Dal 3 al 5 ottobre, Montréal
ha riunito delegati di associazioni venete di emigrati e
loro discendenti degli Stati Uniti e del Canada –
Anche i veneti del Veneto all’appuntamento nel Québec
coorganizzato dall’Associazione Veronesi nel Mondo.
Montréal, mon amour… La
metropoli del Québec canadese posta tra il Fleuve
Saint-Laurent e la Rivière des Prairies (che s’uniscono,
rispettivamente, ai vicini Lac Saint-Louis e Lac des Deux-Montagnes)
ha fatto da sfondo alla Conferenza d’area dei Veneti
del Nord America, tenutasi tra il 3 ed il 5 ottobre scorso
ed organizzata dall’assessorato ai Flussi migratori
della Regione Veneto, dall’Associazione Veronesi
nel Mondo e dalla Federazione delle Associazioni Venete
del Québec (F.A.V.Q.). La serie di eventi collegati
a questo importante appuntamento d’Oltre Atlantico
si è svolta principalmente al 36° piano del
prestigioso Hôtel Marriott Château Champlain
(1, Place du Canada) ed ha registrato la partecipazione
di delegati statunitensi e canadesi accanto a rappresentanti
di organismi veneti (come le associazioni Veronesi, Vicentini,
Bellunesi, Padovani, Trevisani nel Mondo, la Confederazione
giovanile dei Veneti nel Mondo, il Comitato Tricolore
per gli Italiani nel Mondo, l’Associazione nazionale
Comuni d’Italia – tramite i vice sindaci di
Saccolongo, Castagnaro e Zevio - , l’Anea, l’Ulev,
l’Utrim, la Provincia di Verona e la regione Veneto).
La conferenza stampa di presentazione s’è
tenuta al mattino del 2 ottobre presso il Centro Leonardo
da Vinci (8370, Boulevard Lacordaire, arrondissement de
St. Léonard), fiore all’occhiello dell’attivismo
e della socialità italiani. Il Teatro Mirella e
Lino Saputo dello stesso centro, nel pomeriggio del 3
ottobre, ha ospitato la suggestiva cerimonia d’apertura
della conferenza d’area e la successiva inaugurazione
della mostra videofotografica Veneto oggi proposta dall’assessorato
regionale, realizzata da “Belle epoque” del
regista e produttore Tiziano Biasioli.
TAPPE PRELIMINARI A TORONTO ED A VANCOUVER
Prima di partecipare agli intensi lavori della
manifestazione, l’assessore ai Flussi Migratori
della Regione Veneto, Raffaele Zanon, e la sua delegazione
(composta, tra gli altri, anche da esponenti della Confederazione
giovanile dei Veneti nel Mondo, da Giampaolo Romanato
dell’Università di Padova e dal Presidente
stesso dell’Associazione Veronesi nel Mondo, Claudio
Valente) ha incontrato le comunità venete di Toronto,
nell’Ontario, e di Vancouver, nel British Columbia.
Città, queste, che riflettono la situazione dei
veneti nell’intero Canada: integrati nel tessuto
locale/nazionale ed emersi per meriti in continua evoluzione.
A Toronto, ad esempio, l’assessore Zanon è
entrato nel Centro Veneto consistente in un complesso
multifunzionale (con campi e spazi per il gioco, asilo
nido, sale per convegni) a disposizione della comunità
veneto/italiana. Mirando ad illustrare ad emigrati ed
operatori del business canadese i pregi del sistema Veneto
(cioè lo schema economico e sociale attuale innovativo
ed apri pista in Italia), Zanon ha parlato pure con il
Console generale d’Italia a Toronto, Luca Brofferio,
ed il sindaco della città-sobborgo di Waughan (il
cui 90% dei 235mila abitanti ha provenienze italiane),
Michael Di Biase. Particolarmente gradito è stato
l’annuncio dato dall’assessore riguardo l’intenzione
della Regione Veneto d’aprire a Toronto uno sportello
d’informazione e di scambio culturale, economico
e sociale tra le associazioni di emigrati dell’Ontario
ed il Veneto per aggiornare vecchie e spesso retoriche
immagini che persistono nella memoria o nei passaparola.Nella
tappa di Vancouver, a sua volta, Raffaele Zanon ha avuto
colloqui con il sindaco Larry Campbell ed il Consolegenerale d’Italia Giorgio Visetti.
Ha visitato il consolato, l’Istituto Italiano di
Cultura e s’è soffermato con Marilyn Viger,
responsabile dell’Immigrazione per le regioni canadesi
del British Columbia e dello Yukon. Si è avviata
una fase collaborativa nel settore dell’immigrazione
tra dipartimento canadese ed osservatori regionali sull’immigrazione
e la sicurezza. Poi, Zanon ed il suo seguito hanno messo
piede nel Centro italiano di Vancouver, altro lodevole
complesso d’aggregazione, dove ha incontrato una
rappresentanza della comunità veneta insediata
da tempo. Parlando a Toronto ed a Vancouver l’assessore
ha sottolineato d’essere “in una fase di riscoperta
politica e culturale del mondo dell’emigrazione,
ancora sconosciuto alla maggior parte della gente. Un
merito va al riconoscimento del diritto di voto per gli
italiani all’estero arrivato dopo anni d’attesa
e per opera soprattutto dell’attuale ministro per
gli Italiani del mondo, Mirko Tremaglia. Anche le regioni
si allineeranno a questa valorizzazione: la Regione Veneto,
infatti, si sta dotando per concedere il diritto di voto
ai propri emigrati. In quest’ultima fase della legislatura
regionale, dove si stanno perfezionando le stesure dei
nuovi statuto regionale e piano regionale di sviluppo,
vogliamo considerare come merita il pianeta emigrazione.
L’obiettivo è quello di creare una Veneto
community nel mondo che saldi i veneti del Veneto con
i veneti che vivono all’estero, secondo strategie
e prospettive moderne che sappiano rispondere alla sfida
della globalizzazione”.
LA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE
Arrivati a Montréal con i loro staff
ed accompagnatori la sera del 1° ottobre per unirsi
alle varie delegazioni provenienti dal Veneto, dal Canada
e dagli Stati Uniti, Raffaele Zanon e Claudio Valente,
la mattina successiva, hanno partecipato all’incontro
con la stampa, presso la Galleria del Centro Leonardo
da Vinci, per la presentazione ufficiale del programma
della Conferenza nord-americana dei Veneti nel Mondo alla
quale ha partecipato anche il presidente del Consiglio
Regionale del Veneto, Enrico Cavaliere, giunto da New
York. Davanti a videooperatori ed a giornalisti italiani
(gli inviati de Il Gazzettino Maurizio Cerruti, del Corriere
Veneto Samuele Costantini, de L’Arena Ferruccio
Pinotti, de La Tribuna di Treviso Alessia De Marchi e
di Serenissima Televisione Gianluca Versace) e di testate
canadesi in lingua italiana e francese, Marco Luciani
Castiglia (giornalista di CFMB Radio Montréal)
ha fatto, per così dire, gli onori di casa ribadendo
“la multiculturalità di Montréal,
in equilibrio tra Europa ed America, con idee, progetti,
mode ed un occhio di riguardo per i giovani veneti, per
i legami sussistenti tra Veneto e Canada. Tra gli scopi
della conferenza figura quello di creare una rete internazionale
d’interscambio tra le associazioni venete e le imprese,
tra l’Italia ed il Canada dove vivono italiani da
quattro generazioni. Muovere i primi passi per l’elaborazione
di progetti economici, imprenditoriali nell’ottica
anche d’una rigenerazione delle risorse produttive”.E’
quindi intervenuto per i saluti John Dolfato, presidente
della Federazione delle Associazioni Venete del Québec,
e, di seguito, Claudio Valente. Il quale ha rimarcato
“l’intuizione unica in Italia, quella, cioè,
di andare nei posti dell’emigrazione, a parlare
in contatto diretto con la nostra gente. In sintonia con
quanto hanno fatto finora le nostre associazioni storiche
di emigrati, occorre portare avanti un progetto che veda
nel mondo 60 milioni di ambasciatori d’Italia di
cui quattro milioni e mezzo d’origine veneta. Il
convegno costituisce un momento per capire il compito
delle nostre associazioni, per dimostrarsi orgogliosi
quando la politica si muove in maniera organica e permette
di occupare un ruolo nel rapporto tra associazioni venete
e regione”.Dopo Valente, ha preso la parola Giampaolo
Romanato, docente della Facoltà di Lettere dell’Università
di Padova nonché rettore dell’Università
Mc Gill di Montréal. “Faccio parte della
Consulta regionale sull’emigrazione del Veneto in
quanto nominato dalle università della regione
(due a Venezia, una a Padova ed una a Verona). Il sistema
universitario è articolato e capillarmente presente
sul territorio tramite anche l’apparato bibliotecario,
le associazioni pubbliche e private, l’insieme museale.
Tutto s’integra con risultati positivi a favore
anche delle comunità degli emigrati”.Enrico
Cavaliere, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto,
ha detto che “il ruolo delle regioni impone anche
un cambiamento di registro tra la regione Veneto ed i
nostri rappresentanti all’estero. Si sono riscoperti
anche gli aspetti commerciali e produttivi. Le persone
emigrate costituiscono in modo degno l’essere Veneto,
talvolta primari esponenti del mondo economico. Occorre
costituire una lobby, un filo diretto per tutte le opportunità
che possono essere create con e tra cittadini d’origine
veneta, in vista d’un reciproco scambio. La Conferenza
d’area è un momento fondamentale”.
L’assessore ai Flussi migratori della regione veneto,
Raffaele Zanon, ha poi evidenziato che “la presenza
del Veneto, in questi giorni canadesi, non sarà
per localismo. Si vuole costruire un modello per fare
sistema all’estero. Il Veneto sta svolgendo un effetto
trascinamento con altre regioni per la sfida a livello
europeo e sul versante della globalizzazione. Si tratta
d’un modello che arricchisce la presenza italiana
all’estero. In questi tre giorni vorremmo dire qualcosa
di nuovo nell’ambito dell’associazionismo
e delle associazioni, essere presenti qui facendo sistema,
tenendo presente il Piano regionale di sviluppo, la Carta
dello Statuto del nuovo Veneto per nuove prospettive verso
quella lobby da raggiungere. La sfida non è con
altre regioni ma con macroaree come la Baviera o la Catalogna.
Si è dimostrato in ogni parte del mondo che il
Veneto ha il fiuto del nuovo che tanti corregionali hanno
avuto venendo anche in questa terra. Ho già avuto
contatti con le comunità venete di Toronto e di
Vancouver, comunità che non rientrano nell’immaginario
collettivo dei veneti. La loro è una capacità
di sentire un’appartenenza non per effetti d’una
tradizionale emigrazione ma per un’emigrazione evoluta
che testimonia la presenza dei veneti nel mondo. E’
riscoperta di italianità unita al lavoro del governo
nazionale culminato con l’approvazione del voto
per gli italiani del mondo, in un reale recupero di partecipazione.
Il Veneto vuole essere la regione che ci mette del suo.
E siamo anche interessati ad imparare dato che noi abbiamo
un flusso continuo di immigranti. Da regione d’emigrazione
siamo diventati una regione d’immigrazione. La nostra
attenzione è rivolta ai nuovi rapporti con l’imprenditoria
veneto/italiana all’estero”.
VIAGGIO NELLA PETITE ITALIE
Sganciandosi dall’ufficialità
della conferenza stampa per un breve tour nella Petite
Italie con l’amico Rudy Marcolini (il veronese-canadese
presidente dell’Associazione Veneti nel Mondo nonché
direttore editoriale della testata M@rcopolo edita sia
su internet che in carta stampata), Claudio Valente ha
voluto vedere il Monumento all’Emigrante sorto grazie
all’impegno di don Walter Soave. A non molta distanza
sorge la chiesa Madonna del Monte Carmelo dov’è
stato parroco lo stesso sacerdote. Davanti all’edificio
sacro c’è un busto collocato in “Omaggio
al reverendo padre Francesco Giuseppe Bressani, nato a
Roma nel 1612, arrivato nel Québec nel 1642, primo
missionario italiano arrivato in America del Nord, fatto
prigioniero degli Irochesi il 27 aprile 1644, ritornato
a Firenze nel 1650 e deceduto nel 1672. Quest’opera
è un dono dei membri della Casa d’Italia.
1992”. Valente e Marcolini, poi, si sono fermati
presso la sede di Télé Italia (Complexe
Le Baron – Jean Talon Suite), il Policlinico Francesca
Cabrini (ospedale italiano edificato in tre momenti: nel
’64, nel ’72 e nel ’93), l’Istituto
di Cardiologia di Montréal (di ricerca e d’intervento),
la Casa d’Italia (costruita nel ’36 e dall’ingresso
sormontato da un ben conservato fascio littorio) e la
chiesa della parrocchia Madonna della Difesa dell’Ordine
dei Servi di Maria, risalente all’inizio del secolo
scorso ed attualmente in fase di restauro. La chiesa presenta,
al suo interno, un affresco popolato di personaggi tra
cui Benito Mussolini a cavallo tra alcuni gerarchi fascisti
e Guglielmo Marconi. Il viaggio nel quartiere italiano
ha permesso a Claudio Valente di contattare direttamente
gli anziani emigrati negli anni Cinquanta soprattutto
dal centro-sud d’Italia (la prima ondata immigratoria
italiana nella zona è stata tra la fine dell’Ottocento
e l’inizio del Novecento). Vecchi che conservano
ancora ben marcati gli accenti d’origine ma che,
accanto ad un’eventuale patina di nostalgia (che
francamente non appare così ben nitida od evidente)
rispolverata nelle rimpatriate o negli incontri con connazionali
oggi più turisti che emigranti, si portano addosso
la sicurezza, l’orgoglio, la testardaggine, la coerenza
d’una scelta fatta decenni prima: quella del trapianto
in un altro fuso orario per cercarvi e trovarvi migliori
occasioni di vita. Alla malinconia dei primi tempi d’adattamento
si è sostituita la consapevolezza d’una nuova
vita nel nuovo mondo, una sorta di rinascita per essere
comunque italiano ma altrove...
UN CENTINAIO DI DELEGATI ALLA CONFERENZA D’AREA
Il Canada in generale, e Montréal in particolare
(per la sua peculiare caratteristica multietnica e ponte
storico tra Europa ed America, tra vecchie culture sempreverdi
ed innovazioni vincenti), quale sede della Conferenza
d’area per il Nord America. Larga porzione di territorio
che ospita oltre 347mila italiani (215mila negli Stati
Uniti e 132mila in Canada) stando ai dati delle anagrafi
consolari. Nel continente americano gli Stati Uniti ed
il Canada rappresentano la seconda e la terza nazione,
dopo l’Argentina, per numero di italiani residenti.
Però, i discendenti del ceppo italiano od appartenenti
alla seconda e terza generazione costituiscono una cifra
ben maggiore di quella ufficiale ed una percentuale consistente
del totale (probabilmente il 15% ma sicuri dati statistici
non ne sono stati elaborati) è fornita dai veneti
e dai loro discendenti. A Montréal, con la Conferenza
d’Area, si è voluto ribadire il rapporto
che indiscutibilmente unisce ancora, a dispetto dei ricambi
generazionali e dei diversi stili di vita, le comunità
veneto-canadesi e la regione-madre Veneto, secondo i canoniprossimi futuri dell’identità regionale
in relazione all’avvento della globalizzazione.
All’Hôtel Marriott Château Champlain,
perciò, è convenuto più d’un
centinaio di delegati nordamericani provenienti dagli
Stati Uniti (da città quali Los Angeles, New York,
Chicago) e dallo stesso Canada (oltre che da Montréal,
sono arrivati partecipanti da Toronto, Vancouver, Windsor,
Ottawa, Edmonton, Hamilton, Calgary), in rappresentanza
di oltre 42 circoli veneti (cioè i perni dell’associazionismo
veneto) canadesi forti di 5.300 iscritti e di 8 circoli
statunitensi capaci di 1.400 membri. Una grande forza,
questa della realtà e dell’avveniredella cosiddetta Veneto community del
Nord America e, come ha affermato l’assessore Zanon,
elemento portante “di un terzo Veneto, quello del
futuro, dopo il pionierismo del primo Veneto ed il percorso
innovativo nelle politiche dell’emigrazione rispettate
finora del secondo Veneto, basato sulla rivalutazione
dell’identità italiana/veneta sulla scorta
favorevole della legge che attribuisce il voto agli italiani
nel mondo”.
L’INAUGURAZIONE DELL’EVENTO
Il 3 ottobre si sono aperti i lavori della
Conferenza d’area. Al mattino con uno sguardo sulla
cinematografia di qualità con la proiezione del
film “La donna del fiume” con Sophia Loren,
opportunità curata da Marco Di Lello, presidente
dell’Accademia Veneta dello Spettacolo di Rovigo.
Ed al pomeriggio con la vernice ufficiale presso il capiente
e comodo Teatro Mirella e Lino Saputo all’interno
del Centro Leonardo da Vinci, complesso polivalente situato
nel sobborgo S. Léonard abitato al 90% da italiani.
Presentato ancora da Marco Luciani Castiglia, il ricco
momento d’inaugurazione è stato anche un
piacevole show iniziato con l’esecuzione degli inni
nazionali del Canada, dell’Italia, degli Stati Uniti
e di S. Marco intonati dal Coro alpino Tre Venezie. Poi,
il gruppo coreografico-teatrale Le Sortilege ha dato spettacolo
ballando danze tipiche canadesi (d’ispirazione sia
europea che nativa) ed indossando costumi legati al folclore
delle due sponde dell’Atlantico. Luciani Castiglia
ha parlato del Canadacome Paese in “equilibrio tra Europa ed America
e con veneti che vi vivono da almeno quattro generazioni.
Oggi andrebbe elaborato un progetto di collaborazione
economica ed imprenditoriale che coinvolga soprattutto
i giovani, per un ricambio necessario. E per esprimere
ancora creatività, talento, vitalità del
popolo veneto”.Il presidente della Federazione delle Associazioni Venete del
Québec, John Dolfato, ha ammesso che la Conferenza
d’area “è la prima occasione che la
comunità veneta nel Canada ha avuto per trovarsi
insieme”. Il presidente dell’Associazione
Veronesi nel Mondo, nel suo intervento, ha sottolineato
che “la regione Veneto s’è imposta
un progetto importante che prosegue in Canada, a Montréal.
A differenza di altre regioni, penso che quella veneta
sia l’unica a visitare i propri corregionali nel
mondo. I tempi sono cambiati, si assiste ad un avvento
di internazionalizzazione, di far sistema con le nostre
associazioni, con i comuni, le province, le regioni, con
elementi dell’economia, della società. Ci
rivolgiamo a quei quattro milioni e mezzo di stirpe veneta
nel mondo. E porto i saluti di don Walter Soave, parroco
per undici anni della parrocchia della Madonna del Monte
Carmelo, che non ha potuto essere fisicamente con noi
ma che ci è ugualmente vicino”.
Con malcelata emozione, Valente ha letto un messaggio
di don Soave impossibilitato ad essere presente a Montréal:
“Mi è costato rinunciare al viaggio in Canada
con gli amici veneti ed in particolare veronesi, ma la
salute mi condiziona. Sono lieto di poter rivolgere un
saluto alle autorità ed a tutti i nostri migranti,
specialmente veneti e veronesi. Sono arrivato a Montréal
alla fine del 1979 per rientrare alla fine del 1990. Ho
vissuto un’esperienza forte, umana e di fede e sono
lieto di aver lasciato una bella chiesa della Madonna
del Monte Carmelo (prima parrocchia del Canada) ed un
monumento all’Emigrante, a questo umile ma vero
eroe della vita. Il Canada è un Paese aperto all’accoglienza
dei migranti e questo onora questa terra che in autunno
dona dei colori meravigliosi. I nostri migranti si sono
fatti onore in tutti i campi: religioso, economico, politico
e sono fieri ed amano il Canada come la loro seconda Patria.
Si vuol camminare verso una vera famiglia umana pure nella
diversità delle religioni, delle culture. Un cammino
doveroso ma non facile. In questo cammino hanno una loro
presenza i migranti che fanno incontrare popoli e culture.
La storia non ha ancora reso il merito e la stima che
si deve ai migranti nel mondo, per questo sono fiero di
aver innalzato il monumento al migrante, eroe della vita.
La voce del Canada per questa presenza di migranti, nella
pienezza dei loro diritti, è una voce che conta
per un mondo sempre più umano e fraterno. Nel concludere,
un grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini, che
mi hanno aiutato a vivere la mia missione di prete, ad
innalzare una nuova chiesa, il Monumento all’Emigrante.
Se fossi presente, vorrei gridare viva il Canada e viva
l’Italia. Oppure viva l’Italia e viva il Canada”.Hanno
porto saluti gli italocanadesi Tony Tomassi (deputato
di LaFontaine all’Assemblea nazionale di Québec),
Nick Discepola (deputato di Vaudreuil-Soulange al Parlamento
di Ottawa) e Massimo Pacetti (deputato di Saint-Léonard/Saint-Michel).
Parole di benvenuto sono state dette da Alidoro Catocci,
rappresentante del console generale d’Italia a Montréal
Gian Lorenzo Cornado, e da Gianfranco Zanetti, segretario
particolare del presidente del Consiglio regionale del
Veneto, Enrico Cavaliere, partito anzitempo per impegni
istituzionali, e da Silvio Fortuna, vicepresidente di
Confindustria e responsabile del Settore conoscenza ed
education. Raffaele Zanon è salito sul palco per
esprimere l’entusiasmo per la particolare occasione
che gli viene offerta di “incontrare corregionali
e connazionali che in quest’area hanno portato lavoro,
si sono inseriti nelle istituzioni mantenendo attaccamento
alle loro radici. Il Veneto non è solo una regione
ma un sistema e la Conferenza d’area prende avvio
come momento in grado d’offrire la definizione di
quelle che saranno le politiche regionali dei prossimi
anni. Un ideale percorso che prevede altre tappe d’incontro
tra la regione e le comunità venete nel mondo.
Veneti partiti da una regione con un bilancio in attivo
in vari settori, dalle tecnologie avanzate, dalle 400mila
imprese artigiane, dalle 4.000 piccole imprese. Esistono
altri 9 milioni di veneti ed oriundi che costituiscono
il Veneto globale. Altri cinque milioni di emigrati e
loro discendenti si identificano come popolo veneto. Ma
non è stata sempre prestata attenzione alle loro
istanze da parte del mondo della politica, riconoscendo
l’importanza e la reciproca utilità di rinforzare
questi legami. Sono state riscoperte azioni di governo
fattive che hanno finalmente riconosciuto il voto per
corrispondenza per merito d’un uomo come Mirko Tremaglia
che ha dedicato a questo la sua vita. Voce di un’Italia
che vuol farsi sentire, l’importanza strategica
d’un Veneto all’estero in grado di facilitare
il confronto. Il Parlamento regionale ha iniziato bene
quest’anno con norme che regolano l’aiuto
ai veneti nel mondo e per favorire i loro rientri. Sportelli
informativi all’estero, incentivazioni alle attività
produttive, inserimento scolastico, assistenza, formazione,
scambi. E sviluppo delle associazioni, con un nuovo associazionismo
che sa dare spazio ai giovani. La Conferenza d’area
deve dare un segnale alla politica, alla cultura del Veneto.
Per il terzo Veneto, il Veneto dei traguardi: il Piano
regionale di sviluppo, la Carta costituzionale della regione,
la realtà dei veneti che non va dimenticata. Insomma,
la Veneto community che non sta solo sul suolo regionale.
Questa è l’occasione per dire alle istituzioni
che c’è un Veneto che ha bisogno d’una
buona politica estera. Un terzo Veneto che è orgoglioso
del suo primo Veneto, dei pionieri. Il Veneto d’un
milione di giovani veneti più un milione e mezzo
di giovani veneti di discendenza ed oriundi. Il Veneto
che sa riconoscere anche le nuove povertà, superando
certi localismi…” .L’avvio della Conferenza
d’area è stata suggellata, alla sera, da
una cena di rappresentanza presso il ristorante “Ritz”
di Rue Jerry dove momenti seriosi si sono alternati ad
altri di sapore quasi goliardico… Il 4 ottobre ha
costituito il clou della manifestazione, con tavole rotonde
(su “Italia-Nord America: culture ed economie che
si incontrano”) e relativi dibattiti.
DOCUMENTI DI LAVORO E CONCLUSIONI
La mattina del 5 ottobre, dopo che i coordinatori
delle quattro commissioni di lavoro (sull’associazionismo
e diritti civili, sulla cultura, sull’economia e
sull’informazione) hanno presentato le relazioni
finali e dibattuto quanto elaborato in gruppo nel pomeriggio
precedente, l’assessore Zanon ha concluso i giorni
canadesi dei veneti. L’intervento del rappresentante
regionale ha puntato soprattutto sui giovani e sui loro
ruoli. “I giovani devono essere spinti a realizzare
progetti. Ci avviamo ad una fase di scelte, farò
il possibile perché i documenti di questa Conferenza
d’area arrivino a tutti i consiglieri regionali.
Sono emersi sviluppo economico ed aspirazioni socioculturali.
Puntiamo sulla qualità invece che sulla quantità.
E, per migliorare la qualità, occorre rigenerare
identità per le nuove economie; concorrere a generare
le risorse produttive; garantire l’accesso diffuso
alle conoscenze; consolidare il sistema relazionale; investire
sul capitale intellettuale. L’emigrazione storica
aveva un sapere di tipo pratico (hanno imparato facendo)
ma ora servono circuiti formativi, formazione ed informazione
continue. In tal senso le istituzioni sono chiamate ad
un surplus di lungimiranza. Si deve lavorare nella diversità
ma nell’unità, consapevoli d’un Veneto
che sa essere comunità, che sa accettare le sfide.
Segnali forti d’un Veneto in cambiamento”.Prima
del “rompete le righe” verso l’Aéroport
International de Montréal (Dorval), si sono volute
ricordare le vittime del disastro del Vajont a quarant’anni
da quella tragedia. Mentre Zanon, Valente ed altri della
delegazione si preparavano alla visita alla comunità
veneta di Chicago. Tappa d’obbligo sulle tracce
dell’emigrazione nostrana tra ieri (spesso l’altro
ieri) ed oggi, trampolino d’un futuro sempre più
inghiottito dalla globalizzazione…