una figura storica dell'Associazione
Veronesi nel Mondo
Fino a pochi mesi fa, continuava a freque ntare
la sede della nostra Associazione, con cui non
ha mai spezzato il suo affettuoso, generoso legame.
Il 6 novembre scorso se n'è andato, a 86
anni, il Dottor Fernando Solinas, per tanti anni
Presidente dei Veronesi nel Mondo, dal novembre
2001 Presidente Onorario, e sin dall'inizio figura
storica e decisiva nello sviluppo della nostra
Associazione. Lascia la moglie Maria, che con
lui ha condiviso tanti viaggi in tutto il mondo,
sempre alla ricerca di un contatto diretto con
i nostri Emigrati, e i figli Roberto e Patrizia.
Come si può intuire dal cognome, il Dottor
Solinas proveniva da una famiglia di origine sarda,
ma era nato a Treviglio, nel bergamasco, per poi
passare quasi tutta la sua vita a Verona.
Era stato Segretario Generale della Camera di
Commercio, ai tempi della Presidenza dell'Avvocato
Pavesi, e per questa sua carica istituzionale,
era stato tra i fondatori dell'Associazione Veronesi
nel Mondo. Aveva uno stretto rapporto di amicizia,
di perfetta simbiosi operativa, con Attilio Beghini,
anche lui figura fondamentale nella storia più
che trentennale dell'Associazione. Beghini, a
lungo nostro Presidente, aveva il ruolo politico
atto alla sua carica, mentre Fernando Solinas
era il pragmatico motore dell'Associazione, l'uomo
che garantiva il fondamentale rapporto con la
Camera di Commercio.
Sin dagli albori, il Dottor Solinas si è
dedicato all'Associazione Veronesi nel Mondo con
un impegno a 360°. Andava in Sudafrica, in
Australia, nei Paesi Europei della nostra emigrazione,
conscio dell'importanza di tenere rapporti diretti
con i nostri associati. Tantissimi i legami personali
che aveva stabilito con loro, e ne sono testimonianza
le lettere e i messaggi a lui indirizzati che
hanno continuato ad arrivare nella nostra sede
fino ad oggi, anche se dal 2001 aveva cessato
di essere il Presidente operativo dell'Associazione.
Del resto la sua era stata una presidenza molto
concreta - ben al di là del ruolo istituzionale
di rappresentanza - in cui si è gettato
a tempo pieno una volta andato in pensione. Era
un uomo parco di parole, che non amava le luci
della ribalta. Nei momenti economicamente difficili
per la nostra Associazione, non esitava a scoprirsi
personalmente. Era un uomo generoso e rigoroso,
di onestà morale e correttezza integerrime.
Qualità che aveva sempre valorizzato anche
nei rapporti con le istituzioni veronesi e venete,
da quelle politiche a quelle economiche, da quelle
religiose a quelle culturali. Era la memoria storica
dell'Associazione Veronesi nel Mondo.
A tutta la sua famiglia rivolgiamo ancora le
condoglianze di tutta l'Associazione di cui per
tanti anni è stato appassionata e indimenticabile
guida.
Si sta concludendo il mandato 2002-2004 della
nostra Associazione. Tre anni intensi che hanno
visto il Consiglio di Amministrazione e altri
stretti collaboratori in primis i rappresentanti
dei circoli all'estero e degli ex-emigrati, la
segreteria generale e altri amici impegnati
nel dare il più possibile risposte adeguate
alle tante, tantissime richieste che l'attuale
situazione del mondo dell'emigrazione richiedeva.
Potrei elencare le tante cose fatte: lo potete
capire sfogliando le pagine degli ultimi numeri
di questo giornale. Siamo orgogliosi di presentare
una situazione stabile dal punto di vista economico-finanziario,
una rinnovata partecipazione di tanti amici, un
forte collegamento con le istituzioni pubbliche.
Per me personalmente è stata un'esperienza
incredibile, soprattutto sotto il profilo umano.
Segnata anche da momenti dolorosi come la scomparsa
di due Presidenti che mi hanno preceduto: Alberto
De Mori e Fernando Solinas; e di altri nostri
emigrati all'estero o ritornati in patria.
Ma anche piena di soddisfazioni per il rilancio
che l'Associazione ha avuto, per le conoscenze
umane e per la consapevolezza di rappresentare
un momento cruciale della storia di Verona e d'Italia.
Siamo certi di consegnare nelle mani del nuovo
Consiglio di Amministrazione un'eredità
importante, da impreziosire e sviluppare con impegno
e dedizione.
Nel rivolgere a tutti il ringraziamento per
l'affetto che ci avete dimostrato, colgo l'occasione
per porgere, a nome del Consiglio di Amministrazione
e di tutti i collaboratori, un augurio sincero
e fraterno di Buon Natale e Felice Anno Nuovo
IL PRESIDENTE
CLAUDIO VALENTE
MESSAGGIO
E AUGURIO
DEL VESCOVO
DI VERONA
AI VERONESI
SPARSI NEL MONDO
Carissimi fratelli e sorelle Veronesi che vivete
sparsi nel Mondo,
Pace e bene!
In questi giorni di festività natalizie
in cui per voi si acutizza il ricordo tinto
di nostalgia della vostra patria, del vostro
paese e della casa che avete lasciato, vi sono
vicino con la mia preghiera e il mio augurio carico
di affetto e tenerezza.
Come un padre il cui pensiero va particolarmente
ai suoi figli lontani, così il mio pensiero
corre a voi e a quanti vivono situazioni di sofferenza
e di difficoltà.
In quest'anno speciale dedicato all'Eucaristia
voluto dal Santo Padre giunga a
tutti voi il mio augurio di un Santo Natale. Il
Bambino Gesù che contemplerete e adorerete
a Natale, è colui che si offre a voi ogni
domenica nel Mistero dell'Eucaristia, Mistero
tutto da riscoprire e da vivere.
E con l'augurio di un Santo Natale, vi giunga
anche il mio augurio di Buon Anno: che sia per
tutti voi carico di Pace e di Speranza.
La Pace è il dono più bello tanto
atteso e invocato dall'uomo, che solo Dio può
dare: Gesù dice "la mia pace". I tragici
fatti che segnano tristemente questa nostra storia
dimostrano chiaramente come l'uomo sia incapace,
da solo, di costruire la Pace.
E' Gesù la nostra Pace, colui che ha
abbattuto i muri di separazione che erano frammezzo
e che ha fatto di tutti un popolo solo; popolo
dei figli di Dio.
Predisponiamo il nostro animo ad accogliere
Gesù, la vera Pace, e a vivere il prossimo
nuovo Anno nell'impegno concreto per la Pace:
essere facitori di Pace.
Nel prossimo anno 2005, a Dio piacendo, concluderemo
il Sinodo diocesano: tempo di grazia che ci ha
visti camminare insieme per riscoprire la nostra
identità di cristiani. Affido alla vostra
preghiera quest'ultimo tratto del cammino sinodale,
a partire dal quale scaturiranno le linee programmatiche
che orienteranno le scelte della nostra chiesa
veronese per i prossimi anni.
Auguri di Buon Natale e Buon Anno a tutti voi,
cari veronesi sparsi nel mondo! Auguri ai vostri
familiari e ai vostri cari in particolare
ai bambini e agli ammalati -, all'Associazione
Veronesi nel Mondo, sempre molto impegnata a favore
dei migranti veronesi sparsi ovunque e alle Missioni
per i migranti, centri di fede e di cultura cristiana.
A tutti: sacerdoti, religiose/i e laici, il
mio abbraccio e la mia Benedizione nel nome di
Gesù, Dio con noi e per noi.
P. Flavio Roberto Carraro
Vescovo di Verona
AI CIRCOLI
E A TUTTI
I VERONESI
NEL MONDO
BUON NATALE
2004!
BUON ANNO
2005!
NATALE!
Il mistero più ineffabile della Fede,
il giorno ideale della vita!
Non si può perdere un Natale!
Che valore ha celebrare il
Natale, che può far voltar pagina alla
Storia, alla vita, in una società segnata
dal secolarismo, dal consumismo, non interessata
a Dio, che vive per il denaro, il benessere, il
piacere?
Le luminarie segnano il clima natalizio, le
vetrine sono una tentazione per il regalo.
Si potrebbe pensare che entra più gente
nei supermercati che in chiesa, eccezion fatta
per la Messa di mezzanotte di Natale: è
Fede, o abitudine mista a vanità?
Il Natale è la vera speranza per ritrovare
i valori della vita.
La Chiesa, la Storia, hanno bisogno di voltar
pagina.
NATALE! DIO SI FA UOMO!
Se non si incontra Dio, non c'è l'uomo.
La Chiesa deve donare Dio non tanto come maestra
di Fede, ma soprattutto come compagna di viaggio
dell'uomo, condividendone i problemi. La Storia
deve esaltarsi nel messaggio cristiano, l'unico
vero messaggio a dimensione d'uomo. Allora la
vita diventa sacra. E il matrimonio il capolavoro
di Dio che l'uomo non deve tradire.
NATALE E' LA PACE!
La Pace sintetizza e presuppone tutti i valori.
Dio è il garante dei valori, è Lui
che dona la Pace.
La Terra continua ad essere insanguinata da
troppe guerre. Non ci può essere vera Pace
fino a che ci sono troppi poveri, popoli senza
libertà, benessere, garanzia di salute...
Una Chiesa povera, che ha fatto la scelta di
essere dalla parte degli ultimi, che testimonia
il Vangelo, può aiutare un cammino di Pace.
Anche per la Pace c'è bisogno del NATALE!
NATALE CON I TUOI!
Il Natale si vive anche in famiglia, altra istituzione
in crisi. La famiglia è vero dono della
vita, tenetevela cara. In una famiglia unita nell'amore,
ogni giorno è NATALE.
BUON NATALE!
E' bello essere buoni! Non costa nulla, ci vuole
buona volontà, ed è difficile averla
nel nostro tempo.
Vive il più bel NATALE chi riscopre la
gioia della bontà.
A tutti, a tutte le famiglie BUON NATALE!
BUON ANNO 2005!
UN ANNO DI BONTA',
DI SALUTE, DI BENESSERE!
DON WALTER SOAVE
INAUGURATO
CON SOLENNE CERIMONIA IL MONUMENTO A CAPRINO
COSI L'EMIGRANTE
E TORNATO PER SEMPRE A CASA
L'iniziativa
si deve al Circolo Baldense Ex Emigrati. Hanno
partecipato, con riconoscenza e commozione, varie
autorità.
Il 12 settembre scorso è stato inaugurato
a Caprino Veronese, la 'capitale' del Baldo, il
Monumento all'Emigrante realizzato da un lavoro
collettivo di vari scalpellini della zona. La
realizzazione e la posa dell'opera, passata attraverso
varie dispute amministrative per quanto riguardava
la sua collocazione, è stata fortemente
voluta dal Circolo Baldense Ex Emigrati, e dal
suo Presidente Enzo Monego.
Dopo l'arrivo dei numerosi partecipanti
c'erano anche amici ex-emigranti della Valpolicella,
della Lessinia e della Bassa Veronese davanti
al piazzale della Chiesa di Caprino, c'è
stata la Santa Messa celebrata da Don Walter Soave,
che come di consueto ha espresso commosse parole
di riconoscenza e ammirazione per gli emigranti.
Dalla Chiesa, con una sfilata accompagnata dalla
Banda di Caprino, ci si è diretti verso
il giardino di via Monte Vigneto ove è
stata posizionata la scultura. Dopo il "Va' pensiero"
intonato dal Coro di Caprino, gli stendardi della
nostra Associazione Veronesi nel Mondo e dei Comuni
di Caprino e di Rivoli hanno accompagnato l'inaugurazione
del Monumento, che rappresenta il mondo con i
suoi cinque continenti e l'emigrante con la valigia.
Poi sono cominciati gli interventi celebrativi.
Primo tra tutti, giustamente, Enzo Monego, fondamentale
nel portare a termine l'ammirevole impresa. "E'
il nostro monumento ha detto il Presidente
degli Ex-Emigrati Baldensi è bello
ed è testimone di tante vicissitudini.
L'emigrazione non era un'avventura, era la fuga
dalla miseria che in questa zona c'era negli anni
'50/60. Il nostro Circolo festeggia il suo ventesimo
anniversario, quando finalmente siamo tornati
a casa dopo aver vissuto in casa altrui. Spero
che altri possano tornare, voglio ricordare e
ringraziare chi è morto lontano dalla sua
terra e chi ha contribuito alla realizzazione
del monumento".
Breve ma importante l'intervento del sindaco
di Caprino, Stefano Sandri, che ha ricordato di
aver visitato nel '90 il Circolo dei Veronesi
a Chambery, e di aver da lì compreso anche
il dramma di quelli che oggi arrivano sul nostro
territorio. "Viva il Tricolore, Viva gli Emigrati,
Viva gli eroi della vita" così ha
concluso il primo cittadino.
Claudio Valente, Presidente della nostra Associazione,
ha sottolineato come l'inaugurazione del Monumento
all'Emigrante
fosse il miglior modo per concludere il triennio
del suo mandato, che termina appunto nel 2004.
"Grazie alle Istituzioni che ci seguono
ha detto e in particolare la Camera di
Commercio, l'Associazione Veronesi nel Mondo è
in continua crescita, e sono certo che proseguirà
in questa direzione anche nei prossimi anni, che
ci sia ancora io alla sua guida o un'altra persona.
Sono particolarmente felice che il Monumento sia
stato posto qui a Caprino, al centro dell'emigrazione
baldense".
Molto emozionato Fernando Morando, Presidente
dell'Asco di Verona, che ha portato anche i saluti
di Fabio Bortolazzi, Presidente della Camera di
Commercio. "Io sono di Caprino, e ho zii e cugini
emigrati all'estero. Ci sono 60 milioni di italiani
sparsi per il mondo. Con
questo monumento, Caprino da oggi è un
paese più importante, perché ospita
simbolicamente tutto il mondo".
"Anch'io sono stato emigrante ha ricordato
il Presidente della Provincia di Verona Elio Mosele
- e sono particolarmente contento che, grazie
all'impegno di Enzo Monego, un sogno sia diventato
realtà. 47 anni fa sono partito per Stoccarda,
in Germania, ove ho fatto diversi lavori. Eravamo
85 mila italiani, in quella città, dove
soltanto la Chiesa ci accoglieva senza guardarci
con sospetto. L'Unità Europea a quei tempi
era ancora lontana. Si doveva essere eroi per
forza. Soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale,
dalla mia famiglia molte persone sono partite
per l'estero. Vorrei che in Italia si facesse
di più per rinsaldare i rapporti con le
nostre comunità nel mondo. Negli ultimi
anni sono stato in Brasile e in California, e
ho sentito ancora parlare il nostro dialetto.
Dobbiamo essere vicini a queste persone, così
come ai nuovi immigrati che arrivano sul nostro
territorio. E' necessario incentivare questo incontro
tra civiltà".
La Santa Messa celebrata da Don Walter.
Il Presidente della Provincia di Verona, Elio
Mosele, al taglio del nastro.
A sinistra nella foto Fernando Morando, Presidente
dell'ASCO di Verona, e il sindaco di Caprino Stefano
Sandri; a destra Claudio Valente, Presidente dell'Associazione
Veronesi nel Mondo, ed Enzo Monego, Presidente
del
Circolo Baldensi Ex-Emigrati.
L'intervento di Claudio Valente. A sinistra
Don Walter Soave. Dietro di loro, gli stendardi
dei Comuni di Caprino e di Rivoli, del Circolo
degli Emigrati Baldensi, e della nostra Associazione.
La persona che più di tutti ha voluto
il monumento di Caprino: Enzo Monego, Presidente
del Circolo degli Emigrati Baldensi
Un momento solenne della giornata. Don Walter
benedice il Monumento all'Emigrante.
Elio Mosele, Presidente della Provincia di Verona,
con esperienze di migrante in Germania, negli
anni '50, parla davanti al monumento inaugurato
a Caprino.
La visibile soddisfazione sui volti (da sinistra)
di Don Walter Soave, Stefano Sandri, Elio Mosele,
Enzo Monego e Claudio Valente. Finalmente anche
gli Ex-Emigrati Baldensi hanno il loro monumento
nella 'capitale' del Baldo.
Parla Fernando Morando, Presidente dell'Asco.
Il breve ma accorato intervento del sindaco
di Caprino, Stefano Sandri.
"Il modo migliore per concludere il mio mandato
di Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo".
Così Claudio Valente, a proposito dell'inaugurazione
del monumento.
SI E' CELEBRATA
LO SCORSO 18 LUGLIO
LA FESTA
DELL'EMIGRANTE
A CAMPOSILVANO
Di Aldo Corradi
Come ogni anno si sono incontrati a Camposilvano,
in una delle tredici comunità di origine
cimbrica, gli emigranti della Lessinia. La manifestazione
fortemente sostenuta dall'Associazione
Veronesi nel Mondo si svolge attorno alla
piccola chiesa dedicata a S.Carlo Borromeo, immersa
nel verde dei pascoli, che si affaccia su un minuscolo
sagrato fatto di pietre e di erbe.
Al suono delle campane fatte echeggiare
dal gruppo si suonatori di S.Francesco
la chiesetta si anima e pare
svegliarsi al ritorno dei suoi figli lontani.
Questo l'indirizzo di saluto che Vito Massalongo,
ex-assessore alla Cultura della Comunità
della Lessinia, ha rivolto prima della Santa Messa:
Ci troviamo, come ogni anno ormai, a ripetere
la celebrazione religiosa e la commemorazione
degli emigranti qui a Camposilvano, davanti a
questa roccia, per stabilire un contatto d'amicizia
tra noi e tutte quelle persone che dalla Lessinia
se ne sono andate in cerca di lavoro, di fortuna,
in cerca di sopravvivenza.
Non vorremmo fosse un rito passeggero che
non lascia alcun segno.
Oggi noi italiani non siamo più emigranti.
Ma il dramma dell'emigrazione ci coinvolge ogni giorno e
diventa un problema che scuote le coscienze, che
apre problemi, e crea paura e incertezza, perché
di fronte alle culture, alle diverse religioni,
alle differenti tradizioni, siamo tutti più
insicuri.
E' la cronaca di ogni giorno.
Allora, per introdurre l'odierna manifestazione,
penso che dobbiamo metterci in posizione di ascolto
e di raccoglimento.
Per far ciò vorrei che ci immedesimassimo
in questo problema, guardando le storie della
nostra gente, partendo da un recentissimo libro
di Raffaello Canteri che così introduce
il problema dell'emigrazione nel '900 a Roverè
Veronese:
"Fioravante Corradi di Rovere nel 1894 aveva
15 anni. Emigra in Brasile e torna sette anni
dopo. Due anni più tardi riprova con la
Francia dove resta per tre anni. Ritorna per un
anno e poi parte per l'Australia dove resterà
per 14 anni.
Agostino Garonzi nato nel 1894 a 15 anni
va in America e ci sta 5 anni e dopo va in Piemonte"
E poi vi si leggono storie di emigrazione
e fame, tanto che il parroco di Rovere di allora,
Don Antonio Quadrella, celebra una media di 10
matrimoni all'anno: la metà degli sposi
tra il 1929 e il 1933 ha alle spalle esperienze
di emigrazione negli Stati Uniti, in Brasile,
in Australia, in Belgio, in Francia, maturate
in età giovanissima...Tanto per capire,
tanto per riflettere. Sono storie di ieri per
la nostra gente.Sono storie di oggi per tanti
altri.
Con queste parole è iniziato poi il rito
religioso che ha visto la presenza di emigranti,
turisti, ed autorità, tra le quali il Presidente
dell'Associazione Veronesi nel Mondo, Claudio
Valente. Erano presenti anche gli esponenti dei
gruppi di ex-emigranti della Valpolicella e del
Baldo, che hanno preannunciato l'imminente inaugurazione
di un bellissimo monumento all'emigrante a Caprino
Veronese. Dopo la messa, le parole di saluto del
Dottor Valente, il rito semplice ma suggestivo
davanti alla roccia monumento all'emigrante, il
rilascio dei palloncini sulle note del canto "Son
tornà", ben eseguito dal coro parrocchiale
di Velo che ha animato anche la Santa Messa.
Poi un delizioso pranzo in amicizia all'Agriturismo
Gaspari.
La manifestazione si è conclusa nel pomeriggio
con il gruppo folkloristico Campanari del Diaolo,
che ha riportato alla memoria molte melodie: le
melodie che gli emigranti tenevano nel cuore e
canticchiavano nei paesi lontani.
Da sinistra: Mario Massella, emigrante che ha
ricevuto il Premio Fedeltà della Camera
di Commercio, Elio Comerlati del Circolo Emigrati
della Lessinia, Claudio Valente e Don Bruno Stefanelli
che ha celebrato la Santa Messa.
Da sinistra: Elio Comerlati, Claudio Valente,
il segretario Generale della Camera di Commercio
Cesare Veneri, ed Enzo Monego degli Emigrati Baldensi.
Un bel momento della Festa di Camposilvano.
Si balla con la musica dei Campanari del Diaolo.
Una veduta della chiesa di Camposilvano.
IL LOCALE
CIRCOLO HA FESTEGGIATO IL 25° ANNIVERSARIO
I VERONESI
DELLA VALPOLICELLA
IN VISITA
A SAN GALLO
Lo scorso 23 ottobre, una cinquantina di ex-emigranti
della Valpolicella, guidati dal Presidente del
Circolo Benito Scamperle, si sono recati in Svizzera,
nel Canton Tedesco, per festeggiare il 25°
anniversario del Circolo dei Veronesi di Rorschach-San
Gallo. Lo stesso giorno sono stati ricevuto nella
Sala Comunale della città svizzera, accolti
da Omero Allegrini, Presidente del locale Circolo.
Erano presenti anche il sindaco di Rorschach-San
Gallo, Thomas Muller, e il viceconsole italiano
Roberta Perale, a cui sono stati consegnati premi
dal Presidente dell'Associazione Veronesi nel
Mondo, Claudio Valente. Domenica 24 ottobre una
Santa Messa è stata celebrata dal missionario
Padre Luigi.
Un'immagine d'assieme del gruppo di ex-emigranti
della Valpolicella, con le loro famiglie, durante
la visita a San Gallo
Claudio Valente consegna i riconoscimenti dell'Associazione
Veronesi nel Mondo rispettivamente a:
Omero Allegrini Thomas Muller Roberta
Perale.
Ricordiamo in questa
immagine
Teresa Scamparle
nell'anniversario della
sua scomparsa.
Originaria di Fumane,
sorella di Benito
oggi Presidente del Circolo
ex-emigranti della Valpolicella,
Teresa aveva vissuto
45 anni da emigrata
tra Germania e Svizzera.
La Santa Messa celebrata dal missionario Padre
Luigi.
Esempio di contratto di lavoro per la Svizzera
della sig.ra Zuliani Maria di Gabriele
CELEBRATA
LA REPUBBLICA
NELLA SEDE
DEL CONSOLATO
Lo scorso 2 giugno, in occasione della Festa
di anniversario della proclamazione della nostra
Repubblica, a San Paolo del Brasile il Consolato
ha offerto una bella festa, nella sua sede nella
bellissima palazzina di Higienopolis. L'iniziativa
ha avuto un po' anche il carattere di un 'saluto'
a tale sede, divenuta ormai troppo piccola per
l'enorme quantità di italiani residenti
a San Paolo. La nuova locazione del Consolato
sarà nell'Avenida Paulista.
Alla Festa erano presenti rappresentanti di
tutte le associazioni italiane, personalità
della comunità, impresari e politici.
I rappresentanti della Federazione
Veneta di San Paolo:
da sinistra Dora Mariotto,
Gianni Boscolo, Luigino Andrioli,
Rita Biasioli Costa (neo-presidente del Comites),
Bruna Spinelli (Presidente
della Federazione Veneta),
Ernesta Scappini, Teca Mariotto,
Bruna Boscolo, Ligia e Claudio Mariotto.
PREMIATA
BRUNA SACCARDO SPINELLI
Lo scorso 7 giugno 2004, l'Assemblea Legislativa
di San Paolo del Brasile ha festeggiato la Comunità
Italiana, con una cerimonia solenne e suggestiva,
in cui sono state premiate alcune personalità
italiane e italo-brasiliane. A loro è stata
conferita una simbolica "Lupa Romana", su
iniziativa del deputato Vitor Sapienza.
Fra i premiati, quest'anno c'era Bruna Saccardo
Spinelli, Presidente della Federazione delle Associazioni
Venete dello Stato di San Paolo, nonché
Consulente della Regione Veneto per il Brasile.
Bruna è un'attivissima e rispettata personalità
della nostra Comunità, grande sostenitrice
dell'associazionismo e dei movimenti giovani.
Padovana di nascita, vive a San Paolo da quasi
45 anni, ed è imprenditrice nel settore
delle calzature.
Bruna Saccardo Spinelli con il
deputato Vitor Sapienza
PADOVANI
E VERONESI FESTEGGIANO SANT'ANTONIO
polenta
e cipolle arrostite, pancetta e vino.
Domenica 13 giugno 2004, in occasione della
festività di Sant'Antonio da Padova, in
una giornata bellissima, la famiglia padovana
di San Paolo si è riunita per celebrare.
La Festa è cominciata con la Santa Messa,
officiata dal parroco della Chiesa degli Italiani,
Padre Giuseppe Bortolato. Era presente il Presidente
dell'Associazione, Roberto Bardelle, che ha rivolto
a tutti i partecipanti parole di ringraziamento.
Quindi tutti "al churrasco", ove non sono mancate
polenta e cipolle arrostite, pancetta e vino.
LA SCOMPARSA
DI
GIULIO FRANCHETTO
E' scomparso il primo ottobre scorso Giulio
Franchetto, che era nato in Valpolicella, a Fumane,
il 7 agosto del 1928. Dal 1992 era Presidente
del Circolo Veronese di Porto Alegre, in Brasile.
Nel paese latino-americano era emigrato nel 1954
come marmista, diventando poi titolare di una
piccola azienda nel settore. Già ai tempi
della presidenza di Attilio Beghini, aveva stretto
un legame di forte vicinanza con l'Associazione
Veronesi nel Mondo, e in Brasile seguiva con interesse
appassionato la vita degli emigrati veronesi e
veneti nell'associazione Mazzolin di fiori, che
riuniva molte persone della nostra Regione. La
sua scomparsa è stata ricordata anche in
un articolo
del quotidiano "L'Arena". Spesso veniva a Verona,
e partecipava alle assemblee della nostra Associazione.
A tutti i suoi familiari le condoglianze e la
vicinanza dei Veronesi nel Mondo.
A destra Giulio Fianchetto, a sinistra un altro
nostro associato, Piero Farneda in occasione del
trentesimo di fondazione dell'Associazione
SERATA DI
GALA CON "NOTTE A VENEZIA"
Lo scorso 22 ottobre, il Circolo Italiano di
San Paolo del Brasile, nel commemorare i 450 anni
dalla fondazione dell'attuale metropoli, ha reso
omaggio all'immigrazione che tanto ha contribuito
al suo sviluppo, promuovendo una serata di gala
intitolata "Notte a Venezia", alla presenza di
più di 500 persone.
Ha presenziato alla serata una delegazione veneta
di 35 persone, rappresentante i distretti industriali
veneti, guidata dal Dottor Max Siron, capo gabinetto
dell'assessore regionale Marino Finozzi. Erano
presenti anche le più importanti autorità
consolari, e rappresentanti della collettività
italiana e veneta in Brasile.
Mauro de Fiori (Presidente del Circolo Italiano
di San Paolo),
Gianluca Bertinetto (Console Generale di San Paolo),
Bruna Spinelli (Presidente della Federazione Veneta
di San Paolo),
Max Siron (Capo Gabinetto dell'assessore Finozzi),
e Paolo Meneghini (Presidente dell'Associazione
Cuore Triveneto).
LA FESTA DELLA REPUBBLICA
A MELBOURNE
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Per la seconda volta il Veneto Club di Bulleen
ha ospitato la più grande manifestazione
italiana in Australia, la celebrazione per la
Festa della Repubblica Italiana il 2 giugno 2004,
un evento che ormai da anni si festeggia anche
in questo paese e soprattutto a Melbourne. Il
Veneto Club ha messo a disposizione tutto il complesso
dello stabile per poter accogliere una gran folla
di persone arrivata da ogni parte del Victoria:
mai vista così tanta gente, anche perché
la giornata era perfetta.
L'Associazione Veronesi nel Mondo di Melbourne,
come tutti gli altri anni assieme a tutto il Comitato
ed ad alcuni soci, ha partecipato con la consueta
bancarella servendo panini di tutti i tipi e soprattutto
soppressa, e il tutto è andato esaurito.
Non mancavano le caldarroste curate dall'amico
Sabino Fabris, un vero specialista. Senza contare
il vin brulè dalla ricetta personale di
Laura Kirsch. A tutto il Comitato va un ringraziamento.
Anche quest'anno, insieme a tutte le altre Associazioni
Venete, si è voluta realizzare una sagra
dedicata a San Marco, a beneficio del Veneto Club.
La nostra Associazione di Melbourne è
formata da veronesi, in verità non molto
numerosi: però abbiamo accanto a noi tanti
amici associati che ci onorano della loro presenza,
e a loro rivolgiamo un ringraziamento, così
come al Veneto Club e a tutti coloro che ci lavorano
per la gestione.
Per quanto riguarda le attività sociali,
si comincia sempre a febbraio con il Papà
del Gnoco, in aprile Festa delle Castagne, poi
la Festa della Repubblica, la prima settimana
di agosto la Festa della Famiglia, a dicembre
Santa Lucia con doni per i più piccoli
ed un ricco picnic per tutti. Stiamo pensando
di inserire una giornata culturale per fine settembre.
Renzo Zanella
PRIMO ANNIVERSARIO DELL'ASSOCIAZIONE
NUOVE GENERAZIONE VENETE
L'Associazione Nuove Generazioni Venete Uruguay
ha festeggiato il primo anno di vita. E' stato
un anno di intensa attività, coronato dall'importante
visita del 'Doge', il Presidente della Regione
Veneto Giancarlo Galan. Ma al di là di
questo riconoscimento ufficiale, molto gratificante,
l'Associazione si è data da fare a vari
livelli: dalla festa di fine anno a mostre fotografiche,
dai balli a Carnevale alla festa per la collettività
italiana, dagli aiuti alla Missione Cattolica
Italiana alla cooperazione con la Camera dell'Industria
uruguayana, con l'Università di Trissino,
con altri Veneti del Sudamerica. Insomma, anche
in Uruguay è cresciuta una grande famiglia
veneta.
LA BELLISSIMA
SFIDA DI UN DISABILE VERONESE
DALL'ALASKA
ALLA TERRA DEL FUOCO
Vanni Rebonato,
da vent'anni residente in Brasile, da più
di trenta costretto alla
carrozzella, sta facendo 25000 Km di automobile,
tutti da solo, lungo le Americhe.
Dice, con grande serenità, che "la disabilità
non è la fine del mondo". Lui lo sa bene,
perché da quando aveva diciannove anni,
per una caduta dalla motocicletta, si sposta su
una carrozzella.
E per dimostrare a se stesso e agli altri
perché cose di questo tipo, per svariati
motivi, possono accadere a chiunque in qualunque
momento che la vita può comunque
regalare grandi emozioni, gratificazioni e opportunità,
anche al disabile, ha scelto proprio di andarci,
in quella terra che per secoli veniva vista più
o meno come la fine del mondo. Parliamo della
Patagonia, perché è lì, nella
Tierra del Fuego, che si concluderà
l'incredibile viaggio/avventura di Vanni Rebonato,
imprenditore veronese di cinquantadue anni che
da diciannove vive in Brasile, dove è titolare
di alcune cave per l'estrazione del granito nello
stato di Bahia.
Raggiungere la Patagonia, in sé, oggi
non è più impresa leggendaria. Ma
se ci si arriva dopo 25 mila chilometri di automobile
in solitaria, con partenza dal nord dell'Alaska,
attraversando strade ghiacciate e deserti, i picchi
andini e le solitudini cilene, la faccenda è
decisamente diversa.
Rebonato viaggia a bordo di una vettura ad alta
tecnologia, la Volkswagen Touareg V 10, ma è
evidente che un percorso di tale lunghezza e difficoltà
metterebbe paura anche a chi è normalmente
considerato 'abile'. Vanni parla di "limitazioni
e vantaggi" presentati dalla sua condizione, che
gli ha consentito esperienze di vita altrimenti
inimmaginabili. Il viaggio verrà documentato
da telecamere poste sia all'interno che all'esterno
del veicolo.
E veniamo a riassumere il percorso del fantastico
viaggio dall'Alaska alla Terra del Fuoco.
Partenza dall'Oceano Artico, a Prudhoe Bay,
e primi 1000 chilometri, fino a Fairbanks, assai
pericolosi per il fondo ghiacciato e la forte
possibilità di bucare. Dall'Alaska al Canada,
e dalla bellissima Vancouver agli Stati Uniti:
Stati di Washington (Seattle), Oregon (Portland),
California (San Francisco, Sacramento, Los Angeles,
San Diego). Da Tucson in Arizona entrata in Messico
a Nogales, e via verso il Guatemala. Da questo
momento fino al termine, Rebonato ha già
sperimentato in passato il percorso, più
o meno la seconda metà del viaggio. Si
passa tutto il Centroamerica attraversando El
Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, e Panama.
Da qui, per mare o via aerea, si arriva in Colombia,
raggiungendo l'Ecuador con qualche rischio, perché
alcune parti della Colombia sono controllate da
eserciti rivoluzionari, guerriglieri e trafficanti
di coca. A Quito, in Ecuador, passa la linea dell'equatore,
e da lì si scende verso il Perù,
peraltro salendo di altitudine fino a oltre 4000
metri. Tra Ande e Oceano Pacifico, Lima e Nazca,
una Panamericana che in questo tratto è
in pessime condizioni, si entra in Cile. Da qui
all'arrivo in Patagonia, a Ushuiaia, c'è
ancora da attraversare il deserto di Atacama in
Cile, uno dei luoghi più secchi del mondo,
e quindi la regione dei fiordi e delle isole frastagliate.
Un viaggio meraviglioso ma, diciamo la verità,
che mette pure qualche brivido. Cercheremo di
farcelo raccontare.
DALL'ALASKA
ALLA TIERRA DEL FUEGO:
L'OBIETTIVO
Di Vanni Rebonato
Semplicemente voglio far riflettere un po' le
persone sulla disabilità ovvero:
la disabilità è qualcosa che in
passato, presente o futuro può toccare
chiunque di noi, in forma diretta o indiretta
(un amico, un parente);
la disabilità comunque non è la
fine del mondo. Infatti io, disabile, riesco a
realizzare cose che molti "non disabili" nemmeno
sognano di poter fare: "dall'Alaska alla
Tierra del Fuego" per esempio;
la disabilità può essere un'opportunità
per imparare di tutto a tutti i livelli.
Chi mi conosce me lo ha già sentito dire:
se per raziocinio assurdo io potessi scegliere
di tornare a camminare rinunciando a tutto quello
che l'esperienza di disabile mi ha insegnato,
e lo dico con molta franchezza: non so se accetterei;
la disabilità, in fondo, è qualcosa
di soggettivo e non di oggettivo:
le auto hanno i pedali in basso e il volante
in alto perché oltre il novanta per cento
ha le gambe in basso e le braccia in alto; se
non fosse così le auto sarebbero costruite
in tutt'altro modo ;
se gli umani avessero quattro braccia al posto
di due gambe e due braccia, il limite che separa
la normalità dalla diversità sarebbe
diverso;
Può sembrare un concetto semplicistico
ma non lo è e va molto lontano.
Vanni Rebonato è un imprenditore veronese
di 52 anni che dall'età di 19 anni è
costretto su una sedia a rotelle a causa di una
caduta in moto.
Vanni abita da 19 anni in Brasile dove possiede
alcune cave per l'estrazione di granito nello
stato di Bahia.
Già 5 anni fa Vanni percorse 18.000 chilometri
con un fuoristrada acquistato in Florida e guidato
in solitaria sino a Itaberaba dove abita.
Oggi Vanni Rebonato intende impegnarsi per coronare
un suo sogno, la traversata in auto delle Americhe,
con una macchina da sogno come la VW TOUAREG V
10.
Il progetto prevede quindi la partenza in autunno
dal nord dell' ALASKA e l'arrivo dopo circa 50
giorni e 25.000 chilometri nell'estremo sud dell'ARGENTINA.
Cinquanta giorni, da solo, con le limitazioni
e i vantaggi che la sua condizione presentano.
Un viaggio che sarà possibile grazie
alla forza ed esperienza di Vanni e alla grande
tecnologia e affidabilità del veicolo.
Il viaggio potrà essere documentato da
alcune telecamere poste all'interno e all'esterno
del veicolo stesso e dal commento di Vanni in
diretta che sarà trasmesso via telefono
satellitare sia ad una radio nazionale sia a mezzo
internet.
DALL'ALASKA
ALLA TIERRA DEL FUEGO:
ITINERARIO
Di Vanni Rebonato
Km 0: Si parte
dall'Oceano Artico (Prudhoe Bay) e, attraversando
il centro dell'Alaska per la Dalton Hwy
(praticamente è la strada di servizio dell'Oleodotto
dell'Alaska) si arriva a Fairbanks dopo
quasi 1000 km conosciuti come molto faticosi e
pericolosi per il fondo ghiacciato. Le gomme si
tagliano con molta facilità e, per lo meno
teoricamente, è il tratto che mi preoccupa
di più.
A Fairbanks cominciano le strade più
"normali" ma sempre ghiacciate. Si prende la statale
2 Alaska Hwy fino al confine con lo Yukon.
Qui a Beauer Creek, sempre sulla Alaska
Hwy, si inizia l'attraversamento dello Yukon
fino a Watson Lake.
Pochi chilometri dopo Watson Lake si entra in
Columbia Britannica (sempre Canada) usando
la statale 37 e la Transcanada (federale
16) fino a Prince George.
Da qui seguendo la statale 10 e la Transcanada
(adesso federale 1) si arriva a Vancouver.
Km 5.500:
A questo punto dall'inizio abbiamo già
fatto circa 5.500 km. Dei quali circa 3000 ghiacciati.
Rientriamo negli Stati Uniti e più precisamente
nello stato di Washington, e con la federale
5 attraversiamo tutto lo stato facendo prima
una visitina a Seattle.
A Portland entriamo in Oregon
e sempre con la federale 5, che sempre
più si delinea come la Panamericana
vera e propria,arriviamo in California.
Il primo paesino (si fa per dire) è Hilt
e, continuando sempre verso sud, passiamo per
Sacramento, facciamo una deviazione per
conoscere San Francisco con relativi ponte
e baia, fino a Los Angeles e più
giù fino a San Diego.
Siccome noi dobbiamo continuare verso il Messico,
giriamo verso est passando da Tucson, usando
le federali 8,10,19 e arrivando al confine
nella cittadina di Nogales.
Siamo circa a quota 8.000 km.
Km 8.000:
Iniziando dall'altra Nogales, quella messicana,
e, costeggiando il Pacifico, senza alternative,
percorriamo la federale messicana 15 e
la statale 200 diritti fino a Tapachula.
Adesso, in centroamerica soprattutto, le carte
geografiche ed anche la gente ti danno le distanze
in ore. Da Nogales a Tapachula la
carta dice 53h e 03 minuti!
Siamo leggermente a sud ovest della capitale
del Chiapas, Cristobal de las Casas.
Totale 11500/12000 km.
Km 12.000:
A partire dal Guatemala conosco già
il percorso.
La strada fino a Panama City è
la CA 1 e attraversa il Guatemala
passando per Città del Guatemala,
El Salvador passando per San Salvador,
attraversa un poco l'Honduras lasciando
Tegucigalpa a nordovest, attraversa il
Nicaragua passando per Managua,
il Costa Rica per San Josè
e entra in Panama per terminare in Panama
City dopo circa 2500 km.
In realtà la strada continua per circa
altri 200 km dopo il canale e termina definitivamente
quando comincia il Darien.
Siamo arrivati a 14.500 km circa.
Il Darien non è attraversabile
e quindi per andare in Colombia lo si può
fare via mare o via aerea.
Km 14.500:
Ripartendo da Santa Fé de Bogotà
(caso via aerea) o da Barranquilla o Cartagena
(caso via mare) ci sarà una sola strada
che, attraversando la Colombia da nord
a sud, denominata solo con la lettera S,
mi porterà in Equador, dopo circa
1700 km., passando per Medellin e Cali.
A nord lascerò a est l'area controllata
dall' ELN (Esercito de Liberacion Nacional), uno
dei due gruppi guerriglieri di ispirazione marxista
che vivono della produzione e vendita di cocaina.
A sud invece dovrò attraversare, anche
se al limite, la zona controllata dalle FARC (Fuerzas
Armadas Revolucionarias Comunistas).
Siamo arrivati a quasi 16000 km totali.
Si entra in Ecuador a Tulcan e,
seguendo la Panamericana, si attraversa
tutto il paese passando per la capitale Quito,
dove passa anche la linea dell'equatore, Km
16.000 e arrivando a Huaquillas
confine con il Peru, dopo circa 1000 km
rimanendo sempre sopra i 2500 metri di altitudine
e superando anche i 4000.
Siamo a circa 17000 km totali.
Entrando in Perù a Macara,
e sempre sulla Panamericana che
continua a essere l'unica strada verso il sud,
attraverserò tutto il Perù
costeggiando quasi sempre il Pacifico ai piedi
delle Ande, passerò per la capitale
Lima e la famosa Nazca fino ad arrivare
a Tacna ultima cittadina prima del confine
cileno.
Km 17.000:
A volte la strada torna a salire intorno ai 2500
metri come nel caso della città di Arequipa.
Secondo le informazioni che ho a disposizione
tutto il fondo stradale del tratto peruviano dovrebbe
trovarsi in pessime condizioni.
Siamo a circa 19000 km totali.
Entrerò in Cile iniziando immediatamente
l'attraversamento del deserto dell'Atacama,
considerato il luogo più secco del mondo.
Statisticamente le precipitazioni sono in media
10 mm l'anno. In alcune aree non è mai
piovuto. Teoricamente questi luoghi sono sterili.
Il nucleo del deserto è di circa 1100 km.
senza distributori di combustibile e con un solo
paese di 2800 abitanti.
Km 19.000:
Si continua in direzione sud sempre sulla statale
5 passando per Antofagasta e Santiago,
la capitale, fino a Puerto Montt.
Qui inizia la regione dei fiordi e delle migliaia
di isole frastagliatissime, per circa 2500 km,
fino alla destinazione finale a Ushuaia,
in Argentina, sull'isola della Tierra
del Fuego.
A Puerto Montt si prende la statale
7 fino a Cochrane dovendo in alcuni
punti prendere il traghetto per attraversare i
fiordi più larghi, non essendoci strade
disponibili. In alternativa si possono attraversare
le Ande che in questa regione hanno parecchi valichi
e scendere in Argentina per poi ritornare
in Cile riprendendo il tracciato cileno.
In questo punto il Cile è strettissimo.
A Cochrane si può proseguire,
in Cile verso sud, solo per circa 300 km. A questo
punto bisogna entrare obbligatoriamente in Argentina,
scendere alcune centinaia di km., rientrare in
Cile, adesso Patagonia cilena, e
continuare a scendere per la statale 9
fino a Punta Arenas. Km
25.000: Si prende il traghetto, si
arriva a Ushuaia, Tierra del Fuego,
destinazione finale.
Siamo a circa 25000 km.
Vanni Rebonato
LE MISSIONARIE
DEL CENACOLO DELLA CARITÀ
Riceviamo
e volentieri pubblichiamo una bella lettera
dalle Suore Missionarie del Cenacolo della Carità
L'Istituto Cenacolo della Carità, con
sede a Quinto in via Valpantena, in comune di
Verona, opera in Italia ed in Brasile, collaborando
alle attività apostoliche dei Vescovi e
dei parroci, per far giungere a tutti i frutti
della Redenzione.
Le prime suore missionarie sono partite per
Feira de Santana, nello Stato di Bahia in Brasile,
nel 1965.
Attualmente nello Stato di Bahia siamo presenti
in 14 case, inoltre dal 1990 ci troviamo nello
Stato di Cearà a 1000 km di distanza.
La nostra attività si è subito
indirizzata verso i più bisognosi: le giovani
senza lavoro e i bambini, proponendo una scuola
di laboratorio per le ragazze più grandi,
scuole diurne e
serali in modo da far loro apprendere un lavoro
per sollevarle dalla miseria e dall'abbandono.
Attualmente la nostra attività principale
nei due Stati è la catechesi rivolta a
tutte le categorie: dai bambini agli adulti (preparazione
ai battesimi, prime comunioni, comunione di maturità,
Cresime, formazione di catechisti ecc.). Inoltre:
pastorale della salute, incontro con le famiglie
dei bambini adottati, pastorale vocazionale, cura
e attenzione per i bambini delle favelas, educazione
allo sport, corsi di promozione umana, assistenza
agli ammalati, visita e assistenza religiosa ai
carcerati.
Nella prima periferia della città di
Feira, nel quartiere di Cidade-Nova, è
sorta la nostra casa che, trovandosi in prossimità
della chiesa parrocchiale tenuta dai sacerdoti
di Don Giovanni Calabria, funziona come centro
per le attività di catechesi, e di attività
missionaria. Vicino alla casa è stata costruita
una scuola elementare per i bambini, dove si raccolgono
giornalmente più di 700 alunni. Vengono
curati, istruiti, e trovano un pasto caldo ogni
giorno. Ora la scuola è stata ampliata
con un piano superiore, grazie ai benefattori
italiani, la parrocchia di Rovere Veronese con
il loro parroco Don Giovanni, che con tanta generosità
ci hanno fatto questo bel regalo. Ora noi suore,
i bambini, i genitori e le maestre, siamo tutti
contenti e ringraziamo.
Anche nel cuore della città di Feira
è sorto un centro di attività denominato
"Artesanato Diocesano", che accoglie 350 meninas.
Sempre nel quartiere di Cidade-Nova prestiamo
servizi anche nel Seminario dei sacerdoti di San
Giovanni Calabria.
Nella città di Salvador, capitale dello
Stato di Bahia, abbiamo una casa per la formazione
delle giovani che si preparano alla vita religiosa.
Dal 1990, richieste dal Vescovo Mons.Adelio
Tomasin, dei Poveri Servi della Divina Provvidenza,
siamo presenti nello Stato di Cearà, Diocesi
e città di Quixadà, paese di Boa
Viagem, una zona particolarmente povera, che soffre
di grandi siccità. In questa grande parrocchia
di 65 mila abitanti, svolgiamo principalmente
il servizio di assistenza religiosa e sociale
alle 60 comunità sparse nel territorio.
Monsignor Adelio afferma che queste due attività,
religiosa e sociale, rendono credibile l'annuncio
del Vangelo.
Collaboriamo con lui e con l'unico sacerdote
che svolge il suo ministero in questa grande parrocchia.
Ora stiamo realizzando un nuovo progetto salva
vita, costruendo un piccolo centro essenzialmente
per i bambini denutriti, per poterli ridare poi
alle loro famiglie, ristabiliti e sani. Alcuni
amici volontari italiani sono stati in Brasile
ospiti da noi e, avendo potuto toccare con mano
le difficoltà che gravano nella gran parte
di queste zone, si sono
chiesti come poter fare qualcosa per questi nostri
fratelli, e da qui è nato il gruppo "Amici
della Missione del Cenacolo della Carità".
Grazie all'interessamento di questo gruppo, sono
state avviate alcune iniziative di aiuto:
- Adozioni a distanza di bambini particolarmente
bisognosi. Attualmente sono più di 400;
questi bambini adottati sono seguiti direttamente
da noi suore aiutate dagli amici; vengono assicurati
loro vitto, scuola, medicine.
- Inoltre il gruppo annualmente organizza e
convoglia raccolte di denaro per progetti particolari.
L'attuale progetto è denominato "Suor Carmelita",
dal nome della nostra missionaria brasiliana responsabile
della comunità di Boa Viagem in Cearà.
Con questo progetto si soccorrono le urgenti necessità
di sussistenza: alimentari, medicine, e costruzione
di piccole case per chi non ha dove posare il
capo, ed altre iniziative di primaria necessità.
- Altro progetto è quello della "Farmacia
della Provvidenza", perché i poveri, anche
se sono in possesso di ricetta medica, non sono
in grado di pagare quanto richiesto per avere
le medicine.
- Un nuovo progetto per la nostra scuola: rendere
funzionante una sala d'informatica.
- Questi a grandi linee i progetti e le attività
che svolgiamo in Brasile. Vi chiediamo una preghiera,
perché, come Missionarie, il Signore ci
doni la grazia di un rinnovato impegno come testimoni
e annunciatori del Vangelo, e doni pure a voi
di essere missionari dove il Signore vi chiama:
in famiglia, a scuola, sul lavoro e, perché
no?, in missione come noi, per dare freschezza
e nuova forza a questo bell'annuncio!
Noi Missionarie del Cenacolo della Carità
vogliamo ringraziare di cuore la rivista "Veronesi
nel Mondo", e il Presidente dell'Associazione.
Rita Bendazzoli, volontaria veronese in Brasile
nello scorso marzo, con in braccio un bambino
delle favelas di Salvador, capitale del Bahia.
La Chiesa del Bonfin a Salvador di Bahia. Un
punto di approdo, secondo la tradizione, degli
schiavi che venivano liberati in Brasile.
Nonostante una miseria ai limiti
della sussistenza, non manca il sorriso ai bambini
delle favelas di Salvador.
UN IMPORTANTE LAVORO SUI
PROVERBI DELLA
TRADIZIONE
POPOLARE VERONESE
"DIO NON
PAGA IL SABATO", DI DINO COLTRO
Il noto studioso torna con questo
volume in libreria
L'ha presentato nella bella, familiare cornice
della Locanda Girasole a Santa Maria di Zevio
frazione dove lui stesso ha vissuto nell'adolescenza
oggi gestita con passione da Nicola Saccomani
(che ha un passato importante nella musica popolare
come autore dei testi e cantante di un ensemble
purtroppo disciolto, i Ratatuja) e Samuele Tomelleri.
A sottolineare la valenza della pubblicazione
era presente la 'sindachessa' di Zevio (comune
che anni fa ha conferito allo studioso la cittadinanza
onoraria), Maria Luisa Tezza.
"Dio non paga il sabato", la nuova pubblicazione
di Dino Coltro per Cierre Edizioni, è un'impegnativa
opera di 385 pagine tutta dedicata ai proverbi
della tradizione popolare veneta, dei quali è
un esempio il titolo del libro.
Maria Luisa Tezza, che è anche assessore
provinciale all'Istruzione, ha introdotto la serata/convivio
sottolineando come la cultura sia una ricchezza
che nessuno può togliere all'uomo, e come
per questo motivo un personaggio come Coltro vada
sempre più valorizzato.
Poi è entrato in scena lui, che oltre
ad essere rigorosissimo studioso è anche
amabilissimo intrattenitore.
"Non si legge più il dialetto
ha esordito - anche perché effettivamente
alcuni dialetti, come il bellunese o il friulano,
sono davvero ostici alla lettura. Il veronese,
invece, è più abbordabile, e comunque
nel libro vi sono sempre commenti in italiano
alla locuzione dialettale. La parola, la tradizione
orale era fondamentale nel mondo contadino, in
gran parte analfabeta, all'89% ai tempi dell'Unità
d'Italia. La parola era tutto, era la realtà
incarnata nei proverbi, originariamente di derivazione
biblica. La tradizione orale non era una
consegna superficiale di valori che si tramandava
di generazione in generazione, era una garanzia
culturale della loro validità. I proverbi
meno buoni venivano 'scartati' nell'evoluzione
storica, perché le 'radici' di una comunità
non sono statiche, ma camminano, vivono, assorbono
il territorio". "Adesso ha continuato Coltro
è arrivato il momento di passare
dall'oralità
al libro, anche se questo è un problema
perché poche persone, oggi, si concedono
il tempo di leggere. E' anche per questo motivo
che mi sono inventato il teatro dialettale veronese,
un buon sostituto dell'antica oralità.
I proverbi non sono soltanto una testimonianza
della 'sapienza' locale, spesso hanno una valenza
universale".
La vecchia cultura contadina è un mondo
da rimpiangere?
"Per me il '900 è finito negli anni '60,
con l'esodo dalle campagne. Non voglio dire che
bisogna tornare indietro, ma riflettere sul passato
sì. Dobbiamo scoprire o riscoprire quel
che c'era di buono in questi valori, perché
anche certe reminiscenze del passato possono alleviare
le tristezze del presente. Io sento l'urgenza
di scrivere di queste cose, del legame inscindibile
tra realtà e linguaggio, e della loro evoluzione.
Oggi vi sono spesso sagre, commemorazioni, mostre
dedicate alla vecchia civiltà contadina.
Ma troppo spesso si risolvono in occasioni di
superficiale consumismo. Bisogna invece approfondire
la ricerca sul passato, spiegarlo alle nuove generazioni,
motivare in profondità il perché
di certi usi".
Nell'occasione, Coltro ha anche presentato il
"Lunario Veneto 2005", sempre edito da Cierre,
con i "Santi dei Proverbi". Per ulteriori informazioni,
si può visitare il sito dell'Editrice:
www.cierrenet.it
Dino Coltro, grande studioso della tradizione
popolare e della civiltà contadina.
L'ALTRA
FACCIA DELLA MEDAGLIA
IN UNA PUBBLICAZIONE
DI GIANNI STORARI, L'EMIGRAZIONE VERSO IL SUDAMERICA
INTORNO
ALLA FINE DELL'OTTOCENTO DAL TERRITORIO DELL'EST
VERONESE
Come spiega il sottotitolo, si tratta di una
ricerca rigorosa e documentata riguardante l'emigrazione
dal territorio di San Bonifacio, Colognola ai
Colli, Belfiore, Arcole, Soave, Cologna Veneta,
Pressana, Zimella e vallata d'Alpone verso l'America,
in particolare Brasile e Argentina, alla fine
dell'Ottocento.
E' l'occasione per conoscere un fenomeno quasi
dimenticato (la prima emigrazione a partire dal
1875), analizzare alcuni aspetti della nostra
storia, ma anche per riflettere in generale sul
modo di fare storia.
Un mondo che era sommerso, dimenticato, ricoperto
dalla polvere del tempo, ritorna a galla e ci
ripropone il problema di tanti parenti, conoscenti,
vicini, che si sono sentiti espulsi, emarginati,
e sono andati; anche grazie a loro il mondo, al
di qua e al di là dell'oceano, è
cambiato; ecco allora il senso del titolo: bisogna
sempre cercare l'altra faccia della medaglia,
quella che a prima vista non appare.
Il fatto poi che gli emigranti fossero qui tra
gli ultimi, i 'vinti' della storia, e che laggiù
a costo di sacrifici siano riusciti ad affermarsi,
a vincere, a diventare protagonisti, ci invita
ulteriormente a riflettere sui risvolti meno appariscenti
delle vicende umane.
Altro elemento importante è il senso
del lavoro che i nostri portarono in quelle terre
che avevano conosciuto solo la rapacità
dei fazendeiros e la fatica sanguinante degli
schiavi; i braccianti di Cologna, i bovai di San
Bonifacio, i vignaioli di Monteforte si portavano
dall'Italia l'amore per la terra, il gusto di
lavorarla e proteggerla, e grazie a loro le foreste
subtropicali e le enormi, monotone piantagioni
di caffè si trasformarono, si arricchirono,
divennero campi di mais, patate, fagioli, riso,
vigneti.
Il volume gode del patrocinio di Regione Veneto,
Provincia di Verona, Associazione Veronesi nel
Mondo, Comuni di San Bonifacio, Monteforte, Colognola
ai Colli, e Cologna Veneta.
Sarà presentato al pubblico sabato 11
dicembre a San Bonifacio e successivamente in
tutti i paesi patrocinatori.
A MINERBE
SABATO 11 DICEMBRE
IN SCENA
"IL FILO' DELLA STELLA"
Sabato 11 dicembre, al Teatro San Lorenzo di
Minerbe, su promozione della nostra Associazione
Veronesi nel Mondo, come una sorta di ideale augurio
natalizio, viene messa in scena "Il filò
della stella", di Dino Coltro e Giovanni Modena,
con la partecipazione del Piccolo Teatro di Oppeano,
della cantante Grazia De Marchi accompagnata dal
fisarmonicista Dario Righetti. E' uno spettacolo
tra testi, musica e recitazione, dedicato al lavoro
e alla vita dei contadini, corredato dai canti
sull'emigrazione eseguiti dalla De Marchi.
Il Piccolo Teatro di Oppeano, diretto da Giovanni
Modena, è nato negli anni '50, ed ha acquisito
la sua inconfondibile fisionomia, dal 1976, proprio
mettendo in scena "La lucerna del filò",
una pièce di Dino Coltro. Da allora la
collaborazione con Coltro, studioso e profondo
conoscitore della vita rurale nel territorio veronese,
è sfociata in altre produzioni, essenziali
nella ricostruzione di un mondo altrimenti destinato
ad essere dimenticato.
Grazia De Marchi è per eccellenza la
cantante 'popolare' di Verona. Tra i suoi album,
molti sono stati dedicati al patrimonio tradizionale
veronese e veneto. Ricordiamo "Balè Cantè
Butèle", "La ballerina", "Che canta o che
no canta".
Grazia De Marchi con Dario Righetti
PARTIRA'
IL PRIMO GENNAIO
VE-NET 2005
Prenderà il via, a partire dal 1°
gennaio 2005, VE-NET 2005, quinta edizione del
corso di aggiornamento a distanza di lingua italiana,
tramite Internet, indirizzato principalmente a
insegnanti o formatori in attività nei
circoli veneti all'estero.
Ormai rodato nel tempo, il corso, organizzato
dall'Associazione Trevisani nel Mondo, con sede
a Treviso, ha fin qui riscontrato un crescente
positivo accoglimento.
L'iscrizione è possibile fino all'inizio
del corso medesimo: considerato, dunque, il previsto
avvio dal gennaio prossimo, la scadenza dei termini
coincide con la chiusura dell'anno. Per le modalità
e le procedure di iscrizione, i candidati potranno
accedere all'indirizzo:
utilizzando la scheda di adesione in esso riportata.
Chi volesse contattare l'Associazione promotrice,
per informazioni in merito al corso, potrà
farlo scrivendo direttamente ad essa, all'indirizzo
seguente: Associazione Trevisani nel Mondo
Via Gambizza 9 31100 Treviso (TV)
L'associazione potrà inoltre essere contattata
telefonicamente al seguente recapito: +39 0422
579428, tramite fax +39 0422 547874, ovvero tramite
posta elettronica, scrivendo all'indirizzo: info@trevisani.it
IL CORSO
SARÀ DIVISO IN TRE STAGE DELLA DURATA DI
DUE MESI CIASCUNO
E SI CONCLUDERÀ
ENTRO LA METÀ DEL 2005,
SECONDO
IL SEGUENTE CALENDARIO DIDATTICO:
Stage 1 1 gennaio
1 marzo
Libera familiarizzazione con l'ambiente di lavoro
Impariamo a muoverci
Nozioni di base sull'utilizzo della telematica
nella didattica Telematica e Didattica
Lettura e commento di testi letterari in rete
Italiano in rete
Morfologia e svolgimento di esercizi
Strutture dell'Italiano
Stage II 2 marzo
1 maggio
Apprendimento collaborativi in rete: basi teoriche
ed eventuale studio di casi apprendere
in rete
Reperimento di risorse relative alla regione
di origine Saper cercare in rete
Lettura, discussione, studio e approfondimento
di testi inerenti la morfologia della lingua italiana;
esercizi on line Strutture dell'Italiano
II
Stage III 2 maggio
1 luglio
Redazione di un piano di lezione riguardante
un argomento di grammatica, con la specificazione
delle eventuali modalità di utilizzo a
distanza Far apprendere in rete
Ulteriori approfondimenti relativi alla morfologia
dell'italiano, con svolgimento di esercizi on
line Strutture dell'italiano III
UNA PIACEVOLISSIMA
COMMEDIA MUSICALE IN DIALETTO VENETO
TUTTI INSIEME
ALLA
"CENA DELLA
SPOSA"
A CAMPOSILVANO
Testi di
Marco Ongaro, 'cantattori' protagonisti i bravissimi
Grazia De Marchi e Tiziano Gelmetti.
Una divertente riflessione
sul 'problema' dell'integrazione tra le 'vecchie'
generazioni e i nuovi immigrati
Si esce gratificati (anche chi non ha partecipato
attivamente al banchetto, che per la 'prima' ha
'puntato' sulla creatività di Francesco
Avesani, nume tutelare della Fontana di Avesa,
abituato a muoversi tra tradizione e innovazione)
dalla "commedia musicale popolare", coprodotta
dall'assessorato alle Tradizioni Popolari Veronesi/Decentramento
e dall'Associazione Culturale Teatro Origine,
intitolata "La Cena della Sposa", presentata al
Castello di Montorio, per cinque serate consecutive,
nello scorso agosto. Quest'"opera buffa" corre,
sul palco, veloce e fluida, riserva parecchi momenti
davvero divertenti, con un piacevolissimo impianto
musicale, senza rinunciare a suggerire a chi ascolta
qualche riflessione: e a tutti, crediamo, il 'messaggio'
che arriva alla mente e al cuore, senza esagerazioni
e forzature, è un invito alla tolleranza,
alla comprensione interculturale, a far trionfare
l'idea della vita e dei suoi naturali piaceri
sulla paura dello sconosciuto, di qualsiasi elemento
che esca dalla tradizione stratificata e
mai messa in discussione.
Il pregio principale, nella realizzazione della
"Cena della sposa", sta nel tono giusto che la
pervade dall'inizio alla fine. E' il tono garbato
e leggero, nel senso buono della parola, dell'equilibrio
tra ironia e fatalismo, tra la sana irruenza delle
nuove generazioni e la difficoltà di quelle
più vecchie, incarnate dal padre di famiglia
Tiziano Gelmetti, di uscire dal vecchio tracciato
tra "casa, capannone e osteria", orizzonte fisico
e culturale apparentemente ben definito e sufficiente.
Merito fondamentale, questa spassosa delicatezza
mai sopra le righe, che va condiviso tra i diversi
contribuenti. In primis ci mettiamo il regista
e ideatore del soggetto, Nicola Dentamaro, perché
ha saputo dare felice unitarietà, siglata
da questo garbato tono di fondo, ad un'operazione
complessa, considerate le diverse, e forti personalità
coinvolte. In misurata sintonia con l'allestimento
scenico si rivelano, innanzitutto, le canzoni
in "dialetto contemporaneo" scritte da Marco Ongaro,
con quel buon gusto che è suo consolidato
tratto distintivo, arrangiate da Giannantonio
Mutto, e "messe in opera" dai musicanti diretti
con rigore e sapienza dal fisarmonicista Giuseppe
Zambon.
Bravi i due 'cantattori' protagonisti. Tiziano
Gelmetti tratteggia con perfetta adeguatezza la
figura di un padre completamente inadeguato al
presente che cambia, teneramente ridicolo nella
sua 'atavica' ottusità. E Grazia De Marchi
si è calata con poetica credibilità
nel ruolo della madre, perno centrale della commedia,
mediatrice saggia, a tratti dolente nella sua
abitudine a pensare al benessere altrui prima
che al proprio.
C'è ancora qualcosa da 'tarare', in questa
composita commedia musicale, nei tempi di interazione
tra palco e convivio in platea (la cena viene
realmente servita dagli attori non professionisti,
le sette figlie con i rispettivi promessi sposi
tutti di diversa nazionalità), e, appunto
tra questi giovani attori, non manca qualche ingenuità.
Ma nel complesso prevale la loro freschezza interpretativa.
C'è stata anche una "serata di gala",
con la cena preparata dal prestigioso chef Gabriele
Ferron, della nota famiglia 'sinonimo' del riso
all'isolana, alla presenza di amministratori pubblici
della città e della Regione Veneto, che
ha contribuito alla realizzazione dell'opera.
Beppe Montresor
Marco Ongaro
QUI
CHIEVO
SIAMO AD
UN TERZO DEL PERCORSO,
E SIN QUI
E' UN BUON CAMPIONATO
Il nuovo tecnico si è
rivelato personaggio di spessore, E le cose, per
ora, vanno quasi meglio del previsto