Una crisi imprevedibile. Quattro sconfitte
consecutive, e siamo ripiombati
nella zona ‘calda’
della retrocessione
Nell’ultimo numero di questo
giornale avevamo annunciato, con piacere e sollievo,
il ritorno in panchina di Sergio Maddè, vecchia
gloria gialloblu, al posto dell’inesperto e annichilito
Sandro Salvioni. E la mano equilibrata e sapiente di
Sergio si era vista subito. Niente di spettacolare,
certo, perché l’Hellas 2003/2004 non è
uno squadrone di altra categoria. Però si erano
riviste geometrie ed equilibri in campo, giocatori utilizzati
secondo le loro caratteristiche e non in base a teorici
schemi. E soprattutto si era rivisto entusiasmo. In
campo, e, conseguentemente, sugli spalti. Insomma, dietro
al glorioso Hellas, uscito frastornato dal centenario
di fondazione, si era riacceso un sincero affetto, da
tempo assente. E si erano visti anche i risultati. Addirittura
stupefacenti se pensiamo che solo venti giorni fa i
gialloblu erano andati a maramaldeggiare sul campo della
prima in classifica, la titolata Atalanta di Mandorlini
(oggi in seconda posizione, ex-aequo con il Messina
del bravissimo Bortolo Mutti, dietro al Palermo costruito
per la serie A con Corini, Toni, e Guidolin in panchina).
2 a 0, e l’impressione che il Verona, se fosse
partito sin dall’inizio con Sergio in panchina,avrebbe
potuto recitare un’altra parte, forse anche di
primo piano, nel campionato di quest’anno. Anche
se rimanevano parecchi punti di distacco dal gruppo
di testa, una decina, molti si stavano crogiolando all’idea
di un Hellas in inarrestabile rimonta verso le prime
posizioni. Perché in effetti i gialloblu stavano
giocando molto bene, e tra l’altro avevano trovato
un goleador di razza nell’albanese (che parla
benissimo l’italiano) Florian Myrtaj, autore di
ben dodici gol.
E invece, da quel giorno, qualcosa
nel Verona si è rotto, e sono arrivate quattro
pesantissime sconfitte consecutive. O a 2, ancora a
Bergamo, ma con i cugini ‘poveri’ dell’AlbinoLeffe.
Poi due ko di misura, entrambe al Bentegodi, 0 a 1,
con Triestina e Fiorentina, compagini discrete ma non
eccezionali. Domenica, infine, il crollo totale, senza
ritegno ed attenuanti, a Marassi contro il Genoa: 1
a 4, contro una diretta rivale nella lotta alla retrocessione,
che così ci ha scavalcato.
Adesso, alla 34° giornata (ancora
dodici al termine di questo lunghissimo, troppo lungo
campionato), abbiamo quattro squadre dietro di noi:
Avellino (ormai condannato), Como, a 32 punti, Bari,
a 34, Venezia, a 37. Noi siamo a 38 con Salernitana
e Pescara. Situazione, insomma, di nuovo critica, che
potrebbe però già migliorare notevolmente
tra una settimana, visto che sabato sera arriverà
al Bentegodi proprio la Salernitana, e una vittoria
darebbe naturalmente una buona boccata d’ossigeno.
Naturalmente bisogna assolutamente vincere, e noi siamo
convinti che si tratti di un’impresa alla portata
dell’Hellas.
E’ difficile spiegare questo
crollo improvviso e imprevedibile, perché sembrava
davvero che l’Hellas, con Maddè, avesse
trovato uno scorrevole filo del discorso. Più
che qualche assenza, si potrebbe trattare di un rilassamento
anticipato, di un appagamento ingiustificato da parte
di alcuni giocatori, forse ancora inesperti. Ma vediamo
di individuare comunque i punti su cui, secondo noi,
il Verona può contare per arrivare alla sospirata
salvezza. In porta, dopo lungo infortunio, è
tornato Pegolo, che dovrebbe dare maggior affidamento
(anche se non ci sentiamo di addossare troppe colpe
al sostituto Zomer). La difesa non è strepitosa,
ma Didier Angan sembra comunque un acquisto azzeccato,
capace di dare un po’ di ordine.allo stuolo di
giovani che ha accanto. A centrocampo c’è
la ‘roccia’ Mazzola, un giovane di buone
speranze come Cassani, e Italiano che rimane elemento
insostituibile per classe e temperamento. L’enigma
rimane Emiliano Salvetti, capace di giocate e partite
entusiasmanti come di pause indisponenti. Se è
in giornata di vena, può essere l’uomo
in più. All’attacco, infine, l’albanese
Myrtaj è senz’altro un punto di forza.
Magari sbaglia anche tanto, però si dà
tantissimo da fare, e il fiuto del gol ce l’ha.
Forse ha tirato un po’ troppo la corda, e al momento
è un po’ stanco, ma siamo convinti si possa
riprendere. E anche Papa Waigo, soprattutto sui veloci
terreni primaverili, non è da sottovalutare.
In conclusione, come ha già
sottolineato Maddè, è meglio che per quest’anno
(e vedremo cosa succederà a fine giugno, quando,
stando a quanto ha più volte annunciato, Pastorello
dovrebbe a tutti gli effetti passare la mano ad altri,
non solo formalmente com’è adesso nel caso
del Conte Arvedi) rinunciamo a pensieri ambiziosi, e
puntiamo tutto sul raggiungimento della salvezza. Quella
sì, la possiamo ottenere.