Diciamo la verità:
speravamo che il centenario di vita dell’Hellas,
fondato da professori e studenti del glorioso Liceo “Maffei”
nel lontanissimo 1903, potesse essere festeggiato in ben
altri termini. Una città come Verona, una delle
poche provinciali arrivate a vincere uno scudetto (nel
non lontanissimo 1985), e ad essere per alcuni anni stabilmente
tra le ‘grandi’ (com’è accaduto,
più recentemente, al Parma), si merita assolutamente
di giocare in serie A, di avere tra le sue fila calciatori
di alto livello, di regalare al suo pubblico, se non scudetto
e zona Uefa, almeno il piacere di scontrarsi con Inter,
Juventus, Milan, Roma. E invece, fino a qualche settimana
fa, dovevamo fare addirittura i conti con la paura di
retrocedere in serie C, una ‘vergogna’ in
cui, in cento anni di storia, il Verona è incappato
una sola volta, negli anni del secondo conflitto mondiale.
Sapete da tempo
come la pensiamo. Pensiamo che la dirigenza gialloblù,
negli ultimi anni, non sia stata all’altezza della
tradizione e del compito, e che abbia avuto anche abbastanza
fortuna a far rimanere l’Hellas in serie A fino
all’anno scorso. Pensiamo che lo ‘sfacelo’
della squadra sia cominciato tre anni fa, quando il presidente
Pastorello fece sì che se ne andasse Prandelli,
e con lui un bel giocattolo che, con un paio di ritocchi,
avrebbe sì potuto ambire a posizioni da Coppa Uefa.
Ma ormai è storia passata, tant’è,
e non vogliamo rinfocolare polemiche. In questi giorni
sembra si stia arrivando ad un passaggio di consegne tra
lo stesso Pastorello e una cordata capeggiata da un imprenditore
veronese, Claudio Paiola, già sponsor dell’Hellas.
Siamo anche noi
tra coloro che ritengono positivo un cambio della guardia
ai vertici dell’Hellas. Siamo anche contenti che
il nuovo, possibile presidente, sia veronese. Crediamo,
in genere, che il presidente di una squadra di calcio
di serie A, con una tradizione come quella del Verona,
non debba essere soltanto un manager capace di far tornare
i conti dal punto di vista economico. Deve esserci anche
la passione, la consapevolezza di rappresentare orgoglio
e ambizioni di tutta una città. A noi piacciono
gli uomini come Moratti, uno che per l’Inter, da
anni, ci mette l’anima e il cuore con un’ostinazione
quasi incredibile. Ovvio che non si può pretendere
qualcosa del genere a Verona, in termini di investimenti,
ma ci auguriamo che chiunque sia il nuovo ‘padrone’
dell’Hellas sia animato da spinte simili, con le
debite proporzioni. Vedremo nelle prossime settimane,
comunque, se effettivamente si arriverà ad una
nuova dirigenza.
Per quest’anno,
come ha detto sin dall’inizio il mister Alberto
Malesani, ci accontentiamo di arrivare alla salvezza,
di vedere ogni tanto qualche bella partita, e di valorizzare
qualcuno dei tanti giovani che oggi giocano tra i gialloblù.
Domenica scorsa
il Verona ha vinto, di misura (1 a 0), il derby con il
Venezia di mister Bellotto. Anche i neroverdi, dopo l’addio
del presidente Zamparini (ora ‘padrone’ del
Palermo), hanno subìto un ridimensionamento. Dal
Bentegodi niente di eccezionale, ma nelle ultime gare
l’Hellas ha mostrato più equilibrio, più
solidità, e punticino dopo punticino si trova adesso
più o meno a metà classifica, con sei punti
sulla quart’ultima, il derelitto Napoli del ‘professor’
Scoglio. Intendiamoci, bisogna continuare a fare molta
attenzione, perché già domenica prossima
a Catania, contro una formazione decisamente deboluccia
(a parte il vecchio goleador Oliveira, già protagonista
di A con il Cagliari e la Juve), non si può perdere.
Il Catania è dietro di noi, così come sono
dietro di noi il Napoli, appunto, e il Bari. Squadre che
in teoria avrebbero dovuto combattere per la serie A,
e che sono comunque avversarie pericolose se non altro
per il nome che portano.
Nelle ultime due
partite è tornato a segnare Max Vieri, fratello
del ‘ciclone’ Bobo. Non è un campione,
diciamocelo chiaro. Però la mentalità da
‘bisonte’ dell’area ce l’ha, è
uno che si impegna, e l’anno scorso ad Ancona ha
fatto caterve di gol. Speriamo che riesca a farne tanti
in questa seconda parte del campionato. Oddio, un po’
tutto il Verona di quest’anno non abbonda di fenomeni.
C’è Vincenzo Italiano, che ha le qualità
per essere un giocatore da serie A. In potenza lo sarebbe
anche Martino Melis, che però forse non ha enorme
personalità. Per il resto, una pattuglia di giovani.
Qualcuno, e diciamo soprattutto il piccolo ma sgusciante
Cossu, sembra avere buone potenzialità. Gli altri,
per ora, se la cavano, alternando buone prestazioni a
notevoli ingenuità. Malesani, poverino, fa il possibile,
e gli va riconosciuto un certo coraggio (e una buona dose
di umiltà) nell’aver accettato di condurre
(lui proveniente da Fiorentina e Parma) un’”armata”
di ragazzini (accettando anche una notevole riduzione
di stipendio).
Concludendo, il
miglior augurio che ci sentiamo di fare al Mister è
quello di riuscire a ‘traghettare’ il Verona
del centenario alla salvezza, sperando in un cambio di
marcia con una nuova dirigenza. E chissà che nel
frattempo qualcuno dei giovani virgulti di gialloblù
riesca a dimostrarsi calciatore di razza.