Diciamo la verità, in
un Chievo così avanti in classifica, dopo il
clamoroso piazzamento dell'anno scorso, non ci credevamo.
Pensavamo che la necessariamente parca politica di mercato
della società gialloblu, che in estate si era
privata dei suoi pezzi migliori (Manfredini, Corradi,
e in un primo tempo anche di Eriberto, poi diventato...Luciano
e attualmente in attesa di scontare la squalifica, troppo
pesante trattandosi di otto mesi, che gli è stata
accollata per aver fornito false generalità)
avrebbe per forza di cosa portato ad un ridimensionamento
della qualità e degli obiettivi del Chievo. Insomma,
pensavamo che la squadra avrebbe dovuto sudare le proverbiali
sette camicie per arrivare alla salvezza. Non diciamo
gatto prima di avercelo nel sacco, secondo lo slogan
di Giuanin Trapattoni, ma tutto fa ritenere che anche
quest'anno il Chievo possa raggiungere l'obiettivo primario
(la salvezza, almeno nelle parole della società)
in largo anticipo, e magari regalare ancora grosse soddisfazioni
al suo pubblico, tipo un secondo ingresso in coppa Uefa.
Ragazzi, qui si sta ripetendo il 'miracolo' dell'anno
scorso, forse ancora più grande date le premesse
di cui sopra, e si sa come sia rarissimo che una provinciale
riesca a concedere il bis. Come è potuto accadere?
Noi, ormai, ne siamo convinti. Il signor Luigi Del Neri
da Aquileia, arrivato in riva all'Adige tre anni fa
senza particolari credenziali, è un grande allenatore,
di quelli davvero capaci di tirar fuori il meglio da
ciò che ha a disposizione. Apparentemente un
uomo semplice e lineare, ma sicuramente dotato di un
bagaglio tecnico di prim'ordine, e di una personalità
che senza atteggiamenti da "sergente di ferro" sa farsi
ascoltare e contemporaneamente comunicare serenità,
Del Neri ha saputo adattare il gioco del Chievo alla
nuova realtà del parco-giocatori, senza arroccarsi
su princìpi teorici quest'anno difficili da realizzarsi.
Non ci sono più le frecce laterali Eriberto e
Manfredini? Del Neri ha cercato di sostituirli (in questo
è Della Morte che si sta rivelando come l'alternativa
più felice ai due), ma se proprio non ci sono
uomini a disposizione con le stesse caratteristiche
dei due di cui sopra, non c'è da fasciarsi la
testa, ma si può tentare di variare il tipo di
gioco. Ecco quindi, quest'anno, un Chievo meno spigliato
ed aggressivo, meno veloce e magari meno brillante,
ma più solido e manovriero, attento a cercare
la profondità non necessariamente sulle fasce,
e alla fine altrettanto efficace se non più dell'anno
scorso. E' un Chievo, insomma, che bada meno allo spettacolo
(che pure ha giocato alla grande a Roma contro la Lazio,
e in casa contro Perugia, Modena, Milan, Atalanta...),
e più alla concretezza. In difesa è emerso
ma già l'anno scorso erano arrivate le
avvisaglie Nicola Legrottaglie, forse la più
grossa 'sorpresa' del Chievo 2002-'03. Impeccabile sulle
palle alte, dotato di un fisico statuario (non a caso
è diventato l'idolo delle tante tifose del Chievo),
Legrottaglie possiede anche piedi piuttosto buoni per
essere un difensore. E' già stato chiamato in
Nazionale dal Trap, e se continua a mantenere l'impegno
e l'umiltà di oggi fa intravedere un futuro luminoso,
decisamente da grande squadra. Alla Nazionale è
arrivato anche Salvatore Lanna, che pure non sta attraversando
un momento particolarmente brillante. Ma il Chievo sembra
ormai entrato stabilmente anche nel mirino del selezionatore
azzurro, che nel'ultima partita casalinga contro la
Turchia di Emre e Okan, aveva convocato anche Eugenio
Corini e Simone Perrotta, ovvero i due assi portanti
del centrocampo gialloblu. Corini, davvero sfortunato,
si è poi infortunato e ha dovuto rinunciare alla
Nazionale, ma si merita davvero, nonostante i suoi trentadue
anni, di vestire la maglia azzurra. E' rimasto uno dei
pochissimi 'ragionatori' del centrocampo italiani.
Un regista che senza fronzoli intuisce sempre qual è
la miglior mossa da effettuare, a chi dare la palla,
chi lanciare, e quando, magari, optare per la conclusione
a rete. Eugenio, in conclusione è un erede di
quella genia di centrocampisti di classe (Bulgarelli,
De Sisti, Juliano, Pecci, Cordova ecc.) che un tempo
abbondavano in Italia, e che oggi si trovano con il
lumicino (l'Inter non ne rimedia uno valido da anni,
per fare un esempio: se avesse Corini arriverebbe finalmente
alla quadratura del cerchio). In più, è
una persona seria, dotata di carisma, che sa trasmettere
la giusta carica ai compagni. E Perrotta, come dicevamo
sopra, è l'uomo capace anche di penetrare dal
centro le linee difensive avversarie. Con la Turchia,
per lui, è stato debutto in Nazionale. Ma accanto
ai quattro 'azzurri' c'è tutto un collettivo
che anche quest'anno ruota bene, e offre diverse soluzioni
al tecnico. Ci piace citare alcuni elementi che hanno
offerto un rendimento al di sopra della media, magari
anche quando sono stati chiamati a 'rimpiazzare' i titolari
di partenza. Parliamo per esempio di John Mensah, di
Sergio Pellissier. E poi ci sono le colonne: dal portiere
Critiano Lupatelli a Massimo Marazzina, da Daniele Franceschini
a Federico Cossato, sempre più bravo. Anche i
due stranieri arrivati quest'anno, lo slavo Nikola Lazetic
e il 'vecchio' Oliver Bierhoff si sono dimostrati in
grado di offrire un validissimo contributo al Chievo.
E chiudiamo ribadendo che attorno ai giocatori e al
mister c'e' tutta una societa' che funziona alla perfezione,
e che costituisce davvero un modello eccezionale per
il malandato football italico.