Le belle parole, a tutto campo,
di un uomo di grande modestia,che ha dedicato tutta
la vita a dialogare e sostenere chi eralontano dalla
sua terra
Foto del monumento all'emigrante
di Montrèal
Ho
avuto la grazia, prima di essere ordinato
sacerdote, di conoscere due eminenti figure
sacerdotali: San Giovanni Calabria e Monsignor
Angelo Marini.
Don Soave
Don Walter Soave é da sempre
vicino all'Associazione Veronesi nel Mondo, facendo tuttora
parte del Consiglio di Amministrazione come rappresentante
della Curia di Verona. Visto anche l'avvicinarsi del Natale,
abbiamo ritenuto beneaugurate, per tutta l'Associazione,
incontrarlo per una breve intervista sulla sua esperienza
di "sacerdote degli emigranti", e anche qualcos'altro.
"Don Walter, molti dei nostri associati hanno avuto il piacere
di conoscerla personalmente, ma ci ricordi brevemente i
suoi inizi: quando ha sentito la vocazione sacerdotale,
c'é stata una motivazione particolare per cui ha
sentito di fare questa scelta, quando é stato ordinato
sacerdote?
Rispondere alle domande di un'intervista é esaltante
ed imbarazzante. E' bello ripensare, ripercorrere la propria
vita, ma se ne é anche gelosi. Perchè ho fatto
la scelta sacerdotale? Le scelte della vita sono sempre
avvolte nel mistero ma hanno una loro logica. Sono stato
orientato al sacerdozio perchè avevo uno zio sacerdote
che stimavo moltissimo per la sua bontà ed il suo
genio artistico: Don Romolo Tressino, che lascerà
alla parrocchia di Orti un capolavoro di chiesa...un uomo
che sapeva donarsi alla gente, e questo mi ha colpito ed
é stato un insegnamento che ho sempre tenuto presente
nel mio ministero. Il prete deve condividere la vita della
gente, allora può capirla, e diventa uomo. Il difficile
del prete é diventare uomo, essere attento alla vita
nei suoi problemi, nelle sue gioie e nelle sue difficoltà.
Ho avuto la grazia, prima di essere ordinato sacerdote,
di conoscere due eminenti figure sacerdotali: San Giovanni
Calabria e Monsignor Angelo Marini. Sono stato ordinato
sacerdote, da solo, il 18 settembre del 1948, e l'ultimo
tocco per la mia scelta sacerdotale la devo a Don Calabria.
Monsignor Marini é stato invece la mia guida spirituale
nelle diverse esperienze pastorali.
Lei ha cominciato la sua attività tra i giovani e
come cappellano in fabbrica. Che ricordi ha di queste esperienze,
qual é la funzione primaria del cappellano di fabbrica?
Il cammino della mia vita sacerdotale é stato difficile
per il mio stile, per le mie scelte che non erano conformi
a quella disciplina sacerdotale non attenta ai valori della
vita. Esperienza esaltante quella vissuta a Legnago nel
ricreatorio parrocchiale in mezzo ai giovani; ero uno di
loro, un amico, volevo che si volessero bene, che fossero
amici, che credessero nei valori della vita prima della
pratica religiosa e dei sacramenti. I giovani hanno recepito
il messaggio, non i tradizionalisti della vita di fede.
Dal ricreatorio del Salus sono passato a cappellano di fabbrica
o cappellano dell'Onarmo come si diceva allora. L'entrare
in fabbrica, il fermarmi davanti ai portoni, poi passare
nelle mense o sostare dopo il lavoro, é stata l'esperienza
che mi ha segnato, perchè la vita é segnata
dalla beatitudine della giustizia, si é uomini a
seconda di come si vive il rapporto sociale, il valore della
giustizia. Appassionarsi ai problemi del lavoro, lasciarsi
coinvolgere dalle tensioni sociali, dalla visuale dei datori
del lavoro, dalle loro difficoltà, e rendersi conto
che certe scelte politiche erano coraggiose in quanto chiedevano
il rispetto del lavoro, la giusta mercede...volere un mondo
pi(breve) giusto non a parole ma perchè soffri l'ingiustizia;
perchè i valori vengono dopo gli interessi...Quale
sofferenza tra le prediche, gli indirizzi sociali, elettorali,
e la vita vissuta in fabbrica per spezzare il pane, perchè
il lavoro fosse rispettato...Partecipando alle assemblee
non si poteva non ammirare i lavoratori che si battevano
per i valori della vita e i giusti diritti...Se eri attento
al mondo del lavoro allora eri di sinistra, un prete popolare,
se avevi sempre il rosario in mano ma eri fuori dalla vita
eri un uomo del Signore...Quanto é difficile per
un prete capire la vita nei suoi valori, é la vita
che salva! I sacramenti si innestano sulla vita...si salva
chi é galantuomo. La presenza del cappellano in fabbrica
stava a sottolineare il valore del lavoro, la stima per
i diritti dell'operaio, il fatto che la Chiesa non é
di parte e condivide le difficoltà del mondo di lavoro.
Il mondo dell'emigrazione, prima a Metz tra i minatori,
poi a Montreal in Canada; si trattava di scelte, di una
specifica vocazione?Quali sono le caratteristiche particolari
che un sacerdote tra gli emigrati deve avere? Oggi la Chiesa
é in crisi, c'é sempre meno gente praticante:
é un fenomeno che si avverte anche tra gli emigrati,
o la Chiesa ricopre ancora un ruolo fondamentale?
Quando il rapporto con i superiori
diventa difficile per uno stile di vita, per scelte pastorali,
allora piuttosto di vivere emarginati, rassegnati in attesa
del Paradiso, si può decidere di vivere scelte missionarie,
coraggiose, fuori dagli schemi: una di queste possibilità
era la scelta di diventare missionario dei nostri migranti.
Ho scelto la Francia per la facilità della lingua
e perchè le zone di miniera avevano particolare bisogno
di missionari. Non fu facile ottenere la benedizione del
Vescovo, per la partenza nessuna cerimonia di benedizione
del Crocifisso, una volta passate le Alpi chi si sarebbe
ricordato di te? Avventuroso il viaggio per arrivare a Metz,
la diocesi dove ero stato assegnato, e poi a Saint-Avold
dove dovevo risiedere, una bella cittadina nella zona mineraria.
Il nome Saint-Avold é di un martire e non si sa se
é pi(breve) di origine francese o tedesca perchè
si é proprio ai confini tra i due paesi. Per tre
anni ho vissuto in una stanza, in un foyer della Diocesi,
dove risiedeva il Vicario Generale che parlava italiano
e mi fu di grandissimo aiuto. Coprivo una zona con circa
ventimila italiani dispersi tra città, quartieri
di minatori e paesi. Per anni ho salito e sceso scale bussando
alle porte per chiedere se chi vi abitava era italiano;
cosÏ ho incontrato i nostri emigranti, abbiamo incominciato
a riunirci, a formare le Società Culturali Italiane
per organizzare le nostre feste, conservare le nostre tradizioni.
Incontravo i minatori quando ritornavano dal lavoro e conversavo
con loro per sapere perchè erano partiti, perchè
il lavoro della miniera, la loro vita, le loro difficoltà...non
si poteva non avere stima di quella gente, erano eroi della
vita e sono fiero di aver innalzato in Canada il monumento
al migrante Eroe della Vita. Il migrante ha nell'anima e
nel cuore la nostalgia della terra, della sua cultura, per
questo la presenza del missionario, del sacerdote italiano,
é importantissima, perchè aiuta a conservare
i valori: é in questa luce che anche questo giornale
ha una valenza fortissima, perchè contribuisce a
tenere i rapporti con la propria terra.
Dopo otto anni sono rientrato in diocesi ed ho accettato
la parrocchia di Parona. Mi sono trovato bene tra la gente
di Parona: schietta, sincera, festaiola. Dopo nove anni,
dopo la morte dei miei genitori, sono ripartito per andare
dove c'era bisogno del prete: ho ripreso la via dell'emigrazione
oltre oceano, in Canada. Per avere una parrocchia ho dovuto
aspettare un anno. La Comunità parrocchiale affidatami
era dedicata alla Madonna del Monte Carmelo ed aveva il
problema della chiesa. Erano anni buoni per gli italiani
perchè avevano la casa e godevano di benessere, e
cosÏ si riuscÏ ad innalzare una stupenda chiesa
che onora Dio, la Madonna del Monte Carmelo, la fede dei
nostri italiani. A Montrèal ho potuto realizzare
un sogno che da tempo portavo nell'animo: un monumento all'emigrante,
eroe della vita, che fu realizzato in un parco di Montrèal.
Quali sono le sue mansioni oggi, e quali le urgenze fondamentali
che sente di incentivare all'interno dell'Associazione Veronesi
nel Mondo?
Rientrato in Italia sono sempre a servizio per particolari
necessità delle Missioni in lingua francese o per
aiuto nelle parrocchie della diocesi. La Chiesa ha vissuto
il dramma dei migranti anche per le figure profetiche di
Santa Cabrini e del Beato Scalabrini. Il fenomeno dell'emigrazione
é sempre attuale e la Chiesa deve continuare ad essere
presente per aiutare i migranti a conservare la fede ed
i valori della cultura. Il migrante é un uomo che
ha anticipato la storia. L'Europa cammina verso l'unità
del popolo e delle culture e tutto questo dovrà portare
ad un europeo uomo nuovo, ed un uomo nuovo, un europeo nuovo
é il migrante. Quanto più una persona rimane
un buon italiano, tanto più sarà un buon europeo.