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    Aut. del Trib. di Verona del 6/6/1974 n.312 - Dir. Resp. Beppe Montresor
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I Veneti del Nord America alla Conferenza d’area
 
Dal 3 al 5 ottobre, Montréal ha riunito delegati di associazioni venete di emigrati e loro discendenti degli Stati Uniti e del Canada – Anche i veneti del Veneto all’appuntamento nel Québec coorganizzato dall’Associazione Veronesi nel Mondo.

 

Montréal, mon amour… La metropoli del Québec canadese posta tra il Fleuve Saint-Laurent e la Rivière des Prairies (che s’uniscono, rispettivamente, ai vicini Lac Saint-Louis e Lac des Deux-Montagnes) ha fatto da sfondo alla Conferenza d’area dei Veneti del Nord America, tenutasi tra il 3 ed il 5 ottobre scorso ed organizzata dall’assessorato ai Flussi migratori della Regione Veneto, dall’Associazione Veronesi nel Mondo e dalla Federazione delle Associazioni Venete del Québec (F.A.V.Q.). La serie di eventi collegati a questo importante appuntamento d’Oltre Atlantico si è svolta principalmente al 36° piano del prestigioso Hôtel Marriott Château Champlain (1, Place du Canada) ed ha registrato la partecipazione di delegati statunitensi e canadesi accanto a rappresentanti di organismi veneti (come le associazioni Veronesi, Vicentini, Bellunesi, Padovani, Trevisani nel Mondo, la Confederazione giovanile dei Veneti nel Mondo, il Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, l’Associazione nazionale Comuni d’Italia – tramite i vice sindaci di Saccolongo, Castagnaro e Zevio - , l’Anea, l’Ulev, l’Utrim, la Provincia di Verona e la regione Veneto). La conferenza stampa di presentazione s’è tenuta al mattino del 2 ottobre presso il Centro Leonardo da Vinci (8370, Boulevard Lacordaire, arrondissement de St. Léonard), fiore all’occhiello dell’attivismo e della socialità italiani. Il Teatro Mirella e Lino Saputo dello stesso centro, nel pomeriggio del 3 ottobre, ha ospitato la suggestiva cerimonia d’apertura della conferenza d’area e la successiva inaugurazione della mostra videofotografica Veneto oggi proposta dall’assessorato regionale, realizzata da “Belle epoque” del regista e produttore Tiziano Biasioli.

 


TAPPE PRELIMINARI A TORONTO ED A VANCOUVER

Prima di partecipare agli intensi lavori della manifestazione, l’assessore ai Flussi Migratori della Regione Veneto, Raffaele Zanon, e la sua delegazione (composta, tra gli altri, anche da esponenti della Confederazione giovanile dei Veneti nel Mondo, da Giampaolo Romanato dell’Università di Padova e dal Presidente stesso dell’Associazione Veronesi nel Mondo, Claudio Valente) ha incontrato le comunità venete di Toronto, nell’Ontario, e di Vancouver, nel British Columbia. Città, queste, che riflettono la situazione dei veneti nell’intero Canada: integrati nel tessuto locale/nazionale ed emersi per meriti in continua evoluzione. A Toronto, ad esempio, l’assessore Zanon è entrato nel Centro Veneto consistente in un complesso multifunzionale (con campi e spazi per il gioco, asilo nido, sale per convegni) a disposizione della comunità veneto/italiana. Mirando ad illustrare ad emigrati ed operatori del business canadese i pregi del sistema Veneto (cioè lo schema economico e sociale attuale innovativo ed apri pista in Italia), Zanon ha parlato pure con il Console generale d’Italia a Toronto, Luca Brofferio, ed il sindaco della città-sobborgo di Waughan (il cui 90% dei 235mila abitanti ha provenienze italiane), Michael Di Biase. Particolarmente gradito è stato l’annuncio dato dall’assessore riguardo l’intenzione della Regione Veneto d’aprire a Toronto uno sportello d’informazione e di scambio culturale, economico e sociale tra le associazioni di emigrati dell’Ontario ed il Veneto per aggiornare vecchie e spesso retoriche immagini che persistono nella memoria o nei passaparola.Nella tappa di Vancouver, a sua volta, Raffaele Zanon ha avuto colloqui con il sindaco Larry Campbell ed il Console  generale d’Italia Giorgio Visetti. Ha visitato il consolato, l’Istituto Italiano di Cultura e s’è soffermato con Marilyn Viger, responsabile dell’Immigrazione per le regioni canadesi del British Columbia e dello Yukon. Si è avviata una fase collaborativa nel settore dell’immigrazione tra dipartimento canadese ed osservatori regionali sull’immigrazione e la sicurezza. Poi, Zanon ed il suo seguito hanno messo piede nel Centro italiano di Vancouver, altro lodevole complesso d’aggregazione, dove ha incontrato una rappresentanza della comunità veneta insediata da tempo. Parlando a Toronto ed a Vancouver l’assessore ha sottolineato d’essere “in una fase di riscoperta politica e culturale del mondo dell’emigrazione, ancora sconosciuto alla maggior parte della gente. Un merito va al riconoscimento del diritto di voto per gli italiani all’estero arrivato dopo anni d’attesa e per opera soprattutto dell’attuale ministro per gli Italiani del mondo, Mirko Tremaglia. Anche le regioni si allineeranno a questa valorizzazione: la Regione Veneto, infatti, si sta dotando per concedere il diritto di voto ai propri emigrati. In quest’ultima fase della legislatura regionale, dove si stanno perfezionando le stesure dei nuovi statuto regionale e piano regionale di sviluppo, vogliamo considerare come merita il pianeta emigrazione. L’obiettivo è quello di creare una Veneto community nel mondo che saldi i veneti del Veneto con i veneti che vivono all’estero, secondo strategie e prospettive moderne che sappiano rispondere alla sfida della globalizzazione”.


LA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

 

Arrivati a Montréal con i loro staff ed accompagnatori la sera del 1° ottobre per unirsi alle varie delegazioni provenienti dal Veneto, dal Canada e dagli Stati Uniti, Raffaele Zanon e Claudio Valente, la mattina successiva, hanno partecipato all’incontro con la stampa, presso la Galleria del Centro Leonardo da Vinci, per la presentazione ufficiale del programma della Conferenza nord-americana dei Veneti nel Mondo alla quale ha partecipato anche il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Enrico Cavaliere, giunto da New York. Davanti a videooperatori ed a giornalisti italiani (gli inviati de Il Gazzettino Maurizio Cerruti, del Corriere Veneto Samuele Costantini, de L’Arena Ferruccio Pinotti, de La Tribuna di Treviso Alessia De Marchi e di Serenissima Televisione Gianluca Versace) e di testate canadesi in lingua italiana e francese, Marco Luciani Castiglia (giornalista di CFMB Radio Montréal) ha fatto, per così dire, gli onori di casa ribadendo “la multiculturalità di Montréal, in equilibrio tra Europa ed America, con idee, progetti, mode ed un occhio di riguardo per i giovani veneti, per i legami sussistenti tra Veneto e Canada. Tra gli scopi della conferenza figura quello di creare una rete internazionale d’interscambio tra le associazioni venete e le imprese, tra l’Italia ed il Canada dove vivono italiani da quattro generazioni. Muovere i primi passi per l’elaborazione di progetti economici, imprenditoriali nell’ottica anche d’una rigenerazione delle risorse produttive”.E’ quindi intervenuto per i saluti John Dolfato, presidente della Federazione delle Associazioni Venete del Québec, e, di seguito, Claudio Valente. Il quale ha rimarcato “l’intuizione unica in Italia, quella, cioè, di andare nei posti dell’emigrazione, a parlare in contatto diretto con la nostra gente. In sintonia con quanto hanno fatto finora le nostre associazioni storiche di emigrati, occorre portare avanti un progetto che veda nel mondo 60 milioni di ambasciatori d’Italia di cui quattro milioni e mezzo d’origine veneta. Il convegno costituisce un momento per capire il compito delle nostre associazioni, per dimostrarsi orgogliosi quando la politica si muove in maniera organica e permette di occupare un ruolo nel rapporto tra associazioni venete e regione”.Dopo Valente, ha preso la parola Giampaolo Romanato, docente della Facoltà di Lettere dell’Università di Padova nonché rettore dell’Università Mc Gill di Montréal. “Faccio parte della Consulta regionale sull’emigrazione del Veneto in quanto nominato dalle università della regione (due a Venezia, una a Padova ed una a Verona). Il sistema universitario è articolato e capillarmente presente sul territorio tramite anche l’apparato bibliotecario, le associazioni pubbliche e private, l’insieme museale. Tutto s’integra con risultati positivi a favore anche delle comunità degli emigrati”.Enrico Cavaliere, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, ha detto che “il ruolo delle regioni impone anche un cambiamento di registro tra la regione Veneto ed i nostri rappresentanti all’estero. Si sono riscoperti anche gli aspetti commerciali e produttivi. Le persone emigrate costituiscono in modo degno l’essere Veneto, talvolta primari esponenti del mondo economico. Occorre costituire una lobby, un filo diretto per tutte le opportunità che possono essere create con e tra cittadini d’origine veneta, in vista d’un reciproco scambio. La Conferenza d’area è un momento fondamentale”. L’assessore ai Flussi migratori della regione veneto, Raffaele Zanon, ha poi evidenziato che “la presenza del Veneto, in questi giorni canadesi, non sarà per localismo. Si vuole costruire un modello per fare sistema all’estero. Il Veneto sta svolgendo un effetto trascinamento con altre regioni per la sfida a livello europeo e sul versante della globalizzazione. Si tratta d’un modello che arricchisce la presenza italiana all’estero. In questi tre giorni vorremmo dire qualcosa di nuovo nell’ambito dell’associazionismo e delle associazioni, essere presenti qui facendo sistema, tenendo presente il Piano regionale di sviluppo, la Carta dello Statuto del nuovo Veneto per nuove prospettive verso quella lobby da raggiungere. La sfida non è con altre regioni ma con macroaree come la Baviera o la Catalogna. Si è dimostrato in ogni parte del mondo che il Veneto ha il fiuto del nuovo che tanti corregionali hanno avuto venendo anche in questa terra. Ho già avuto contatti con le comunità venete di Toronto e di Vancouver, comunità che non rientrano nell’immaginario collettivo dei veneti. La loro è una capacità di sentire un’appartenenza non per effetti d’una tradizionale emigrazione ma per un’emigrazione evoluta che testimonia la presenza dei veneti nel mondo. E’ riscoperta di italianità unita al lavoro del governo nazionale culminato con l’approvazione del voto per gli italiani del mondo, in un reale recupero di partecipazione. Il Veneto vuole essere la regione che ci mette del suo. E siamo anche interessati ad imparare dato che noi abbiamo un flusso continuo di immigranti. Da regione d’emigrazione siamo diventati una regione d’immigrazione. La nostra attenzione è rivolta ai nuovi rapporti con l’imprenditoria veneto/italiana all’estero”.

VIAGGIO NELLA PETITE ITALIE

Sganciandosi dall’ufficialità della conferenza stampa per un breve tour nella Petite Italie con l’amico Rudy Marcolini (il veronese-canadese presidente dell’Associazione Veneti nel Mondo nonché direttore editoriale della testata M@rcopolo edita sia su internet che in carta stampata), Claudio Valente ha voluto vedere il Monumento all’Emigrante sorto grazie all’impegno di don Walter Soave. A non molta distanza sorge la chiesa Madonna del Monte Carmelo dov’è stato parroco lo stesso sacerdote. Davanti all’edificio sacro c’è un busto collocato in “Omaggio al reverendo padre Francesco Giuseppe Bressani, nato a Roma nel 1612, arrivato nel Québec nel 1642, primo missionario italiano arrivato in America del Nord, fatto prigioniero degli Irochesi il 27 aprile 1644, ritornato a Firenze nel 1650 e deceduto nel 1672. Quest’opera è un dono dei membri della Casa d’Italia. 1992”. Valente e Marcolini, poi, si sono fermati presso la sede di Télé Italia (Complexe Le Baron – Jean Talon Suite), il Policlinico Francesca Cabrini (ospedale italiano edificato in tre momenti: nel ’64, nel ’72 e nel ’93), l’Istituto di Cardiologia di Montréal (di ricerca e d’intervento), la Casa d’Italia (costruita nel ’36 e dall’ingresso sormontato da un ben conservato fascio littorio) e la chiesa della parrocchia Madonna della Difesa dell’Ordine dei Servi di Maria, risalente all’inizio del secolo scorso ed attualmente in fase di restauro. La chiesa presenta, al suo interno, un affresco popolato di personaggi tra cui Benito Mussolini a cavallo tra alcuni gerarchi fascisti e Guglielmo Marconi. Il viaggio nel quartiere italiano ha permesso a Claudio Valente di contattare direttamente gli anziani emigrati negli anni Cinquanta soprattutto dal centro-sud d’Italia (la prima ondata immigratoria italiana nella zona è stata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento). Vecchi che conservano ancora ben marcati gli accenti d’origine ma che, accanto ad un’eventuale patina di nostalgia (che francamente non appare così ben nitida od evidente) rispolverata nelle rimpatriate o negli incontri con connazionali oggi più turisti che emigranti, si portano addosso la sicurezza, l’orgoglio, la testardaggine, la coerenza d’una scelta fatta decenni prima: quella del trapianto in un altro fuso orario per cercarvi e trovarvi migliori occasioni di vita. Alla malinconia dei primi tempi d’adattamento si è sostituita la consapevolezza d’una nuova vita nel nuovo mondo, una sorta di rinascita per essere comunque italiano ma altrove...

UN CENTINAIO DI DELEGATI ALLA CONFERENZA D’AREA

 

Il Canada in generale, e Montréal in particolare (per la sua peculiare caratteristica multietnica e ponte storico tra Europa ed America, tra vecchie culture sempreverdi ed innovazioni vincenti), quale sede della Conferenza d’area per il Nord America. Larga porzione di territorio che ospita oltre 347mila italiani (215mila negli Stati Uniti e 132mila in Canada) stando ai dati delle anagrafi consolari. Nel continente americano gli Stati Uniti ed il Canada rappresentano la seconda e la terza nazione, dopo l’Argentina, per numero di italiani residenti. Però, i discendenti del ceppo italiano od appartenenti alla seconda e terza generazione costituiscono una cifra ben maggiore di quella ufficiale ed una percentuale consistente del totale (probabilmente il 15% ma sicuri dati statistici non ne sono stati elaborati) è fornita dai veneti e dai loro discendenti. A Montréal, con la Conferenza d’Area, si è voluto ribadire il rapporto che indiscutibilmente unisce ancora, a dispetto dei ricambi generazionali e dei diversi stili di vita, le comunità veneto-canadesi e la regione-madre Veneto, secondo i canoni  prossimi futuri dell’identità regionale in relazione all’avvento della globalizzazione. All’Hôtel Marriott Château Champlain, perciò, è convenuto più d’un centinaio di delegati nordamericani provenienti dagli Stati Uniti (da città quali Los Angeles, New York, Chicago) e dallo stesso Canada (oltre che da Montréal, sono arrivati partecipanti da Toronto, Vancouver, Windsor, Ottawa, Edmonton, Hamilton, Calgary), in rappresentanza di oltre 42 circoli veneti (cioè i perni dell’associazionismo veneto) canadesi forti di 5.300 iscritti e di 8 circoli statunitensi capaci di 1.400 membri. Una grande forza, questa della realtà e dell’avvenire  della cosiddetta Veneto community del Nord America e, come ha affermato l’assessore Zanon, elemento portante “di un terzo Veneto, quello del futuro, dopo il pionierismo del primo Veneto ed il percorso innovativo nelle politiche dell’emigrazione rispettate finora del secondo Veneto, basato sulla rivalutazione dell’identità italiana/veneta sulla scorta favorevole della legge che attribuisce il voto agli italiani nel mondo”.

L’INAUGURAZIONE DELL’EVENTO

Il 3 ottobre si sono aperti i lavori della Conferenza d’area. Al mattino con uno sguardo sulla cinematografia di qualità con la proiezione del film “La donna del fiume” con Sophia Loren, opportunità curata da Marco Di Lello, presidente dell’Accademia Veneta dello Spettacolo di Rovigo. Ed al pomeriggio con la vernice ufficiale presso il capiente e comodo Teatro Mirella e Lino Saputo all’interno del Centro Leonardo da Vinci, complesso polivalente situato nel sobborgo S. Léonard abitato al 90% da italiani. Presentato ancora da Marco Luciani Castiglia, il ricco momento d’inaugurazione è stato anche un piacevole show iniziato con l’esecuzione degli inni nazionali del Canada, dell’Italia, degli Stati Uniti e di S. Marco intonati dal Coro alpino Tre Venezie. Poi, il gruppo coreografico-teatrale Le Sortilege ha dato spettacolo ballando danze tipiche canadesi (d’ispirazione sia europea che nativa) ed indossando costumi legati al folclore delle due sponde dell’Atlantico. Luciani Castiglia ha parlato del Canada  come Paese in “equilibrio tra Europa ed America e con veneti che vi vivono da almeno quattro generazioni. Oggi andrebbe elaborato un progetto di collaborazione economica ed imprenditoriale che coinvolga soprattutto i giovani, per un ricambio necessario. E per esprimere ancora creatività, talento, vitalità del popolo veneto”.  Il presidente della Federazione delle Associazioni Venete del Québec, John Dolfato, ha ammesso che la Conferenza d’area “è la prima occasione che la comunità veneta nel Canada ha avuto per trovarsi insieme”. Il presidente dell’Associazione Veronesi nel Mondo, nel suo intervento, ha sottolineato che “la regione Veneto s’è imposta un progetto importante che prosegue in Canada, a Montréal. A differenza di altre regioni, penso che quella veneta sia l’unica a visitare i propri corregionali nel mondo. I tempi sono cambiati, si assiste ad un avvento di internazionalizzazione, di far sistema con le nostre associazioni, con i comuni, le province, le regioni, con elementi dell’economia, della società. Ci rivolgiamo a quei quattro milioni e mezzo di stirpe veneta nel mondo. E porto i saluti di don Walter Soave, parroco per undici anni della parrocchia della Madonna del Monte Carmelo, che non ha potuto essere fisicamente con noi ma che ci è ugualmente vicino”.            
Con malcelata emozione, Valente ha letto un messaggio di don Soave impossibilitato ad essere presente a Montréal: “Mi è costato rinunciare al viaggio in Canada con gli amici veneti ed in particolare veronesi, ma la salute mi condiziona. Sono lieto di poter rivolgere un saluto alle autorità ed a tutti i nostri migranti, specialmente veneti e veronesi. Sono arrivato a Montréal alla fine del 1979 per rientrare alla fine del 1990. Ho vissuto un’esperienza forte, umana e di fede e sono lieto di aver lasciato una bella chiesa della Madonna del Monte Carmelo (prima parrocchia del Canada) ed un monumento all’Emigrante, a questo umile ma vero eroe della vita. Il Canada è un Paese aperto all’accoglienza dei migranti e questo onora questa terra che in autunno dona dei colori meravigliosi. I nostri migranti si sono fatti onore in tutti i campi: religioso, economico, politico e sono fieri ed amano il Canada come la loro seconda Patria. Si vuol camminare verso una vera famiglia umana pure nella diversità delle religioni, delle culture. Un cammino doveroso ma non facile. In questo cammino hanno una loro presenza i migranti che fanno incontrare popoli e culture. La storia non ha ancora reso il merito e la stima che si deve ai migranti nel mondo, per questo sono fiero di aver innalzato il monumento al migrante, eroe della vita. La voce del Canada per questa presenza di migranti, nella pienezza dei loro diritti, è una voce che conta per un mondo sempre più umano e fraterno. Nel concludere, un grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini, che mi hanno aiutato a vivere la mia missione di prete, ad innalzare una nuova chiesa, il Monumento all’Emigrante. Se fossi presente, vorrei gridare viva il Canada e viva l’Italia. Oppure viva l’Italia e viva il Canada”.Hanno porto saluti gli italocanadesi Tony Tomassi (deputato di LaFontaine all’Assemblea nazionale di Québec), Nick Discepola (deputato di Vaudreuil-Soulange al Parlamento di Ottawa) e Massimo Pacetti (deputato di Saint-Léonard/Saint-Michel). Parole di benvenuto sono state dette da Alidoro Catocci, rappresentante del console generale d’Italia a Montréal Gian Lorenzo Cornado, e da Gianfranco Zanetti, segretario particolare del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Enrico Cavaliere, partito anzitempo per impegni istituzionali, e da Silvio Fortuna, vicepresidente di Confindustria e responsabile del Settore conoscenza ed education. Raffaele Zanon è salito sul palco per esprimere l’entusiasmo per la particolare occasione che gli viene offerta di “incontrare corregionali e connazionali che in quest’area hanno portato lavoro, si sono inseriti nelle istituzioni mantenendo attaccamento alle loro radici. Il Veneto non è solo una regione ma un sistema e la Conferenza d’area prende avvio come momento in grado d’offrire la definizione di quelle che saranno le politiche regionali dei prossimi anni. Un ideale percorso che prevede altre tappe d’incontro tra la regione e le comunità venete nel mondo. Veneti partiti da una regione con un bilancio in attivo in vari settori, dalle tecnologie avanzate, dalle 400mila imprese artigiane, dalle 4.000 piccole imprese. Esistono altri 9 milioni di veneti ed oriundi che costituiscono il Veneto globale. Altri cinque milioni di emigrati e loro discendenti si identificano come popolo veneto. Ma non è stata sempre prestata attenzione alle loro istanze da parte del mondo della politica, riconoscendo l’importanza e la reciproca utilità di rinforzare questi legami. Sono state riscoperte azioni di governo fattive che hanno finalmente riconosciuto il voto per corrispondenza per merito d’un uomo come Mirko Tremaglia che ha dedicato a questo la sua vita. Voce di un’Italia che vuol farsi sentire, l’importanza strategica d’un Veneto all’estero in grado di facilitare il confronto. Il Parlamento regionale ha iniziato bene quest’anno con norme che regolano l’aiuto ai veneti nel mondo e per favorire i loro rientri. Sportelli informativi all’estero, incentivazioni alle attività produttive, inserimento scolastico, assistenza, formazione, scambi. E sviluppo delle associazioni, con un nuovo associazionismo che sa dare spazio ai giovani. La Conferenza d’area deve dare un segnale alla politica, alla cultura del Veneto. Per il terzo Veneto, il Veneto dei traguardi: il Piano regionale di sviluppo, la Carta costituzionale della regione, la realtà dei veneti che non va dimenticata. Insomma, la Veneto community che non sta solo sul suolo regionale. Questa è l’occasione per dire alle istituzioni che c’è un Veneto che ha bisogno d’una buona politica estera. Un terzo Veneto che è orgoglioso del suo primo Veneto, dei pionieri. Il Veneto d’un milione di giovani veneti più un milione e mezzo di giovani veneti di discendenza ed oriundi. Il Veneto che sa riconoscere anche le nuove povertà, superando certi localismi…” .L’avvio della Conferenza d’area è stata suggellata, alla sera, da una cena di rappresentanza presso il ristorante “Ritz” di Rue Jerry dove momenti seriosi si sono alternati ad altri di sapore quasi goliardico… Il 4 ottobre ha costituito il clou della manifestazione, con tavole rotonde (su “Italia-Nord America: culture ed economie che si incontrano”) e relativi dibattiti.

DOCUMENTI DI LAVORO E CONCLUSIONI

La mattina del 5 ottobre, dopo che i coordinatori delle quattro commissioni di lavoro (sull’associazionismo e diritti civili, sulla cultura, sull’economia e sull’informazione) hanno presentato le relazioni finali e dibattuto quanto elaborato in gruppo nel pomeriggio precedente, l’assessore Zanon ha concluso i giorni canadesi dei veneti. L’intervento del rappresentante regionale ha puntato soprattutto sui giovani e sui loro ruoli. “I giovani devono essere spinti a realizzare progetti. Ci avviamo ad una fase di scelte, farò il possibile perché i documenti di questa Conferenza d’area arrivino a tutti i consiglieri regionali. Sono emersi sviluppo economico ed aspirazioni socioculturali. Puntiamo sulla qualità invece che sulla quantità. E, per migliorare la qualità, occorre rigenerare identità per le nuove economie; concorrere a generare le risorse produttive; garantire l’accesso diffuso alle conoscenze; consolidare il sistema relazionale; investire sul capitale intellettuale. L’emigrazione storica aveva un sapere di tipo pratico (hanno imparato facendo) ma ora servono circuiti formativi, formazione ed informazione continue. In tal senso le istituzioni sono chiamate ad un surplus di lungimiranza. Si deve lavorare nella diversità ma nell’unità, consapevoli d’un Veneto che sa essere comunità, che sa accettare le sfide. Segnali forti d’un Veneto in cambiamento”.Prima del “rompete le righe” verso l’Aéroport International de Montréal (Dorval), si sono volute ricordare le vittime del disastro del Vajont a quarant’anni da quella tragedia. Mentre Zanon, Valente ed altri della delegazione si preparavano alla visita alla comunità veneta di Chicago. Tappa d’obbligo sulle tracce dell’emigrazione nostrana tra ieri (spesso l’altro ieri) ed oggi, trampolino d’un futuro sempre più inghiottito dalla globalizzazione…
 
 
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