclusive).
Perciò si è guadagnato,fin
dall'antichità, l'appellativo di
Hortus Europae (giardino d'Europa).
Sulla sommità, dopo i boschi secolari,
fra le rocce e gli ampi pascoli destinati
all'alpeggio delle mandrie in estate,
accanto alle stelle alpine, dove si arrampicano
i caprioli e sbuca, come per incanto,
la marmotta, da dove si vede volare alta
l'aquila il panorama che si apre agli
occhi del visitatore è quello di
un sogno incantato: il grande lago azzurro
mostra tutte le sue insenature più
nascoste e le più rinomate cime
alpine con i loro ghiacciai perenni, la
grande pianura padana fino a raggiungere
il mare si aprono allo sguardo estasiato
suscitando sensazioni stupende. La nuova
Funivia che, partendo da Malcesine, consente
di raggiungere le cime del Baldo in poco
più di dieci minuti è un'opera
monumentale: il felice connubio fra tecnologia
e integrazione nell'ambiente. "Quando
partirono i lavori, nel Settembre 2001
– ricorda Giuseppe Venturini, presidente
del Consorzio pubblico che gestisce l'impianto
– molti pensavano che non fosse possibile
realizzare quest'opera nei tempi previsti.
Le dimensioni dell'impianto erano gigantesche
e le difficoltà logistiche notevoli,
tanto che fu necessario costruire una
teleferica per portare nei vari luoghi
i materiali necessari in quantità
e qualità. Per le funi e la collocazione
delle cabine fu necessario l'intervento
di un elicottero speciale"
Quali sono le caratteristiche di questa
Funivia? Chiediamo al Commendator Venturini:
"La caratteristica principale è
che è l'unica al mondo con cabine
interamente rotanti nel secondo tratto.
È vero che nel mondo altri tre
impianti hanno sistemi di rotazione (a
Città del Capo in Sud Africa, a
Titlis – un ghiacciaio in Svizzera,
ed a Palm Springs in California - USA)
ma lì gira solo il pavimento mentre
da noi è tutta la cabina a ruotare
con vantaggi facilmente immaginabili sulle
altre. La capacità di trasporto
è di 600 persone-ora alla velocità
di 9/10 metri al secondo".
Presidente, lei parlava di tempi stretti
di realizzazione, vuole dirci qualcosa
di più?
"Lo studio aveva previsto la realizzazione
dell'impianto (700 tonnellate di acciaio
e 30 mila metri cubi di cemento, legno
e vetro magistralmente amalgamati nell'ambiente)
in 300 giorni consecutivi.
Il turista tedesco che aveva visitato
Malcesine nell'agosto 2001 prenotando
il soggiorno per l'anno dopo, al ritorno
vide, al posto della vecchia funivia la
nuova maestosa costruzione riportando
nel suo Paese la più grande meraviglia
e la stima per il lavoro italiano che
aveva saputo fare cose tanto importanti
in così poco tempo. D'altra parte
non potevamo perdere una stagione turistica:
bisognava recuperare con gli incassi gli
investimenti: oltre venti milioni di euro."
Il Consorzio di enti pubblici che ha
realizzato e gestisce la funivia da chi
è costituito?
"Per il 45% dalla Provincia di Verona,
per il 35% dal Comune di Malcesine e per
il restante 20% dalla Camera di Commercio
di Verona. Lasciatemi dire si tratta di
un'iniziativa che rende orgogliosi tutti
noi veronesi e che costituisce un vanto
particolare anche e soprattutto per i...veronesi
nel mondo.
Specchiasol
A Specchia nasce un Centro per la Promozione
di Studi e Ricerche nel settore delle
Piante Officinali
Sabato 21 Giugno alle ore 10.30 presso
l'Opificio Erboristico Sandemetrio, a
Specchia in provincia di Lecce, si è
inaugurato, in collaborazione con l'Università
di Bari, un CENTRO PER LA PROMOZIONE DI
STUDI E RICERCHE NEL SETTORE DELLE PIANTE
OFFICINALI. La cerimonia è iniziata
con il saluto del Dott. Giuseppe Maria
Ricchiuto, Presidente del Gruppo Specchiasol,
della Senatrice Prof.ssa Adriana Poli
Bortone e del Prof. Marcello Ferappi,
Preside della Facoltà di Farmacia
dell'Università degli Studi di
Bari. È seguito poi l'intervento
del Prof. Vittorio Marzi, Ordinario d'Agronomia
Generale e Coltivazioni erbacee della
Facoltà di Agraria dell'Università
degli Studi di Bari, il quale relazionerà
sul tema: "Attuali tendenze e prospettive
delle specie officinali: dal campo al
prodotto erboristico". Al termine è
seguita una visita guidata al Giardino
Botanico presso l'Azienda Agricola San
Demetrio, del Gruppo Specchiasol, cuore
produttivo delle piante officinali coltivate
con metodo biologico. Il progetto, iniziativa
importante per l'educazione al verde e
la conoscenza delle piante officinali
nei settori d'utilizzo farmacologico,
cosmetico, alimentare ed erboristico,
nasce da un protocollo d'intesa tra l'Università
degli Studi di Bari nella persona del
Rettore Prof. Corrado Petrocelli ed il
Presidente del Gruppo Specchiasol, Dott.
Giuseppe Maria Ricchiuto. Da sempre il
Dott. Giuseppe Maria Ricchiuto crede nella
formazione e per venire incontro alle
esigenze della didattica, ha destinato
una parte dei terreni dell'Azienda San
Demetrio ad attività sperimentali
ed alla realizzazione di un giardino botanico.
Il progetto nasce dal significativo aumento
del consumo di prodotti erboristici dovuto
alla grande attenzione che la società
moderna dimostra nei confronti di un sano
e corretto stile di vita, cura estetica
della persona e prevenzione delle malattie.
Un ruolo importante per il completamento
della didattica sarà dato dallo
svolgimento di tirocini, presso il Centro
Studi di Specchia, da parte di studenti
e ricercatori italiani e stranieri interessati
alla specializzazione nel settore delle
agrotecniche, nella biologia e fisiologia
e nella fitochimica delle piante officinali.
I lavori nel campo sperimentale didattico,
seguiti da agronomi esperti, hanno già
visto la messa a dimora di una collezione
di circa 400 specie diverse di piante
officinali, medicinali, aromatiche, ma
anche piante che hanno altri utilizzi
sempre nel campo salutistico e del naturale:
coloranti naturali come l'Indaco, piante
utilizzate in agricoltura biologica come
il Piretro, pianta dolcificante come la
Stevia, l'Acanto, il Tabacco, l'Aloe Vera
e tante altre. Saranno studiate le condizioni
di crescita delle nuove piante, punto
di partenza per la programmazione delle
coltivazioni e della produzione futura.
Il Centro Studi e Ricerche, con le diverse
attività (didattiche, culturali
e di ricerca) sarà fiore all'occhiello
dell'intero settore erboristico, richiamando
l'attenzione di numerosi studenti, ricercatori
e addetti al settore.
L'arte entra in
cantina
Albrigi Tecnologie offre una proposta
colorata e innovativa alle aziende che
vogliano personalizzare la propria cantina
Il mondo del vino si lega oggi in modo
sempre crescente ai concetti di eleganza
e di buon gusto, che si riflettono anche
sull'estetica dei luoghi di produzione.
Sempre più curate, a livello architettonico
e nell'immagine, oltre che nella tecnologia
e nella qualità, le cantine non
sono più solamente luoghi di lavoro,
ma spazi di rappresentanza accoglienti,
destinati ad ospitare appassionati e operatori
con visite e degustazioni. Luoghi da vivere,
insomma, da mostrare e condividere. Una
struttura aziendale curata è percepita
come ulteriore prova dell'attenzione posta
nella produzione del vino stesso; nella
selva delle imprese, storiche o appena
nate, che si affacciano oggi sul mercato
enologico, il consumatore si muove alla
ricerca di un valore aggiunto, come può
essere quello estetico, che va dalla progettazione
degli spazi architettonici alla scelta
di bottiglie ed etichette, oltre a quella,
imprescindibile, delle migliori tecnologie
produttive. Consapevole testimone di questa
nuova tendenza è la Albrigi Tecnologie,
azienda leader nella produzione di tecnologie
per la vinificazione, con svariati brevetti
al proprio attivo che propone un'idea
innovativa per valorizzare l'estetica
delle cantine. Senza nulla togliere alla
funzionalità dei suoi impianti,
noti in tutto il mondo per gli alti livelli
di affidabilità che li contraddistinguono,
l'azienda di Stallavena ha sviluppato
i Picturetank, serbatoi in acciaio inox
arricchiti da vivaci immagini. Il soggetto,
impresso sulla superficie cilindrica esterna
tramite un particolare ed esclusivo processo,
è a discrezione del cliente, che
potrà scegliere di immortalare
sui serbatoi i propri vigneti, ma anche
il quadro preferito. La durata è
garantita per anni se il serbatoio si
trova all'interno della cantina, non a
contatto con acidi e prodotti corrosivi,
ed è mantenuto integro.
I Picturetank trasformano gli ambienti
di fermentazione e stoccaggio in gallerie
d'arte che armonizzano tutti i sensi,
aggiungendo al piacere del palato quello
della vista.
Il processo di stampa delle immagini è
applicabile sia a serbatoi nuovi che ad
impianti già esistenti, e si presta
per decorazioni che vanno dai tre metri
di altezza ai venti metri di lunghezza.
Non resta che sbizzarrirsi con la fantasia,
consapevoli che, personalizzare i propri
serbatoi, trasformando l'asettica superficie
d'acciaio in un veicolo di comunicazione,
può diventare un ulteriore modo
per esprimere la personalità del
proprio lavoro con l'immediatezza e le
emozioni che solo l'estetica riesce a
trasmettere. Alla linea Picturetank si
affianca quella Colortank, nella quale
l'acciaio è rivestito da un colore
omogeneo che ricopre l'intera superficie.
Si può scegliere, per esempio,
il bianco, se ad essere contenuto è
vino bianco, ma anche il proprio colore
portafortuna o la tonalità che
contraddistingue il logo aziendale.