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    Aut. del Trib. di Verona del 6/6/1974 n.312 - Dir. Resp. Beppe Montresor
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Qui Chievo: Del Neri sempre grandissimo
 

Domenica scorsa, 26° giornata di un tribolatissimo campionato (ci mancava soltanto la ‘guerriglia’ all’Olimpico, con Lazio-Roma sospesa e rimandata per il timore di incidenti più gravi dopo che si era sparsa tra il pubblico la falsa notizia della morte di un bambino), il Chievo impatta, 1 a 1, al Bentegodi con l’ottimo Siena, e fa comunque un altro passino verso una salvezza anticipata. Adesso siamo a 32 punti, esattamente a metà classifica, con otto squadre davanti e nove dietro. La Sampdoria di Novellino ci precede di cinque punti, mentre ad altrettanti punti indietro sta il gruppetto delle quintultime, Lecce, Reggina e lo stesso Siena. Insomma una posizione apparentemente abbastanza tranquilla, a otto giornate dal termine (ma forse è come se fossero sette, visto che domenica prossima si va al Meazza contro il Milan, già con lo scudetto in tasca e di questi tempi tornato davvero a essere un rullo compressore…però non si sa mai), e Mister Del Neri, che si dimostra ogni giorno di più allenatore di grossa personalità anche dal punto di vista psicologico, parla addirittura di possibilità di arrivare alla Coppa Uefa. L’impressione è che lo stia dicendo per ridare entusiasmo ad un ambiente forse un pochino in fase di stanca dopo anni di trionfi in B e in A. Perché, diciamo la verità, solo in qualche occasione, quest’anno, i ragazzi della Diga hanno fatto vedere il calcio lineare e pirotecnico cui ci avevano abituato in passato. Del resto, era facilmente intuibile che quest’anno le difficoltà sarebbero state maggiori, con una formazione in gran parte rinnovata e i pezzi migliori, ‘Genio’ Corini in primis (sta portando alla serie A il Palermo di Francesco Guidolin, guarda caso), forzatamente lasciati andare in più ricchi lidi. Ciononostante, sia chiaro, anche in questa stagione il Chievo sta comportandosi molto bene, dando comunque sempre, anche quando il gioco scorre meno brillante, la sensazione di una squadra e di una società solida a tutti i livelli, il che non è poco nel desolante panorama del calcio italiano.

Dicevamo del Mister, grande tecnico capace sempre di intuire e ribaltare i momenti difficili. Al Chievo può capitare, com’è capitato, di perdere malamente in casa con il Lecce, peraltro formazione che si può giovare di uno dei pochi giovani campioni veri in circolazione, l’uruguagio Chevanton, vero incubo per ogni difesa. Ma mentre altrove, ove la fragilità psicologica è sempre in agguato, arresti del genere potrebbero preludere a cadute libere verso il fondo, il Chievo subito dopo ti si riprende, e va a dare due sberle fuori casa al Perugia. Per poi continuare, più o meno fino ad oggi, con un passo lento ma sicuro fatto di pareggi e di una sconfitta di misura, onorevole e sostanzialmente immeritata, a Marassi con la Samp.

Il principale problema del Chievo balza all’occhio dai numeri. Si fa molta fatica a segnare, abbiamo il quinto peggior attacco della serie A, solo 26 gol fatti. Là davanti abbiamo anche buoni talenti, ma nessuno, a parte forse Sculli che però gioca poco, che sia un attaccante puro, di quelli che la mettono dentro con facilità. Federico Cossato è un ottimo punto di riferimento, che sa tenere il pallone, creare spazi, farsi sentire, ma non è l’uomo gol d’area implacabile e assassino. Idem per Amauri, tra l’altro in un periodo poco felice dopo l’ottimo inizio, né Pellissier o Semioli sono gente dal grilletto prolifico. Forse si potrebbe provare qualcosa di più con i tiri da fuori, diciamo di Perrotta o del ritrovato Baronio (nelle ultime partite l’ex-laziale e perugino, rinfrancato dalla fiducia di Del Neri, è risultato sempre tra i migliori), e naturalmente di Luciano. L’ex-Eriberto, dopo un’infelice parentesi all’Inter (specializzata, per altro, nell’”ammazzare” i talenti. A San Siro il brasiliano non è mai “entrato in partita”, da lui si aspettavano subito un “nuovo Jair”, ma le cose non sono così semplici, soprattutto alla corte di Moratti e dei suoi tanti allenatori) è tornato in riva all’Adige, e seppur lontano dalle grandi prestazioni di due anni fa (quando lui da una parte e Manfredini dall’altra prendevano regolarmente possesso delle fasce laterali, il principale punto di forza di quel Chievo), sembra in fase di crescita. Speriamo in questa ultima fase di stagione.

Per noi l’obiettivo rimane una tranquilla salvezza, e se anche quest’anno arriverà, la stagione si potrà definire senz’altro positiva.

Si può già dire straordinaria la stagione di Luca Marchigiani, grande portiere (sottovalutato) da vent’anni a questa parte, che con i gialloblu continua a parare rigori (uno anche domenica scorsa, ad un goleador come Chiesa tra l’altro), e ad essere, a trentotto anni, uno dei più forti in circolazione oltreché persona di esemplare equilibrio e correttezza. A lui, quest’anno, spetta la pagella migliore tra i gialloblu. Ma a fare da contraltare alla sterilità offensiva, il Chievo ha una delle migliori difese del torneo. Solo quattro squadre, Milan Roma Lazio e Inter, hanno preso meno gol. Un bravo dunque anche a D’Anna e Moro, Lanna e soprattutto Barzagli, un po’ la rivelazione anche per i gol di testa segnati. Naturalmente merito anche di un centrocampo capace di filtrare, con Simone Perrotta che si è confermato ad alti livelli.

Adesso, come succede da qualche anno, gli occhi sono puntati anche sul futuro di Del Neri, corteggiatissimo soprattutto dalla Lazio (qualcuno parla anche di Juventus), visto che Mancini pare già il prossimo allenatore dell’Inter. Noi speriamo che il Gigi resti ancora, ma non si può negargli, a cinquant’anni passati, il diritto di cimentarsi con una grande. Vedremo che succede. Abbiamo grande fiducia nella società. Importante è essere ancora, l’anno prossimo, in serie A.

 
 
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