Il processo di beatificazione ebbe inizio nel 1990, nel 150° anniversario di fondazione dell'Istituto. Una guarigione, evento inspiegabile per la medicina, era stata già ottenuta per sua intercessione nel 1939 e don Carlo Steeb, che con lei aveva fondato l'Istituto, era già stato dichiarato beato il 6 luglio 1975. Ecco la sua vita. Luigia Poloni nasce a Verona il 26 gennaio 1802 da Gaetano e Margherita Biadego.La sua casa è in Piazza delle Erbe, dove i genitori gestiscono una drogheria-farmacia. Ultima di 12 figli, di cui solo tre giungeranno all'età adulta, riceve il battesimo nella vicina chiesa di Santa Maria Antica.La famiglia ha solide basi cristiane ed educa i figli a tutti i valori che danno credibilità e spessore alla fede. Il padre, Gaetano, appartiene all'Evangelica Fratellanza dei Preti e Laici Ospedalieri, volta alla cura e all'assistenza dei più poveri.Nella dedizione alla famiglia e ai poveri, nella laboriosità quotidiana e, soprattutto, nella preghiera intensa, Luigia matura gradualmente la scelta della vita religiosa.

Gli inizi dell'Istituto segnati, oltre che da un'estrema povertà e da tanto sospetto da parte degli operatori e delle inferme del Ricovero, da una totale fiducia in Dio e nella sua Provvidenza.Mese dopo mese, le corsie del Ricovero acquistano il sapore della pulizia e dell'ordine ed il clima che vi si respira si trasforma in rispetto e gentilezza verso le ospiti. Ben presto l'Amministrazione affida a Luigia nuove mansioni all'interno dell'istituzione, anche in campo educativo, mentre nuove giovani si uniscono alla piccola comunità. Il gruppo ha bisogno ormai di un riconoscimento che permetta di operare a pieno titolo, sia dal punto di vista civile che ecclesiale. Ottenuta l'approvazione governativa (1847) e quella diocesana (1848), Luigia sceglie un gruppo di 12 donne, quelle che ritiene più preparate, che assieme a lei emettono la professione religiosa il 10 settembre 1848, sotto lo sguardo paterno e benevolo di Don Carlo Steeb.Ciascuna riceve un nome nuovo, ad indicare l'inizio di un vita nuova completamente donata a Dio nel prossimo. Luigia prende il nome di Suor Vincenza Maria, in onore di San Vincenzo de' Paoli - da Don Carlo ritenuto il vero Fondatore del nuovo Istituto - e accoglie i voti delle compagne. Il lavoro umile e appassionato con cui queste sorelle traducono la misericordia di Dio, dal 1844 oltre che al Ricovero all'Ospedale Civile di Verona, viene richiesto ovunque. Sorgono così le prime case filiali, fondate da Madre Vincenza Maria a Cologna Veneta (VR) nel 1851, a Montagnana (PD) nel 1852, a Este (PD) nel 1853, a Zevio (VR) nel 1854 e a Monselice (PD) nel 1855. Nel frattempo madre Vincenza Maria si ammala. Un tumore al petto la costringe a sottoporsi ad una dolorosa operazione, che non porta tuttavia gli esiti sperati.Madre Vincenza Maria Poloni si spegne l'11 novembre 1855, a 53 anni, dopo aver lasciato alle sue figlie uno splendido testamento spirituale tutto incentrato sulla carità.

Il maestro dell'oro

Alberto Zucchetta, orafo, scultore e autore di spettacoli

Alberto Zucchetta, artista veneziano, ha adottato verona come seconda patria e da oltre 40 anni realizza, nel suo atelier di Corte Melone, gioielli inconfondibili. L'arte è qualcosa che Zucchetta ha ereditato dagli avi, come quel Bernardo Zucchetta, stampatore di fine ‘400 della scuola di Manuzio. Penultimo di sette fratelli, tutti indirizzati al mondo dell'economia e del commercio, è stato il primo artista di casa della sua generazione. Il padre, Pietro, era direttore delle Poste e Telecomunicazioni, la madre, Elisa, era maestra. I genitori, cogliendo la sua natura artistica, lo iscrissero a un istituto d'arte.

Iniziò a esporre a quindici anni, alla Mostra Collettiva Bevilacqua La Masa di Venezia, fucina di grandi artisti, dove vinse il premio come artista più giovane, e più tardi premiato anche alla Biennale internazionale d'arte di Venezia per il gioiello. Dopo il diploma ho ottenuto l'abilitazione all'insegnamento dal Magistero.

"Il mio primo gioiello" racconta Zucchetta, "da studente, è stato realizzato in argento sottraendo una forchettina del servizio "buono" di casa, che poi mio padre ha continuato a cercare per anni! Finiti gli studi ho lavorato come designer a Milano. Ho lasciato il capoluogo lombardo dopo aver vinto il concorso per l'insegnamento all'istituto d'arte che avevo frequentato a Venezia. Intorno alla metà degli anni Sessanta ho avuto l'occasione di tenere una mostra alla Galleria Ghelfi di Verona, città che non conoscevo ma che ho subito apprezzato".

Fin dall'apertura del laboratorio in Corte Melone, nel 1965, c'è stata un'ottima intesa con la città. Nino Cenni, importante personaggio della cultura veronese, fu talmente colpito dalla creatività e dall'aspetto innovativo che contraddistinguevano già allora le produzioni di Zucchetta, da dedicargli un'intera pagina sul quotidiano L'Arena. L'incontro con lui e altri personaggi della cultura veronese lo spronarono poi a realizzare una collezione di gioielli recuperando piccoli reperti fossili di Bolca. Il successo fu tale che ne parlarono televisioni e giornali. A Verona Zucchetta trova anche l'amore. Si sposa con Wilma, da cui nascerà Cristian, che ha ereditato la sua passione per l'arte e oggi lavora con lui. "A Verona mi sono innamorato anche dell'enogastronomia, dei prodotti della terra. Sono stato delegato dell'Accademia Italiana della Cucina, presidente dei Collezionisti di Piatti del Buon Ricordo. Tra le mie creazioni "atipiche" posso annoverare con un certo piacere anche l'invenzione della leggenda del Nodo d'Amore di Valeggio, festeggiato tutti gli anni con la famosa tavolata sul Ponte Visconteo, in cui viene dato in omaggio agli oltre quattromila commensali un piatto da me disegnato". Lo scorso 2 giugno, al Parco di Villa Sigurtà. è stata messa in scena la sua opera di teatro musicale in sette tempi, musica di Paolo Pachera, libretto di Vittorio Demetrio Mascherpa e regia di Kuniaki Ida, interpretata dagli allievi dell'Accademia lirica di Verona, l'Alive.

Artista poliedrico, il suo lavoro è diviso in tre filoni: la creazione del gioiello, la medaglistica e la piccola scultura, che comprende anche la creazione di premi e trofei, molti dei quali vengono offerti ad artisti ed esponenti della cultura, dello sport o della vita sociale quali riconoscimenti per il loro impegno. Tra questi gli artisti del Festivalbar e del premio internazionale per la lirica "Zenatello" in Arena, ideazioni originali ispirate al mondo della musica e all'anfiteatro. Ma Alberto Zucchetta è anche uno studioso di simbologia medievale, passione nata dallo studio di gioielli dell'epoca. "Nel corso delle mie analisi ho avuto la fortuna di potermi dedicare alla famosa Stella Scaligera", racconta, "un gioiello ospitato al Museo di Castelvecchio, dal quale sono riuscito a ricavare un'interessante ed estremamente fondata teoria, esposta nel mio libro "Il segreto dell'O di Giotto", riguardante lo schema matematico basato sulla tetraktys pitagorica, oltre all'ipotesi sulla possibile appartenenza del gioiello a Cangrande I della Scala". Dopo la realizzazione in argento della Madonna del Popolo, donata dalla Cattedrale di Verona a papa Benedetto XVI, quest'anno, per il cinquantesimo di fondazione del Lions Club Verona Host, gli è stato dato l'incarico di pensare ad un'opera incisiva, di grandi dimensioni, un monumento moderno che sia portatore di un messaggio positivo.

Il progetto prevede i cinque continenti, proposti sotto forma di vele ispirate alla L dei Lions, sorrette da un obelisco, simbolo di unione tra terra e cielo.

"Ho pensato poi all'airone come portatore del messaggio nel mondo. Vivo a Parona e all'alba mi capita di veder arrivare questi eleganti volatili in riva all'Adige, dove attendono il sorgere del sole per poi andarsene e tornare di nuovo il mattino successivo".

Attestati ai giovani

Con la cerimonia di consegna degli attesti di frequenza si è conclusa lo scorso 29 maggio a Porto Viro (Rovigo), l'esperienza di undici giovani oriundi veneti,provenienti dal Brasile. I giovani (tutti dello Stato di Rio Grande do Sul) hanno seguito per un mese un'iniziativa formativa nel campo dell'enogastronomia. Alla giornata conclusiva è intervenuta l'assessore regionale al bilancio e alle pari opportunità, Isi Coppola, che ha consegnato gli attestati, insieme al sindaco Doriano Mancin. Il corso è stato realizzato con il sostegno della Regione Veneto nell'ambito del gemellaggio che il comune di Porto Viro ha stretto dal 2002 con Veranopolis da cui sono giunti parte dei giovani.

«GIORNATA DEI VENETI: storia del nostro popolo»

«Per non dimenticare chi ha lasciato la propria madreterra»

Il consiglio regionale del veneto approva la legge con piena soddisfazione del primo firmatario del provvedimento, Roberto Ciambetti: «Celebrare la giornata n questo numero al raduno in Belgio non vuol essere solo la cronaca di un episodio ma un omaggio ai Veronesi nel Mondo, a quelli di ieri e a quelli di oggi, a chi lasciò l'Italia in anni difficili per cercare fortuna altrove e ai loro discendenti che questa fortuna hanno saputo continuare e incrementare.
Marcinelle è ormai un simbolo nella storia dell'emigrazione, una pietra miliare del cammino di un'umanità dolente ma determinata a non lasciarsi sopraffare dalle circostanze, dalle difficoltà, decisa a cercare il riscatto da una vita avversa attraverso la forza del lavoro. Anche se di lavoro si può morire. Oggi le "morti bianche" rappresentano una tragica emergenza anche in Italia e protagonisti ne sono spesso gli stranieri, quelli che vengono in Italia a cercare quella fortuna che nel loro Paese non hanno trovato. La storia si ripete, ricomincia. Ogni Paese ha la "sua" Marcinelle. Ecco perchè questa vecchia miniera è ormai una sorta di monumento non solo fisico ma anche morale, ideale, dedicato a tutti coloro che per il lavoro arrivano a sacrificare tutto. E questa consapevolezza accompagna tutti i migranti, quelli di ieri e quelli di oggi, come giustamente è stato sottolineato al raduno di fine aprile a San Giovanni Ilarione, dove si sono incontrati tanti ex emigranti, in una festa memorabile fatta di ricordi, commozione ma anhe voglia di guardare tutti insieme al futuro, trasmettendo questo grande messaggio di solidarietà alle giovani generazioni. E sarà questo anche lo spirito del futuro monumento all'emigrante che sorgerà a Verona: non solo un omaggio ma soprattutto un esempio.

Elena Cardinali

26mo raduno Ex Emigranti

Grande partecipazione dei rappresentanti e soci dei circoli provinciali

Una festa memorabile quella che si è svolta a San Giovanni Ilarione lo scorso 27 aprile, che ha radunato oltre 300 ex emigranti veronesi. A riceverli anche il benvenuto in cimbro "Sait bouken", di VitoMassalongo, presidente del Curatorium cimbricum, che ha così salutato i partecipanti del ventiseiesimo raduno dei circoli degli ex emigranti.L'emigrazione dalla provincia di Verona ebbe proprio in San Giovanni Ilarione la sua massima espressione e non a caso l'associazione Veronesi nel mondo ha scelto questa comunità come sede dell'incontro organizzato tra gli ex emigranti di tutta la provincia.Ad attestare questo primato di San Giovanni Ilarione è, non a caso, il monumento che nella piazza di Castello ricorda chi se ne andò per combattere al fronte o per garantire, anche se lontano da casa, un futuro alla propria famiglia. «Furono proprio gli emigranti a dare un fondamentale contributo al progresso di queste zone», ha ricordato durante la cerimonia il sindaco Domenico Dal Cero, «con il duro lavoro in terre lontane e con le rimesse, ovvero quei risparmi mandati in patria alle famiglie per comperare casa e campi».
San Giovanni Ilarione fu, in questo senso, patria di minatori: non è un caso se la più grossa comunità ilarionese all'estero si trova proprio in Belgio. E a Charleroi, a fine maggio, è traslocata la festa delle ciliegie grazie ad un'iniziativa promossa dal Circolo Valdalpone dei Veronesi nel mondo. Una festa per i discendenti di chi si chiuse nelle viscere della terra e non è più tornato, come invece hanno potuto fare i trecento che si sono dati appuntamento a fine aprile a Castello. Tutte queste persone, ha voluto sottolineare il presidente dell'associazione Veronesi nel mondo Riccardo Ceni, «hanno mandato un messaggio di speranza, hanno insegnato la voglia di guardare in positivo al futuro, un messaggio che oggi deve essere di esempio ai giovani emigranti del terzo millennio».
Ed è agli ex emigranti associati nei circoli di Verona pianura, Valdalpone, Valpolicella, Lessinia e Baldo-Garda, che don Antonio Grolli ha voluto dire grazie durante la messa concelebrata con don Angelo Sacchiero:«Le radici che affondano in questa terra hanno portato frutto di laboriosità nel mondo trasformandolo così nella casa di ogni uomo».
"Questo raduno è stato il compimento di un lungo percorso" ha detto Luigino Confente, presidente del circolo ex emigranti della Val d'Alpone. "Si può dire che inizia ancora nel 1973, quando s'intitolò la piazza di San Giovanni Ilarione ai Caduti e ai dispersi in Russia. Dopo questo evento si cominciò a parlare della realizzazione di un monumento da dedicare alla pace e alla nostra storia. Che è una storia fatta anche di emigrazione". Il monumento venne pensato come un manufatto circolare a forma di cono con una targa di marmo, che doveva richiamare i valori della ruralità e anche dell'emigrazione, ricordando i tanti sacrifici compiuti da chi se ne andò per cercare fortuna in Paesi stranieri.
San Giovanni Ilarione, ma anche l'intera Val d'Alpone, subirono un autentico salasso in termini di popolazione: basti pensare che alla fine del 1946, un anno dopo la fine del secondo conflitto mondiale, su 7000 abitanti a San Giovanni ne emigrarono 2000, in tutte le direzioni, soprattutto in Belgio ma anche in Francia, in Germania e in Svizzera. Un terzo della popolazione lasciò i luoghi natali di Montecchia di Crosara, di Vestenanova e di tante altre località. E prima ancora altri nuclei familiari originari della vallata dell'est veronese erano emigrati, ancora negli anni Venti, verso l'Argentina.
"Per questo la festa di fine aprile in località Castello ha assunto i controni di un avvenimento epocale", continua Luigino Confente.
"Qualcuno dei partecipanti in Val d'Alpone non c'era nemmeno mai stato. Eppure si trattava di veronesi. Non a caso c'è stato chi ha esclamato "Mai visto tanti baldesi in Val d'Alpone".
Ecco perchè il raduno di fine aprile è stato così ricco di significati. Perchè chi è stato emigrante conserva nel suo cuore il sentimento della nobiltà del lavoro che ha svolto all'estero, è consapevole di aver contribuito in modo determinante a migliorare se stesso e anche le condizioni del suo paese d'origine".

Festa delle ciliegie

Al Centre de délassement de Marcinelle i prodotti tipici.

Due giornate di incontri con i veronesi ed i vicentini di Charleroi

Venerdi 30 maggio.Ore 20.30. Dal parcheggio del Centre de délassement à Marcinelle, un grido. « Eccoli, sono arrivati ». Il massiccio pullman proveniente da Verona si ferma. Le porte si aprono, i primi veronesi scendono. Visi stanchi ma felici di essere qui. Strette di mano, abbracci scambiati frà i responsabili di Verona e di Charleroi. Le palpebre si chiudono dopo una notte senza sonno. I responsabili veronesi e vicentini di Charleroi accompagnati dallo staff del Centre di Marcinelle si danno da fare. I dormitori per le ragazze ed i ragazzi, le stanze per gli adulti sono messi a disposizione in breve tempo. La voglia di accogliere la gente come si deve è evidente.
E' iniziata così la visita ufficiale della delegazione dell'Associazione Veronesi nel mondo a Charleroi, in Belgio, dove si sono incontrati autorità e responsabili dei Veronesi nel Mondo, sede di Verona. C'erano il segretario Ottavio Messetti con i consiglieri Luigino Confente e Benito Scamperle, veronesi e vicentini di Charleroi, membri della delegazione provenienti dall'Italia. La prima sera tutti a cena. Seduti ad una buona tavola calda. Il corpo e lo spirito si rilassano per scambiare qualche parola e organizzare la giornata successiva che si annunciava bella, interessante, ma molto impegnativa.

Sabato 31 maggio. La giornata è iniziata alle 7.30. Il camion frigo proveniente da Verona e arrivato di notte. Si scaricano i prodotti tipici, le « rosse », che saranno esposte nella splendida vetrata della « Salle de la Rotonde ». Alle 10 si è partiti verso il sito della miniera « Il Bois du Cazier ». Un momento forte del programma di questa giornata. Una cinquantina di veronesi e vicentini erano già lì ad aspettarci. Puntuali. Corteo di stendardi spiegati al vento leggero e primaverile. Bandiere portate dai ragazzi della terza media, scuola di San Giovanni Ilarione. Momento intenso. Fotografi che fissano sull'obiettivo il gruppo schierato davanti alla griglia della miniera, dove l'8 agosto 1956, sono rimasti lì a lungo, le mamme, le spose, i bambini, ad aspettare il figlio, lo sposo, il papà, che non avrebbero mai più rivisto. Al Bois du Cazier c'erano Dieci stendardi della stessa provincia, quella di Verona, fieramente alzati per commemorare Giuseppe Corso. Le griglie si sono aperte. Il corteo si è snodato. In testa cinque minatori in divisa, seguiti da Eleonore e Luka, due bambini figli di veronesi che portavano un mazzo di fiori gialli e striscia blu. Siamo giunti all'entrata della sala « Le 10 Attività dell'Associazione mur du souvenir » I ragazzi della scuola media di San Giovanni Ilarione hanno fattoala, fra la quale sono passati per primi i minatori, seguiti dai bambini, dalle autorità, e da un corteo di veronesi, di vicentini, di veneti, e di amici di altre nazionalità. La sala del « Mur du souvenir » era gremita di gente, non c'era posto per tutti. Certi sono rimasti fuori ad assistere all'evolvere della cerimonia. Fra questi 75 veronesi e vicentini appena arrivati dal Lussemburgo. Le autorità si sono avvicendate alla tribuna. Hanno preso la parola Lino Stoppele, presidente Veronesi nel Mondo – Circolo di Charleroi, l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni, presidente Veronesi nel Mondo – sede di Verona, il sgnor Francesco Ercolano, Console generale d'Italia a Charleroi, la signora Ornella Cencig, assessore agli affari economici ed al commercio, monsieur Jean Louis Delaet, direttore del sito « Bois du Cazier ». Tutti i discorsi sono stati contraddistinti dalla commozione e dalla sobrietà. Il momento è stato particolare, gente in silenzio, rispettuosa.

L'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni e Lino Stoppele hanno scoperto la targa, offerta dall'Associazione Veronesi nel Mondo di Verona. Targa dedicata al lavoro degli emigranti veronesi sparsi nel mondo, ed in particolare a Giuseppe Corso vittima veronese di quel famigerato 8 agosto 1956. Il diacono Angelo Macchia ha benedetto la targa. E' stato un momento di intensa religiosità. L'onorevole Ceni ha letto "In memoria di Giuseppe Corso, testimone in terra belga, con il sacrificio della vita dei veronesi, missionari di operosità, solidarietà e pace. I due bambini, Eleonore e Luka hanno deposto il mazzo di fi ori ai piedi della targa. Applausi. E' seguita la visita del sito « Le Bois du Cazier» testimone della più grande catastrofe mineraria che il Belgio abbia mai conosciuto: 262 vittime, fra le quali 136 italiani. Lino Stoppele ha presentato un breve riassunto, spiegando che cos'è una miniera, e cosa e successo, quel 8 agosto 1956. Tutti attenti alla narazzione, rispettuosi del luogo dove è avvenuta la catastro fe.

C'è stata quindi la visita al « memorial » dove si può vedere la foto di Giuseppe Corso fra i suoi compagni di sfortuna. Il loro sogno svanì a Marcinelle l'8 agosto 1956. A mezzogiorno si è ripartiti verso il Centre de délassement di Marcinelle, dove, poco più tardi, Gabriel Caliaro, presidente dei Vicentini nel Mondo, circolo di Charleroi, ha dichiarato aperta la prima Festa delle Ciliegie. Nella splendida sala « Les restaurants » i posti a sedere vanno a ruba. Una valutazione « bassa » fatta verso le 13 ha indicato che in questa sala c'erano più di 300 persone a gustarsi i prodotti tipici veronesi. I cassieri Vilma, Carlo, erano circondati da un folto gruppo di partecipanti, agglutinati intorno al tavolo aspettando di potere comperare il ticket. La modernissima ed attrezzata cucina del Centre ha stentato ad accontentare tutte le ordinazioni, malgrado il lavoro senza sosta della squadra veronese composta da Graziella, Ivana, Leonida, affiancati da numerosi volontari . Odori nostrani, quasi dimenticati. Papille gustative in festa. Al bar, Vittorio « il vicentino » e la sua « equipe » hanno avuto molto da fare per servire tutti gli assetati . Ed è stato cosi per tutta la giornata.

Partita in modo « lento ma non troppo », la Festa delle Ciliegie è proseguita in modo « allegro molto sostenuto » Al piano inferiore le cassette di « rosse » si specchiavano nella splendida vetrata della sala « La rotonde ». Anche lì molto lavoro per i compagni vicentini e veronesi adetti agli stand delle ciliegie, e degli affettati. I cassieri Jean Pierre e Dominique erano sovraccaricati. Le ordinazioni si susseguivano a ritmo pazzesco. Circa una centinaia di persone andavano e venivano. Saluti, dialoghi in dialetto veneto. Felicità di essere assieme.

Nel primo pomeriggio è iniziato il primo congresso dei presidenti dei Veronesi nel Mondo dei Circoli d'Europa. In una sala appositamente riservata per l'evento, più di cinquanta persone hanno assistito a questo importante congresso. L'onorevole presidente Giuseppe Riccardo Ceni, ha introdotto il dibattito. Resta in mente la sua espressione "Fare squadra". Da non dimenticare, ma sopratutto da mettere in atto. Lino Stoppele ha riassunto che cosa e stata l'emigrazione veneta in Belgio. Ci e voluto molto tempo prima di potere dire che la comunità veneta si sia bene integrata alla popolazione di Charleroi. E' stato molto apprezzato il discorso del consigliere Massimo Mariotti. Nel pomeriggio, a cura del regista Alessandro Anderloni, con la collaborazione del maestro di scuola Tiziano Panato, la troupe della terza media, scuola di San Giovanni Ilarione ha presentato la comedia " Miniera ed emigrazione". Un tema molto conosciuto, ed anche vissuto qui nella regione di Charleroi. Si poteva temere l'indifferenza, ed anche una certa disaffezione dalla parte del pubblico. Ed invece non è stato cosi. « Miniera ed emigrazione » è stata interpretata da ragazze e ragazzi che non hanno vissuto l'emigrazione, che non sono mai scesi giù nelle viscere della terra per staccare il carbone. La novità e questa. Con il regresso del tempo, questi adolescenti hanno portato un altro sguardo sull'argomento. La loro spontaneità, le loro battute, le loro repliche in dialetto veronese, hanno emozionato, e nello stesso tempo entusiasmato le duecento persone presenti nella magnifica « Salle des spectacles ». Complimenti.

In serata i fornelli si sono rimessi a funzionare al massimo delle loro possibilità. Le stesse squadre che si erano date da fare a mezzogiorno erano presenti anche per la cena. Nella sala Restaurants, l'equipe veronese, nella sala la Rotonde l'equipe vicentina. Corragiosi, instancabili, niente sarebbe stato possibile senza la loro disponibilità. Stesso scenario. Partecipanti agglutinati alle casse. Lunghe file alla cucina, ad aspettare i piatti odoranti. Profumi di casa, fragranze dimenticate. Tutto prosegue in ordine. Incontri, strette di mano, sorrisi, atmosfera di festa, ambiente musicale condotto da Salvatore. Si schizza un passo di danza. Al tavolo delle autorità, i membri del Consiglio di Amministrazione dell'Associazione Veronesi nel Mondo, sede di Verona, con la loro presenza hanno rimarcato l'importanza dell'evento della giornata. Marcello non si è mai fermato, si è moltiplicato, per fare in modo che le cose andassero lisce. C'erano 300 persone nella Salle restaurants. Più di 100 nella Salle la rotonde. Si è proseguito così fino alle 24. Ultimi canti, ultimo ballo, mentre le note musicali si perdevano nel rumore ambientale. « Le butele, i buteì », gli adulti, tutti a dormire. Le luci si sono spente al Centre de délassement de Marcinelle. Le porte si sono chiuse su quella che e stata una giornata memorabile. Gioia e felicità veronese e vicentina.

Domenica 1° giugno.Come dicono i francesi: « C'est le lendemain de la veille».Siamo all'indomani della vigilia. Avevamo un pò male ai capelli, « la carne greva », stanchi morti, ma eravamo pronti a ricominciare. Si è partiti per una gita a Bruxelles. Responsabile e guida, Carlo. In programma La grand place, l'Atomium, il quartiere del Parlamento europeo. I turisti veronesi e vicentini hanno ringraziato Carlo, la signora Argentina insegnante di italiano in Belgio, e la sua amica impiegata alla Comunità Europea della loro gentilezza e della loro disponibilità. Si voleva anche celebrare la messa ma, in mancanza di celebranti, la cerimonia religiosa non è stata possibile. Bisogna credere che Dio, al Centre de délassement, non ci può venire. Peccato perchè sarebbe stata una « prima ». A mezzogiorno si sono riaperte le porte della "Salle de la rotonde ". Stesso scenario della vigilia. Sale affollate. Certi visi si sono già visti . Hanno già partecipato alla vigilia. Si sentono bene alla festa delle ciliegie, e dunque sono venuti a fare il bis. Degustazione di prodotti tipici......ancora. Rumori caratteristici di cavatappi. Squadre di volontari stanche ma felici di fare felici. E' seguito il concerto del cantante Stefano Centomo. Il presidente dei Vicentini nel Mondo, Gabriel Caliaro, ha presentato l'artista. Stefano Centomo al pianoforte, con la sua bella voce ha incantato giovani e se niors. Un programma musicale inedito per noi veronesi e vicentini di Charleroi. Nel pomerggio si è svolta invece la Conferenza sui 500 anni dalla nascita di Andrea Palladio. A cura di Ferruccio Zecchin. Con la sua competenza, con la sua totale conoscenza della vita, e dell'opera del Palladio, Ferruccio ci ha fatto passare un'ora di vera cultura. Questa conferenza ci voleva in quanto per noi veronesi e vicentini di Charleroi, Andrea Palladio e quasi uno sconosciuto. Grazie a Ferruccio di averci con il suo brio, la sua vena, fatto conoscere, sentire Andrea Palladio nel dettaglio. A tre ore dalla chiusura della Festa delle ciliegie era sempre alto il numero di partecipanti che si godevano il delizioso momento di consumare un ultimo piatto di tortellini . Un bicchiere in mano, salute ed allegria. Promesse di rivederci. « Qualche ceresa da portar casa. Un salame, na sopressa, per ricordar la festa » . Festa ormai agli sgoccioli. Sul podio Gabriel e Carlo, microfono in mano, hanno cantato insieme. Qualche copia si è goduta l'ultimo ballo. Ma la scena finale è stata proposta dalle ragazze, ed i ragazzi di terza media, scuola di San Giovanni Ilarione. Una generazione non più del « Mazzolin dei fiori », ma quella dell' Y.M.C.A.

In serataè calato il sipario su una favolosa, e memorabile Festa delle Ciliegie, al Centre de délassement di Marcinelle – Charleroi. Conclusione: la Festa delle Ciliegie di Charleroi è stata una riuscita totale, tanto al punto di vista dell'organizzazione, che per la frequentazione. Con molta attenzione mi sono applicato a stimare quante persone hanno partecipato. Si può dire senza esagerare che per i due giorni del sabato e della domenica, e tenendo conto di una stimazione « bassa », circa 1200 persone sono venute a fare la festa con i veronesi ed i vicentini di Charleroi. Ma la riuscita della Festa delle Ciliegie, non è il merito di una sola persona, che sia veronese o vicentina. Non è il merito di un solo presidente, di una sola autorità, di un solo responsabile. Questo grandissimo successo è stato dovuto a tutti quegli che si sono impegnati con tutte le loro forze, e le loro possibilità. Assieme al presidente Gabriel Caliaro, voglio rivolgere i miei più sentiti, e meritatissimi ringraziamenti a tutti i membri delle due associazioni veronesi e vicentini di Charleroi. Associazioni che si sono avvicinate per mettere in cantiere, e riuscire, questa grande festa. A tutti i volontari, a tutte le gentili persone che per due giorni interi hanno lavorato alla cucina, al bar, alle casse, agli stand, dando il meglio della loro persona, per rendere felici le 1200 persone che ci hanno dato fiducia e sono venuti a partecipare. Ringrazio tutte le persone con le quali eravamo in contatto, tanto a Verona, che a San Giovanni Ilarione.

Questa riuscita totale e anche merito loro. Malgrado i 1000 chilometri che ci separono credo di potere dire che l'intesa è stata totale. Terminando farò mia l'espressione del nostro caro presidente Giuseppe Riccardo Ceni, " Bisogna fare squadra". Caro Presidente, La Festa delle Ciliegie di Charleroi, non è stata preparata, fatta, da una squadra, ma da "uno squadrone" composto da autorità, responsabili, volontari, provenienti da Verona, Vicenza, e Charleroi. Tutta gente stimata alla quale diciamo grazie.

Lino Stoppele

Un messaggio di fratellanza

Sono grato per l'opportunità che mi viene data di raggiungere i "Veronesi nel mondo", attraverso il periodico dell'Associazione che li rappresenta. Vorrei salutare, prima di tutto, i "veronesi di qua". In particolare il neo eletto Consiglio di Amministrazione, a cominciare dalla figura del Presidente, on. Giuseppe Riccardo Ceni, i vice presidenti, Giuseppe Bertani, Maurizio Filippi e tutto lo staff di collaboratori. La chiesa veronese ha sempre guardato con grande simpatia a questa Associazione e al prezioso lavoro svolto a favore delle comunità di emigrati dalla nostra Provincia. A prova di questa stima e sollecitudine sta anche il fatto che essa ha sempre voluto essere rappresentata da un sacerdote diocesano, con le funzioni di Consigliere e di assistente spirituale. In questo momento il mio pensiero va a don Walter Soave, per tanti anni interprete di questo ruolo, svolto con passione di cuore, generosità e dedizione incondizionata. A lui il mio grazie e gli auguri più cari. Al suo successore, Mons. Bruno Fasani, auguro di portare nell'Associazione le stesse doti di cuore del predecessore, insieme alla ricchezza comunicativa e di intelligenza che tutti gli riconoscono. Guardando all'attività dell'Associazione "Veronesi nel mondo", mi viene spontaneo pensare a due priorità. La prima è quella di porre attenzione ad eventuali povertà od urgenze che possano riguardare i nostri connazionali residenti all'estero. Non sempre e non per tutti l'avventura emigratoria s'è risolta nei toni sereni di un meritato successo. E non sempre le condizioni sociali e politiche dei Paesi di residenza garantiscono condizioni di tranquillità. Non si tratta ovviamente di farsi carico di urgenze strutturali, cui deve rispondere la società di appartenenza, quanto di mandare segnali di vicinanza e di incoraggiamento, facendo sentire il profumo delle radici, in un ideale prolungamento della famiglia di origine. Senza scordare che in ambito missionario, molte Congregazioni e famiglie religiose veronesi operano spesso in condizioni di grande fatica a favore dei più sfortunati. So che l'Associazione s'è prodigata con generosità encomiabile, proprio su questo versante. Per questo, non posso che esprimere il mio plauso ammirato e l'invito a dar continuità, nella misura del possibile, a questa gara del cuore a favore dei più deboli.

Un seconda priorità su cui vorrei richiamare l'attenzione dell'Associazione, è più propriamente culturale. Tenere i legami con i veronesi nel mondo è operare perché le tradizioni e le virtù fiorite da un contesto sociale particolare, come può essere quello di una provincia veneta, quale Verona, possano essere tenute vive, alimentate e rinverdite, come un patrimonio d'origine, originale e virtuoso. Talvolta, la tendenza a mettere in evidenza i difetti di una terra, impediscono di vedere il tanto di buono che da questa terra è germinato. Lo sanno bene i nostri emigrati che, al di là della possibile nostalgia per la Patria lontana, sanno ancora leggere con disincantato realismo il bene che hanno ricevuto dalla propria terra di appartenenza. Tenere alta la veronesità è alimentare l'originalità di un sentire umano e cristiano che ha fatto da fondamento culturale alla crescita di questi nostri fratelli, impedendo che l'omologazione dei costumi, renda evanescente un patrimonio di grande originalità. Sarà per me motivo di gioia, compatibilmente con altri impegni, presenziare a qualche significativa manifestazione o celebrazione dell' Associazione "Veronesi nel mondo". Per ora, a tutti quelli che operano in Italia e ai tanti veronesi che risiedono all'estero, giunga il mio saluto più cordiale insieme alla mia paterna benedizione.

Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona

L'augurio del primo cittadino

Rivolgo ai Veronesi nel mondo il mio più caloroso saluto e il mio personale compiacimento per l'apprezzata attività svolta all'estero da quanti, molti anni orsono, partirono dalla nostra città alla ricerca di condizioni di vita e di lavoro migliori.
In tanti anni di tenace lavoro, i nostri concittadini emigrati, i loro figli, i loro nipoti, hanno contribuito a tenere alto nel mondo il nome di Verona: per questo desidero trasmettervi il più sincero ringraziamento dell'intera comunità veronese.
So che voi siete sempre informati e seguite con interesse e partecipazione i progressi che la vostra città d'origine ha compiuto in questi anni. Un contatto costante con la lingua, la cultura, le tradizioni della terra veneta, mantenuto anche grazie all'impegno profuso con grande dedizione da quanti operano nell'Associazione che rappresenta i Veronesi all'estero, che desidero ringraziare per il prezioso compito svolto, oltre che per le importanti iniziative di solidarietà internazionale avviate.
A tutti voi, che pur mancando da tanti anni continuate a mantenere vivo il legame di affetto con Verona, vada dunque il mio saluto più cordiale e l'abbraccio di tutta la nostra comunità, con l'augurio di proseguire con sempre maggior successo la vostra attività lavorativa.

Flavio Tosi, Sindaco di Verona

L'apprezzamento della Provincia

Un particolare apprezzamento a Veronesi nel mondo e al prezioso lavoro che questa associazione realizza al fine di mantenere saldi legami tra chi si trova a vivere e lavorare lontano dalla terra di origine. Ma apprezziamo soprattutto la capacità di essere presenti e mantenere vivo - in noi e con noi - un rapporto che si è fatto via via più forte e consapevole.
Il sentimento nostalgico di chi un tempo doveva allontanarsi dal proprio paese, ha ceduto il posto alla elaborazione di un legame profondo con le proprie origini di chi ha scelto di vivere e lavorare altrove.
Proprio la distanza si è tradotta in forza propulsiva, lucidità e vigore attinti proprio da un bagaglio mentale e culturale tipico della gente veneta. E di qui la passione, l'entusiasmo che ha portato alla feconda attività degli associati e alla nota e diffusa rivista che ospita la comunità.
L'istituzione che rappresento è consapevole che il patrimonio culturale e valoriale della nostra terra è diffuso nel mondo da questi cittadini cui riconosciamo il merito di esportare e promuovere non solo un modello culturale, ma un sistema dinamico di approccio al lavoro che fa dell'ingegno e della professionalità motivo di riconosciuto apprezzamento.
Il fenomeno economico che ci ha resi una delle aree più dinamiche d'Europa nasce proprio dalle qualità che ritroviamo nelle origini e nella storia che ci sono proprie. Non solo. Voglio ricordare a questo proposito il fondamentale apporto di chi, da lontano, ha incentivato questa performance economica fin dal suo esordio, favorendo lo sviluppo dei rapporti commerciali e contribuendo a pieno titolo al benessere di quest'area.
Anche per il futuro dunque si prospettano occasioni di collaborazione e scambio, consolidate oggi da iniziative e accordi che vedranno gli attori coinvolti competere per le sfide del III millennio.
Un modo di fare sistema nel paese globale facilitato dalla tecnologia e fortemente sostenuto dall'ingegno e dalla volontà che contraddistingue da sempre la nostra gente.

Elio Mosele, Presidente della Provincia di Verona



La vicinanza della regione

La realtà degli emigranti veneti è una tra le pagine più importanti della storia recente della nostra regione. In particolare siamo vicini ai Veronesi nel mondo che, come tanti altri veneti, attraverso il loro lavoro e i loro sacrifici hanno favorito la creazione di una rete di contatti umani, professionali e istituzionali, fondamentali per una solida collaborazione tra il Veneto e il resto del mondo. A tutti va il mio caloroso saluto e l'auspicio che la rinuncia a vivere nella propria terra natia possa essere stata ampiamente ripagata dalla soddisfazione di aver creato un futuro più stabile per la propria famiglia. Mi auguro però che l'amore per le proprie radici venga conservato di generazione in generazione e trasmesso in maniera tale da sviluppare la curiosità e l'interesse di chi, lontano dal nostro Paese, voglia cogliere l'opportunità di venire a scoprire una terra che racchiude storia, cultura, arte e umanità. Infine, condivido quanto ha detto l'assessore Oscar De Bona al convegno dei Giovani Emigranti a Montevideo, ovvero l'importanza di fornire ai giovani una preparazione adeguata nelle associazioni, nelle federazioni e nei comitati veneti nel mondo, poiché questo è l'unico strumento per dare una sostanziale continuità al mondo associazionistico. Puntiamo sui giovani, quindi, perché saranno loro a guidare domani queste realtà così importanti, sia per noi che siamo in Italia, sia per tutte le comunità all'estero che vogliono mantenere vivo il legame con la propria terra d'origine.

Giancarlo Galan, Presidente della Regione Veneto


Il valore fondante del proprio lavoro

Se c'è una categoria da cui prendere esempio è quella dei migranti. Persone che hanno avuto un grandissimo coraggio, quello di lasciare la propria terra per cercare un futuro diverso in un'altra parte del mondo, in luoghi lontani, talvolta ostili, dove, con il loro lavoro, hanno saputo creare realtà nuove e positive, da cui sono scaturiti benessere e sviluppo, anche per le generazioni successive.
A loro, e in particolare ai Veronesi nel Mondo, va il più cordiale saluto, la mia vicinanza come rappresentante di due importanti realtà economiche del territorio scaligero, la Camera di Commercio e l'aeroporto Valerio Catullo, con l'augurio di un futuro sempre più ricco di soddisfazioni. A loro e ai loro discendenti, ai figli e ai nipoti dei <vecchi> veronesi che seppero realizzare una vita nuova tanto lontano dalla loro terra d'origine va l'apprezzamento mio personale e quello degli enti di cui sono presidente. E un grazie per tutto quello che i Veronesi nel Mondo, con la loro infaticabile attività, sanno testimoniare quanto c'è di buono in questa nostra terra veronese.

Fabio Bortolazzi, Presidente Camera di Commercio di Verona


Più attenzione per i circoli

È stato approvato il bilancio e sono state rinnovate le cariche

Più attenzione per i circoli degli ex emigranti, iniziative per i giovani e, naturalmente, un rinnovato impegno per tutti i veronesi sparsi nel mondo e per i loro discendenti, la cui attività non solo ha incrementato e incrementa le economie locali ma «esporta il modello veronese della solidarietà». Lo ha ribadito il presidente dell'Associazione Veronesi nel mondo, l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni, confermato nel suo ruolo di guida nella recente assemblea del Consiglio d'amministrazione del sodalizio svoltasi alla camera di Commercio.
Dopo le votazioni il nuovo Cda è risultato così formato: Giuseppe Riccardo Ceni presidente, Giuseppe Bertani vice presidente, Maurizio Filippi vice presidente; consiglieri, monsignor Bruno Fasani, Massimo Mariotti, Benito Scamperle, Luigino Confente; segretario Ottavio Messetti. Revisori dei conti: Stefano Morbioli presidente, Emanuela Benedetti, Adriano Giuseppe Ferro, Nereo Dal Bianco. Probiviri: Giorgio Gioco, Giovanni Rana, Luigi Righetti.
I past presidents dell'associazione sono stati Alberto De Mori (1972 - 1976), Attilio Beghini (1976 - 1994), Fernando Solinas (1994 - 2001) e Claudio Valente (2001 - 2005) presidente onorario.
Al momento del rinnovo, ha spiegato il presidente Ceni, «abbiamo voluto che, oltre ai rappresentanti degli enti di diritto, nel nuovo Cda fosse dato spazio anche i rappresentanti dei circoli veronesi, per valorizzarne l'impegno, affinchè venga apprezzato non solo in seno all'associazione ma anche al di fuori, nella società e in particolare negli ambienti dei giovani».
Nel corso dell'assemblea, il presidente Ceni ha ricordato con affetto e stima la figura di don Walter Soave, che fu assistente dell'associazione. «Se avessi avuto dei dubbi sul fenomeno dell'emigrazione», ha detto ceni, «don Soave meli avrebbe fatto passare subito. Questo sacerdote è stato un punto di riferimento che non solo mi ha messo a disposizione la sua lunga esperienza di prete tra i migranti ma ha favorito il collegamento con la Curia, con cui anche oggi l'associazione ha ottimi rapporti».
Ha ricordato poi, il presidente, che l'associazione si è fatta carico di iniziative culturali e umanitarie in collaborazione con i circoli all'estero, in particolare in Brasile, in Argentina, in Belgio, in Lussemburgo ma anche altrove. «Ora cercheremo di guardare di più ai Paesi dell'est e in particolare alla Romania», ha precisato Ceni. «Verona non è solo la città dell'amore, come la descrivono certi slogan turistici, ma è anche la città che a pieno titolo può considerarsi una delle grandi esportatrici di solidarietà nel mondo. E attraverso la nostra associazione, testimonia che esiste, e in maniera superiore, questa solidarietà, fatta di aiuto concreto a scuole, comunità iniziative socio-sanitarie e culturali nei confronti delle popolazioni dei luoghi dove i veronesi si sono stabiliti ma anche nei confronti degli stessi emigranti che possono essere venuti a trovarsi in situazioni di difficoltà».


Il monumento all'emigrante veronese

Si chiamerà "Anello nel tempo" e sarà una concreta testimonianza d'affetto ai tanti emigranti veronesi sparsi nel mondo. L'opera, una scultura in marmi policromi dell'artista veronese Virgilio Ferrari (emigrante che divide la propria attività fra Verona e Chicago), di notevoli dimensioni, alta circa cinque metri e larga sei, sarà collocata sulla circonvallazione esterna in prossimità della stazione di Porta Nuova. L'iniziativa, voluta dall'associazione Veronesi nel Mondo, di cui è presidente Giuseppe Riccardo Ceni, e sostenuta economicamente dall'Asmave, l'associazione dei marmisti veronesi, è già stata approvata dalla Giunta e dovrebbe essere collocata entro la fine dell'anno.
«In questo modo si va a colmare un vuoto nella storia recente della nostra città», dice il presidente Ceni, «per testimoniare la riconoscenza della città a tanti benemeriti concittadini, grazie alla disponibilità data dal Consorzio marmisti veronesi. Questo monumento non vuol essere comunque un semplice omaggio alla memoria di tanti migranti ed ex emigranti ma anche un messaggio forte, di condivisione, ai migranti del terzo mill ennio, come tanti manager veronesi che in giro per il mondo dimostrano il valore delle loro origini».
Per l'assessore con delega ai veronesi nel mondo, Vittorio Di Dio, «l'opera, oltre al valore artistico, si carica di una considerevole valenza perchè rende testimonianza ad un'intensa pagina di storia e si pone come anello di congiunzione fra passato, presente e futuro nel nome di una comune tradizione di cultura e affetti».
La forma anulare della scultura va interpretata in termini di fede nuziale, che esprime fiducia nella forza costruttiva del tempo e nel progresso della collettività cittadina. La varietà dei materiali di cui è composta la scultura, invece, esprime l'unità che è possibile nella diversità della nostra comunità che è in continua evoluzione. Da questa simbolica fede nuziale nasce un nuovo spazio ideale al centro dello spazio pubblico. Ma l'associazione Veronesi nel Mondo non si è limitata a questa iniziativa. Ha anche fatto pubblicare un interessante volume fotografico, intitolato semplicemente Verona, con foto di Stefano Signorini, in cui racconta attraverso le immagini la storia della città negli ultimi cento anni, alternando a visioni moderne immagini antiche e accompagnando questa narrazione ideale con le poesie di Giovan Battista Pighi, Angelin Sartori, Tolo Da Re e Berto Barbarani.
Una sorta di biglietto da visita della città, che sarà proposto anche agli emigranti, per far conoscere loro una città non solo ricca di pregevoli monumenti e opere d'arte ma anche di elementi moderni, una città che in un secolo ha subìto notevoli trasformazioni, che ha conosciuto un grande sviluppo economico e che si sta proiettando su orizzonti internazionali con la forza del sio lavoro e delle sue tradizioni.


I Veneti incontrano l'ANCI

Positivo incontro tra le Associazioni dei Veneti del Mondo e l'ANCI Veneto (che aggrega tutti i comuni del Veneto) quello svoltosi lo scorso 18 aprile a Rovigo. Le Associazioni – rappresentate dai Bellunesi nel Mondo, i Polesani nel Mondo, i Veneziani nel Mondo e i Veronesi nel Mondo – sono state ricevute dal presidente dell'ANCI Veneto Vanni Mengotto e dal consigliere Aldo Rondina. A loro sono state illustrate varie proposte per un proficuo rapporto tra le nostre associazioni e i comuni del Veneto e soprattutto perché i comuni siano più attenti alle necessità e alle richieste dei loro cittadini all'estero.
Dopo una premessa in cui si è fatto presente che i Veneti all'estero chiedono di essere considerati cittadini del proprio Comune a pieno titolo, e allorché rientrano, temporaneamente o definitivamente, di essere accolti con il riguardo che merita un italiano all'estero che , con il suo lavoro e la sua vita, ha fatto onore alla terra d'origine, è stato chiesto all'ANCI di sostenere presso la Regione del Veneto l'annosa richiesta che nel prossimo statuto regionale venga finalmente riconosciuto il diritto di voto regionale all'estero e la rappresentanza in consiglio regionale. Ci si è poi soffermati su varie altre richieste: che in ogni Comune ci sia un delegato all'emigrazione/immigrazione e, soprattutto, che nelle iniziative di interscambio con le comunità all'estero vengano coinvolte le nostre associazioni. E ancora, si è parlato delle provvidenze della legge regionale sui Veneti nel Mondo, di borse di studio a giovani veneti per corsi post universitari nelle nostre Università, di ricerche anagrafiche volte al riconoscimento della cittadinanza, di agevolazioni fiscali per i cittadini all'estero, di sostegno ai Circoli locali, e così via. E' stata anche offerta la disponibilità di collaborare con i Comuni per arricchire la comunicazione con i veneti nel mondo , soprattutto con i giovani, tramite i nuovi strumenti informatici. Come si vede, una nutrita serie di proposte, che hanno incontrato l'attenzione e l'adesione dei dirigenti dell'ANCI, i quali, non solo le faranno gradualmente presenti ai comuni, ma le proporranno ad un'assembla dei sindaci, in cui le associazioni saranno invitate ad illustrarle. Al termine i convenuti hanno partecipato alla cerimonia conclusiva di "Dire & Fare", la grande mostra dell'ANCI Veneto, da vari anni ospite della Fiera di Rovigo.

Rinnovo del sodalizio tra imprenditori e professionisti

È Mauro Galbusera, 55 anni, il nuovo presidente del'Assimp, il quinto da quando l'Associazione è stata fondata, nel 1994, per iniziativa di 25 imprenditori e professionisti tra i più rappresentativi del territorio veronese. L'imprenditore del settore assicurativo, laureato in filosofia, è stato eletto all'unanimità durante un'assemblea che si è svolta al circolo ufficiali. Votati anche i membri di Consiglio e di Giunta. Orfeo Zaghi sarà il nuovo direttore.Il passaggio di testimone tra Giorgio Montresor e Mauro Galbusera è avvenuta nel corso di un'assemblea straordinaria. Il neo eletto resterà alla guida dell'associazione fino al 2011. Galbusera ha una consolidata esperienza associativa che nell'ultimo triennio ha vissuto nel ruolo di vicepresidente. In questo ruolo ha caldeggiato un'importante iniziativa di solidarietà, sostenendo il progetto del sacerdote veronese don Renzo Zocca, fondatore dell'associazione di volontariato L'Ancora, per la creazione di una casa di accoglienza per persone in stato di disagio sociale o in difficoltà, a Pescantina, iniziativa sulla quale Galbusera ha fatto convergere l'interesse di molte istituzioni veronesi, esprimendo così quello spirito di solidarietà che dà slancio a tanti sodalizi, compreso quello dei Veronesi nel Mondo, che proprio dell'attenzione a chi vive situazioni di disagio ha fatto una delel proprie bandiere.

L'Assimp è un'associazione unica nel suo genere, sorta per dare un contributo concreto alla società,mettendo a disposizione dell'intera collettività sia le energie ed i mezzi propri delle due categorie, sia, soprattutto, le competenze, le tecniche d'impresa, le metodologie operative. In tale contesto sono di fondamentale importanza la ricerca ed il mantenimento di proficui rapporti con le Istituzioni pubbliche, locali e nazionali, per concorrere alla definizione dellaprogettualità complessiva relativa al campo economico e sociale. L'Associazione non fornisce, di norma, beni materiali, ma consegue i fini associativi attraverso elaborati di studio, convegni e relativi atti, seminari e pubblicazioni che riguardano argomenti di interesse generale, anche di piena attualità, di rilievo locale ma anche nazionale. L'attività dell' Associazione è la summa del lavoro delle 11 Commissioni, distinte per materia, che si occupano dei temi e dei problemi di interesse del proprio settore.

Assemblea a Schifflange

Domenica 16 marzo giorno delle Palme al ristorante Chez-Toni di Schifflange ove ha avuto luogo la tradizionale Assemblea Generale, organizzata dal Circolo di Lussemburgo.
All'ordine del giorno figuravano il bilancio 2007, il programma 2008, il rinnovo della tessera, il soggiorno nelle Marche dal 18 maggio al 1° giugno-2008 ed il ballo annuale fissato quest'anno a l'11 ottobre al polivalente di Schifflange, che per la prima volta la serata sarà animata da un'orchestra veneta che si chiama "Tutti Colori".
Dopo il dibattito era già ora di pranzo e quindi tutti a tavola.
La giornata si è conclusa con l'auspicio di rincontrarci alla prossima manifestazione.
Prima di salutarci il presidente Vito Spinosa ha mostrato a tutti i presenti l'estratto bancario già spedito con la somma di 1500 euro, dono all'Associazione Solidarite-Afrique un aiuto ai bambini da Burkina Faso. L'occasine mi è gradita per un cordiale saluto.

Vito Spinosa

Un diploma per la signora Felicita

Il 13 Giugno scorso l'Associazione Veronesi nel Mondo ha conferito alla signora Felicita Loncrini un diploma di benemerenza per i lunghi anni di emigrazione.
La signora Felicita, nata a Torri del Benaco il 4 gennaio 1924, partì da Genova alla volta di Buenos Aires il 27 gennaio 1948, nel lungo viaggio, durato oltre venti giorni , un giovane di Malcesine affrontava la stessa avventura. I lunghi giorni di forzata convivenza compirono il miracolo e i due ragazzi, giunti a destinazione, confermarono il sentimento nato sulla nave e si sposarono. La coppia stabilitasi a Buenos Aires visse venticinque anni nel nuovo paese lavorando con impegno e fu allietata dalla nascita di due figlie e tre nipoti. Alla morte del marito avvenuta nel 1973 la signora Felicita non resistendo alla nostalgia fece ritorno periodicamente in Itali. Ora un grave problema di salute la costringerà, forse definitivamente, a tornare in Argentina per trascorrere la sua, ci si augura, ancora lunga,vecchiaia accanto alla sua famiglia.

L'opera è protagonista

L'opera italiana strappa applausi in Argentina. Ed è grazie ad un'iniziativa del circolo di Buenos Aires dei Veronesi nel Mondo che un vasto pubblico ha potuto godere della raffinata musica lirica italiana, come ci riferisce Luciano Stizzoli, presidente del circolo argentino. "Nonostante il freddo e la pioggia, il Salone Degli Atti del Collegio Carlo Steeb delle Sorelle della Misericordia di Verona, nella sede di via Camarones 3154, è stato nuovamente riempito dagli entusiasti e calorosi partecipanti del secondo concerto del 2007", racconta Stizzoli. "Così come era stato fatto in aprile con l'opera La Traviata, il Dipartimento di Cultura della associazione Veronese L'Arena ci ha convocato domenica scorsa 22 luglio a un nuovo appuntamento di alto livello operistico, tanto che questo incontro è stato dichiarato dalla Legislatura della città Autonoma di Buenos Aires " di interesse culturale per la città",e nel suo ciclo Teatro Colon para todos, l'istituto Superiore di arte del Teatro Colon ha rappresentato l'opera "Il barbiere di Siviglia" di Gioacchino Rossini, opera in due atti di carattere allegro, grazioso e umoristico che ha fatto emozionare e applaudire le oltre 450 persone che hanno presenziato l'evento". Presenti a questa opera c'erano i rappresenteanti delle associazioni e delle instituzioni della comunità italiana, con il patrocinio di Herrajes Arena, Vademarco S.A., Cayter Cielorrasos S.R.L., Insuma Sur S.A., Ferrosider, Trademet, J.C. Refreigeración s.r.l., Metalurgica R.L., Aceros Borroni S.A., C.A.V.A., Sr. Carlos Cuanotti, Torneria Automática Digitalizada, grazie ai quali si sono potuti realizzare questi concerti.
La direzione dell'opera è stata del magistrale direttore Salvatore Caputo, al pianoforte il maestro Marcelo Ayub, nella parte di Rosina Laura Polverini, soprano,Figaro interpretato magistralmente dal baritono Christian Maldonado, il conte Almavira da Ivan Maier, Don Bartolo da Fernando Rado e Don Basilio da Juan Barrile. "Il successo di queste rappresentazioni ci anima nel seguire questo cammino", commenta Stizzoli, "e a programmare per quest'anno la rappresentazione tra le altre cose di ulteriori due opere, nel mese di aprile il concerto della Opera Rigoletto di Giuseppe Verdi e a luglio le Nozze di Figaro di Mozart".
Il maestro Salvatore Caputo, originario di Salerno, con alle spalle anni di studio e di direzioni artistiche, è stato invitato nel febbraio del 2005 al Teatro Colon di Buenos Aires per ricoprire il ruolo di direttore del coro, dove ha ottenuto un grande successo con l'esecuzione del Requiem di Verdi. Nella stagione 2006 ha ottenuto grandi successi nella realizzazione dei Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi, della Boheme di Puccini e della seconda sinfonia di Mahler.

ESPIRITO SANTO: Il Veneto ai Tropici

Lo Stato dell'Espirito Santo occupa un'area di 46.184,1 chilometri quadrati sulla costa del Brasile e fa parte della regione Sudeste, confinando a est con l'oceano Atlantico (sono piu' di 400 chilometri di spiagge!), a nord con lo Stato di Bahia, a sud con lo Stato di Rio de Janeiro e a ovest con lo Stato di Minas Gerais. È stato una capitania ereditaria, quindi uno degli Stati piu' antichi del Brasile, ma è stato lasciato di lato fino alla seconda meta' del 1800 perche' considerato solo uno "stato cuscinetto" destinato a proteggere con le sue foreste le miniere d'oro e di pietre preziose di Minas Gerais (appunto, "miniere generali").
Attualmente l'Espirito Santo è uno degli stati piu' sviluppati economicamente del Brasile ed ha un enorme potenziale di crescita. Conta infatti con una localizzazione geografica privilegiata, ricchissime riserve di minerali radiottattivi sulla costa, un grande complesso portuale (sono sette porti, di cui il Porto di Tubarão è considerato il piu' grande porto per l'esportazione di minerale di ferro del mondo), la seconda maggior produzione di petrolio e le piu' grandi riserve di gas naturale del Brasile. Oltre a questo, lo Stato ha con una grande produzione di cellulosa grazie ad estese piantagioni di eucalipto ed è considerato il piu' grande produttore di marmo e granito del mondo. Pochi luoghi al mondo possiedono una varieta' di materiali comparabile a quella del suolo capixaba (ossia dell'Espirito Santo). Qui sono estratte e lavorate pietre che vanno dal più bianco dei marmi fino al più nero dei graniti, passando attraverso um'infinita' multicolore di graniti variegati ed esotici. Non è um caso che la ditta Antolini di Verona abbia scelto per la sua sede per il Sudamerica l'Espirito Santo. Tutti gli anni a febbraio si tiene a Vitória la Vitòria Stone Fair, un'importantissima fiera del marmo e granito che riunisce rappresentanti dei piu' importanti mercati del mondo e che si sta affermando ogni anno di più come uno dei motori dell'industria estrattiva minerale.
L'agricoltura dell'Espirito Santo è ricca e diversificata, tanto che i suoi prodotti sono esportati negli altri stati brasiliani e all'estero, soprattutto frutta tropicale, zenzero, pepe e caffè. Il caffè più pregiato, l'arabica, è acquistato in Italia da Illy caffè.
La capitale dello Stato, Vitoria, è situata su un'isola dallo stesso nome ed è caratterizzata da una bellezza naturale molto speciale, alleata a tratti modernissimi. Fondata ufficialmente l'8 settembre 1551, Vitoria è una delle 10 citta' piu' antiche del Brasile, ma sta diventando una citta' moderna che ha molto da offrire a chi la visita: spiagge, hotel di categoria Internazionale, centri commerciali, buoni ristoranti dove si possono provare i tipici piatti di pesce (moqueca e torta capixaba)e soprattutto l'azzurro del mare e il verde delle montagne, sotto la luce intensa del sole tropicale. Tutto questo fa di Vitória una citta' con un'altissima qualita' di vita.
Ma la grande sorpresa dell'Espirito Santo è costituita dalla sua popolazione: troviamo qui la maggior colonia italiana (in percentuale) dell'America Latina e la piu' grande del Brasile: il 72% dei suoi 3.351.669 abitanti sono discendenti di italiani, ossia circa due milioni e mezzo. Di questi circa il 60%, ossia quasi un milione e mezzo, sono veneti e di questi possiamo calcolare che un 20% sia veronese... stiamo parlando di circa 300.000 persone! Questo fa dell'Espirito Santo un "Veneto ai tropici" a tutti gli effetti! L'emigrazione italiana inizio' nell'ultimo quarto del 1800, quando l'esaurimento delle miniere di Minas Gerais (appunto: "miniere generali") rese inutile il mantenimento della barriera naturale costituita dalla foresta vergine. Gli emigranti italiani, arrivati circa 60 anni dopo i tedeschi, ricevettero "colonie" (25 ettari ) di foresta sulle montagne e furono abbandonati a se stessi, senza nessun contatto con la madre patria, tanto che nel 1895 il Governo Italiano proibi' l'emigrazione nello Stato dell'Espirito Santo, vista la mancanza di infrastruttura. Gli emigranti veronesi arrivarono negli ultimi anni dell'emigrazione, attorno al 1895, e fu un'emigrazione "paesana", nel senso che si imbarcarono intere famiglie dello stesso paese, spinte dal sogno comune di far fortuna in "Merica". Il blocco dell'emigrazione da parte del Governo italiano costrinse gli emigrati ad un isolamento durato per piu' di un secolo e alla perdita di ogni contatto con la madre patria, ma ha permesso che le tradizioni italiane fossero mantenute nelle citta' della província, soprattutto quelle situate sulle montagne, cosi' come ha permesso che si parli ancora il dialetto veneto in famiglia e nelle comunita' piu' lontane. Il contributo italiano nella cultura e nell'economia dell'Espirito Santo è stato ed è di fondamentale importanza: non solo gli italiani hanno fondato molte citta', ma la loro presenza si ritrova nella cucina locale, dai piatti di pasta ai dolci, nei cognomi esibiti sulle insegne dei negozi e delle ditte, nelle feste che celebrano le tradizioni portate dall'Italia (imperdibile la Festa della polenta, a Venda Nova do Imigrante, entrata nel Guinnes per la polenta piu' grande del mondo, 1.200kg! www.festadapolenta.com.br ), nei cori e nei gruppi di danza. Un'altra eredita' veneta sono le piccole proprieta' agricole a gestione familiare, oggi trasformate in agriturismi. La terza e quarta generazione di discendenti è tornata in Italia per imparare a produrre vini, salumi e formaggi di qualita' con le ottime materie prime locali e oggi nelle loro case offrono puina e socol, oltre ad altri prodotti tipici ai turisti che passano giorni indimenticabili nelle montagne tropicali dell'Espirito Santo.
Lo Stato è conosciuto anche per il numero incredibile di orchidee native e per la ricchezza di colibri, símbolo questi della piu' antica citta' italiana del Brasile, Santa Teresa, fondata nel 1855 da un gruppo di trentini ma dove oggi vivono molti discendenti di veronesi. Anche Santa Teresa ha una bellissima festa, il cui momento piu' alto è la Carretella del Vin, una sfilata per le via della cittadina in cui vengono ricordati i momenti piu' commoventi dell'immigrazioni e le arti e mestieri portati dai noni.
Questo pezzo di Brasile, sconosciuto anche a molti brasiliani, merita di essere conosciuto... e non meravigliatevi se, come veneti, vi sentirete stranamente in casa!

Vanda Andreoli, nata a Verona, si è trasferita in Brasile nel 1991. Vive a Vitória con il marito italo-brasiliano e due figli.

Da 15 anni si occupa di promozione dell'italiano nello Stato dell'Espirito Santo, dove coordina i corsi di lingua e cultura italiana del Ministero degli Esteri per i discendenti, con la supervisione del Consolato Generale di Rio di Janeiro. È presidente del costituendo Circolo Veronesi nel Mondo dell'Espirito Santo (CIVES).

 

Marcello Pernigotto

Marcellino Pernigotto, 32 anni, libero professionista, soavese di adozione ma originario di Vestenanova, vicepresidente del Circolo Veronesi del mondo della Valdalpone è stato incaricato dal Presidente dell'associazione Veronesi nel mondo, l'onorevole Giuseppe Riccardo Ceni a rappresentare i giovani veronesi a Montevideo, al terzo meeting dei Giovani Veneti del Mondo. L'incontro per la prima si è svolto all'estero, a Montevideo, in Uruguay, tra il 21 e il 29 giugno, per richiesta dei giovani sudamericani. L'iniziativa è stata recepita e voluta fortemente dalla Regione Veneto che ha inviato il suo rappresentante, l'assessore regionale Oscar De Bona che ha la delega ai veneti nel mondo. Marcellino Pernigotto ha iniziato la sua esperienza con l'associazione Veronesi nel mondo a febbraio, prima con l'allestimento a san Giovanni Ilarione del raduno provinciale ex migranti, poi a fine maggio con l'organizzazione della tre giorni della Festa delle ciliegie a Charleroi, in Belgio, mettendo in collaborazione Veronesi e Vicentini nel mondo del Belgio.

Festa degli Gnocchi a Griffith

Lo scorso 25 Maggio 2008, a Griffith, cittadina di 24mila abitanti del Nuovo Galles del Sud, Australia, a sette ore di macchina da Sydney, si e' svolta l'annuale "Festa dei Gnocchi", organizzata con scrupolosa dedizione dalla Presidente Rosetta Rossi del Circolo Veronesi di Griffith.
Alla festa hanno partecipato piu'd i 270 persone, alle quali si sono aggiunti rappresentanti provenienti dal Circolo di Melbourne, capeggiati da Renzo e Ida Zanella, e da Sydney, nella persona di Michele Grigoletti. La giornata si e' svolta all'insegna della convivialita' presso il Yoogali Club, con un pranzo a base di delicatezze veronesi,mentre gli invitati sono stati intrattenuti dalla presenza del Papa' del Gnocco e di Giulietta e Romeo, utilizzando costumi provenienti dall'Italia. Un folto gruppo di presenti, si sono recati inoltre a visitare il Museo Italiano di Griffith, dove sono stati raccolti numerosi oggetti e documenti appartenuti alle prime famiglie italiane che hanno raggiunto questo angolo d'Australia, ed hanno poi proseguito visitando l'azienda e la fattoria d'agrumi della famiglia Brighenti, Mario e Sue, e del capostipite, Giuseppe Brighenti, 99 anni, originario di Verona. Griffith, nata dal nulla circa 70 anni fa, è stata trasformata in un giardino sempre verde dalla tenace operosità e dal sacrificio degli italiani - prevalentemente veneti e calabresi - approdati lì all'inizio del secolo quando era ancora terra arida, inospitale e senza vita. Un giardino nel deserto che oggi produce il 30% degli agrumi d'Australia: arancie, limoni, mandarini e pompelmi, grazie a 3 milioni di alberi da frutto. Ma non solo, oggi Griffith è soprattutto associata al buon vino e al buon cibo e italianissimi sono i nomi di alcune delle più importanti aziende vinicole della zona, De Bortoli, Dal Broi, Zappacosta e Casella, per nominarne alcune. Casella Wines e' una realta' economica locale che impiega piu' di 350 dipendenti a tempo pieno. Il 60% dei circa 24mila abitanti di Griffith, è di origine italiana e di questi meta' sono di origine triveneta; l'italiano è la seconda lingua ufficiale, ed è insegnato a scuola a fianco dell'inglese. A marcare ulteriormente il legame con l'Italia, la nascita nel 2002 del Griffith Italian Museum and Cultural Center, all'interno del Pioneer Park Museum, voluto dal sindaco John Dal Broi, oriundo veneto di Treviso, per testimoniare il grande contributo che gli Italiani hanno dato alla cittadina. Oggi Griffith e la sua comunita' veneta e veronese sono considerati dei veri e propri baluardi di italianità. Un esempio lo e's tata la famiglia Rossi, Rosetta, Marisa e Ludovico, che con l'occasione desidero ringraziare di cuore per l'ospitalità e la cortesia ricevuta.

Michele Grigoletti

Leader nel settore agroalimentare e lapideo

L'ente al servizio del Made in Italy

Veronafiere è il primo organizzatore diretto di manifestazioni in Italia e tra i principali in Europa (al 12° posto per metri quadrati venduti). Un ruolo che il nuovo Piano industriale e il Piano delle infrastrutture si propongono di consolidare con ulteriori investimenti pari a 68 milioni di euro entro il 2011 (che si aggiungono agli oltre 80 già sostenuti tra il 2004 e il 2006), il lancio di nuove manifestazioni, l'ampliamento del quartiere e dei parcheggi, il potenziamento dell'attività internazionale, l'aumento del fatturato complessivo e di quello generato dai servizi. Leader nel settore agricolo e agroalimentare (Vinitaly, Fieragricola, Eurocarne, Siab, Agrifood sono alcuni dei suoi marchi più conosciuti), Veronafiere ha sviluppato nel corso della sua attività, iniziata nel 1898, nuove aree di interesse quali l'edilizia, le costruzioni e i trasporti (Samoter, Marmomacc, Legno&Edilizia, Bus&Bus Business), l'arredamento (Abitare il Tempo, Vivi la Casa, Progetto Fuoco), lo sport, il turismo, il lusso e il tempo libero (Fieracavalli e Model Expo Italy), e la formazione professionale (Job&Orienta), ideando e promuovendo rassegne internazionali di successo. Valido strumento della politica del governo centrale e regionale, il sistema fieristico gioca un ruolo importante nel sostegno dell'innovazione tecnologica, dell'aggiornamento professionale e dell'internazionalizzazione dell'economia dell'Unione europea. L'80% per cento della promozione delle piccole e medie imprese, spina dorsale dell'economia italiana ed europea, transita infatti, direttamente o indirettamente, attraverso le fiere, che sono chiamate a fornire sempre più valore aggiunto alla propria attività. Partendo da questi presupposti, Veronafiere porta nel mondo i suoi grandi marchi, come ambasciatori del made in Italy di qualità, confermandosi come insostituibile supporto per le aziende nella loro strategia di internazionalizzazione e nella conquista dei mercati globali, sia consolidati che emergenti. Veronafiere è associata ad Emeca (l'Associazione che raggruppa i principali enti fieristici europei), all'Ufi (the Global Association of the Exhibition Industry), all'Aefi (Associazione esposizioni e fiere italiane, di cui è vicepresidente il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani) e ad Eurasco (European Federation of Agriculture Exhibition and Show Organizers), l'associazione europea che annovera le più importanti rassegne fieristiche del settore agricolo ed agroalimentare. Veronafiere, la cui compagine societaria è composta, tra gli altri soggetti, da Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Camera di Commercio di Verona, Provincia di Verona, Magazzini Generali, Veneto Agricoltura, Regione Veneto, Banco Popolare di Verona e Novara e Banca Intesa, è storicamente una struttura economica fondamentale per Verona e la sua provincia ed una grande vetrina promozionale per il suo territorio e per l'intera Regione. La realtà territoriale in cui opera l'Ente, infatti, offre dei plus strategici ed economici di grande rilievo propri di una città attiva e dinamica, ma ancora a misura d'uomo. La provincia veronese è il crocevia naturale di due fondamentali direttrici di trasporto europee, la Stoccolma-Palermo e la Barcellona-Kiev, che rappresentano l'anello di congiunzione tra nord e sud Europa e tra ovest ed est. Nel corso degli anni Verona ha sviluppato un grande sistema logistico, che sta diventando uno dei più importanti del sud Europa, composto da Aeroporto Catullo, Cargo Center, Interporto Quadrante Europa, il più grande centro intermodale a trasporto combinato stradale-ferroviario-aereo d'Europa, Magazzini Generali, Veronamercato (commercializzazione di prodotti agroalimentari, ortofrutta, fiori, carne e pesce), Sistema logistico (Circoscrizione doganale, centro spedizionieri, centro autotrasportatori), Sistema ferroviario (terminal trasporti combinati, raccordo ferroviario) e Fiera di Verona. Veronafiere collabora da tempo con le primarie istituzioni economiche e culturali cittadine, fra cui il Museo di Castelvecchio e la Fondazione Arena di Verona, con la quale, insieme agli Aeroporti del Sistema del Garda (Catullo di Verona e Montichiari di Brescia), Veronafiere ha stipulato un accordo che permette a espositori e visitatori delle principali fiere internazionali di effettuare il check in all'interno del quartiere (tra i padiglioni 4 e 5, dove è stato allestito un apposito stand). L'intesa prevede inoltre l'interscambio di diversi servizi tesi a migliorare la gestione dell'incoming e dell'outgoing dei visitatori diretti in Fiera o degli spettatori dell'Arena, con tanto di servizio informazioni per l'utenza. Infine c'è una reciproca promozione delle attività sia attraverso la distribuzione di materiale pubblicitario tramite i rispettivi canali, tra cui le riviste, che tramite lo scambio, già attuato, di banner e link di collegamento nei rispettivi siti internet istituzionali. La Fiera e la città hanno un forte legame, storico ed economico – l'attività della Fiera si traduce, annualmente, in un indotto di notevoli proporzioni in termini valutari (oltre 850 milioni di euro) e di occupazione (4mila posti di lavoro in Veneto) –, che ha radici profonde e ben consolidate.

Supereuro, dollaro e petrolio

Le imprese tra vecchie e nuove sfide del mercato globale

Se ne è parlato il 10 aprile scorso al Polo Zanotto, nel corso del convegno "Verona nel Mondo – Report 2008", organizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con l'Università degli Studi di Verona. Ospiti d'eccezione, il giornalista televisivo Bruno Vespa e il giornalista de La Repubblica Giuseppe Turani
Giovedì 10 aprile, presso il Polo Zanotto dell'Università di Verona, ha avuto luogo la terza edizione di "Verona nel mondo", l'ormai tradizionale appuntamento annuale nel quale la Camera di Commercio di Verona presenta, in anteprima assoluta, i dati aggiornati relativi all'import-export provinciale. Nel corso dell'evento, dedicato ai problemi legati all'internazionalizzazione delle imprese e ai nuovi equilibri che si stanno creando a livello mondiale, l'attenzione è stata focalizzata sulle attuali criticità legate ai sistemi dei cambi e alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime (petrolio in primis). Temi "caldi", che stanno coinvolgendo non solo il mondo economico e imprenditoriale, ma anche i comuni cittadini, i loro consumi, i loro risparmi. Di assoluta attualità le domande alle quali si è cercato di dare una risposta: saremo "travolti" dalla difficile situazione economico-finanziaria degli Stati Uniti? L'economia mondiale è in recessione o in semplice frenata? L'Europa ha la capacità di far fronte alle attuali criticità dell'economia internazionale? Le nostre imprese hanno la forza e i mezzi per rimanere sui mercati esteri? Inoltre, su quali mercati "puntare"? Il nostro sistema bancario è in grado di supportare le imprese italiane che vogliano aprirsi a nuovi mercati? Il convegno è stato aperto dal Magnifico Rettore dell'Ateneo scaligero, Alessandro Mazzucco, seguito dal Presidente della Provincia, Elio Mosele e dall'Assessore comunale al Personale e agli Enti partecipati Sandro Sandri (ora Assessore alla Sanità della Regione Veneto). Il Presidente della Camera di Commercio, Fabio Bortolazzi, ha introdotto i temi del convegno, con un'analisi puntuale sulla situazione economica internazionale e sugli scenari che si stanno delineando. Partendo dalla crisi dell'economia americana, passando attraverso la crisi dei mutui subprime, fino alla vertiginosa caduta del dollaro nei confronti dell'euro e all'inarrestabile ascesa dei prezzi del petrolio e delle materie prime, il Presidente Bortolazzi ha enunciato tutti gli elementi che minacciano le imprese italiane, che in passato "riuscivano a superare la crisi avvalendosi degli strumenti finanziari disponibili, fiduciose che, in breve tempo, l'emergenza sarebbe rientrata". Tuttavia "oggi siamo in presenza di una crisi strutturale e queste soluzioni-tampone, che di per sé coprono tempi limitati, non sono più applicabili" e "i traguardi fin qui faticosamente conseguiti sembrano vacillare". Le esportazioni nei paesi dell'area del dollaro risultano infatti in diminuzione (per Verona nel 2007 – rispetto al 2006 - si è registrato un -10,9% verso gli Stati Uniti), con prospettive di ulteriori cali, visto il continuo apprezzamento del cambio Euro/Dollaro. A questo dato va aggiunto la performance negativa del mercato tedesco: le esportazioni veronesi verso la Germania, nostro principale mercato di sbocco, hanno subito una perdita del –3,6%. E' pensabile che la perdita di "peso" dei paesi dell'area del dollaro possa essere compensata dall'incremento delle esportazioni verso altri paesi come quelli dell'Europa Orientale, del Mediterraneo, del Medio Oriente? Forse sì, nel breve periodo (considerando che nel 2007 la Russia ha fatto un +55,1%), ma nel medio e lungo periodo ciò potrebbe non verificarsi, tenendo anche conto che la Russia non ha lo stesso numero di consumatori degli Stati Uniti e non è ipotizzabile che il nostro export in quel Paese mantenga costante una percentuale così positiva. Per sostenere le imprese in un periodo così difficile, è necessario – secondo Bortolazzi - avere uno Stato leggero, che costi di meno dando di più, soprattutto in materia di infrastrutture, che sia in grado di supportare le proprie imprese, lasciandole allo stesso tempo lavorare. Tutto questo potrebbe aiutare le imprese italiane nella difficile opera di rimanere competitive sui mercati internazionali.

ISTITUTO STIMMATINI

Padre Ronconi tra i diseredati dello Tzunami

Un sacerdote veronese è stato nominato Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, onorificenza data per la prima volta a cinque italiani in Thailandia per quello che stanno facendo per i poveri e per quelli colpiti dallo tsunami. Si tratta di padre Ferdinando Ronconi, sacerdote stimmatino, l'unico veronese ad avere ricevuto questa medaglia. La vicenda di padre Ronconi risale a oltre 50 anni fa. Bisogna ritornare al 21 agosto 1952 quando cinque padri Stimmatini italiani giunsero a Phuket, in Thailandia, e aprirono la scuola Daoroong. Nel 1958 costruirono la prima chiesa del sud della Thailandia dedicata alla Madonna Assunta. "Quei missionari però capirono subito che prima di parlare di Cristo Risorto o dell'Assunta dovevano preoccuparsi di far risorgere la gente e specialmente i poveri", spiega padre Ronconi, che racconta:"Perciò sono partiti con il doppio binario della scuola per i molti giovani della citta'e con la chiesa per i pochi cristiani dell'isola.Migliaia sono le persone aiutate attraverso queste due attività. Per ben 50 anni gli Stimmatini, seguendo lo spirito del loro fondatore San Gaspare Bertoni, hanno cercato di essere vicini alla popolazione ma specie ai giovani, ai poveri e ai sofferenti".

Ora per capire la storia anche del villaggio di Pha Maprao, attuale missione di padre Ronconi, si deve fare un passo indietro e ritornare al disastroso evento dello tsunami del 26 dicembre 2004.In quell'occasione tutte le cinque provincie,Ranong, Phuket,Pangna, Krabi eTrang, 600 chilometri, affidate alla cura pastorale dei padri Stimmatini , furono gravemente colpite dallo tsunami. "Gli Stimmatini, e tante altre organizzazioni ,nazionali ed internazionali ,hanno assistito tutti senza distinzione di luoghi, razze, religione, lingua", racconta il sacerdote veronese. "Poi passata l'emergenza i responsabili delle varie zone ,specie a Krabi e Takuapa, hanno portato avanti dei programmi secondo le necessita' locali.Per la provincia di Phuket noi ci siamo concentrati in modo particolare nel villaggio di Pha Maphrao composto da oltre 200 famiglie ,12 chilometri dal centro della citta'di Phuket, sulla strada che va verso l'aereoporto , in localita' Sapam. La maggiorparte della gente di questo villaggio, sono pescatori. Fino allo tsunami del 2004 credo che ben poche persone conoscevano Pha Maprao e le stradine che, serpeggiando per piu' di 1000 metri, lo attraversano tutto dividendolo in sei settori ben distinti. Piantato proprio sul mare c'è il villaggio dei Gipsi . Poi gruppi diversi di Thai, ben divisi oltre che dalle viuzze, anche da un canale largo circa cinquanta metri.Lo tsunami qui ha distrutto molte barche e danneggiato le povere abitazioni su palafitte. Però non ci sono stati morti, perchè il villaggio fu colpito solo indirettamente,cioè dall'alta marea non dalla violenza diretta delle onde. In seguito allo tsunami molte organizzazioni statali, cattoliche o di altro genere sono andate ad aiutare il villaggio di Pha Maphrao,ognuno secondo le loro specifiche finalità e possibilità economiche, come la Caritas Internazionale ed Italiana, World Vision, l'Ambasciata Italiana, l'associazione N.A.D.I.A, Bambarco, la Regione Lazio".

In poco tempo le case sono state rifatte,le barche comperate e la gente ha potuto riprendere una vita quasi normale. Tutte le varie organizzazioni però, precisa padre Ronconi, "sono intervenute senza un programma preciso di collaborazione. Perciò i soldi spesi sono stati molti ma senza un visibile miglioramento del villaggio. Chi va a Pha Maphrao, anche oggi ,ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un villaggio abbandonato, povero,sporco e senza un futuro. La chiesa cattolica pero' ha continuato la sua presenza,qui ed altrove ,portando riso e cose di prima necessità in ben 260 famiglie. Pagando la retta scolastica per piu' di 50 alunni. Stando vicino specie a quelle famiglie dove c'erano orfani,persone malate od invalidi. Mano a mano che le famiglie miglioravano la loro condizione economica anche i nostri aiuti si sono concentrati su 35 famiglie piu' bisognose alle quali,ogni settimana,diamo cinque chili di riso mentre a 25 alunni paghiamo la retta scolastica, libri, divisa, trasporto od altre necessità."

Ma perchè l'opera fosse piu' efficace e prolungata nel tempo, i padri Stimmatini hanno dato vita al centro sociale Bertoni House, che sarà inaugurato nell'occasione del 50mo della chiesa,cioè il 23 agosto,con l'invito di autorità civili e religiose,organizzazioni e di tante altre persone che hanno collaborato in diversi modi per la realizzazione di questo ed altri progetti.Il centro sociale costruito con il contributo della Caritas italiana è diviso in cinque parti : cucina, ufficio, sala computers e TV , servizi, sala di ricreazione che sara' fornita di due calcetti,due ping-pong e faciltazioni per altri giochi per bambini. A circa 100 metri c'e' il campo per le attività esterne: pallone , pallacanestro , bemintong, pallavolo, giochi di gruppo e tutto quello che si può organizzare con bambini ed adulti.

Il Bertoni House, ricorda padre Ronconi. è intitolato al fondatore degli Stimmatini, San Gaspare Bertoni, pioniere degli Oratori Mariani a Verona e persona molto sensibile alle necessità delle famiglie, dei poveri, dei malati, dei soldati e dei carcerati. San Gaspare visse in un'epoca difficile, nel 1800, quando ci furono sanguinose guerre tra Austria, Francia e Italia. Gli uomini erano impeganti a combattere. Le donne dovevano badare alla casa, lavoro, ed i bambini erano abbandonati sulle strade. Il Bertoni cominciò a radunare questi bambini negli oratori per farli giocare, dare una buona educazione, e cibo, da condividere però con gli oltre cento poveri della città che ogni giorno si presentavano per essere sfamati. "Sull'esempio di quel santo uomo anche noi Stimmatini ,suoi figli spirituali, cerchiamo di essere vicini a bambini,poveri ,ammalati con scuole, centri sociali, visite alle famiglie ed intervenendo ovunque ci siano delle necessita' particolari come durante lo tsunami del 26 dicembre 2004 ", dice padre Ronconi. "Nel centro sociale però, oltre le normali attività ricreative e caritative, ci sarà una novità assoluta e prima nel suo genere in Thailandia cioè il raffreddamento dell'ambiente con il sistema Geo Exchange ,energia rinnovabile ,messo a punto dall'ingegnere italiano Salvatore Consentino". Il sistema consiste nell'affondare delle serpentine nel fango della palude del sottosuolo e poi far circolare acqua pulita che passando attraverso una pompa geotermica rinfresca tutto l'ambiente con una spesa comparabile al condizionamento di una sola stanza . Il sistema adottato nella Bertoni House , rappresenta la prima applicazione in assoluto di Geo-Exchange in Thailandia . Un esempio di risparmio energetico da conoscere ed imitare. Il sistema e' un esempio di uso di energia pulita e a basso costo, applicabile anche in case private ,ma soprattutto ,in grandi alberghi, scuole, dove il consumo elettrico e'altissimo e l'aria condizionata convenzionale, spesso ha effetti dannosi collaterali rilevanti.

Per la costruzione del centro si è cercato di badare all'essenziale, alla funzionalita'e alla utilita'della gente ,evitando sperpero di soldi o ricerca del lusso riducendo cosi'al minimo le spese di manutenzione e non offendere la sensibilita'delle povere famiglie adiacenti. "Anche gli operai,uomini e donne, sono tutte persone del villaggio", precisa il sacerdote, "così ,i soldi spesi per la costruzione, sono finiti nelle tasche della gente locale e non nelle banche di imprese già ricche e famose. Quindi il centro oltre che essere un luogo di incontri e ricreazione per adulti e bambini, cerca di aiutare tutti a crescere umanamente, spingere alla collaborazione e preparare a qualche profesione utile per il villaggio ed anche altrove come assistenza turistica, lingue, computers, parrucchiere ,cucina, ma ,soprattutto, saper vivere insieme facendo il proprio dovere e rispettando i diritti degli altri e salvaguardando l'ambiente naturale".

Proprio per tutte queste "cosette" messe insieme , il 4 marzo 2008 , il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, ha conferito a padre Ferdinando Ronconi ,responsabile principale di tutte queste diverse attività, e a cinque altri italiani ,impegnati in opere sociali e caritative,in varie parti della Thailandia, la decorazione di Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, onorificenza consegnata a Bangkok dall'ambasciatore Ignazio Di Pace. Ma gli effetti disastrosi dello tsunami quindi, non sono ancora finiti. "Il centro sociale è appena nato", puntualizza padre Ronconi. "Dovra'crescere e cercare di coinvolgere tutti i vari gruppi del villaggio. Solo così quanto fatto finora porterà dei benefici duraturi ed efficaci. Ora la chiesa madre di Phuket puo' continuare il suo cammino verso i 100 anni sperando che, il bene fatto in questi 50 anni, si moltiplichi sempre di piu' a vantaggio della gente locale e dei molti turisti che ogni anno visitano la Thailandia".

Madre Vincenza Poloni

Il 21 settembre sarà una data importante per Verona. Verrà beatificata la Venerabile Serva di Dio Vincenza Maria Poloni, fondatrice con il beato don Carlo Steeb dell'Isitituto Sorelle della Misericordia. L'evento avverrà con una cerimonia solenne al Palazzetto dello Sport presieduta dal Cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione dei Santi che sarà anche il rappresentante del Santo Padre. Una notizia che ha riempito di gioia anche le suore dell'Istituto di Buenos Aires, di cui è superiora la veronese suor Ancilla Seno, per il quale il locale circolo dei Veronesi del mondo ha avviato un'intensa attività di collaborazione per le sue iniziative educative e sociali, collaborazione che non solo ha coinvolto gli Istituti Veronesi delle Sorelle della Misericordia del Beato Carlo Steeb ma anche le suore della Compagnia di Maria di Don Provolo, che operano in Argentina.La vicenda della beatificazione di madre Vincenza Poloni prende avvio già all'indomani della sua morte. Parecchie persone notificarono le grazie ricevute attraverso la sua intercessione.