L'INCONTRO IN CAMERA DI COMMERCIO - La
"Giornata dell'Emigrante" è stata preceduta,
nei giorni di venerdì e sabato 24-25 marzo,
dalla visita a Verona di vari rappresentanti di
diversi Circoli dell'Associazione Veronesi nel
Mondo. I delegati sono stati ricevuti prima dal
Presidente della Camera di Commercio di Verona,
Fabio Bortolazzi, e, nella mattinata successiva,
dal Presidente della Provincia di Verona Elio
Mosele e dal Sindaco della nostra città,
Paolo Zanotto.
"Provo grande soddisfazione e riconoscenza
ha detto Bortolazzi rivolgendosi ai Veronesi nel
Mondo nella Sala del Consiglio della Camera di
Commercio nell'incontrarvi; oggi noi siamo
la mèta di grandi flussi migratori, ma
non dobbiamo dimenticarci il tempo in cui eravamo
noi ad emigrare. Ci sono ancora persone che lasciano
il nostro paese, ma mentre allora si partiva con
scarsissime conoscenze, per ovviare alla disoccupazione,
oggi molti dei veronesi all'estero sono persone
di grande successo. I Veronesi nel Mondo hanno
la funzione di mantenere rapporti stretti con
la città di origine; l'Ente camerale che
presiedo si mette a totale disposizione come supporto
all'estero delle attuali grandi opportunita".
Giuseppe Riccardo Ceni, Presidente dell'Associazione
Veronesi nel Mondo, ha presentato ai convenuti
il Consiglio Direttivo dell'Associazione, presente
quasi al completo, e la "prima linea" degli Ex-Emigrati,
che si adoperano con impegno per mantenere vivi
vincoli e valori dei Veronesi nel Mondo. Ceni,
parlando agli ospiti venuti anche da molto lontano
(Australia, Sudafrica, Brasile) ha invitato tutti
al dialogo, ad avanzare suggerimenti, sottolineando
la necessità del contatto diretto tra la
nostra sede centrale e i vari Circoli. Nel segno
dello slogan "Nessun presente può
sperare nel futuro se dimentica il passato", il
Presidente ha anche invitato tutti ad intensificare
i rapporti con le istituzioni religiose che operano
con solidarietà e sensibilità nei
confronti dei meno fortunati, qualità che
hanno storicamente contraddistinto la tradizione
dei Veronesi all'estero.
Don Walter Soave non si è fatto remore
nel ricordare che anche per la Chiesa il momento
è delicato, perché fa fatica a dialogare
con l'uomo moderno in un'epoca in cui trionfano
materialismo e liberalizzazione etica. "Anche
con gli emigrati di oggi ha detto Don Walter
dobbiamo trovare nuove forme per trasmettere
i vecchi valori". E, nel 50° anniversario
della tragedia di Marcinelle, ha voluto ricordare
tutti i caduti del Bois du Cazier. Dopodiché
sono intervenuti i principali protagonisti dell'incontro,
cioè i Veronesi nel Mondo.
Ada Lavagnoli, rappresentante del Comune, ha a
sua volta invitato a ricordare i tempi in cui,
alla vicina Stazione di Porta Nuova, erano stati
attrezzati proprio dei saloni in cui gli emigranti
in attesa potevano dormire.
Luciano Stizzoli, dall'Argentina, ha
auspicato che ogni due anni si faccia un raduno
tra tutti i veronesi del Sudamerica, perché
c'è bisogno di gioventù, di nuova
linfa che raccolga i valori degli emigrati delle
passate generazioni. Gianfranco Nobis,
originario della Valpolicella che da più
di 40 anni vive in Inghilterra, ha proposto la
creazione di un apposito sito web ove tra tutti
gli emigrati veronesi nel mondo si possa dialogare
nel segno dell'amicizia ma anche per sviluppare
possibili affari commerciali. "Non sono veronese,
ma è veronese mia moglie ha simpaticamente
ricordato Vito Spinosa, da Esch-sur-Alzette
in Lussemburgo e sono orgoglioso di portare
avanti il nostro Circolo, un incarico che ho ricevuto
nel 1981 dall'allora Presidente dei Vr Mondo Fernando
Solinas. Arturo Tommasi, dalla Svizzera,
ha comunicato la chiusura del Circolo di Zurigo,
proponendo così la costituzione di un unico
Circolo dei veronesi per la confederazione elvetica,
prendendo come base quello di San Gallo che funziona
tuttora bene. Toccante l'intervento di Walter
Fabris, Presidente del Circolo di Criciuma
e Nova Veneza nello Stato brasiliano di Santa
Catarina. "Sono di terza generazione, la mia famiglia
è arrivata qui da Legnago nel 1891, e per
me è la prima volta che vengo a Verona,
un sogno finalmente realizzato". Fabris ha auspicato
possibili progetti per incentivare il commercio,
per esempio presentando e promuovendo in Brasile
i prodotti tipici veronesi. Anche iniziative culturali,
come scuole gratuite di lingua italiana e pubblicazioni
sulla storia della colonnizazione in Brasile,
sono fondamentali per ricordare alle giovani generazioni
il legame con la terra d'origine. E' molto vivo
il Circolo dei Veronesi nel Mondo a Johannesburg,
ha assicurato la Signora Marangoni, che
ha ricordato come il Sudafrica soffra ancora di
gravi problemi come l'Aids, la diffusa criminalità,
la disoccupazione, e un'assistenza sociale praticamente
inesistente. Anche Priscilla Raguzzi, da
Chambéry in Francia, ha sottolineato la
vitalità del suo Circolo, mentre Teresa
Veronesi da Charleroi, in Belgio, ha espresso
la difficoltà di coinvolgere la gioventù
nell'attività del Circolo. "Nonostante
l'enorme distanza, sono contentissimo di essere
qui ha detto Italo Codemo, che da
San Giorgio in Salici è emigrato in Australia
nel 1950, dove oggi gestisce il macello provinciale
ed è vicepresidente degli Alpini. "A tener
vivo il Circolo di Griffith siamo in pochi, ma
ci teniamo molto. Griffith è un giardino
in mezzo al deserto, praticamente costruito
dagli italiani, che sono più della metà
della popolazione". Francesco Morelli,
invece, è nato a Verona in Piazza Duomo,
e da 35 anni vive in Danimarca. "Qui funziona
tutto molto bene. Ci sono scuole italiane, c'è
grande interesse per la cultura del nostro paese,
i miei figli hanno la doppia cittadinanza". Morelli,
vicino all'Associazione Veronesi nel Mondo già
ai tempi della presidenza di Attilio Beghini,
è anche vicepresidente di un Comitato Danese
per la salvaguardia di Venezia.
Il messaggio
del Presidente della Repubblica
Pubblichiamo il messaggio
inviato all'Onorevole Giuseppe Riccardo Ceni,
Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo,
da parte
del Segretario Generale della Presidenza della
Repubblica, alla vigilia del Convegno del 22 aprile
scorso per la Giornata dell'Emigrante
In occasione del convegno sul rilevante tema
dell'emigrazione il Presidente della Repubblica
esprime apprezzamento alla vostra associazione
per il costante impegno a favore dei veronesi
residenti all'estero. Grande e' l'apporto dei
nostri connazionali nel mondo: competenza, iniziativa,
creativita', professionalita', valori forti che,
nel segno e nel rispetto di una comune identita',
offrono un contributo prezioso ad un'integrazione
profonda tra diverse culture e civilta'.
Con questa consapevolezza il Presidente della
Repubblica rivolge a lei, egregio Presidente,
agli organizzatori e a tutti i presenti, un cordiale
saluto augurale, Gaetano Gifuni cui unisco
il mio personale.
Segretario Generale Presidenza Repubblica Palazzo
del Quirinale
Grazie a
tutti
E'
stata una bellissima esperienza, che abbiamo vissuto
con entusiasmo.
La "giornata dell'emigrante" dello scorso 22
aprile va intesa, nel mio pensiero, come una premessa
per un impegno sempre maggiore che l'Associazione
Veronesi nel Mondo sviluppera' nei prossimi mesi.Al
di la' di formalismi, senza demagogie, abbiamo
avuto la conferma di quei solidi valori che fanno
da base e da forte contenuto all'opera e all'essenza
dell'associazione stessa.
Voglio esprimere un ringraziamento particolare
a Laura Mastella, nostra segretaria di
redazione, e all'amico Enzo Gambin, segretario
dell'Associazione Veronesi nel Mondo, che hanno
profuso un supplemento di speciale impegno per
la riuscita dell'iniziativa. Un contributo importante,
in termini di impegno nell'organizzazione della
"Giornata dell'Emigrante",
e' arrivato dai responsabili dei Circoli degli
ex-emigrati (Baldensi, Valpolicella, Lessinia,
Pianura Veronese e Valdalpone) ai quali va la
mia gratitudine. Ma il mio sentito grazie, che
vi assicuro venire, senza qualsiasi retorica,
dal piu' profondo del cuore, va a voi tutti, che
avete voluto intervenire ad un incontro fondamentale
per la vita della nostra associazione.
il Presidente dell'Associazione Veronesi Nel
Mondo
Giuseppe Riccardo Ceni
L'INCONTRO IN CAMERA DI COMMERCIO
L'intervento
del Presidente dei Veronesi nel Mondo
Pubblichiamo qui l'intervento del Presidente,
Giuseppe Riccardo Ceni, al Convegno per la Giornata
dell'Emigrante dello scorso 22 aprile
Autorita', signore e signori,
a nome dell'associazione veronesi nel mondo
porgo a tutti il piu' cordiale benvenuto e ringraziamento
per avere risposto al nostro invito partecipando
a questo incontro. mi sia consentito inviare un
particolare ed affettuoso saluto al nostro vescoco
Padre Falvio Roberto che per prudenza medica consigliata
non e' ancora completamente "rientrato in servizio".
grazie Padre Flavio, sappiamo che lei ci ricorda,
le assicuro che noi non la dimentichiamo.
L'incontro odierno, coordinato dall'amico avvocato
Righetti, con le relazioni del professor Borelli
e dell'ambasciatore Balboni Acqua, di Monsignor
Franco Fiorio che ringrazio, ci da' la possibilita'
di celebrare degnamente il 50° anniversario
della strage di Marcinelle.
Abbiamo inteso celebrare tale anniversario con
iniziative concrete e tra
loro collegate da un filo che non si deve mai
spezzare. per questo abbiamo curato la pubblicazione
di una raccolta fotografica che testimonia lo
sviluppo della nostra citta' e provincia al quale
anche i nostri emigranti hanno dato il loro contributo.
In collaborazione con il circolo Veronesi nel
Mondo di Buenos Aires e con gli Istituti Veronesi
delle Sorelle della Misericordia del Beato Carlo
Steeb e delle suore della Compagnia di Maria di
Don Provolo, che operano in Argentina, stiamo
portando a termine due progetti per migliorare
e potenziare alcune strutture necessarie a sostenere
opere di solidarieta' a favore di nostri connazionali
e non, meno fortunati.
Colgo l'occasione per ringraziare le Madri Generali
di entrambi gli istituti, qui presenti, unitamente
al Presidente del Circolo di Buenos Aires, Luciano
Stizzoli.
Abbiamo inoltre avviato alcune iniziative di
sensibilizzazione del mondo della scuola per trasmettere
ai giovani i valori di operosita' e solidarieta'
di cui i nostri emigranti sono stati ambasciatori
nel mondo. Un sentito grazie al Preside Professor
Umberto Fasol ed agli studenti dell'Istituto Stimate
per la fattiva collaborazione a tale iniziativa.
Non puo' infine mancare un doveroso ringraziamento
a chi gia' sostiene concretamente le nostre iniziative,
in primis la Camera di Commercio, laRegione, il
Comune, la Provincia, la Banca Popolare di Verona,
ai quali mi auguro vorranno unirsi altri enti
o istituzioni che testimoniano il presente per
costruire un futuro che non dimentichi il passato,
aggiungo anche un doveroso grazie alla Fondazione
Cariverona che testimonia concretamente la sua
nota attenzione e sensibilità.
Riportiamo
qui buona parte del graditissimo intervento, al
Convegno per la Giornata dell'Emigrante dello
scorso 22 aprile,
del Dottor Giuseppe Balboni Acqua, attuale Ambasciatore
d'Italia presso la Santa Sede
e già Ambasciatore a Varsavia, in Polonia
Amore
e nostalgia di Karol Wojtyla
Per la Polonia, sua terra d'origine
E' con vivo piacere che ho accettato l'invito,
rivoltomi dall'On.Ceni, Presidente dell'Associazione
Veronesi nel Mondo, a prendere parte all'incontro
odierno ed a ricordare la figura e l'opera di
Papa Giovanni Paolo II. Il compito che mi è
stato assegnato è quello di sottolineare
il legame che lo univa alla sua terra natale,
la Polonia, ove io ho rappresentato il mio Paese
come Ambasciatore negli anni 1993-1997. La Polonia
è stato il riferimento essenziale che ha
facilitato all'inizio, consolidandolo negli anni
successivi, il mio rapporto con Papa Wojtyla,
nelle cui mani ho consegnato le lettere credenziali
come Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede,
il 9 gennaio 2004. Penso d'esser rimasto sempre,
per Papa Wojtyla, l'Ambasciatore italiano a Varsavia,
poiché così venivo ricordato, in
particolare dai più stretti collaboratori
del Sommo Pontefice, negli incontri che Egli mi
ha concesso.
Poco prima di partire per la Polonia, nel febbraio
del 1993, avevo chiesto
udienza al Sommo Pontefice poiché lo ritenevo
un mio dovere, recandomi nel Paese dove Egli era
nato. Non pensavo di essere accontentato subito.
Invece nel giro di due-tre giorni fui convocato
al Palazzo Apostolico, e, giunto in Vaticano,
mi accorsi subito, dal livello degli onori ed
attenzioni che venivano concessi alla mia persona,
che si sarebbe trattato di un incontro abbastanza
lungo. Così fu. Della conversazione ricordo
vari argomenti. Voglio solo brevemente raccontarvi
l'inizio. Giovanni Paolo II mi aveva fatto sedere
vicino a lui e mi aveva chiesto se conoscevo il
polacco. Risposi di no, aggiungendo che avevo
appena iniziato a studiarlo. Egli allora manifestò
una certa sorpresa e con aria di rimprovero mi
fece notare che il mio predecessore conosceva
bene il polacco. Ed io, di rimando, con aria un
po' scanzonata risposi che il mio collega parlava
questa difficilissima lingua grazie all'aiuto
ed alla quotidiana presenza nella vita della moglie,
che era polacca. Egli, a sua volta, con un sorriso
e battendo la mano sullo scrittoio, esclamò:
"Ah! La forza delle donne!". Da allora il mio
rapporto con Papa Wojtyla, che era iniziato dall'avvio
del suo pontificato con brevissimi colloqui piuttosto
solenni, fu molto meno formale e questa nostra
conoscenza personale era nota, tanto che fu abbreviata
la procedura di concessione del "gradimento",
che le Autorità del Paese di accreditamento
debbono dare in via preliminare agli Ambasciatori
in arrivo, procedura che impiega di regola una
quarantina di giorni per perfezionarsi dalla data
di presentazione della richiesta. La Santa Sede
la risolse nel mio caso in soli quattro giorni
e fu un piccolo "record" proprio perché
ero stato alcuni anni prima Ambasciatore italiano
a Varsavia.
A mio avviso, Karol Wojtyla e la Polonia, con
la sua grande tradizione cattolica, la profonda
fede in Cristo, erano un tutt'uno. Egli era nato
all'indomani della fine della Prima Guerra Mondiale
quando la Polonia ritornò ad essere uno
Stato sovrano ed indipendente, dopo le spartizioni
ad opera dei potenti vicini (Russia, Germania
ed Austria), che l'avevano cancellata dalla carta
geografica per più di un secolo. Allo scoppio
della Seconda Guerra Mondiale, egli era appena
ventenne e visse la tragica esperienza della disumana
occupazione nazista e del successivo odioso regime
comunista. Negli anni della giovinezza perse tutti
i componenti della famiglia, dai genitori al fratello.
Rimase solo, con due grandi doti: la fede nella
quale era stato educato ed un carattere tenace,
leale e generoso, che le asprezze e le difficoltà
della vita avevano fortificato e via via arricchito
di altre qualità...la cattolica Polonia
aveva sostituito, nei sentimenti più reconditi
di Giovanni Paolo II, la sua famiglia.
In Polonia Papa Wojtyla ritornò otto volte
durante il suo pontificato. Ogni volta i suoi
viaggi erano un evento straordinario, accolti
con grandissimo entusiasmo da tutti i polacchi,
anche da coloro che non erano cattolici.
Si è parlato spesso di "nazionalismo" polacco,
di sentimenti di orgoglio, di passione e di voglia
di riscatto, ma nessuno di essi, a mio avviso,
apparteneva alla sfera intima di Papa Wojtyla.
Per quanto ho potuto constatare di persona, l'attaccamento
al paese di origine era avvertito in Papa Wojtyla
come desiderio di fornire alla Polonia una direttrice
morale da seguire nella piena libertà da
condizionamenti esterni e nell'affermazione di
una democrazia intesa come effettiva, reale partecipazione
del popolo alla vita pubblica, requisiti questi
ultimi assenti per molti decenni, salvo brevi
parentesi, dal contesto polacco.
Egli desiderava un Paese sano, economicamente
prospero, profondamente democratico, in cui la
gioventù potesse non avere preoccupazioni
e condizionamenti nella scelta del proprio futuro
professionale.
Ho parlato di gioventù e questo è
il secondo aspetto della mia relazione. Penso
che l'esperienza vissuta nel contesto dei gruppi
cattolici giovanili polacchi, abbia marcato talmente
in profondità i sentimenti di Karol Wojtyla,
che le iniziative da lui avviate come Papa, forse
più belle e significative per tanti di
noi, siano state proprio le "giornate mondiali
della gioventù". Abbiamo tutti notato i
sentimenti di affetto paterno del Sommo Pontefice
verso i giovani di tutto il mondo. Ebbe questi
sentimenti erano reciprocati da essi, con altrettanto
affetto. Perché?
Perché questa figura, vestita di bianco,
attrae tanto? Se ritorniamo all'ipotesi di prima,
ossia alla gioventù polacca, la risposta
può essere semplice: viene additato il
martirio. Ecco quindi Padre Popielusko, che pur
di non sottostare all'imposizione del regime comunista
che pretendeva una condotta sacerdotale meno irriguardosa
nei confronti delle Autorità al potere,
scelse la via del martirio.
C'è stato a mio avviso un altro fattore
scatenante l'affettuosa, forte simpatia dei giovani
verso Giovanni Paolo II. Penso che i giovani abbiano
visto in Papa Wojtyla la personificazione dell'"eroe"
moderno con le sue virtù: coraggio, amore,
determinazione e disinteresse. Ossia la personificazione
del bene che vince il male. Pensiamo all'attentato
contro la sua persona effettuato nel maggio del
1981 da Ali Agca. E' il duello tra il male (l'attentatore,
la pistola che deve uccidere e le pallottole che
devono colpire) ed il bene (il Vescovo di Roma,
che aveva pochi secondi prima abbracciato una
bambina, senza armi, munito solo del suo amore
per il prossimo). Le pallottole colpiscono ed
il Papa cade, apparentemente sconfitto. Ma poi
si rialza e, sempre solo con le sue virtù,
tra le quali anche quella del perdono, ritorna
pellegrino nel mondo. Egli vince la sfida e sconfigge
il male. Nel suo funerale a San Pietro, ove i
Capi di Stato di tutto il mondo sono venuti ad
inginocchiarsi davanti alla sua salma, la sua
vittoria sul male è stata evidentissima.
Nel testamento di Giovanni Paolo II non è
indicata alcuna proprietà materiale, poiché
nulla egli possedeva e si è allontanato
da noi, povero com'era vissuto. Ecco la figura
dell'eroe e credo che i giovani lo vogliano santo
subito per questa ragione. Essi si sono sentiti
protetti da questa straordinaria personalità.
Nel Sommo Pontefice hanno visto la figura di riferimento
universale dei loro valori più alti, hanno
ben compreso il suo impegno tenace nel porre la
difesa dell'uomo al centro di una nuova legittimità.
Su Papa Wojtyla si dirà e si scriverà
tanto ancora, poiché Egli rimane nella
storia del mondo come uno degli attori principali
che negli ultimi anni del secolo scorso hanno
contribuito a cambiarne il corso. Ha simboleggiato
grandi valori come la famiglia e la solidarietà
internazionale che ha posto al centro del suo
apostolato ed ha contribuito con la sua infaticabile
opera alla riconciliazione degli uomini. Tutti
abbiamo gradito ed accolto con commozione la sua
voce di speranza; cerchiamo di far proprio il
suo invito a "non avere paura" nel testimoniare
la fede e la verità. Questo è stato
il grande, essenziale messaggio di Giovanni Paolo
II.
Il libro
"Verona - Il futuro della memoria"
E' stato accolto con grande favore e successo
il regalo che l'Associazione Veronesi nel Mondo
ha voluto fare ai partecipanti al convegno organizzato
per la "Giornata
dell'emigrante". Parliamo del volume "Verona -
Il futuro della memoria", che raccoglie fotografie,
dall'archivio dei fratelli Enzo e Raffaello Bassotto,
scattate in vari luoghi della Verona di ieri e
in quella di oggi. Un volume prezioso esteticamente
ma anche perché fornisce indicazioni di
come e quanto sia cambiato, nell'ultimo secolo,
il volto della nostra città. E che vuole
sottolineare, come da sottotitolo, che per costruire
un grande futuro non dobbiamo dimenticare qual
è stato il nostro passato.
Il progetto è stato realizzato grazie
al determinante contributo della Camera di Commercio
di Verona. L'Associazione Veronesi nel Mondo esprime
un ringraziamento alla Banca Popolare di Verona
per la particolare sensibilità dimostrata,
e alla significativa attenzione del Comune e della
Provincia di Verona.
Il
convegno per la "Giornata
dell'Emigrante"
NELL'AUDITORIUM
DELLA FIERA SONO CONVENUTE CIRCA 650 PERSONE
E' stato oggettivamente un successo, e tra i
tanti spettatori, nelle prime file, erano presenti
varie autorità:Il Presidente della Camera
di Commercio Fabio Bortolazzi, il Presidente
della Fiera Luigi Castelletti, il Presidente
della Provincia di Verona, Elio Mosele,
gli assessori comunali Roberto Uboldi e
Giangaetano Poli, il Presidente dell'Autostrada
Serenissima Aleardo Merlin, l'Assessore
della Regione Veneto Oscar De Bona, il
Consigliere Regionale Raffaele Bazzoni,
i rappresentanti dei vari Circoli di Veronesi
nel Mondo e di ex-Emigrati, nonché il Gruppo
Alpini di Dossobuono.
Come da puntuale programma, la Giornata è
stata avviata da Don Walter Soave, che
ha ricordato la benedizione papale della Campana
della Basilica di Montreal in Canada, la Madonna
del Monte Carmelo, e la ricorrenza del cinquantesimo
anniversario della tragedia di Marcinelle.
"Bisogna cancellare ha detto Don Walter
la parola 'straniero' dal vocabolario.
Nell'emigrante prevale all'inizio la nostalgia,
poi subentra l'amore per la terra a cui si sta
donando. L'emigrante è la verifica del
valore di una città". Il 'nostro' sacerdote
ha concluso il suo intervento con una preghiera,
e ha ricordato il primo 'emigrante' della Storia,
Abramo che lascia la sua terra.
Il nostro Presidente, Giuseppe Riccardo Ceni
ha ricordato il Vescovo di Verona Padre Flavio
Roberto Carraro, che non si era ancora completamente
ristabilito e non ha potuto essere presente al
convegno, ove peraltro è stato rappresentato
dal Vicario Generale Monsignor Franco Fiorio.
Dopo aver ricordato i progetti di solidarietà
in corso con il Circolo di Buenos Aires, Ceni
ha ringraziato il Professor Umberto Fasol,
Preside dell'Istituto Stimate, per l'opera di
sensibilizzazione avviata con gli studenti sul
tema dell'emigrazione.
L'Avvocato Luigi Righetti, uno dei tre
probiviri dell'Associazione Veronesi nel Mondo,
moderatore dell'incontro, ha ricordato l'emigrazione
dal nostro territorio cominciata circa 150 anni
fa. Prima dell'Indipendenza, nel Veronese, c'era
più lavoro, per esempio nella costruzione
delle fortificazioni. Per cercare di ovviare alla
pesante disoccupazione, la Chiesa creò
le prime cooperative, nacquero le Casse Rurali
per aiutare i contadini e gli artigiani, e da
questi primi 'vagiti' nacquero grandi, attuali
istituzioni cittadine come la Banca Popolare e
la Società Cattolica di
Assicurazioni. Ma la carenza di lavoro rimase,
e l'emigrazione continuò ad essere pesante,
per esempio verso la Germania tra le due guerre,
in corrispondenza con la creazione dell'Asse.
Fino al '43, ha ricordato Righetti, i nostri lavoratori
erano ben accettati e remunerati, ma dopo l'Armistizio
molti furono deportati nei campi di concentramento
come traditori.
L'assessore Giangaetano Poli ha portato i saluti
del sindaco Zanotto e dell'amministrazione comunale.
La tragedia di Marcinelle, ha sottolineato, è
ancora un vivido ricordo a Verona, perché
molti veronesi avevano parenti emigrati in Belgio.
Ha poi comunicato che ad agosto il Comune di Verona
intitolerà una via a Giuseppe Corso -veronese
morto al Bois du Cazier - nella frazione di San
Felice Extra, alle porte nord-orientali della
città.
Il Presidente della Provincia Elio Mosele
ha notato come il pubblico così numeroso
presente in sala sia la chiara testimonianza della
massiccia emigrazione dalla nostra provincia.
Un'emigrazione c'era stata anche prima dell'Unità
d'Italia, ma si trattava di maestranze specializzate
richieste da Germania, Russia, Ungheria, per lavori
a termine. In seguito ci fu l'emigrazione dettata
dalla povertà, e dobbiamo evitare il rischio
di dimenticarcela. Giusto, quindi, che il volume
realizzato dai Frateli Bassotto abbia come sottotitolo
"Il futuro della memoria".
Quindi è intervenuto l'assessore regionale
ai
Flussi Migratori, Oscar De Bona, che ha
sottolineato come le prime associazioni dei nostri
emigranti siano nate, sulla spinta della Chiesa
e delle Camere di Commercio, proprio all'indomani
della tragedia di Marcinelle. "Siamo la regione
italiana che ha dato più emigranti, attualmente
i Veneti nel Mondo sono tre milioni e 190 mila.
Alcune province, come la mia, che è Belluno,
per molto tempo hanno vissuto sostanzialmente
sulle rimesse degli emigrati. Nonostante i tagli,
per il 2006 la Regione è riuscita ad aumentare
i fondi a favore delle associazioni di emigrati,
ma indubbiamente dobbiamo rilanciare l'elemento
economico che può derivare dalla nostra
presenza nel mondo".
Fabio Bortolazzi, Presidente della Camera
di Commercio, principale sostenitore dell'Associazione
Veronesi nel Mondo, ha voluto sottolineare la
matrice cattolica della nostra emigrazione, caratterizzata
sempre da un senso di solidarietà e dono
nei confronti dell'altro.
Di grande rilevanza storico-culturale l'intervento
del Professor Giorgio Borelli, Ordinario
di Storia Economica dell'Università di
Verona, che ha parlato sul tema "Una costante
storica: il migrare".
Borelli ha accennato a due fondamentali tipologie
di migrazione: una, "di conservazione", che aveva
la funzione di mantenere un equilibrio 'padronale';
un'altra "di rottura", che ha alla base una popolazione
eccedente rispetto alle risorse disponibili. Ce
ne può essere anche una terza, derivante
da diverse concezioni sull'al di là. Nel
'500, dopo la Riforma Luterana, ci fu dal centro-nord
del nostro paese un'emigrazione verso la Germania,
la Svizzera. Le migrazioni hanno quasi sempre
sortito effetti positivi per i paesi che le hanno
accolte. Un'emigrazione "di rottura" è
quella che caratterizza l'Italia negli ultimi
vent'anni dell'800. Tra il 1887 e il 1892, in
particolare, l'Italia è colpita da una
grave crisi agraria, e l'emigrazione compie un
grande balzo. Con i piroscafi a vapore, dagli
Stati Uniti, arrivano notevoli eccedenze granarie,
e il prezzo del grano crolla. Gli italiani partono
verso il Midi della Francia, il Brasile, il Nordamerica,
e soprattutto verso l'Argentina. In questo paese,
in particolare, sono loro ad assorbire la civiltà
che li ha accolti, ne diventano forza preponderante,
fanno più figli rispetto agli autoctoni.
Gli "Italiani d'Argentina" hanno più successo
di quelli che si stabiliscono a New York. Negli
Usa, del resto, approda una migrazione meno qualificata.
In Argentina, nel settore della carne e dei cereali,
i 'nostri' diventano la forza trainante della
locale economia, e non è un caso che oggi
gli Italiani siano alla testa della Confindustria
in Argentina e in Brasile, dove, per esempio,
la città di San Paolo diventa polo economico
primario con l'esplosione del caffè. Oggi
16 milioni di oriundi vivono negli Usa, e 39 in
Sudamerica. Praticamente, nel continente americano,
vive un'altra Italia. Borelli ha ricordato la
celebre poesia "I va in Merica" di Berto Barbarani,
concludendo che il migrare, che oggi è
un fenomeno di raggio mondiale, è un'inevitabile
costante storica.
Davanti al microfono sono quindi venuti due
amici dal circolo di Charleroi, l'Ingegner
Lino Stoppele e Vittorio Dal Gal, che ha donato
al Presidente Ceni la 'lampada' del minatore,
il suo salvagente quando lavorava nelle miniere
di Marcinelle. "L'Associazione Ex-Minatori di
Marcinelle ha detto l'Ingegner Stoppele,
autore di un volume su quanto accadde l'8 agosto
1956 al Bois du Cazier - sta lavorando per riordinare
il sito della tragedia". Dopodiché ha ricostruito
la sequenza di quella drammatica giornata al Bois
du Cazier: sette operai riuscirono a risalire
in superficie, 262 rimasero "intrappolati come
topi" a mille metri sotto terra. 136 delle vittime
erano italiane, cinque provenivano dal Veneto,
tra cui il veronese Giuseppe Corso. Gli altri
quattro venivano dalle province di Treviso e Belluno.
Il Bois du Cazier, oggi, è un sito plurimuseale.
Stoppele ha invitato tutti i presenti ad andare
a visitarlo, garantendo che lui farà da
guida. Vittorio Dal Gal, che si è presentato
al microfono con il suo caschetto da minatore,
ha ringraziato
tutti, dicendo di "sentirsi veronese da 79 anni",
cioè da quando è nato, anche se
ha passato gran parte della sua vita in Belgio.
Il professor Umberto Fasol, Preside delle
Stimate, ha comunicato la presenza tra il pubblico
di cinquanta ragazzi dei licei Scientifico e Linguistico
dell'Istituto, che hanno realizzato lavori su
Marcinelle.
Monsignor Franco Fiorio, infine, in rappresentanza
del Vescovo, ha sottolineato come anche il dolore
e le fatiche siano veicolo di fratellanza, e ha
ricordato i 700 missionari veronesi nel mondo,
che in fondo sono a loro volta emigranti, come
emigrante è, per sua stessa natura, la
Chiesa, da quando Abramo partì verso l'Egitto.
Riportiamo
qui l'intervento, nel corso del Convegno sulla
"Giornata dell'Emigrante" del 22 aprile,
Luciano
Stizzoli, rappresentante dell'Associazione Veronesi
nel Mondo "L'Arena" di Buenos Aires,
Argentina.
Gentili Signore ed Egregi Signori,
Ringrazio tutte le autorità presenti,
specialmente l'On. Ceni, per avermi dato la
possibilità d'inviare questo messaggio
a tutti i veronesi, sia gli abitanti in loco,
sia gli emigrati come noi, in tutto il mondo;
Vi posso assicurare che siamo noi i veri ambasciatori
di Verona, e quelli come i nostri nonni o genitori
che hanno lasciato il loro sangue e la loro vita
nella terra ove hanno scelto di emigrare per incominciare
una nuova esistenza, partendo da Verona dopo le
due Guerre Mondiali; anche questo ha portato alla
crescita della provincia veronese, poiché
tutti noi emigranti abbiamo aiutato i nostri parenti
inviando mensilmente quello che si poteva, soldi,
scatole con cibo ecc., senza dimenticare la nostra
idea di creare una famiglia nella Nuova Patria,
insegnando a tutti quali erano le nostre radici,
la nostra vera Patria lontana, l'Italia.
A questo punto non posso che ricordare e farvi
ricordare che pure lontano c'è un filo
che lega i Veronesi sparsi nel mondo a Voi che
nella nostra città d'origine vivete, e
contemporaneamente un filo che unisce la Verona
di ieri e la città di oggi, protagonista
di un'evoluzione architettonica, sociale e vocazionale
che non accenna a rallentare. Il lavoro fatto
da circa 150 anni a questa parte dagli emigrati
Veronesi nel Mondo. Direttamente, come dicevo
prima, con le rimesse inviate ai congiunti rimasti
a casa, o indirettamente facendo da splendidi
ambasciatori all'estero della civiltà della
nostra città d'origine, abbiamo contribuito
in maniera determinante, e continuiamo a contribuire,
allo sviluppo di Verona.
Vorrei mettere in evidenza che "NESSUN PRESENTE
HA UN FUTURO SE SI DIMENTICA IL PASSATO", come
scritto anche dal Presidente Ceni nel libro "Verona"
di Enzo e Raffaello Bassotto, pubblicato dai Veronesi
nel Mondo.
Infine vorrei ringraziare il Presidente dei
Veronesi nel Mondo e con lui tutti i consiglieri
dell'Associazione, per aver reso possibile il
sostegno a due istituzioni veronesi che in Argentina
sono un esempio di umiltà e lavoro; ringrazio
quindi le Suore della Misericordia di Verona,
fondate da Don Carlo Steeb
e Suor Vincenza Poloni nel 1840. Gestiscono una
scuola con 900 alunni, un pensionato per donne
anziane autosufficienti, e fanno anche assistenza
nelle province di Buenos Aires, Santa Fè
e Corrientes; tutte le domeniche vanno alla Baraccopoli
di Retiro a portare cibo e dolci alle persone
bisognose.
Ringrazio le Suore della Compagnia di Maria
fondata da Padre Antonio Provolo nel 1841, che
accolgono nella loro sede di Buenos Aires centinaia
di bambini e ragazzi ipoacustici, con quasi nessuna
possibilità economica, e svolgono "l'insegnamento
della parola parlata", ossia il metodo orale puro.
La nostra Associazione Veronese L'Arena di Buenos
Aires con tutto il cuore cerca di seguire e aiutare
questa missione in tutto il possibile, ma sapete
qualè il risultato? Sono loro che veramente
aiutano noi, con il loro spirito di sacrificio,
umiltà e amore. A VOI, care sorelle, un
GRAZIE sincero per tutto quello che state facendo
e continuerete a fare.
Veronesi, non dimenticate di dire ai Vostri
figli che gli emigrati Veronesi non sono cittadini
di seconda categoria, bensì quelli che
hanno aiutato Verona ad essere quella di oggi.
Gli incontri
in Provincia e in Comune
I delegati
dei Circoli sono stati ricevuti dal Presidente
Mosele e dal Sindaco Zanotto
La mattinata di sabato 25 marzo è stata
dedicata ai due importanti incontri con il Presidente
della Provincia di Verona, Elio Mosele,
e con il Sindaco della città, Paolo
Zanotto.
Ai Palazzi Scaligeri, sede dell'amministrazione
provinciale, con il Presidente Giuseppe Riccardo
Ceni e i rappresentanti dei vari Circoli dei
Veronesi nel Mondo, c'erano, per la nostra Associazione,
anche i vicepresidenti Giuseppe Bertani e Diego
Paganini, e alcuni consiglieri dell'Associazione.
Il Presidente Mosele ha ricevuto gli ospiti
nella Sala Rossa, ricordando il passato migratorio
del Veneto in varie direzioni. Anche lui, originario
dell'altopiano di Asiago, dopo varie ricerche
ha individuato vari parenti in diverse parti del
mondo. Anche lui, ha ricordato, è stato
per un anno emigrante in Germania, dove ha fatto
vari lavori e ha conosciuto l'amarezza dell'umiliazione.
"La dignità di un uomo ha detto
dipende dalla qualità del suo lavoro",
e ha sottolineato la soddisfazione di vedere una
"bella fetta di mondo" rappresentata nelle sale
della Provincia. A tutti sono stati consegnati
i distintivi della Provincia di Verona, dopodiché
si è proceduto alla visita della Loggia
di Fra' Giocondo, che oggi ospita la Sala del
Consiglio dell'amministrazione provinciale.
Nella stessa mattinata ci siamo spostati a Palazzo
Barbieri, ovvero il Municipio di Verona, dove
siamo stati ricevuti, sempre nella Sala Consiliare,
dal Sindaco Paolo Zanotto.
Il primo cittadino ha ringraziato
il nostro Presidente, Ceni, per la passione con
cui esercita la sua carica, e si è detto
colpito dall'attaccamento alla città dei
rappresentanti dei vari Circoli, provenienti da
tutto il mondo. "Siamo nella Sala Consiliare
ha detto Zanotto perché è
il luogo che rappresenta la massima espressione
della vita civile veronese. Per noi che viviamo
qui è un ulteriore motivo di consapevolezza
sapere che ci sono tanti Veronesi nel Mondo, e
Vi assicuro che Verona è ancora abitata
da gente come Voi. Sono onorato di questo incontro".
Tra i vari interventi dei rappresentanti dei Circoli,
quello molto simpatico di Ida Zanella,
da Melbourne in Australia, che ha ricordato di
aver conosciuto la nonna dell'attuale sindaco
di Verona quando ancora stava a San Giovanni Ilarione.
Ai presenti è stato regalato il volume
"Nella bella Verona" di Cappelli Editore, ed è
stato promesso l'invio a tutti i Circoli di un
DVD sulla nostra città, realizzato dall'assessorato
al Commercio e al Turismo.
DAL BRASILE
Il nuovo
direttivo del circolo di Criciuma
Riceviamo e volentieri
pubblichiamo Oggetto: Insediamento
del nuovo Direttivo (Biennio 2006/2007)
Il nuovo direttivo del
Circolo Veronesi nel Mondo di Criciúma
e Nova Veneza si è insediato ufficialmente
il giorno 12 novembre 2005. L'evento si è
svolto nella Sala Congressi del Ristorante Ghelere.
Dopo la riunione è
stato servito un pranzo ai sessenta partecipanti
dell'evento. La presentazione dell'insediamento
è stata affidata al Signor Gilliard Gava
che ha fatto la chiamata dei partecipanti alla
tavola. La seduta dell'insediamento
del direttivo è stata la seguente: Angelo
Zanini, Dino Ghelere e Giovanni Baptista Marconi
di San Bonifacio Verona, e Antonio Calbi
di Montecchia di Crosara VR, l'assessore
alla Cultura di Nova Veneza Signor Romencito Jose
Alessio, il Presidente d'Onore del Circolo Signore
Jose Mezzari, il Presidente del Comitato Veneto
per Santa Catarina Signore Itamar Benedette, il
neo Presidente Ingegnere Valter Matheus Fabris
e il Signore Pedro Mondardo Presidente uscente.
Il Signor Giovanni Baptista
Marconi ha regalato al Circolo due libri sulla
storia di San Bonifacio di Verona e ha parlato
dell'amicizia che ci
unisce, esprimendo anche il desiderio di realizzare
il gemellaggio tra San Bonifacio di Verona e San
Bonifacio di Nova Veneza.
Il neo Presidente del
Circolo Ingenere Valter Matheus Fabris ha tenuto
un breve discorso con l'obiettivo di evidenziare
che il compito fondamentale di questa amministrazione
sarà per la cultura e per lo svolgimento
d'interscambio di formazione professionale.
L'evento è stato
caratterizzato anche dall'emozione negli incontri
con i parenti di quei cittadini italiani che sono
stati tra noi.
Valter Matheus Fabris e Giovanni
Baptista Marconi
Abbiamo ricevuto
la triste notizia della Signora Vittorina Cornut
Marchi,componente
del Comitato Veronesi nel Mondo Vallese di Vouvry.
Vittorina si è spenta serenamente lo scorso
28 marzo all'età di 76 anni.
L' Associazione Veronesi nel Mondo, Presidente
e Consiglio di Amministrazione, partecipa al dolore
dei familiari ed esprime le proprie condoglianze.
DAL KENIA
Ci scrive Suor maria
Rosa Ballini
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Carissimi amici,
ho sempre scritto poco perché è
sempre stato difficile trovare tempo per sedersi
e scrivere, però ho sempre atteso VERONESI
NEL MONDO e seguito con interesse le notizie,
eccezion fatta per le due ultime pagine sul calcio,
per il semplice motivo che non sono una tifosa.
Ma quando i successi del Chievo hanno raggiunto
le pagine dei
nostri quotidiani locali, allora anch'io mi sono
sentita orgogliosa e ho approfondito un po'. Un
grazie senza fine per il giornale che ricevo forse
dagli anni 1972/1973, in Uganda a quei tempi.
Ho lasciato l'Italia per la missione nel 1961
e dal 1972 mi trovo in Africa.
Mi sento una VERONESE NEL MONDO a tutti gli effetti
e questa rivista la sento come la mia rivista.
Ora che ho preso penna e carta (ovvero il computer)
per scrivervi, voglio salutare tutti i lettori
e voglio specialmente dire un grande GRAZIE alla
Direzione per averci mantenuto in contatto per
una vita intera.
Ringrazio per le poche volte che avendo scritto
qualcosa sull'attività che svolgevo, l'avete
gentilmente pubblicata. Se posso scriverò
ancora.
Per me è bello sentire cosa fanno gli altri
e penso che sia lo stesso interesse di molti che
si trovano in circostanze simili.
Con gratitudine Suor Maria Rosa Ballini Figlie
di San Paolo - Nairobi
DAL LUSSEMBURGO
Uu quarto di secolo per
i Veronesi del Lussemburgo
Il 'Compleanno' verrà
celebrato il prossimo 23 settembre
Riceviamo da parte di Vito Spinosa, Presidente
dell'Associazione Veronesi nel Mondo del Lussemburgo,
e volentieri pubblichiamo:
La nostra Associazione Veronesi nel Mondo è
nata nel 1981, e quindi nel 2006 compie venticinque
anni. Per tale occasione, desideriamo festeggiare
degnamente dando all'Associazione l'importanza
ed il valore che merita. Ci siamo posti un obiettivo,
quello di invitare tutte le autorità locali
ed italiane qui in Lussemburgo, e in più
autorità italiane da Verona.
Il nostro programma è il seguente:
Sabato 23 settembre ore 16: appuntamento
al Comune di Esch sur Alzette, ove ad attenderci
sarà Madame Lydia Mutsch, attuale Sindaco
della città di Esch, con i suoi collaboratori
comunali.
Sua Eccellenza Ermanno Squadrilli, Ambasciatore
d'Italia in Lussemburgo, è al corrente
dell'iniziativa.
La Dottoressa Carmela Maria Rosaria Gragnani,
Console d'Italia a Esch, ci ha confermato a voce
la sua presenza e speriamo in una risposta affermativa
ufficiale.
Gianfranco Barp, Direttore Generale del Banco
Popolare di Verona in Lussemburgo ci ha già
risposto affermativamente.
Sarà presente una rappresentanza dell'Associazione
Veronesi nel Mondo, e ci sarà anche il
Coro Il Biron con un repertorio di canti popolari,
in diverse fasi della manifestazione.
Dopo la cerimonia in Comune, un corteo si muoverà
dalla piazza dello stesso comune, e percorrendo
la Rue de l'Alzette tutti insieme raggiungeremo
la Piazza della Resistenza, ove le autorità
deporranno una corona floreale al monumento italiano
"L'abbraccio". Ad accompagnare il corteo ci saranno
l'Harmonie des Mineurs d'Esch, il Corpo degli
Alpini, una parte dei nostri soci e quanti vorranno
accompagnarci.
Padre Antonio Simeoni celebrerà una Messa
nella Chiesa du Sacre Coeur, nella Rue Zenon Bernard
77, a 100 metri dalla Piazza della Resistenza,
cantata dal coro in italiano.
La Sala Ariston, di fronte alla stessa chiesa
(all'angolo tra Rue Zenon Bernard e Rue Pierre
Claude) ospiterà una sontuosa cena, ed
infine la manifestazione si concluderà
con un ricordo offerto dall'Associazione.
DAL'ARGENTINA
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Buenos Aires, maggio 2006
Siamo lieti di informarvi della composizione
del nuovo direttivo del CAVA (Comitato delle Associazioni
Venete dell'Argentina) costituito nell'Assemblea
Ordinaria di domenica 29 aprile scorso, nella
sede del C.R. La Trevisana di Buenos Aires, con
la presenza di delegati delle associazioni venete
di tutta l'Argentina.
PRESIDENTE:
MARIANO R.GAZZOLA.
(Trevisani nel Mondo -
Rosario)
VICEPRESIDENTE I:
BRUNO PEGORIN
(Ass. Veneta di Mendoza)
VICEPRESIDENTE II:
EMILIO ZACCHIA
(Fam. Veneta di Marcos
Juárez)
SEGRETARIA:
KARIN ORLANDI
(Vicentini nel Mondo -
Bs Aires)
VICESEGRETARIO:
ESTEBAN RONI
(Ass. Bellunese di Bs Aires)
SEGRETARIO ai VERBALI:
LUCIANO STIZZOLI
(Ass. Veronese L'Arena-
BA)
TESORIERE:
FEDERICO DE CRISTO
(Gioventù Veneta
Argentina)
VICETESORIERE:
SILVIA FUSARO
(Padovani nel Mondo - Bs
Aires)
CONSIGLIERI TITOLARI:
GABRIELA ZANIN
(Ass. Fam. Veneta di Rosario)
LUISA FUSARO
(Padovani nel Mondo - Bs
Aires)
MAXIMILIANO GRANZOTTO (CR La Trevisana
- Bs Aires)
MARCELO CARRARA (Tre Venezie di Mar del Plata)
GUILLERMO BUSIN (Unione Veneta Villa Regina)
ALBERTO CAPPELLARI (Famiglia Veneta Rio Cuarto)
LIDIA DEON (Famiglia Veneta di Rafaela)
ISIDE DONADON
(CR La Trevisana - Bs Aires)
NICOLO' PETTINA
(C. Veneto di Santa Fe)
VIVIANA CAPPELOTTO (Fam. Veneta di
Bahia Blanca)
CONSIGLIERI SUPPLENTI: MARINA CAVALLERO (Gioventù
Veneta di Bos Aires)
FEDERICO MARCHIORI (Fameja Veneziana di Bs
Aires)
ANDRES TION (Trevisani nel Mondo - Rosario)
RENZO FACCHIN (Ass. Veneta di Córdoba)
LAURA MONGE (Ass. Triveneta di Pergamino)
REVISORI DEI CONTI TITOLARI:
RICARDO BUTTAZZI (C.R. Trevisano di La Plata)
ROLANDO ARIEL DEBETA (Ass. Veneta di Mendoza)
HORACIO ZACCHIA (Fam. Veneta di Marcos Juárez)
REVISORI DEI CONTI SUPPLENTI:
SANDRO GRANZOTTO (GITEC)
HUGO PASQUALINI (Assoc. Veneta di Tucuman)
Cogliamo l'occasione per porgere cordiali saluti,
La Segretaria Il Presidente
(Karin Orlandi) (Mariano Gazzola)
DALL'ETIOPIA
Ci scrive Padre Renzo
Meneghini
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Spettabile Direzione "Veronesi nel Mondo", chiedo
scusa per il ritardo nel ringraziare del vostro
gentile pensiero inviandomi il periodico dell'associazione.
Grazie, è molto interessante e mi ricorda
un po' la mia 'vecchia' e sempre nuova città.
Sono nato a Ronco all'Adige nel 1944, dove ho
ancora zii e zie! Dopo il servizio militare sono
entrato nell'Istituto Missionari della Consolata
di Torino. Da 10 anni mi trovo in Etiopia e precisamente
a Gambo dove c'è la Missione: Chiesa, Scuola
e Ospedale.
Non manca il lavoro. Sono contento di dare una
mano ai più poveri dei poveri! Grazie,
saluti, auguri e preghiera.
P. Renzo Meneghini IMC - Missionario della Consolata
Carissimi amici di Gambo,
Finora qui tutto bene la salute ed il lavoro,
anche se in Etiopia c'è molto fermento
a causa della grave situazione politica, qui però
non ci sono stati problemi. Il tempo è
molto bello, è finita l'epoca delle piogge
e tutto è verde. Nelle zone più
basse, dove crescono acacie e fichi d'india, il
raccolto di grano e teff è stato buono
e speriamo altrettanto a Gambo prossimamente.
In memoria del nostro amato parroco e confratello
P.Tarcisio Rossi, mancato il 5 settembre scorso,
verrà eretta una cappella all'interno dell'ospedale.
Siamo certi di fargli cosa gradita avendo lui
avuto grande fervore nel costruire centri di culto
in molte zone dell'Etiopia. In ospedale sempre
molti ammalati e sempre tutti gravi, assisterli
con i pochi mezzi a disposizione è difficile
ma quel poco è già sufficiente per
tanti di loro. Abbiamo sempre molti volontari
dall'Italia e dalla Spagna che ci aiutano nelle
attività sanitarie e nei progetti di sviluppo.
Una équipe di infermieri catalani ha
iniziato un progetto sul territorio che prevede
la formazione di levatrici e personale sanitario
e la costruzione di locali idonei per il controllo
delle donne in gravidanza e per le vaccinazioni.
Alcune costruzioni a Gambo per i lavoratori
e per l'ospitalità ai volontari sono a
buon punto così come la nuova sala operatoria
che si spera di poter aprire entro l'anno.
Abbiamo ancora in sospeso il progetto per la rete
fognaria che richiede molto tempo per lo studio
di fattibilità in considerazione anche
della difficoltà di approvvigionamento
dei materiali necessari.
In futuro speriamo di poter realizzare un altro
importante progetto di sviluppo dell'attività
ospedaliera per rendere sempre più efficiente
il servizio fornito e ottimizzare le risorse disponibili:
l'informatizzazione. Tutto questo è possibile
grazie al vostro aiuto e alla vostra amicizia,
la Divina Provvidenza opera attraverso di voi
a favore della nostra missione. La SS Vergine
Consolata e il Beato Giuseppe Allamano ci proteggano
sempre!
P.Renzo Meneghini IMC
Un Verona piccolo piccolo
L'HELLAS
SI E' SALVATO. MA IL FUTURO E' DAVVERO UN'INCOGNITA
Ce l'abbiamo fatta, e senza neppure troppi patemi
d'animo. Con una squadra fatta per lo più
di volonterosi ragazzini, il Verona Hellas ha
concluso il campionato di serie B a 49 punti,
abbastanza, nonostante un finale prevedibilmente
disastroso (quando mancano gli stimoli, non solo
quelli a breve scadenza, ma anche quelli legati
ad un minimo di progetto per l'immediato futuro,
è difficile trovare motivazioni), per mettersi
al sicuro dalla retrocessione in C1, che alla
fine ha riguardato Avellino, Ternana, Cremonese
e Catanzaro. In A, invece, sono salite Atalanta,
Catania e Torino.
Anche in questo caso, come per il Chievo, l'Hellas
ha avuto la fortuna di essere condotto, negli
ultimi due anni, da un allenatore serio e preparato
come Massimo Ficcadenti, che è riuscito
a cavare il meglio che poteva da uno stuolo di
ragazzini quasi tutti apprezzabili, a loro volta,
per impegno e attaccamento alla squadra, ma in
cui, almeno al momento, è difficile intuire
i crismi dei fuoriclasse. Detto in soldoni, come
andiamo da tempo ripetendo, la squadra ha fatto
il possibile, considerando il materiale che aveva
a disposizione.
E' una situazione che ormai va avanti da alcuni
anni, e che non si può non attribuire ad
una dirigenza che ha sempre pensato più
a vendere e a rimanere a galla che a investire
sulla squadra o lasciare il passo ad altri. La
situazione societaria è ormai alla bancarotta.
Non ci si capisce più nulla tra un Pastorello
che da anni dice di voler lasciare ma non lo fa
mai, un Conte Arvedi che c'è e non c'è
tra battute di caccia e improvvisi sfoghi, e possibili
acquirenti che sembrano più interessati
a farsi un po' di pubblicità che a entrare
nell'Hellas con il portafogli in mano, pronti
a fare qualche sacrificio per il bene di un marchio
così glorioso e di una città che
non merita una squadra "da parrocchia". Non pretendiamo
mecenati a fondo perduto (perduto in tutti i sensi,
visti i risultati dell'Inter) come l'amato Presidente
Massimo Moratti, ma rimpiangiamo alla grande anche
gente come il Commendator Saverio Garonzi, che
ogni estate battagliava proverbialmente fino all'ultimo
centesimo sull'ingaggio di Gianfranco Zigoni,
ma che comunque nutriva un reale, infinito amore
per i colori gialloblu al di là della voglia
di fare qualche affarone (e Don Saverio, in collaborazione
con il manager Iro Di Brino, collezionò
parecchi colpi grossi, a cominciare dai Golin
e i Bergamaschi a suo tempo venduti al Milan come
fuoriclasse di caratura mondiale).
Al momento in cui scriviamo, praticamente, la
dirigenza sta procedendo allo smantellamento della
squadra, vendendo o lasciando andare tutto quello
che si può. A cominciare dal Mister, che
già l'anno scorso, senza giri di parole,
era stato buggerato, e trattenuto al Verona dalle
promesse, poi non mantenute, di un rafforzamento
dei quadri. Ficcadenti
dev'essere una gran brava persona, ma non gli
si può chiedere ancora una volta di tirare
una carretta senza ruote. Quasi sicuramente, quindi,
il Mister se ne andrà, anche perché
ha buone richieste.
Per quanto riguarda gli altri, sono già
stati 'mollati' Adailton (che sicuramente merita
la chance di misurarsi con una squadra di maggiori
ambizioni, e sembra sia il Genoa, adesso, che
se lo accaparrerà) e i più giovani
Cassani e Munari (entrambi al Palermo di Zamparini).
In lista di partenza c'è anche il portiere
Pegolo. Che cosa ci rimane? Poco o niente. Potrebbe
ancora essere Vincenzo Italiano il perno attorno
al quale costruire il nuovo Verona, ma le casse
sono vuote. Inoltre ci chiediamo ancora con quale
spirito possa rimanere a Verona uno come Vincenzo,
visto che anche lui ha la caratura pur
se non è più giovanissimo
per 'pretendere' qualcosa di più. Anche
Dario Biasi, difensore che non è certo
un fuoriclasse ma che in quanto veronese di nascita
(nonché già tifoso in Curva Sud
al Bentegodi) pareva molto attaccatto alla maglia
dell'Hellas, si è sentito 'scaricato' dalla
società, e quindi approderà ad altri
lidi..
Francamente non sappiamo che dire. Anche perché
ci sono buone probabilità che il prossimo
anno, dopo le sentenze di "Moggiopoli", la serie
B si trasformi in una specie di A2, con Juventus
Fiorentina Lazio...Con che Verona potremo giocare
il torneo? Speriamo che da qui a settembre succeda
qualcosa, che possa salvare da un'inevitabile
agonia il povero, vecchio Hellas Verona.
Onore
e gloria al Chievo
SETTIMO POSTO
FINALE, ACCESSO (ALMENO) ALLA COPPA UEFA.
UNA MOSCA BIANCA NELLA DERIVA
DEL CALCIO ITALIANO
C'è davvero di che esserne sempre più
fieri. Parliamo del ChievoVerona, naturalmente,
che ha concluso brillantemente anche il campionato
2005/2006, quello che sicuramente segnerà
una svolta nella storia del calcio italiano, grazie
alle 'prodezze' di Luciano Moggi e alla sua combriccola
di arbitri, giornalisti, dirigenti, procuratori
e squallidi personaggi vari; hanno praticamente
distrutto un giocattolo che era bellissimo e ed
era di tutti gli italiani, se ne sono appropriati
trasformandolo definitivamente da un gioco di
sport ad un gioco di soldi, arroganza, e potere,
che nulla aveva più a che fare con lo spirito
originario. Mentre siamo in attesa degli esiti
del processo in corso, e speriamo che tutta questa
gentaglia paghi per sempre, e cioè si tolga
per sempre dalle scatole del calcio (scusate la
poca eleganza, ma da tempo non ne potevamo più
della patente, sprezzante e incomprensibilmente
intoccabile arroganza della "triade juventina"
e di quel personaggio davvero ineffabile che è
appunto Moggi con i suoi cortigiani), diciamo
che da questo bailamme sconvolgente il ChievoVerona
è riuscito a tenersi fuori, e che quindi
merita ancor più ammirazione.
Senza enormi mezzi, ma con una politica intelligente,
misurata e accorta, il Presidente Campedelli e
i suoi collaboratori hanno saputo salvaguardare
una presenza in serie A ormai quinquennale, per
cui si può continuare a parlare di "miracolo
Chievo".
I lettori del nostro periodico sanno che ad
inizio campionato non nutrivamo grande ottimismo,
ed invece riconosciamo con piacere di essere stati
clamorosamente smentiti, con un torneo quasi sempre
all'altezza della situazione, e capace di regalare
grandi soddisfazioni lungo il percorso. E del
resto parla chiaro una classifica che ci ha visto
concludere davanti a compagini sulla carta ben
più attrezzate del 'piccolo' Chievo; diciamo
almeno di Palermo (a cui abbiamo 'fornito' i nazionali
Barzagli e Barone, nonché il vecchio 'Genio'
Corini) e Sampdoria, ma anche Parma, Livorno,
Udinese e Siena parevano tecnicamente più
dotate dei gialloblù della Diga. Che invece
hanno saputo nella maggior parte delle gare evidenziare
un calcio razionale ma non sparagnino, anzi coraggioso,
intenso e quasi sempre capace di vender cara la
pelle. Grandi meriti, senza dubbio, al Mister
Bepi Pillon, tecnico magari di poche parole, poco
propenso ai grandi proclami e agli show da teatrino
televisivo, ma decisamente equilibrato e completo.
E siamo molto contenti della sua riconferma, un
punto di partenza fondamentale per il campionato
2006/07, comunque sia. E diciamolo subito, anche
se il Presidente Campedelli, in vista degli impegni
internazionali del Chievo (sarà Coppa Uefa
o, se alcune delle squadre davanti a noi, Juventus
per prima, verranno retrocesse o penalizzate a
causa di "Moggiopoli", addirittura Champions League?
Al momento in cui scriviamo non c'è alcuna
certezza, nemmeno se il Campionato di Calcio partirà
regolarmente), ha detto che farà di tutto
per non indebolire la squadra (e cercherà
anzi di rafforzarla), sappiamo benissimo che per
sopravvivere non si possono fare follie, e che
dobbiamo sempre ricominciare pensando alla salvezza
come al primo obiettivo. Ma siamo sempre fiduciosi
che con questa società e con questo allenatore
si riuscirà comunque a divertirsi e ad
allestire un team quanto meno dignitoso (cosa
di cui dubitiamo, purtroppo, per quanto riguarda
il glorioso Hellas Verona).
Dunque, innanzitutto, un 'bravissimo' a Pillon,
trainer capace sotto il profilo tecnico ma anche
sotto il profilo psicologico, nella sua capacità
di tenere tutti i ragazzi in positiva tensione,
e quindi di creare un gruppo forte. Non è
facile, quando si hanno tanti giocatori meritevoli,
e rientra assolutamente nel conto che uno come
Simone Tiribocchi, attaccante completamente recuperato,
che ha risposto bene tutte le volte che è
stato chiamato in ampo, ma che ha dovuto 'subire'
la concorrenza di Amauri, Pellissier, Obinna,
chieda 'civilmente' di essere ceduto, convinto,
anche con ragione, di meritare un posto fisso
da titolare. Il 'Tir' non è un fuoriclasse,
ma sicuramente un signor attaccante, di quelli
che fanno sentire il loro peso in area, sanno
difendere la palla e sanno far gol. Auguri Simone.
Ed è probabile che finisca col partire
anche Franco Semioli, il gioiello del Chievo 2005/2006,
un'ala vera come non ce ne sono più, agile
e intelligente, entrato nel giro della Nazionale
e richiesto da varie squadre. E' giusto che anche
lui tenti la grande occasione, anche se ovviamente
saremmo felicissimi di rivederlo anche il prossimo
anno in maglia gialloblu.
Un altro che se ne va, e che salutiamo con grande
stima è il 'vecchio' Alberto Fontana, portiere
autore di uno splendido campionato, che ha subito
dato alla squadra un forte contributo di sicurezza.
Al posto suo, comunque, arriva un altro numero
uno che si è fatto molto apprezzare in
serie A negli ultimi due anni, Sicignano dal Lecce.
E anche il secondo di Fontana, Lorenzo Squizzi,
ha risposto bene ogniqualvolta è stato
chiamato in campo, per cui ci sentiamo tranquili.
Un po' tutto il Chievo va elogiato, persino
Luciano, che sembrava essere caduto in uno stato
di involuzione e di depressione, nell'ultima fase
del campionato ha ritrovato l'antico smalto.
Ma accanto a Semioli, Fontana e Tiribocchi,
ci sono piaciuti molto altri elementi fondamentali
per il bellissimo campionato del Chievo. Per esempio
Federico Giunti, un leader a centrocampo. Anche
lui, magari, non un fuoriclasse da "Scala del
calcio", ma sicuramente giocatore completo tecnicamente,
tatticamente e per impegno. Ci è piaciuto
molto, da un certo punto del torneo in avanti,
anche Amauri, centravanti di manovra, ben dotato
tecnicamente, molto richiesto sul mercato. Ci
piacerebbe avere ancora, magari per un anno, il
giovane Obinna, per noi un vero talento che Pillon,
forse saggiamente data la sua giovane età,
ha utilizzato con parsimonia. Se ne va anche Daniele
Franceschini, che passa alla Sampdoria. Giocatore
spesso poco appariscente (anche se non ha rinunciato
ai suoi gol), ma tatticamente quasi impeccabile.
In difesa continuiamo a ringraziare Fabio Moro,
piede non proprio sensibilissimo, ma nemmeno così
ruvido, e combattente indomito che non si spaventa
davanti a nessuno. Molto bravo, anche e soprattutto
di testa, pure Davide Mandelli. Applausi particolari,
infine, anche a Sergio Pellissier, capocannoniere
della squadra pur non essendo stato sempre utilizzato
dall'inizio, anche lui 'vittima' di quell'intelligente
'alternanza' adottata da Mister Pillon. Pellissier
è uno che può trovare in quasi qualsiasi
momento il guizzo vincente.
Il successo esterno a Genova, 2 a 1 contro la
Sampdoria, e il 4-4 casalingo contro la Roma,
hanno idealmente aperto e chiuso una stagione
ancora da incorniciare. E naturalmente la partecipazione
alle competizioni internazionali nella prossima
stagione (a meno che, perché c'è
anche chi paventa ipotesi di questo tipo, lo scandalo
non imponga lo stop di un anno a tutto il calcio
italiano, anche a quello, come il Chievo, che
ha sempre giocato 'pulito') alimenta nuovi entusiasmi.
Onori e gloria al Chievo, speriamo, anche nel
luminoso futuro.