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Luglio-Agosto 2006

 

Speciale Giornata dell'Emigrante

L'INCONTRO IN CAMERA DI COMMERCIO - La "Giornata dell'Emigrante" è stata preceduta, nei giorni di venerdì e sabato 24-25 marzo, dalla visita a Verona di vari rappresentanti di diversi Circoli dell'Associazione Veronesi nel Mondo. I delegati sono stati ricevuti prima dal Presidente della Camera di Commercio di Verona, Fabio Bortolazzi, e, nella mattinata successiva, dal Presidente della Provincia di Verona Elio Mosele e dal Sindaco della nostra città, Paolo Zanotto.

"Provo grande soddisfazione e riconoscenza ­ ha detto Bortolazzi rivolgendosi ai Veronesi nel Mondo nella Sala del Consiglio della Camera di Commercio ­ nell'incontrarvi; oggi noi siamo la mèta di grandi flussi migratori, ma non dobbiamo dimenticarci il tempo in cui eravamo noi ad emigrare. Ci sono ancora persone che lasciano il nostro paese, ma mentre allora si partiva con scarsissime conoscenze, per ovviare alla disoccupazione, oggi molti dei veronesi all'estero sono persone di grande successo. I Veronesi nel Mondo hanno la funzione di mantenere rapporti stretti con la città di origine; l'Ente camerale che presiedo si mette a totale disposizione come supporto all'estero delle attuali grandi opportunita".

Giuseppe Riccardo Ceni, Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, ha presentato ai convenuti il Consiglio Direttivo dell'Associazione, presente quasi al completo, e la "prima linea" degli Ex-Emigrati, che si adoperano con impegno per mantenere vivi vincoli e valori dei Veronesi nel Mondo. Ceni, parlando agli ospiti venuti anche da molto lontano (Australia, Sudafrica, Brasile) ha invitato tutti al dialogo, ad avanzare suggerimenti, sottolineando la necessità del contatto diretto tra la nostra sede centrale e i vari Circoli. Nel segno dello slogan "Nessun presente può sperare nel futuro se dimentica il passato", il Presidente ha anche invitato tutti ad intensificare i rapporti con le istituzioni religiose che operano con solidarietà e sensibilità nei confronti dei meno fortunati, qualità che hanno storicamente contraddistinto la tradizione dei Veronesi all'estero.

Don Walter Soave non si è fatto remore nel ricordare che anche per la Chiesa il momento è delicato, perché fa fatica a dialogare con l'uomo moderno in un'epoca in cui trionfano materialismo e liberalizzazione etica. "Anche con gli emigrati di oggi ­ ha detto Don Walter ­ dobbiamo trovare nuove forme per trasmettere i vecchi valori". E, nel 50° anniversario della tragedia di Marcinelle, ha voluto ricordare tutti i caduti del Bois du Cazier. Dopodiché sono intervenuti i principali protagonisti dell'incontro, cioè i Veronesi nel Mondo.
Ada Lavagnoli, rappresentante del Comune, ha a sua volta invitato a ricordare i tempi in cui, alla vicina Stazione di Porta Nuova, erano stati attrezzati proprio dei saloni in cui gli emigranti in attesa potevano dormire.

Luciano Stizzoli, dall'Argentina, ha auspicato che ogni due anni si faccia un raduno tra tutti i veronesi del Sudamerica, perché c'è bisogno di gioventù, di nuova linfa che raccolga i valori degli emigrati delle passate generazioni. Gianfranco Nobis, originario della Valpolicella che da più di 40 anni vive in Inghilterra, ha proposto la creazione di un apposito sito web ove tra tutti gli emigrati veronesi nel mondo si possa dialogare nel segno dell'amicizia ma anche per sviluppare possibili affari commerciali. "Non sono veronese, ma è veronese mia moglie ­ ha simpaticamente ricordato Vito Spinosa, da Esch-sur-Alzette in Lussemburgo ­ e sono orgoglioso di portare avanti il nostro Circolo, un incarico che ho ricevuto nel 1981 dall'allora Presidente dei Vr Mondo Fernando Solinas. Arturo Tommasi, dalla Svizzera, ha comunicato la chiusura del Circolo di Zurigo, proponendo così la costituzione di un unico Circolo dei veronesi per la confederazione elvetica, prendendo come base quello di San Gallo che funziona tuttora bene. Toccante l'intervento di Walter Fabris, Presidente del Circolo di Criciuma e Nova Veneza nello Stato brasiliano di Santa Catarina. "Sono di terza generazione, la mia famiglia è arrivata qui da Legnago nel 1891, e per me è la prima volta che vengo a Verona, un sogno finalmente realizzato". Fabris ha auspicato possibili progetti per incentivare il commercio, per esempio presentando e promuovendo in Brasile i prodotti tipici veronesi. Anche iniziative culturali, come scuole gratuite di lingua italiana e pubblicazioni sulla storia della colonnizazione in Brasile, sono fondamentali per ricordare alle giovani generazioni il legame con la terra d'origine. E' molto vivo il Circolo dei Veronesi nel Mondo a Giuseppe Riccardo CeniJohannesburg, ha assicurato la Signora Marangoni, che ha ricordato come il Sudafrica soffra ancora di gravi problemi come l'Aids, la diffusa criminalità, la disoccupazione, e un'assistenza sociale praticamente inesistente. Anche Priscilla Raguzzi, da Chambéry in Francia, ha sottolineato la vitalità del suo Circolo, mentre Teresa Veronesi da Charleroi, in Belgio, ha espresso la difficoltà di coinvolgere la gioventù nell'attività del Circolo. "Nonostante l'enorme distanza, sono contentissimo di essere qui ­ ha detto Italo Codemo, che da San Giorgio in Salici è emigrato in Australia nel 1950, dove oggi gestisce il macello provinciale ed è vicepresidente degli Alpini. "A tener vivo il Circolo di Griffith siamo in pochi, ma ci teniamo molto. Griffith è un giardino in mezzo al deserto, praticamente costruito dagli italiani, che sono più della metà della popolazione". Francesco Morelli, invece, è nato a Verona in Piazza Duomo, e da 35 anni vive in Danimarca. "Qui funziona tutto molto bene. Ci sono scuole italiane, c'è grande interesse per la cultura del nostro paese, i miei figli hanno la doppia cittadinanza". Morelli, vicino all'Associazione Veronesi nel Mondo già ai tempi della presidenza di Attilio Beghini, è anche vicepresidente di un Comitato Danese per la salvaguardia di Venezia.

Il messaggio del Presidente della Repubblica

Pubblichiamo il messaggio inviato all'Onorevole Giuseppe Riccardo Ceni, Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, da parte
del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, alla vigilia del Convegno del 22 aprile scorso per la Giornata dell'Emigrante

In occasione del convegno sul rilevante tema dell'emigrazione il Presidente della Repubblica esprime apprezzamento alla vostra associazione per il costante impegno a favore dei veronesi residenti all'estero. Grande e' l'apporto dei nostri connazionali nel mondo: competenza, iniziativa, creativita', professionalita', valori forti che, nel segno e nel rispetto di una comune identita', offrono un contributo prezioso ad un'integrazione profonda tra diverse culture e civilta'.
Con questa consapevolezza il Presidente della Repubblica rivolge a lei, egregio Presidente, agli organizzatori e a tutti i presenti, un cordiale saluto augurale, Gaetano Gifuni cui unisco il mio personale.

Segretario Generale Presidenza Repubblica Palazzo del Quirinale

Grazie a tutti

Giuseppe Riccardo CeniE' stata una bellissima esperienza, che abbiamo vissuto con entusiasmo.

La "giornata dell'emigrante" dello scorso 22 aprile va intesa, nel mio pensiero, come una premessa per un impegno sempre maggiore che l'Associazione Veronesi nel Mondo sviluppera' nei prossimi mesi.Al di la' di formalismi, senza demagogie, abbiamo avuto la conferma di quei solidi valori che fanno da base e da forte contenuto all'opera e all'essenza dell'associazione stessa.

Voglio esprimere un ringraziamento particolare a Laura Mastella, nostra segretaria di redazione, e all'amico Enzo Gambin, segretario dell'Associazione Veronesi nel Mondo, che hanno profuso un supplemento di speciale impegno per la riuscita dell'iniziativa. Un contributo importante, in termini di impegno nell'organizzazione della "Giornata dell'Emigrante",
e' arrivato dai responsabili dei Circoli degli ex-emigrati (Baldensi, Valpolicella, Lessinia, Pianura Veronese e Valdalpone) ai quali va la mia gratitudine. Ma il mio sentito grazie, che vi assicuro venire, senza qualsiasi retorica, dal piu' profondo del cuore, va a voi tutti, che avete voluto intervenire ad un incontro fondamentale per la vita della nostra associazione.

il Presidente dell'Associazione Veronesi Nel Mondo
Giuseppe Riccardo Ceni


L'INCONTRO IN CAMERA DI COMMERCIO

L'intervento del Presidente dei Veronesi nel Mondo

Pubblichiamo qui l'intervento del Presidente, Giuseppe Riccardo Ceni, al Convegno per la Giornata dell'Emigrante dello scorso 22 aprile

Autorita', signore e signori,

a nome dell'associazione veronesi nel mondo porgo a tutti il piu' cordiale benvenuto e ringraziamento per avere risposto al nostro invito partecipando a questo incontro. mi sia consentito inviare un particolare ed affettuoso saluto al nostro vescoco Padre Falvio Roberto che per prudenza medica consigliata non e' ancora completamente "rientrato in servizio". grazie Padre Flavio, sappiamo che lei ci ricorda, le assicuro che noi non la dimentichiamo.

L'incontro odierno, coordinato dall'amico avvocato Righetti, con le relazioni del professor Borelli e dell'ambasciatore Balboni Acqua, di Monsignor Franco Fiorio che ringrazio, ci da' la possibilita' di celebrare degnamente il 50° anniversario della strage di Marcinelle.

Abbiamo inteso celebrare tale anniversario con iniziative concrete e tra FOTO3 loro collegate da un filo che non si deve mai spezzare. per questo abbiamo curato la pubblicazione di una raccolta fotografica che testimonia lo sviluppo della nostra citta' e provincia al quale anche i nostri emigranti hanno dato il loro contributo.

In collaborazione con il circolo Veronesi nel Mondo di Buenos Aires e con gli Istituti Veronesi delle Sorelle della Misericordia del Beato Carlo Steeb e delle suore della Compagnia di Maria di Don Provolo, che operano in Argentina, stiamo portando a termine due progetti per migliorare e potenziare alcune strutture necessarie a sostenere opere di solidarieta' a favore di nostri connazionali e non, meno fortunati.

Colgo l'occasione per ringraziare le Madri Generali di entrambi gli istituti, qui presenti, unitamente al Presidente del Circolo di Buenos Aires, Luciano Stizzoli.

Abbiamo inoltre avviato alcune iniziative di sensibilizzazione del mondo della scuola per trasmettere ai giovani i valori di operosita' e solidarieta' di cui i nostri emigranti sono stati ambasciatori nel mondo. Un sentito grazie al Preside Professor Umberto Fasol ed agli studenti dell'Istituto Stimate per la fattiva collaborazione a tale iniziativa. Non puo' infine mancare un doveroso ringraziamento a chi gia' sostiene concretamente le nostre iniziative, in primis la Camera di Commercio, laRegione, il Comune, la Provincia, la Banca Popolare di Verona, ai quali mi auguro vorranno unirsi altri enti o istituzioni che testimoniano il presente per costruire un futuro che non dimentichi il passato, aggiungo anche un doveroso grazie alla Fondazione Cariverona che testimonia concretamente la sua nota attenzione e sensibilità.


Riportiamo qui buona parte del graditissimo intervento, al Convegno per la Giornata dell'Emigrante dello scorso 22 aprile,
del Dottor Giuseppe Balboni Acqua, attuale Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede
e già Ambasciatore a Varsavia, in Polonia

Amore e nostalgia di Karol Wojtyla
Per la Polonia, sua terra d'origine

E' con vivo piacere che ho accettato l'invito, rivoltomi dall'On.Ceni, Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, a prendere parte all'incontro odierno ed a ricordare la figura e l'opera di Papa Giovanni Paolo II. Il compito che mi è stato assegnato è quello di sottolineare il legame che lo univa alla sua terra natale, la Polonia, ove io ho rappresentato il mio Paese come Ambasciatore negli anni 1993-1997. La Polonia è stato il riferimento essenziale che ha facilitato all'inizio, consolidandolo negli anni successivi, il mio rapporto con Papa Wojtyla, nelle cui mani ho consegnato le lettere credenziali come Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, il 9 gennaio 2004. Penso d'esser rimasto sempre, per Papa Wojtyla, l'Ambasciatore italiano a Varsavia, poiché così venivo ricordato, in particolare dai più stretti collaboratori del Sommo Pontefice, negli incontri che Egli mi ha concesso.

Poco prima di partire per la Polonia, nel febbraio del 1993, avevo chiesto BALBONI ACQUA udienza al Sommo Pontefice poiché lo ritenevo un mio dovere, recandomi nel Paese dove Egli era nato. Non pensavo di essere accontentato subito. Invece nel giro di due-tre giorni fui convocato al Palazzo Apostolico, e, giunto in Vaticano, mi accorsi subito, dal livello degli onori ed attenzioni che venivano concessi alla mia persona, che si sarebbe trattato di un incontro abbastanza lungo. Così fu. Della conversazione ricordo vari argomenti. Voglio solo brevemente raccontarvi l'inizio. Giovanni Paolo II mi aveva fatto sedere vicino a lui e mi aveva chiesto se conoscevo il polacco. Risposi di no, aggiungendo che avevo appena iniziato a studiarlo. Egli allora manifestò una certa sorpresa e con aria di rimprovero mi fece notare che il mio predecessore conosceva bene il polacco. Ed io, di rimando, con aria un po' scanzonata risposi che il mio collega parlava questa difficilissima lingua grazie all'aiuto ed alla quotidiana presenza nella vita della moglie, che era polacca. Egli, a sua volta, con un sorriso e battendo la mano sullo scrittoio, esclamò: "Ah! La forza delle donne!". Da allora il mio rapporto con Papa Wojtyla, che era iniziato dall'avvio del suo pontificato con brevissimi colloqui piuttosto solenni, fu molto meno formale e questa nostra conoscenza personale era nota, tanto che fu abbreviata la procedura di concessione del "gradimento", che le Autorità del Paese di accreditamento debbono dare in via preliminare agli Ambasciatori in arrivo, procedura che impiega di regola una quarantina di giorni per perfezionarsi dalla data di presentazione della richiesta. La Santa Sede la risolse nel mio caso in soli quattro giorni e fu un piccolo "record" proprio perché ero stato alcuni anni prima Ambasciatore italiano a Varsavia.

A mio avviso, Karol Wojtyla e la Polonia, con la sua grande tradizione cattolica, la profonda fede in Cristo, erano un tutt'uno. Egli era nato all'indomani della fine della Prima Guerra Mondiale quando la Polonia ritornò ad essere uno Stato sovrano ed indipendente, dopo le spartizioni ad opera dei potenti vicini (Russia, Germania ed Austria), che l'avevano cancellata dalla carta geografica per più di un secolo. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, egli era appena ventenne e visse la tragica esperienza della disumana occupazione nazista e del successivo odioso regime comunista. Negli anni della giovinezza perse tutti i componenti della famiglia, dai genitori al fratello. Rimase solo, con due grandi doti: la fede nella quale era stato educato ed un carattere tenace, leale e generoso, che le asprezze e le difficoltà della vita avevano fortificato e via via arricchito di altre qualità...la cattolica Polonia aveva sostituito, nei sentimenti più reconditi di Giovanni Paolo II, la sua famiglia.
In Polonia Papa Wojtyla ritornò otto volte durante il suo pontificato. Ogni volta i suoi viaggi erano un evento straordinario, accolti con grandissimo entusiasmo da tutti i polacchi, anche da coloro che non erano cattolici.
Si è parlato spesso di "nazionalismo" polacco, di sentimenti di orgoglio, di passione e di voglia di riscatto, ma nessuno di essi, a mio avviso, apparteneva alla sfera intima di Papa Wojtyla. Per quanto ho potuto constatare di persona, l'attaccamento al paese di origine era avvertito in Papa Wojtyla come desiderio di fornire alla Polonia una direttrice morale da seguire nella piena libertà da condizionamenti esterni e nell'affermazione di una democrazia intesa come effettiva, reale partecipazione del popolo alla vita pubblica, requisiti questi ultimi assenti per molti decenni, salvo brevi parentesi, dal contesto polacco.
Egli desiderava un Paese sano, economicamente prospero, profondamente democratico, in cui la gioventù potesse non avere preoccupazioni e condizionamenti nella scelta del proprio futuro professionale.
Ho parlato di gioventù e questo è il secondo aspetto della mia relazione. Penso che l'esperienza vissuta nel contesto dei gruppi cattolici giovanili polacchi, abbia marcato talmente in profondità i sentimenti di Karol Wojtyla, che le iniziative da lui avviate come Papa, forse più belle e significative per tanti di noi, siano state proprio le "giornate mondiali della gioventù". Abbiamo tutti notato i sentimenti di affetto paterno del Sommo Pontefice verso i giovani di tutto il mondo. Ebbe questi sentimenti erano reciprocati da essi, con altrettanto affetto. Perché?
Perché questa figura, vestita di bianco, attrae tanto? Se ritorniamo all'ipotesi di prima, ossia alla gioventù polacca, la risposta può essere semplice: viene additato il martirio. Ecco quindi Padre Popielusko, che pur di non sottostare all'imposizione del regime comunista che pretendeva una condotta sacerdotale meno irriguardosa nei confronti delle Autorità al potere, scelse la via del martirio.

C'è stato a mio avviso un altro fattore scatenante l'affettuosa, forte simpatia dei giovani verso Giovanni Paolo II. Penso che i giovani abbiano visto in Papa Wojtyla la personificazione dell'"eroe" moderno con le sue virtù: coraggio, amore, determinazione e disinteresse. Ossia la personificazione del bene che vince il male. Pensiamo all'attentato contro la sua persona effettuato nel maggio del 1981 da Ali Agca. E' il duello tra il male (l'attentatore, la pistola che deve uccidere e le pallottole che devono colpire) ed il bene (il Vescovo di Roma, che aveva pochi secondi prima abbracciato una bambina, senza armi, munito solo del suo amore per il prossimo). Le pallottole colpiscono ed il Papa cade, apparentemente sconfitto. Ma poi si rialza e, sempre solo con le sue virtù, tra le quali anche quella del perdono, ritorna pellegrino nel mondo. Egli vince la sfida e sconfigge il male. Nel suo funerale a San Pietro, ove i Capi di Stato di tutto il mondo sono venuti ad inginocchiarsi davanti alla sua salma, la sua vittoria sul male è stata evidentissima. Nel testamento di Giovanni Paolo II non è indicata alcuna proprietà materiale, poiché nulla egli possedeva e si è allontanato da noi, povero com'era vissuto. Ecco la figura dell'eroe e credo che i giovani lo vogliano santo subito per questa ragione. Essi si sono sentiti protetti da questa straordinaria personalità. Nel Sommo Pontefice hanno visto la figura di riferimento universale dei loro valori più alti, hanno ben compreso il suo impegno tenace nel porre la difesa dell'uomo al centro di una nuova legittimità.

Su Papa Wojtyla si dirà e si scriverà tanto ancora, poiché Egli rimane nella storia del mondo come uno degli attori principali che negli ultimi anni del secolo scorso hanno contribuito a cambiarne il corso. Ha simboleggiato grandi valori come la famiglia e la solidarietà internazionale che ha posto al centro del suo apostolato ed ha contribuito con la sua infaticabile opera alla riconciliazione degli uomini. Tutti abbiamo gradito ed accolto con commozione la sua voce di speranza; cerchiamo di far proprio il suo invito a "non avere paura" nel testimoniare la fede e la verità. Questo è stato il grande, essenziale messaggio di Giovanni Paolo II.

Il libro "Verona - Il futuro della memoria"

E' stato accolto con grande favore e successo il regalo che l'Associazione Veronesi nel Mondo ha voluto fare ai partecipanti al convegno organizzato per la "Giornata COP libro verona bassotto dell'emigrante". Parliamo del volume "Verona - Il futuro della memoria", che raccoglie fotografie, dall'archivio dei fratelli Enzo e Raffaello Bassotto, scattate in vari luoghi della Verona di ieri e in quella di oggi. Un volume prezioso esteticamente ma anche perché fornisce indicazioni di come e quanto sia cambiato, nell'ultimo secolo, il volto della nostra città. E che vuole sottolineare, come da sottotitolo, che per costruire un grande futuro non dobbiamo dimenticare qual è stato il nostro passato.

Il progetto è stato realizzato grazie al determinante contributo della Camera di Commercio di Verona. L'Associazione Veronesi nel Mondo esprime un ringraziamento alla Banca Popolare di Verona per la particolare sensibilità dimostrata, e alla significativa attenzione del Comune e della Provincia di Verona.

 

Il convegno per la "Giornata dell'Emigrante"

NELL'AUDITORIUM DELLA FIERA SONO CONVENUTE CIRCA 650 PERSONE

E' stato oggettivamente un successo, e tra i tanti spettatori, nelle prime file, erano presenti varie autorità:Il Presidente della Camera di Commercio Fabio Bortolazzi, il Presidente della Fiera Luigi Castelletti, il Presidente della Provincia di Verona, Elio Mosele, gli assessori comunali Roberto Uboldi e Giangaetano Poli, il Presidente dell'Autostrada Serenissima Aleardo Merlin, l'Assessore della Regione Veneto Oscar De Bona, il Consigliere Regionale Raffaele Bazzoni, i rappresentanti dei vari Circoli di Veronesi nel Mondo e di ex-Emigrati, nonché il Gruppo Alpini di Dossobuono.

Come da puntuale programma, la Giornata è stata avviata da Don Walter Soave, che ha ricordato la benedizione papale della Campana della Basilica di Montreal in Canada, la Madonna del Monte Carmelo, e la ricorrenza del cinquantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle.

"Bisogna cancellare ­ ha detto Don Walter ­ la parola 'straniero' dal vocabolario. Nell'emigrante prevale all'inizio la nostalgia, poi subentra l'amore per la terra a cui si sta donando. L'emigrante è la verifica del valore di una città". Il 'nostro' sacerdote ha concluso il suo intervento con una preghiera, e ha ricordato il primo 'emigrante' della Storia, Abramo che lascia la sua terra.

Il nostro Presidente, Giuseppe Riccardo Ceni ha ricordato il Vescovo di Verona Padre Flavio Roberto Carraro, che non si era ancora completamente ristabilito e non ha potuto essere presente al convegno, ove peraltro è stato rappresentato dal Vicario Generale Monsignor Franco Fiorio. Dopo aver ricordato i progetti di solidarietà in corso con il Circolo di Buenos Aires, Ceni ha ringraziato il Professor Umberto Fasol, Preside dell'Istituto Stimate, per l'opera di sensibilizzazione avviata con gli studenti sul tema dell'emigrazione.

L'Avvocato Luigi Righetti, uno dei tre probiviri dell'Associazione Veronesi nel Mondo, moderatore dell'incontro, ha ricordato l'emigrazione dal nostro territorio cominciata circa 150 anni fa. Prima dell'Indipendenza, nel Veronese, c'era più lavoro, per esempio nella costruzione delle fortificazioni. Per cercare di ovviare alla pesante disoccupazione, la Chiesa creò le prime cooperative, nacquero le Casse Rurali per aiutare i contadini e gli artigiani, e da questi primi 'vagiti' nacquero grandi, attuali istituzioni cittadine come la Banca Popolare e la Società Cattolica di VERONA - 22042006 027 Assicurazioni. Ma la carenza di lavoro rimase, e l'emigrazione continuò ad essere pesante, per esempio verso la Germania tra le due guerre, in corrispondenza con la creazione dell'Asse. Fino al '43, ha ricordato Righetti, i nostri lavoratori erano ben accettati e remunerati, ma dopo l'Armistizio molti furono deportati nei campi di concentramento come traditori.

L'assessore Giangaetano Poli ha portato i saluti del sindaco Zanotto e dell'amministrazione comunale. La tragedia di Marcinelle, ha sottolineato, è ancora un vivido ricordo a Verona, perché molti veronesi avevano parenti emigrati in Belgio. Ha poi comunicato che ad agosto il Comune di Verona intitolerà una via a Giuseppe Corso -veronese morto al Bois du Cazier - nella frazione di San Felice Extra, alle porte nord-orientali della città.

Il Presidente della Provincia Elio Mosele ha notato come il pubblico così numeroso presente in sala sia la chiara testimonianza della massiccia emigrazione dalla nostra provincia. Un'emigrazione c'era stata anche prima dell'Unità d'Italia, ma si trattava di maestranze specializzate richieste da Germania, Russia, Ungheria, per lavori a termine. In seguito ci fu l'emigrazione dettata dalla povertà, e dobbiamo evitare il rischio di dimenticarcela. Giusto, quindi, che il volume realizzato dai Frateli Bassotto abbia come sottotitolo "Il futuro della memoria".

Quindi è intervenuto l'assessore regionale ai foto7 Flussi Migratori, Oscar De Bona, che ha sottolineato come le prime associazioni dei nostri emigranti siano nate, sulla spinta della Chiesa e delle Camere di Commercio, proprio all'indomani della tragedia di Marcinelle. "Siamo la regione italiana che ha dato più emigranti, attualmente i Veneti nel Mondo sono tre milioni e 190 mila. Alcune province, come la mia, che è Belluno, per molto tempo hanno vissuto sostanzialmente sulle rimesse degli emigrati. Nonostante i tagli, per il 2006 la Regione è riuscita ad aumentare i fondi a favore delle associazioni di emigrati, ma indubbiamente dobbiamo rilanciare l'elemento economico che può derivare dalla nostra presenza nel mondo".

Fabio Bortolazzi, Presidente della Camera di Commercio, principale sostenitore dell'Associazione Veronesi nel Mondo, ha voluto sottolineare la matrice cattolica della nostra emigrazione, caratterizzata sempre da un senso di solidarietà e dono nei confronti dell'altro. Giuseppe Riccardo Ceni

Di grande rilevanza storico-culturale l'intervento del Professor Giorgio Borelli, Ordinario di Storia Economica dell'Università di Verona, che ha parlato sul tema "Una costante storica: il migrare".

Borelli ha accennato a due fondamentali tipologie di migrazione: una, "di conservazione", che aveva la funzione di mantenere un equilibrio 'padronale'; un'altra "di rottura", che ha alla base una popolazione eccedente rispetto alle risorse disponibili. Ce ne può essere anche una terza, derivante da diverse concezioni sull'al di là. Nel '500, dopo la Riforma Luterana, ci fu dal centro-nord del nostro paese un'emigrazione verso la Germania, la Svizzera. Le migrazioni hanno quasi sempre sortito effetti positivi per i paesi che le hanno accolte. Un'emigrazione "di rottura" è quella che caratterizza l'Italia negli ultimi vent'anni dell'800. Tra il 1887 e il 1892, in particolare, l'Italia è colpita da una grave crisi agraria, e l'emigrazione compie un grande balzo. Con i piroscafi a vapore, dagli Stati Uniti, arrivano notevoli eccedenze granarie, e il prezzo del grano crolla. Gli italiani partono verso il Midi della Francia, il Brasile, il Nordamerica, e soprattutto verso l'Argentina. In questo paese, in particolare, sono loro ad assorbire la civiltà che li ha accolti, ne diventano forza preponderante, fanno più figli rispetto agli autoctoni. Gli "Italiani d'Argentina" hanno più successo di quelli che si stabiliscono a New York. Negli Usa, del resto, approda una migrazione meno qualificata. In Argentina, nel settore della carne e dei cereali, i 'nostri' diventano la forza trainante della locale economia, e non è un caso che oggi gli Italiani siano alla testa della Confindustria in Argentina e in Brasile, dove, per esempio, la città di San Paolo diventa polo economico primario con l'esplosione del caffè. Oggi 16 milioni di oriundi vivono negli Usa, e 39 in Sudamerica. Praticamente, nel continente americano, vive un'altra Italia. Borelli ha ricordato la celebre poesia "I va in Merica" di Berto Barbarani, concludendo che il migrare, che oggi è un fenomeno di raggio mondiale, è un'inevitabile costante storica.

Davanti al microfono sono quindi venuti due amici dal circolo di Charleroi, l'Ingegner Lino Stoppele e Vittorio Dal Gal, che ha donato al Presidente Ceni la 'lampada' del minatore, il suo salvagente quando lavorava nelle miniere di Marcinelle. "L'Associazione Ex-Minatori di Marcinelle ­ ha detto l'Ingegner Stoppele, autore di un volume su quanto accadde l'8 agosto 1956 al Bois du Cazier - sta lavorando per riordinare il sito della tragedia". Dopodiché ha ricostruito la sequenza di quella drammatica giornata al Bois du Cazier: sette operai riuscirono a risalire in superficie, 262 rimasero "intrappolati come topi" a mille metri sotto terra. 136 delle vittime erano italiane, cinque provenivano dal Veneto, tra cui il veronese Giuseppe Corso. Gli altri quattro venivano dalle province di Treviso e Belluno. Il Bois du Cazier, oggi, è un sito plurimuseale. Stoppele ha invitato tutti i presenti ad andare a visitarlo, garantendo che lui farà da guida. Vittorio Dal Gal, che si è presentato al microfono con il suo caschetto da minatore, ha ringraziato ING STOPPELE FOTO tutti, dicendo di "sentirsi veronese da 79 anni", cioè da quando è nato, anche se ha passato gran parte della sua vita in Belgio.

Il professor Umberto Fasol, Preside delle Stimate, ha comunicato la presenza tra il pubblico di cinquanta ragazzi dei licei Scientifico e Linguistico dell'Istituto, che hanno realizzato lavori su Marcinelle.

Monsignor Franco Fiorio, infine, in rappresentanza del Vescovo, ha sottolineato come anche il dolore e le fatiche siano veicolo di fratellanza, e ha ricordato i 700 missionari veronesi nel mondo, che in fondo sono a loro volta emigranti, come emigrante è, per sua stessa natura, la Chiesa, da quando Abramo partì verso l'Egitto.

 

Riportiamo qui l'intervento, nel corso del Convegno sulla "Giornata dell'Emigrante" del 22 aprile,

Luciano Stizzoli, rappresentante dell'Associazione Veronesi nel Mondo "L'Arena" di Buenos Aires, Argentina.

Gentili Signore ed Egregi Signori,

Ringrazio tutte le autorità presenti, specialmente l'On. Ceni, per avermi dato la
possibilità d'inviare questo messaggio a tutti i veronesi, sia gli abitanti in loco, sia gli emigrati come noi, in tutto il mondo; Vi posso assicurare che siamo noi i veri ambasciatori di Verona, e quelli come i nostri nonni o genitori che hanno lasciato il loro sangue e la loro vita nella terra ove hanno scelto di emigrare per incominciare una nuova esistenza, partendo da Verona dopo le due Guerre Mondiali; anche questo ha portato alla crescita della provincia veronese, poiché tutti noi emigranti abbiamo aiutato i nostri parenti inviando mensilmente quello che si poteva, soldi, scatole con cibo ecc., senza dimenticare la nostra idea di creare una famiglia nella Nuova Patria, insegnando a tutti quali erano le nostre radici, la nostra vera Patria lontana, l'Italia.
A questo punto non posso che ricordare e farvi ricordare che pure lontano c'è un filo che lega i Veronesi sparsi nel mondo a Voi che nella nostra città d'origine vivete, e contemporaneamente un filo che unisce la Verona di ieri e la città di oggi, protagonista di un'evoluzione architettonica, sociale e vocazionale che non accenna a rallentare. Il lavoro fatto da circa 150 anni a questa parte dagli emigrati Veronesi nel Mondo. Direttamente, come dicevo prima, con le rimesse inviate ai congiunti rimasti a casa, o indirettamente facendo da splendidi ambasciatori all'estero della civiltà della nostra città d'origine, abbiamo contribuito in maniera determinante, e continuiamo a contribuire, allo sviluppo di Verona.
Vorrei mettere in evidenza che "NESSUN PRESENTE HA UN FUTURO SE SI DIMENTICA IL PASSATO", come scritto anche dal Presidente Ceni nel libro "Verona" di Enzo e Raffaello Bassotto, pubblicato dai Veronesi nel Mondo.

Infine vorrei ringraziare il Presidente dei Veronesi nel Mondo e con lui tutti i consiglieri dell'Associazione, per aver reso possibile il sostegno a due istituzioni veronesi che in Argentina sono un esempio di umiltà e lavoro; ringrazio quindi le Suore della Misericordia di Verona, fondate da Don Carlo Steeb FOTO PAG 13 e Suor Vincenza Poloni nel 1840. Gestiscono una scuola con 900 alunni, un pensionato per donne anziane autosufficienti, e fanno anche assistenza nelle province di Buenos Aires, Santa Fè e Corrientes; tutte le domeniche vanno alla Baraccopoli di Retiro a portare cibo e dolci alle persone bisognose.

Ringrazio le Suore della Compagnia di Maria fondata da Padre Antonio Provolo nel 1841, che accolgono nella loro sede di Buenos Aires centinaia di bambini e ragazzi ipoacustici, con quasi nessuna possibilità economica, e svolgono "l'insegnamento della parola parlata", ossia il metodo orale puro.

La nostra Associazione Veronese L'Arena di Buenos Aires con tutto il cuore cerca di seguire e aiutare questa missione in tutto il possibile, ma sapete qualè il risultato? Sono loro che veramente aiutano noi, con il loro spirito di sacrificio, umiltà e amore. A VOI, care sorelle, un GRAZIE sincero per tutto quello che state facendo e continuerete a fare.

Veronesi, non dimenticate di dire ai Vostri figli che gli emigrati Veronesi non sono cittadini di seconda categoria, bensì quelli che hanno aiutato Verona ad essere quella di oggi.

Gli incontri in Provincia e in Comune

I delegati dei Circoli sono stati ricevuti dal Presidente Mosele e dal Sindaco Zanotto

La mattinata di sabato 25 marzo è stata dedicata ai due importanti incontri con il Presidente della Provincia di Verona, Elio Mosele, e con il Sindaco della città, Paolo Zanotto.

Ai Palazzi Scaligeri, sede dell'amministrazione provinciale, con il Presidente Giuseppe Riccardo Ceni e i rappresentanti dei vari Circoli dei Veronesi nel Mondo, c'erano, per la nostra Associazione, anche i vicepresidenti Giuseppe Bertani e Diego Paganini, e alcuni consiglieri dell'Associazione.

Il Presidente Mosele ha ricevuto gli ospiti nella Sala Rossa, ricordando il passato migratorio del Veneto in varie direzioni. Anche lui, originario dell'altopiano di Asiago, dopo varie ricerche ha individuato vari parenti in diverse parti del mondo. Anche lui, ha ricordato, è stato per un anno emigrante in Germania, dove ha fatto vari lavori e ha conosciuto l'amarezza dell'umiliazione. "La dignità di un uomo ­ ha detto ­ dipende dalla qualità del suo lavoro", e ha sottolineato la soddisfazione di vedere una "bella fetta di mondo" rappresentata nelle sale della Provincia. A tutti sono stati consegnati i distintivi della Provincia di Verona, dopodiché si è proceduto alla visita della Loggia di Fra' Giocondo, che oggi ospita la Sala del Consiglio dell'amministrazione provinciale.

Nella stessa mattinata ci siamo spostati a Palazzo Barbieri, ovvero il Municipio di Verona, dove siamo stati ricevuti, sempre nella Sala Consiliare, dal Sindaco Paolo Zanotto. foto12

Il primo cittadino ha ringraziato il nostro Presidente, Ceni, per la passione con cui esercita la sua carica, e si è detto colpito dall'attaccamento alla città dei rappresentanti dei vari Circoli, provenienti da tutto il mondo. "Siamo nella Sala Consiliare ­ ha detto Zanotto ­ perché è il luogo che rappresenta la massima espressione della vita civile veronese. Per noi che viviamo qui è un ulteriore motivo di consapevolezza sapere che ci sono tanti Veronesi nel Mondo, e Vi assicuro che Verona è ancora abitata da gente come Voi. Sono onorato di questo incontro". Tra i vari interventi dei rappresentanti dei Circoli, quello molto simpatico di Ida Zanella, da Melbourne in Australia, che ha ricordato di aver conosciuto la nonna dell'attuale sindaco di Verona quando ancora stava a San Giovanni Ilarione.

Ai presenti è stato regalato il volume "Nella bella Verona" di Cappelli Editore, ed è stato promesso l'invio a tutti i Circoli di un DVD sulla nostra città, realizzato dall'assessorato al Commercio e al Turismo.

DAL BRASILE

Il nuovo direttivo del circolo di Criciuma

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Oggetto: Insediamento del nuovo Direttivo (Biennio 2006/2007)

Il nuovo direttivo del Circolo Veronesi nel Mondo di Criciúma e Nova Veneza si è insediato ufficialmente il giorno 12 novembre 2005. L'evento si è svolto nella Sala Congressi del Ristorante Ghelere.
Dopo la riunione è stato servito un pranzo ai sessenta partecipanti dell'evento.
La presentazione dell'insediamento è stata affidata al Signor Gilliard Gava che ha fatto la chiamata dei partecipanti alla tavola.
La seduta dell'insediamento del direttivo è stata la seguente: Angelo Zanini, Dino Ghelere e Giovanni Baptista Marconi di San Bonifacio ­ Verona, e Antonio Calbi di Montecchia di Crosara ­ VR, l'assessore alla Cultura di Nova Veneza Signor Romencito Jose Alessio, il Presidente d'Onore del Circolo Signore Jose Mezzari, il Presidente del Comitato Veneto per Santa Catarina Signore Itamar Benedette, il neo Presidente Ingegnere Valter Matheus Fabris e il Signore Pedro Mondardo Presidente uscente.
Il Signor Giovanni Baptista Marconi ha regalato al Circolo due libri sulla storia di San Bonifacio di Verona e ha parlato dell'amicizia che ci Valter Matheus Fabris e Marconi unisce, esprimendo anche il desiderio di realizzare il gemellaggio tra San Bonifacio di Verona e San Bonifacio di Nova Veneza.

Il neo Presidente del Circolo Ingenere Valter Matheus Fabris ha tenuto un breve discorso con l'obiettivo di evidenziare che il compito fondamentale di questa amministrazione sarà per la cultura e per lo svolgimento d'interscambio di formazione professionale.

L'evento è stato caratterizzato anche dall'emozione negli incontri con i parenti di quei cittadini italiani che sono stati tra noi.

 

Valter Matheus Fabris e Giovanni Baptista Marconi

Abbiamo ricevuto la triste notizia della Signora Vittorina Cornut Marchi, componente del Comitato Veronesi nel Mondo Vallese di Vouvry. Vittorina si è spenta serenamente lo scorso 28 marzo all'età di 76 anni.
L' Associazione Veronesi nel Mondo, Presidente e Consiglio di Amministrazione, partecipa al dolore dei familiari ed esprime le proprie condoglianze.

DAL KENIA

Ci scrive Suor maria Rosa Ballini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Carissimi amici,

ho sempre scritto poco perché è sempre stato difficile trovare tempo per sedersi e scrivere, però ho sempre atteso VERONESI NEL MONDO e seguito con interesse le notizie, eccezion fatta per le due ultime pagine sul calcio, per il semplice motivo che non sono una tifosa. Ma quando i successi del Chievo hanno raggiunto le pagine dei
nostri quotidiani locali, allora anch'io mi sono sentita orgogliosa e ho approfondito un po'. Un grazie senza fine per il giornale che ricevo forse dagli anni 1972/1973, in Uganda a quei tempi.
Ho lasciato l'Italia per la missione nel 1961 e dal 1972 mi trovo in Africa. maria rosa bellini Mi sento una VERONESE NEL MONDO a tutti gli effetti e questa rivista la sento come la mia rivista. Ora che ho preso penna e carta (ovvero il computer) per scrivervi, voglio salutare tutti i lettori e voglio specialmente dire un grande GRAZIE alla Direzione per averci mantenuto in contatto per una vita intera.

Ringrazio per le poche volte che avendo scritto qualcosa sull'attività che svolgevo, l'avete gentilmente pubblicata. Se posso scriverò ancora.
Per me è bello sentire cosa fanno gli altri e penso che sia lo stesso interesse di molti che si trovano in circostanze simili.

Con gratitudine Suor Maria Rosa Ballini Figlie di San Paolo - Nairobi


DAL LUSSEMBURGO

Uu quarto di secolo per i Veronesi del Lussemburgo

Il 'Compleanno' verrà celebrato il prossimo 23 settembre

Riceviamo da parte di Vito Spinosa, Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo del Lussemburgo, e volentieri pubblichiamo:

La nostra Associazione Veronesi nel Mondo è nata nel 1981, e quindi nel 2006 compie venticinque anni. Per tale occasione, desideriamo festeggiare degnamente dando all'Associazione l'importanza ed il valore che merita. Ci siamo posti un obiettivo, quello di invitare tutte le autorità locali ed italiane qui in Lussemburgo, e in più autorità italiane da Verona.

Il nostro programma è il seguente:

Sabato 23 settembre ore 16: appuntamento al Comune di Esch sur Alzette, ove ad attenderci sarà Madame Lydia Mutsch, attuale Sindaco della città di Esch, con i suoi collaboratori comunali.
Sua Eccellenza Ermanno Squadrilli, Ambasciatore d'Italia in Lussemburgo, è al corrente dell'iniziativa.
La Dottoressa Carmela Maria Rosaria Gragnani, Console d'Italia a Esch, ci ha confermato a voce la sua presenza e speriamo in una risposta affermativa ufficiale.
Gianfranco Barp, Direttore Generale del Banco Popolare di Verona in Lussemburgo ci ha già risposto affermativamente.
Sarà presente una rappresentanza dell'Associazione Veronesi nel Mondo, e ci sarà anche il Coro Il Biron con un repertorio di canti popolari, in diverse fasi della manifestazione.
Dopo la cerimonia in Comune, un corteo si muoverà dalla piazza dello stesso comune, e percorrendo la Rue de l'Alzette tutti insieme raggiungeremo la Piazza della Resistenza, ove le autorità deporranno una corona floreale al monumento italiano "L'abbraccio". Ad accompagnare il corteo ci saranno l'Harmonie des Mineurs d'Esch, il Corpo degli Alpini, una parte dei nostri soci e quanti vorranno accompagnarci.
Padre Antonio Simeoni celebrerà una Messa nella Chiesa du Sacre Coeur, nella Rue Zenon Bernard 77, a 100 metri dalla Piazza della Resistenza, cantata dal coro in italiano.
La Sala Ariston, di fronte alla stessa chiesa (all'angolo tra Rue Zenon Bernard e Rue Pierre Claude) ospiterà una sontuosa cena, ed infine la manifestazione si concluderà con un ricordo offerto dall'Associazione.

DAL'ARGENTINA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Buenos Aires, maggio 2006

Siamo lieti di informarvi della composizione del nuovo direttivo del CAVA (Comitato delle Associazioni Venete dell'Argentina) costituito nell'Assemblea Ordinaria di domenica 29 aprile scorso, nella sede del C.R. La Trevisana di Buenos Aires, con la presenza di delegati delle associazioni venete di tutta l'Argentina.
PRESIDENTE: MARIANO R.GAZZOLA. (Trevisani nel Mondo - Rosario)
VICEPRESIDENTE I: BRUNO PEGORIN (Ass. Veneta di Mendoza)
VICEPRESIDENTE II: EMILIO ZACCHIA (Fam. Veneta di Marcos Juárez)
SEGRETARIA: KARIN ORLANDI (Vicentini nel Mondo - Bs Aires)
VICESEGRETARIO: ESTEBAN RONI (Ass. Bellunese di Bs Aires)
SEGRETARIO ai VERBALI: LUCIANO STIZZOLI (Ass. Veronese L'Arena- BA)
TESORIERE: FEDERICO DE CRISTO (Gioventù Veneta Argentina)
VICETESORIERE: SILVIA FUSARO (Padovani nel Mondo - Bs Aires)

 
CONSIGLIERI TITOLARI: GABRIELA ZANIN (Ass. Fam. Veneta di Rosario)
LUISA FUSARO (Padovani nel Mondo - Bs Aires)

MAXIMILIANO GRANZOTTO (CR La Trevisana - Bs Aires)
MARCELO CARRARA (Tre Venezie di Mar del Plata)
GUILLERMO BUSIN (Unione Veneta Villa Regina)
ALBERTO CAPPELLARI (Famiglia Veneta Rio Cuarto)
LIDIA DEON (Famiglia Veneta di Rafaela)
ISIDE DONADON (CR La Trevisana - Bs Aires)
NICOLO' PETTINA (C. Veneto di Santa Fe)

VIVIANA CAPPELOTTO (Fam. Veneta di Bahia Blanca)
CONSIGLIERI SUPPLENTI: MARINA CAVALLERO (Gioventù Veneta di Bos Aires)
FEDERICO MARCHIORI (Fameja Veneziana di Bs Aires)
ANDRES TION (Trevisani nel Mondo - Rosario)
RENZO FACCHIN (Ass. Veneta di Córdoba)
LAURA MONGE (Ass. Triveneta di Pergamino)
REVISORI DEI CONTI TITOLARI:
RICARDO BUTTAZZI (C.R. Trevisano di La Plata)
ROLANDO ARIEL DEBETA (Ass. Veneta di Mendoza)
HORACIO ZACCHIA (Fam. Veneta di Marcos Juárez)
REVISORI DEI CONTI SUPPLENTI:
SANDRO GRANZOTTO (GITEC)
HUGO PASQUALINI (Assoc. Veneta di Tucuman)

Cogliamo l'occasione per porgere cordiali saluti,
La Segretaria Il Presidente

(Karin Orlandi) (Mariano Gazzola)

DALL'ETIOPIA

Ci scrive Padre Renzo Meneghini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Spettabile Direzione "Veronesi nel Mondo", chiedo scusa per il ritardo nel ringraziare del vostro gentile pensiero inviandomi il periodico dell'associazione.
Grazie, è molto interessante e mi ricorda un po' la mia 'vecchia' e sempre nuova città.

Sono nato a Ronco all'Adige nel 1944, dove ho ancora zii e zie! Dopo il servizio militare sono entrato nell'Istituto Missionari della Consolata di Torino. Da 10 anni mi trovo in Etiopia e precisamente a Gambo dove c'è la Missione: Chiesa, Scuola e Ospedale.

Non manca il lavoro. Sono contento di dare una mano ai più poveri dei poveri! Grazie, saluti, auguri e preghiera.

P. Renzo Meneghini IMC - Missionario della Consolata

 

Carissimi amici di Gambo,

Finora qui tutto bene la salute ed il lavoro, anche se in Etiopia c'è molto fermento a causa della grave situazione politica, qui però non ci sono stati problemi. Il tempo è molto bello, è finita l'epoca delle piogge e tutto è verde. Nelle zone più basse, dove crescono acacie e fichi d'india, il raccolto di grano e teff è stato buono e speriamo altrettanto a Gambo prossimamente. In memoria del nostro amato parroco e confratello P.Tarcisio Rossi, mancato il 5 settembre scorso, verrà eretta una cappella all'interno dell'ospedale. Siamo certi di fargli cosa gradita avendo lui avuto grande fervore nel costruire centri di culto in molte zone dell'Etiopia. In ospedale sempre molti ammalati e sempre tutti gravi, assisterli con i pochi mezzi a disposizione è difficile ma quel poco è già sufficiente per tanti di loro. Abbiamo sempre molti volontari dall'Italia e dalla Spagna che ci aiutano nelle attività sanitarie e nei progetti di sviluppo.

Una équipe di infermieri catalani ha iniziato un progetto sul territorio che prevede la formazione di levatrici e personale sanitario e la costruzione di locali idonei per il controllo delle donne in gravidanza e per le vaccinazioni.

Alcune costruzioni a Gambo per i lavoratori e per l'ospitalità ai volontari sono a buon punto così come la nuova sala operatoria che si spera di poter aprire entro l'anno.
Abbiamo ancora in sospeso il progetto per la rete fognaria che richiede molto tempo per lo studio di fattibilità in considerazione anche della difficoltà di approvvigionamento dei materiali necessari.
In futuro speriamo di poter realizzare un altro importante progetto di sviluppo dell'attività ospedaliera per rendere sempre più efficiente il servizio fornito e ottimizzare le risorse disponibili: renzo meneghini l'informatizzazione. Tutto questo è possibile grazie al vostro aiuto e alla vostra amicizia, la Divina Provvidenza opera attraverso di voi a favore della nostra missione. La SS Vergine Consolata e il Beato Giuseppe Allamano ci proteggano sempre!

P.Renzo Meneghini IMC



Un Verona piccolo piccolo

L'HELLAS SI E' SALVATO. MA IL FUTURO E' DAVVERO UN'INCOGNITA

Ce l'abbiamo fatta, e senza neppure troppi patemi d'animo. Con una squadra fatta per lo più di volonterosi ragazzini, il Verona Hellas ha concluso il campionato di serie B a 49 punti, abbastanza, nonostante un finale prevedibilmente disastroso (quando mancano gli stimoli, non solo quelli a breve scadenza, ma anche quelli legati ad un minimo di progetto per l'immediato futuro, è difficile trovare motivazioni), per mettersi al sicuro dalla retrocessione in C1, che alla fine ha riguardato Avellino, Ternana, Cremonese e Catanzaro. In A, invece, sono salite Atalanta, Catania e Torino.

Anche in questo caso, come per il Chievo, l'Hellas ha avuto la fortuna di essere condotto, negli ultimi due anni, da un allenatore serio e preparato come Massimo Ficcadenti, che è riuscito a cavare il meglio che poteva da uno stuolo di ragazzini quasi tutti apprezzabili, a loro volta, per impegno e attaccamento alla squadra, ma in cui, almeno al momento, è difficile intuire i crismi dei fuoriclasse. Detto in soldoni, come andiamo da tempo ripetendo, la squadra ha fatto il possibile, considerando il materiale che aveva a disposizione.

E' una situazione che ormai va avanti da alcuni anni, e che non si può non attribuire ad una dirigenza che ha sempre pensato più a vendere e a rimanere a galla che a investire sulla squadra o lasciare il passo ad altri. La situazione societaria è ormai alla bancarotta. Non ci si capisce più nulla tra un Pastorello che da anni dice di voler lasciare ma non lo fa mai, un Conte Arvedi che c'è e non c'è tra battute di caccia e improvvisi sfoghi, e possibili acquirenti che sembrano più interessati a farsi un po' di pubblicità che a entrare nell'Hellas con il portafogli in mano, pronti a fare qualche sacrificio per il bene di un marchio così glorioso e di una città che non merita una squadra "da parrocchia". Non pretendiamo mecenati a fondo perduto (perduto in tutti i sensi, visti i risultati dell'Inter) come l'amato Presidente Massimo Moratti, ma rimpiangiamo alla grande anche gente come il Commendator Saverio Garonzi, che ogni estate battagliava proverbialmente fino all'ultimo centesimo sull'ingaggio di Gianfranco Zigoni, ma che comunque nutriva un reale, infinito amore per i colori gialloblu al di là della voglia di fare qualche affarone (e Don Saverio, in collaborazione con il manager Iro Di Brino, collezionò parecchi colpi grossi, a cominciare dai Golin e i Bergamaschi a suo tempo venduti al Milan come fuoriclasse di caratura mondiale).

Al momento in cui scriviamo, praticamente, la dirigenza sta procedendo allo smantellamento della squadra, vendendo o lasciando andare tutto quello che si può. A cominciare dal Mister, che già l'anno scorso, senza giri di parole, era stato buggerato, e trattenuto al Verona dalle promesse, poi non mantenute, di un rafforzamento dei quadri. Ficcadenti squadra bortolazzi dev'essere una gran brava persona, ma non gli si può chiedere ancora una volta di tirare una carretta senza ruote. Quasi sicuramente, quindi, il Mister se ne andrà, anche perché ha buone richieste.

Per quanto riguarda gli altri, sono già stati 'mollati' Adailton (che sicuramente merita la chance di misurarsi con una squadra di maggiori ambizioni, e sembra sia il Genoa, adesso, che se lo accaparrerà) e i più giovani Cassani e Munari (entrambi al Palermo di Zamparini). In lista di partenza c'è anche il portiere Pegolo. Che cosa ci rimane? Poco o niente. Potrebbe ancora essere Vincenzo Italiano il perno attorno al quale costruire il nuovo Verona, ma le casse sono vuote. Inoltre ci chiediamo ancora con quale spirito possa rimanere a Verona uno come Vincenzo, visto che anche lui ha la caratura ­ pur se non è più giovanissimo ­ per 'pretendere' qualcosa di più. Anche Dario Biasi, difensore che non è certo un fuoriclasse ma che in quanto veronese di nascita (nonché già tifoso in Curva Sud al Bentegodi) pareva molto attaccatto alla maglia dell'Hellas, si è sentito 'scaricato' dalla società, e quindi approderà ad altri lidi..

Francamente non sappiamo che dire. Anche perché ci sono buone probabilità che il prossimo anno, dopo le sentenze di "Moggiopoli", la serie B si trasformi in una specie di A2, con Juventus Fiorentina Lazio...Con che Verona potremo giocare il torneo? Speriamo che da qui a settembre succeda qualcosa, che possa salvare da un'inevitabile agonia il povero, vecchio Hellas Verona.

Onore e gloria al Chievo

SETTIMO POSTO FINALE, ACCESSO (ALMENO) ALLA COPPA UEFA. UNA MOSCA BIANCA NELLA DERIVA DEL CALCIO ITALIANO

C'è davvero di che esserne sempre più fieri. Parliamo del ChievoVerona, naturalmente, che ha concluso brillantemente anche il campionato 2005/2006, quello che sicuramente segnerà una svolta nella storia del calcio italiano, grazie alle 'prodezze' di Luciano Moggi e alla sua combriccola di arbitri, giornalisti, dirigenti, procuratori e squallidi personaggi vari; hanno praticamente distrutto un giocattolo che era bellissimo e ed era di tutti gli italiani, se ne sono appropriati trasformandolo definitivamente da un gioco di sport ad un gioco di soldi, arroganza, e potere, che nulla aveva più a che fare con lo spirito originario. Mentre siamo in attesa degli esiti del processo in corso, e speriamo che tutta questa gentaglia paghi per sempre, e cioè si tolga per sempre dalle scatole del calcio (scusate la poca eleganza, ma da tempo non ne potevamo più della patente, sprezzante e incomprensibilmente intoccabile arroganza della "triade juventina" e di quel personaggio davvero ineffabile che è appunto Moggi con i suoi cortigiani), diciamo che da questo bailamme sconvolgente il ChievoVerona è riuscito a tenersi fuori, e che quindi merita ancor più ammirazione.
Senza enormi mezzi, ma con una politica intelligente, misurata e accorta, il Presidente Campedelli e i suoi collaboratori hanno saputo salvaguardare una presenza in serie A ormai quinquennale, per cui si può continuare a parlare di "miracolo Chievo".

I lettori del nostro periodico sanno che ad inizio campionato non nutrivamo grande ottimismo, ed invece riconosciamo con piacere di essere stati clamorosamente smentiti, con un torneo quasi sempre all'altezza della situazione, e capace di regalare grandi soddisfazioni lungo il percorso. E del resto parla chiaro una classifica che ci ha visto concludere davanti a compagini sulla carta ben più attrezzate del 'piccolo' Chievo; diciamo almeno di Palermo (a cui abbiamo 'fornito' i nazionali Barzagli e Barone, nonché il vecchio 'Genio' Corini) e Sampdoria, ma anche Parma, Livorno, Udinese e Siena parevano tecnicamente più dotate dei gialloblù della Diga. Che invece hanno saputo nella maggior parte delle gare evidenziare un calcio razionale ma non sparagnino, anzi coraggioso, intenso e quasi sempre capace di vender cara la pelle. Grandi meriti, senza dubbio, al Mister Bepi Pillon, tecnico magari di poche parole, poco propenso ai grandi proclami e agli show da teatrino televisivo, ma decisamente equilibrato e completo. E siamo molto contenti della sua riconferma, un punto di partenza fondamentale per il campionato 2006/07, comunque sia. E diciamolo subito, anche se il Presidente Campedelli, in vista degli impegni internazionali del Chievo (sarà Coppa Uefa o, se alcune delle squadre davanti a noi, Juventus per prima, verranno retrocesse o penalizzate a causa di "Moggiopoli", addirittura Champions League? Al momento in cui scriviamo non c'è alcuna certezza, nemmeno se il Campionato di Calcio partirà regolarmente), ha detto che farà di tutto per non indebolire la squadra (e cercherà anzi di rafforzarla), sappiamo benissimo che per sopravvivere non si possono fare follie, e che dobbiamo sempre ricominciare pensando alla salvezza come al primo obiettivo. Ma siamo sempre fiduciosi che con questa società e con questo allenatore si riuscirà comunque a divertirsi e ad allestire un team quanto meno dignitoso (cosa di cui dubitiamo, purtroppo, per quanto riguarda il glorioso Hellas Verona).
Dunque, innanzitutto, un 'bravissimo' a Pillon, trainer capace sotto il profilo tecnico ma anche sotto il profilo psicologico, nella sua capacità di tenere tutti i ragazzi in positiva tensione, e quindi di creare un gruppo forte. Non è facile, quando si hanno tanti giocatori meritevoli, e rientra assolutamente nel conto che uno come Simone Tiribocchi, attaccante completamente recuperato, che ha risposto bene tutte le volte che è stato chiamato in ampo, ma che ha dovuto 'subire' la concorrenza di Amauri, Pellissier, Obinna, chieda 'civilmente' di essere ceduto, convinto, anche con ragione, di meritare un posto fisso da titolare. Il 'Tir' non è un fuoriclasse, ma sicuramente un signor attaccante, di quelli che fanno sentire il loro peso in area, sanno difendere la palla e sanno far gol. Auguri Simone.
Ed è probabile che finisca col partire anche Franco Semioli, il gioiello del Chievo 2005/2006, un'ala vera come non ce ne sono più, agile e intelligente, entrato nel giro della Nazionale e richiesto da varie squadre. E' giusto che anche lui tenti la grande occasione, anche se ovviamente saremmo felicissimi di rivederlo anche il prossimo anno in maglia gialloblu.

Un altro che se ne va, e che salutiamo con grande stima è il 'vecchio' Alberto Fontana, portiere autore di uno splendido campionato, che ha subito dato alla squadra un forte contributo di sicurezza. Al posto suo, comunque, arriva un altro numero uno che si è fatto molto apprezzare in serie A negli ultimi due anni, Sicignano dal Lecce. E anche il secondo di Fontana, Lorenzo Squizzi, ha risposto bene ogniqualvolta è stato chiamato in campo, per cui ci sentiamo tranquili.

Un po' tutto il Chievo va elogiato, persino Luciano, che sembrava essere caduto in uno stato di involuzione e di depressione, nell'ultima fase del campionato ha ritrovato l'antico smalto.

Ma accanto a Semioli, Fontana e Tiribocchi, ci sono piaciuti molto altri elementi fondamentali per il bellissimo campionato del Chievo. Per esempio Federico Giunti, un leader a centrocampo. Anche lui, magari, non un fuoriclasse da "Scala del calcio", ma sicuramente giocatore completo tecnicamente, tatticamente e per impegno. Ci è piaciuto molto, da un certo punto del torneo in avanti, anche Amauri, centravanti di manovra, ben dotato tecnicamente, molto richiesto sul mercato. Ci piacerebbe avere ancora, magari per un anno, il giovane Obinna, per noi un vero talento che Pillon, forse saggiamente data la sua giovane età, ha utilizzato con parsimonia. Se ne va anche Daniele Franceschini, che passa alla Sampdoria. Giocatore spesso poco appariscente (anche se non ha rinunciato ai suoi gol), ma tatticamente quasi impeccabile. In difesa continuiamo a ringraziare Fabio Moro, piede non proprio sensibilissimo, ma nemmeno così ruvido, e combattente indomito che non si spaventa davanti a nessuno. Molto bravo, anche e soprattutto di testa, pure Davide Mandelli. Applausi particolari, infine, anche a Sergio Pellissier, capocannoniere della squadra pur non essendo stato sempre utilizzato dall'inizio, anche lui 'vittima' di quell'intelligente 'alternanza' adottata da Mister Pillon. Pellissier è uno che può trovare in quasi qualsiasi momento il guizzo vincente.

Il successo esterno a Genova, 2 a 1 contro la Sampdoria, e il 4-4 casalingo contro la Roma, hanno idealmente aperto e chiuso una stagione ancora da incorniciare. E naturalmente la partecipazione alle competizioni internazionali nella prossima stagione (a meno che, perché c'è anche chi paventa ipotesi di questo tipo, lo scandalo non imponga lo stop di un anno a tutto il calcio italiano, anche a quello, come il Chievo, che ha sempre giocato 'pulito') alimenta nuovi entusiasmi.

Onori e gloria al Chievo, speriamo, anche nel luminoso futuro.

 

 
 
       
 
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