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Un marchio DOC per i ristoranti Italiani nel Mondo
 

Dobbiamo conservare la nostra identità custodendo l’antica sapienza culinaria italiana. Attraverso i 55.000 ristoranti italiani all’estero è possibile conoscere la qualità, la cultura, la storia e l’arte del nostro Paese

Siamo ad un momento di svolta, finalmente ci riappropriamo di un patrimonio contemporaneamente economico e culturale che troppo spesso ci è stato usurpato da altri”.

Così il Ministro alle Politiche Agricole, Giovanni Alemanno, ha salutato nell’ottobre scorso l’istituzione ‘storica’ di un marchio per tutelare e difendere dalle contraffazioni la ristorazione italiana all’estero.

Creato con un decreto dallo stesso Alemanno, il “marchio doc” per i ristoranti italiani prevede un “Comitato per la valorizzazione della ristorazione italiana all’estero”, che avrà il compito di rilasciare appunto un marchio di autenticità (non obbligatorio e con una scadenza temporale predefinita) a quei ristoranti italiani che rispettino una serie di requisiti prestabiliti, come ad esempio la selezione delle materie prime utilizzate, la preparazione dei piatti, il servizio e il lay out dei locali.

Presieduto dallo stesso ministro, il Comitato è composto da tre rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura, uno delle Attività produttive, uno del dipartimento degli Italiani nel Mondo, tre dell’Associazione internazionale dei ristoranti d’Italia e uno rispettivamente per Inran, Unioncamere, Ice e Assocamerestero.

“Sui ristoranti italiani - ha affermato Alemanno - c’è una vera e propria concorrenza sleale: ogni giorno in tutto il mondo nascono centinaia di ristoranti che nella maggior parte dei casi non hanno nulla di italiano se non il nome o una bandiera tricolore esposta all’esterno.

L’iniziativa, in collaborazione con l’Associazione Internazionale dei Ristoranti d’Italia e con altre realtà nazionali, di creare un marchio a difesa delle nostre tradizioni culinarie nel mondo, nasce dalla volontà di fare in modo che non solo i consumatori italiani, ma anche quelli stranieri, sappiano dove poter trovare garanzie chiare di cucina italiana e dell’utilizzo di prodotti provenienti dal nostro paese”.

“Se autentica e certificata, la ristorazione italiana nel mondo - ha poi aggiunto il ministro - può diventare uno dei maggiori strumenti di promozione del nostro sistema alimentare, trasformandosi in una vetrina autorevole del Made in Italy”, in modo tale da valorizzare fino in fondo il patrimonio alimentare italiano sia a livello culturale sia economico.

“In questo, la dieta mediterranea è un modello gastronomico vincente perché rappresenta la nostra cultura in tutto il mondo.  Il passo successivo in questa dimensione globale - ha concluso Alemanno - è conservare la nostra identità custodendo l’antica sapienza culinaria italiana: dobbiamo aprirci senza perderci”.

Il progetto, presentato dal ministro, insieme al vice ministro alle Attività Produttive Urso, al Presidente di Confcommercio Billè e al direttore generale della Fipe Sommariva, partirà in via sperimentale in Belgio in coincidenza con il semestre di presidenza italiano.

Quattro sono i nodi basilari su cui poggia il marchio di autenticità: un disciplinare che individua materie prime e preparazione alimentari; una certificazione di conformità alla norma tecnica secondo standard internazionali condivisi; il rilascio di un marchio di autenticità e, infine, l’adesione volontaria dei ristoratori. I 55 mila ristoranti italiani all’estero “sono il menu del Made in Italy - ha affermato il vice ministro Urso, in linea con Alemanno - perché attraverso i ristoranti italiani all’estero è possibile conoscere la qualità, la cultura, la storia e, in qualche misura, anche l’arte del nostro Paese”.

 
 
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