Chiuso il periodo Malesani,
che dopo la retrocessione in B, il deciso ridimensionamento
del parco giocatori attuato da Pastorello, è riuscito
se non altro a salvarci da un’ulteriore retrocessione
in serie C, alla guida dell’Hellas come allenatore
è arrivato Sandro Walter Salvioni, già discreto
giocatore negli anni ’80 ma senza grandi precedenti
come mister. Ma Pastorello, che ora non è più
ufficialmente presidente del Verona, ma ne è tuttora
il padrone, ha ancora una volta fatto capire che soldi
in cassa non ce ne sono. Addio, dunque, sogni di gloria,
nell’anno del centenario della fondazione della
squadra, bisogna tirare la cinghia, giocare con il materiale
– scarso sulla carta – che si riesce a recuperare,
e puntare fondamentalmente alla salvezza.E considerato,
appunto, che agli ordini di un allenatore con nessuna
esperienza a livello di serie maggiori in Italia, c’è
un team fatto per lo più di giovanissimi e di tanti
illustri sconosciuti, il cammino fatto sino ad oggi dai
gialloblu, ed anche tutto sommato il gioco espresso, sono
andati quasi al di là delle previsioni. Certo,
non crediamo vi siano da farsi grandi illusioni, e sarà
meglio tenere costantemente all’occhio la posizione
della quartultima, attualmente quattro squadre di grosso
blasone (Vicenza, Napoli, Venezia e Genoa) due punti sotto
l’Hellas, a quattordici punti in dodici giornate
alla pari con il Pescara. La quarta in classifica, tanto
per chiarire, è il Livorno, otto lunghezze più
avanti dei nostri. Che a settembre, con due vittorie consecutive
contro Bari e Vicenza, avevano fatto sperare qualcosa
di più della salvezza, poi due sconfitte contro
la forte Atalanta e contro l’AlbinoLeffe (altra
squadra di Bergamo) hanno riportato l’Hellas ad
una su più consona posizione. Dicevamo di una squadra
giovane, che oggi mette in campo gente come Pegolo, Cassani,
Comazzi, Dossena, Pisanu, Biasi, Campana, Minelli, Lomi,
Cossu. L’ultimo esordiente, domenica scorsa contro
la Salernitana (un buon 1 a 1 in trasferta)si chiama Foderaro.
Giovani di belle speranza, qualcuno non privo di talento,
ma certamente non giocatori di navigata esperienza come
ci vogliono anche in serie B. Gli unici rimasti della
vecchia guardia sono capitan Italiano (Salvioni ha anche
commesso il clamoroso errore di rinunciare a lui, uno
dei pochi registi italiani, in un paio di partite, e sono
stati dolori), Salvetti e Melis, insieme ad Adailton.Sono
arrivati anche parecchi stranieri, e in questo caso le
scelte sembrano per ora non esser state malvagie visto
che l’albanese Myrtaj e il senegalese Papa Waigo
hanno dimostrato di avere senso pratico e fiuto del gol,
e l’argentino Almiron, pure meno utilizzato, ha
fatto vedere piedi buoni e visione di gioco. Il solo rumeno
Mihalcea, proveniente dal Genoa, ha fatto finora poco
per mettersi in mostra.Insomma, squadra molto rinnovata,
molto giovane e tutta da scoprire, così come da
scoprire è la statura del nuovo tecnico. Avremmo
voluto un Hellas ben più competitivo, nel centenario
della sua fondazione, un Hellas nella serie che gli compete
per tradizione, e cioè la A. Purtroppo la società,
negli ultimi anni, non è stata all’altezza
di tale tradizione. C’è un volto nuovo, oggi,
alla presidenza dell’Hellas, il Conte Pietro Arvedi,
tifoso di lunga fede dei gialloblu e amico di Giambattista
Pastorello, ormai giunto ad un rapporto inaccettabile
con la tifoseria del Verona, che lo ha sempre considerato,
forse non a torto, uno che ha cuore soprattutto gli affari
di famiglia, più che l’antico blasone della
squadra che presiede e della città che rappresenta.Sperando
in un prossimo futuro foriero di maggiori ambizioni. Intanto
domenica arriva l’Avellino del derelitto Zeman,
ultimo in classifica e apparentemente già condannato
alla retrocessione. Vietati i passi falsi, partita assolutamente
da vincere.