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    Aut. del Trib. di Verona del 6/6/1974 n.312 - Dir. Resp. Beppe Montresor
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Qui Verona: che succede?
 

Una crisi imprevedibile. Quattro sconfitte consecutive, e siamo ripiombati

 nella zona ‘calda’ della retrocessione

Nell’ultimo numero di questo giornale avevamo annunciato, con piacere e sollievo, il ritorno in panchina di Sergio Maddè, vecchia gloria gialloblu, al posto dell’inesperto e annichilito Sandro Salvioni. E la mano equilibrata e sapiente di Sergio si era vista subito. Niente di spettacolare, certo, perché l’Hellas 2003/2004 non è uno squadrone di altra categoria. Però si erano riviste geometrie ed equilibri in campo, giocatori utilizzati secondo le loro caratteristiche e non in base a teorici schemi. E soprattutto si era rivisto entusiasmo. In campo, e, conseguentemente, sugli spalti. Insomma, dietro al glorioso Hellas, uscito frastornato dal centenario di fondazione, si era riacceso un sincero affetto, da tempo assente. E si erano visti anche i risultati. Addirittura stupefacenti se pensiamo che solo venti giorni fa i gialloblu erano andati a maramaldeggiare sul campo della prima in classifica, la titolata Atalanta di Mandorlini (oggi in seconda posizione, ex-aequo con il Messina del bravissimo Bortolo Mutti, dietro al Palermo costruito per la serie A con Corini, Toni, e Guidolin in panchina). 2 a 0, e l’impressione che il Verona, se fosse partito sin dall’inizio con Sergio in panchina,avrebbe potuto recitare un’altra parte, forse anche di primo piano, nel campionato di quest’anno. Anche se rimanevano parecchi punti di distacco dal gruppo di testa, una decina, molti si stavano crogiolando all’idea di un Hellas in inarrestabile rimonta verso le prime posizioni. Perché in effetti i gialloblu stavano giocando molto bene, e tra l’altro avevano trovato un goleador di razza nell’albanese (che parla benissimo l’italiano) Florian Myrtaj, autore di ben dodici gol.

E invece, da quel giorno, qualcosa nel Verona si è rotto, e sono arrivate quattro pesantissime sconfitte consecutive. O a 2, ancora a Bergamo, ma con i cugini ‘poveri’ dell’AlbinoLeffe. Poi due ko di misura, entrambe al Bentegodi, 0 a 1, con Triestina e Fiorentina, compagini discrete ma non eccezionali. Domenica, infine, il crollo totale, senza ritegno ed attenuanti, a Marassi contro il Genoa: 1 a 4, contro una diretta rivale nella lotta alla retrocessione, che così ci ha scavalcato.

Adesso, alla 34° giornata (ancora dodici al termine di questo lunghissimo, troppo lungo campionato), abbiamo quattro squadre dietro di noi: Avellino (ormai condannato), Como, a 32 punti, Bari, a 34, Venezia, a 37. Noi siamo a 38 con Salernitana e Pescara. Situazione, insomma, di nuovo critica, che potrebbe però già migliorare notevolmente tra una settimana, visto che sabato sera arriverà al Bentegodi proprio la Salernitana, e una vittoria darebbe naturalmente una buona boccata d’ossigeno. Naturalmente bisogna assolutamente vincere, e noi siamo convinti che si tratti di un’impresa alla portata dell’Hellas.

E’ difficile spiegare questo crollo improvviso e imprevedibile, perché sembrava davvero che l’Hellas, con Maddè, avesse trovato uno scorrevole filo del discorso. Più che qualche assenza, si potrebbe trattare di un rilassamento anticipato, di un appagamento ingiustificato da parte di alcuni giocatori, forse ancora inesperti. Ma vediamo di individuare comunque i punti su cui, secondo noi, il Verona può contare per arrivare alla sospirata salvezza. In porta, dopo lungo infortunio, è tornato Pegolo, che dovrebbe dare maggior affidamento (anche se non ci sentiamo di addossare troppe colpe al sostituto Zomer). La difesa non è strepitosa, ma Didier Angan sembra comunque un acquisto azzeccato, capace di dare un po’ di ordine.allo stuolo di giovani che ha accanto. A centrocampo c’è la ‘roccia’ Mazzola, un giovane di buone speranze come Cassani, e Italiano che rimane elemento insostituibile per classe e temperamento. L’enigma rimane Emiliano Salvetti, capace di giocate e partite entusiasmanti come di pause indisponenti. Se è in giornata di vena, può essere l’uomo in più. All’attacco, infine, l’albanese Myrtaj è senz’altro un punto di forza. Magari sbaglia anche tanto, però si dà tantissimo da fare, e il fiuto del gol ce l’ha. Forse ha tirato un po’ troppo la corda, e al momento è un po’ stanco, ma siamo convinti si possa riprendere. E anche Papa Waigo, soprattutto sui veloci terreni primaverili, non è da sottovalutare.

In conclusione, come ha già sottolineato Maddè, è meglio che per quest’anno (e vedremo cosa succederà a fine giugno, quando, stando a quanto ha più volte annunciato, Pastorello dovrebbe a tutti gli effetti passare la mano ad altri, non solo formalmente com’è adesso nel caso del Conte Arvedi) rinunciamo a pensieri ambiziosi, e puntiamo tutto sul raggiungimento della salvezza. Quella sì, la possiamo ottenere.

 
 
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