Emigrano all'estero per cercare lavoro. E si scontrano
con difficoltà di integrazione nei Paesi ospitanti
spesso senza un sostegno adeguato da parte delle comunità
cristiane di appartenenza. Non si tratta degli immigrati
stranieri in Italia, ma degli italiani (fra i 50 e
i 70 mila ogni anno) che emigrano all'estero.
Sono i dati emersi da un'inchiesta commissionata dalla
Fondazione Migrantes, presentata durante il convegno
a Verona per celebrare il 50° della Commissione
cattolica internazionale per le migrazioni.
Secondo l'inchiesta gli anni 90 vedono una ripresa
dell'emigrazione italiana che interessa soprattutto
le fasce più a basso reddito delle aree meridionali
della penisola, a causa di una situazione economica
che ha penalizzato in particolare il Sud Italia. Nel
1999 sono state 87 mila le persone che hanno abbandonato
il Mezzogiorno, contro i 70 mila dell'anno precedente.
Gli italiani, insomma, continuano a varcare le frontiere:
dal 1994 al 1997 circa 202 mila persone si sono trasferite
all'estero.
"E' un fenomeno che spesso passa inosservato dal punto
di vista numerico, perché ogni anno sono altrettanto
rilevanti gli italiani che rimpatriano - commenta
Don Elia Ferro, che ha presentato l'inchiesta - ma
proprio per questo per la Chiesa italiana si tratta
di una doppia sfida: quella di accompagnare gli italiani
che emigrano e di accogliere quelli che ritornano
dopo molti anni trascorsi all'estero. Negli anni '90
a differenza del passato le aree privilegiate di destinazione
sono state i paesi fuori dall'Unione Europea, e dal
'95 al '97 c'é stato un aumento dei trasferimenti
in America, Africa e Asia che provengono soprattutto
dal Nord Italia e che per lo più corrispondono
a tecnici specializzati incaricati di realizzare lavori
di impiantistica per conto di aziende nei paesi in
via di sviluppo. Si calcola che siano circa 100 mila.
Dal quadro generale dell'inchiesta emerge un tipo
di emigrazione senz'altro diversa dagli esodi di massa
di inizio Novecento o del secondo dopoguerra. Ma é
un fenomeno tutt'altro che trascurabile - sottolinea
Ferro - che ci richiama ad una condizione di emigrati
spesso totalmente ignorata da parte delle nuove generazioni".
Occuparsi degli italiani all'estero continua ad essere
una delle priorità della fondazione Migrantes.
"Impegno più che mai attuale - sostiene Monsignor
Luigi Petris, direttore generale - che richiede nuovo
slancio e nuova attenzione pastorale perché
l'emigrazione italiana oggi é una realtà
molto variegata. Dal punto di vista pastorale é
necessario accompagnare gli emigrati italiani nel
lungo cammino di inculturazione della propria fede
nelle diverse realtà sociali in cui si ritrovano
a vivere, abbattendo il falso alibi di un'integrazione
ormai avvenuta".