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    Aut. del Trib. di Verona del 6/6/1974 n.312 - Dir. Resp. Beppe Montresor
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Dicembre 2005
 

 

 

Buon Natale Buon Anno 2006

A TUTTI I VERONESI EMIGRATI ALL'ESTERO - A TUTTI I VERONESI RIENTRATI IN PATRIA ALL'ASSOCIAZIONE VERONESI NEL MONDO

Il messaggio del Vescovo

Carissimi amici veronesi sparsi in tutto il mondo, portato dalla festosa liturgia natalizia, da Betlemme, giunge anche quest'anno l'angelico Annuncio della Pace. E con la Pace, vi giunga il mio cordiale e affezionatissimo Augurio di Buono, Santo Natale e sereno Anno Nuovo.

Vescovo carraro Lo rivolgo a voi che siete lontani dalla patria nativa, ma che portate sempre nel vostro cuore l'amore e l'ansia per questa splendida terra veronese. A voi che, insieme con noi, vivete con angoscia e trepidazione gli eventi tragici di questo tempo tristemente segnato dalla violenza e dall'odio. Ma lungi da noi il pensiero di cedere il passo alla sfiducia. Il Signore viene a portarci la Pace, la Sua Pace. Perciò, animati dalla speranza e dalla gioia, vi invito ad accogliere a piene mani questo dono, per divenire attorno a voi facitori, costruttori di Pace. Vi affido ai Santi Sposi Maria e Giuseppe perché vi presentino al divin Bambino del presepio e vi aiutino ad accoglierlo, amarlo e seguirlo. Giunga a tutti e a ciascuno di voi la mia amplissima benedizione che imploro in modo particolare sui bambini, sugli anziani e sugli ammalati. Vi abbraccio e vi saluto. Vi benedica il Dio fatto uomo.
P. Flavio Roberto Carraro Vescovo di Verona

Da questo numero, il periodico della nostra Associazione verrà distribuito anche ai Missionari che operano nei vari paesi del mondo, ai quali ci sentiamo particolarmente vicini. Anche a loro rivolgiamo i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

PACE E BUONA VOLONTA'!

Don Walter Soave riscanNel crudo, nebbioso inverno; il messaggio, la poesia del NATALE! Doveroso legare il Natale al nostro tempo.
Nella storia ci sono anche i periodi di decaden za, i peggiori m omenti della storia.
Anche il nostro tempo può essere considerato un periodo di decadenza per la crisi, lo sfascio di troppi ideali, troppi valori. Non si può vivere con il freddo nell'anima, il vuoto nel cuore.
Momento difficile anche per la Chiesa, in sofferta ricerca per essere evangelica. La Chiesa non riesce ad orientare a Dio, all'amore, al sacrificio...documenti, manifestazioni, celebrazioni, attività a non finire...che non coinvolgono, non diventano stile di vita, la fede non diventa cultura.
In questo inverno della storia, in questa decadenza di valori, in questa sofferenza della Chiesa, si celebra il NATALE con l'augurio più bello, l'impegno più coraggioso. L'augurio del Natale è LA PACE! L'impegno: LA BUONA VOLONTA'!
LA PACE SAALOM PEACE SALAAM!
Il dono di Dio all'uomo, il più bello, il più valido: presuppone tutti i valori.
Non c'è PACE, perché Dio non è più nella vita, nella famiglia, nella storia.
EPPURE: per farsi ritrovare Dio si è fatto uomo, l'ineffabile mistero dell'incarnazione: il NATALE. Ritrovare Dio è il vero impegno della civiltà, la sfida della Chiesa, che lo potrà fare se sarà povera, santa; valori che ora non sono visibili.
NATALE E' BUONA VOLONTA'!
Nell'espressione Buona Volontà c'è l'amore, la misericordia di Dio per l'uomo, sua creatura prediletta. Dio tiene conto dei limiti, delle difficoltà dell'uomo per donarci la Pace. Dio vive l'avventura dell'uomo; lo Spirito Santo è nella storia, la vera e sola speranza in un domani di PACE!
BUONA VOLONTA'
L'umiltà di ricominciare ogni giorno senza lasciarsi condizionare dai risultati, coraggio di andar contro corrente in un mondo che sembra render tutto facile. Nella Buona Volontà c'è la nostra Pace quotidiana. Buon Natale! BUON ANNO 2006! Il Signore ci conceda un anno di Pace, di Buona Volontà, di Salute BUON ANNO!

Don Walter Soave

S. NATALE 2005 - CAPODANNO 2006Giuseppe Riccardo Ceni
"La speranza e' un sogno fatto da svegli"

Nei giorni che ci attendono Ci sostenga e stimoli ad andare oltre Questo è il mio augurio
Il Presidente Giuseppe Riccardo Ceni


I VA IN MERICA

FULMINADI DA UN FRACO DE TEMPESTA,
L'ERBA DEI PRE', PAR 'NA META' PASSIA,
BRUSAI LE VIGNE DA LA MALATIA
CHE NO LASSA I VILANI MAI DE PESTA';

IPOTECADO TUTO QUEL CHE RESTA,
COL FORMENTO CHE VAL 'NA CARESTIA,
OGNI PAESE EL GA' LA SO ANGONIA,
E LE FAMEIE UN PELAGROSO A TESTA!
CREPA', LA VACA CHE DASEA EL FORMAIO,
MORTA LA DONA A PARTORIR 'NA FIOLA,
PROTESTA' LE CAMBIALE DAL NOTAIO,
NA FESTA, SERADI A L'OSTARIA,
CO UN GRAN PUGNO BATU' SORA LA TOLA:
"PORCA ITALIA" I BASTIEMA: "ANDEMO VIA!"

E I SE CONTAI IN FRA TUTI. - IN QUANTI SIO?
- APENA DIESE, CHE POI FAR STRAPASSO;
EL RESTO DONE CO I PUTINI IN BRASSO,
EL RESTO, VECI E PUTELETI A DRIO".

MA A STAR QUA', NO SE MAGNA NO, PAR DIO,
BISOGNARA' PUR FARLO STO GRAN PASSO,
SE L'INVERNO EL NE CAPITA COL GIASSO,
PORI NUALTRI, EL GHE NE FA UN DESIO!

- DRENTO L'OTOBRE, CARGHI DE FAGOTI,
DOPO AVER DITO MAL DE TUTI I SIORI,
DOPO AVER FUSILA' TRI QUATRO GOTI;

CO LA TESTA SBARLOTA, IMBRIAGADA,
I SE DA DU STRUCONI IN TRA DE LORI,
E TONTONANDO I CIAPA SU LA STRADA!

  BERTO BARBARANI

Chiesa di Nova Trento, oggi Flores da Cunha

Il comune di Nova Trento tenne questa denominazione fino al 1935, dopodiché si chiamò Flores da Cunha. b La sua popolazione, di circa 23 mila abitanti, è costituita in massima parte da discendenti di emigrati italiani soprattutto veneti. Si trova vicino a Caxias do Sul, Brasile.
Ogni volta che entriamo nella sua chiesa, artisticamente di stile gotico, ci alza la mente e lo spirito verso il cielo. Pur essendo 'centenaria', è sempre nuova, accogliente, amica e monumentale. In cima al suo frontespizio c'è l'immagine della Nostra Signora, e sotto di essa una locuzione latina "Mariae Immaculatae dicatum anno 1905", a commemorazione del cinquantesimo del dogma dell'Immacolata Concezione. La sua costruzione è in sintonia con la 'saga' degli immigranti italiani arrivati qui a partire dal 1877. Se non ci fossero state le loro forti braccia non avremmo questo magnifico tempio. Ma non dimentichiamo che l'iniziativa fondamentale fu dei Frati Cappuccini francesi e che il magistrale realizzatore della Chiesa fu l'architetto francese Frate Roberto de l'Apprieu.
La Chiesa è particolare anche perché non vi sono colonne in mezzo, cosa singolare al tempo, e gode di un'illuminazione naturale invidiabile. Altra caratteristica è la sua perfetta acustica.
E' adornata con nobilissime pitture, e le pareti sono fiancheggiate da una serie di statue in omaggio ai Santi più amati dai parrocchiani.
L'altare centrale, venuto dall'Italia grazie alla collaborazione dei fedeli, è altro esempio di armoniosa grandezza, e riempie di orgoglio, oggi come ieri, la comunità.
In fondo alla Chiesa c'è una targa dedicata ai suoi benefattori e fondatori, tra i quali mio nonno Cirillo Piccoli, il mio bisnonno materno Stacchio Mascarello, e i parenti Alberto Bordin e Gioacchino Mascarello.

Dal Ministero degli Affari Esteri

Un sito per il Comites di Buones Aires

E attiva da fine maggio la pagina Web del COMITES di Buenos Aires (www.comites-bsas.com.ar). Il sito, al quale ha lavorato attivamente la Commissione di Scienza e Tecnologia presieduta dal Consigliere Antonio Morello, contiene informazioni riguardo i Consiglieri del COMITES, le Commissioni di lavoro, i verbali delle riunioni dell'Esecutivo e di Consiglio, e tutte le attività svolte dal COMITES di Buenos Aires.
Nel sito anche la convenzione stipulata tra il COMITES e l'Ospedale Italiano di Buenos Aires, con indicazione delle tariffe delle presentazioni. In base all'accordo, gli Italiani di Buenos Aires e dintorni possono avere sconti e tariffe agevolate per una serie di esami medici.

Associazione Nuove Generazioni Venete

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Vogliamo comunicare alla collettività veneta i nuovi componenti della Commissione Direttiva della nostra istituzione, a seguito delle elezioni avvenute lo scorso 16 ottobre nella sede della Missione Cattolica Italiana di Montevideo.

PRESIDENTE: SIGNOR BRUNO BOSCHIERO
VICE PRESIDENTE: SIGNORA SILVANA ANTONELLI
SEGRETARIO: SIGNORA ANDREA BOSCHIERO
PRO SEGRETARIO: SIGNOR ANDRAS CAUDURO
TESORIERE: SIGNOR ENRIQUE CARRERE
PRO TESORIERE: SIGNORA ADRIANA DAL BELLO
PRESIDENTE REVISORI DEI CONTI: SIGNORA RAQUAL CAUDURO
REVISORI DEI CONTI: SIGNORA SILVIA DALLA ZUANNA E SIGNORA LORENA DAL BELLO
CONSIGLIERI: SIGNORA ARLETTE MAGNOU, SIGNORA JULIA STELLA, SIGNORA CLARA STELLA, SIGNORA GIANNA STELLA, SIGNOR PIERGIORGIO BOSCHIERO.

La Commissione Direttiva uscente augura buon anno ai nuovi componenti.
Commissione Direttiva
Associazione Nuove Generazioni Venete in Uruguay

 

DALLA VALPOLICELLA ALL'AUSTRALIA DEL SUD

Chesini House, Il fascino del marmo veronesi agli antipodi

E' venuto a trovarci Saverio Chesini, ad Adelaide da quando aveva nove anni. Suo padre, Pietro, è stato sindaco di Sant'Ambrogio di Valpolicella negli anni '70
In occasione della Fiera del Marmo a Verona, ci siamo incontrati con Saverio Chesini, giovane Managing Director della Chesini House, nell'Australia del Sud. Ad accogliere Chesini c'erano il Presidente dei Veronesi nel Mondo, Giuseppe Riccardo Ceni, e i vicepresidenti Giuseppe Bertani e Diego Paganini.
Saverio Chesini vive in Australia, ad Adelaide, da quando aveva nove anni, e attualmente gestisce l'azienda di famiglia insieme ai suoi tre fratelli, due maschi e una femmina. E' sposato con Giovanna, australiana, ed ha quattro figli, tutti maschi, tutti in grado di parlare italiano. Nel sobborgo in cui vivono, circa 30 mila abitanti, la maggioranza è italiana.
A Verona viene ogni anno per acquistare i marmi di Sant'Ambrogio (mentre i blocchi vengono reperiti in India e in Cina), ma dice di non avere alcuna intenzione di tornare a vivere in Italia. In Australia si sta troppo bene. "La vita, là, è più tranquilla - spiega Saverio - alle cinque del pomeriggio si smette di lavorare, poi ci si gode la famiglia. Vengo molto volentieri a Verona per la Fiera, perché qui si lavora con ditte molto affidabili. Nella nostra azienda, in tutto, lavorano una ventina di persone, ci occupiamo di arte funeraria ma anche di marmi ad uso domestico. Stiamo per aprire una segheria, e forse anche una cava in Australia".
Papà Pietro, che portò la famiglia in Australia nel '78, era stato sindaco di Sant'Ambrogio ai tempi in cui la Fiera del Marmo si teneva nel comune della Valpolicella. All'epoca fu proprio l'attuale Presidente della nostra associazione, l'Onorevole Ceni, uno dei più convinti assertori del trasferimento della manifestazione fieristica da Sant'Ambrogio a Verona. "Lo imponeva - ricorda Ceni - la logica del buon senso. Se fosse rimasta a Sant'Ambrogio, la Fiera del Marmo sarebbe scomparsa, o comunque sarebbe stata superata da altre concorrenti. Noi invece pensavamo che bisognava volare alto, guardare lontano. Questo era lo 'slogan' che ci guidava. Con il trasferimento a Verona, la Fiera del Marmo è diventata la prima assoluta in Italia, e ai vertici anche a livello mondiale".
Saverio Chesini spiega che l'Australia è un territorio ancora molto vergine, con una grande zona desertica o comunque non coltivata. Basti pensare che soltanto 21 milioni di persone vivono su un'area 27 volte più estesa dell'Italia. "C'è così tanto da poter fare - conclude Saverio - che quasi nessuno, da noi, perde tempo ad interessarsi di politica".

Jose Victorio Piccoli, discendente di bisnonna e nonno partiti da Ronco all'Adige nel 1882

Le lontane traversie di sapore pionieristico e l''infruttuosa ricerca delle proprie radici: a Ronco all'Adige c'è qualche parente dei Piccoli del Rio Grande do Sul?

Caxias do Sul (Rio Grande do Sul, Brasile) - Se ne sta appartato, in fondo alla chiesa di Nossa Senhora de Caravággio (Madonna di Caravaggio) di Ana Rech, località fondata (e che prende il nome) dalla veneta Anna Rech di cui spicca, sotto i due campanili, un monumento dedicato a lei ed al centenario della sua venuta dall'Italia (1877-1977). La Rech, originaria della zona di Pedavena (Belluno), nonostante fosse vedova e con sette figli (dei quali due menomati) tentò lo stesso l'alternativa dell'emigrazione in Brasile riuscendo ad assumere, con decisa ostinazione e ferrea volontà, un ruolo da leader nella comunità pionieristica italiana d'allora. E non solo...
L'anziano, timidamente, confida alla persona più vicina del gruppo di veneti che ingrossa la cerimonia religiosa d'essere di discendenza veronese. E la curiosità generale s'è subito fatta largo...
«Mi chiamo Giuseppe Vittorio Piccoli - racconta in vena di confidenze - ho 70 anni, abito in Rua Armelindo Mandelli 121, a Caxias do Sul, e rappresento la terza generazione da nonno Cirillo Piccoli, partito da Ronco all'Adige nel 1882. Mio nonno venne in Brasile con sua madre Carolina e tre fratelli, un maschio e due femmine. Insieme, si stabilirono nella Colonia Caxias. Si sposò con Albina Armigliato, proveniente a sua volta ma in tempi successivi da Ronco all'Adige. Ebbe nove figli tra cui Angelo, mio padre, il più giovane. Morì nel 1922. Il papà, a sua volta, ebbe undici figli, tutti viventi nella zona a parte una sorella che abita a San Paolo.»
«Ho ricostruito le vicende di nonno Cirillo e della bisnonna Carolina in un libretto dedicato alla Famiglia Piccoli. Il nonno aveva solo 19 anni quando sbarcò in Brasile. Fece il contadino. Possediamo ancora la terra coltivata a quel tempo a miglio, frumento, vigne. Vi vivono ancora otto famiglie Piccoli. Tra di noi circola ancora l'episodio dei fratelli Cirillo e Nazzareno che, raccolto il frumento in due giorni di lavoro, volevano venderlo. Partirono per Caxias con dei mussi confidando su dei compratori. Invece, non trovarono nessuno disposto ad acquistare il frumento e così, per non portarsi indietro il carico, furono costretti a svenderlo per un... coltello. Un paio di giorni di dura fatica per un semplice utensile...»
José Victorio Piccoli è sposato con Miriam Bortolon, a sua volta d'origine veneta. Hanno due figli: Cristina, 27 anni, architetto (ha seguito, tra l'altro, un corso d'architettura palladiana a Vicenza) e Luciana, 25, maestra. Sposate, una risiede in una località al confine con l'Argentina e l'altra a Porto Alegre. Dopo anni d'insegnamento di storia e geografia a Caxias do Sul e ad Ana Rech, Giuseppe Vittorio è andato in pensione. Senza dimenticarsi d'aggiungere all'elenco di piccole grandi gratificazioni (come l'appartamento o l'auto) l'acquisto d'un lotto di terreno perché una figlia possa costruirsi la casa.
«L'ultima volta che ho rimesso piede in Italia è stato nel maggio scorso - riferisce il veronese di terza generazione (quarta se si considera anche la bisnonna Carolina) - aggregato ad una comitiva turistica che ha fatto tappe anche in Portogallo, Spagna, Francia. La mia prima occasione a Ronco all'Adige, invece, è stata anni fa per cercare di trovare qualche mio parente. Purtroppo, non ne ho rintracciato nessuno. Ed è appunto questo non riuscire a scoprire tracce tangibili delle mie radici che, ancora oggi, mi dà qualche malinconia. Salteranno fuori miei lontani congiunti facendomi conoscere attraverso il periodico dell'Associazione Veronesi nel mondo?» Claudio Beccalossi

 

LUIGINO ANDRIOLI, PRESIDENTE DEL CIRCOLO SCALIGERO "SAN ZENO" DELL'ASSOCIAZIONE VERONESI NEL MONDO DI SAN PAOLO

E ancora "signorino" il veronese "nato soto el campanil de cadidai". Sbarcato in Brasile con la famiglia nel 1948

La decisione d'emigrare presa dal papà Angelo (che lavorava nel garage di via Manin) contro il volere della moglie Anna - La partenza della famiglia su una ex nave tedesca diventata brasiliana per riparare danni di guerra

Bento Golçalves (Rio Grande do f Sul, Brasile) - Da Cadidavid, frazione di Verona, a San Paolo, in Brasile, città cresciuta a dismisura. Il salto aldilà dell'Atlantico, in quella "Merica" tanto cercata e spesso mitizzata, è stato anche un cambio totale di vita per l'allora bambino Luigino (diminutivo che lo accompagna tuttora) Andrioli, nato 63 anni fa "soto el campanil de Cadidai", oggi pensionato rimasto convinto "signorino" e con le "antenne del cuore" collegate a Verona sia tramite Internet (legge ogni giorno la versione online de "L'Arena") che come presidente della "veronesità associata" di San Paolo.
Anche lui ha partecipato ai lavori della Consulta regionale dei veneti nel mondo sull'onda dei 130 anni di emigrazione italiana in Brasile. Lo ha fatto con l'entusiasmo di chi spera di rivedere vecchi amici e di farsene di nuovi, approfittando di simili occasioni internazionali d'incontro che sanno rispolverare così bene la comune radice veneta, veronese...
«Della mia infanzia a Cadidavid - rammenta Luigino - ricordo quando correvamo a proteggerci dalle incursioni aeree alleate in un rifugio. Papà Angelo lavorava come capo officina nel garage Benvenuti & Cortese, in via Daniele Manin. Garage noto per essere un pregevole edificio in stile Liberty. Mio padre era nato nel 1908 in via Luciano Manara, a Tombetta. Conosceva tutte le vecchie famiglie che abitavano in quella zona. I titolari della pasticceria Perlini, ad esempio, erano amici di famiglia. Morì nel 1980. Mia madre Anna Ghini, invece, era di Cadidavid ed è scomparsa due anni fa.» «Nel 1927 mio zio Luigi, che aveva frequentato l'Accademia "Cignaroli", venne in Brasile con un gruppo di artisti. Voleva far fortuna con le sculture. Si dedicò all'arte funeraria e, nelle sue lettere a mio padre (suo fratello), parlava del Brasile come del "Paese del futuro" e lo invitava a raggiungerlo. A dir la verità, papà Angelo stava bene, aveva un buon lavoro e, soprattutto, mia madre non voleva lasciar tutto per rischiare. Alla fine, però, mio padre la spuntò, contagiato, come lo è sempre stato, da un forte spirito d'avventura. E così, il 20 dicembre 1947, quando io avevo 5 anni e mio fratello Giancarlo 8, la nostra famiglia partì dal porto di Genova a bordo della nave a vapore "Raul Soares" (ex nave tedesca data al Brasile per riparare ai danni di guerra) ed il 5 febbraio 1948 sbarcammo nel porto di Santos, ad un'ottantina di chilometri da San Paolo.»
«A Santos venne a prenderci lo zio Luigi per portarci nell'abitazione che ci aveva preparato a San Paolo. - rievoca Andrioli nel suo curioso accento portoghese-veronese - Mio padre trovò lavoro come meccanico, nella riparazione dei trattori. Ed a mia volta, terminati gli studi come perito elettrotecnico, entrai come tecnico in una fabbrica che produceva birra. Andato in pensione nel '97, continuo a lavorare come consulente.
E rimango fedele al mio stato civile di... celibe.»
«Ho ancora parenti a Cadidavid, Soave, Montorio e l'ultima volta che mi sono fermato a Verona è stato approfittando d'un giro turistico europeo, nell'ottobre 2004. Per una decina di giorni ha riassaporato la "mia" Cadidavid...»
Luigino, come il fratello Giancarlo, vive da sempre a San Paolo (che definisce megalopoli dalla "vita buona a parte la delinquenza"). Come presidente del Circolo scaligero "San Zeno" dell'Associazione Veronesi nel Mondo di San Paolo, organismo che conta 206 soci, coordina varie attività che puntano, più che altro, a salvaguardare la tradizione con feste ed incontri per le ricorrenze di San Zeno, Santa Lucia o del Venardi Gnocolar.
«Se ho intenzione di tornare a Verona? Non credo proprio... - scrolla la testa Andrioli - Mi sono abituato troppo a stare a San Paolo. Sarebbe un tuffo nel passato più dannoso che positivo. Ho sempre nell'animo, però, la mia "Cadidai" di ieri, della mia infanzia tra guerra e pace...»

Claudio Beccalossi

Consulta Regionale dei Veneti nel Mondo in "Trasferta" per i 130 anni di emigrazione italiana in Brasile

A Bento Gonçalves ed a Caxias do Sul, nello Stato del Rio Grande do Sul, dove si parla tuttora il "talian"

g2 g 3La Consulta regionale dei Veneti nel mondo ha... fatto le corna a Venezia ed al Veneto riunendosi per la prima volta fuori dai tradizionali confini istituzionali. S'è "spostata", infatti, nel Rio Grande do Sul, Stato nell'estremo sud del Brasile (possiede il 3% del territorio nazionale ed il 6% dell'intera popolazione), stretto tra l'oceano Atlantico, lo Stato di Santa Catarina, l'Argentina e l'Uruguay. Il clima, qui, è semitropicale, con una stagione secca ed una piovosa. Gli abitanti discendono in maggioranza da europei, soprattutto da immigrati portoghesi, tedeschi ed italiani.
Appunto la colonizzazione italiana, dopo il lungo oblio, ha avuto il riconoscimento con una legge del 2001 dello Stato del Rio Grande do Sul: il 20 maggio d'ogni anno, così, viene celebrato il "Giorno degli italiani (Dia da etnia italiana)" nel quale sventolano insieme la bandiera brasiliana ed il tricolore. Abbinata che, quest'anno, è stata particolarmente significativa per la ricorrenza dei 130 anni dall'inizio della prima immigrazione italiana e veneta in Brasile. Per questo la Giunta regionale ha risposto favorevolmente all'invito pervenuto da Germano Rigotto (nome e cognome non a caso italiani), governatore dello Stato del Rio Grande do Sul, e dalle varie comunità venete disperse sul vasto territorio brasiliano affinché una delegazione di Venezia (composta anche dai membri della nuova Consulta regionale dei Veneti nel mondo) potesse partecipare a delle manifestazioni commemorative a Bento Golçalves (all'epoca imperiale Colonia Dona Isabela) ed a Caxias do Sul.
Capitanato dall'assessore regionale alle Politiche dei flussi migratori, Oscar De Bona, Il gruppo di rappresentanti veneti degli ambienti dell'emigrazione, dell'economia, dell'informazione e della pubblica amministrazione, quindi, ha raggiunto il Rio Grande do Sul con voli da Venezia via Parigi, San Paolo e Porto Alegre. A Bento Golçalves i veneti si sono uniti agli "altri veneti", consultori, cioè, di varia provenienza geografica (Canada, Sud Africa, Australia ecc.).
Organizzato dall'Anea (Associazione Nazionale Emigrati ed ex emigrati in Australia ed America) e dall'Associazione Padovani nel mondo in stretto contatto con la direzione Flussi Migratori della Regione Veneto e con la collaborazione in loco dell'Associazione Atuaserra, l'evento ha incluso pure nomi veronesi: Samuele Campedelli, vice sindaco di Zevio (in qualità di esponente dell'Anci - Associazione nazionale comuni d'Italia - Veneto), Carmelo Leardini, esponente della Consulta, coordinatore regionale per il Veneto e Trentino Alto Adige del Patronato Ital (Istituto Tutela Assistenza Lavoratori) Uil e presidente regionale dell'Uim (Unione italiani nel mondo), e Giuseppe Bertani, vice presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, con la moglie Annamaria Zivelonghi. Bertani ha voluto puntare sulla promozione della "veronesità calcistica" consegnando al prefetto di Bento Golçalves, Alcindo Gabrielli, bandiera e maglie della squadra del Chievo Verona ed il pallone con gli autografi dei calciatori della Diga. Una sorpresa è stato sentir parlare il comprensibilissimo "talian" (dialetto veneto impuro, sorta di "lingua veicolare" per chi non mastica portoghese) dai veneti di terza, quarta generazione che, magari da almeno due, non hanno mai visitato l'Italia. Qualcuno, anzi (e costituisce una forte corrente), è propenso ad avallare il suo insegnamento a scuola al posto dell'italiano in quanto è quel "talian" che i progenitori si sono portati appresso quando il potere d'Italia d'allora non ha fatto nulla per trattenerli dando loro le possibilità di un'esistenza dignitosa in patria. g
La Consulta (organismo previsto dalla legislazione regionale per fornire indicazioni e proposte sugli interventi e le iniziative a favore degli emigrati all'estero) ha concluso i suoi lavori con l'approvazione d'uno specifico ordine del giorno nel quale "chiede al Consiglio regionale del Veneto l'immediato avvio dei lavori per la stesura e l'approvazione del nuovo Statuto regionale. Statuto nel quale la realtà dei Veneti nel mondo trovi adeguato riconoscimento attraverso quattro valori: l'affermazione che il Veneto è costituito, oltre che dai cittadini residenti nel territorio regionale, anche dai veneti e dai loro discendenti cittadini italiani ma residenti all'estero; il riconoscimento per i Veneti nel mondo di pari dignità e diritti dei residenti nel territorio regionale; la concessione ai Veneti nel mondo dell'esercizio all'estero del diritto di voto, attivo e passivo, per le elezioni del Consiglio regionale; un'adeguata rappresentanza dei Veneti nel mondo nel Consiglio regionale". Claudio Beccalossi

DALL'ARGENTINA

Nonna Elisa, una storia esemplare

c2Elisa Castelli da Avellaneda, è una delle nostre socie e lettrici più affezionate, e regolarmente ci manda aggiornamenti, fotografici e narrativi, della sua vita in Argentina. Lettere che ci fanno sempre molto piacere, e che testimoniano tuttora la straordinaria vivacità mentale di questa 'giovane' bisnonna di 91 anni.
Elisa e i suoi figli sono arrivati in Argentina il 4 settembre del 1948, preceduti di un anno da suo marito Mario Battistella.
Insieme avevano vissuto in Etiopia in tempo di guerra, e nel 1943 lei, proveniente dal campo profughi di Asmara, era venuta a Verona, dove fu ospite di sua sorella Alice. Mentre suo marito era prigioniero, Elisa si trovò con due bambini e nessun soldo in tasca. Quando tornò a Verona, infatti, le dissero che i suoi risparmi, che aveva sul libretto di banca ancora in valuta italiana, non avevano più alcun valore dopo la caduta dell'Impero.
Elisa non si perse d'animo, grazie all'ospitalità della sorella. Lei si mise a lavorare, mandò i bambini a scuola dalle Suore della Misericordia vicino al Duomo e fu aiutata molto da un sacerdote della Cattedrale, Don Tarcisio Bortolani, che tra l'altro insegnò il catechismo ai bambini portandoli alla Comunione e alla Cresima. Elisa Castelli è sempre rimasta in contatto con la Diocesi di Verona, e ha stretto un bel rapporto di conoscenza con il nostro vescovo, Padre Flavio Roberto Carraro.

Elisa Castelli, che mostra tutto il suo affetto per il legame con i Veronesi nel Mondo, con una foto della sua famiglia, con suo marito Mario e i figli, arrivati con lei in Argentina nel 1948.
E queste sono le generazioni future. La bisnonna Elisa, 91 anni, con le pronipoti Carolina, Sofia Gabriella e Giulietta, l'ultima arrivata, di soli due mesi.

Ci ha lasciati Tarcisio Lonardoni

Abbiamo purtroppo ricevuto la notizia della scomparsa di Tarcisio Lonardoni. Era nato a Moruri, frazione ad alta quota di Verona, il 15 maggio 1931. E' morto a Chambéry, in Francia, lo scorso 13 liuglio, all'età di settantaquattro anni.
Era emigrato Oltralpe negli Anni Cinquanta, ed è sempre stato un grande sostenitore dell'Associazione Veronesi nel Mondo.
Era il cognato di Albino Raguzzi, Presidente del Circolo Arena Veronesi nel Mondo dell'Alta Savoia, anche lui scomparso nello scorso settembre.
Tarcisio Lonardoni lascia un grande senso di mancanza cui, nelle parole di Benito Scamperle ,si associano tutti gli Ex-Emigranti Veronesi, ai quali Tarcisio era molto legato.
Gli Ex-Emigranti rivolgono le loro più sentite condoglianze alla Famiglia e ai parenti di Tarcisio, cui si stringe anche tutta l'Associazione Veronesi nel Mondo.


OLTRE 150 I RICONOSCIMENTI AI NOSTRI CONCITTADINI

XXVIII PREMIAZIONE DELLA FEDELTÀ AL LAVORO, DEL PROGRESSO ECONOMICO E DEL LAVORO VERONESE NEL MONDO

L'11 dicembre scorso ha avuto luogo, nel Salone Auditorium dell'Ente Fiere di Verona, la cerimonia di premiazione dei vincitori della XXVIII edizione della Fedeltà al Lavoro, Progresso economico e Lavoro veronese nel Mondo, il concorso organizzato dalla Camera di Commercio che assegna un riconoscimento ai lavoratori dipendenti, alle imprese e alle personalità di rilievo che, nello svolgimento della propria attività, abbiano dimostrato di avere conseguito una notevole perizia professionale o abbiano dato un contributo allo sviluppo dell'economia veronese e al prestigio di Verona.
All'importante cerimonia sono intervenuti il Presidente della Camera di Commercio Fabio Bortolazzi e le maggiori autorità locali. Il numero dei premiati ammonta quest'anno a 155. I premi sono stati distribuiti fra le seguenti categorie:

a) lavoratori dipendenti con almeno 35 anni di lavoro presso la stessa impresa;
b) imprese industriali, commerciali, artigiane con oltre 35 anni di attività;
c) imprese agricole il cui titolare abbia almeno 30 anni di attività;
d) imprese che abbiano realizzato significative innovazioni tecnologiche o che si siano distinte nell'attività di esportazione;
e) veronesi che si siano distinti all'estero:

Sono stati assegnati inoltre alcuni premi speciali per i giovani imprenditori che abbiano conseguito affermazioni significative nel contesto economico provinciale e per le personalità veronesi che si siano distinte nelle libere professioni, nello sport, nella cultura, nello spettacolo o per il loro impegno in campo sociale.
I premiati per la categoria dei Veronesi all'estero sono stati Mario Silvino Brazzoli, Marzia Donini, e Don Albano Mattioli.
E' stato inoltre conferito un premio speciale a Roberto Danese, per il suo attivo impegno a favore dei bimbi poveri in Brasile.

Il ministro Mirko Tremaglia a Verona per un convegno. "Ho dato piu' democrazia alla costituzione"

Deciso intervento del Ministro per gli Italiani nel Mondo all'incontro su "il Veneto: una regione all'avanguardia"

L'uomo che è riuscito a cambiare la Costituzione, a scrollare il "sacro totem", a smuovere silenzio ed indifferenza per i diritti dell'"altra Italia" costituita dagli emigrati e dai loro discendenti. E' Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel mondo, che ha partecipato (applauditissimo) al convegno su "Il Veneto: una regione all'avanguardia", tenutosi nella sala convegni del Grand Hotel in corso Porta Nuova, organizzato dalla delegazione regionale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (Ctim), da lui stesso fondato.
L'intervento del ministro ha voluto sottolineare con decisione l'importanza del voto per eleggere propri rappresentanti in Parlamento, finalmente concesso per legge agli italiani residenti all'estero dopo una lunga battaglia da lui intrapresa per far vincere la democrazia, per dare più democrazia alla Costituzione, per riconoscere la presenza italiana fuori dei confini nazionali, per valorizzare l'esodo ed il lavoro di tanti connazionali spesso trattati a pesci in faccia, umiliati e costretti ai mestieri più ingrati, "da bestie".
"Anche per questo ho insistito - ha detto Tremaglia - affinché venisse istituita la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo che si celebra l'8 agosto di ogni anno, in concomitanza della ricorrenza della tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove appunto l'8 agosto 1956 morirono 262 minatori di cui 136 erano italiani. Italiani, qui come altrove, maltrattati, penalizzati perfino dalla loro patria d'origine. Rendere omaggio alla loro memoria è, per me, un rito doveroso che rispetto puntualmente."
Il ministro ha insistito sull'enorme potenzialità sociale, culturale, economica degli italiani e delle loro generazioni dispersi ovunque, legati comunque al "sentimento d'italianità" che accomuna anche centinaia di capi di Stato, parlamentari, sindaci ed amministratori pubblici in terra straniera ma dalla comune discendenza italiana.
Coordinata da Massimo Mariotti, delegato regionale del Ctim per il Veneto e componente del Consiglio direttivo dell'Associazione Veronesi nel Mondo, la conferenza ha registrato l'introduzione del coordinatore generale del Ctim, Gian Luigi Ferretti, ed i saluti dell'assessore ai Flussi Migratori della Provincia di Verona, Giovanni Codognola. Sono seguiti, poi, gli interventi di Gian Paolo Sardos Albertini (presidente onorario dell'Associazione Amici e discendenti degli esuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati - Ades), Gian Andrea Chiavegatti (presidente della Fondazione Conoscere l'Eurasia), Francesco Farinelli (presidente del Collegio costruttori edili di Verona), Vittorio Di Dio (responsabile delle Relazioni istituzionali di Veronafiere), Giancarlo Mazzetto (presidente dell'Associazione Triveneto per l'Est Europa) e Claudio Beccalossi (presidente dell'Associazione Scaligera Italia-Ucraina).
Il quale ha parlato di alcune ragioni costitutive dell'associazione, cioè "individuare, valutare e coinvolgere le tremaglia comunità d'origine veneta od italiana in Ucraina, favorendo ed incentivando l'organizzazione di manifestazioni ed eventi culturali, sociali, economici." "Non vanno dimenticati - ha affermato Beccalossi - i contatti umani e d'affari del passato soprattutto con i Comuni e le Repubbliche marinare di Genova e di Venezia. Il commercio marittimo interessava i porti del Mediterraneo e del Mar Nero. Colonie di genovesi e di veneziani erano attive in Crimea ed a Rostov sul Don."
"Questa è storia ma è diventata altrettanto storia, oggi, l'opera della Società "Dante Alighieri" e dei suoi Comitati per difendere e diffondere l'italianità. Come quella di contadini ed operai dei cantieri navali che, nell'Ottocento, formarono la comunità italiana di Crimea che scampò parzialmente alla sovietizzazione, alla confisca delle terre, alle purghe staliniane.
"Nel 1797 - ha continuato Beccalossi - Odessa contava circa 800 italiani, cioè circa il 20% della popolazione.
Mentre oggi, stando a cifre di iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) aggiornate al 2003, risultano residenti in Ucraina 197 italiani. Numero certo inferiore alla realtà dato che molti discendenti (che sotto il comunismo erano stati costretti a cambiare cognome ed a rinnegare l'origine italiana) potrebbero essere ripescati nell'intera Ucraina.
Dopo il crollo del muro di Berlino, il Veneto ha "scoperto", diciamo così, quei corregionali e connazionali dimenticati dell'Est Europa e dell'Ucraina, soprattutto perché potevano essere un "ponte" per affari e commerci. Tanti giovani d'origine italiana aspettano anche in Ucraina, comunque, occasioni di studio e di lavoro come quelle date a vari sudamericani di discendenza veneta. L'individualizzazione e la valorizzazione del patrimonio umano italiano in Ucraina è realizzabile in varie maniere. Ma, prima di tutto, occorre essere consapevoli della sua importanza storica che pretende una continuazione, un impegno a non ricadere negli errori (dell'abbandono e dell'isolamento) di ieri."
L'incontro è stato concluso dal coordinatore europeo del Ctim, Eugenio Preta. Mentre lo "scampolo" finale del faccia a faccia con il ministro Mirko Tremaglia s'è avuto alla sera, durante la cena informale tra delegati e simpatizzanti del Ctim in un ristorante cittadino. Il Ministro ha ribadito ancora una volta la sua "vittoria di democrazia che nessuno prima di lui, di sinistra, destra o centro, aveva conseguito. Tocca a voi, italiani nel mondo che fra non molto andrete a votare per eleggere vostri rappresentanti in Parlamento, far tesoro della grande opportunità raggiunta..."

I consigli di un grande chef - Natale a tavola, un gioco tutto veronese

I classici della cucina scaligera suggeriti dal titolare del "Dodici Apostoli"

E' uno dei tre grandi probiviri dell'Associazione Veronesi nel Mondo. Logico, quindi, che ci rivolgiamo a lui perché ci suggerisca come impostare il banchetto natalizio.
"Semplice - ci risponde Giorgio Gioco - perché la tradizione enogastronomia scaligera, e i prodotti tipici del nostro territorio, ci consentono davvero di organizzare un pranzo tutto veronese.
Partirei con un antipasto di salumi, e abbiamo solo l'imbarazzo della scelta.
Come primo piatto, niente di meglio che le taiadèle coi fegatini. Poi il bollito, cui si può accompagnare della salsa verde, della mostarda, ma naturalmente deve assolutamente esserci la pearà.
E la faraona arrosto, con del buon radicchio di Verona e delle patate al forno".
Per lavarsi la bocca, come si suol dire, Gioco propone del formaggio Monte Veronese, di dodici mesi.
Più avanti nel pomeriggio, si concluderà con il dolce, anzi, meglio, con i dolci. Anche in questo caso ampia scelta proveniente dal territorio veronese. Il pandoro, il nadalin, un po' di zabaglione, le magnifiche sfogliatine di Villafranca, il mandorlato di Cologna Veneta.
E i vini?
"Beh - continua Gioco - la risposta è scontata. Abbiamo una tale produzione di alto livello che basta e avanza per tutto il corso della tavolata. Abbiamo i bianchi: Lugana, Custoza, Soave, Valdadige.
E poi i rossi: Bardolino, Valpolicella, l'Amarone che va a nozze con gli arrosti e le carni. Per il dessert, naturalmente, il Recioto, rosso della Valpolicella o bianco di Soave.
E a chiudere un goccetto di grappa.

Un volume sull'olio extravergine

E' uscito a cura dell'AI PO, Associazione Interregionale Produttori Olivicoli. S'intitola "Extra Vergini d'Eccellenza. La forza attrattiva della qualità".

E' un agile volumetto, un'ottantina di pagine con tante belle fotografie a colori, che suggerisce i "Criteri e metodi per produrre meglio, soddisfare il consumatore e ottenere un'equa remunerazione". E' stato realizzato con la collaborazione della Banca Popolare di Verona e la Società Cattolica di Assicurazioni, i Consorzi di Tutela Olio del Veneto e del Lago di Garda, e nelle pagine introduttive presenta gli interventi di Dionisio Brunelli (assessore alle Politiche per l'Agricoltura della Provincia di Verona) e di Giancarlo Galan, Presidente della Regione Veneto. I testi sono di Luigi Caricato, Antonio Volani, Sonia Ziviani, e di Enzo Gambin, che è anche Segretario dell'Associazione Veronesi nel Mondo. Gambin, in particolare, ha curato tutto un capitolo dedicato al rapporto tra "Olio d'oliva e salute". Per avere ulteriori informazioni in merito, si può scrivere all'indirizzo info@aipoverona.it, o andare al sito www.aipoverona.it

Immagini da Camposilvano

Anche quest'anno, come accade ormai da un quarto di secolo, si celebra la festa dedicata all'emigrante.

L'intervento del Presidente Ceni. Accanto a lui Don Walter Soave. d1
Un intenso primo piano di Don Walter Soave mentre celebra la Santa Messa 4d
Il momento, sempre emozionante, in cui si scopre il monumento. Da sinistra si riconoscono Elio Comerlati, il Presidente Onorario Claudio Valente, il Presidente Ceni, il vicepresidente Diego Paganini, il consigliere Sergio Ruzzenente.
E questo invece è un bel primo piano del monumento che ricorda l'"Emigrante Italiano Cittadino del Mondo".

130° Anno di emigrazione italiana in Brasile

20-22 NOVEMBRE 2005 BENTO GONCALVES - CAXIAS DO SUL

di Giuseppe Bertani - Vicepresidente Associazione Veronesi nel Mondo

Rio Grande do Sul

La Regione Veneto, con il Presidente Giancarlo Galan e l'assessore regionale ai Flussi Migratori Oscar De Bona, in collaborazione con l'Associazione Padovani nel Mondo, l'Anea e l'Associazione Atuaserra, hanno organizzato questa straordinaria occasione d'incontro. Incontro cui hanno partecipato i diretti responsabili delle istituzioni venete e i rappresentanti delle associazioni nel campo delle migrazioni, e in particolare degli enti culturali, economici e sindacali. Scopo dell'incontro era quello di dare il proprio contributo di conoscenza, esperienza, sensibilità e progettualità, nelle attività che ciascuno è chiamato a svolgere in favore delle comunità venete nel Rio Grande do Sul.
Questa grande occasione di condivisione è cresciuta e si è resa possibile grazie all'ospitalità offerta dalla città di Bento Goncalves e dal suo sindaco Alcindo Gabrielli e dalle altre autorità locali.
Dopo aver dato grande spazio alle riflessioni personali e alle indicazioni di gruppo sui vari argomenti oggetto di discussione, la Consulta Regionale dei Veneti si è riunita per eleggere il nuovo vicesegretario. E' stato eletto Giorgio Beghetto della Federazione dei Clubs e delle Associazioni Venete dell'Ontario (Canada).
Il meeting che si è svolto a Bento Goncalves e a Caxias do Sul si è rivelato una splendida occasione d'incontro con le genti venete in questo bellissimo e lontano territorio, per conoscere un aspetto straordinario dell'imponente fenomeno dell'emigrazione italiana, con in testa il nostro Veneto. Gli emigranti italiani, va ricordato, erano richiesti dai paesi ricchi di spazio, di risorse naturali da sfruttare, e di opportunità di lavoro da soddisfare, per cui la loro emigrazione è avvenuta nella piena legalità. Già da allora era infatti nota la grande laboriosità della popolazione a2 veneta.
Certamente le condizioni iniziali erano molto dure, ma, nonostante ciò, le nostre genti hanno saputo, con grande tenacia e spirito di sacrificio, adattarsi a questa nuova realtà. Uniti da un forte spirito di solidarietà e animati da un profondo senso religioso, hanno superato fatiche e ostacoli di ogni genere, facendo risaltare le nostre grandi risorse umane, trasformando poco a poco questi territori e apportandovi grande benessere. I nuovi paesi assicuravano abbondanza di spazio e risorse, ma è stato lo spirito di solidarietà, l'associarsi, il darse na man che li ha sorretti sulla via dell'inserimento iniziale e della graduale integrazione poi.
Le associazioni hanno aiutato gli emigranti a superare la solitudine, a conservare la propria identità etnica fino a mutare la loro originaria condizione. Le traversie incontrare, superate e metabolizzate come un patrimonio culturale, sono diventate la loro storia da tramandare ai figli e a noi.
Ne è un esempio il "CAMINHOS DE PEDRA" a Bento Goncalves, ideato, voluto e caldamente sostenuto dall'imprenditore veneto-brasiliano Tarcisio Michelon. Si tratta di un percorso turistico-culturale preposto a far conoscere e valorizzare le prime costruzioni abitative rurali delle nostre genti venete. Case costruite in legno e sassi e ora trasformate in piccoli musei e laboratori artigianali.
Oltre a conservare la propria identità etnica, gli abitanti di Bento Goncalves hanno mantenuto viva la loro lingua d'origine. E' commovente sentir parlare questi nostri concittadini nella lingua della madre patria, mai dimenticata perché tramandata con tanto amore di generazione in generazione...
La nostra bella parlata dialettale conservata nella più pura forma arcaica e nella più dolce cadenza armonica! Un'emozione indescrivibile!

Bento Goncalves, da fitto bosco a valle dei vigneti

La Bento Goncalves è una bellissima città, posta in collina a circa 700 metri di altitudine; gode di un ottimo clima e di una vegetazione rigogliosa. Spicca ovunque la splendida ed elegante Araucaria, della famiglia delle conifere. Il suo frutto, una grossa pigna tondeggiante, contiene grossi pinoli a forma di mandorla. Sono stati questi frutti, , in molti casi, a costituire il nutrimento necessario alla sopravvivenza dei primi emigrati. Oggi il territorio si presta alla coltivazione della vite. Si vedono infatti dappertutto bellissimi vigneti e di conseguenza si sono sviluppate numerose cantine che producono ottimi vini. La produzione vinicola in Brasile è coperta al 90% da questa zona. Il contributo allo sfruttamento agricolo è stato il più eclatante e ad esso sono poi seguiti l'industria, le costruzioni e il commercio.
In questa città, come in tante altre del Brasile, gli abitanti di origine italiana sono numerosissimi. Agli immigrati originali sono subentrate le seconde, le terze ed ora le quarte generazioni, i cui componenti si trovano a ricoprire posizioni di assoluta eccellenza in ogni campo anche istituzionale. Questa è la prova dell'enorme successo raggiunto dai nostri connazionali italiani - latinoamericani.
Caxias do Sul è sede di una prestigiosa Università e numerosi sono gli scambi culturali tra questo istituto e le nostre Università di Padova e Venezia.
La presenza di una popolazione di origine italiana, già dal 1870, costituisce il più importante contributo che l'Italia, i suoi emigranti e la sua cultura abbiano dato alla costruzione delle nuove società sudamericane, in modo particolare il Brasile.
Nel corso di questi intensi giorni di studio e di incontri tra le varie associazioni e autorità, un incontro è stato organizzato anche tra l'assessore regionale del Veneto ai Flussi Migratori, Oscar De Bona, e il Responsabile dell'Istituto Don Calabria di Porto Alegre, Fratel G'Edovar Nazzari, per discutere dell'ampliamento di un progetto di assistenza per bambini portatori di handicap, e poterli inserire nell'Istituto "Pobre Servos da Divina Providencia", Centro de Educacao Profissional Sao Joao Calabria - Rua Aracaju - cep 91740-320 - Porto Alegre (R.S.), che già accoglie circa mille bambini abbandonati.
Il Vicepresidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo Giuseppe Bertani (ultimo a destra), ha portato a Bento Goncalves i nostri saluti, nonché 'memorabilia' del ChievoVerona (magliette, palloni, stendardi ecc.), società che l'anno scorso si è particolarmente impegnata in progetti di solidarietà con il Brasile. Accanto a Bertani il sindaco di Bento Goncalves Alcindo Gabrielli. Quart'ultimo da destra, l'assessore regionale del Veneto ai Flussi Migratori, Oscar De Bona.
Nella Chiesa di Bento Goncalves, i sindaci di vari comuni del Veneto, e il Presidente della Provincia di Rovigo


Ecco il testo di una canzone, ancora oggi molto popolare, emblematica dell'emigrazione italiana oltreatlantico

MERICA MERICA MERICA

TRENTA GIORNI DI MACCHINA A VAPORE,
NE L'AMERICA NOI SEMO ARRIVATI;
PER TRENTA NOTTI CI SIAMO ARANGIATI,
A CIELO SERENO PER RIPOSAR
MERICA MERICA MERICA
COSA SARALA STA MERICA
MERICA MERICA MERICA
UN BEL MAZOLIN DI FIOR!
E NE L'AMERICA CHE SEMO ARIVATI,
NO ABIAMO TROVATO NE PALIA NE FIENO,
ABIAMO DORMITO SUL NUDO TERRENO
COME LE BESTIE CHE STA A RIPOSAR!
E L'AMERICA L'E' LUNGA E L'E' LARGA
CIRCONDATA DA MONTI E MONTAGNE
E CON L'AIUTO DEI NOSTRI ITALIANI
AB IAN COSTRUITO PAESI E CITTA'!

DALL'ARGENTINA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo dialogo via mail tra Verona e Buenos Aires

Carissimo Sig.Luciano Stizzoli,
Grazie per la sua generosità e il suo entusiasmo nel compiere opere di bene.
Oggi stesso, 6 agosto 2005, mi sono incontrata con l'On.Giuseppe Riccardo Ceni.
Veramente è una persona ammirevole. Mi ha detto di dirle di fare sia il progetto del campetto sia il progetto della casetta.
Di spedirle inoltre notizie riguardanti la nostra opera - da chi è gestita - cosa si fa - scuola - laboratori - numero dei bambini e quanti di nazionalità italo-americana.
Ho già parlato con la Superiora Suor Giancarla.
Ha detto poi di spedire il progetto quanto prima.
Grazie! Il Signore la benedica.
Con simpatia
Madre Suor Grazia Morin

Suor Maria Grazia,
La ringrazio delle sue parole...sono lieto dell'incontro con l'On.Ceni, nostro Presidente; al più presto avrà notizie nostre e starò in contatto con la Superiora Suor Giancarla per procedere al progetto del campetto e della casetta, come pure riguardo all'opera che sta svolgendo l'Istituto Provolo a Buenos Aires.
Le allego a questa e- mai la fotografia scattata all'Istituto durante la Sua visita a Buenos Aires,ove siamo insieme al Dott.Faggionato e a Suor Giancarla.
Riceva da parte mia e della Commissione Direttiva i nostri cari e sinceri saluti.
Luciano Stizzolil

ALLE RADICI DEL GRANDE CHIEVO

Un mister coi piedi per terra

INTERVISTA A BEPI PILLON, PRINCIPALE ARTEFICE DI UN CAMPIONATO PER ORA AL DI SOPRA DI OGNI PIU ROSEA PREVISIONE

Anche dopo l'esaltante - perché tale è indiscutibilmente stata - vittoria con il Milan 'stellare' al Bentegodi, il Mister tiene saldamente i piedi per terra. Lo salutiamo dopo un allenamento a Veronello facendogli i complimenti, ma lui non ne vuol sapere. Ringrazia, ma sottolinea che i complimenti è meglio farglieli, semmai, a fine campionato, e che la trionfale partita di domenica scorsa è già alle spalle. "Dimentichiamocela, meglio che ci preoccupiamo della trasferta a Messina - ci dice Pillon - che è molto più difficile. Con le 'grandi' è più facile trovare concentrazione e stimoli. In Sicilia troveremo un campo 'caldo', e c'è pericolo di rilassarsi, data la classifica apparentemente tranquilla. E invece dobbiamo sempre pensare a metter punti in saccoccia per arrivare prima possibile alla salvezza. Quello deve continuare ad essere il nostro obiettivo".
49 anni, faccia da D'Artagnan con baffoni scuri che incutono riverenza, Bepi Pillon da Preganziol, provincia di Treviso, è allenatore dai modi gentili ma di poche parole, nella più classica tradizione della "Razza Piave", come si diceva una volta di un territorio che al calcio ha sempre dato moltissimo.
Scopriamo che suo padre, Luigi ha avuto la sua storia d'emigrante. "Sì - spiega il Mister - papà purtroppo non c'è più, e non ricordo la cosa nel dettaglio. Ma so che lui, nei primi anni dell'ultimo dopoguerra, prima che io nascessi, aveva fatto esperienza di emigrante in Argentina, perché qui la situazione dopo il conflitto era di grande miseria. Ma non ricordo neppure che lavoro avesse fatto là. Da giovane era stato un ottimo ciclista. Poi, rientrato in Italia, ha fatto il commerciante".
Mister, quando ha deciso di fare il calciatore? Che studi ha fatto?
Ho il diploma di perito elettrotecnico. Ho cominciato a giocare tra i dilettanti in una squadra della provincia di Treviso, e a 16 anni sono andato a Torino, nei ragazzi della Juventus. A 18 ho debuttato in serie C, e lì ho fatto 485 partite, facendo le cose migliori nel Padova.
Che tipo di giocatore era? Pensa di aver ottenuto quel che meritava come calciatore, o ha qualche rimpianto? Aveva qualche 'idolo', e qual è stato il calciatore più forte con cui ha giocato?
Ero un centrocampista incontrista ma anche con buoni piedi. No, nessun rimpianto. Se sono rimasto in serie C, vuol dire che quella era la mia dimensione. Il mio ideale punto ri riferimento era Michel Platini. Il più forte con cui ho giocato è stato senz'altro Paolo Rossi, eravamo insieme nelle giovanili della Juve.
Si vede già da giocatore se poi una persona diventerà anche un bravo allenatore? Nel suo caso come si è verificato il passaggio? Qual è il suo allenatore che ricorda con più piacere e chi sono, oggi, i colleghi che ammira di più?
E' difficile capire se un calciatore sarà poi anche un bravo allenatore. Anche per me il passaggio non è stato automatico, tanto che per un po' di tempo, quando ho smesso di giocare, ho lavorato in banca. Poi, a 36 anni, mi hanno chiesto di allenare una squadra della mia zona in Promozione, facevamo gli allenamenti alla sera. Da lì ho cominciato a girare. Bassano, Treviso, Padova, Genoa, Lumezzane, Ascoli, Bari, l'anno scorso di nuovo a Treviso con la promozione in serie A. E adesso il Chievo. Ci sono Chievo_5083 persone che ricordo con piacere, come Carpanesi, ex-giocatore della Roma che ebbi come allenatore a Prato, o anche Grosso, che era invece responsabile del settore giovanile della Juventus, e che fu uno dei primi in Italia a 'scoprire', nei primi anni '70, il calcio 'totale' dell'Ajax di Crujff. Tra i colleghi, grande stima per Capello, Trapattoni, e Guidolin, trevigiano come me, con cui siamo anche in amicizia.
Bepi Pillon è sposato con tre figli, la più grande è già all'Università. Al momento vive da solo a Peschiera del Garda, e raggiunge la famiglia a Treviso quando può, al lunedì e in qualche altro momento infrasettimanale. Sta bene al Chievo, o si sente già pronto per una 'grande'...e in tal caso, dove le piacerebbe andare?
Al Chievo sto benissimo, e fosse per me mi piacerebbe starci qualche anno. Dopodiché, come per tutti gli allenatori, il massimo è arrivare ad una 'grande'. Sono sempre stato un tifoso della Juve.
Al Chievo è 'esploso' il ragazzino Obinna, e già si dice che a gennaio se lo prenderà l'Inter, che in sostanza l'aveva 'parcheggiato' al Chievo, per rimpiazzare Martins, che per un po' sarà impegnato con la nazionale del suo paese. Non le pare che Obinna sia un po' troppo giovane, 18 anni, per andare a Milano? Non rischia di bruciarsi?
Certo, anche per me l'ideale sarebbe trattenerlo a Verona fino al termine del campionato, e in effetti all'Inter troverà un ambiente più difficile, con pressioni maggiori. Ma ovviamente queste sono decisioni che competono alla dirigenza della società, non a me.
Senta Mister, credo che anche lei sia d'accordo. Al momento attuale, siamo sesti in classifica, il Chievo ha fatto molto di più di quanto il suo valore sulla carta avrebbe fatto sperare. Si ha l'impressione di uno 'spogliatoio' molto forte. Ha fatto lo psicologo, oltreché il tecnico? Quanto contano questi elementi? O c'è qualcuno che l'ha particolarmente sorpresa come rendimento?
Io ho trovato già un ambiente molto buono. Sono stati tutti molto bravi. Tra loro si comprendono, si capiscono, tutti si allenano con grande impegno, con grande rispetto reciproco e nei miei confronti. Certo, lo spogliatoio è importante. Questo è un gruppo solido, unito, e vi assicuro che non è facile, trattandosi di 27 persone.
Si parla sempre molto di violenza e razzismo negli stadi. Un paio di settimane fa Zoro, giocatore di colore del Messina, ha avuto il coraggio di reagire ai cori sbeffeggianti, nei suoi confronti, dei tifosi dell'Inter, minacciando di abbandonare il campo. La gente, per vari motivi, va sempre meno allo stadio. Che idea si è fatto di questo football 'malato'? Se fosse lei a governare il calcio italiano, diciamo nei panni di Franco Carraro o di Adriano Galliani, avrebbe qualche soluzione da proporre?
Dunque, credo che da sempre il calcio sia un riflesso della società. In Italia, rispetto ad altri paesi, l'immigrazione extracomunitaria è fatto più recente, e probabilmente ci vuole del tempo per abituarsi.
Il segnale di protesta di Zoro è stato un fatto positivo, ma non credo che estenderlo ogni domenica a tutti i giocatori di colore sarebbe la soluzione ideale. E' un problema molto difficile. E' chiaro che quando giocavo io il calcio era in qualche maniera più 'genuino', più semplice, c'erano meno interessi economici attorno. Adesso c'è sempre più il potere della televisione, i soldi che arrivano da lì, è tutto più complesso, e anche scendere di una categoria, per una società, diventa economicamente un disastro. Certo, sarebbe più bello vedere gli stadi pieni come una volta, ma sinceramente non mi permetterei di dare consigli a chi governa il calcio...se non riescono a 'guarirlo' loro...


Cunego, sara'l'anno della riscossa

Grandi attese per il giro d'Italia, adatto agli scalatori. Un percorso studiato anche per ricordare gli emigrati italiani morti a Marcinelle

Il 2005 è stato, per molti versi, il suo anno da dimenticare. Un Giro d'Italia che si è trasformato in un calvario, e qualcuno già a dire che forse la strepitosa annata precedente era stata solo un fuoco di paglia. Poi si è scoperto che il campione veronese aveva corso con la mononucleosi nel corpo.
Adesso Damiano Cunego si è ripreso, e guarda con ottimismo al nuovo anno.
L'appuntamento che "dirà la verità", naturalmente, sarà il Giro d'Italia, che si correrà dal 6 al 28 maggio.
La corsa è stata presentata a Milano il mese scorso, alla presenza di due ex-grandi campioni e rivali degli anni '60, Eddy Merckx e Felice Gimondi. L'ottantanovesima edizione della kermesse dovrebbe rivelarsi di notevole valenza tecnica. Di fronte ad un ciclismo che viaggia sempre più veloce, e in cui diventa sempre più difficile realizzare l'impresa epica, la vittoria per distacco che esalta le doti individuali del campione, gli organizzatori hanno pensato, bene, di programmare una corsa a tappe che dovrebbe premiare, soprattutto, i grandi scalatori. Tra cui, appunto, il 'nostro' Damiano Cunego.
Ci saranno, infatti, ben cinque arrivi in salita, alcuni dei quali davvero in grado di operare la massacrante selezione. Per esempio quello sul Monte Bondone, in Trentino, dove, nel 1956, fu protagonista di un'impresa rimasta nella leggenda, in mezzo ad una bufera di neve, il piccolo di statura, ma grande ciclista lussemburghese Charly Gaul, purtroppo scomparso proprio nelle scorse settimane; il giorno dopo - sarà il 24 maggio, un arrivo a Plan de Corones, in Alto Adige, con una pendenza terribile, del 33 per cento, negli ultimi sette chilometri. E ancora un tappone dolomitico che è una sorta di percorso dei "quattro passi", per dirla alla sciistica, solo che qui sulle due ruote si dovranno superare valichi come come il Fedaia e il Pordoi prima di approdare al Passo di San Pellegrino. Prima dell'arrivo a Milano, nella stessa giornata del 28 maggio, una semitappa in cronoscalata sul Ghisallo.
Insomma, tante occasioni per tentare il grande colpo, e naturalmente la speranza è che Damiano, 24 anni compiuti lo scorso settembre, possa ritornare alla strepitosa condizione di forma che l'anno scorso gli permise di trionfare al Giro, davanti all'ucraino Honchar e al suo 'capitano' Gilberto Simoni, già vincitore per due volte della corsa.
Il prossimo Giro d'Italia partirà dalla Vallonia, in Belgio, per ricordare, a cinquant'anni di distanza, i 262 minatori morti nella tragedia di Martinelle, l'8 agosto 1956. !36, tra loro, erano emigrati italiani. Nella zona, oggi, vivono circa 200 mila nostri connazionali.
Verrà ricordato anche il 30° anniversario di un'altra enorme tragedia, il terremoto che colpì il Friuli il 6 maggio del 1976. La diciottesima tappa arriverà a Gemona, e transiterà per molti dei comuni che furono al centro del sisma.
Insomma, un Giro d'Italia anche sul piano emotivo tutto da seguire. Fiduciosi che il campione di Cerro Veronese possa onorarlo come sa.

SOLO UN PARI NEL 'DERBY' CASALINGO COL MANTOVA

Hellas, bravo ma...

CON UNA SQUADRA GIOVANE E INESPERTA, MISTER FICCADENTI STA FACENDO MIRACOLI. E CON LA SORPRENDENTE CAPOLISTA, LA VITTORIA E STATA NEGATA DA UN ARBITRAGGIO PENALIZZANTE. MA CI VORREBBE QUALCHE ACQUISTO

verona01Stiamo facendo bene. Come nel caso del Chievo, anche se con modalità diverse, meglio di quanto ci si potesse aspettare. Al momento, dopo il pareggio casalingo con il Mantova, siamo in quinta posizione, anche se con una partita in più rispetto a tre squadre, Brescia, Cesena e Modena, che ci potrebbero superare. Comunque, alla diciannovesima giornata, abbiamo 29 punti, con sette vittorie, otto pareggi e quattro sconfitte, ventun gol fatti e solo 14 subiti, e un Martins Bolzan Adailton, l'uomo in più dell'Hellas 2005/2006, che è già andato a segno undici volte.
Insomma, se pare improbabile, al momento attuale, che i gialloblu possano inserirsi nella lotta per la serie A, siamo in ogni caso in posizione di classifica tranquilla, con una quindicina di punti in più rispetto alla zona retrocessione.
E' già molto, perché la squadra è chiaramente più debole rispetto all'anno scorso. La 'forzata' politica del risparmio seguita anche quest'anno dalla società ci ha privato di punti di forza come Behrami, Bogdani, Dossena, sostanzialmente rimpiazzati soltanto da una schiera di 'ragazzini', qualcuno anche bravino, ma ancora inesperto. Per fortuna è rimasto un Mister, come Massimo Ficcadenti, che si dimostra sempre più bravo, nell'ottenere il meglio da quello che ha, nonché nel saper 'leggere' la partita, come si suol dire, con grande lucidità e intuizione.
E' successo così nel derby al Bentegodi contro il Mantova, rivelazione del campionato. Provenienti dalla C, i virgiliani sono per il momento assoluti dominatori del campionato, al primo posto e ancora imbattuti, ottimamente guidati da Mimmo Di Carlo. Una squadra solida, che sbaglia poco o niente, sostenuta da un ambiente entusiasta, che dopo decenni ha ritrovato una squadra nel calcio che conta. Al Bentegodi è arrivata in Curva Nord una quantità di tifosi che non si vede nemmeno per le grandi di serie A. Atmosfera bollente, dunque, e primo tempo che si chiude con il Mantova in vantaggio per uno a zero, sostanzialmente grazie ad una distrazione della nostra giovane difesa. L'Hellas gioca maluccio, troppi errori in fase di passaggi e il solito, cronico limite in attacco, dove manca un terminale di peso, perché Adailton fa tanti gol ed è di categoria superiore, ma non è una punta pura. Il giovane Iunco ha sprecato un'occasione gol facilissima.
Ma nel secondo tempo la musica cambia totalmente. Il Mister mette dentro altri due ragazzi, Pulzetti e Rantier, e fa centro. Pulzetti, un centrocampista, pareggia dopo un minuto e gioca una partita di grande sostanza. Rantier, attaccante di fascia, si inventa una fuga irresistibile sulla sinistra, crossa perfettamente per l'inzuccata di Adailton e il brasiliano fa il bis. A questo punto meritiamo di vincere, ma l'arbitro Ayroldi vede un fallo inesistente di Comazzi (è lui, invece, ad essere stato ostacolato da un attaccante mantovano) e assegna il rigore, trasformato dal 'vecchio' Poggi.
Due a due, un risultato che punisce i nostri, oggettivamente penalizzati dall'arbitro. Noi optiamo sempre per l'errore in buonafede, anche se ci sono voci ad indicare una scarsa simpatia nei con fronti dell'Hellas. Mah.
Riteniamo che l'attuale formazione stia facendo il massimo. Per ambire a qualcosa di più, lo ripetiamo, sarebbe necessario qualche acquisto, almeno un attaccante di una certa esperienza. A gennaio ne sapremo qualcosa di più.

DA INCORNICIARE IL SUCCESSO SUL MILAN

Il Chievo delle merav