Ragazzi, non preoccupiamoci. Fino
a che in sella alla panchina c'è il signor Gigi
Del Neri da Aquileia, difficilmente avremo brutte sorprese.
La stoffa degli uomini si vede ancora di più
nei momenti di difficoltà. E momenti di difficoltà,
quest'anno,il Chievo ne ha avuti. Bisognava aspettarselo.
Già e difficile che una squadra di queste dimensioni,
innegabilmente piccole e provinciali, cioè, riesca
a rimanere in serie A per più di un paio di stagioni.
E sarebbe troppo, ancor più, chiederle di mantenersi
agli spettacolari livelli delle due ultime passate stagioni.
In più, come abbiamo già scritto nel numero
scorso, giustamente la società della Diga deve
fare sempre molta attenzione a spese e bilanci, e questo
ha comportato un profondo rinnovamento con ovvii
sacrifici del parco giocatori, con l'arrivo di
nuovi giovani, nuovi stranieri, magari non ancora assurti
alla grande notorietà.
Chievo-Roma
E così, con una squadra in gran parte rinnovata,
c'è voluto un po' di tempo prima di registrarne
i movimenti, individuarne le caratteristiche, capire
il modo migliore di impiegare i giocatori. Anzi, diciamo,
come dice sempre anche il mister, che il lavoro è
tuttora in progress.
C'è stato un periodo particolarmente difficile,
in cui i giallobù hanno preso sonore batoste
soprattutto dalle grandi, Roma Juventus e Milan, e in
cui si è avuto il timore che il giocattolo fosse
irreparabilmente rotto, con seri rischi, questa volta,
di rimanere intrappolati nella parte bassa della classifica.
E si sa com'è, quando magari si affloscia l'entusiasmo
dopo una serie di annate sbalorditive. Ma c'è
Del Neri, appunto. Uno che, accanto alle innegabili
capacità tecniche (conosce bene il calcio per
averlo giocato a buon livello, sa leggere le partite,
è dotato di capacità psicologica nel governare
lo spogliatoio, senza sbandierare paroloni o particolari
metodiche avanguardistiche), ha dalla sua un fortissimo
equilibrio (quello che manca a molti suoi colleghi,
soprattutto quando si trovano a dirigere i grandi club).
Così come invitava a non esaltarsi nel momento
dei trionfi ma sempre a tenere bene i piedi per
terra allo stesso modi il Gigi da Aquileia ha
lavorato per tranquillizzare tutti, giocatori e pubblico,
nel momento della difficoltà. Un momento brutto,
certo, con dei problemi da affrontare e risolvere, ma
tranquilli ragazzi, non siamo allo sfascio e torneranno
i giorni belli.
Così, prima della pausa natalizia, è arrivata
una striminzita, faticosa vittoria casalinga con l'Ancona,
ultima in classifica e apparentemente, a meno di grandi
rinforzi in arrivo entro fine gennaio, già condannata
alla retrocessione. Eppure, già in quel 'penato'
successo di misura, si capiva che il Chievo si era rimesso
in piedi, recuperando voglia di lottare, coraggio di
rischiare, entusiasmo.
Mangiato il pandoro (se non lo fanno al Chievo...),
riposate membra e menti, nella calza della Befana il
Chievo ha trovato tre 'mandole': quelle con cui Cossato,
Lanna e Barzagli (ultimo giovane in fase di grande crescita:
c'è chi lo vede in Nazionale a breve scadenza)
hanno steso alla grande, in trasferta, il Modena di
Alberto Malsani, a sua volta, adesso, in momento di
impasse. Tre a zero a Modena, ragazzi, con prestazione
brillante, superiorità netta, e quel collettivo
cui Chievo e Del Neri ci hanno abituati nei tre anni
passati. Con Cossato, Perrotta, Barzagli, Lanna sugli
scudi, gli stranieri Santana ed Amauri appena sotto.
Cosicché adesso, alla quindicesima giornata,
i gialloblù sono praticamente a metà classifica,
con 21 punti, in una posizione tranquilla che li vede
al di sopra di dodici lunghezze sulle quart'ultime,
la coppia Perugia-Lecce. Nell'anticipo di sabato prossimo,
poi, al Bentegodi arriva l'Udinese, appostata tre punti
più in alto. Insomma se si vince, impresa ardua
ma certo non impossibile, c'è la possibilità
di agganciare i bianconeri. E noi, sinceramente, in
questo Chievo abbiamo sempre fiducia. Si potrà
non raggiungere la bellezza estetica degli anni scorsi,
si potrà sbagliare qualche partita, e attraversare
altri periodi bui... ma c'è quel signore da Aquileia,
dalle idee chiare e semplici, che ha già deciso
di andare in pensione a 58 anni per godersi la famiglia
(adesso ne ha 53), in cui nutriamo grande fiducia e
che stimiamo infinitamente. Speriamo che rimanga a vita
al Chievo, ma francamente, se, come si dice, è
candidato alle panchine di Roma, Juventus, o addirittura
della Nazionale, non gli si può negare, visto
che l'ha ampiamente meritato, il diritto di mettersi
ancora alla prova.