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    Aut. del Trib. di Verona del 6/6/1974 n.312 - Dir. Resp. Beppe Montresor
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Novembre-Dicembre 2004
 



 

SI E' SPENTO LO SCORSO 6 NOVEMBRE

LA SCOMPARSA DI FERNANDO SOLINAS

Era il nostro Presidente Onorario,

una figura storica dell'Associazione Veronesi nel Mondo

Fino a pochi mesi fa, continuava a freque ntare la sede della nostra Associazione, con cui non ha mai spezzato il suo affettuoso, generoso legame. Il 6 novembre scorso se n'è andato, a 86 anni, il Dottor Fernando Solinas, per tanti anni Presidente dei Veronesi nel Mondo, dal novembre 2001 Presidente Onorario, e sin dall'inizio figura storica e decisiva nello sviluppo della nostra Associazione. Lascia la moglie Maria, che con lui ha condiviso tanti viaggi in tutto il mondo, sempre alla ricerca di un contatto diretto con i nostri Emigrati, e i figli Roberto e Patrizia.

Come si può intuire dal cognome, il Dottor Solinas proveniva da una famiglia di origine sarda, ma era nato a Treviglio, nel bergamasco, per poi passare quasi tutta la sua vita a Verona.

Era stato Segretario Generale della Camera di Commercio, ai tempi della Presidenza dell'Avvocato Pavesi, e per questa sua carica istituzionale, era stato tra i fondatori dell'Associazione Veronesi nel Mondo. Aveva uno stretto rapporto di amicizia, di perfetta simbiosi operativa, con Attilio Beghini, anche lui figura fondamentale nella storia più che trentennale dell'Associazione. Beghini, a lungo nostro Presidente, aveva il ruolo politico atto alla sua carica, mentre Fernando Solinas era il pragmatico motore dell'Associazione, l'uomo che garantiva il fondamentale rapporto con la Camera di Commercio.

Sin dagli albori, il Dottor Solinas si è dedicato all'Associazione Veronesi nel Mondo con un impegno a 360°. Andava in Sudafrica, in Australia, nei Paesi Europei della nostra emigrazione, conscio dell'importanza di tenere rapporti diretti con i nostri associati. Tantissimi i legami personali che aveva stabilito con loro, e ne sono testimonianza le lettere e i messaggi a lui indirizzati che hanno continuato ad arrivare nella nostra sede fino ad oggi, anche se dal 2001 aveva cessato di essere il Presidente operativo dell'Associazione.

Del resto la sua era stata una presidenza molto concreta - ben al di là del ruolo istituzionale di rappresentanza - in cui si è gettato a tempo pieno una volta andato in pensione. Era un uomo parco di parole, che non amava le luci della ribalta. Nei momenti economicamente difficili per la nostra Associazione, non esitava a scoprirsi personalmente. Era un uomo generoso e rigoroso, di onestà morale e correttezza integerrime. Qualità che aveva sempre valorizzato anche nei rapporti con le istituzioni veronesi e venete, da quelle politiche a quelle economiche, da quelle religiose a quelle culturali. Era la memoria storica dell'Associazione Veronesi nel Mondo.

A tutta la sua famiglia rivolgiamo ancora le condoglianze di tutta l'Associazione di cui per tanti anni è stato appassionata e indimenticabile guida.

Si sta concludendo il mandato 2002-2004 della nostra Associazione. Tre anni intensi che hanno visto il Consiglio di Amministrazione e altri stretti collaboratori ­ in primis i rappresentanti dei circoli all'estero e degli ex-emigrati, la segreteria generale e altri amici ­ impegnati nel dare il più possibile risposte adeguate alle tante, tantissime richieste che l'attuale situazione del mondo dell'emigrazione richiedeva.

Potrei elencare le tante cose fatte: lo potete capire sfogliando le pagine degli ultimi numeri di questo giornale. Siamo orgogliosi di presentare una situazione stabile dal punto di vista economico-finanziario, una rinnovata partecipazione di tanti amici, un forte collegamento con le istituzioni pubbliche.

Per me personalmente è stata un'esperienza incredibile, soprattutto sotto il profilo umano. Segnata anche da momenti dolorosi come la scomparsa di due Presidenti che mi hanno preceduto: Alberto De Mori e Fernando Solinas; e di altri nostri emigrati all'estero o ritornati in patria.

Ma anche piena di soddisfazioni per il rilancio che l'Associazione ha avuto, per le conoscenze umane e per la consapevolezza di rappresentare un momento cruciale della storia di Verona e d'Italia. Siamo certi di consegnare nelle mani del nuovo Consiglio di Amministrazione un'eredità importante, da impreziosire e sviluppare con impegno e dedizione.

Nel rivolgere a tutti il ringraziamento per l'affetto che ci avete dimostrato, colgo l'occasione per porgere, a nome del Consiglio di Amministrazione e di tutti i collaboratori, un augurio sincero e fraterno di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

IL PRESIDENTE

 

CLAUDIO VALENTE

MESSAGGIO E AUGURIO

DEL VESCOVO DI VERONA

AI VERONESI SPARSI NEL MONDO

Carissimi fratelli e sorelle Veronesi che vivete sparsi nel Mondo,

Pace e bene!

In questi giorni di festività natalizie in cui per voi si acutizza il ricordo ­ tinto di nostalgia ­ della vostra patria, del vostro paese e della casa che avete lasciato, vi sono vicino con la mia preghiera e il mio augurio carico di affetto e tenerezza.

Come un padre il cui pensiero va particolarmente ai suoi figli lontani, così il mio pensiero corre a voi e a quanti vivono situazioni di sofferenza e di difficoltà.

In quest'anno speciale dedicato all'Eucaristia ­ voluto dal Santo Padre ­ giunga a tutti voi il mio augurio di un Santo Natale. Il Bambino Gesù che contemplerete e adorerete a Natale, è colui che si offre a voi ogni domenica nel Mistero dell'Eucaristia, Mistero tutto da riscoprire e da vivere.

E con l'augurio di un Santo Natale, vi giunga anche il mio augurio di Buon Anno: che sia per tutti voi carico di Pace e di Speranza.

La Pace è il dono più bello tanto atteso e invocato dall'uomo, che solo Dio può dare: Gesù dice "la mia pace". I tragici fatti che segnano tristemente questa nostra storia dimostrano chiaramente come l'uomo sia incapace, da solo, di costruire la Pace.

E' Gesù la nostra Pace, colui che ha abbattuto i muri di separazione che erano frammezzo e che ha fatto di tutti un popolo solo; popolo dei figli di Dio.

Predisponiamo il nostro animo ad accogliere Gesù, la vera Pace, e a vivere il prossimo nuovo Anno nell'impegno concreto per la Pace: essere facitori di Pace.

Nel prossimo anno 2005, a Dio piacendo, concluderemo il Sinodo diocesano: tempo di grazia che ci ha visti camminare insieme per riscoprire la nostra identità di cristiani. Affido alla vostra preghiera quest'ultimo tratto del cammino sinodale, a partire dal quale scaturiranno le linee programmatiche che orienteranno le scelte della nostra chiesa veronese per i prossimi anni.

Auguri di Buon Natale e Buon Anno a tutti voi, cari veronesi sparsi nel mondo! Auguri ai vostri familiari e ai vostri cari ­ in particolare ai bambini e agli ammalati -, all'Associazione Veronesi nel Mondo, sempre molto impegnata a favore dei migranti veronesi sparsi ovunque e alle Missioni per i migranti, centri di fede e di cultura cristiana.

A tutti: sacerdoti, religiose/i e laici, il mio abbraccio e la mia Benedizione nel nome di Gesù, Dio con noi e per noi.

 

P. Flavio Roberto Carraro

Vescovo di Verona

AI CIRCOLI E A TUTTI

I VERONESI NEL MONDO

BUON NATALE 2004!

BUON ANNO 2005!

NATALE!

Il mistero più ineffabile della Fede, il giorno ideale della vita!

Non si può perdere un Natale!

Che valore ha celebrare il Natale, che può far voltar pagina alla Storia, alla vita, in una società segnata dal secolarismo, dal consumismo, non interessata a Dio, che vive per il denaro, il benessere, il piacere?

Le luminarie segnano il clima natalizio, le vetrine sono una tentazione per il regalo.

Si potrebbe pensare che entra più gente nei supermercati che in chiesa, eccezion fatta per la Messa di mezzanotte di Natale: è Fede, o abitudine mista a vanità?

Il Natale è la vera speranza per ritrovare i valori della vita.

La Chiesa, la Storia, hanno bisogno di voltar pagina.

 

NATALE! DIO SI FA UOMO!

Se non si incontra Dio, non c'è l'uomo. La Chiesa deve donare Dio non tanto come maestra di Fede, ma soprattutto come compagna di viaggio dell'uomo, condividendone i problemi. La Storia deve esaltarsi nel messaggio cristiano, l'unico vero messaggio a dimensione d'uomo. Allora la vita diventa sacra. E il matrimonio il capolavoro di Dio che l'uomo non deve tradire.

 

NATALE E' LA PACE!

La Pace sintetizza e presuppone tutti i valori. Dio è il garante dei valori, è Lui che dona la Pace.

La Terra continua ad essere insanguinata da troppe guerre. Non ci può essere vera Pace fino a che ci sono troppi poveri, popoli senza libertà, benessere, garanzia di salute...

Una Chiesa povera, che ha fatto la scelta di essere dalla parte degli ultimi, che testimonia il Vangelo, può aiutare un cammino di Pace. Anche per la Pace c'è bisogno del NATALE!

 

NATALE CON I TUOI!

Il Natale si vive anche in famiglia, altra istituzione in crisi. La famiglia è vero dono della vita, tenetevela cara. In una famiglia unita nell'amore, ogni giorno è NATALE.

 

BUON NATALE!

E' bello essere buoni! Non costa nulla, ci vuole buona volontà, ed è difficile averla nel nostro tempo.

 

Vive il più bel NATALE chi riscopre la gioia della bontà.

A tutti, a tutte le famiglie BUON NATALE!

BUON ANNO 2005!

UN ANNO DI BONTA',

DI SALUTE, DI BENESSERE!

DON WALTER SOAVE

INAUGURATO CON SOLENNE CERIMONIA IL MONUMENTO A CAPRINO

COSI L'EMIGRANTE E TORNATO PER SEMPRE A CASA

L'iniziativa si deve al Circolo Baldense Ex Emigrati. Hanno partecipato, con riconoscenza e commozione, varie autorità.

Il 12 settembre scorso è stato inaugurato a Caprino Veronese, la 'capitale' del Baldo, il Monumento all'Emigrante realizzato da un lavoro collettivo di vari scalpellini della zona. La realizzazione e la posa dell'opera, passata attraverso varie dispute amministrative per quanto riguardava la sua collocazione, è stata fortemente voluta dal Circolo Baldense Ex Emigrati, e dal suo Presidente Enzo Monego.

Dopo l'arrivo dei numerosi partecipanti ­ c'erano anche amici ex-emigranti della Valpolicella, della Lessinia e della Bassa Veronese ­ davanti al piazzale della Chiesa di Caprino, c'è stata la Santa Messa celebrata da Don Walter Soave, che come di consueto ha espresso commosse parole di riconoscenza e ammirazione per gli emigranti. Dalla Chiesa, con una sfilata accompagnata dalla Banda di Caprino, ci si è diretti verso il giardino di via Monte Vigneto ove è stata posizionata la scultura. Dopo il "Va' pensiero" A1_mon_emigrante intonato dal Coro di Caprino, gli stendardi della nostra Associazione Veronesi nel Mondo e dei Comuni di Caprino e di Rivoli hanno accompagnato l'inaugurazione del Monumento, che rappresenta il mondo con i suoi cinque continenti e l'emigrante con la valigia. Poi sono cominciati gli interventi celebrativi.

Primo tra tutti, giustamente, Enzo Monego, fondamentale nel portare a termine l'ammirevole impresa. "E' il nostro monumento ­ ha detto il Presidente degli Ex-Emigrati Baldensi ­ è bello ed è testimone di tante vicissitudini. L'emigrazione non era un'avventura, era la fuga dalla miseria che in questa zona c'era negli anni '50/60. Il nostro Circolo festeggia il suo ventesimo anniversario, quando finalmente siamo tornati a casa dopo aver vissuto in casa altrui. Spero che altri possano tornare, voglio ricordare e ringraziare chi è morto lontano dalla sua terra e chi ha contribuito alla realizzazione del monumento".

Breve ma importante l'intervento del sindaco di Caprino, Stefano Sandri, che ha ricordato di aver visitato nel '90 il Circolo dei Veronesi a Chambery, e di aver da lì compreso anche il dramma di quelli che oggi arrivano sul nostro territorio. "Viva il Tricolore, Viva gli Emigrati, Viva gli eroi della vita" ­ così ha concluso il primo cittadino.

Claudio Valente, Presidente della nostra Associazione, ha sottolineato come l'inaugurazione del Monumento all'Emigrante A5_mon_emigrante fosse il miglior modo per concludere il triennio del suo mandato, che termina appunto nel 2004. "Grazie alle Istituzioni che ci seguono ­ ha detto ­ e in particolare la Camera di Commercio, l'Associazione Veronesi nel Mondo è in continua crescita, e sono certo che proseguirà in questa direzione anche nei prossimi anni, che ci sia ancora io alla sua guida o un'altra persona. Sono particolarmente felice che il Monumento sia stato posto qui a Caprino, al centro dell'emigrazione baldense".

Molto emozionato Fernando Morando, Presidente dell'Asco di Verona, che ha portato anche i saluti di Fabio Bortolazzi, Presidente della Camera di Commercio. "Io sono di Caprino, e ho zii e cugini emigrati all'estero. Ci sono 60 milioni di italiani sparsi per il mondo. Con A10_mon_emigrante questo monumento, Caprino da oggi è un paese più importante, perché ospita simbolicamente tutto il mondo".

"Anch'io sono stato emigrante ­ ha ricordato il Presidente della Provincia di Verona Elio Mosele

- e sono particolarmente contento che, grazie all'impegno di Enzo Monego, un sogno sia diventato realtà. 47 anni fa sono partito per Stoccarda, in Germania, ove ho fatto diversi lavori. Eravamo 85 mila italiani, in quella città, dove soltanto la Chiesa ci accoglieva senza guardarci con sospetto. L'Unità Europea a quei tempi era ancora lontana. Si doveva essere eroi per forza. Soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, dalla mia famiglia molte persone sono partite per l'estero. Vorrei che in Italia si facesse di più per rinsaldare i rapporti con le nostre comunità nel mondo. Negli ultimi anni sono stato in Brasile e in California, e ho sentito ancora parlare il nostro dialetto. Dobbiamo essere vicini a queste persone, così come ai nuovi immigrati che arrivano sul nostro territorio. E' necessario incentivare questo incontro tra civiltà".

La Santa Messa celebrata da Don Walter.

Il Presidente della Provincia di Verona, Elio Mosele, al taglio del nastro.
A sinistra nella foto Fernando Morando, Presidente dell'ASCO di Verona, e il sindaco di Caprino Stefano Sandri; a destra Claudio Valente, Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, ed Enzo Monego, Presidente del
Circolo Baldensi Ex-Emigrati.

L'intervento di Claudio Valente. A sinistra Don Walter Soave. Dietro di loro, gli stendardi dei Comuni di Caprino e di Rivoli, del Circolo degli Emigrati Baldensi, e della nostra Associazione. A8_mon_emigrante

La persona che più di tutti ha voluto il monumento di Caprino: Enzo Monego, Presidente del Circolo degli Emigrati Baldensi

Un momento solenne della giornata. Don Walter benedice il Monumento all'Emigrante.

Elio Mosele, Presidente della Provincia di Verona, con esperienze di migrante in Germania, negli anni '50, parla davanti al monumento inaugurato a Caprino.

La visibile soddisfazione sui volti (da sinistra) di Don Walter Soave, Stefano Sandri, Elio Mosele, Enzo Monego e Claudio Valente. Finalmente anche gli Ex-Emigrati Baldensi hanno il loro monumento nella 'capitale' del Baldo.

Parla Fernando Morando, Presidente dell'Asco.

Il breve ma accorato intervento del sindaco di Caprino, Stefano Sandri.

"Il modo migliore per concludere il mio mandato di Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo". Così Claudio Valente, a proposito dell'inaugurazione del monumento.

SI E' CELEBRATA LO SCORSO 18 LUGLIO

 

LA FESTA DELL'EMIGRANTE

A CAMPOSILVANO

Di Aldo Corradi

Come ogni anno si sono incontrati a Camposilvano, in una delle tredici comunità di origine cimbrica, gli emigranti della Lessinia. La manifestazione ­ fortemente sostenuta dall'Associazione Veronesi nel Mondo ­ si svolge attorno alla piccola chiesa dedicata a S.Carlo Borromeo, immersa nel verde dei pascoli, che si affaccia su un minuscolo sagrato fatto di pietre e di erbe.

Al suono delle campane ­ fatte echeggiare dal gruppo si suonatori di S.Francesco ­ la chiesetta si anima e pare B1_camposilvano svegliarsi al ritorno dei suoi figli lontani.

Questo l'indirizzo di saluto che Vito Massalongo, ex-assessore alla Cultura della Comunità della Lessinia, ha rivolto prima della Santa Messa:

Ci troviamo, come ogni anno ormai, a ripetere la celebrazione religiosa e la commemorazione degli emigranti qui a Camposilvano, davanti a questa roccia, per stabilire un contatto d'amicizia tra noi e tutte quelle persone che dalla Lessinia se ne sono andate in cerca di lavoro, di fortuna, in cerca di sopravvivenza.

Non vorremmo fosse un rito passeggero che non lascia alcun segno.

Oggi noi italiani non siamo più emigranti. Ma il dramma B4_camposilvano dell'emigrazione ci coinvolge ogni giorno e diventa un problema che scuote le coscienze, che apre problemi, e crea paura e incertezza, perché di fronte alle culture, alle diverse religioni, alle differenti tradizioni, siamo tutti più insicuri.

E' la cronaca di ogni giorno.

Allora, per introdurre l'odierna manifestazione, penso che dobbiamo metterci in posizione di ascolto e di raccoglimento.

Per far ciò vorrei che ci immedesimassimo in questo problema, guardando le storie della nostra gente, partendo da un recentissimo libro di Raffaello Canteri che così introduce il problema dell'emigrazione nel '900 a Roverè Veronese:

"Fioravante Corradi di Rovere nel 1894 aveva 15 anni. Emigra in Brasile e torna sette anni dopo. Due anni più tardi riprova con la Francia dove resta per tre anni. Ritorna per un anno e poi parte per l'Australia dove resterà per 14 anni.

Agostino Garonzi nato nel 1894 a 15 anni va in America e ci sta 5 anni e dopo va in Piemonte"

E poi vi si leggono storie di emigrazione e fame, tanto che il parroco di Rovere di allora, Don Antonio Quadrella, celebra una media di 10 matrimoni all'anno: la metà degli sposi tra il 1929 e il 1933 ha alle spalle esperienze di emigrazione negli Stati Uniti, in Brasile, in Australia, in Belgio, in Francia, maturate in età giovanissima...Tanto per capire, tanto per riflettere. Sono storie di ieri per la nostra gente.Sono storie di oggi per tanti altri.

Con queste parole è iniziato poi il rito religioso che ha visto la presenza di emigranti, turisti, ed autorità, tra le quali il Presidente B3_camposilvano dell'Associazione Veronesi nel Mondo, Claudio Valente. Erano presenti anche gli esponenti dei gruppi di ex-emigranti della Valpolicella e del Baldo, che hanno preannunciato l'imminente inaugurazione di un bellissimo monumento all'emigrante a Caprino Veronese. Dopo la messa, le parole di saluto del Dottor Valente, il rito semplice ma suggestivo davanti alla roccia monumento all'emigrante, il rilascio dei palloncini sulle note del canto "Son tornà", ben eseguito dal coro parrocchiale di Velo che ha animato anche la Santa Messa.

Poi un delizioso pranzo in amicizia all'Agriturismo Gaspari.

La manifestazione si è conclusa nel pomeriggio con il gruppo folkloristico Campanari del Diaolo, che ha riportato alla memoria molte melodie: le melodie che gli emigranti tenevano nel cuore e canticchiavano nei paesi lontani.

Da sinistra: Mario Massella, emigrante che ha ricevuto il Premio Fedeltà della Camera di Commercio, Elio Comerlati del Circolo Emigrati della Lessinia, Claudio Valente e Don Bruno Stefanelli che ha celebrato la Santa Messa.

Da sinistra: Elio Comerlati, Claudio Valente, il segretario Generale della Camera di Commercio Cesare Veneri, ed Enzo Monego degli Emigrati Baldensi.

Un bel momento della Festa di Camposilvano. Si balla con la musica dei Campanari del Diaolo.

Una veduta della chiesa di Camposilvano.

IL LOCALE CIRCOLO HA FESTEGGIATO IL 25° ANNIVERSARIO

 

I VERONESI DELLA VALPOLICELLA

IN VISITA A SAN GALLO

Lo scorso 23 ottobre, una cinquantina di ex-emigranti della Valpolicella, guidati dal Presidente del Circolo Benito Scamperle, si sono recati in Svizzera, nel Canton Tedesco, per festeggiare il 25° anniversario del Circolo dei Veronesi di Rorschach-San Gallo. Lo stesso giorno sono stati ricevuto nella Sala Comunale della città svizzera, accolti da Omero Allegrini, Presidente del locale Circolo. Erano presenti anche il sindaco di Rorschach-San Gallo, Thomas Muller, e il viceconsole italiano Roberta Perale, a cui sono stati consegnati premi dal Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, Claudio Valente. Domenica 24 ottobre una Santa Messa è stata celebrata dal missionario Padre Luigi.

Un'immagine d'assieme del gruppo di ex-emigranti della Valpolicella, con le loro famiglie, durante la visita a San Gallo

Claudio Valente consegna i riconoscimenti dell'Associazione Veronesi nel Mondo rispettivamente a:

 

Omero Allegrini Thomas Muller Roberta Perale.

Ricordiamo in questa immagine

Teresa Scamparle
nell'anniversario della
sua scomparsa.

Originaria di Fumane,
sorella di Benito

oggi Presidente del Circolo
ex-emigranti della Valpolicella,
Teresa aveva vissuto

45 anni da emigrata
tra Germania e Svizzera.
C1_teresa scamparle

La Santa Messa celebrata dal missionario Padre Luigi.

Esempio di contratto di lavoro per la Svizzera della sig.ra Zuliani Maria di Gabriele

 

 

 

CELEBRATA LA REPUBBLICA

NELLA SEDE DEL CONSOLATO

 

Lo scorso 2 giugno, in occasione della Festa di anniversario della proclamazione della nostra Repubblica, a San Paolo del Brasile il Consolato ha offerto una bella festa, nella sua sede nella bellissima palazzina di Higienopolis. L'iniziativa ha avuto un po' anche il carattere di un 'saluto' a tale sede, divenuta ormai troppo piccola per l'enorme quantità di italiani residenti a San Paolo. La nuova locazione del Consolato sarà nell'Avenida Paulista.

Alla Festa erano presenti rappresentanti di tutte le associazioni italiane, personalità FESTA REPUBLICA 02-06 della comunità, impresari e politici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I rappresentanti della Federazione

Veneta di San Paolo:

da sinistra Dora Mariotto,

Gianni Boscolo, Luigino Andrioli,

Rita Biasioli Costa (neo-presidente del Comites), Bruna Spinelli (Presidente

della Federazione Veneta),

Ernesta Scappini, Teca Mariotto,

Bruna Boscolo, Ligia e Claudio Mariotto.

PREMIATA BRUNA SACCARDO SPINELLI

 

Lo scorso 7 giugno 2004, l'Assemblea Legislativa di San Paolo del Brasile ha festeggiato la Comunità Italiana, con una cerimonia solenne e suggestiva, in cui sono state premiate alcune personalità italiane e italo-brasiliane. A loro è stata conferita una simbolica "Lupa Romana", su Sapienza e Bruna iniziativa del deputato Vitor Sapienza.

Fra i premiati, quest'anno c'era Bruna Saccardo Spinelli, Presidente della Federazione delle Associazioni Venete dello Stato di San Paolo, nonché Consulente della Regione Veneto per il Brasile. Bruna è un'attivissima e rispettata personalità della nostra Comunità, grande sostenitrice dell'associazionismo e dei movimenti giovani. Padovana di nascita, vive a San Paolo da quasi 45 anni, ed è imprenditrice nel settore delle calzature.

 

Bruna Saccardo Spinelli con il deputato Vitor Sapienza

 

 

 

PADOVANI E VERONESI FESTEGGIANO SANT'ANTONIO

polenta e cipolle arrostite, pancetta e vino.

 

Domenica 13 giugno 2004, in occasione della festività di Sant'Antonio da Padova, in una giornata bellissima, la famiglia padovana di San Paolo si è riunita per celebrare. La Festa è cominciata con la Santa Messa, officiata dal parroco della Chiesa degli Italiani, Padre Giuseppe Bortolato. Era presente il Presidente dell'Associazione, Roberto Bardelle, che ha rivolto a tutti i partecipanti parole di ringraziamento. S.ANTONIO 2004 Quindi tutti "al churrasco", ove non sono mancate polenta e cipolle arrostite, pancetta e vino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA SCOMPARSA DI
GIULIO FRANCHETTO

 

E' scomparso il primo ottobre scorso Giulio Franchetto, che era nato in Valpolicella, a Fumane, il 7 agosto del 1928. Dal 1992 era Presidente del Circolo Veronese di Porto Alegre, in Brasile. Nel paese latino-americano era emigrato nel 1954 come marmista, diventando poi titolare di una piccola azienda nel settore. Già ai tempi della presidenza di Attilio Beghini, aveva stretto un legame di forte vicinanza con l'Associazione Veronesi nel Mondo, e in Brasile seguiva con interesse appassionato la vita degli emigrati veronesi e veneti nell'associazione Mazzolin di fiori, che riuniva molte persone della nostra Regione. La sua scomparsa è stata ricordata anche in un articolo E_Fianchetto + Farneda del quotidiano "L'Arena". Spesso veniva a Verona, e partecipava alle assemblee della nostra Associazione.

A tutti i suoi familiari le condoglianze e la vicinanza dei Veronesi nel Mondo.

A destra Giulio Fianchetto, a sinistra un altro nostro associato, Piero Farneda in occasione del trentesimo di fondazione dell'Associazione

SERATA DI GALA CON "NOTTE A VENEZIA"

 

Lo scorso 22 ottobre, il Circolo Italiano di Venezia1 San Paolo del Brasile, nel commemorare i 450 anni dalla fondazione dell'attuale metropoli, ha reso omaggio all'immigrazione che tanto ha contribuito al suo sviluppo, promuovendo una serata di gala intitolata "Notte a Venezia", alla presenza di più di 500 persone.

Ha presenziato alla serata una delegazione veneta di 35 persone, rappresentante i distretti industriali veneti, guidata dal Dottor Max Siron, capo gabinetto dell'assessore regionale Marino Finozzi. Erano presenti anche le più importanti autorità consolari, e rappresentanti della collettività italiana e veneta in Brasile.

Mauro de Fiori (Presidente del Circolo Italiano di San Paolo),
Gianluca Bertinetto (Console Generale di San Paolo),
Bruna Spinelli (Presidente della Federazione Veneta di San Paolo),
Max Siron (Capo Gabinetto dell'assessore Finozzi),
e Paolo Meneghini (Presidente dell'Associazione Cuore Triveneto).

 

 

 

LA FESTA DELLA REPUBBLICA A MELBOURNE

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Per la seconda volta il Veneto Club di Bulleen ha ospitato la più grande manifestazione italiana in Australia, la celebrazione per la Festa della Repubblica Italiana il 2 giugno 2004, un evento che ormai da anni si festeggia anche in questo paese e soprattutto a Melbourne. Il Veneto Club ha messo a disposizione tutto il complesso dello stabile per poter accogliere una gran folla di persone arrivata da ogni parte del Victoria: mai vista così tanta gente, anche perché la giornata era perfetta. Argital legend 003

L'Associazione Veronesi nel Mondo di Melbourne, come tutti gli altri anni assieme a tutto il Comitato ed ad alcuni soci, ha partecipato con la consueta bancarella servendo panini di tutti i tipi e soprattutto soppressa, e il tutto è andato esaurito. Non mancavano le caldarroste curate dall'amico Sabino Fabris, un vero specialista. Senza contare il vin brulè dalla ricetta personale di Laura Kirsch. A tutto il Comitato va un ringraziamento.

Anche quest'anno, insieme a tutte le altre Associazioni Venete, si è voluta realizzare una sagra dedicata a San Marco, a beneficio del Veneto Club.

La nostra Associazione di Melbourne è formata da veronesi, in verità non molto numerosi: però abbiamo accanto a noi tanti amici associati che ci onorano della loro presenza, e a loro rivolgiamo un ringraziamento, così come al Veneto Club e a tutti coloro che ci lavorano per la gestione.

Per quanto riguarda le attività sociali, si comincia sempre a febbraio con il Papà del Gnoco, in aprile Festa delle Castagne, poi la Festa della Repubblica, la prima settimana di agosto la Festa della Famiglia, a dicembre Santa Lucia con doni per i più piccoli ed un ricco picnic per tutti. Stiamo pensando di inserire una giornata culturale per fine settembre.

 

Renzo Zanella

 

 

 

PRIMO ANNIVERSARIO DELL'ASSOCIAZIONE

NUOVE GENERAZIONE VENETE
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L'Associazione Nuove Generazioni Venete Uruguay ha festeggiato il primo anno di vita. E' stato un anno di intensa attività, coronato dall'importante visita del 'Doge', il Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. Ma al di là di questo riconoscimento ufficiale, molto gratificante, l'Associazione si è data da fare a vari livelli: dalla festa di fine anno a mostre fotografiche, dai balli a Carnevale alla festa per la collettività italiana, dagli aiuti alla Missione Cattolica Italiana alla cooperazione con la Camera dell'Industria uruguayana, con l'Università di Trissino, con altri Veneti del Sudamerica. Insomma, anche in Uruguay è cresciuta una grande famiglia veneta.

LA BELLISSIMA SFIDA DI UN DISABILE VERONESE

DALL'ALASKA ALLA TERRA DEL FUOCO

Vanni Rebonato, da vent'anni residente in Brasile, da più di trenta costretto alla
carrozzella, sta facendo 25000 Km di automobile, tutti da solo, lungo le Americhe.

Dice, con grande serenità, che "la disabilità non è la fine del mondo". Lui lo sa bene, perché da quando aveva diciannove anni, per una caduta dalla motocicletta, si sposta su una carrozzella.

E per dimostrare a se stesso e agli altri ­ perché cose di questo tipo, per svariati motivi, possono accadere a chiunque in qualunque momento ­ che la vita può comunque regalare grandi emozioni, gratificazioni e opportunità, anche al disabile, ha scelto proprio di andarci, in quella terra che per secoli veniva vista più o meno come la fine del mondo. Parliamo della Patagonia, perché è lì, nella Tierra del Fuego, che si concluderà l'incredibile viaggio/avventura di Vanni Rebonato, imprenditore veronese di cinquantadue anni che da diciannove vive in Brasile, dove è titolare di alcune cave per l'estrazione del granito nello stato di Bahia.

Raggiungere la Patagonia, in sé, oggi non è più impresa leggendaria. Ma se ci si arriva dopo 25 mila chilometri di automobile in solitaria, con partenza dal nord dell'Alaska, attraversando strade ghiacciate e deserti, i picchi andini e le solitudini cilene, la faccenda è decisamente diversa.

Rebonato viaggia a bordo di una vettura ad alta tecnologia, la Volkswagen Touareg V 10, ma è evidente che un percorso di tale lunghezza e difficoltà metterebbe paura anche a chi è normalmente considerato 'abile'. Vanni parla di "limitazioni e vantaggi" presentati dalla sua condizione, che gli ha consentito esperienze di vita altrimenti inimmaginabili. Il viaggio verrà documentato da telecamere poste sia all'interno che all'esterno del veicolo.

E veniamo a riassumere il percorso del fantastico viaggio dall'Alaska alla Terra del Fuoco.

Partenza dall'Oceano Artico, a Prudhoe Bay, e primi 1000 chilometri, fino a Fairbanks, assai pericolosi per il fondo ghiacciato e la forte possibilità di bucare. Dall'Alaska al Canada, e dalla bellissima Vancouver agli Stati Uniti: Stati di Washington (Seattle), Oregon (Portland), VANNI pp 1 California (San Francisco, Sacramento, Los Angeles, San Diego). Da Tucson in Arizona entrata in Messico a Nogales, e via verso il Guatemala. Da questo momento fino al termine, Rebonato ha già sperimentato in passato il percorso, più o meno la seconda metà del viaggio. Si passa tutto il Centroamerica attraversando El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, e Panama. Da qui, per mare o via aerea, si arriva in Colombia, raggiungendo l'Ecuador con qualche rischio, perché alcune parti della Colombia sono controllate da eserciti rivoluzionari, guerriglieri e trafficanti di coca. A Quito, in Ecuador, passa la linea dell'equatore, e da lì si scende verso il Perù, peraltro salendo di altitudine fino a oltre 4000 metri. Tra Ande e Oceano Pacifico, Lima e Nazca, una Panamericana che in questo tratto è in pessime condizioni, si entra in Cile. Da qui all'arrivo in Patagonia, a Ushuiaia, c'è ancora da attraversare il deserto di Atacama in Cile, uno dei luoghi più secchi del mondo, e quindi la regione dei fiordi e delle isole frastagliate.

Un viaggio meraviglioso ma, diciamo la verità, che mette pure qualche brivido. Cercheremo di farcelo raccontare.

DALL'ALASKA ALLA TIERRA DEL FUEGO:

L'OBIETTIVO

Di Vanni Rebonato

Semplicemente voglio far riflettere un po' le persone sulla disabilità ovvero:

 

la disabilità è qualcosa che in passato, presente o futuro può toccare chiunque di noi, in forma diretta o indiretta (un amico, un parente);

 

la disabilità comunque non è la fine del mondo. Infatti io, disabile, riesco a realizzare cose che molti "non disabili" nemmeno sognano di poter fare: "dall'Alaska alla Tierra del Fuego" per esempio;

 

la disabilità può essere un'opportunità per imparare di tutto a tutti i livelli.

Chi mi conosce me lo ha già sentito dire: se per raziocinio assurdo io potessi scegliere di tornare a camminare rinunciando a tutto quello che l'esperienza di disabile mi ha insegnato, e lo dico con molta franchezza: non so se accetterei;

 

la disabilità, in fondo, è qualcosa di soggettivo e non di oggettivo:

le auto hanno i pedali in basso e il volante in alto perché oltre il novanta per cento ha le gambe in basso e le braccia in alto; se non fosse così le auto sarebbero costruite in tutt'altro modo ;

se gli umani avessero quattro braccia al posto di due gambe e due braccia, il limite che separa la normalità dalla diversità sarebbe diverso;

Può sembrare un concetto semplicistico ma non lo è e va molto lontano.

Vanni Rebonato è un imprenditore veronese di 52 anni che dall'età di 19 anni è costretto su una sedia a rotelle a causa di una caduta in moto.

Vanni abita da 19 anni in Brasile dove possiede alcune cave per l'estrazione di granito nello stato di Bahia.

Già 5 anni fa Vanni percorse 18.000 chilometri con un fuoristrada acquistato in Florida e guidato in solitaria sino a Itaberaba dove abita.

Oggi Vanni Rebonato intende impegnarsi per coronare un suo sogno, la traversata in auto delle Americhe, con una macchina da sogno come la VW TOUAREG V 10.

Il progetto prevede quindi la partenza in autunno dal nord dell' ALASKA e l'arrivo dopo circa 50 giorni e 25.000 chilometri nell'estremo sud dell'ARGENTINA.

Cinquanta giorni, da solo, con le limitazioni e i vantaggi che la sua condizione presentano.

Un viaggio che sarà possibile grazie alla forza ed esperienza di Vanni e alla grande tecnologia e affidabilità del veicolo.

Il viaggio potrà essere documentato da alcune telecamere poste all'interno e all'esterno del veicolo stesso e dal commento di Vanni in diretta che sarà trasmesso via telefono satellitare sia ad una radio nazionale sia a mezzo internet.

DALL'ALASKA ALLA TIERRA DEL FUEGO:

ITINERARIO

Di Vanni Rebonato

Km 0: Si parte dall'Oceano Artico (Prudhoe Bay) e, attraversando il centro dell'Alaska per la Dalton Hwy (praticamente è la strada di servizio dell'Oleodotto dell'Alaska) si arriva a Fairbanks dopo quasi 1000 km conosciuti come molto faticosi e pericolosi per il fondo ghiacciato. Le gomme si tagliano con molta facilità e, per lo meno teoricamente, è il tratto che mi preoccupa di più.

A Fairbanks cominciano le strade più "normali" ma sempre ghiacciate. Si prende la statale 2 Alaska Hwy fino al confine con lo Yukon.

Qui a Beauer Creek, sempre sulla Alaska Hwy, si inizia l'attraversamento dello Yukon fino a Watson Lake.

Pochi chilometri dopo Watson Lake si entra in Columbia Britannica (sempre Canada) usando la statale 37 e la Transcanada (federale 16) fino a Prince George.

Da qui seguendo la statale 10 e la Transcanada (adesso federale 1) si arriva a Vancouver.

Km 5.500: A questo punto dall'inizio abbiamo già fatto circa 5.500 km. Dei quali circa 3000 ghiacciati.

Rientriamo negli Stati Uniti e più precisamente nello stato di Washington, e con la federale 5 attraversiamo tutto lo stato facendo prima una visitina a Seattle.

A Portland entriamo in Oregon e sempre con la federale 5, che sempre più si delinea come la Panamericana vera e propria,arriviamo in California.

Il primo paesino (si fa per dire) è Hilt e, continuando sempre verso sud, passiamo per Sacramento, facciamo una deviazione per conoscere San Francisco con relativi ponte e baia, fino a Los Angeles e più giù fino a San Diego.

Siccome noi dobbiamo continuare verso il Messico, giriamo verso est passando da Tucson, usando le federali 8,10,19 e arrivando al confine nella cittadina di Nogales.

Siamo circa a quota 8.000 km.

Km 8.000: Iniziando dall'altra Nogales, quella messicana, e, costeggiando il Pacifico, senza alternative, percorriamo la federale messicana 15 e la statale 200 diritti fino a Tapachula.

Adesso, in centroamerica soprattutto, le carte geografiche ed anche la gente ti danno le distanze in ore. Da Nogales a Tapachula la carta dice 53h e 03 minuti!

Siamo leggermente a sud ovest della capitale del Chiapas, Cristobal de las Casas.

Totale 11500/12000 km.

Km 12.000: A partire dal Guatemala conosco già il percorso.

La strada fino a Panama City è la CA 1 e attraversa il Guatemala passando per Città del Guatemala, El Salvador passando per San Salvador, attraversa un poco l'Honduras lasciando Tegucigalpa a nordovest, attraversa il Nicaragua passando per Managua, il Costa Rica per San Josè e entra in Panama per terminare in Panama City dopo circa 2500 km.

In realtà la strada continua per circa altri 200 km dopo il canale e termina definitivamente quando comincia il Darien.

Siamo arrivati a 14.500 km circa.

Il Darien non è attraversabile e quindi per andare in Colombia lo si può fare via mare o via aerea.

Km 14.500: Ripartendo da Santa Fé de Bogotà (caso via aerea) o da Barranquilla o Cartagena (caso via mare) ci sarà una sola strada che, attraversando la Colombia da nord a sud, denominata solo con la lettera S, mi porterà in Equador, dopo circa 1700 km., passando per Medellin e Cali.

A nord lascerò a est l'area controllata dall' ELN (Esercito de Liberacion Nacional), uno dei due gruppi guerriglieri di ispirazione marxista che vivono della produzione e vendita di cocaina.

A sud invece dovrò attraversare, anche se al limite, la zona controllata dalle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias Comunistas).

Siamo arrivati a quasi 16000 km totali.

Si entra in Ecuador a Tulcan e, seguendo la Panamericana, si attraversa tutto il paese passando per la capitale Quito, dove passa anche la linea dell'equatore, Km 16.000 e arrivando a Huaquillas confine con il Peru, dopo circa 1000 km rimanendo sempre sopra i 2500 metri di altitudine e superando anche i 4000.

Siamo a circa 17000 km totali.

Entrando in Perù a Macara, e sempre sulla Panamericana che continua a essere l'unica strada verso il sud, attraverserò tutto il Perù costeggiando quasi sempre il Pacifico ai piedi delle Ande, passerò per la capitale Lima e la famosa Nazca fino ad arrivare a Tacna ultima cittadina prima del confine cileno.

Km 17.000: A volte la strada torna a salire intorno ai 2500 metri come nel caso della città di Arequipa.

Secondo le informazioni che ho a disposizione tutto il fondo stradale del tratto peruviano dovrebbe trovarsi in pessime condizioni.

Siamo a circa 19000 km totali.

Entrerò in Cile iniziando immediatamente l'attraversamento del deserto dell'Atacama, considerato il luogo più secco del mondo. Statisticamente le precipitazioni sono in media 10 mm l'anno. In alcune aree non è mai piovuto. Teoricamente questi luoghi sono sterili. Il nucleo del deserto è di circa 1100 km. senza distributori di combustibile e con un solo paese di 2800 abitanti.

Km 19.000: Si continua in direzione sud sempre sulla statale 5 passando per Antofagasta e Santiago, la capitale, fino a Puerto Montt.

Qui inizia la regione dei fiordi e delle migliaia di isole frastagliatissime, per circa 2500 km, fino alla destinazione finale a Ushuaia, in Argentina, sull'isola della Tierra del Fuego.

A Puerto Montt si prende la statale 7 fino a Cochrane dovendo in alcuni punti prendere il traghetto per attraversare i fiordi più larghi, non essendoci strade disponibili. In alternativa si possono attraversare le Ande che in questa regione hanno parecchi valichi e scendere in Argentina per poi ritornare in Cile riprendendo il tracciato cileno. In questo punto il Cile è strettissimo.

A Cochrane si può proseguire, in Cile verso sud, solo per circa 300 km. A questo punto bisogna entrare obbligatoriamente in Argentina, scendere alcune centinaia di km., rientrare in Cile, adesso Patagonia cilena, e continuare a scendere per la statale 9 fino a Punta Arenas. Km 25.000: Si prende il traghetto, si arriva a Ushuaia, Tierra del Fuego, destinazione finale.

Siamo a circa 25000 km.

 

Vanni Rebonato

LE MISSIONARIE DEL CENACOLO DELLA CARITÀ

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una bella lettera
dalle Suore Missionarie del Cenacolo della Carità

L'Istituto Cenacolo della Carità, con sede a Quinto in via Valpantena, in comune di Verona, opera in Italia ed in Brasile, collaborando alle attività apostoliche dei Vescovi e dei parroci, per far giungere a tutti i frutti della Redenzione.

Le prime suore missionarie sono partite per Feira de Santana, nello Stato di Bahia in Brasile, nel 1965.

Attualmente nello Stato di Bahia siamo presenti in 14 case, inoltre dal 1990 ci troviamo nello Stato di Cearà a 1000 km di distanza.

La nostra attività si è subito indirizzata verso i più bisognosi: le giovani senza lavoro e i bambini, proponendo una scuola di laboratorio per le ragazze più grandi, scuole diurne e G1_missionarie serali in modo da far loro apprendere un lavoro per sollevarle dalla miseria e dall'abbandono. Attualmente la nostra attività principale nei due Stati è la catechesi rivolta a tutte le categorie: dai bambini agli adulti (preparazione ai battesimi, prime comunioni, comunione di maturità, Cresime, formazione di catechisti ecc.). Inoltre: pastorale della salute, incontro con le famiglie dei bambini adottati, pastorale vocazionale, cura e attenzione per i bambini delle favelas, educazione allo sport, corsi di promozione umana, assistenza agli ammalati, visita e assistenza religiosa ai carcerati.

Nella prima periferia della città di Feira, nel quartiere di Cidade-Nova, è sorta la nostra casa che, trovandosi in prossimità della chiesa parrocchiale tenuta dai sacerdoti di Don Giovanni Calabria, funziona come centro per le attività di catechesi, e di attività missionaria. Vicino alla casa è stata costruita una scuola elementare per i bambini, dove si raccolgono giornalmente più di 700 alunni. Vengono curati, istruiti, e trovano un pasto caldo ogni giorno. Ora la scuola è stata ampliata con un piano superiore, grazie ai benefattori italiani, la parrocchia di Rovere Veronese con il loro parroco Don Giovanni, che con tanta generosità ci hanno fatto questo bel regalo. Ora noi suore, i bambini, i genitori e le maestre, siamo tutti contenti e ringraziamo.

Anche nel cuore della città di Feira è sorto un centro di attività denominato "Artesanato Diocesano", che accoglie 350 meninas.

Sempre nel quartiere di Cidade-Nova prestiamo servizi anche nel Seminario dei sacerdoti di San Giovanni Calabria.

Nella città di Salvador, capitale dello Stato di Bahia, abbiamo una casa per la formazione delle giovani che si preparano alla vita religiosa.

Dal 1990, richieste dal Vescovo Mons.Adelio Tomasin, dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, siamo presenti nello Stato di Cearà, Diocesi e città di Quixadà, paese di Boa Viagem, una zona particolarmente povera, che soffre di grandi siccità. In questa grande parrocchia di 65 mila abitanti, svolgiamo principalmente il servizio di assistenza religiosa e sociale alle 60 comunità sparse nel territorio. Monsignor Adelio afferma che queste due attività, religiosa e sociale, rendono credibile l'annuncio del Vangelo.

Collaboriamo con lui e con l'unico sacerdote che svolge il suo ministero in questa grande parrocchia. Ora stiamo realizzando un nuovo progetto salva vita, costruendo un piccolo centro essenzialmente per i bambini denutriti, per poterli ridare poi alle loro famiglie, ristabiliti e sani. Alcuni amici volontari italiani sono stati in Brasile ospiti da noi e, avendo potuto toccare con mano le difficoltà che gravano nella gran parte di queste zone, si sono G6_missionarie chiesti come poter fare qualcosa per questi nostri fratelli, e da qui è nato il gruppo "Amici della Missione del Cenacolo della Carità". Grazie all'interessamento di questo gruppo, sono state avviate alcune iniziative di aiuto:

- Adozioni a distanza di bambini particolarmente bisognosi. Attualmente sono più di 400; questi bambini adottati sono seguiti direttamente da noi suore aiutate dagli amici; vengono assicurati loro vitto, scuola, medicine.

- Inoltre il gruppo annualmente organizza e convoglia raccolte di denaro per progetti particolari. L'attuale progetto è denominato "Suor Carmelita", dal nome della nostra missionaria brasiliana responsabile della comunità di Boa Viagem in Cearà. Con questo progetto si soccorrono le urgenti necessità di sussistenza: alimentari, medicine, e costruzione di piccole case per chi non ha dove posare il capo, ed altre iniziative di primaria necessità.

- Altro progetto è quello della "Farmacia della Provvidenza", perché i poveri, anche se sono in possesso di ricetta medica, non sono in grado di pagare quanto richiesto per avere le medicine.

- Un nuovo progetto per la nostra scuola: rendere funzionante una sala d'informatica.

- Questi a grandi linee i progetti e le attività che svolgiamo in Brasile. Vi chiediamo una preghiera, perché, come Missionarie, il Signore ci doni la grazia di un rinnovato impegno come testimoni e annunciatori del Vangelo, e doni pure a voi di essere missionari dove il Signore vi chiama: in famiglia, a scuola, sul lavoro e, perché no?, in missione come noi, per dare freschezza e nuova forza a questo bell'annuncio!

Noi Missionarie del Cenacolo della Carità vogliamo ringraziare di cuore la rivista "Veronesi nel Mondo", e il Presidente dell'Associazione.

Rita Bendazzoli, volontaria veronese in Brasile

nello scorso marzo, con in braccio un bambino

delle favelas di Salvador, capitale del Bahia.

La Chiesa del Bonfin a Salvador di Bahia. Un punto di approdo, secondo la tradizione, degli schiavi che venivano liberati in Brasile. G4_missionarie

Nonostante una miseria ai limiti della sussistenza, non manca il sorriso ai bambini delle favelas di Salvador. G5_missionarie_DA RIFA

UN IMPORTANTE LAVORO SUI PROVERBI DELLA

TRADIZIONE POPOLARE VERONESE

"DIO NON PAGA IL SABATO", DI DINO COLTRO

Il noto studioso torna con questo volume in libreria

L'ha presentato nella bella, familiare cornice della Locanda Girasole a Santa Maria di Zevio ­ frazione dove lui stesso ha vissuto nell'adolescenza ­ oggi gestita con passione da Nicola Saccomani (che ha un passato importante nella musica popolare come autore dei testi e cantante di un ensemble purtroppo disciolto, i Ratatuja) e Samuele Tomelleri. A sottolineare la valenza della pubblicazione era presente la 'sindachessa' di Zevio (comune che anni fa ha conferito allo studioso la cittadinanza onoraria), Maria Luisa Tezza.

"Dio non paga il sabato", la nuova pubblicazione di Dino Coltro per Cierre Edizioni, è un'impegnativa opera di 385 pagine tutta dedicata ai proverbi della tradizione popolare veneta, dei quali è un esempio il titolo del libro.

Maria Luisa Tezza, che è anche assessore provinciale all'Istruzione, ha introdotto la serata/convivio sottolineando come la cultura sia una ricchezza che nessuno può togliere all'uomo, e come per questo motivo un personaggio come Coltro vada sempre più valorizzato.

Poi è entrato in scena lui, che oltre ad essere rigorosissimo studioso è anche amabilissimo intrattenitore.

"Non si legge più il dialetto ­ ha esordito - anche perché effettivamente alcuni dialetti, come il bellunese o il friulano, sono davvero ostici alla lettura. Il veronese, invece, è più abbordabile, e comunque nel libro vi sono sempre commenti in italiano alla locuzione dialettale. La parola, la tradizione orale era fondamentale nel mondo contadino, in gran parte analfabeta, all'89% ai tempi dell'Unità d'Italia. La parola era tutto, era la realtà incarnata nei proverbi, originariamente di derivazione biblica. La tradizione orale non era una coltro grigrio consegna superficiale di valori che si tramandava di generazione in generazione, era una garanzia culturale della loro validità. I proverbi meno buoni venivano 'scartati' nell'evoluzione storica, perché le 'radici' di una comunità non sono statiche, ma camminano, vivono, assorbono il territorio". "Adesso ­ ha continuato Coltro ­ è arrivato il momento di passare dall'oralità copertina_COLTRO al libro, anche se questo è un problema perché poche persone, oggi, si concedono il tempo di leggere. E' anche per questo motivo che mi sono inventato il teatro dialettale veronese, un buon sostituto dell'antica oralità. I proverbi non sono soltanto una testimonianza della 'sapienza' locale, spesso hanno una valenza universale".

La vecchia cultura contadina è un mondo da rimpiangere?

"Per me il '900 è finito negli anni '60, con l'esodo dalle campagne. Non voglio dire che bisogna tornare indietro, ma riflettere sul passato sì. Dobbiamo scoprire o riscoprire quel che c'era di buono in questi valori, perché anche certe reminiscenze del passato possono alleviare le tristezze del presente. Io sento l'urgenza di scrivere di queste cose, del legame inscindibile tra realtà e linguaggio, e della loro evoluzione. Oggi vi sono spesso sagre, commemorazioni, mostre dedicate alla vecchia civiltà contadina. Ma troppo spesso si risolvono in occasioni di superficiale consumismo. Bisogna invece approfondire la ricerca sul passato, spiegarlo alle nuove generazioni, motivare in profondità il perché di certi usi".

Nell'occasione, Coltro ha anche presentato il "Lunario Veneto 2005", sempre edito da Cierre, con i "Santi dei Proverbi". Per ulteriori informazioni, si può visitare il sito dell'Editrice: www.cierrenet.it

Dino Coltro, grande studioso della tradizione popolare e della civiltà contadina.

L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

 

IN UNA PUBBLICAZIONE DI GIANNI STORARI, L'EMIGRAZIONE VERSO IL SUDAMERICA

INTORNO ALLA FINE DELL'OTTOCENTO DAL TERRITORIO DELL'EST VERONESE

Come spiega il sottotitolo, si tratta di una ricerca rigorosa e documentata riguardante l'emigrazione dal territorio di San Bonifacio, Colognola ai Colli, Belfiore, Arcole, Soave, Cologna Veneta, Pressana, Zimella e vallata d'Alpone verso l'America, in particolare Brasile e Argentina, alla fine dell'Ottocento.

E' l'occasione per conoscere un fenomeno quasi dimenticato (la prima emigrazione a partire dal 1875), analizzare alcuni aspetti della nostra storia, ma anche per riflettere in generale sul modo di fare storia.

Un mondo che era sommerso, dimenticato, ricoperto dalla polvere del tempo, ritorna a galla e ci ripropone il problema di tanti parenti, conoscenti, vicini, che si sono sentiti espulsi, emarginati, e sono andati; anche grazie a loro il mondo, al di qua e al di là dell'oceano, è cambiato; ecco allora il senso del titolo: bisogna sempre cercare l'altra faccia della medaglia, quella che a prima vista non appare.

Il fatto poi che gli emigranti fossero qui tra gli ultimi, i 'vinti' della storia, e che laggiù a costo di sacrifici siano riusciti ad affermarsi, a vincere, a diventare protagonisti, ci invita ulteriormente a riflettere sui risvolti meno appariscenti delle vicende umane.

Altro elemento importante è il senso del lavoro che i nostri portarono in quelle terre che avevano conosciuto solo la rapacità dei fazendeiros e la fatica sanguinante degli schiavi; i braccianti di Cologna, i bovai di San Bonifacio, i vignaioli di Monteforte si portavano dall'Italia l'amore per la terra, il gusto di lavorarla e proteggerla, e grazie a loro le foreste subtropicali e le enormi, monotone piantagioni di caffè si trasformarono, si arricchirono, divennero campi di mais, patate, fagioli, riso, vigneti.

Il volume gode del patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Verona, Associazione Veronesi nel Mondo, Comuni di San Bonifacio, Monteforte, Colognola ai Colli, e Cologna Veneta.

Sarà presentato al pubblico sabato 11 dicembre a San Bonifacio e successivamente in tutti i paesi patrocinatori.

A MINERBE SABATO 11 DICEMBRE

IN SCENA "IL FILO' DELLA STELLA"

Sabato 11 dicembre, al Teatro San Lorenzo di Minerbe, su promozione della nostra Associazione Veronesi nel Mondo, come una sorta di ideale augurio natalizio, viene messa in scena "Il filò della stella", di Dino Coltro e Giovanni Modena, con la partecipazione del Piccolo Teatro di Oppeano, della cantante Grazia De Marchi accompagnata dal fisarmonicista Dario Righetti. E' uno spettacolo tra testi, musica e recitazione, dedicato al lavoro e alla vita dei contadini, corredato dai canti sull'emigrazione eseguiti dalla De Marchi.

Il Piccolo Teatro di Oppeano, diretto da Giovanni Modena, è nato negli anni '50, ed ha acquisito la sua inconfondibile fisionomia, dal 1976, proprio mettendo in scena "La lucerna del filò", una pièce di Dino Coltro. Da allora la collaborazione con Coltro, studioso e profondo conoscitore della vita rurale nel territorio veronese, è sfociata in altre produzioni, essenziali nella ricostruzione di un mondo altrimenti destinato ad essere dimenticato.

Grazia De Marchi è per eccellenza la cantante 'popolare' di Verona. Tra i suoi album, molti sono stati dedicati al patrimonio tradizionale veronese e veneto. Ricordiamo "Balè Cantè Butèle", "La ballerina", "Che canta o che no canta".

Grazia De Marchi con Dario Righetti

PARTIRA' IL PRIMO GENNAIO

VE-NET 2005

Prenderà il via, a partire dal 1° gennaio 2005, VE-NET 2005, quinta edizione del corso di aggiornamento a distanza di lingua italiana, tramite Internet, indirizzato principalmente a insegnanti o formatori in attività nei circoli veneti all'estero.

Ormai rodato nel tempo, il corso, organizzato dall'Associazione Trevisani nel Mondo, con sede a Treviso, ha fin qui riscontrato un crescente positivo accoglimento.

L'iscrizione è possibile fino all'inizio del corso medesimo: considerato, dunque, il previsto avvio dal gennaio prossimo, la scadenza dei termini coincide con la chiusura dell'anno. Per le modalità e le procedure di iscrizione, i candidati potranno accedere all'indirizzo:

http://home.tele2.it/dmns17k1/ve-net2005/avvio.html

utilizzando la scheda di adesione in esso riportata.

Chi volesse contattare l'Associazione promotrice, per informazioni in merito al corso, potrà farlo scrivendo direttamente ad essa, all'indirizzo seguente: Associazione Trevisani nel Mondo ­ Via Gambizza 9 31100 Treviso (TV)

L'associazione potrà inoltre essere contattata telefonicamente al seguente recapito: +39 0422 579428, tramite fax +39 0422 547874, ovvero tramite posta elettronica, scrivendo all'indirizzo: info@trevisani.it

 

IL CORSO SARÀ DIVISO IN TRE STAGE DELLA DURATA DI DUE MESI CIASCUNO

E SI CONCLUDERÀ ENTRO LA METÀ DEL 2005,

SECONDO IL SEGUENTE CALENDARIO DIDATTICO:

 

Stage 1 1 gennaio ­ 1 marzo

Libera familiarizzazione con l'ambiente di lavoro ­ Impariamo a muoverci

Nozioni di base sull'utilizzo della telematica nella didattica ­ Telematica e Didattica

Lettura e commento di testi letterari in rete ­ Italiano in rete

Morfologia e svolgimento di esercizi ­ Strutture dell'Italiano

 

Stage II 2 marzo ­ 1 maggio

Apprendimento collaborativi in rete: basi teoriche ed eventuale studio di casi ­ apprendere in rete

Reperimento di risorse relative alla regione di origine ­ Saper cercare in rete

Lettura, discussione, studio e approfondimento di testi inerenti la morfologia della lingua italiana; esercizi on line ­ Strutture dell'Italiano II

 

Stage III 2 maggio ­ 1 luglio

Redazione di un piano di lezione riguardante un argomento di grammatica, con la specificazione delle eventuali modalità di utilizzo a distanza ­ Far apprendere in rete

Ulteriori approfondimenti relativi alla morfologia dell'italiano, con svolgimento di esercizi on line ­ Strutture dell'italiano III

UNA PIACEVOLISSIMA COMMEDIA MUSICALE IN DIALETTO VENETO

TUTTI INSIEME ALLA

"CENA DELLA SPOSA"

A CAMPOSILVANO

Testi di Marco Ongaro, 'cantattori' protagonisti i bravissimi Grazia De Marchi e Tiziano Gelmetti.

Una divertente riflessione sul 'problema' dell'integrazione tra le 'vecchie' generazioni e i nuovi immigrati ongaro1

Si esce gratificati (anche chi non ha partecipato attivamente al banchetto, che per la 'prima' ha 'puntato' sulla creatività di Francesco Avesani, nume tutelare della Fontana di Avesa, abituato a muoversi tra tradizione e innovazione) dalla "commedia musicale popolare", coprodotta dall'assessorato alle Tradizioni Popolari Veronesi/Decentramento e dall'Associazione Culturale Teatro Origine, intitolata "La Cena della Sposa", presentata al Castello di Montorio, per cinque serate consecutive, nello scorso agosto. Quest'"opera buffa" corre, sul palco, veloce e fluida, riserva parecchi momenti davvero divertenti, con un piacevolissimo impianto musicale, senza rinunciare a suggerire a chi ascolta qualche riflessione: e a tutti, crediamo, il 'messaggio' che arriva alla mente e al cuore, senza esagerazioni e forzature, è un invito alla tolleranza, alla comprensione interculturale, a far trionfare l'idea della vita e dei suoi naturali piaceri sulla paura dello sconosciuto, di qualsiasi elemento che esca dalla tradizione stratificata e LACENA mai messa in discussione.

Il pregio principale, nella realizzazione della "Cena della sposa", sta nel tono giusto che la pervade dall'inizio alla fine. E' il tono garbato e leggero, nel senso buono della parola, dell'equilibrio tra ironia e fatalismo, tra la sana irruenza delle nuove generazioni e la difficoltà di quelle più vecchie, incarnate dal padre di famiglia Tiziano Gelmetti, di uscire dal vecchio tracciato tra "casa, capannone e osteria", orizzonte fisico e culturale apparentemente ben definito e sufficiente.

Merito fondamentale, questa spassosa delicatezza mai sopra le righe, che va condiviso tra i diversi contribuenti. In primis ci mettiamo il regista e ideatore del soggetto, Nicola Dentamaro, perché ha saputo dare felice unitarietà, siglata da questo garbato tono di fondo, ad un'operazione complessa, considerate le diverse, e forti personalità coinvolte. In misurata sintonia con l'allestimento scenico si rivelano, innanzitutto, le canzoni in "dialetto contemporaneo" scritte da Marco Ongaro, con quel buon gusto che è suo consolidato tratto distintivo, arrangiate da Giannantonio Mutto, e "messe in opera" dai musicanti diretti con rigore e sapienza dal fisarmonicista Giuseppe Zambon.

Bravi i due 'cantattori' protagonisti. Tiziano Gelmetti tratteggia con perfetta adeguatezza la figura di un padre completamente inadeguato al presente che cambia, teneramente ridicolo nella sua 'atavica' ottusità. E Grazia De Marchi si è calata con poetica credibilità nel ruolo della madre, perno centrale della commedia, mediatrice saggia, a tratti dolente nella sua abitudine a pensare al benessere altrui prima che al proprio.

C'è ancora qualcosa da 'tarare', in questa composita commedia musicale, nei tempi di interazione tra palco e convivio in platea (la cena viene realmente servita dagli attori non professionisti, le sette figlie con i rispettivi promessi sposi tutti di diversa nazionalità), e, appunto tra questi giovani attori, non manca qualche ingenuità. Ma nel complesso prevale la loro freschezza interpretativa.

C'è stata anche una "serata di gala", con la cena preparata dal prestigioso chef Gabriele Ferron, della nota famiglia 'sinonimo' del riso all'isolana, alla presenza di amministratori pubblici della città e della Regione Veneto, che ha contribuito alla realizzazione dell'opera.

Beppe Montresor

Marco Ongaro

QUI

CHIEVO

SIAMO AD UN TERZO DEL PERCORSO,

E SIN QUI E' UN BUON CAMPIONATO

Il nuovo tecnico si è rivelato personaggio di spessore, E le cose, per ora, vanno quasi meglio del previsto