Allo
storico Pedrocchi di Padova premiata la veronese
Luciana Gatti
Per la poesia “El San Martin”,
vincitrice del concorso bandito dalla rivista “Quatro
ciacoe”
La consegna del Premio a Luciana
Gatti,
poetessa scrittrice di Minerbe
Sabato 6 dicembre nella Sala Rossini
dello storico Caffè Pedrocchi di Padova è
stato conferito alla poetessa e scrittrice LUCIANA GATTI
di Minerbe – paese del Basso Veronese –
il PRIMO PREMIO per la poesia in lingua veneta al concorso
bandito per festeggiare il ventennale del mensile QUATRO
CIACOE, periodico dell’Editoriale Padova, diretto
da Mario Klein e sostenuto dalla Regione Veneto per
“I Veneti nel Mondo”.
La cerimonia di premiazione, condotta
da Mario Klein, si è svolta nella prestigiosa
Sala Rossini alla presenza della Giuria del Premio,
del Presidente Vittorio Ingegneri, dell’Assessore
alla cultura del Comune di Padova Giuliano Pisani
- di origine veronese - di autorità
e di un folto ed attento pubblico.
Il premio a Luciana Gatti è
stato assegnato per la poesia EL SAN MARTIN con la seguente
motivazione:
“E’ uno struggente san
martino con la lettera minuscola, perché questo
è il giorno della rescissione del contratto
contadin: l’anno agricolo è finito e la
protagonista deve lasciare quella che ancora chiama
la sua casa, portando seco i sogni, quasi un cinema
della sua vita, le sue cose il suo corredo. Anche se
non sorretti da uno schema preordinato, i versi spesso
ricordano il ritmo dell’ottonario che sfuma nella
perdurante malinconia dell’abbandono. Il linguaggio
è ricercato, ma non lezioso, puntuale nella raffinatezze
verbali, sino a rasentare il ricamo lirico”.
Oltre ad un pregevole dipinto del maestro
Franco Santi intitolato “Lungo il Po di Pila”,
alla vincitrice è stata assegnata la targa della
REGIONE VENETO e una splendida opera di Lucianetti,
offerta dal SINDACO di Padova Giustina Destro, venuta
a salutare gli ospiti e a congratularsi con i premiati
e gli organizzatori dell’ambito premio letterario,
aperto a tutti i veneti del mondo.
EL SAN MARTIN
Le rue del birocio
le sfarina caruare sidià
e ‘na polvare fina la se smissia
a sgorlà de aria brusina.
‘Na caeza de rinpianto
la para in coste al vento
on cavalo maturlan.
Drio le spale la me casa
la ga mace come face
tra le groste de calzina.
Torno l’arco de la porta
man longhe de stria,
le destriga on russiaro de rose…
Ne le casse che scorla
de ‘sto san martin in spadina,
mai rivà al ciaro de le brume,
spifari de spigo i profuma
cotole incanpanà de valzer
e i batoci de franza de le cuerte,
che ga visto el cine de i me insogni.
Insogni che desso i svapora,
i xola via,
da l’intajo de on fiore ricamà
e da ‘na fila de buseti d’orogiorno
sula piega nova e za cussì onfegà
che da oncò… nel nar via…
ciaparà la me vita,
foresta nel garbo de on sito che non
so.
Luciana Gatti
TRADUZIONE: Le ruote del biroccio/
sfarinano arse careggiate/ e una polvere fine si mischia/
a sorsate di aria ardente./ Una cavezza di rimpianto/
guida contro il vento/ un cavallo bizzarro./
Dietro le spalle la mia casa/ ha macchie
come visi/ tra le croste di calce./ Attorno all’arco
della porta/ mani lunghe di strega/ districano un intreccio
di rose…/ Nelle casse si dondolano/ di questo
san martino in camicia/ mai giunto al chiaro delle brume
(fuori del suo tempo)/ spifferi di lavanda profumano/
sottane a campana nel valzer/ e i battagli di frangia
delle coperte/ che hanno visto il cinema dei miei sogni./
Sogni che adesso evaporano/ volano via/ dall’intaglio
di un fiore ricamato/ e da una fila di buchetti d’orlo
giorno/ sulle piega nuova, ma non più candida,,/
che da oggi …
nell’andare via…/ prenderà
la mia vita/ forestiera nell’asprezza di un sito
che non so.