Domenica scorsa, 26° giornata
di un tribolatissimo campionato (ci mancava soltanto
la ‘guerriglia’ all’Olimpico, con
Lazio-Roma sospesa e rimandata per il timore di incidenti
più gravi dopo che si era sparsa tra il pubblico
la falsa notizia della morte di un bambino), il Chievo
impatta, 1 a 1, al Bentegodi con l’ottimo Siena,
e fa comunque un altro passino verso una salvezza
anticipata. Adesso siamo a 32 punti, esattamente a
metà classifica, con otto squadre davanti e
nove dietro. La Sampdoria di Novellino ci precede
di cinque punti, mentre ad altrettanti punti indietro
sta il gruppetto delle quintultime, Lecce, Reggina
e lo stesso Siena. Insomma una posizione apparentemente
abbastanza tranquilla, a otto giornate dal termine
(ma forse è come se fossero sette, visto che
domenica prossima si va al Meazza contro il Milan,
già con lo scudetto in tasca e di questi tempi
tornato davvero a essere un rullo compressore…però
non si sa mai), e Mister Del Neri, che si dimostra
ogni giorno di più allenatore di grossa personalità
anche dal punto di vista psicologico, parla addirittura
di possibilità di arrivare alla Coppa Uefa.
L’impressione è che lo stia dicendo per
ridare entusiasmo ad un ambiente forse un pochino
in fase di stanca dopo anni di trionfi in B e in A.
Perché, diciamo la verità, solo in qualche
occasione, quest’anno, i ragazzi della Diga
hanno fatto vedere il calcio lineare e pirotecnico
cui ci avevano abituato in passato. Del resto, era
facilmente intuibile che quest’anno le difficoltà
sarebbero state maggiori, con una formazione in gran
parte rinnovata e i pezzi migliori, ‘Genio’
Corini in primis (sta portando alla serie A il Palermo
di Francesco Guidolin, guarda caso), forzatamente
lasciati andare in più ricchi lidi. Ciononostante,
sia chiaro, anche in questa stagione il Chievo sta
comportandosi molto bene, dando comunque sempre, anche
quando il gioco scorre meno brillante, la sensazione
di una squadra e di una società solida a tutti
i livelli, il che non è poco nel desolante
panorama del calcio italiano.
Dicevamo del Mister, grande tecnico
capace sempre di intuire e ribaltare i momenti difficili.
Al Chievo può capitare, com’è
capitato, di perdere malamente in casa con il Lecce,
peraltro formazione che si può giovare di uno
dei pochi giovani campioni veri in circolazione, l’uruguagio
Chevanton, vero incubo per ogni difesa. Ma mentre
altrove, ove la fragilità psicologica è
sempre in agguato, arresti del genere potrebbero preludere
a cadute libere verso il fondo, il Chievo subito dopo
ti si riprende, e va a dare due sberle fuori casa
al Perugia. Per poi continuare, più o meno
fino ad oggi, con un passo lento ma sicuro fatto di
pareggi e di una sconfitta di misura, onorevole e
sostanzialmente immeritata, a Marassi con la Samp.
Il principale problema del Chievo
balza all’occhio dai numeri. Si fa molta fatica
a segnare, abbiamo il quinto peggior attacco della
serie A, solo 26 gol fatti. Là davanti abbiamo
anche buoni talenti, ma nessuno, a parte forse Sculli
che però gioca poco, che sia un attaccante
puro, di quelli che la mettono dentro con facilità.
Federico Cossato è un ottimo punto di riferimento,
che sa tenere il pallone, creare spazi, farsi sentire,
ma non è l’uomo gol d’area implacabile
e assassino. Idem per Amauri, tra l’altro in
un periodo poco felice dopo l’ottimo inizio,
né Pellissier o Semioli sono gente dal grilletto
prolifico. Forse si potrebbe provare qualcosa di più
con i tiri da fuori, diciamo di Perrotta o del ritrovato
Baronio (nelle ultime partite l’ex-laziale e
perugino, rinfrancato dalla fiducia di Del Neri, è
risultato sempre tra i migliori), e naturalmente di
Luciano. L’ex-Eriberto, dopo un’infelice
parentesi all’Inter (specializzata, per altro,
nell’”ammazzare” i talenti. A San
Siro il brasiliano non è mai “entrato
in partita”, da lui si aspettavano subito un
“nuovo Jair”, ma le cose non sono così
semplici, soprattutto alla corte di Moratti e dei
suoi tanti allenatori) è tornato in riva all’Adige,
e seppur lontano dalle grandi prestazioni di due anni
fa (quando lui da una parte e Manfredini dall’altra
prendevano regolarmente possesso delle fasce laterali,
il principale punto di forza di quel Chievo), sembra
in fase di crescita. Speriamo in questa ultima fase
di stagione.
Per noi l’obiettivo rimane
una tranquilla salvezza, e se anche quest’anno
arriverà, la stagione si potrà definire
senz’altro positiva.
Si può già dire straordinaria
la stagione di Luca Marchigiani, grande portiere (sottovalutato)
da vent’anni a questa parte, che con i gialloblu
continua a parare rigori (uno anche domenica scorsa,
ad un goleador come Chiesa tra l’altro), e ad
essere, a trentotto anni, uno dei più forti
in circolazione oltreché persona di esemplare
equilibrio e correttezza. A lui, quest’anno,
spetta la pagella migliore tra i gialloblu. Ma a fare
da contraltare alla sterilità offensiva, il
Chievo ha una delle migliori difese del torneo. Solo
quattro squadre, Milan Roma Lazio e Inter, hanno preso
meno gol. Un bravo dunque anche a D’Anna e Moro,
Lanna e soprattutto Barzagli, un po’ la rivelazione
anche per i gol di testa segnati. Naturalmente merito
anche di un centrocampo capace di filtrare, con Simone
Perrotta che si è confermato ad alti livelli.
Adesso, come succede da qualche anno,
gli occhi sono puntati anche sul futuro di Del Neri,
corteggiatissimo soprattutto dalla Lazio (qualcuno
parla anche di Juventus), visto che Mancini pare già
il prossimo allenatore dell’Inter. Noi speriamo
che il Gigi resti ancora, ma non si può negargli,
a cinquant’anni passati, il diritto di cimentarsi
con una grande. Vedremo che succede. Abbiamo grande
fiducia nella società. Importante è
essere ancora, l’anno prossimo, in serie A.