A TUTTI
I VERONESI EMIGRATI ALL'ESTERO - A TUTTI I VERONESI
RIENTRATI IN PATRIAALL'ASSOCIAZIONE
VERONESI NEL MONDO
Il messaggio
del Vescovo
Carissimi amici veronesi sparsi in tutto
il mondo, portato dalla festosa liturgia natalizia,
da Betlemme, giunge anche quest'anno l'angelico
Annuncio della Pace. E con la Pace, vi giunga
il mio cordiale e affezionatissimo Augurio di
Buono, Santo Natale e sereno Anno Nuovo.
Lo rivolgo a voi che siete lontani dalla patria
nativa, ma che portate sempre nel vostro cuore
l'amore e l'ansia per questa splendida terra veronese.
A voi che, insieme con noi, vivete con angoscia
e trepidazione gli eventi tragici di questo tempo
tristemente segnato dalla violenza e dall'odio.
Ma lungi da noi il pensiero di cedere il passo
alla sfiducia. Il Signore viene a portarci la
Pace, la Sua Pace. Perciò, animati dalla
speranza e dalla gioia, vi invito ad accogliere
a piene mani questo dono, per divenire attorno
a voi facitori, costruttori di Pace. Vi affido
ai Santi Sposi Maria e Giuseppe perché
vi presentino al divin Bambino del presepio e
vi aiutino ad accoglierlo, amarlo e seguirlo.
Giunga a tutti e a ciascuno di voi la mia amplissima
benedizione che imploro in modo particolare sui
bambini, sugli anziani e sugli ammalati. Vi abbraccio
e vi saluto. Vi benedica il Dio fatto uomo. P. Flavio Roberto CarraroVescovo
di Verona
Da questo numero, il periodico della nostra
Associazione verrà distribuito anche ai
Missionari che operano nei vari paesi del mondo,
ai quali ci sentiamo particolarmente vicini. Anche
a loro rivolgiamo i migliori auguri di Buon Natale
e Felice Anno Nuovo.
PACE
E BUONA VOLONTA'!
Nel
crudo, nebbioso inverno; il messaggio, la poesia
del NATALE! Doveroso legare il Natale al nostro
tempo.
Nella storia ci sono anche i periodi di decaden
za, i peggiori m omenti della storia.
Anche il nostro tempo può essere considerato
un periodo di decadenza per la crisi, lo sfascio
di troppi ideali, troppi valori. Non si può
vivere con il freddo nell'anima, il vuoto nel
cuore.
Momento difficile anche per la Chiesa, in sofferta
ricerca per essere evangelica. La Chiesa non riesce
ad orientare a Dio, all'amore, al sacrificio...documenti,
manifestazioni, celebrazioni, attività
a non finire...che non coinvolgono, non diventano
stile di vita, la fede non diventa cultura.
In questo inverno della storia, in questa decadenza
di valori, in questa sofferenza della Chiesa,
si celebra il NATALE con l'augurio più
bello, l'impegno più coraggioso. L'augurio
del Natale è LA PACE! L'impegno: LA BUONA
VOLONTA'!
LA PACE SAALOM PEACE SALAAM!
Il dono di Dio all'uomo, il più bello,
il più valido: presuppone tutti i valori.
Non c'è PACE, perché Dio non è
più nella vita, nella famiglia, nella storia.
EPPURE: per farsi ritrovare Dio si è fatto
uomo, l'ineffabile mistero dell'incarnazione:
il NATALE. Ritrovare Dio è il vero impegno
della civiltà, la sfida della Chiesa, che
lo potrà fare se sarà povera, santa;
valori che ora non sono visibili.
NATALE E' BUONA VOLONTA'!
Nell'espressione Buona Volontà c'è
l'amore, la misericordia di Dio per l'uomo, sua
creatura prediletta. Dio tiene conto dei limiti,
delle difficoltà dell'uomo per donarci
la Pace. Dio vive l'avventura dell'uomo; lo Spirito
Santo è nella storia, la vera e sola speranza
in un domani di PACE!
BUONA VOLONTA'
L'umiltà di ricominciare ogni giorno senza
lasciarsi condizionare dai risultati, coraggio
di andar contro corrente in un mondo che sembra
render tutto facile. Nella Buona Volontà
c'è la nostra Pace quotidiana. Buon Natale!
BUON ANNO 2006! Il Signore ci conceda un anno
di Pace, di Buona Volontà, di Salute BUON
ANNO!
Don Walter Soave
S. NATALE
2005 - CAPODANNO
2006
"La speranza e' un sogno fatto da svegli"
Nei giorni che ci attendono Ci
sostenga e stimoli ad andare oltre Questo è
il mio augurio Il Presidente Giuseppe Riccardo Ceni
I
VA IN MERICA
FULMINADI DA UN FRACO DE TEMPESTA, L'ERBA DEI PRE', PAR 'NA META' PASSIA, BRUSAI LE VIGNE DA LA MALATIA CHE NO LASSA I VILANI MAI DE PESTA';
IPOTECADO TUTO QUEL CHE RESTA, COL FORMENTO CHE VAL 'NA CARESTIA, OGNI PAESE EL GA' LA SO ANGONIA, E LE FAMEIE UN PELAGROSO A TESTA! CREPA', LA VACA CHE DASEA EL FORMAIO, MORTA LA DONA A PARTORIR 'NA FIOLA, PROTESTA' LE CAMBIALE DAL NOTAIO, NA FESTA, SERADI A L'OSTARIA, CO UN GRAN PUGNO BATU' SORA LA TOLA: "PORCA ITALIA" I BASTIEMA: "ANDEMO VIA!"
E I SE CONTAI IN FRA TUTI.
- IN QUANTI SIO? - APENA DIESE, CHE POI FAR STRAPASSO; EL RESTO DONE CO I PUTINI IN BRASSO, EL RESTO, VECI E PUTELETI A DRIO".
MA A STAR QUA', NO SE MAGNA
NO, PAR DIO, BISOGNARA' PUR FARLO STO GRAN PASSO, SE L'INVERNO EL NE CAPITA COL GIASSO, PORI NUALTRI, EL GHE NE FA UN DESIO!
- DRENTO L'OTOBRE, CARGHI
DE FAGOTI, DOPO AVER DITO MAL DE TUTI I SIORI, DOPO AVER FUSILA' TRI QUATRO GOTI;
CO LA TESTA SBARLOTA, IMBRIAGADA, I SE DA DU STRUCONI IN TRA DE LORI, E TONTONANDO I CIAPA SU LA STRADA!
BERTO BARBARANI
Chiesa
di Nova Trento, oggi Flores da Cunha
Il comune di Nova Trento tenne questa denominazione
fino al 1935, dopodiché si chiamò
Flores da Cunha.
La sua popolazione, di circa 23 mila abitanti,
è costituita in massima parte da discendenti
di emigrati italiani soprattutto veneti. Si trova
vicino a Caxias do Sul, Brasile.
Ogni volta che entriamo nella sua chiesa, artisticamente
di stile gotico, ci alza la mente e lo spirito
verso il cielo. Pur essendo 'centenaria', è
sempre nuova, accogliente, amica e monumentale.
In cima al suo frontespizio c'è l'immagine
della Nostra Signora, e sotto di essa una locuzione
latina "Mariae Immaculatae dicatum anno 1905",
a commemorazione del cinquantesimo del dogma dell'Immacolata
Concezione. La sua costruzione è in sintonia
con la 'saga' degli immigranti italiani arrivati
qui a partire dal 1877. Se non ci fossero state
le loro forti braccia non avremmo questo magnifico
tempio. Ma non dimentichiamo che l'iniziativa
fondamentale fu dei Frati Cappuccini francesi
e che il magistrale realizzatore della Chiesa
fu l'architetto francese Frate Roberto de l'Apprieu.
La Chiesa è particolare anche perché
non vi sono colonne in mezzo, cosa singolare al
tempo, e gode di un'illuminazione naturale invidiabile.
Altra caratteristica è la sua perfetta
acustica.
E' adornata con nobilissime pitture, e le pareti
sono fiancheggiate da una serie di statue in omaggio
ai Santi più amati dai parrocchiani.
L'altare centrale, venuto dall'Italia grazie alla
collaborazione dei fedeli, è altro esempio
di armoniosa grandezza, e riempie di orgoglio,
oggi come ieri, la comunità.
In fondo alla Chiesa c'è una targa dedicata
ai suoi benefattori e fondatori, tra i quali mio
nonno Cirillo Piccoli, il mio bisnonno materno
Stacchio Mascarello, e i parenti Alberto Bordin
e Gioacchino Mascarello.
Dal Ministero
degli Affari Esteri
Un sito
per il Comites di Buones Aires
E attiva da fine maggio la pagina Web del COMITES
di Buenos Aires (www.comites-bsas.com.ar). Il
sito, al quale ha lavorato attivamente la Commissione
di Scienza e Tecnologia presieduta dal Consigliere
Antonio Morello, contiene informazioni riguardo
i Consiglieri del COMITES, le Commissioni di lavoro,
i verbali delle riunioni dell'Esecutivo e di Consiglio,
e tutte le attività svolte dal COMITES
di Buenos Aires.
Nel sito anche la convenzione stipulata tra il
COMITES e l'Ospedale Italiano di Buenos Aires,
con indicazione delle tariffe delle presentazioni.
In base all'accordo, gli Italiani di Buenos Aires
e dintorni possono avere sconti e tariffe agevolate
per una serie di esami medici.
Associazione
Nuove Generazioni Venete
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Vogliamo comunicare alla collettività
veneta i nuovi componenti della Commissione Direttiva
della nostra istituzione, a seguito delle elezioni
avvenute lo scorso 16 ottobre nella sede della
Missione Cattolica Italiana di Montevideo.
PRESIDENTE: SIGNOR BRUNO BOSCHIERO VICE PRESIDENTE: SIGNORA SILVANA ANTONELLI
SEGRETARIO: SIGNORA ANDREA BOSCHIERO PRO SEGRETARIO: SIGNOR ANDRAS CAUDURO TESORIERE: SIGNOR ENRIQUE CARRERE PRO TESORIERE: SIGNORA ADRIANA DAL BELLO
PRESIDENTE REVISORI DEI CONTI: SIGNORA
RAQUAL CAUDURO REVISORI DEI CONTI: SIGNORA SILVIA DALLA
ZUANNA E SIGNORA LORENA DAL BELLO CONSIGLIERI: SIGNORA ARLETTE MAGNOU, SIGNORA
JULIA STELLA, SIGNORA CLARA STELLA, SIGNORA GIANNA
STELLA, SIGNOR PIERGIORGIO BOSCHIERO.
La Commissione Direttiva uscente augura buon
anno ai nuovi componenti.
Commissione Direttiva
Associazione Nuove Generazioni Venete in Uruguay
DALLA VALPOLICELLA ALL'AUSTRALIA DEL SUD
Chesini
House, Il fascino
del marmo veronesi agli antipodi
E' venuto a trovarci Saverio Chesini, ad Adelaide
da quando aveva nove anni. Suo padre, Pietro,
è stato sindaco di Sant'Ambrogio di Valpolicella
negli anni '70
In occasione della Fiera del Marmo a Verona, ci
siamo incontrati con Saverio Chesini, giovane
Managing Director della Chesini House, nell'Australia
del Sud. Ad accogliere Chesini c'erano il Presidente
dei Veronesi nel Mondo, Giuseppe Riccardo Ceni,
e i vicepresidenti Giuseppe Bertani e Diego Paganini.
Saverio Chesini vive in Australia, ad Adelaide,
da quando aveva nove anni, e attualmente gestisce
l'azienda di famiglia insieme ai suoi tre fratelli,
due maschi e una femmina. E' sposato con Giovanna,
australiana, ed ha quattro figli, tutti maschi,
tutti in grado di parlare italiano. Nel sobborgo
in cui vivono, circa 30 mila abitanti, la maggioranza
è italiana.
A Verona viene ogni anno per acquistare i marmi
di Sant'Ambrogio (mentre i blocchi vengono reperiti
in India e in Cina), ma dice di non avere alcuna
intenzione di tornare a vivere in Italia. In Australia
si sta troppo bene. "La vita, là, è
più tranquilla - spiega Saverio - alle
cinque del pomeriggio si smette di lavorare, poi
ci si gode la famiglia. Vengo molto volentieri
a Verona per la Fiera, perché qui si lavora
con ditte molto affidabili. Nella nostra azienda,
in tutto, lavorano una ventina di persone, ci
occupiamo di arte funeraria ma anche di marmi
ad uso domestico. Stiamo per aprire una segheria,
e forse anche una cava in Australia".
Papà Pietro, che portò la famiglia
in Australia nel '78, era stato sindaco di Sant'Ambrogio
ai tempi in cui la Fiera del Marmo si teneva nel
comune della Valpolicella. All'epoca fu proprio
l'attuale Presidente della nostra associazione,
l'Onorevole Ceni, uno dei più convinti
assertori del trasferimento della manifestazione
fieristica da Sant'Ambrogio a Verona. "Lo imponeva
- ricorda Ceni - la logica del buon senso. Se
fosse rimasta a Sant'Ambrogio, la Fiera del Marmo
sarebbe scomparsa, o comunque sarebbe stata superata
da altre concorrenti. Noi invece pensavamo che
bisognava volare alto, guardare lontano. Questo
era lo 'slogan' che ci guidava. Con il trasferimento
a Verona, la Fiera del Marmo è diventata
la prima assoluta in Italia, e ai vertici anche
a livello mondiale".
Saverio Chesini spiega che l'Australia è
un territorio ancora molto vergine, con una grande
zona desertica o comunque non coltivata. Basti
pensare che soltanto 21 milioni di persone vivono
su un'area 27 volte più estesa dell'Italia.
"C'è così tanto da poter fare -
conclude Saverio - che quasi nessuno, da noi,
perde tempo ad interessarsi di politica".
Jose Victorio
Piccoli, discendente di bisnonna e nonno partiti
da Ronco all'Adige nel 1882
Le lontane traversie di sapore
pionieristico el''infruttuosa ricerca
delle proprie radici: a Ronco all'Adige c'è
qualche parente dei Piccoli del Rio Grande do
Sul?
Caxias do Sul (Rio Grande do Sul, Brasile) -
Se ne sta appartato, in fondo alla chiesa di Nossa
Senhora de Caravággio (Madonna di Caravaggio)
di Ana Rech, località fondata (e che prende
il nome) dalla veneta Anna Rech di cui spicca,
sotto i due campanili, un monumento dedicato a
lei ed al centenario della sua venuta dall'Italia
(1877-1977). La Rech, originaria della zona di
Pedavena (Belluno), nonostante fosse vedova e
con sette figli (dei quali due menomati) tentò
lo stesso l'alternativa dell'emigrazione in Brasile
riuscendo ad assumere, con decisa ostinazione
e ferrea volontà, un ruolo da leader nella
comunità pionieristica italiana d'allora.
E non solo...
L'anziano, timidamente, confida alla persona più
vicina del gruppo di veneti che ingrossa la cerimonia
religiosa d'essere di discendenza veronese. E
la curiosità generale s'è subito
fatta largo...
«Mi chiamo Giuseppe Vittorio Piccoli - racconta
in vena di confidenze - ho 70 anni, abito in Rua
Armelindo Mandelli 121, a Caxias do Sul, e rappresento
la terza generazione da nonno Cirillo Piccoli,
partito da Ronco all'Adige nel 1882. Mio nonno
venne in Brasile con sua madre Carolina e tre
fratelli, un maschio e due femmine. Insieme, si
stabilirono nella Colonia Caxias. Si sposò
con Albina Armigliato, proveniente a sua volta
ma in tempi successivi da Ronco all'Adige. Ebbe
nove figli tra cui Angelo, mio padre, il più
giovane. Morì nel 1922. Il papà,
a sua volta, ebbe undici figli, tutti viventi
nella zona a parte una sorella che abita a San
Paolo.»
«Ho ricostruito le vicende di nonno Cirillo
e della bisnonna Carolina in un libretto dedicato
alla Famiglia Piccoli. Il nonno aveva solo 19
anni quando sbarcò in Brasile. Fece il
contadino. Possediamo ancora la terra coltivata
a quel tempo a miglio, frumento, vigne. Vi vivono
ancora otto famiglie Piccoli. Tra di noi circola
ancora l'episodio dei fratelli Cirillo e Nazzareno
che, raccolto il frumento in due giorni di lavoro,
volevano venderlo. Partirono per Caxias con dei
mussi confidando su dei compratori. Invece, non
trovarono nessuno disposto ad acquistare il frumento
e così, per non portarsi indietro il carico,
furono costretti a svenderlo per un... coltello.
Un paio di giorni di dura fatica per un semplice
utensile...»
José Victorio Piccoli è sposato
con Miriam Bortolon, a sua volta d'origine veneta.
Hanno due figli: Cristina, 27 anni, architetto
(ha seguito, tra l'altro, un corso d'architettura
palladiana a Vicenza) e Luciana, 25, maestra.
Sposate, una risiede in una località al
confine con l'Argentina e l'altra a Porto Alegre.
Dopo anni d'insegnamento di storia e geografia
a Caxias do Sul e ad Ana Rech, Giuseppe Vittorio
è andato in pensione. Senza dimenticarsi
d'aggiungere all'elenco di piccole grandi gratificazioni
(come l'appartamento o l'auto) l'acquisto d'un
lotto di terreno perché una figlia possa
costruirsi la casa.
«L'ultima volta che ho rimesso piede in Italia
è stato nel maggio scorso - riferisce il
veronese di terza generazione (quarta se si considera
anche la bisnonna Carolina) - aggregato ad una
comitiva turistica che ha fatto tappe anche in
Portogallo, Spagna, Francia. La mia prima occasione
a Ronco all'Adige, invece, è stata anni
fa per cercare di trovare qualche mio parente.
Purtroppo, non ne ho rintracciato nessuno. Ed
è appunto questo non riuscire a scoprire
tracce tangibili delle mie radici che, ancora
oggi, mi dà qualche malinconia. Salteranno
fuori miei lontani congiunti facendomi conoscere
attraverso il periodico dell'Associazione Veronesi
nel mondo?» Claudio Beccalossi
LUIGINO
ANDRIOLI, PRESIDENTE DEL CIRCOLO SCALIGERO "SAN
ZENO" DELL'ASSOCIAZIONE
VERONESI NEL MONDO DI SAN PAOLO
E ancora
"signorino" il veronese "nato soto
el campanil de cadidai". Sbarcato in Brasile
con la famiglia nel 1948
La
decisione d'emigrare presa dal papà Angelo
(che lavorava nel garage di via Manin) contro il volere della
moglie Anna - La partenza della famiglia su una
ex nave tedesca diventata
brasiliana per riparare danni di guerra
Bento Golçalves (Rio Grande do
Sul, Brasile) - Da Cadidavid, frazione di Verona,
a San Paolo, in Brasile, città cresciuta
a dismisura. Il salto aldilà dell'Atlantico,
in quella "Merica" tanto cercata e spesso mitizzata,
è stato anche un cambio totale di vita
per l'allora bambino Luigino (diminutivo che lo
accompagna tuttora) Andrioli, nato 63 anni fa
"soto el campanil de Cadidai", oggi pensionato
rimasto convinto "signorino" e con le "antenne
del cuore" collegate a Verona sia tramite Internet
(legge ogni giorno la versione online de "L'Arena")
che come presidente della "veronesità associata"
di San Paolo.
Anche lui ha partecipato ai lavori della Consulta
regionale dei veneti nel mondo sull'onda dei 130
anni di emigrazione italiana in Brasile. Lo ha
fatto con l'entusiasmo di chi spera di rivedere
vecchi amici e di farsene di nuovi, approfittando
di simili occasioni internazionali d'incontro
che sanno rispolverare così bene la comune
radice veneta, veronese...
«Della mia infanzia a Cadidavid - rammenta
Luigino - ricordo quando correvamo a proteggerci
dalle incursioni aeree alleate in un rifugio.
Papà Angelo lavorava come capo officina
nel garage Benvenuti & Cortese, in via Daniele
Manin. Garage noto per essere un pregevole edificio
in stile Liberty. Mio padre era nato nel 1908
in via Luciano Manara, a Tombetta. Conosceva tutte
le vecchie famiglie che abitavano in quella zona.
I titolari della pasticceria Perlini, ad esempio,
erano amici di famiglia. Morì nel 1980.
Mia madre Anna Ghini, invece, era di Cadidavid
ed è scomparsa due anni fa.» «Nel
1927 mio zio Luigi, che aveva frequentato l'Accademia
"Cignaroli", venne in Brasile con un gruppo di
artisti. Voleva far fortuna con le sculture. Si
dedicò all'arte funeraria e, nelle sue
lettere a mio padre (suo fratello), parlava del
Brasile come del "Paese del futuro" e lo invitava
a raggiungerlo. A dir la verità, papà
Angelo stava bene, aveva un buon lavoro e, soprattutto,
mia madre non voleva lasciar tutto per rischiare.
Alla fine, però, mio padre la spuntò,
contagiato, come lo è sempre stato, da
un forte spirito d'avventura. E così, il
20 dicembre 1947, quando io avevo 5 anni e mio
fratello Giancarlo 8, la nostra famiglia partì
dal porto di Genova a bordo della nave a vapore
"Raul Soares" (ex nave tedesca data al Brasile
per riparare ai danni di guerra) ed il 5 febbraio
1948 sbarcammo nel porto di Santos, ad un'ottantina
di chilometri da San Paolo.»
«A Santos venne a prenderci lo zio Luigi
per portarci nell'abitazione che ci aveva preparato
a San Paolo. - rievoca Andrioli nel suo curioso
accento portoghese-veronese - Mio padre trovò
lavoro come meccanico, nella riparazione dei trattori.
Ed a mia volta, terminati gli studi come perito
elettrotecnico, entrai come tecnico in una fabbrica
che produceva birra. Andato in pensione nel '97,
continuo a lavorare come consulente.
E rimango fedele al mio stato civile di... celibe.»
«Ho ancora parenti a Cadidavid, Soave, Montorio
e l'ultima volta che mi sono fermato a Verona
è stato approfittando d'un giro turistico
europeo, nell'ottobre 2004. Per una decina di
giorni ha riassaporato la "mia" Cadidavid...»
Luigino, come il fratello Giancarlo, vive da sempre
a San Paolo (che definisce megalopoli dalla "vita
buona a parte la delinquenza"). Come presidente
del Circolo scaligero "San Zeno" dell'Associazione
Veronesi nel Mondo di San Paolo, organismo che
conta 206 soci, coordina varie attività
che puntano, più che altro, a salvaguardare
la tradizione con feste ed incontri per le ricorrenze
di San Zeno, Santa Lucia o del Venardi Gnocolar.
«Se ho intenzione di tornare a Verona? Non
credo proprio... - scrolla la testa Andrioli -
Mi sono abituato troppo a stare a San Paolo. Sarebbe
un tuffo nel passato più dannoso che positivo.
Ho sempre nell'animo, però, la mia "Cadidai"
di ieri, della mia infanzia tra guerra e pace...»
Claudio Beccalossi
Consulta
Regionale dei Veneti nel Mondo in "Trasferta"
per i 130 anni di emigrazione italiana in Brasile
A Bento Gonçalves ed
a Caxias do Sul, nello Stato del Rio Grande do
Sul, dove si parla tuttora il "talian"
La
Consulta regionale dei Veneti nel mondo ha...
fatto le corna a Venezia ed al Veneto riunendosi
per la prima volta fuori dai tradizionali confini
istituzionali. S'è "spostata", infatti,
nel Rio Grande do Sul, Stato nell'estremo sud
del Brasile (possiede il 3% del territorio nazionale
ed il 6% dell'intera popolazione), stretto tra
l'oceano Atlantico, lo Stato di Santa Catarina,
l'Argentina e l'Uruguay. Il clima, qui, è
semitropicale, con una stagione secca ed una piovosa.
Gli abitanti discendono in maggioranza da europei,
soprattutto da immigrati portoghesi, tedeschi
ed italiani.
Appunto la colonizzazione italiana, dopo il lungo
oblio, ha avuto il riconoscimento con una legge
del 2001 dello Stato del Rio Grande do Sul: il
20 maggio d'ogni anno, così, viene celebrato
il "Giorno degli italiani (Dia da etnia italiana)"
nel quale sventolano insieme la bandiera brasiliana
ed il tricolore. Abbinata che, quest'anno, è
stata particolarmente significativa per la ricorrenza
dei 130 anni dall'inizio della prima immigrazione
italiana e veneta in Brasile. Per questo la Giunta
regionale ha risposto favorevolmente all'invito
pervenuto da Germano Rigotto (nome e cognome non
a caso italiani), governatore dello Stato del
Rio Grande do Sul, e dalle varie comunità
venete disperse sul vasto territorio brasiliano
affinché una delegazione di Venezia (composta
anche dai membri della nuova Consulta regionale
dei Veneti nel mondo) potesse partecipare a delle
manifestazioni commemorative a Bento Golçalves
(all'epoca imperiale Colonia Dona Isabela) ed
a Caxias do Sul.
Capitanato dall'assessore regionale alle Politiche
dei flussi migratori, Oscar De Bona, Il gruppo
di rappresentanti veneti degli ambienti dell'emigrazione,
dell'economia, dell'informazione e della pubblica
amministrazione, quindi, ha raggiunto il Rio Grande
do Sul con voli da Venezia via Parigi, San Paolo
e Porto Alegre. A Bento Golçalves i veneti
si sono uniti agli "altri veneti", consultori,
cioè, di varia provenienza geografica (Canada,
Sud Africa, Australia ecc.).
Organizzato dall'Anea (Associazione Nazionale
Emigrati ed ex emigrati in Australia ed America)
e dall'Associazione Padovani nel mondo in stretto
contatto con la direzione Flussi Migratori della
Regione Veneto e con la collaborazione in loco
dell'Associazione Atuaserra, l'evento ha incluso
pure nomi veronesi: Samuele Campedelli, vice sindaco
di Zevio (in qualità di esponente dell'Anci
- Associazione nazionale comuni d'Italia - Veneto),
Carmelo Leardini, esponente della Consulta, coordinatore
regionale per il Veneto e Trentino Alto Adige
del Patronato Ital (Istituto Tutela Assistenza
Lavoratori) Uil e presidente regionale dell'Uim
(Unione italiani nel mondo), e Giuseppe Bertani,
vice presidente dell'Associazione Veronesi nel
Mondo, con la moglie Annamaria Zivelonghi. Bertani
ha voluto puntare sulla promozione della "veronesità
calcistica" consegnando al prefetto di Bento Golçalves,
Alcindo Gabrielli, bandiera e maglie della squadra
del Chievo Verona ed il pallone con gli autografi
dei calciatori della Diga. Una sorpresa è
stato sentir parlare il comprensibilissimo "talian"
(dialetto veneto impuro, sorta di "lingua veicolare"
per chi non mastica portoghese) dai veneti di
terza, quarta generazione che, magari da almeno
due, non hanno mai visitato l'Italia. Qualcuno,
anzi (e costituisce una forte corrente), è
propenso ad avallare il suo insegnamento a scuola
al posto dell'italiano in quanto è quel
"talian" che i progenitori si sono portati appresso
quando il potere d'Italia d'allora non ha fatto
nulla per trattenerli dando loro le possibilità
di un'esistenza dignitosa in patria.
La Consulta (organismo previsto dalla legislazione
regionale per fornire indicazioni e proposte sugli
interventi e le iniziative a favore degli emigrati
all'estero) ha concluso i suoi lavori con l'approvazione
d'uno specifico ordine del giorno nel quale "chiede
al Consiglio regionale del Veneto l'immediato
avvio dei lavori per la stesura e l'approvazione
del nuovo Statuto regionale. Statuto nel quale
la realtà dei Veneti nel mondo trovi adeguato
riconoscimento attraverso quattro valori: l'affermazione
che il Veneto è costituito, oltre che dai
cittadini residenti nel territorio regionale,
anche dai veneti e dai loro discendenti cittadini
italiani ma residenti all'estero; il riconoscimento
per i Veneti nel mondo di pari dignità
e diritti dei residenti nel territorio regionale;
la concessione ai Veneti nel mondo dell'esercizio
all'estero del diritto di voto, attivo e passivo,
per le elezioni del Consiglio regionale; un'adeguata
rappresentanza dei Veneti nel mondo nel Consiglio
regionale". Claudio Beccalossi
DALL'ARGENTINA
Nonna
Elisa, una storia esemplare
Elisa
Castelli da Avellaneda, è una delle nostre
socie e lettrici più affezionate, e regolarmente
ci manda aggiornamenti, fotografici e narrativi,
della sua vita in Argentina. Lettere che ci fanno
sempre molto piacere, e che testimoniano tuttora
la straordinaria vivacità mentale di questa
'giovane' bisnonna di 91 anni.
Elisa e i suoi figli sono arrivati in Argentina
il 4 settembre del 1948, preceduti di un anno
da suo marito Mario Battistella.
Insieme avevano vissuto in Etiopia in tempo di
guerra, e nel 1943 lei, proveniente dal campo
profughi di Asmara, era venuta a Verona, dove
fu ospite di sua sorella Alice. Mentre suo marito
era prigioniero, Elisa si trovò con due
bambini e nessun soldo in tasca. Quando tornò
a Verona, infatti, le dissero che i suoi risparmi,
che aveva sul libretto di banca ancora in valuta
italiana, non avevano più alcun valore
dopo la caduta dell'Impero.
Elisa non si perse d'animo, grazie all'ospitalità
della sorella. Lei si mise a lavorare, mandò
i bambini a scuola dalle Suore della Misericordia
vicino al Duomo e fu aiutata molto da un sacerdote
della Cattedrale, Don Tarcisio Bortolani, che
tra l'altro insegnò il catechismo ai bambini
portandoli alla Comunione e alla Cresima. Elisa
Castelli è sempre rimasta in contatto con
la Diocesi di Verona, e ha stretto un bel rapporto
di conoscenza con il nostro vescovo, Padre Flavio
Roberto Carraro.
Elisa Castelli, che mostra tutto il suo affetto
per il legame con i Veronesi nel Mondo, con una
foto della sua famiglia, con suo marito Mario
e i figli, arrivati con lei in Argentina nel 1948. E queste sono le generazioni future. La bisnonna
Elisa, 91 anni, con le pronipoti Carolina, Sofia
Gabriella e Giulietta, l'ultima arrivata, di soli
due mesi.
Ci ha
lasciati Tarcisio Lonardoni
Abbiamo purtroppo ricevuto la notizia della
scomparsa di Tarcisio Lonardoni. Era nato a Moruri,
frazione ad alta quota di Verona, il 15 maggio
1931. E' morto a Chambéry, in Francia,
lo scorso 13 liuglio, all'età di settantaquattro
anni.
Era emigrato Oltralpe negli Anni Cinquanta, ed
è sempre stato un grande sostenitore dell'Associazione
Veronesi nel Mondo.
Era il cognato di Albino Raguzzi, Presidente del
Circolo Arena Veronesi nel Mondo dell'Alta Savoia,
anche lui scomparso nello scorso settembre.
Tarcisio Lonardoni lascia un grande senso di mancanza
cui, nelle parole di Benito Scamperle ,si associano
tutti gli Ex-Emigranti Veronesi, ai quali Tarcisio
era molto legato.
Gli Ex-Emigranti rivolgono le loro più
sentite condoglianze alla Famiglia e ai parenti
di Tarcisio, cui si stringe anche tutta l'Associazione
Veronesi nel Mondo.
OLTRE 150
I RICONOSCIMENTI AI NOSTRI CONCITTADINI
XXVIII PREMIAZIONE
DELLA FEDELTÀ AL
LAVORO, DEL PROGRESSO ECONOMICO E
DEL LAVORO VERONESE NEL MONDO
L'11 dicembre scorso ha avuto luogo, nel Salone
Auditorium dell'Ente Fiere di Verona, la cerimonia
di premiazione dei vincitori della XXVIII edizione
della Fedeltà al Lavoro, Progresso economico
e Lavoro veronese nel Mondo, il concorso organizzato
dalla Camera di Commercio che assegna un riconoscimento
ai lavoratori dipendenti, alle imprese e alle
personalità di rilievo che, nello svolgimento
della propria attività, abbiano dimostrato
di avere conseguito una notevole perizia professionale
o abbiano dato un contributo allo sviluppo dell'economia
veronese e al prestigio di Verona.
All'importante cerimonia sono intervenuti il Presidente
della Camera di Commercio Fabio Bortolazzi e le
maggiori autorità locali. Il numero dei
premiati ammonta quest'anno a 155. I premi sono
stati distribuiti fra le seguenti categorie:
a) lavoratori
dipendenti con almeno 35 anni di lavoro presso
la stessa impresa; b) imprese industriali,
commerciali, artigiane con oltre 35 anni di attività;
c) imprese agricole
il cui titolare abbia almeno 30 anni di attività;
d) imprese che
abbiano realizzato significative innovazioni tecnologiche
o che si siano distinte nell'attività di
esportazione; e) veronesi
che si siano distinti all'estero:
Sono stati assegnati inoltre alcuni premi speciali
per i giovani imprenditori che abbiano conseguito
affermazioni significative nel contesto economico
provinciale e per le personalità veronesi
che si siano distinte nelle libere professioni,
nello sport, nella cultura, nello spettacolo o
per il loro impegno in campo sociale.
I premiati per la categoria dei Veronesi all'estero
sono stati Mario Silvino Brazzoli, Marzia Donini,
e Don Albano Mattioli.
E' stato inoltre conferito un premio speciale
a Roberto Danese, per il suo attivo impegno a
favore dei bimbi poveri in Brasile.
Il
ministro Mirko Tremaglia a Verona per un convegno.
"Ho dato piu' democrazia alla costituzione"
Deciso
intervento del Ministro per gli Italiani nel Mondo
all'incontro su "il Veneto: una regione all'avanguardia"
L'uomo che è riuscito a cambiare la Costituzione,
a scrollare il "sacro totem", a smuovere silenzio
ed indifferenza per i diritti dell'"altra Italia"
costituita dagli emigrati e dai loro discendenti.
E' Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani
nel mondo, che ha partecipato (applauditissimo)
al convegno su "Il Veneto: una regione all'avanguardia",
tenutosi nella sala convegni del Grand Hotel in
corso Porta Nuova, organizzato dalla delegazione
regionale del Comitato Tricolore per gli Italiani
nel Mondo (Ctim), da lui stesso fondato.
L'intervento del ministro ha voluto sottolineare
con decisione l'importanza del voto per eleggere
propri rappresentanti in Parlamento, finalmente
concesso per legge agli italiani residenti all'estero
dopo una lunga battaglia da lui intrapresa per
far vincere la democrazia, per dare più
democrazia alla Costituzione, per riconoscere
la presenza italiana fuori dei confini nazionali,
per valorizzare l'esodo ed il lavoro di tanti
connazionali spesso trattati a pesci in faccia,
umiliati e costretti ai mestieri più ingrati,
"da bestie".
"Anche per questo ho insistito - ha detto Tremaglia
- affinché venisse istituita la Giornata
nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel
mondo che si celebra l'8 agosto di ogni anno,
in concomitanza della ricorrenza della tragedia
di Marcinelle, in Belgio, dove appunto l'8 agosto
1956 morirono 262 minatori di cui 136 erano italiani.
Italiani, qui come altrove, maltrattati, penalizzati
perfino dalla loro patria d'origine. Rendere omaggio
alla loro memoria è, per me, un rito doveroso
che rispetto puntualmente."
Il ministro ha insistito sull'enorme potenzialità
sociale, culturale, economica degli italiani e
delle loro generazioni dispersi ovunque, legati
comunque al "sentimento d'italianità" che
accomuna anche centinaia di capi di Stato, parlamentari,
sindaci ed amministratori pubblici in terra straniera
ma dalla comune discendenza italiana.
Coordinata da Massimo Mariotti, delegato regionale
del Ctim per il Veneto e componente del Consiglio
direttivo dell'Associazione Veronesi nel Mondo,
la conferenza ha registrato l'introduzione del
coordinatore generale del Ctim, Gian Luigi Ferretti,
ed i saluti dell'assessore ai Flussi Migratori
della Provincia di Verona, Giovanni Codognola.
Sono seguiti, poi, gli interventi di Gian Paolo
Sardos Albertini (presidente onorario dell'Associazione
Amici e discendenti degli esuli giuliani, istriani,
fiumani e dalmati - Ades), Gian Andrea Chiavegatti
(presidente della Fondazione Conoscere l'Eurasia),
Francesco Farinelli (presidente del Collegio costruttori
edili di Verona), Vittorio Di Dio (responsabile
delle Relazioni istituzionali di Veronafiere),
Giancarlo Mazzetto (presidente dell'Associazione
Triveneto per l'Est Europa) e Claudio Beccalossi
(presidente dell'Associazione Scaligera Italia-Ucraina).
Il quale ha parlato di alcune ragioni costitutive
dell'associazione, cioè "individuare, valutare
e coinvolgere le
comunità d'origine veneta od italiana in
Ucraina, favorendo ed incentivando l'organizzazione
di manifestazioni ed eventi culturali, sociali,
economici." "Non vanno dimenticati - ha affermato
Beccalossi - i contatti umani e d'affari del passato
soprattutto con i Comuni e le Repubbliche marinare
di Genova e di Venezia. Il commercio marittimo
interessava i porti del Mediterraneo e del Mar
Nero. Colonie di genovesi e di veneziani erano
attive in Crimea ed a Rostov sul Don."
"Questa è storia ma è diventata
altrettanto storia, oggi, l'opera della Società
"Dante Alighieri" e dei suoi Comitati per difendere
e diffondere l'italianità. Come quella
di contadini ed operai dei cantieri navali che,
nell'Ottocento, formarono la comunità italiana
di Crimea che scampò parzialmente alla
sovietizzazione, alla confisca delle terre, alle
purghe staliniane.
"Nel 1797 - ha continuato Beccalossi - Odessa
contava circa 800 italiani, cioè circa
il 20% della popolazione.
Mentre oggi, stando a cifre di iscritti all'Anagrafe
degli italiani residenti all'estero (Aire) aggiornate
al 2003, risultano residenti in Ucraina 197 italiani.
Numero certo inferiore alla realtà dato
che molti discendenti (che sotto il comunismo
erano stati costretti a cambiare cognome ed a
rinnegare l'origine italiana) potrebbero essere
ripescati nell'intera Ucraina.
Dopo il crollo del muro di Berlino, il Veneto
ha "scoperto", diciamo così, quei corregionali
e connazionali dimenticati dell'Est Europa e dell'Ucraina,
soprattutto perché potevano essere un "ponte"
per affari e commerci. Tanti giovani d'origine
italiana aspettano anche in Ucraina, comunque,
occasioni di studio e di lavoro come quelle date
a vari sudamericani di discendenza veneta. L'individualizzazione
e la valorizzazione del patrimonio umano italiano
in Ucraina è realizzabile in varie maniere.
Ma, prima di tutto, occorre essere consapevoli
della sua importanza storica che pretende una
continuazione, un impegno a non ricadere negli
errori (dell'abbandono e dell'isolamento) di ieri."
L'incontro è stato concluso dal coordinatore
europeo del Ctim, Eugenio Preta. Mentre lo "scampolo"
finale del faccia a faccia con il ministro Mirko
Tremaglia s'è avuto alla sera, durante
la cena informale tra delegati e simpatizzanti
del Ctim in un ristorante cittadino. Il Ministro
ha ribadito ancora una volta la sua "vittoria
di democrazia che nessuno prima di lui, di sinistra,
destra o centro, aveva conseguito. Tocca a voi,
italiani nel mondo che fra non molto andrete a
votare per eleggere vostri rappresentanti in Parlamento,
far tesoro della grande opportunità raggiunta..."
I consigli
di un grande chef - Natale
a tavola, un gioco tutto veronese
I classici
della cucina scaligera suggeriti dal titolare
del "Dodici Apostoli"
E' uno dei tre grandi probiviri dell'Associazione
Veronesi nel Mondo. Logico, quindi, che ci rivolgiamo
a lui perché ci suggerisca come impostare
il banchetto natalizio.
"Semplice - ci risponde Giorgio Gioco - perché
la tradizione enogastronomia scaligera, e i prodotti
tipici del nostro territorio, ci consentono davvero
di organizzare un pranzo tutto veronese.
Partirei con un antipasto di salumi, e abbiamo
solo l'imbarazzo della scelta.
Come primo piatto, niente di meglio che le taiadèle
coi fegatini. Poi il bollito, cui si può
accompagnare della salsa verde, della mostarda,
ma naturalmente deve assolutamente esserci la
pearà.
E la faraona arrosto, con del buon radicchio di
Verona e delle patate al forno".
Per lavarsi la bocca, come si suol dire, Gioco
propone del formaggio Monte Veronese, di dodici
mesi.
Più avanti nel pomeriggio, si concluderà
con il dolce, anzi, meglio, con i dolci. Anche
in questo caso ampia scelta proveniente dal territorio
veronese. Il pandoro, il nadalin, un po' di zabaglione,
le magnifiche sfogliatine di Villafranca, il mandorlato
di Cologna Veneta.
E i vini?
"Beh - continua Gioco - la risposta è scontata.
Abbiamo una tale produzione di alto livello che
basta e avanza per tutto il corso della tavolata.
Abbiamo i bianchi: Lugana, Custoza, Soave, Valdadige.
E poi i rossi: Bardolino, Valpolicella, l'Amarone
che va a nozze con gli arrosti e le carni. Per
il dessert, naturalmente, il Recioto, rosso della
Valpolicella o bianco di Soave.
E a chiudere un goccetto di grappa.
Un
volume sull'olio extravergine
E' uscito a cura dell'AI PO, Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli. S'intitola "Extra Vergini
d'Eccellenza. La forza attrattiva della qualità".
E' un agile volumetto, un'ottantina di pagine
con tante belle fotografie a colori, che suggerisce
i "Criteri e metodi per produrre meglio, soddisfare
il consumatore e ottenere un'equa remunerazione".
E' stato realizzato con la collaborazione della
Banca Popolare di Verona e la Società Cattolica
di Assicurazioni, i Consorzi di Tutela Olio del
Veneto e del Lago di Garda, e nelle pagine introduttive
presenta gli interventi di Dionisio Brunelli (assessore
alle Politiche per l'Agricoltura della Provincia
di Verona) e di Giancarlo Galan, Presidente della
Regione Veneto. I testi sono di Luigi Caricato,
Antonio Volani, Sonia Ziviani, e di Enzo Gambin,
che è anche Segretario dell'Associazione
Veronesi nel Mondo. Gambin, in particolare, ha
curato tutto un capitolo dedicato al rapporto
tra "Olio d'oliva e salute". Per avere ulteriori
informazioni in merito, si può scrivere
all'indirizzo info@aipoverona.it, o andare al
sito www.aipoverona.it
Immagini
da Camposilvano
Anche quest'anno, come accade
ormai da un quarto di secolo, si celebra
la festa dedicata all'emigrante.
L'intervento del Presidente Ceni. Accanto a
lui Don Walter Soave.
Un intenso primo piano di Don Walter Soave mentre
celebra la Santa Messa
Il momento, sempre emozionante, in cui si scopre
il monumento. Da sinistra si riconoscono Elio
Comerlati, il Presidente Onorario Claudio Valente,
il Presidente Ceni, il vicepresidente Diego Paganini,
il consigliere Sergio Ruzzenente.
E questo invece è un bel primo piano del
monumento che ricorda l'"Emigrante Italiano Cittadino
del Mondo".
130°
Anno di emigrazione italiana in Brasile
20-22 NOVEMBRE
2005 BENTO GONCALVES - CAXIAS
DO SUL
di Giuseppe Bertani - Vicepresidente
Associazione Veronesi nel Mondo
Rio Grande do Sul
La Regione Veneto, con il Presidente Giancarlo
Galan e l'assessore regionale ai Flussi Migratori
Oscar De Bona, in collaborazione con l'Associazione
Padovani nel Mondo, l'Anea e l'Associazione Atuaserra,
hanno organizzato questa straordinaria occasione
d'incontro. Incontro cui hanno partecipato i diretti
responsabili delle istituzioni venete e i rappresentanti
delle associazioni nel campo delle migrazioni,
e in particolare degli enti culturali, economici
e sindacali. Scopo dell'incontro era quello di
dare il proprio contributo di conoscenza, esperienza,
sensibilità e progettualità, nelle
attività che ciascuno è chiamato
a svolgere in favore delle comunità venete
nel Rio Grande do Sul.
Questa grande occasione di condivisione è
cresciuta e si è resa possibile grazie
all'ospitalità offerta dalla città
di Bento Goncalves e dal suo sindaco Alcindo Gabrielli
e dalle altre autorità locali.
Dopo aver dato grande spazio alle riflessioni
personali e alle indicazioni di gruppo sui vari
argomenti oggetto di discussione, la Consulta
Regionale dei Veneti si è riunita per eleggere
il nuovo vicesegretario. E' stato eletto Giorgio
Beghetto della Federazione dei Clubs e delle Associazioni
Venete dell'Ontario (Canada).
Il meeting che si è svolto a Bento Goncalves
e a Caxias do Sul si è rivelato una splendida
occasione d'incontro con le genti venete in questo
bellissimo e lontano territorio, per conoscere
un aspetto straordinario dell'imponente fenomeno
dell'emigrazione italiana, con in testa il nostro
Veneto. Gli emigranti italiani, va ricordato,
erano richiesti dai paesi ricchi di spazio, di
risorse naturali da sfruttare, e di opportunità
di lavoro da soddisfare, per cui la loro emigrazione
è avvenuta nella piena legalità.
Già da allora era infatti nota la grande
laboriosità della popolazione
veneta.
Certamente le condizioni iniziali erano molto
dure, ma, nonostante ciò, le nostre genti
hanno saputo, con grande tenacia e spirito di
sacrificio, adattarsi a questa nuova realtà.
Uniti da un forte spirito di solidarietà
e animati da un profondo senso religioso, hanno
superato fatiche e ostacoli di ogni genere, facendo
risaltare le nostre grandi risorse umane, trasformando
poco a poco questi territori e apportandovi grande
benessere. I nuovi paesi assicuravano abbondanza
di spazio e risorse, ma è stato lo spirito
di solidarietà, l'associarsi, il darse
na man che li ha sorretti sulla via dell'inserimento
iniziale e della graduale integrazione poi.
Le associazioni hanno aiutato gli emigranti a
superare la solitudine, a conservare la propria
identità etnica fino a mutare la loro originaria
condizione. Le traversie incontrare, superate
e metabolizzate come un patrimonio culturale,
sono diventate la loro storia da tramandare ai
figli e a noi.
Ne è un esempio il "CAMINHOS DE PEDRA"
a Bento Goncalves, ideato, voluto e caldamente
sostenuto dall'imprenditore veneto-brasiliano
Tarcisio Michelon. Si tratta di un percorso turistico-culturale
preposto a far conoscere e valorizzare le prime
costruzioni abitative rurali delle nostre genti
venete. Case costruite in legno e sassi e ora
trasformate in piccoli musei e laboratori artigianali.
Oltre a conservare la propria identità
etnica, gli abitanti di Bento Goncalves hanno
mantenuto viva la loro lingua d'origine. E' commovente
sentir parlare questi nostri concittadini nella
lingua della madre patria, mai dimenticata perché
tramandata con tanto amore di generazione in generazione...
La nostra bella parlata dialettale conservata
nella più pura forma arcaica e nella più
dolce cadenza armonica! Un'emozione indescrivibile!
Bento Goncalves,
da fitto bosco a valle dei vigneti
La Bento Goncalves è una bellissima città,
posta in collina a circa 700 metri di altitudine;
gode di un ottimo clima e di una vegetazione rigogliosa.
Spicca ovunque la splendida ed elegante Araucaria,
della famiglia delle conifere. Il suo frutto,
una grossa pigna tondeggiante, contiene grossi
pinoli a forma di mandorla. Sono stati questi
frutti, , in molti casi, a costituire il nutrimento
necessario alla sopravvivenza dei primi emigrati.
Oggi il territorio si presta alla coltivazione
della vite. Si vedono infatti dappertutto bellissimi
vigneti e di conseguenza si sono sviluppate numerose
cantine che producono ottimi vini. La produzione
vinicola in Brasile è coperta al 90% da
questa zona. Il contributo allo sfruttamento agricolo
è stato il più eclatante e ad esso
sono poi seguiti l'industria, le costruzioni e
il commercio.
In questa città, come in tante altre del
Brasile, gli abitanti di origine italiana sono
numerosissimi. Agli immigrati originali sono subentrate
le seconde, le terze ed ora le quarte generazioni,
i cui componenti si trovano a ricoprire posizioni
di assoluta eccellenza in ogni campo anche istituzionale.
Questa è la prova dell'enorme successo
raggiunto dai nostri connazionali italiani - latinoamericani.
Caxias do Sul è sede di una prestigiosa
Università e numerosi sono gli scambi culturali
tra questo istituto e le nostre Università
di Padova e Venezia.
La presenza di una popolazione di origine italiana,
già dal 1870, costituisce il più
importante contributo che l'Italia, i suoi emigranti
e la sua cultura abbiano dato alla costruzione
delle nuove società sudamericane, in modo
particolare il Brasile.
Nel corso di questi intensi giorni di studio e
di incontri tra le varie associazioni e autorità,
un incontro è stato organizzato anche tra
l'assessore regionale del Veneto ai Flussi Migratori,
Oscar De Bona, e il Responsabile dell'Istituto
Don Calabria di Porto Alegre, Fratel G'Edovar
Nazzari, per discutere dell'ampliamento di un
progetto di assistenza per bambini portatori di
handicap, e poterli inserire nell'Istituto "Pobre
Servos da Divina Providencia", Centro de Educacao
Profissional Sao Joao Calabria - Rua Aracaju -
cep 91740-320 - Porto Alegre (R.S.), che già
accoglie circa mille bambini abbandonati.
Il Vicepresidente dell'Associazione Veronesi nel
Mondo Giuseppe Bertani (ultimo a destra), ha portato
a Bento Goncalves i nostri saluti, nonché
'memorabilia' del ChievoVerona (magliette, palloni,
stendardi ecc.), società che l'anno scorso
si è particolarmente impegnata in progetti
di solidarietà con il Brasile. Accanto
a Bertani il sindaco di Bento Goncalves Alcindo
Gabrielli. Quart'ultimo da destra, l'assessore
regionale del Veneto ai Flussi Migratori, Oscar
De Bona.
Nella Chiesa di Bento Goncalves, i sindaci di
vari comuni del Veneto, e il Presidente della
Provincia di Rovigo
Ecco il testo di una canzone,
ancora oggi molto popolare, emblematica dell'emigrazione
italiana oltreatlantico
MERICA
MERICA MERICA
TRENTA GIORNI DI MACCHINA
A VAPORE, NE L'AMERICA NOI SEMO ARRIVATI; PER TRENTA NOTTI CI SIAMO ARANGIATI, A CIELO SERENO PER RIPOSAR MERICA MERICA MERICA COSA SARALA STA MERICA MERICA MERICA MERICA UN BEL MAZOLIN DI FIOR! E NE L'AMERICA CHE SEMO ARIVATI, NO ABIAMO TROVATO NE PALIA NE FIENO, ABIAMO DORMITO SUL NUDO TERRENO COME LE BESTIE CHE STA A RIPOSAR! E L'AMERICA L'E' LUNGA E L'E' LARGA CIRCONDATA DA MONTI E MONTAGNE E CON L'AIUTO DEI NOSTRI ITALIANI AB IAN COSTRUITO PAESI E CITTA'!
DALL'ARGENTINA
Riceviamo
e volentieri pubblichiamo questo dialogo
via mail tra Verona e Buenos Aires
Carissimo Sig.Luciano Stizzoli,
Grazie per la sua generosità e il suo entusiasmo
nel compiere opere di bene.
Oggi stesso, 6 agosto 2005, mi sono incontrata
con l'On.Giuseppe Riccardo Ceni.
Veramente è una persona ammirevole. Mi
ha detto di dirle di fare sia il progetto del
campetto sia il progetto della casetta.
Di spedirle inoltre notizie riguardanti la nostra
opera - da chi è gestita - cosa si fa -
scuola - laboratori - numero dei bambini e quanti
di nazionalità italo-americana.
Ho già parlato con la Superiora Suor Giancarla.
Ha detto poi di spedire il progetto quanto prima.
Grazie! Il Signore la benedica.
Con simpatia
Madre Suor Grazia Morin
Suor Maria Grazia,
La ringrazio delle sue parole...sono lieto dell'incontro
con l'On.Ceni, nostro Presidente; al più
presto avrà notizie nostre e starò
in contatto con la Superiora Suor Giancarla per
procedere al progetto del campetto e della casetta,
come pure riguardo all'opera che sta svolgendo
l'Istituto Provolo a Buenos Aires.
Le allego a questa e- mai la fotografia scattata
all'Istituto durante la Sua visita a Buenos Aires,ove
siamo insieme al Dott.Faggionato e a Suor Giancarla.
Riceva da parte mia e della Commissione Direttiva
i nostri cari e sinceri saluti.
Luciano Stizzolil
ALLE RADICI DEL GRANDE CHIEVO
Un mister coi piedi per terra
INTERVISTA
A BEPI PILLON, PRINCIPALE ARTEFICE DI UN CAMPIONATO
PER ORA AL DI SOPRA DI OGNI PIU ROSEA PREVISIONE
Anche dopo l'esaltante
- perché tale è indiscutibilmente
stata - vittoria con il Milan 'stellare' al Bentegodi,
il Mister tiene saldamente i piedi per terra.
Lo salutiamo dopo un allenamento a Veronello facendogli
i complimenti, ma lui non ne vuol sapere. Ringrazia,
ma sottolinea che i complimenti è meglio
farglieli, semmai, a fine campionato, e che la
trionfale partita di domenica scorsa è
già alle spalle. "Dimentichiamocela,
meglio che ci preoccupiamo della trasferta a Messina
- ci dice Pillon - che è molto più
difficile. Con le 'grandi' è più
facile trovare concentrazione e stimoli. In Sicilia
troveremo un campo 'caldo', e c'è pericolo
di rilassarsi, data la classifica apparentemente
tranquilla. E invece dobbiamo sempre pensare a
metter punti in saccoccia per arrivare prima possibile
alla salvezza. Quello deve continuare ad essere
il nostro obiettivo".
49 anni, faccia da D'Artagnan con baffoni scuri
che incutono riverenza, Bepi Pillon da Preganziol,
provincia di Treviso, è allenatore dai
modi gentili ma di poche parole, nella più
classica tradizione della "Razza Piave", come
si diceva una volta di un territorio che al calcio
ha sempre dato moltissimo.
Scopriamo che suo padre, Luigi ha avuto la sua
storia d'emigrante. "Sì - spiega il
Mister - papà purtroppo non c'è
più, e non ricordo la cosa nel dettaglio.
Ma so che lui, nei primi anni dell'ultimo dopoguerra,
prima che io nascessi, aveva fatto esperienza
di emigrante in Argentina, perché qui la
situazione dopo il conflitto era di grande miseria.
Ma non ricordo neppure che lavoro avesse fatto
là. Da giovane era stato un ottimo ciclista.
Poi, rientrato in Italia, ha fatto il commerciante".
Mister, quando ha deciso di fare il calciatore?
Che studi ha fatto? Ho il diploma di perito elettrotecnico. Ho
cominciato a giocare tra i dilettanti in una squadra
della provincia di Treviso, e a 16 anni sono andato
a Torino, nei ragazzi della Juventus. A 18 ho
debuttato in serie C, e lì ho fatto 485
partite, facendo le cose migliori nel Padova.
Che tipo di giocatore era? Pensa di aver ottenuto
quel che meritava come calciatore, o ha qualche
rimpianto? Aveva qualche 'idolo', e qual è
stato il calciatore più forte con cui ha
giocato? Ero un centrocampista incontrista ma anche
con buoni piedi. No, nessun rimpianto. Se sono
rimasto in serie C, vuol dire che quella era la
mia dimensione. Il mio ideale punto ri riferimento
era Michel Platini. Il più forte con cui
ho giocato è stato senz'altro Paolo Rossi,
eravamo insieme nelle giovanili della Juve.
Si vede già da giocatore se poi una persona
diventerà anche un bravo allenatore? Nel
suo caso come si è verificato il passaggio?
Qual è il suo allenatore che ricorda con
più piacere e chi sono, oggi, i colleghi
che ammira di più? E' difficile capire se un calciatore sarà
poi anche un bravo allenatore. Anche per me il
passaggio non è stato automatico, tanto
che per un po' di tempo, quando ho smesso di giocare,
ho lavorato in banca. Poi, a 36 anni, mi hanno
chiesto di allenare una squadra della mia zona
in Promozione, facevamo gli allenamenti alla sera.
Da lì ho cominciato a girare. Bassano,
Treviso, Padova, Genoa, Lumezzane, Ascoli, Bari,
l'anno scorso di nuovo a Treviso con la promozione
in serie A. E adesso il Chievo. Ci sono persone che ricordo con piacere, come Carpanesi,
ex-giocatore della Roma che ebbi come allenatore
a Prato, o anche Grosso, che era invece responsabile
del settore giovanile della Juventus, e che fu
uno dei primi in Italia a 'scoprire', nei primi
anni '70, il calcio 'totale' dell'Ajax di Crujff.
Tra i colleghi, grande stima per Capello, Trapattoni,
e Guidolin, trevigiano come me, con cui siamo
anche in amicizia.
Bepi Pillon è sposato con tre figli, la
più grande è già all'Università.
Al momento vive da solo a Peschiera del Garda,
e raggiunge la famiglia a Treviso quando può,
al lunedì e in qualche altro momento infrasettimanale.
Sta bene al Chievo, o si sente già pronto
per una 'grande'...e in tal caso, dove le piacerebbe
andare? Al Chievo sto benissimo, e fosse per me mi
piacerebbe starci qualche anno. Dopodiché,
come per tutti gli allenatori, il massimo è
arrivare ad una 'grande'. Sono sempre stato un
tifoso della Juve.
Al Chievo è 'esploso' il ragazzino Obinna,
e già si dice che a gennaio se lo prenderà
l'Inter, che in sostanza l'aveva 'parcheggiato'
al Chievo, per rimpiazzare Martins, che per un
po' sarà impegnato con la nazionale del
suo paese. Non le pare che Obinna sia un po' troppo
giovane, 18 anni, per andare a Milano? Non rischia
di bruciarsi? Certo, anche per me l'ideale sarebbe trattenerlo
a Verona fino al termine del campionato, e in
effetti all'Inter troverà un ambiente più
difficile, con pressioni maggiori. Ma ovviamente
queste sono decisioni che competono alla dirigenza
della società, non a me.
Senta Mister, credo che anche lei sia d'accordo.
Al momento attuale, siamo sesti in classifica,
il Chievo ha fatto molto di più di quanto
il suo valore sulla carta avrebbe fatto sperare.
Si ha l'impressione di uno 'spogliatoio' molto
forte. Ha fatto lo psicologo, oltreché
il tecnico? Quanto contano questi elementi? O
c'è qualcuno che l'ha particolarmente sorpresa
come rendimento? Io ho trovato già un ambiente molto
buono. Sono stati tutti molto bravi. Tra loro
si comprendono, si capiscono, tutti si allenano
con grande impegno, con grande rispetto reciproco
e nei miei confronti. Certo, lo spogliatoio è
importante. Questo è un gruppo solido,
unito, e vi assicuro che non è facile,
trattandosi di 27 persone.
Si parla sempre molto di violenza e razzismo negli
stadi. Un paio di settimane fa Zoro, giocatore
di colore del Messina, ha avuto il coraggio di
reagire ai cori sbeffeggianti, nei suoi confronti,
dei tifosi dell'Inter, minacciando di abbandonare
il campo. La gente, per vari motivi, va sempre
meno allo stadio. Che idea si è fatto di
questo football 'malato'? Se fosse lei a governare
il calcio italiano, diciamo nei panni di Franco
Carraro o di Adriano Galliani, avrebbe qualche
soluzione da proporre? Dunque, credo che da sempre il calcio sia un
riflesso della società. In Italia, rispetto
ad altri paesi, l'immigrazione extracomunitaria
è fatto più recente, e probabilmente
ci vuole del tempo per abituarsi. Il segnale di protesta di Zoro è stato
un fatto positivo, ma non credo che estenderlo
ogni domenica a tutti i giocatori di colore sarebbe
la soluzione ideale. E' un problema molto difficile.
E' chiaro che quando giocavo io il calcio era
in qualche maniera più 'genuino', più
semplice, c'erano meno interessi economici attorno.
Adesso c'è sempre più il potere
della televisione, i soldi che arrivano da lì,
è tutto più complesso, e anche scendere
di una categoria, per una società, diventa
economicamente un disastro. Certo, sarebbe più
bello vedere gli stadi pieni come una volta, ma
sinceramente non mi permetterei di dare consigli
a chi governa il calcio...se non riescono a 'guarirlo'
loro...
Cunego,
sara'l'anno della riscossa
Grandi attese per il giro d'Italia,
adatto agli scalatori. Un percorso studiato anche
per ricordare gli emigrati italiani morti a Marcinelle
Il 2005 è stato, per molti versi, il
suo anno da dimenticare. Un Giro d'Italia che
si è trasformato in un calvario, e qualcuno
già a dire che forse la strepitosa annata
precedente era stata solo un fuoco di paglia.
Poi si è scoperto che il campione veronese
aveva corso con la mononucleosi nel corpo.
Adesso Damiano Cunego si è ripreso, e guarda
con ottimismo al nuovo anno.
L'appuntamento che "dirà la verità",
naturalmente, sarà il Giro d'Italia, che
si correrà dal 6 al 28 maggio.
La corsa è stata presentata a Milano il
mese scorso, alla presenza di due ex-grandi campioni
e rivali degli anni '60, Eddy Merckx e Felice
Gimondi. L'ottantanovesima edizione della kermesse
dovrebbe rivelarsi di notevole valenza tecnica.
Di fronte ad un ciclismo che viaggia sempre più
veloce, e in cui diventa sempre più difficile
realizzare l'impresa epica, la vittoria per distacco
che esalta le doti individuali del campione, gli
organizzatori hanno pensato, bene, di programmare
una corsa a tappe che dovrebbe premiare, soprattutto,
i grandi scalatori. Tra cui, appunto, il 'nostro'
Damiano Cunego.
Ci saranno, infatti, ben cinque arrivi in salita,
alcuni dei quali davvero in grado di operare la
massacrante selezione. Per esempio quello sul
Monte Bondone, in Trentino, dove, nel 1956, fu
protagonista di un'impresa rimasta nella leggenda,
in mezzo ad una bufera di neve, il piccolo di
statura, ma grande ciclista lussemburghese Charly
Gaul, purtroppo scomparso proprio nelle scorse
settimane; il giorno dopo - sarà il 24
maggio, un arrivo a Plan de Corones, in Alto Adige,
con una pendenza terribile, del 33 per cento,
negli ultimi sette chilometri. E ancora un tappone
dolomitico che è una sorta di percorso
dei "quattro passi", per dirla alla sciistica,
solo che qui sulle due ruote si dovranno superare
valichi come come il Fedaia e il Pordoi prima
di approdare al Passo di San Pellegrino. Prima
dell'arrivo a Milano, nella stessa giornata del
28 maggio, una semitappa in cronoscalata sul Ghisallo.
Insomma, tante occasioni per tentare il grande
colpo, e naturalmente la speranza è che
Damiano, 24 anni compiuti lo scorso settembre,
possa ritornare alla strepitosa condizione di
forma che l'anno scorso gli permise di trionfare
al Giro, davanti all'ucraino Honchar e al suo
'capitano' Gilberto Simoni, già vincitore
per due volte della corsa.
Il prossimo Giro d'Italia partirà dalla
Vallonia, in Belgio, per ricordare, a cinquant'anni
di distanza, i 262 minatori morti nella tragedia
di Martinelle, l'8 agosto 1956. !36, tra loro,
erano emigrati italiani. Nella zona, oggi, vivono
circa 200 mila nostri connazionali.
Verrà ricordato anche il 30° anniversario
di un'altra enorme tragedia, il terremoto che
colpì il Friuli il 6 maggio del 1976. La
diciottesima tappa arriverà a Gemona, e
transiterà per molti dei comuni che furono
al centro del sisma.
Insomma, un Giro d'Italia anche sul piano emotivo
tutto da seguire. Fiduciosi che il campione di
Cerro Veronese possa onorarlo come sa.
SOLO UN
PARI NEL 'DERBY' CASALINGO COL MANTOVA
Hellas,
bravo ma...
CON UNA SQUADRA
GIOVANE E INESPERTA, MISTER FICCADENTI STA FACENDO
MIRACOLI. E CON LA SORPRENDENTE CAPOLISTA, LA
VITTORIA E STATA NEGATA DA UN ARBITRAGGIO PENALIZZANTE.
MA CI VORREBBE QUALCHE ACQUISTO
Stiamo
facendo bene. Come nel caso del Chievo, anche
se con modalità diverse, meglio di quanto
ci si potesse aspettare. Al momento, dopo il pareggio
casalingo con il Mantova, siamo in quinta posizione,
anche se con una partita in più rispetto
a tre squadre, Brescia, Cesena e Modena, che ci
potrebbero superare. Comunque, alla diciannovesima
giornata, abbiamo 29 punti, con sette vittorie,
otto pareggi e quattro sconfitte, ventun gol fatti
e solo 14 subiti, e un Martins Bolzan Adailton,
l'uomo in più dell'Hellas 2005/2006, che
è già andato a segno undici volte.
Insomma, se pare improbabile, al momento attuale,
che i gialloblu possano inserirsi nella lotta
per la serie A, siamo in ogni caso in posizione
di classifica tranquilla, con una quindicina di
punti in più rispetto alla zona retrocessione.
E' già molto, perché la squadra
è chiaramente più debole rispetto
all'anno scorso. La 'forzata' politica del risparmio
seguita anche quest'anno dalla società
ci ha privato di punti di forza come Behrami,
Bogdani, Dossena, sostanzialmente rimpiazzati
soltanto da una schiera di 'ragazzini', qualcuno
anche bravino, ma ancora inesperto. Per fortuna
è rimasto un Mister, come Massimo Ficcadenti,
che si dimostra sempre più bravo, nell'ottenere
il meglio da quello che ha, nonché nel
saper 'leggere' la partita, come si suol dire,
con grande lucidità e intuizione.
E' successo così nel derby al Bentegodi
contro il Mantova, rivelazione del campionato.
Provenienti dalla C, i virgiliani sono per il
momento assoluti dominatori del campionato, al
primo posto e ancora imbattuti, ottimamente guidati
da Mimmo Di Carlo. Una squadra solida, che sbaglia
poco o niente, sostenuta da un ambiente entusiasta,
che dopo decenni ha ritrovato una squadra nel
calcio che conta. Al Bentegodi è arrivata
in Curva Nord una quantità di tifosi che
non si vede nemmeno per le grandi di serie A.
Atmosfera bollente, dunque, e primo tempo che
si chiude con il Mantova in vantaggio per uno
a zero, sostanzialmente grazie ad una distrazione
della nostra giovane difesa. L'Hellas gioca maluccio,
troppi errori in fase di passaggi e il solito,
cronico limite in attacco, dove manca un terminale
di peso, perché Adailton fa tanti gol ed
è di categoria superiore, ma non è
una punta pura. Il giovane Iunco ha sprecato un'occasione
gol facilissima.
Ma nel secondo tempo la musica cambia totalmente.
Il Mister mette dentro altri due ragazzi, Pulzetti
e Rantier, e fa centro. Pulzetti, un centrocampista,
pareggia dopo un minuto e gioca una partita di
grande sostanza. Rantier, attaccante di fascia,
si inventa una fuga irresistibile sulla sinistra,
crossa perfettamente per l'inzuccata di Adailton
e il brasiliano fa il bis. A questo punto meritiamo
di vincere, ma l'arbitro Ayroldi vede un fallo
inesistente di Comazzi (è lui, invece,
ad essere stato ostacolato da un attaccante mantovano)
e assegna il rigore, trasformato dal 'vecchio'
Poggi.
Due a due, un risultato che punisce i nostri,
oggettivamente penalizzati dall'arbitro. Noi optiamo
sempre per l'errore in buonafede, anche se ci
sono voci ad indicare una scarsa simpatia nei
con fronti dell'Hellas. Mah.
Riteniamo che l'attuale formazione stia facendo
il massimo. Per ambire a qualcosa di più,
lo ripetiamo, sarebbe necessario qualche acquisto,
almeno un attaccante di una certa esperienza.
A gennaio ne sapremo qualcosa di più.