Ci eravamo lasciati, al numero scorso
del nostro periodico, con un Verona che sembrava andare
"meglio del previsto", e navigava in zone, se non esaltanti,
abbastanza tranquille. Purtroppo nelle ultime settimane
sono venuti paurosamente a galla tutti i limiti della
squadra allestita per quest'anno dal presidente Pastorello,
dal direttore sportivo Mauro Gibellini (l'indimenticato
'Gibo' dell'anno della promozione in serie A con Osvaldo
Bagnoli), e messa in campo, non senza errori, da un
tecnico non navigato come Sandro Walter Salvioni. Insomma,
sono arrivati in serie risultati ampiamente deludenti,
ma quel che ha preoccupato di più è stato
vedere, in campo, una compagine apparentemente sfiduciata,
senza nerbo, scricchiolante da tutte le parti, che dava
sempre la sensazione di aver paura di tutto. E così,
nonostante le continue smentite, dopo un'ennesima sconfitta
subita a Piacenza (che pure è senz'altro squadra
più forte del Verona, ma contro i rossoblu di
Gigi Cagni l'Hellas si è arreso praticamente
senza combattere), e le pesantissime contestazioni dei
tifosi (sempre esagerati, anche quando hanno buone ragioni.
Non si arriva ad aggredire un allenatore di calcio!),
mister Salvioni ha rassegnato e ha fatto bene
data la situazione le dimissioni.
Pastorello e Madde'
Dopo qualche incertezza, la dirigenza gialloblù
(che adesso ha nel conte Pietro Arvedi il suo nuovo
presidente, ma è sempre Pastorello in realtà
l'uomo forte di maggioranza, che comunque, salvo nuovi
ripensamenti, dovrebbe lasciare definitivamente il Verona
a fine stagione, speriamo con l'Hellas ancora in serie
B) ha deciso, intelligentemente, di puntare su una vecchia
bandiera gialloblù, ovvero Sergio Maddè.
Chi ha superato la quarantina certamente non se l'è
dimenticato. Per gli altri diciamo che Maddè,
nato nel milanese nel 1946, è stato un ottimo
centrocampista degli anni '60/70. Dopo aver esordito
nel Milan di Gianni Rivera, arrivò a Verona nel
1967. Era l'Hellas del commendator Garonzi allenato
da Niels Liedholm, e anche grazie alla regìa
di Maddè centrò la serie A. Fu il periodo
più luminoso di Sergio che giocò a Verona
fino al 1970, rivelandosi una delle migliori mezzale
italiane, tanto da entrare nel giro (anche se poi non
fu incluso tra i ventidue effettivi) della Nazionale
che partecipò quell'anno ai Mondiali del Messico.
Trasferito a Torino, con i granata Maddè vinse
una Coppa Italia praticamente da solo in finale contro
il Milan, quindi passò al Mantova per poi tornare
in riva all'Adige, dove visse altre bellissime stagioni
nell'ottimo Hellas di Ferruccio Valcareggi.
Oltre ad una tecnica, di prim'ordine, la dote migliore
del Maddè calciatore era il senso della geometria,
del raziocinio, della logica calcistica.
Doti confermate, seppur con meno visibilità,
anche da tecnico. A fine carriera Sergio si è
fermato nella nostra città, è stato 'secondo'
del grande Osvaldo Bagnoli, che ha seguito anche nella
bella esperienza al Genoa (oggi più derelitto
del Verona), ed ha avuto già l'occasione di allenare
i gialloblù qualche anno fa in serie B, quando
subentrò nel girone di ritorno a Cagni, riportando
l'Hellas ad una buona posizione di classifica finale.
Insomma Maddè ha anche il vantaggio di essere
uno che conosce benissimo l'ambiente veronese, che è
amato e rispettato dalla tifoseria, proprio l'uomo di
cui aveva bisogno, anche in questo senso, il Verona
quasi allo sbando del dopo-Piacenza.
Il risultato, felicemente, è arrivato subito.
Con grande fatica, ma ritrovando cuore e geometrie di
gioco, il giorno dell'Epifania, il Verona è riuscito
a battere al Bentegodi il più quotato Venezia.
Per uno a zero, trovando il gol ad un quarto d'ora dalla
fine con il piccolo Cossu, subentrato da poco all'inconsistente
attaccante rumeno Mihalcea. Grande fatica, appunto,
a metter la palla dentro, a fronte di una superiorità
di gioco che l'Hellas ha dimostrato nei confronti dei
neroverdi lagunari per tutta la partita. E questo, assieme
ai piccoli equilibri di reparto apparentemente già
ritrovati, ci fa ben sperare. Accanto al fatto che,
con i tre punti sul Venezia, l'Hellas è già
passato dal terz'ultimo al quint'ultimo posto. Se il
campionato finisse oggi, insomma, sarebbe salvo. E questo
dev'essere l'obiettivo per quest'anno, secondo noi,
dei ragazzi di Maddè. Se poi a gennaio arrivasse
qualche rinforzo di personalità, tanto di guadagnato.
Abbiamo la sensazione che Maddè farà bene
come sempre ha fatto a Verona, senza squilli di tromba
e grandi proclami. Il 2003, che doveva celebrare il
centenario della squadra, è stato uno dei più
brutti della storia dell'Hellas. Il 2004 è cominciato
bene.