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    Aut. del Trib. di Verona del 6/6/1974 n.312 - Dir. Resp. Beppe Montresor
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Qui Verona: Si ricomincia (bene) da Maddè
 

Ci eravamo lasciati, al numero scorso del nostro periodico, con un Verona che sembrava andare "meglio del previsto", e navigava in zone, se non esaltanti, abbastanza tranquille. Purtroppo nelle ultime settimane sono venuti paurosamente a galla tutti i limiti della squadra allestita per quest'anno dal presidente Pastorello, dal direttore sportivo Mauro Gibellini (l'indimenticato 'Gibo' dell'anno della promozione in serie A con Osvaldo Bagnoli), e messa in campo, non senza errori, da un tecnico non navigato come Sandro Walter Salvioni. Insomma, sono arrivati in serie risultati ampiamente deludenti, ma quel che ha preoccupato di più è stato vedere, in campo, una compagine apparentemente sfiduciata, senza nerbo, scricchiolante da tutte le parti, che dava sempre la sensazione di aver paura di tutto. E così, nonostante le continue smentite, dopo un'ennesima sconfitta subita a Piacenza (che pure è senz'altro squadra più forte del Verona, ma contro i rossoblu di Gigi Cagni l'Hellas si è arreso praticamente senza combattere), e le pesantissime contestazioni dei tifosi (sempre esagerati, anche quando hanno buone ragioni. Non si arriva ad aggredire un allenatore di calcio!), mister Salvioni ha rassegnato ­ e ha fatto bene data la situazione ­ le dimissioni.


 Pastorello e Madde'


Dopo qualche incertezza, la dirigenza gialloblù (che adesso ha nel conte Pietro Arvedi il suo nuovo presidente, ma è sempre Pastorello in realtà l'uomo forte di maggioranza, che comunque, salvo nuovi ripensamenti, dovrebbe lasciare definitivamente il Verona a fine stagione, speriamo con l'Hellas ancora in serie B) ha deciso, intelligentemente, di puntare su una vecchia bandiera gialloblù, ovvero Sergio Maddè.

Chi ha superato la quarantina certamente non se l'è dimenticato. Per gli altri diciamo che Maddè, nato nel milanese nel 1946, è stato un ottimo centrocampista degli anni '60/70. Dopo aver esordito nel Milan di Gianni Rivera, arrivò a Verona nel 1967. Era l'Hellas del commendator Garonzi allenato da Niels Liedholm, e anche grazie alla regìa di Maddè centrò la serie A. Fu il periodo più luminoso di Sergio che giocò a Verona fino al 1970, rivelandosi una delle migliori mezzale italiane, tanto da entrare nel giro (anche se poi non fu incluso tra i ventidue effettivi) della Nazionale che partecipò quell'anno ai Mondiali del Messico. Trasferito a Torino, con i granata Maddè vinse una Coppa Italia praticamente da solo in finale contro il Milan, quindi passò al Mantova per poi tornare in riva all'Adige, dove visse altre bellissime stagioni nell'ottimo Hellas di Ferruccio Valcareggi.

Oltre ad una tecnica, di prim'ordine, la dote migliore del Maddè calciatore era il senso della geometria, del raziocinio, della logica calcistica.

Doti confermate, seppur con meno visibilità, anche da tecnico. A fine carriera Sergio si è fermato nella nostra città, è stato 'secondo' del grande Osvaldo Bagnoli, che ha seguito anche nella bella esperienza al Genoa (oggi più derelitto del Verona), ed ha avuto già l'occasione di allenare i gialloblù qualche anno fa in serie B, quando subentrò nel girone di ritorno a Cagni, riportando l'Hellas ad una buona posizione di classifica finale. Insomma Maddè ha anche il vantaggio di essere uno che conosce benissimo l'ambiente veronese, che è amato e rispettato dalla tifoseria, proprio l'uomo di cui aveva bisogno, anche in questo senso, il Verona quasi allo sbando del dopo-Piacenza.

Il risultato, felicemente, è arrivato subito. Con grande fatica, ma ritrovando cuore e geometrie di gioco, il giorno dell'Epifania, il Verona è riuscito a battere al Bentegodi il più quotato Venezia. Per uno a zero, trovando il gol ad un quarto d'ora dalla fine con il piccolo Cossu, subentrato da poco all'inconsistente attaccante rumeno Mihalcea. Grande fatica, appunto, a metter la palla dentro, a fronte di una superiorità di gioco che l'Hellas ha dimostrato nei confronti dei neroverdi lagunari per tutta la partita. E questo, assieme ai piccoli equilibri di reparto apparentemente già ritrovati, ci fa ben sperare. Accanto al fatto che, con i tre punti sul Venezia, l'Hellas è già passato dal terz'ultimo al quint'ultimo posto. Se il campionato finisse oggi, insomma, sarebbe salvo. E questo dev'essere l'obiettivo per quest'anno, secondo noi, dei ragazzi di Maddè. Se poi a gennaio arrivasse qualche rinforzo di personalità, tanto di guadagnato. Abbiamo la sensazione che Maddè farà bene come sempre ha fatto a Verona, senza squilli di tromba e grandi proclami. Il 2003, che doveva celebrare il centenario della squadra, è stato uno dei più brutti della storia dell'Hellas. Il 2004 è cominciato bene.

 
 
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