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    Aut. del Trib. di Verona del 6/6/1974 n.312 - Dir. Resp. Beppe Montresor
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Qui Chievo: Del Neri sempre grandissimo
 

Ragazzi, non preoccupiamoci. Fino a che in sella alla panchina c'è il signor Gigi Del Neri da Aquileia, difficilmente avremo brutte sorprese. La stoffa degli uomini si vede ancora di più nei momenti di difficoltà. E momenti di difficoltà, quest'anno,il Chievo ne ha avuti. Bisognava aspettarselo. Già e difficile che una squadra di queste dimensioni, innegabilmente piccole e provinciali, cioè, riesca a rimanere in serie A per più di un paio di stagioni. E sarebbe troppo, ancor più, chiederle di mantenersi agli spettacolari livelli delle due ultime passate stagioni. In più, come abbiamo già scritto nel numero scorso, giustamente la società della Diga deve fare sempre molta attenzione a spese e bilanci, e questo ha comportato un profondo rinnovamento ­ con ovvii sacrifici ­ del parco giocatori, con l'arrivo di nuovi giovani, nuovi stranieri, magari non ancora assurti alla grande notorietà.


 Chievo-Roma


E così, con una squadra in gran parte rinnovata, c'è voluto un po' di tempo prima di registrarne i movimenti, individuarne le caratteristiche, capire il modo migliore di impiegare i giocatori. Anzi, diciamo, come dice sempre anche il mister, che il lavoro è tuttora in progress.

C'è stato un periodo particolarmente difficile, in cui i giallobù hanno preso sonore batoste soprattutto dalle grandi, Roma Juventus e Milan, e in cui si è avuto il timore che il giocattolo fosse irreparabilmente rotto, con seri rischi, questa volta, di rimanere intrappolati nella parte bassa della classifica. E si sa com'è, quando magari si affloscia l'entusiasmo dopo una serie di annate sbalorditive. Ma c'è Del Neri, appunto. Uno che, accanto alle innegabili capacità tecniche (conosce bene il calcio per averlo giocato a buon livello, sa leggere le partite, è dotato di capacità psicologica nel governare lo spogliatoio, senza sbandierare paroloni o particolari metodiche avanguardistiche), ha dalla sua un fortissimo equilibrio (quello che manca a molti suoi colleghi, soprattutto quando si trovano a dirigere i grandi club). Così come invitava a non esaltarsi nel momento dei trionfi ­ ma sempre a tenere bene i piedi per terra ­ allo stesso modi il Gigi da Aquileia ha lavorato per tranquillizzare tutti, giocatori e pubblico, nel momento della difficoltà. Un momento brutto, certo, con dei problemi da affrontare e risolvere, ma tranquilli ragazzi, non siamo allo sfascio e torneranno i giorni belli.

Così, prima della pausa natalizia, è arrivata una striminzita, faticosa vittoria casalinga con l'Ancona, ultima in classifica e apparentemente, a meno di grandi rinforzi in arrivo entro fine gennaio, già condannata alla retrocessione. Eppure, già in quel 'penato' successo di misura, si capiva che il Chievo si era rimesso in piedi, recuperando voglia di lottare, coraggio di rischiare, entusiasmo.

Mangiato il pandoro (se non lo fanno al Chievo...), riposate membra e menti, nella calza della Befana il Chievo ha trovato tre 'mandole': quelle con cui Cossato, Lanna e Barzagli (ultimo giovane in fase di grande crescita: c'è chi lo vede in Nazionale a breve scadenza) hanno steso alla grande, in trasferta, il Modena di Alberto Malsani, a sua volta, adesso, in momento di impasse. Tre a zero a Modena, ragazzi, con prestazione brillante, superiorità netta, e quel collettivo cui Chievo e Del Neri ci hanno abituati nei tre anni passati. Con Cossato, Perrotta, Barzagli, Lanna sugli scudi, gli stranieri Santana ed Amauri appena sotto.

Cosicché adesso, alla quindicesima giornata, i gialloblù sono praticamente a metà classifica, con 21 punti, in una posizione tranquilla che li vede al di sopra di dodici lunghezze sulle quart'ultime, la coppia Perugia-Lecce. Nell'anticipo di sabato prossimo, poi, al Bentegodi arriva l'Udinese, appostata tre punti più in alto. Insomma se si vince, impresa ardua ma certo non impossibile, c'è la possibilità di agganciare i bianconeri. E noi, sinceramente, in questo Chievo abbiamo sempre fiducia. Si potrà non raggiungere la bellezza estetica degli anni scorsi, si potrà sbagliare qualche partita, e attraversare altri periodi bui... ma c'è quel signore da Aquileia, dalle idee chiare e semplici, che ha già deciso di andare in pensione a 58 anni per godersi la famiglia (adesso ne ha 53), in cui nutriamo grande fiducia e che stimiamo infinitamente. Speriamo che rimanga a vita al Chievo, ma francamente, se, come si dice, è candidato alle panchine di Roma, Juventus, o addirittura della Nazionale, non gli si può negare, visto che l'ha ampiamente meritato, il diritto di mettersi ancora alla prova.

 
 
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