L'Occasione
è stato il IV Convegno Ecclesiale Nazionale
della Chiesa Italiana
La
visita di Papa Benedetto XVI a Verona
L'EVENTO IL 19 OTTOBRE
SCORSO, DICIANNOVE ANNI DOPO L'ARRIVO DI
KAROL WOJTYLA
Giovedì 19 ottobre è stata
una giornata storica per Verona e i veronesi,
che hanno accolto, diciannove anni dopo
l'indimenticabile visita di Giovanni Paolo
Secondo nell'aprile del 1988, un altro Papa,
Benedetto XVI°.
L'arrivo di Joseph Ratzinger è coinciso
con il quarto Convegno ecclesiale nazionale,
che si è tenuto nella nostra città
dal 16 al 20 ottobre. Evidentemente, l'incontro
con il Sommo Pontefice ha costituito un
grande onore per Verona, e il momento centrale
di un Convegno, a cadenza decennale, in
cui la Chiesa Italiana definisce le linee-guida
della sua azione a lungo termine, partendo
in quest'occasione dal tema "Testimoni di
Gesù Risorto, speranza del mondo".
Come ha ricordato, già alla vigilia
dell'arrivo del Santo Padre, il Vescovo
di Verona Monsignor Flavio Roberto Carraro,
la visita del Papa va considerata un evento
di fortissimo impatto non solo sul Convegno
ecclesiale, ma su tutta la Diocesi e la
Città di Verona. "Il Papa è
venuto - ha detto Padre Flavio per
portare il suo messaggio a tutti gli uomini,
non soltanto ai cattolici. Un messaggio
che coinvolge tutte le persone impegnate
nella società e nel mondo politico
della città".
Natutalmente la presenza di Benedetto XVI°
ha richiamato a Verona varie emittenti televisive
mondiali, dall'americana CNN all'araba Al
Jazeera, e ovviamente la Rai e Telepace,
che trasmette dalle colline della Valpolicella.
Un'occasione colta al volo
Con la Santa Sede, l'Associazione Veronesi
nel Mondo ha instaurato un rapporto a filo
continuo. Ricordiamo che lo scorso aprile,
in occasione del convegno a Verona organizzato
per la "Giornata dell'emigrante", era significativamente
intervenuto Giuseppe Balboni Acqua, ambasciatore
d'Italia presso la Santa Sede e in precedenza
ambasciatore a Varsavia in Polonia. Incarichi
che lo avevano portato ad una lunga e ravvicinata
frequentazione con Papa Giovanni Paolo II°,
di cui l'ambasciatore, appunto durante il
convegno, aveva tracciato un appassionato
e affettuoso ritratto.
Al Presidente Giuseppe Riccardo Ceni, dunque,
è stata concessa la felice occasione
di incontrare personalmente Papa Benedetto
XVI° al momento del suo arrivo all'aeroporto
militare di Verona-Villafranca, nella prima
mattinata di giovedì 19 ottobre.
Ceni ha porto al Santo Padre gli auguri
di tutti i Veronesi nel Mondo. "So che siete
in molti gli ha risposto il Papa
e che siete dappertutto nel mondo".
LE TAPPE DELLA VISITA
La visita di Papa Ratzinger a Verona, che
naturalmente ha mobilitato anche un notevole
spiegamento di forze dell'ordine, si è
svolta con tranquillità e senza il
minimo incidente, rafforzando anche in questo
senso, agli occhi del mondo, l'immagine
positiva della nostra città.
Dopo l'arrivo in aereo, il corteo con la
"Papamobile" ha percorso da Villafranca
la strada verso il capoluogo, per il primo
appuntamento ufficiale previsto nella giornata.
In Fiera, ove si è appunto svolto
il quarto Convegno nazionale ecclesiale,
alla presenza dei vescovi italiani e dei
rappresentanti delle 227 diocesi del nostro
paese. La partecipazione di Benedetto XVI°
è stata salutata dal Cardinale Camillo
Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale
Italiana nonché vicario generale
della Diocesi di Roma.
Al Convegno ecclesiale hanno partecipato
più di 2700 persone, tra le quali
erano presenti anche trenta immigrati residenti
in Italia e 20 italiani residenti all'estero.
270 erano invece gli invitati rappresentanti
di episcopati europei e di altre aree continentali
come l'Africa, l'Asia, L'Oceania, L'America
del Nord e l'America del Sud.
Dopo il discorso al Convegno, e la celebrazione
dell'"Angelus" e la Benedizione Papale sull'assemblea,
il Santo Padre si è recato in automobile
in Vescovado, per il pranzo ed una breve
sosta. Verso le 15,30, Benedetto XVI°
ha lasciato il Vescovado, ha attraversato
il Battistero del Duomo, ed è entrato
nella Cattedrale per una breve visita in
privato; davanti all'altare della Madonna
del Popolo, l'adorazione del Santissimo
Sacramento. Quindi Papa Ratzinger è
uscito sulla Piazza del Duomo e da lì,
in auto, ha raggiunto lo Stadio Bentegodi,
dove, davanti a migliaia di persone, ha
celebrato la Messa solenne. Qui, il Pontefice
ha ricevuto il saluto del Vescovo di Verona,
Padre Flavio Roberto Carraro, che qui pubblichiamo.
IL SALUTO DEL VESCOVO DI VERONA AL
SANTO PADRE
Beatissimo Padre,
La Chiesa di San Zeno ed il suo Vescovo
La salutano con gioia, insieme ai fedeli
delle diocesi del Triveneto e alle reverendissime
Eminenze, Eccellenze e delegati di ogni
regione d'Italia che partecipano con vivo
fervore al IV Convegno Ecclesiale Nazionale.
E come il giorno delle nozze la sposa si
adorna di gioielli, noi in così
splendida corona accogliamo la Santità
Vostra in questo Stadio, rivestiti di Cristo
e dei simboli della fede quasi bimillenaria
della nostra terra. L'accogliamo ai piedi
del Crocifisso della nostra storica Chiesa
di S.Luca e sotto il materno sguardo della
Madonna del Popolo.
Il Crocifisso trecentesco di S.Luca attesta
la nostra fede in Colui qui mortem nostram
moriendo destruxit e il cui sacrificio redentore
sempre si rinnova sull'altare. Innanzi a
questa croce stazionale hanno professato
la loro fede religiosi e laici. Il Superiore
dei Crociferi dell'Ordine Agostiniano al
quale la croce apparteneva, accoglieva il
novizio che entrava in religione con queste
parole: "Accipe fili Crucem tam in corde,
quam in manibus, et eam semper tecum portes".
Figlio, ricevi la croce tanto nel cuore
quanto nelle mani e portala sempre con te.
E' la morte gloriosa di Cristo ci
ricordava il Cardinal Tettamanzi nella sua
prolusione il luogo sorgivo e l'alimento
costante della speranza della Chiesa e dell'umanità.
Il quattrocentesco simulacro della Madonna
del Popolo ci conduce alla Cattedrale, madre
di tutte le chiese della Diocesi e suo primo
santuario mariano. Da secoli in Cattedrale
la Madre di Dio è venerata quale
incolarum Veronensium defensatrix, difenditrice
del popolo veronese. Santità, questa
veneranda immagine, per ben due volte coronata,
potrebbe raccontarLe la storia della nostra
Verona che lungo i secoli, pure in tempi
difficili, restò semper fidelis a
Cristo Figlio di Dio ed "al dolce Cristo
in terra".
Innanzi a tali espressioni di fede e di
arte, che mostrano le radici della nostra
nobile cultura cristiana, uniti e confermati
nella fede e rianimati nella speranza, con
umile fierezza e con amore di figli noi
l'accogliamo e con lei celebriamo questi
santi misteri perché diventino per
tutti noi sorgente di vita e fonte di santità.
Padre Flavio Roberto Carraro - Vescovo
di Verona
IL DUOMO DI VERONA
La cattedrale scaligera si trova nella parte
della città medievale e venne costruita
sui resti di due chiese cristiane, distrutte
dal terremoto del 1117. La basilica sorta
nel XII secolo e in seguito restaurata,
presenta una facciata che fonde armoniosamente
lo stile romanico e il gotico. Il Duomo
è intitolato a Santa Maria Matricolare;
all'interno c'è la cappella della
Madonna del Popolo, tradizionale e antico
culto della chiesa di San Zeno, che risale
addirittura al XIII° secolo.
Il campanile del Duomo, la cui parte mediana,
cinquecentesca, è del Sanmicheli,
fu proseguito nel secolo scorso dall'architetto
Fagiuoli, ma non condotto a termine; una
volta entrati nel duomo si può godere
di un meraviglioso colpo d'occhio e si trovano
numerose e pregevoli opere d'arte: sull'altare
la celebre pala con l'Assunta del Tiziano
(circa 1530), unica opera del grande pittore
realizzata a Verona. Sulla controfacciata,
a sinistra dell'ingresso, il Monumento Nichesola,
egregia opera di Iacopo Sansovino.
A sinistra della chiesa, un vicoletto
conduce alla chiesetta romanica di S.Elena,
dove Dante Alighieri lesse il suo trattato
"Quaestio de acqua et terra",
Grazie
Argentina
Al rientro dal mio viaggio in Argentina,
voglio ringraziare tutti gli amici dei Veronesi
nel Mondo, e in particolare il Presidente
dell'Associazione Veronese "L'Arena" di
Buenos Aires, Luciano Stizzoli, il Vicepresidente
Umberto Marsili e tutto il direttivo del
circolo, che mi hanno riservato un'inaspettata
e incredibile accoglienza, con momenti di
toccante commozione. La visita rimarrà
per me indimenticabile, anche in considerazione
delle origini argentine di mia madre.
Colgo l'occasione per esternare un mio pensiero
in relazione ai vari impegni che sicuramente
gli amici di Buenos Aires affronteranno
al meglio, per raccomandare loro di inserire
tra questi anche quello che potrebbe essere
un progetto-pilota da sottoporre alla Regione
Veneto.
Di tale progetto mi permetto di indicare
il titolo, di per sé significativo:
"Aggiungi un posto a tavola".
Dovrebbe ricercare ed individuare quei veronesi
o eredi di veronesi che purtroppo
anche nella metropoli argentina, e non solo
lì, si trovano in uno stato di indigenza
e bisogno; ciò perché non
ci si dimentichi, come del resto è
sempre stato nella tradizione veneta e veronese,
dei meno fortunati, dimostrando quindi che
siamo come in passato esportatori di civiltà,
cultura e tecnologia, ma anche di solidarietà;
agli amici di Buenos Aires, in particolare,
raccomando di 'sfruttare' le esperienze
che conosco personalmente esser state fatte
in Italia dall'amico Umberto Marsili, nella
speranza e certezza che il medesimo sia
disponibile ad interessarsi particolarmente
di tale programma.
Posso assicurare che anche per questi aspetti
saremo particolarmente vicini a tutte le
iniziative che si terrà opportuno
intraprendere.
Giuseppe Riccardo Ceni
La
visita del Presidente Ceni in Argentina
-
Un incontro indimenticabile -
RAPPORTI CONSOLIDATI, COMUNANZA DI
PROGRAMMI E PROGETTI, SOLIDARIETÀ,
IN UNO SPECIALE CLIMA DI AMICIZIA
Nelle due giornate del 4 e 5 novembre
scorsi, si è svolto a Buenos Aires
il primo Convegno sull'Emigrazione Veronese
in Sudamerica. Come ha riportato anche "L'eco
d'Italia", giornale locale in lingua italiana,
al Convegno, nonostante il tempo inclemente,
hanno partecipato più di 350 persone,
a conferma dell'interesse e dell'importanza
dell'evento.Alle due giornate ha preso parte
naturalmente il Presidente dell'Associazione
Veronesi nel Mondo, Onorevole Giuseppe Riccardo
Ceni, accanto al Presidente dell'Associazione
Veronesi del Mondo "L'Arena" di Buneos Aires,
Luciano Stizzoli (cui invece un mese dopo,
il 3 dicembre, è stato attribuito
il prestigioso Premio Fedeltà al
Lavoro dalla Camera di Commercio di Verona),
e quello del Circolo di Criciuma Nova Veneza
in Brasile, Walter Fabris. Per impegni sopraggiunti
all'ultimo momento, non ha potuto intervenire
il rappresentante dei veronesi in Uruguay,
Marcello Piccolboni. Il convegno è
stato anche l'occasione per successive visite
protocollari a varie autorità locali,
e tra gli ospiti era presente anche il Console
Italiano a Buenos Aires, Nicola Occhipinti.
Molto significativi gli incontri con gli
Istituti Missionari Veronesi che operano
nella capitale e in comunità periferiche
argentine: L'Istituto delle Suore della
Misericordia Don Carlo Steeb a Buenos Aires,
le Suore della Compagnia di Maria di Don
Antonio Provolo, e le Suore della Sacra
Famiglia del Beato Nascimbeni di Castelletto
di Brenzone.
Sabato 4 novembre il convegno si è
aperto con una conferenza stampa cui hanno
partecipato varie testate locali di lingua
italiana, come "La voce d'Italia", "La tribuna
italiana", e "L'eco d'Italia", e le emittenti
radiofoniche italiane Radio AM 1250, Radio
El Mundo, Radio di Origine Italiana. In
seguito i Presidenti dei Circoli dei Veronesi
nel Mondo hanno aperto il convegno.
Domenica 5 novembre è stata celebrata
la Santa Messa nell'Istituto Carlo Steeb,
alla presenza delle autorità consolari
con il Console Occhipinti, e delle associazioni
venete e dei veronesi nel mondo.
L'efficienza e l'organizzazione di cui
si è fatta carico l'associazione
dei Veronesi nel Mondo "L'Arena" è
stata molto apprezzata, così come
l'eccezionale affiatamento con il Circolo
brasiliano di Criciuma. L'incontro è
stato caratterizzato da un ricco programma
di iniziative culturali e assistenziali,
e i risultati ottenuti in questi ambiti
confermano la scelta giusta di attività
coordinate insieme agli Istituti Missionari
Veronesi.
Nel corso del convegno, il Presidente Ceni
ha distribuito ai suoi ospitanti il libro
fotografico su Verona dei Fratelli Bassotto
"Verona Il futuro della memoria",
edito dalla nostra associazione dei Veronesi
nel Mondo, accolto con gran entusiasmo.
Al Circolo "Arena" di Buenos Aires è
stata consegnata una targa ricordo in argento
che rappresenta l'Arena di Verona. Ai soci
più anziani e benemeriti, impegnati
nell'Associazione L'Arena, tra cui l'ex-Presidente
Faggionato, sono stati consegnati diplomi
di riconoscimento per l'attività
svolta.
Tra i vari progetti emersi durante il convegno,
il desiderio di istituire un coordinamento
con le altre province argentine sotto la
comune bandiera del Tricolore e della Regione
Veneto, e un coordinamento specifico con
le associazioni dei Veronesi nel Mondo di
Criciuma in Brasile e dell'Uruguay.
Una curiosità. Nel corso degli incontri,
si è evidenziato un gran bisogno
di cucina veneta e veronese, e in particolare
per le specialità tipiche come il
famoso "lesso con la pearà", di cui
in questo numero del giornale diamo la ricetta
personale del grande ristoratore/poeta veronese
Giorgio Gioco, che è anche proboviro
della nostra associazione.
In conclusione, si è trattato di
una serie di incontri molto simpatici, in
cui sono nate e sono state rinnovate care
amicizie. Molti hanno espresso la loro nostalgia
per la terra veronese, e la richiesta di
poter visitare, qualcuno per la prima volta,
il proprio paese d'origine.
Batistuta,
passione vincente
Tra i tanti momenti piacevoli della visita
in Argentina, ce n'è uno che il Presidente
Ceni ricorda con particolare, divertito
sorriso.
Nel corso delle due giornate, c'è
stata anche la visita alla scuola "Carlos
Steeb" delle Suore della Misericordia, a
Buenos Aires. Ceni si è soffermato
con i bambini della scuola materna e delle
elementari, con il gruppo delle autorità,
e infine è stato accompagnato in
una classe quinta delle superiori, ove studiano
come lingua straniera l'italiano, con l'intenzione
di creare un piccolo dialogo. Per facilitarlo,
il Presidente dei Veronesi nel Mondo ha
cominciato a parlare di calcio, e quindi
gli è stato indicato come possibile
interlocutore un ragazzo, Nicolas Sojkowski,
che ha il nonno paterno a Firenze.
Ceni ha dunque chiesto a Nicolas se sapeva
qual è il cittadino più famoso
di questa città, e il ragazzo, senza
esitazioni e con molto entusiasmo, gli ha
risposto: "Batistuta!"
Una risposta che ha suscitato una simpatica
risata generale.
Il povero Dante Alighieri, insomma, ha dovuto
cedere il podio al 'divino' Gabriel Batistuta,
argentino ex-centravanti goleador della
Fiorentina.
Menu
Natalizio per... Gioco
TAIADELE COL RAGÙ
Ingredienti per 4 persone: 500 gr. di
tagliatelle, 200 gr. di polpa di vitello
o di manzo. 1 bicchiere d'olio extra vergine
d'oliva, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio,
1 gambo di sedano, 2 carote, 2 bicchieri
di Soave, mezzo cucchiaio di salsa di pomodoro,
100 gr. di mortadella di Bologna, 1 cucchiaio
di farina, formaggio Monte Veronese grattugiato,
sale e pepe.
Procedimento: Tagliare a dadolini le verdure,
la carne e la mortadella. In un tegame riscaldare
l'olio e soffriggere le verdure. Mettere
nel soffritto la carne, farla intridere
bene nel condimento, condire con sale e
pepe, spolverizzare con la farina e rosolare
ancora un po' mischiando col cucchiaio di
legno. Stemperare la conserva di pomodoro
nel vino e bagnare carni e verdure. Lasciar
cuocere a fuoco lento e indiretto a tegame
coperto per circa 1 ora. In una casseruola
d'acqua bollente con sale, bollire le tagliatelle,
scolarle e in un tegame largo condirle con
il ragù abbondante, mischiare bene
con due forchette. Completare con formaggio
Monte Veronese grattugiato fine.
I ZALETI
Ingredienti: 300 gr. di farina gialla
fine, 100 gr. di farina bianca, doppio zero,
6 uova, 220 gr. di zucchero, 120 gr. di
burro, 600 gr. di latte; sale, 100 gr. di
pinoli, 100 gr. di uva sultanina, 1 bustina
di lievito, 1 bustina di vaniglia, zucchero
a velo.
Procedimento: In una casseruola mettere
il burro, il latte, zucchero, sale e vaniglia,
amalgamare tutto e far prendere il bollore,
unire le due farine. A impasto tiepido e
sempre mescolando, aggiungere le uova, l'uvetta
lavata e strizzata, pinoli, lievito e una
buccia aromatica grattugiata: arancio/limone.
Con un cucchiaio da tavola formare dei dolcetti,
disporli sulla piastra da forno imburrata
e infarinata. Cuocere a forno caldo per
18/22 minuti.
FARAONA A ROSTO
Ingredienti per 4 persone: 1 faraona di
1.200 gr., 2 spicchi d'aglio, erba salvia,
rosmarino, 80 gr. di burro, 1 bicchiere
d'olio extravergine d'oliva, due bicchieri
di Soave, 16 fettine di pancetta tesa, farina,
sale e pepe.
Procedimento: Fare la solita toilette alla
faraona, tagliarla a ottavi, lavarla e asciugarla.
In un tegame da forno fondere il burro,
riscaldare l'olio, mettere i pezzi di faraona
infarinati e fasciati con la pancetta. Condire
con sale, pepe, aglio schiacciato, erba
salvia, rosmarino; con questi aromi rosolare
la faraona per qualche minuto a fuoco vivo.
Bagnare con il vino, lasciar evaporare;
mettere la preparazione nel forno caldo
che dovrebbe cuocere, con la faraona tagliata
a pezzi in 40 minuti. Controllare il sale.
Con questo arrosto di faraona sono indicate,
oltre alle patate tutte le insalate di stagione.
I TORTEI CO' LA MARMELATA
Ingredienti e procedimento: fare un'impasto
di pasta frolla, stenderlo sulla spianatoia
con il mattarello. Ritagliare dall'impasto
dei cerchi di 8 cm. di diametro, disporre
nel mezzo un fiocchetto di marmellata: cotogne,
mele, ciliegie, spennellare il bordo con
tuorlo d'uovo sbattuto. Sovrapporre l'altro
cerchio di pasta frolla, chiuderlo facendo
lungo la circonferenza un po' di pressione
con le dita.
Disporre i tortelli di marmellata sulla
piastra da forno, infornare a forno medio-basso
e cuocere per 18/20 minuti.
Lasciarli raffreddare, spolverizzarli con
zucchero velo.
Luigi
Grisi, Andrea Marani e Luciano Stizzoli
Tre
campioni veronesi del lavoro
Premiati
per la loro attività nel nostro paese
e all'estero nella tradizionale cerimonia
alla Camera di Commercio
E' giunta alla sua ventinovesima edizione
il "Premio Fedeltà al Lavoro", importante
riconoscimento attribuito dalla Camera di
Commercio di Verona a chi abbia contribuito
al progresso economico e al lavoro veronese
nel mondo.
La cerimonia di premiazione si è
svolta la scorsa domenica 3 dicembre nel
Salone Auditorium della Fiera. E' stata
introdotta dal Segretario Generale Cesare
Veneri. Sono intervenuti poi il sindaco
di Verona Paolo Zanotto, l'assessore provinciale
alle Politiche per il Lavoro e Formazione
Professionale Virgilio Zampieri, l'assessore
regionale alle Politiche Sociali Stefano
Valdegamberi, e il Presidente della Camera
di Commercio Fabio Bortolazzi.
Tra i premiati, Luigi Grisi e Luciano Stizzoli
hanno ricevuto il riconoscimento attribuito
ai "veronesi che si sono particolarmente
distinti all'estero"; ad Andrea Marani,
invece, è andato uno dei "Premi motu
proprio" della Giunta Camerale.
Luigi Grisi è, da più di diciotto
anni, il rappresentante del Banco Popolare
di Verona e Novara in Asia. Ha trascorso
sedici anni a Hong Kong, e da due anni lavora
a Shangai, in Cina. Tra i suoi compiti svolti
c'è tutta una serie di servizi a
favore delle aziende italiane e in particolare
di quelle veronesi interessate al processo
di internazionalizzazione. In collaborazione
con l'On. Riccardo Ceni, Presidente dell'Associazione
Veronesi nel Mondo, sta creando il Club
Veronesi nel Mondo regione Asia/Pacifico,
che oltre a mantenere i rapporti tra i veronesi
presenti nel territorio, si propone di promuovere
la cultura della nostra città.
Luciano Carlo Stizzoli, impegnato in un
appassionato ed efficacissimo lavoro come
Presidente del Circolo dell'Associazione
Veronese "L'Arena" di Buenos Aires, è
emigrato in Argentina nel 1948, quando l'Italia
faticava a risollevarsi dalla crisi determinata
dalla guerra. Stizzoli, che allora aveva
nove anni, seguiva il padre nell'avventura
dell'emigrazione verso un paese che a quel
tempo appariva ricco e pieno di opportunità.
Dopo un periodo di lavoro dipendente, ha
fondato la propria azienda nel settore dell'edilizia
avviando così un'attività
densa di soddisfazioni.
Andrea Marani, Presidente del Collegio
dei Costruttori di Verona, è il titolare
dell'impresa di costruzioni Marani Spa,
che vanta sessant'anni di appassionata attività
nel settore, avviata a Verona da Renzo Marani.
Nell'ambito dell'edilizia pubblica e privata,
l'azienda ha lasciato al prestigio della
città palazzi, sedi istituzionali
e case residenziali, un patrimonio che lega
indissolubilmente l'impresa alla storia
di Verona.
A metà anni '70 Andrea Marani ha
rilevato la conduzione dell'azienda, abbordando
nuovi mercati oltre i confini regionali
e nazionali. Oggi l'impresa Marani Spa può
vantare, oltre alla casa madre veronese,
sedi permanenti in Canada e in Polonia.
Con la costituzione del Gruppo M, ha anche
ampliato la sua attività dalla costruzione
alla gestione immobiliare e finanziaria.
Lo speciale premio "Domus Mercatorum", che
dal 1968 la Camera di Commercio attribuisce
"alla personalità veronese che abbia
saputo creare e sviluppare un'azienda, portandola
a rilevanza nazionale ed internazionale,
dando anche risposte, in chiave occupazionale,
alle attese di lavoro", è stato quest'anno
assegnato a Carlo Fratta Pasini, presidente
del Banco Popolare.
E'
stato scelto come rappresentate della Regione
Veneto
Il
Presidente Ceni del CDA della fondazione
Italia-Cina
E'
un organismo fondamentale per ottimizzare
rapporti e strategie di sviluppo economico
con il più grande mercato del mondo
Lo scorso 7 novembre, Giuseppe Riccardo
Ceni, Presidente dell'Associazione Veronesi
nel Mondo è stato nominato, come
rappresentante della Regione Veneto, componente
del Consiglio di Amministrazione della Fondazione
Italia Cina. Un riconoscimento molto prestigioso,
perché si tratta di un organismo
fondamentale, costituito nel novembre del
2003 a Milano, nella programmazione strategica,
a vari livelli, dei rapporti economici e
culturali tra il nostro Paese e il 'gigante'
asiatico, destinato ad essere mercato mondiale
privilegiato nell'immediato futuro.
La Fondazione è stata voluta e creata
da Cesare Romiti, che ne è il Presidente.
L'importanza di questo organismo è
testimoniato dalla partecipazione, in qualità
di soci fondatori, dei più importanti
gruppi finanziari e industriali italiani.
Molti i nomi illustri che fanno parte del
Consiglio di Amministrazione: Sergio Balbinot
(A.D. delle Assicurazioni Generali), Corrado
Passera (A.D. di Banca Intesa), Cesare Geronzi
(Presidente di Capitalia), Stefano Cao (Direttore
Generale Divisione E & P di Eni Spa),
Jonella Ligresti (Presidente di Fondiaria
Sai), Ugo Calzoni (Direttore Generale dell'Ice),
Giuseppe Mussari (Presidente dei Monti dei
Paschi di Siena), Francesco Merloni (Presidente
della Merloni), John Elkann (Vicepresidente
della Fiat), Luigi Iperti (Vicepresidente
della Techint), Angelo Radici (Presidente
dell'omonimo Gruppo), Carlo Sangalli di
Unioncamere, Carlo Salvatori (Vicepresidente
di Unicredito)..
Nel CdA sono rappresentati poi quattro Ministeri:
dello Sviluppo Economico (con il Viceministro
Sergio D'Antoni), dei Beni Culturali (Giuseppe
Proietti, Direttore Generale dei Beni Archeologici),
degli Affari Esteri (Gianni Vernetti), e
dell'Istruzione (Mauro Paoloni).
Infine i rappresentanti di quattro regioni:
Emilia Romagna (Duccio Campagnoli), Lombardia
(Sandro Bicocchi), Piemonte (Grazia Marta
Calvano), e appunto il Veneto, rappresentato
da Giuseppe Riccardo Ceni.
Il Presidente dell'Associazione Veronesi
nel Mondo (che è stato deputato nella
legislatura 1979-83), del resto, vanta una
lunga frequentazione con il mondo economico
cinese, risalente al suo periodo di presidenza
dell'Ente Fiere di Verona, dal 1987 al 1993.
In seguito Ceni ha continuato fattivamente
a dialogare con la Cina, in particolare
nell'ambito del Ministero dell'Agricoltura
di Pechino. Tutto questo lavoro lo ha portato,
nel 2001, ad essere nominato senior advisor
del ministero cinese degli Affari Internazionali;
e, due anni più tardi, a Ceni è
stato attribuita la carica di rappresentante
delegato alla cooperazione economica e commerciale
con il Triveneto. Un compito che ha l'obiettivo
di fornire supporto alle aziende italiane
interessate ad operare sul mercato cinese,
sia in termini di politica economica ma
anche a livello di iniziative culturali.
In tale ottica di sviluppo ragionato ed
articolato nel rapporto, peraltro secolare,
tra i due paesi, s'inserisce anche la felice
intuizione di 'costruire' anche in Cina
un Circolo di Veronesi nel Mondo.
Proprio un proverbio cinese, del resto,
recita che "Ogni lungo cammino inizia con
un primo passo".
UNO DEI TEMI PREMIATI
IN OCCASIONE DELLA "GIORNATA DEL MIGRANTE"
Migrazioni a confronto
Di Chiara Moretto III° Liceo Scientifico
"Alle Stimate"
Oggi l'Italia è diventata una meta
per migliaia di persone che, spinte da vari
motivi, sono costrette a fuggire dal loro
paese in cerca di una vita migliore, così
come molti italiani emigrarono all'estero,
durante il secolo scorso. Con la speranza
di trovare un lavoro. Questi due fenomeni
migratori, sebbene appartengano a periodi
storici diversi, sono accomunati da alcune
somiglianze che possono fare riflettere.
Verso gli anni settanta del XIX secolo molti
italiani, provenienti non solo dalle regioni
meridionali ma anche dal Veneto e dal Friuli,
decidono di emigrare all'estero, raggiungendo
l'America e alcuni paesi europei come la
Germania, la Svizzera, la Francia e il Belgio.
Queste ondate migratorie sono causate dalla
crescita demografica avvenuta in quel periodo,
alla quale però non era corrisposto
un altrettanto veloce sviluppo economico.
Inoltre le novità tecnologiche applicate
nelle fabbriche e nel settore dell'agricoltura
avevano ridotto il bisogno di manodopera,
costringendo così molte famiglie
ad emigrare. Successivamente si verifica
una battuta d'arresto sia per la politica
antimigratoria del regime fascista, sia
per le restrizioni imposte dagli Stati Uniti
con la cosiddetta Quota Act del 1921.
Le famiglie che partono dall'Italia verso
l'America, dopo aver affrontato un viaggio
in mare pericoloso ed estenuante, con scarse
condizioni igieniche e senza cibo a sufficienza,
vanno incontro ad un destino a loro ignoto
e a numerosi problemi: infatti, sebbene
molti italiani siano diventati famosi come
l'attore Rodolfo Valentino nato a Taranto,
molti altri nostri connazionali subiscono
atti di xenofobia. In particolare i napoletani
e i meridionali vengono considerati veri
e propri 'briganti' e vengono accusati ingiustamente
di omicidi e furti da loro non commessi,
come ad esempio Sacco e Vanzetti che muoiono
sulla sedia elettrica nel 1927.
Anche per gli italiani emigrati in altri
paesi europei le condizioni di vita non
migliorano, al contrario devono sostenere
situazioni disastrose e soprattutto disumane.
Un esempio è la tragedia avvenuta
l'8 agosto 1956 nelle miniere belghe di
Marcinelle, dove trovano la morte 262 minatori
tra cui 136 italiani. I nostri connazionali
erano emigrati poiché lo stato italiano
nel 1946, in un periodo di forte crisi economica,
aveva stipulato un contratto con il Belgio,
al quale doveva inviare cinquemila lavoratori
ogni anno in cambio di carbone a prezzi
favorevoli. Migliaia di italiani sono così
costretti a lavorare in condizioni di estremo
e continuo pericolo, poiché "i lavoratori
belgi da tempo non scendevano più
in miniere così pericolose, dove
non andavano
più nemmeno i disoccupati" (da www.istitutofernandosanti.it);
a vivere in villaggi di baracche; a
subire isolamento sociale, soprusi e ingiustizie.
Gli emigrati vengono perciò trattati
come animali, senza più dignità
né onore, e le loro condizioni ricordano
quelle che Pirandello descrive nella novella
"Ciaula scopre la luna": "...le facce quasi
spente dal buio crudo delle cave sotterranee,
il corpo sfiancato dalla fatica quotidiana,
le vesti strappate..."
Non molto diversi sono oggi i disagi che
migliaia di persone immigrate nel nostro
paese devono affrontare: infatti, proprio
come gli italiani emigrati in America, sostengono
un viaggio in mare pericoloso, utilizzando
spesso dei semplici gommoni o piccole imbarcazioni
su cui, stipati gli uni contro gli altri,
viaggiano per diversi giorni senza cibo
né acqua. Inoltre non appena giungono
in Italia, devono attendere mesi prima di
ottenere un permesso di regolare soggiorno,
con il quale poter trovare lavoro. Ma a
loro sono destinati gli impieghi più
faticosi e, proprio come è accaduto
agli italiani a Marcinelle, sono sfruttati
come animali, spesso anche senza un contratto
legale. Infine gli episodi di razzismo nei
loro confronti sono all'ordine del giorno:
non solo ragazzi ma anche adulti maltrattano,
insultano e aggrediscono gli immigrati.
Credo però che le ragioni che spingono
gli emigrati di oggi siano differenti da
quelle che hanno costretto gli italiani
ad abbandonare l'Italia durante il secolo
scorso, sebbene fame e miseria restino comunque
i motivi principali: a mio parere infatti
gli immigrati nel nostro paese non fuggono
dalla loro patria, ma dal regime politico
che vi si è instaurato e che impedisce
alla popolazione di svilupparsi e migliorare
le proprie condizioni, perché vuole
che i cittadini vivano nell'ignoranza per
poterli governare e ingannare.
Il confronto di questi due fenomeni migratori
appartenenti a periodi storici differenti
fa riflettere perché mostra come
lo straniero sia sempre maltrattato e isolato
dalla società, reso schiavo, privato
della sua dignità: noi italiani abbiamo
subìto questo trattamento nel corso
del XIX e del XX secolo, e lo riserviamo
oggi ingiustamente a chi giunge nel nostro
paese con una speranza.
Bellissimo
spettacolo sulle vicende dell'emigrazione
Veronese nel Mondo
Quel
poetico oceano del tempo
Dal libro di Raffaello
Canteri, un viaggio emozionante, tra parole
e musica, presentato alla Camera di Commercio
di Verona
E' piaciuto molto, al numeroso pubblico
che lo scorso 6 dicembre era presente nel
salone del transatlantico della Camera di
Commercio, lo spettacolo "Il ponte sugli
oceani Lessinia Veneto Italia. Storie
di emigranti", tratto dal libro di Raffaello
Canteri che abbiamo presentato nel numero
scorso del nostro giornale.
In attesa che venga allestita in tutta la
sua completezza la versione teatrale del
recital, diciamo subito che i protagonisti
del lavoro, cioè l'attore Walter
Peraro, e i musicisti dell'Acoustic Duo,
Stefano Bersan e Antonio Canteri, sono stati
bravissimi nel trasmettere agli spettatori
il robusto lirismo e la vivida tensione
narrativa con cui Raffaello Canteri ha saputo
raccontare queste storie di emigrazione,
collocate in un arco di tempo lungo quasi
un secolo, dalla seconda metà dell'800
al secondo dopoguerra, ma che in qualche
maniera, adesso sulle autostrade telematiche
di Internet, continuano a vivere ancora
oggi.
Il recital, poco meno di un'ora e mezza,
si snoda su estratti dalla 'saga' della
famiglia Corradi, originaria della contrada
Arzare di Roveré. Si comincia dal
Mato Grosso brasiliano, con gli spaventosi
rumori del bosco e il cielo rosso fuoco
per la queimada di tre giorni (cioè
l'incendio con cui si eliminava la foresta
per fare spazio a terreni produttivi per
gli emigrati), e si passa poi in Argentina,
quindi nelle miniere della Pennsylvania,
in Australia ai tempi della costruzione
della città di Griffith, per poi
tornare alla base, in Lessinia, davanti
al computer da cui è partito il viaggio
dell'autore sull'"oceano del tempo". Sull'onda
dei racconti delle varie generazioni di
emigranti, scrive Canteri, "sono sceso in
tutte le miniere del mondo".
Ogni successivo spezzone, raccontato da
un Peraro stupefacente per espressività
e sicurezza interpretativa, viene introdotto
o sottolineato dalle musiche, estremamente
suggestive, dell'Acoustic Duo, una formazione
molto apprezzata a Verona, che recentemente
ha dato alle stampe una raccolta intitolata,
guarda caso, "Lungo Ponte". Lungo il recital,
dunque, il suono del Brasile dal celebre
"Orfeo Nero" ma anche la colorita musica
della foresta con i diversi suoni degli
uccelli; e poi il tango argentino, che probabilmente
nacque sul porto di Buenos Aires proprio
da emigrati italiani, una dolcissima canzone
d'amore come "Dos Gardenias" (suona strano
ascoltare la tenerissima lettera d'amore
scritta dall'Alberto Busato a sua moglie,
dall'Argentina alla contrada Carcereri;
quegli uomini abituati ad essere fieri lavoratori
nella durezza di una miniera o di una foresta,
sapevano anche essere di grande delicatezza
d'animo. Il sentimento amoroso, forse, non
cambia mai, nelle sue espressioni).
Il recital coinvolge, diverte, commuove.
Si finisce con le note appena accennate
di "Imagine", la celeberrima canzone di
John Lennon che invita alla fratellanza
mondiale, indipendentemente dalle diversità
di razza o di religione. E con le parole
conclusive del libro di Canteri, un libro
bello e importante: "Siamo andati su tutta
la terra, ci siamo dispersi, abbiamo nominato
ogni cosa e oggi possiamo ritrovarci. Il
problema è capirci, riconoscerci,
sognare insieme. Scoprire la bellezza infinita
dei toni dissonanti che compongono la musica
delle anime del mondo. Quando sentiremo
questa musica, solo allora avremo varcato
la porta di Dio".
Dal belgio
Trent'anni
per il circolo di Genk
Nelle giornate dal 25 al 27 novembre,
il consigliere dell'Associazione Veronesi
nel Mondo Giovanni Zantedeschi e il Cavalier
Benito Scamperle, su delega del Presidente
Ceni, si sono recati a Genk, in Belgio,
in occasione del 30° anniversario della
fondazione del locale Circolo dei Veronesi
nel Mondo. Zantedeschi e Scamperle hanno
portato al Circolo la nuova bandiera dei
Veronesi nel Mondo, che è stata benedetta
dal parroco di Genk, Luciano Mousen.
All'arrivo in Belgio i due nostri delegati
sono stati accolti dal Presidente del Circolo
di Genk, Silvano Marchesini, e dopo una
breve visita alla capitale Bruxelles, si
sono recati per il primo incontro alla sede
nella Casa Papa Giovanni.
Domenica 26 è stata celebrata alle
11 la Santa Messa, con la benedizione della
bandiera e la consegna al Presidente Marchesini.
Quindi, l'incontro conviviale nella Casa
Papa Giovanni, alla presenza di rappreentanti
del Comune e dell'agenzia consolare di Genk,
nonché di amici come Vito Spinosa,
Presidente del Circolo del Lussemburgo,
e Teresa Veronesi, ex-Presidente del Circolo
di Charleroi.
Nel corso dell'incontro, Zantedeschi, Scamperle
e Marchesini hanno consegnato a soci fondatori
ed ex-presidenti del Circolo di Genk una
pergamena come attestato d'onorificenza
per i trent'anni di attività.
I soci fondatori erano il Cavalier Guido
Zuliani, e Basilio Raineri, per il quale,
essendo lui indisponibile, ha ritirato l'onorificenza
la moglie. Presente anche una rappresentanza
delle Suore Orsoline. Sono state consegnate
altre piccole targhe a 15 collaboratrici
del Presidente Marchesini. Tra gli ospiti
anche Guglielmo Gazzani, Presidente del
Coro El Vesoto di San Floriano.
Durante l'incontro è stato sottolineato
il grande impegno del Circolo, pur non senza
difficoltà, nell'organizzare rìunioni,
gite, viaggi alla scoperta dei luoghi d'origine.
Ci sarebbe bisogno di nuova linfa vitale
per affiancare gente giovane ai vecchi soci.
E' stata anche un'occasione per ricordare
con commozione i morti veronesi nelle miniere,
numerosissime in questa zona del Belgio.
L'arte
dell'Olivo
E' uno dei grandi orgogli del territorio
veronese, sia per la bellezza dolce e serena
delle piante che punteggiano i declivi sulle
colline digradanti fino alle rive del lago
di Garda; sia, naturalmente, per l'eccezionale
qualità dell'olio extravergine che
ne deriva. Non si può non amarlo,
l'olivo, albero da sempre associato, nell'immaginario
collettivo, alla pace e alla tranquillità.
L'AIPO, l'Associazione Interregionale Produttori
Olivicoli, ha pubblicato un interessante
"Manuale dell'Olivicoltore nelle Tre Venezie",
centootto pagine di utili consigli e informazioni
(dalle origini alle varietà che si
coltivano, dalla conservazione alla composizione
degli olii, e molto altro ancora), con testi
di Giancarlo Sancassani, Alessandro Gambin,
Antonio Volani e Sonia Ziviani, il tutto
corredato dalle belle forografie di Roberto
Lazzarin.
Obiettivo del volume, come spiega nelle
note introduttive il Presidente dell'AIPO
Albino Pezzini, è quello di "tradurre
le nostre esperienze in questo manuale semplice,
di facile lettura, ma capace di fornire
indicazioni utili...un aggiornamento sulle
tecniche di coltivazione e, a chi intende
iniziare la coltivazione dell'olivo nel
Triveneto, fornire le nozioni fondamentali
di coltivazione su basi moderne e razionali.
RICORDO
DI CARLO MARCO BRUNELLI
Scomparso
nel 2003, vent'anni prima aveva ricevuto
il
"premio della fedeltà al lavoro e
al progresso economico"
dalla Camera di Commercio di Verona
Rivediamo il numero del nostro giornale
del dicembre 1983, e andiamo a due pagine
speciali sotto il titolo di "Premiata l'operosità
dei Veronesi nel Mondo".
Tra i premiati, in quell'occasione, c'era
Carlo Marco Brunelli, imprenditore nato
a Verona il 25 aprile 1927, scomparso a
Melbourne, in Australia, il 7 aprile del
2003.
La didacalia che accompagnava la fotografia
della premiazione alla Camera di Commercio,
presentava così Carlo Brunelli: "Imprenditore
- Emigrò nel 1952 come operaio. Studio
e si laureò in Ingegneria. Una decina
di brevetti portano il suo nome. Ha costruito
35 ristoranti e una serie di villette. Molti
giornali australiani hanno parlato e parlano
di lui".
Brunelli aveva già conseguito il
diploma di perito industriale meccanico,
in Italia, nel 1947, e aveva lavorato come
tecnico per la SPA Antonello Orlandi di
Verona, mettendo in opera grandi impianti
per biscottifici e industrie dolciarie come
Alemagna e Motta. Ma appena ne ebbe la possibilità,
Carlo salì a bordo della nave passeggeri
"Castel Felice" e nel novembre del 1952
arrivò in Australia, e cominciando
da operaio generico la sua straordinaria
carriera.
In Australia incontrò e sposò
Ada Cappellani, originaria dell'Isola di
Cherso, da cui ebbe i figli Sandro, Daniela
e Christian.
SITUAZIONE
DIFFICILE, ASPETTANDO GENNAIO
Verona
in apnea
ANCORA
UNA SCONFITTA CASALINGA, CONTRO IL QUOTATO
BOLOGNA. URGONO RINFORZI.
Alla quattordicesima giornata del campionato,
ancora una bruciante sconfitta casalinga,
questa volta peraltro pure immeritata contro
il quotato Bologna di Renzo Ulivieri, seconda
in classifica e già sulla carta una
delle più accreditate compagini alla
promozione. Ai felsinei, che non hanno brillato,
è bastato un gol al diciannovesimo
del primo tempo dell'ex-Chievo Massimo Marazzina.
Il copione, purtroppo, è quello già
visto al Bentegodi con Brescia, Albinoleffe
e Triestina, tutte corsare in riva all'Adige
con il minimo sforzo e punteggio di uno
a zero.
C'è poco da fare, fino a gennaio,
e la situazione purtroppo si fa pesante,
con i gialloblù al quartultimo posto
in classifica. Soltanto undici punti racimolati
fin qui, con due vittorie (entrambe fuori
casa, a Modena e a Vicenza i 'cugini'
biancorossi sono anch'essi derelitti
per uno a zero), cinque pareggi e sette
sconfitte. La dice lunga la miseria dei
cinque gol all'attivo, il Verona è
la squadra con il peggior attacco in assoluto
della serie B, mentre il passivo è
di 12 gol, ovvero quasi tra le migliori
difese del torneo. Dietro di noi soltanto
il sopracitato Vicenza, il Pescara e l'Arezzo
che erano partite penalizzate (e che comunque
sarebbero dietro all'Hellas anche senza
le penalizzazioni), che effettivamente sembrano
squadre non superiori ai nostri, e in questo
senso si può sempre pensare a possibilità
di salvezza.
Ma il quadro, al momento, è decisamente
sconfortante. Il Verona di Ficcadenti vive
un po' in apnea, aspettando con ansia la
riapertura del mercato a gennaio. Piero
Arvedi, presidente onorario/tifoso che ha
finalmente strappato l'Hellas dalle 'grinfie'
di Pastorello (il nuovo presidente dei gialloblù
è il giovane avvocato Sergio Puglisi
Maraja, anche lui una vita spesa a tifare
Hellas persino nelle leggendarie Brigate
Gialloblù, che proprio a novembre
hanno celebrato i 35 anni dalla loro fondazione),
ha promesso almeno quattro rinforzi, e le
cose dunque potrebbero cambiare.
Quella attuale è una squadra-baby,
fatta quasi completamente di 'giovanotti'
che si impegnano a fondo, qualcuno
non troppi per la verità, almeno
per ora che pare anche dotato di
discrete potenzialità, ma complessivamente
privi di esperienza, cosa che fa pagare
pesantemente al Verona ogni minimo errore.
Ogni tanto si vede qualcosa di buono, per
esempio i due meritati pareggi, uno a uno
in entrambi i casi, contro il quotato Genoa
al Bentegodi e fuori casa a Treviso (che
ha richiamato in panchina l'ex-gialloblù
Ezio Rossi). Ma più spesso l'Hellas,
diciamo la verità, dà sensazioni
di impotenza contro compagini tecnicamente
più dotate e assai più esperte
nel gestire il campionato di B. Ficcadenti,
che abbastanza sorprendentemente ha accettato
di rimanere a Verona pur conoscendo la difficile
situazione societaria, fa il possibile (commette
anche lui qualche errore, per esempio nella
'gestione' per noi abbastanza incomprensibile
di Vincenzo Italiano), ma la botte dà
quello che dà, come si suol dire.
Il problema principale (ma non l'unico),
lo dicono le cifre, è l'attacco.
Siamo arrivati al punto di rimpiangere uno
come Sforzini, che già pareva inadeguato
alla serie B. Contro il Bologna le punte
erano il brasiliano Da Silva e l'argentino
Nieto, sui quali, per ora, non si può
che stendere il classico, pietoso velo,
perché attendersi da questi due il
gol pare quasi un miraggio. Peggio di celebri
coppie 'asciutte' della storia dell'Hellas
(oggi ricordate magari anche con affetto)
come i 'leggendari' Fagni-Castronovo degli
anni '70, che se ben ricordiamo rimasero
a quota zero nel campionato 73-74. In avanti
ci sarebbero anche Cossu, che però
pare un po' involuto rispetto ai promettenti
avvii di qualche anno fa, e Antimo Iunco,
che qualche dote ce l'ha, ma spesso vanifica
il talento con lo scarso acume tattico,
perdendosi in dribbling superflui e conclusioni
da dimenticare. Insomma, là davanti
bisogna assolutamente comprare qualcuno.
Una buona soluzione, di cui si parla da
tempo, sarebbe quella di prendere Godeas
dal Chievo, ove fa panchina. Probabilmente
Godeas non è una punta da serie A,
ma in B ha sempre fatto tanti gol.
Il suo arrivo potrebbe coincidere con la
cessione al Chievo di Vincenzo Italiano,
al centro di un piccolo 'caso' all'Hellas.
Già dall'anno scorso, anche su questo
periodico, dicevamo che Italiano sembrava
poco motivato nel giocare in un Verona con
scarse ambizioni. In effetti Vincenzo, che
non è anziano ma nemmeno più
un ragazzino, è l'unico elemento
dell'Hellas (forse insieme al portiere Pegolo)
che sembra avere doti tecniche compatibili
con la massima serie. E' anche un centrocampista
non sempre impeccabile, ma per esempio è
dotato di un tiro secco e soprattutto del
lancio lungo e teso capace di scavalcare
la metà campo, una dote oggi rarissima
anche in serie A. Probabilmente Italiano
anche se lui con la stampa sostiene
il contrario fa sempre più
fatica a 'divertirsi' in questo Hellas,
né ha un rapporto particolarmente
felice con Ficcadenti. Sta di fatto che
il Mister, in più di un'occasione,
lo ha tenuto in panchina o lo ha sostituito
a metà gara. E' vero che il centrocampista
non pare atttraversare un momento brillante,
ma con le alternative di cui dispone attualmente
il Verona, anche a centrocampo, rinunciare
a uno come lui ci pare un sacrilegio autolesionista,
per non usare espressioni più forti
e volgari. A questo punto, meglio sarebbe
un chiarimento definitivo: un Italiano a
mezzo servizio è un lusso che l'Hellas
non si può permettere. Meglio dargli
la chance di giocare in A, e puntare su
qualcuno, come appunto potrebbe essere Godeas,
che possa dare un contributo reale a questo
'scalcagnato' Verona, sperando di arrivare
a gennaio con una classifica non disperata.
DOPO
UN AVVIO DISASTROSO, SI RICOMINCIA A SPERARE
Chievo,
il campionato comincia adesso
Via il pur bravo
Bepi Pillon, è tornato Gigi Delneri
Ci eravamo lasciati, al numero scorso,
che già la situazione era difficile,
e ne avevamo tratteggiato un'analisi. Eravamo
convinti, e lo siamo tuttora, che Bepi Pillon,
il tecnico trevigiano che l'anno scorso
aveva condotto il Chievo alla Uefa, fosse
il meno responsabile della crisi di risultati
e di gioco dei gialloblù. Auspicavamo
che la società gli concedesse ancora
un po' di tempo prima di prendere drastiche
decisioni nei suoi confronti, perché
riteniamo il Bepi, se non proprio un 'mago',
un ottimo allenatore, dotato di competenza
tecnica, buon senso, equilibrio. Un po'
troppo umile, forse, Pillon, in tempi in
cui, anche e ancora di più nel calcio,
chi urla e si vende bene è il più
rispettato.
E' successo che alla sesta di campionato,
dopo una brutta sconfitta esterna contro
il modesto Torino, diretto rivale nella
lotta tra i poveri, il mister è stato
esonerato, pur se con le consuete parole
di ringraziamento e stima per il lavoro
svolto. Peccato, perché la dirigenza
del Chievo, Presidente Campedelli in testa,
ci aveva abituati a comportamenti differenti,
ad una gestione più tranquilla e
paziente della squadra, un modo di fare
che distingueva la società della
Diga dal "resto del mondo" del calcio italiano.
E tutti a dire che ormai anche l'ex-"isola
felice" del Chievo non esiste più.
Aveva un senso l'esonero del Bepi? Forse
quello di dare ai giocatori, come si dice,
uno scossone soprattutto a livello psicologico,
perché effettivamente i gialloblù,
già fuori con poca gloria da Champions
League e Coppa Uefa, parevano sprofondati
in un letargo tecnico e agonistico. La scelta
del 'sostituto' è stata comunque
quella più logica. A spasso c'era
il Gigi Delneri, che, ha detto uno che lo
conosce bene, il giornalista Raffaele Tomelleri
(con Simone Antolini autore del bel libro
"Piacere, Delneri"), con la testa non ha
mai lasciato il Chievo (anche se, proprio
nell'occasione della presentazione del libro
sopracitato, il Gigi smentiva l'ipotesi
di una sua volontà di ritornare a
Verona, sottolineando che non gli piacevano
le minestre riscaldate, e che aveva già
avuto una brutta esperienza, in circostanze
analoghe, con la Ternana). E naturalmente
Delneri conosce benissimo l'ambiente e molti
dei giocatori, e a Chievo ha lasciato un
magnifico ricordo e una piazza che lo adora.
Il Gigi ha cominciato molto bene, con un
pareggio esterno, 1 a 1, nella difficilissima
partita all'Olimpico contro la Roma, al
momento seconda in classifica e più
accrediata candidata allo scudetto assieme
alla capolista Inter. Dopodiché,
però, il Chievo è nuovamente
sprofondato in una crisi profonda, con tre
sconfitte e un misero pareggio casalingo,
zero a zero, contro il Cagliari. Non solo
crisi di risultati, oltre a tutto, ma anche
di gioco, con rese anche vergognose senza
nemmeno combattere, culminate nello 0-3
subìto a Marassi dalla Sampdoria,
che dopo mezz'ora aveva già sbrigato
la pratica. La sensazione di un Chievo sotto
i tacchi a tutti i livelli, e di una stagione
destinata a chiudere un ciclo. Insomma,
dopo undici giornate, nessuna vittoria e
soltanto tre pareggi, la retrocessione in
B pareva un'inevitabile condanna.
Alla dodicesima giornata, però, qualcosa
ha cominciato a cambiare, nella partita
casalinga contro l'Atalanta. Si è
visto un buon Chievo, che a venti minuti
dalla fine era in vantaggio per due a zero
contro i bergamaschi. Poi la disattenzione,
e un incredibile eurogol di un certo Lorìa,
e nemmeno stavolta arriva la vittoria. 2
a 2 il risultato finale, e davvero la sensazione
che se non si riesce a vincere nemmeno partite
come questa, vuol dire che è proprio
l'annata storta. Per la prima volta nella
storia del Chievo, tra l'altro, una parte
della tifoseria ha esplicitamente contestato
(per noi una contestazione abbastanza fuori
luogo, visto quando i gialloblù ci
hanno regalato negli anni scorsi) società
e squadra. Lo stesso Delneri, un tempo indiscutibile
'idolo' del pubblico, ha dovuto e voluto
incontrare la 'curva' per cercare di rispondere
con serenità alle critiche. Fine
dell'isola felice anche in questo caso,
eppure il mister invitava alla calma, sostenendo
che la squadra, da quanto si era visto contro
l'Atalanta, era in chiaro progresso e sarebbero
arrivati, prima o poi, anche i risultati.
Così è stato nella successiva
partita, ancora tra le mura amiche del Bentegodi,
contro l'Udinese, compagine che vanta alcuni
giocatori di prima qualità, da Di
Natale al 'nazionale' Iaquinta. Contro i
bianconeri di Galeone, la prima vittoria
in campionato dei gialloblù, due
a zero, è stata chiara e meritata.
Per la prima mezz'ora, stavolta, il Chievo
ha dormito, e sembrava in netta difficoltà
contro un'Udinese dall'evidente superiorità
tecnica. Poi però è arrivato
un colpo di fortuna, e cioè una papera
colossale del portiere De Sanctis, con conseguente
'gollonzo' di Obinna, finalmente rientrato
a tutti gli effetti in squadra dopo la squalifica
di quattro mesi comminatagli per questioni
burocratiche legate ad una doppia firma
contrattuale.
Dal momento del fortunoso gol, il Chievo
ha cominciato a giocare, bene, a dominare
completamente l'Udinese, costantemente minacciata
dai guizzi di classe dell'imprendibile punta
nigeriana, diciannovenne che ha davvero
tutte le carte in regola, se continua così,
per una grande carriera. E sospinta dalla
rete del ragazzo, quasi tutta la squadra
ha ripreso a muoversi con l'autorità
che mancava dall'anno scorso, da Mandelli
a Brighi, da Federico Cossato a Sammarco.
Certo, non tutti i problemi sono stati risolti,
e già il prossimo impegno, fuori
casa a Livorno (gli amaranto sono quarti
in classifica), si presenta molto difficile.
Sarebbe importante, per esempio, recuperare
un regista come il Giunti dello scorso anno,
perché il pur tecnico Zanchetta (molto
utile sulle punizioni) non ci pare avere
personalità e tenuta agonistica in
grado di svolgere lo steso lavoro. Ci sono
altri giocatori, Lanna per esempio, ancora
lontani dal loro abituale rendimento.
Però il Chievo, finalmente, ha dato
segni di vita, c'è Semioli che è
rientrato e dovrebbe piano piano dare impulso
all'attacco, e se Obinna rimane in questo
stato di grazia...
Al momento attuale il Chievo è quart'ultimo,
con sette punti, e dietro ci sono soltanto
l'Ascoli, la Fiorentina e la Reggina, anche
se queste ultime due in verità, partite
con pesanti penalizzazioni dovute allo scandalo
di 'Calciopoli', hanno fatto molti più
punti del Chievo, e soprattutto i viola
sembrano di un altro pianeta rispetto ai
gialloblù. Piuttosto, possiamo pensare
di misurarci alla pari con squadre come
Parma, Cagliari, Messina, la stessa Atalanta,
che un Chievo rinfrancato e ritrovato può
affrontare a testa alta.
Coraggio ragazzi, il campionato è
ancora lungo. Comincia adesso, e la parola
salvezza non è uno sproposito.
Auguri
a tutti
In occasione delle Feste Natalizie, e
dell'ultima uscita del nostro giornale per
l'anno 2006, desidero rivolgere a tutti
voi i miei piu' fervidi Auguri di Buon Natale
e Felice Anno Nuovo, anche a nome dell'associazione.
Come avete potuto constatare anche su queste
pagine, e' stato un anno di grande impegno
culminato nell'organizzazione della Giornata
del Migrante ad aprile, e, il mese scorso,
nella 'trasferta' argentina di cui parliamo
ampiamente in questo numero.
Abbiamo lavorato molto anche e soprattutto
per intensificare il rapporto con i vari
circoli e con gli Istituti Religiosi che
portano con onore il nome di Verona in varie
parti del mondo. Voglio ringraziare tutti
quelli che collaborano e condividono il
loro impegno con noi, ringraziamento che
riassumo nelle parole di Madre Teresa di
Calcutta. Auguri che mando ai miei piu'
cari amici, e che estendo a tutte le famiglie
dei Veronesi nel Mondo.
Giuseppe Riccardo Ceni
Presidente dell'Associazione Veronesi nel
Mondo