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Felipao è ritornato a casa. Scolari abbraccia commosso i cugini e promette: "Tornerò"
 
Cologna Veneta

Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo qui questo articolo, uscito sul quotidiano "L'Arena di Verona" lo scorso 19 novembre, relativo all'incontro tra l'allenatore del Brasile campione del mondo di calcio, con i suoi parenti di Cologna Veneta, in provincia di Verona

L'allenatore del Brasile "Pentacampeao" e' arrivato ieri in città per conoscere i suoi parenti. Suo nonno Luigi partì proprio da Via Santa Apollonia agli inizi del secolo scorso.
Cologna. Ho visto piangere un campione del mondo. E non per una sconfitta o una vittoria: ma per l'emozione di aver ritrovato le proprie radici. Le lacrime di Luiz Felipe Scolari - allenatore del Brasile che ha alzato la coppa in Corea-Giappone nel giugno scorso - hanno 'battezzato' ieri il passaporto italiano appena concessogli. Ma, soprattutto, hanno santificato l'abbraccio finale ai parenti ritrovati: gli Scolari di Cologna, discendenti in via diretta o indiretta dalla famiglia di quel Luigi Scolari che, nei primi anni del secolo scorso, emigrò in cerca di fortuna in America del Sud. Un abbraccio che è stato più di una promessa: "Tornerò presto, perché voglio che mia moglie ed i miei figli vedano dove la mia storia è cominciata", ha detto Felipao.

Un blitz vero e proprio, quello di ieri. L'allenatore 'pentacampeao' voleva a tutti i costi conoscere Cologna e guardare in faccia i suoi parenti. Già un mese fa era venuto in Italia --si vociferava che potesse addirittura sostituire il Trap sulla panchina degli azzurri - senza trovare il tempo per la 'fuga'. Questa volta non poteva mancare l'appuntamento. Non che i suoi parenti lo attendessero spasmodicamente. Anzi. Mario, il cugino più diretto (è il nipote del fratello del nonno di Felipao) ieri aveva una visita oculistica a Verona: è tornato a casa appena in tempo per veder scendere dall'auto quello sconosciuto che suonava alla sua porta, in via Santa Apollonia, a Sabbion. E' bastato uno sguardo per ricongiungere il filo di un legame mai rotto: "El gà gli stessi miei oci e lo stesso naso", è sbottato lo Scolari brasiliano, ritrovando in un colpo una parlata familiare, riemersa dalla notte della sua infanzia.

"I primi cinque anni della mia vita - ha raccontato poi - ho vissuto molto con nonno Luigi. E lui mi parlava sempre in taliàn: anzi, in dialetto. Poi morì, e da allora in casa il taliàn non si è più parlato". Mezzo secolo dopo il taliàn torna ad essere una lingua familiare per lo Scolari brasiliano. Che dimentica la coppa del mondo, le feste di un paese intero, le mille foto che hanno fatto il giro del pianeta per entrare in quella casa che gli Scolari taliani abitano da quattrocento anni, come se entrasse in chiesa. "La coppa era l'appuntamento di una vita, questo è l'appuntamento con la mia storia: sono emozionato", dice con un filo di voce. Ci pensa la signora Maria, moglie di Mario, a mettere l'illustre ospite a suo agio: stappa una bottiglia di vin bon, mette in tavola un po' di dolcetti e toglie dal tinello le vecchie foto di famiglia, e in pochi minuti i ricordi, i nomi e gli aneddoti su tutto il parentado diventano un fiume in piena.
Il rito del 'goto' che prepara al pranzo è così una delle prime tradizioni venete che Felipao riammette nel suo bagaglio di colognese. Chiede informazioni su come è fatto ("E' roba mia" - dice Mario un po' sorpreso di dover spiegare a uno Scolari come si fa il vino genuino) e poi sbotta: "Lo fai non per venderlo ma per berlo", facendo ridere tutti i presenti. "Le buone abitudini non si dimenticano mai", replica secco Mario. Al rito si sottopongono un po' spaventati anche Gilmar Veloz - il manager di Felipao - ed i due amici che lo hanno accompagnato in questo viaggio: Josè Luiz Galia e Alberto Filippetti. In Brasile a certe ore ci si sveglia: nel Veneto degli Scolari, se c'è un ospite in casa, si brinda a vino. Che scioglie la lingua al CT 'pentacampeao', che ormai parla in un gramelot italo-veneto-brasiliano: "Me piaseria che i miei figli vedessero tutto questo".

A colpirlo più di tutto è il fatto che in quella stessa casa gli Scolari hanno vissuto da quattro secoli. Continua a ripeterlo ai suoi amici: "Quattrocento anni, vi rendete conto?". E poi, rivolto a Mario: "Chissà quante volte l'avete rifatta!". "Una sola, negli anni Sessanta", è la replica. E giù spiegazioni e racconti di com'era prima del 'restauro', di come si viveva e di quanti affollavano le diverse stanze. "Adesso però - avverte la signora Maria - di posto ce n'è per tutti. Anzi: se torna possiamo ospitarla con moglie e figli". E' l'unica che continua a dare del lei a Felipao: l'ha visto tante volte in televisione ("Ma a me il calcio interessa poco; è mio marito a guardare le partite") e non riesce a considerarlo alla pari. Anche quando spunta la copia di un libro che un giornalista brasiliano ha dedicato "A alma do Penta" ("L'anima del pentacampione"), la preoccupazione della signora è che "è scritto tutto in portoghese, come faccio a leggerlo?". Così tocca al protagonista farle un riassunto veloce, prima di scrivere la dedica di rito: "Al mio carissimo Mario con affetto da Luiz Felipe Scolari, allenattore (sic) Brasil 2002, Penta campeone". Valle a spiegare che c'è chi pagherebbe per avere un autografo del genere!

Un rito, quello dell'autografo, che si è ripetuto moltiplicato per dieci dopo il pranzo che ha visto - all'albergo ristorante "La Torre" - sedere a tavola lo Scolari brasiliano ed alcuni degli Scolari veronesi: Vito, Antonio, Gina e Cecilia, oltre a Mario e consorte. Tutti hanno chiesto firme e dediche per figli, nipoti, amici, amici degli amici. Addirittura il cuoco del ristorante - autore di un menù personalizzato per l'occasione con una selezione di antipasti, risotto al Castelmagno e tartufo, tagliata al lardo di Colonnata, verdure alla griglia, semifreddo al mandorlato con salsa di cioccolato e vini della casa - gli ha quasi messo in braccio la figlia neonata per una foto che certamente diventerà il pezzo forte della sua collezione.

"Tornerà in Brasile con un sacco di cugini ed addirittura una nipote in più", scherzava il suo manager, non sapendo che il momento topico di quella giornata era ormai dietro l'angolo. "Anche a Caxias (il paese brasiliano che ha dato i natali a Luiz Felipe Scolari NdR) capitava spesso, quand'ero bambino, che ci si trovasse attorno ad un tavolo a mangiare, bere e chiacchierare. Alla fine veniva il prete a benedire la tavola e si tornava a casa tutti contenti", ha raccontato. Ed i suoi parenti l'hanno preso in parola: in mancanza del prete benedicente ci hanno pensato loro ad abbracciarlo all'uscita del ristorante. Il volo per Roma chiamava, ma nessuno sembrava volerlo lasciare andar via. E Luiz Felipe ha lasciato improvvisamente il posto a Luigi Filippo: uno Scolari tra gli Scolari, incapace di fermare le lacrime di una commozione intensa. "Non si può raccontare una giornata come questa: troppo forte l'emozione e troppo diversa da ogni altra che ho vissuto nella mia vita". E se lo dice uno che ha avuto il mondo ai suoi piedi...

Bruno Fabris

 

 
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