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Dicembre 2006

 

L'Occasione è stato il IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa Italiana

La visita di Papa Benedetto XVI a Verona

L'EVENTO IL 19 OTTOBRE SCORSO, DICIANNOVE ANNI DOPO L'ARRIVO DI KAROL WOJTYLA

Giovedì 19 ottobre è stata una giornata storica per Verona e i veronesi, che hanno accolto, diciannove anni dopo l'indimenticabile visita di Giovanni Paolo Secondo nell'aprile del 1988, un altro Papa, Benedetto XVI°.
L'arrivo di Joseph Ratzinger è coinciso con il quarto Convegno ecclesiale nazionale, che si è tenuto nella nostra città dal 16 al 20 ottobre. Evidentemente, l'incontro con il Sommo Pontefice ha costituito un grande onore per Verona, e il momento centrale di un Convegno, a cadenza decennale, in cui la Chiesa Italiana definisce le linee-guida della sua azione a lungo termine, partendo in quest'occasione dal tema "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo".
Come ha ricordato, già alla vigilia dell'arrivo del Santo Padre, il Vescovo di Verona Monsignor Flavio Roberto Carraro, la visita del Papa va considerata un evento di fortissimo impatto non solo sul Convegno ecclesiale, ma su tutta la Diocesi e la Città di Verona. "Il Papa è venuto - ha detto Padre Flavio ­ per portare il suo messaggio a tutti gli uomini, non soltanto ai cattolici. Un messaggio che coinvolge tutte le persone impegnate nella società e nel mondo politico della città".
Natutalmente la presenza di Benedetto XVI° ha richiamato a Verona varie emittenti televisive mondiali, dall'americana CNN all'araba Al Jazeera, e ovviamente la Rai e Telepace, che trasmette dalle colline della Valpolicella.

Un'occasione colta al volo
Con la Santa Sede, l'Associazione Veronesi nel Mondo ha instaurato un rapporto a filo continuo. Ricordiamo che lo scorso aprile, in occasione del convegno a Verona organizzato per la "Giornata dell'emigrante", era significativamente intervenuto Giuseppe Balboni Acqua, ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede e in precedenza ambasciatore a Varsavia in Polonia. Incarichi che lo avevano portato ad una lunga e ravvicinata frequentazione con Papa Giovanni Paolo II°, di cui l'ambasciatore, appunto durante il convegno, aveva tracciato un appassionato e affettuoso ritratto.
Al Presidente Giuseppe Riccardo Ceni, dunque, è stata concessa la felice occasione di incontrare personalmente Papa Benedetto XVI° al momento del suo arrivo all'aeroporto militare di Verona-Villafranca, nella prima mattinata di giovedì 19 ottobre. Ceni ha porto al Santo Padre gli auguri di tutti i Veronesi nel Mondo. "So che siete in molti ­ gli ha risposto il Papa ­ e che siete dappertutto nel mondo".

LE TAPPE DELLA VISITA
La visita di Papa Ratzinger a Verona, che naturalmente ha mobilitato anche un notevole spiegamento di forze dell'ordine, si è svolta con tranquillità e senza il minimo incidente, rafforzando anche in questo senso, agli occhi del mondo, l'immagine positiva della nostra città.
Dopo l'arrivo in aereo, il corteo con la "Papamobile" ha percorso da Villafranca la strada verso il capoluogo, per il primo appuntamento ufficiale previsto nella giornata. In Fiera, ove si è appunto svolto il quarto Convegno nazionale ecclesiale, alla presenza dei vescovi italiani e dei rappresentanti delle 227 diocesi del nostro paese. La partecipazione di Benedetto XVI° è stata salutata dal Cardinale Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana nonché vicario generale della Diocesi di Roma.
Al Convegno ecclesiale hanno partecipato più di 2700 persone, tra le quali erano presenti anche trenta immigrati residenti in Italia e 20 italiani residenti all'estero. 270 erano invece gli invitati rappresentanti di episcopati europei e di altre aree continentali come l'Africa, l'Asia, L'Oceania, L'America del Nord e l'America del Sud.
Dopo il discorso al Convegno, e la celebrazione dell'"Angelus" e la Benedizione Papale sull'assemblea, il Santo Padre si è recato in automobile in Vescovado, per il pranzo ed una breve sosta. Verso le 15,30, Benedetto XVI° ha lasciato il Vescovado, ha attraversato il Battistero del Duomo, ed è entrato nella Cattedrale per una breve visita in privato; davanti all'altare della Madonna del Popolo, l'adorazione del Santissimo Sacramento. Quindi Papa Ratzinger è uscito sulla Piazza del Duomo e da lì, in auto, ha raggiunto lo Stadio Bentegodi, dove, davanti a migliaia di persone, ha celebrato la Messa solenne. Qui, il Pontefice ha ricevuto il saluto del Vescovo di Verona, Padre Flavio Roberto Carraro, che qui pubblichiamo.

IL SALUTO DEL VESCOVO DI VERONA AL SANTO PADRE

Beatissimo Padre,
La Chiesa di San Zeno ed il suo Vescovo La salutano con gioia, insieme ai fedeli delle diocesi del Triveneto e alle reverendissime Eminenze, Eccellenze e delegati di ogni regione d'Italia che partecipano con vivo fervore al IV Convegno Ecclesiale Nazionale.
E come il giorno delle nozze la sposa si adorna di gioielli, noi ­ in così splendida corona ­ accogliamo la Santità Vostra in questo Stadio, rivestiti di Cristo e dei simboli della fede quasi bimillenaria della nostra terra. L'accogliamo ai piedi del Crocifisso della nostra storica Chiesa di S.Luca e sotto il materno sguardo della Madonna del Popolo.
Il Crocifisso trecentesco di S.Luca attesta la nostra fede in Colui qui mortem nostram moriendo destruxit e il cui sacrificio redentore sempre si rinnova sull'altare. Innanzi a questa croce stazionale hanno professato la loro fede religiosi e laici. Il Superiore dei Crociferi dell'Ordine Agostiniano al quale la croce apparteneva, accoglieva il novizio che entrava in religione con queste parole: "Accipe fili Crucem tam in corde, quam in manibus, et eam semper tecum portes". Figlio, ricevi la croce tanto nel cuore quanto nelle mani e portala sempre con te. E' la morte gloriosa di Cristo ­ ci ricordava il Cardinal Tettamanzi nella sua prolusione ­ il luogo sorgivo e l'alimento costante della speranza della Chiesa e dell'umanità.
Il quattrocentesco simulacro della Madonna del Popolo ci conduce alla Cattedrale, madre di tutte le chiese della Diocesi e suo primo santuario mariano. Da secoli in Cattedrale la Madre di Dio è venerata quale incolarum Veronensium defensatrix, difenditrice del popolo veronese. Santità, questa veneranda immagine, per ben due volte coronata, potrebbe raccontarLe la storia della nostra Verona che lungo i secoli, pure in tempi difficili, restò semper fidelis a Cristo Figlio di Dio ed "al dolce Cristo in terra".
Innanzi a tali espressioni di fede e di arte, che mostrano le radici della nostra nobile cultura cristiana, uniti e confermati nella fede e rianimati nella speranza, con umile fierezza e con amore di figli noi l'accogliamo e con lei celebriamo questi santi misteri perché diventino per tutti noi sorgente di vita e fonte di santità.

Padre Flavio Roberto Carraro - Vescovo di Verona

IL DUOMO DI VERONA
La cattedrale scaligera si trova nella parte della città medievale e venne costruita sui resti di due chiese cristiane, distrutte dal terremoto del 1117. La basilica sorta nel XII secolo e in seguito restaurata, presenta una facciata che fonde armoniosamente lo stile romanico e il gotico. Il Duomo è intitolato a Santa Maria Matricolare; all'interno c'è la cappella della Madonna del Popolo, tradizionale e antico culto della chiesa di San Zeno, che risale addirittura al XIII° secolo.
Il campanile del Duomo, la cui parte mediana, cinquecentesca, è del Sanmicheli, fu proseguito nel secolo scorso dall'architetto Fagiuoli, ma non condotto a termine; una volta entrati nel duomo si può godere di un meraviglioso colpo d'occhio e si trovano numerose e pregevoli opere d'arte: sull'altare la celebre pala con l'Assunta del Tiziano (circa 1530), unica opera del grande pittore realizzata a Verona. Sulla controfacciata, a sinistra dell'ingresso, il Monumento Nichesola, egregia opera di Iacopo Sansovino.

A sinistra della chiesa, un vicoletto conduce alla chiesetta romanica di S.Elena, dove Dante Alighieri lesse il suo trattato "Quaestio de acqua et terra",

Grazie Argentina

Al rientro dal mio viaggio in Argentina, voglio ringraziare tutti gli amici dei Veronesi nel Mondo, e in particolare il Presidente dell'Associazione Veronese "L'Arena" di Buenos Aires, Luciano Stizzoli, il Vicepresidente Umberto Marsili e tutto il direttivo del circolo, che mi hanno riservato un'inaspettata e incredibile accoglienza, con momenti di toccante commozione. La visita rimarrà per me indimenticabile, anche in considerazione delle origini argentine di mia madre.
Colgo l'occasione per esternare un mio pensiero in relazione ai vari impegni che sicuramente gli amici di Buenos Aires affronteranno al meglio, per raccomandare loro di inserire tra questi anche quello che potrebbe essere un progetto-pilota da sottoporre alla Regione Veneto.
Di tale progetto mi permetto di indicare il titolo, di per sé significativo: "Aggiungi un posto a tavola".
Dovrebbe ricercare ed individuare quei veronesi ­ o eredi di veronesi ­ che purtroppo anche nella metropoli argentina, e non solo lì, si trovano in uno stato di indigenza e bisogno; ciò perché non ci si dimentichi, come del resto è sempre stato nella tradizione veneta e veronese, dei meno fortunati, dimostrando quindi che siamo come in passato esportatori di civiltà, cultura e tecnologia, ma anche di solidarietà; agli amici di Buenos Aires, in particolare, raccomando di 'sfruttare' le esperienze che conosco personalmente esser state fatte in Italia dall'amico Umberto Marsili, nella speranza e certezza che il medesimo sia disponibile ad interessarsi particolarmente di tale programma.
Posso assicurare che anche per questi aspetti saremo particolarmente vicini a tutte le iniziative che si terrà opportuno intraprendere.

Giuseppe Riccardo Ceni

La visita del Presidente Ceni in Argentina

- Un incontro indimenticabile -

RAPPORTI CONSOLIDATI, COMUNANZA DI PROGRAMMI E PROGETTI, SOLIDARIETÀ, IN UNO SPECIALE CLIMA DI AMICIZIA

Nelle due giornate del 4 e 5 novembre scorsi, si è svolto a Buenos Aires il primo Convegno sull'Emigrazione Veronese in Sudamerica. Come ha riportato anche "L'eco d'Italia", giornale locale in lingua italiana, al Convegno, nonostante il tempo inclemente, hanno partecipato più di 350 persone, a conferma dell'interesse e dell'importanza dell'evento.Alle due giornate ha preso parte naturalmente il Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, Onorevole Giuseppe Riccardo Ceni, accanto al Presidente dell'Associazione Veronesi del Mondo "L'Arena" di Buneos Aires, Luciano Stizzoli (cui invece un mese dopo, il 3 dicembre, è stato attribuito il prestigioso Premio Fedeltà al Lavoro dalla Camera di Commercio di Verona), e quello del Circolo di Criciuma Nova Veneza in Brasile, Walter Fabris. Per impegni sopraggiunti all'ultimo momento, non ha potuto intervenire il rappresentante dei veronesi in Uruguay, Marcello Piccolboni. Il convegno è stato anche l'occasione per successive visite protocollari a varie autorità locali, e tra gli ospiti era presente anche il Console Italiano a Buenos Aires, Nicola Occhipinti. Molto significativi gli incontri con gli Istituti Missionari Veronesi che operano nella capitale e in comunità periferiche argentine: L'Istituto delle Suore della Misericordia Don Carlo Steeb a Buenos Aires, le Suore della Compagnia di Maria di Don Antonio Provolo, e le Suore della Sacra Famiglia del Beato Nascimbeni di Castelletto di Brenzone.

Sabato 4 novembre il convegno si è aperto con una conferenza stampa cui hanno partecipato varie testate locali di lingua italiana, come "La voce d'Italia", "La tribuna italiana", e "L'eco d'Italia", e le emittenti radiofoniche italiane Radio AM 1250, Radio El Mundo, Radio di Origine Italiana. In seguito i Presidenti dei Circoli dei Veronesi nel Mondo hanno aperto il convegno.

Domenica 5 novembre è stata celebrata la Santa Messa nell'Istituto Carlo Steeb, alla presenza delle autorità consolari con il Console Occhipinti, e delle associazioni venete e dei veronesi nel mondo.

L'efficienza e l'organizzazione di cui si è fatta carico l'associazione dei Veronesi nel Mondo "L'Arena" è stata molto apprezzata, così come l'eccezionale affiatamento con il Circolo brasiliano di Criciuma. L'incontro è stato caratterizzato da un ricco programma di iniziative culturali e assistenziali, e i risultati ottenuti in questi ambiti confermano la scelta giusta di attività coordinate insieme agli Istituti Missionari Veronesi.
Nel corso del convegno, il Presidente Ceni ha distribuito ai suoi ospitanti il libro fotografico su Verona dei Fratelli Bassotto "Verona ­ Il futuro della memoria", edito dalla nostra associazione dei Veronesi nel Mondo, accolto con gran entusiasmo. Al Circolo "Arena" di Buenos Aires è stata consegnata una targa ricordo in argento che rappresenta l'Arena di Verona. Ai soci più anziani e benemeriti, impegnati nell'Associazione L'Arena, tra cui l'ex-Presidente Faggionato, sono stati consegnati diplomi di riconoscimento per l'attività svolta.
Tra i vari progetti emersi durante il convegno, il desiderio di istituire un coordinamento con le altre province argentine sotto la comune bandiera del Tricolore e della Regione Veneto, e un coordinamento specifico con le associazioni dei Veronesi nel Mondo di Criciuma in Brasile e dell'Uruguay.
Una curiosità. Nel corso degli incontri, si è evidenziato un gran bisogno di cucina veneta e veronese, e in particolare per le specialità tipiche come il famoso "lesso con la pearà", di cui in questo numero del giornale diamo la ricetta personale del grande ristoratore/poeta veronese Giorgio Gioco, che è anche proboviro della nostra associazione.
In conclusione, si è trattato di una serie di incontri molto simpatici, in cui sono nate e sono state rinnovate care amicizie. Molti hanno espresso la loro nostalgia per la terra veronese, e la richiesta di poter visitare, qualcuno per la prima volta, il proprio paese d'origine.

Batistuta, passione vincente

Tra i tanti momenti piacevoli della visita in Argentina, ce n'è uno che il Presidente Ceni ricorda con particolare, divertito sorriso.
Nel corso delle due giornate, c'è stata anche la visita alla scuola "Carlos Steeb" delle Suore della Misericordia, a Buenos Aires. Ceni si è soffermato con i bambini della scuola materna e delle elementari, con il gruppo delle autorità, e infine è stato accompagnato in una classe quinta delle superiori, ove studiano come lingua straniera l'italiano, con l'intenzione di creare un piccolo dialogo. Per facilitarlo, il Presidente dei Veronesi nel Mondo ha cominciato a parlare di calcio, e quindi gli è stato indicato come possibile interlocutore un ragazzo, Nicolas Sojkowski, che ha il nonno paterno a Firenze.
Ceni ha dunque chiesto a Nicolas se sapeva qual è il cittadino più famoso di questa città, e il ragazzo, senza esitazioni e con molto entusiasmo, gli ha risposto: "Batistuta!"
Una risposta che ha suscitato una simpatica risata generale.
Il povero Dante Alighieri, insomma, ha dovuto cedere il podio al 'divino' Gabriel Batistuta, argentino ex-centravanti goleador della Fiorentina.

Menu Natalizio per... Gioco

TAIADELE COL RAGÙ

Ingredienti per 4 persone: 500 gr. di tagliatelle, 200 gr. di polpa di vitello o di manzo. 1 bicchiere d'olio extra vergine d'oliva, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio, 1 gambo di sedano, 2 carote, 2 bicchieri di Soave, mezzo cucchiaio di salsa di pomodoro, 100 gr. di mortadella di Bologna, 1 cucchiaio di farina, formaggio Monte Veronese grattugiato, sale e pepe.

Procedimento: Tagliare a dadolini le verdure, la carne e la mortadella. In un tegame riscaldare l'olio e soffriggere le verdure. Mettere nel soffritto la carne, farla intridere bene nel condimento, condire con sale e pepe, spolverizzare con la farina e rosolare ancora un po' mischiando col cucchiaio di legno. Stemperare la conserva di pomodoro nel vino e bagnare carni e verdure. Lasciar cuocere a fuoco lento e indiretto a tegame coperto per circa 1 ora. In una casseruola d'acqua bollente con sale, bollire le tagliatelle, scolarle e in un tegame largo condirle con il ragù abbondante, mischiare bene con due forchette. Completare con formaggio Monte Veronese grattugiato fine.

I ZALETI

Ingredienti: 300 gr. di farina gialla fine, 100 gr. di farina bianca, doppio zero, 6 uova, 220 gr. di zucchero, 120 gr. di burro, 600 gr. di latte; sale, 100 gr. di pinoli, 100 gr. di uva sultanina, 1 bustina di lievito, 1 bustina di vaniglia, zucchero a velo.
Procedimento: In una casseruola mettere il burro, il latte, zucchero, sale e vaniglia, amalgamare tutto e far prendere il bollore, unire le due farine. A impasto tiepido e sempre mescolando, aggiungere le uova, l'uvetta lavata e strizzata, pinoli, lievito e una buccia aromatica grattugiata: arancio/limone. Con un cucchiaio da tavola formare dei dolcetti, disporli sulla piastra da forno imburrata e infarinata. Cuocere a forno caldo per 18/22 minuti.

FARAONA A ROSTO

Ingredienti per 4 persone: 1 faraona di 1.200 gr., 2 spicchi d'aglio, erba salvia, rosmarino, 80 gr. di burro, 1 bicchiere d'olio extravergine d'oliva, due bicchieri di Soave, 16 fettine di pancetta tesa, farina, sale e pepe.
Procedimento: Fare la solita toilette alla faraona, tagliarla a ottavi, lavarla e asciugarla. In un tegame da forno fondere il burro, riscaldare l'olio, mettere i pezzi di faraona infarinati e fasciati con la pancetta. Condire con sale, pepe, aglio schiacciato, erba salvia, rosmarino; con questi aromi rosolare la faraona per qualche minuto a fuoco vivo. Bagnare con il vino, lasciar evaporare; mettere la preparazione nel forno caldo che dovrebbe cuocere, con la faraona tagliata a pezzi in 40 minuti. Controllare il sale. Con questo arrosto di faraona sono indicate, oltre alle patate tutte le insalate di stagione.

I TORTEI CO' LA MARMELATA

Ingredienti e procedimento: fare un'impasto di pasta frolla, stenderlo sulla spianatoia con il mattarello. Ritagliare dall'impasto dei cerchi di 8 cm. di diametro, disporre nel mezzo un fiocchetto di marmellata: cotogne, mele, ciliegie, spennellare il bordo con tuorlo d'uovo sbattuto. Sovrapporre l'altro cerchio di pasta frolla, chiuderlo facendo lungo la circonferenza un po' di pressione con le dita.
Disporre i tortelli di marmellata sulla piastra da forno, infornare a forno medio-basso e cuocere per 18/20 minuti.
Lasciarli raffreddare, spolverizzarli con zucchero velo.

Luigi Grisi, Andrea Marani e Luciano Stizzoli

Tre campioni veronesi del lavoro

Premiati per la loro attività nel nostro paese e all'estero nella tradizionale cerimonia alla Camera di Commercio

E' giunta alla sua ventinovesima edizione il "Premio Fedeltà al Lavoro", importante riconoscimento attribuito dalla Camera di Commercio di Verona a chi abbia contribuito al progresso economico e al lavoro veronese nel mondo.
La cerimonia di premiazione si è svolta la scorsa domenica 3 dicembre nel Salone Auditorium della Fiera. E' stata introdotta dal Segretario Generale Cesare Veneri. Sono intervenuti poi il sindaco di Verona Paolo Zanotto, l'assessore provinciale alle Politiche per il Lavoro e Formazione Professionale Virgilio Zampieri, l'assessore regionale alle Politiche Sociali Stefano Valdegamberi, e il Presidente della Camera di Commercio Fabio Bortolazzi.
Tra i premiati, Luigi Grisi e Luciano Stizzoli hanno ricevuto il riconoscimento attribuito ai "veronesi che si sono particolarmente distinti all'estero"; ad Andrea Marani, invece, è andato uno dei "Premi motu proprio" della Giunta Camerale.

Luigi Grisi è, da più di diciotto anni, il rappresentante del Banco Popolare di Verona e Novara in Asia. Ha trascorso sedici anni a Hong Kong, e da due anni lavora a Shangai, in Cina. Tra i suoi compiti svolti c'è tutta una serie di servizi a favore delle aziende italiane e in particolare di quelle veronesi interessate al processo di internazionalizzazione. In collaborazione con l'On. Riccardo Ceni, Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo, sta creando il Club Veronesi nel Mondo regione Asia/Pacifico, che oltre a mantenere i rapporti tra i veronesi presenti nel territorio, si propone di promuovere la cultura della nostra città.

Luciano Carlo Stizzoli, impegnato in un appassionato ed efficacissimo lavoro come Presidente del Circolo dell'Associazione Veronese "L'Arena" di Buenos Aires, è emigrato in Argentina nel 1948, quando l'Italia faticava a risollevarsi dalla crisi determinata dalla guerra. Stizzoli, che allora aveva nove anni, seguiva il padre nell'avventura dell'emigrazione verso un paese che a quel tempo appariva ricco e pieno di opportunità. Dopo un periodo di lavoro dipendente, ha fondato la propria azienda nel settore dell'edilizia avviando così un'attività densa di soddisfazioni.

Andrea Marani, Presidente del Collegio dei Costruttori di Verona, è il titolare dell'impresa di costruzioni Marani Spa, che vanta sessant'anni di appassionata attività nel settore, avviata a Verona da Renzo Marani. Nell'ambito dell'edilizia pubblica e privata, l'azienda ha lasciato al prestigio della città palazzi, sedi istituzionali e case residenziali, un patrimonio che lega indissolubilmente l'impresa alla storia di Verona.

A metà anni '70 Andrea Marani ha rilevato la conduzione dell'azienda, abbordando nuovi mercati oltre i confini regionali e nazionali. Oggi l'impresa Marani Spa può vantare, oltre alla casa madre veronese, sedi permanenti in Canada e in Polonia. Con la costituzione del Gruppo M, ha anche ampliato la sua attività dalla costruzione alla gestione immobiliare e finanziaria.
Lo speciale premio "Domus Mercatorum", che dal 1968 la Camera di Commercio attribuisce "alla personalità veronese che abbia saputo creare e sviluppare un'azienda, portandola a rilevanza nazionale ed internazionale, dando anche risposte, in chiave occupazionale, alle attese di lavoro", è stato quest'anno assegnato a Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare.

E' stato scelto come rappresentate della Regione Veneto

Il Presidente Ceni del CDA della fondazione Italia-Cina

E' un organismo fondamentale per ottimizzare rapporti e strategie di sviluppo economico con il più grande mercato del mondo

Lo scorso 7 novembre, Giuseppe Riccardo Ceni, Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo è stato nominato, come rappresentante della Regione Veneto, componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Italia Cina. Un riconoscimento molto prestigioso, perché si tratta di un organismo fondamentale, costituito nel novembre del 2003 a Milano, nella programmazione strategica, a vari livelli, dei rapporti economici e culturali tra il nostro Paese e il 'gigante' asiatico, destinato ad essere mercato mondiale privilegiato nell'immediato futuro.
La Fondazione è stata voluta e creata da Cesare Romiti, che ne è il Presidente. L'importanza di questo organismo è testimoniato dalla partecipazione, in qualità di soci fondatori, dei più importanti gruppi finanziari e industriali italiani. Molti i nomi illustri che fanno parte del Consiglio di Amministrazione: Sergio Balbinot (A.D. delle Assicurazioni Generali), Corrado Passera (A.D. di Banca Intesa), Cesare Geronzi (Presidente di Capitalia), Stefano Cao (Direttore Generale Divisione E & P di Eni Spa), Jonella Ligresti (Presidente di Fondiaria Sai), Ugo Calzoni (Direttore Generale dell'Ice), Giuseppe Mussari (Presidente dei Monti dei Paschi di Siena), Francesco Merloni (Presidente della Merloni), John Elkann (Vicepresidente della Fiat), Luigi Iperti (Vicepresidente della Techint), Angelo Radici (Presidente dell'omonimo Gruppo), Carlo Sangalli di Unioncamere, Carlo Salvatori (Vicepresidente di Unicredito)..
Nel CdA sono rappresentati poi quattro Ministeri: dello Sviluppo Economico (con il Viceministro Sergio D'Antoni), dei Beni Culturali (Giuseppe Proietti, Direttore Generale dei Beni Archeologici), degli Affari Esteri (Gianni Vernetti), e dell'Istruzione (Mauro Paoloni).
Infine i rappresentanti di quattro regioni: Emilia Romagna (Duccio Campagnoli), Lombardia (Sandro Bicocchi), Piemonte (Grazia Marta Calvano), e appunto il Veneto, rappresentato da Giuseppe Riccardo Ceni.
Il Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo (che è stato deputato nella legislatura 1979-83), del resto, vanta una lunga frequentazione con il mondo economico cinese, risalente al suo periodo di presidenza dell'Ente Fiere di Verona, dal 1987 al 1993. In seguito Ceni ha continuato fattivamente a dialogare con la Cina, in particolare nell'ambito del Ministero dell'Agricoltura di Pechino. Tutto questo lavoro lo ha portato, nel 2001, ad essere nominato senior advisor del ministero cinese degli Affari Internazionali; e, due anni più tardi, a Ceni è stato attribuita la carica di rappresentante delegato alla cooperazione economica e commerciale con il Triveneto. Un compito che ha l'obiettivo di fornire supporto alle aziende italiane interessate ad operare sul mercato cinese, sia in termini di politica economica ma anche a livello di iniziative culturali.
In tale ottica di sviluppo ragionato ed articolato nel rapporto, peraltro secolare, tra i due paesi, s'inserisce anche la felice intuizione di 'costruire' anche in Cina un Circolo di Veronesi nel Mondo.
Proprio un proverbio cinese, del resto, recita che "Ogni lungo cammino inizia con un primo passo".


UNO DEI TEMI PREMIATI IN OCCASIONE DELLA "GIORNATA DEL MIGRANTE"

Migrazioni a confronto

Di Chiara Moretto III° Liceo Scientifico "Alle Stimate"

Oggi l'Italia è diventata una meta per migliaia di persone che, spinte da vari motivi, sono costrette a fuggire dal loro paese in cerca di una vita migliore, così come molti italiani emigrarono all'estero, durante il secolo scorso. Con la speranza di trovare un lavoro. Questi due fenomeni migratori, sebbene appartengano a periodi storici diversi, sono accomunati da alcune somiglianze che possono fare riflettere.
Verso gli anni settanta del XIX secolo molti italiani, provenienti non solo dalle regioni meridionali ma anche dal Veneto e dal Friuli, decidono di emigrare all'estero, raggiungendo l'America e alcuni paesi europei come la Germania, la Svizzera, la Francia e il Belgio. Queste ondate migratorie sono causate dalla crescita demografica avvenuta in quel periodo, alla quale però non era corrisposto un altrettanto veloce sviluppo economico. Inoltre le novità tecnologiche applicate nelle fabbriche e nel settore dell'agricoltura avevano ridotto il bisogno di manodopera, costringendo così molte famiglie ad emigrare. Successivamente si verifica una battuta d'arresto sia per la politica antimigratoria del regime fascista, sia per le restrizioni imposte dagli Stati Uniti con la cosiddetta Quota Act del 1921.
Le famiglie che partono dall'Italia verso l'America, dopo aver affrontato un viaggio in mare pericoloso ed estenuante, con scarse condizioni igieniche e senza cibo a sufficienza, vanno incontro ad un destino a loro ignoto e a numerosi problemi: infatti, sebbene molti italiani siano diventati famosi come l'attore Rodolfo Valentino nato a Taranto, molti altri nostri connazionali subiscono atti di xenofobia. In particolare i napoletani e i meridionali vengono considerati veri e propri 'briganti' e vengono accusati ingiustamente di omicidi e furti da loro non commessi, come ad esempio Sacco e Vanzetti che muoiono sulla sedia elettrica nel 1927.
Anche per gli italiani emigrati in altri paesi europei le condizioni di vita non migliorano, al contrario devono sostenere situazioni disastrose e soprattutto disumane. Un esempio è la tragedia avvenuta l'8 agosto 1956 nelle miniere belghe di Marcinelle, dove trovano la morte 262 minatori tra cui 136 italiani. I nostri connazionali erano emigrati poiché lo stato italiano nel 1946, in un periodo di forte crisi economica, aveva stipulato un contratto con il Belgio, al quale doveva inviare cinquemila lavoratori ogni anno in cambio di carbone a prezzi favorevoli. Migliaia di italiani sono così costretti a lavorare in condizioni di estremo e continuo pericolo, poiché "i lavoratori belgi da tempo non scendevano più in miniere così pericolose, dove non andavano
più nemmeno i disoccupati" (da www.istitutofernandosanti.it);
a vivere in villaggi di baracche; a
subire isolamento sociale, soprusi e ingiustizie. Gli emigrati vengono perciò trattati come animali, senza più dignità né onore, e le loro condizioni ricordano quelle che Pirandello descrive nella novella "Ciaula scopre la luna": "...le facce quasi spente dal buio crudo delle cave sotterranee, il corpo sfiancato dalla fatica quotidiana, le vesti strappate..."
Non molto diversi sono oggi i disagi che migliaia di persone immigrate nel nostro paese devono affrontare: infatti, proprio come gli italiani emigrati in America, sostengono un viaggio in mare pericoloso, utilizzando spesso dei semplici gommoni o piccole imbarcazioni su cui, stipati gli uni contro gli altri, viaggiano per diversi giorni senza cibo né acqua. Inoltre non appena giungono in Italia, devono attendere mesi prima di ottenere un permesso di regolare soggiorno, con il quale poter trovare lavoro. Ma a loro sono destinati gli impieghi più faticosi e, proprio come è accaduto agli italiani a Marcinelle, sono sfruttati come animali, spesso anche senza un contratto legale. Infine gli episodi di razzismo nei loro confronti sono all'ordine del giorno: non solo ragazzi ma anche adulti maltrattano, insultano e aggrediscono gli immigrati.
Credo però che le ragioni che spingono gli emigrati di oggi siano differenti da quelle che hanno costretto gli italiani ad abbandonare l'Italia durante il secolo scorso, sebbene fame e miseria restino comunque i motivi principali: a mio parere infatti gli immigrati nel nostro paese non fuggono dalla loro patria, ma dal regime politico che vi si è instaurato e che impedisce alla popolazione di svilupparsi e migliorare le proprie condizioni, perché vuole che i cittadini vivano nell'ignoranza per poterli governare e ingannare.
Il confronto di questi due fenomeni migratori appartenenti a periodi storici differenti fa riflettere perché mostra come lo straniero sia sempre maltrattato e isolato dalla società, reso schiavo, privato della sua dignità: noi italiani abbiamo subìto questo trattamento nel corso del XIX e del XX secolo, e lo riserviamo oggi ingiustamente a chi giunge nel nostro paese con una speranza.

Bellissimo spettacolo sulle vicende dell'emigrazione Veronese nel Mondo

Quel poetico oceano del tempo

Dal libro di Raffaello Canteri, un viaggio emozionante, tra parole e musica, presentato alla Camera di Commercio di Verona

E' piaciuto molto, al numeroso pubblico che lo scorso 6 dicembre era presente nel salone del transatlantico della Camera di Commercio, lo spettacolo "Il ponte sugli oceani ­ Lessinia Veneto Italia. Storie di emigranti", tratto dal libro di Raffaello Canteri che abbiamo presentato nel numero scorso del nostro giornale.
In attesa che venga allestita in tutta la sua completezza la versione teatrale del recital, diciamo subito che i protagonisti del lavoro, cioè l'attore Walter Peraro, e i musicisti dell'Acoustic Duo, Stefano Bersan e Antonio Canteri, sono stati bravissimi nel trasmettere agli spettatori il robusto lirismo e la vivida tensione narrativa con cui Raffaello Canteri ha saputo raccontare queste storie di emigrazione, collocate in un arco di tempo lungo quasi un secolo, dalla seconda metà dell'800 al secondo dopoguerra, ma che in qualche maniera, adesso sulle autostrade telematiche di Internet, continuano a vivere ancora oggi.
Il recital, poco meno di un'ora e mezza, si snoda su estratti dalla 'saga' della famiglia Corradi, originaria della contrada Arzare di Roveré. Si comincia dal Mato Grosso brasiliano, con gli spaventosi rumori del bosco e il cielo rosso fuoco per la queimada di tre giorni (cioè l'incendio con cui si eliminava la foresta per fare spazio a terreni produttivi per gli emigrati), e si passa poi in Argentina, quindi nelle miniere della Pennsylvania, in Australia ai tempi della costruzione della città di Griffith, per poi tornare alla base, in Lessinia, davanti al computer da cui è partito il viaggio dell'autore sull'"oceano del tempo". Sull'onda dei racconti delle varie generazioni di emigranti, scrive Canteri, "sono sceso in tutte le miniere del mondo".
Ogni successivo spezzone, raccontato da un Peraro stupefacente per espressività e sicurezza interpretativa, viene introdotto o sottolineato dalle musiche, estremamente suggestive, dell'Acoustic Duo, una formazione molto apprezzata a Verona, che recentemente ha dato alle stampe una raccolta intitolata, guarda caso, "Lungo Ponte". Lungo il recital, dunque, il suono del Brasile dal celebre "Orfeo Nero" ma anche la colorita musica della foresta con i diversi suoni degli uccelli; e poi il tango argentino, che probabilmente nacque sul porto di Buenos Aires proprio da emigrati italiani, una dolcissima canzone d'amore come "Dos Gardenias" (suona strano ascoltare la tenerissima lettera d'amore scritta dall'Alberto Busato a sua moglie, dall'Argentina alla contrada Carcereri; quegli uomini abituati ad essere fieri lavoratori nella durezza di una miniera o di una foresta, sapevano anche essere di grande delicatezza d'animo. Il sentimento amoroso, forse, non cambia mai, nelle sue espressioni).
Il recital coinvolge, diverte, commuove. Si finisce con le note appena accennate di "Imagine", la celeberrima canzone di John Lennon che invita alla fratellanza mondiale, indipendentemente dalle diversità di razza o di religione. E con le parole conclusive del libro di Canteri, un libro bello e importante: "Siamo andati su tutta la terra, ci siamo dispersi, abbiamo nominato ogni cosa e oggi possiamo ritrovarci. Il problema è capirci, riconoscerci, sognare insieme. Scoprire la bellezza infinita dei toni dissonanti che compongono la musica delle anime del mondo. Quando sentiremo questa musica, solo allora avremo varcato la porta di Dio".

Dal belgio

Trent'anni per il circolo di Genk

Nelle giornate dal 25 al 27 novembre, il consigliere dell'Associazione Veronesi nel Mondo Giovanni Zantedeschi e il Cavalier Benito Scamperle, su delega del Presidente Ceni, si sono recati a Genk, in Belgio, in occasione del 30° anniversario della fondazione del locale Circolo dei Veronesi nel Mondo. Zantedeschi e Scamperle hanno portato al Circolo la nuova bandiera dei Veronesi nel Mondo, che è stata benedetta dal parroco di Genk, Luciano Mousen.
All'arrivo in Belgio i due nostri delegati sono stati accolti dal Presidente del Circolo di Genk, Silvano Marchesini, e dopo una breve visita alla capitale Bruxelles, si sono recati per il primo incontro alla sede nella Casa Papa Giovanni.
Domenica 26 è stata celebrata alle 11 la Santa Messa, con la benedizione della bandiera e la consegna al Presidente Marchesini. Quindi, l'incontro conviviale nella Casa Papa Giovanni, alla presenza di rappreentanti del Comune e dell'agenzia consolare di Genk, nonché di amici come Vito Spinosa, Presidente del Circolo del Lussemburgo, e Teresa Veronesi, ex-Presidente del Circolo di Charleroi.
Nel corso dell'incontro, Zantedeschi, Scamperle e Marchesini hanno consegnato a soci fondatori ed ex-presidenti del Circolo di Genk una pergamena come attestato d'onorificenza per i trent'anni di attività.
I soci fondatori erano il Cavalier Guido Zuliani, e Basilio Raineri, per il quale, essendo lui indisponibile, ha ritirato l'onorificenza la moglie. Presente anche una rappresentanza delle Suore Orsoline. Sono state consegnate altre piccole targhe a 15 collaboratrici del Presidente Marchesini. Tra gli ospiti anche Guglielmo Gazzani, Presidente del Coro El Vesoto di San Floriano.
Durante l'incontro è stato sottolineato il grande impegno del Circolo, pur non senza difficoltà, nell'organizzare rìunioni, gite, viaggi alla scoperta dei luoghi d'origine. Ci sarebbe bisogno di nuova linfa vitale per affiancare gente giovane ai vecchi soci. E' stata anche un'occasione per ricordare con commozione i morti veronesi nelle miniere, numerosissime in questa zona del Belgio.

L'arte dell'Olivo

E' uno dei grandi orgogli del territorio veronese, sia per la bellezza dolce e serena delle piante che punteggiano i declivi sulle colline digradanti fino alle rive del lago di Garda; sia, naturalmente, per l'eccezionale qualità dell'olio extravergine che ne deriva. Non si può non amarlo, l'olivo, albero da sempre associato, nell'immaginario collettivo, alla pace e alla tranquillità.
L'AIPO, l'Associazione Interregionale Produttori Olivicoli, ha pubblicato un interessante "Manuale dell'Olivicoltore nelle Tre Venezie", centootto pagine di utili consigli e informazioni (dalle origini alle varietà che si coltivano, dalla conservazione alla composizione degli olii, e molto altro ancora), con testi di Giancarlo Sancassani, Alessandro Gambin, Antonio Volani e Sonia Ziviani, il tutto corredato dalle belle forografie di Roberto Lazzarin.
Obiettivo del volume, come spiega nelle note introduttive il Presidente dell'AIPO Albino Pezzini, è quello di "tradurre le nostre esperienze in questo manuale semplice, di facile lettura, ma capace di fornire indicazioni utili...un aggiornamento sulle tecniche di coltivazione e, a chi intende iniziare la coltivazione dell'olivo nel Triveneto, fornire le nozioni fondamentali di coltivazione su basi moderne e razionali.

RICORDO DI CARLO MARCO BRUNELLI

Scomparso nel 2003, vent'anni prima aveva ricevuto il
"premio della fedeltà al lavoro e al progresso economico"
dalla Camera di Commercio di Verona

Rivediamo il numero del nostro giornale del dicembre 1983, e andiamo a due pagine speciali sotto il titolo di "Premiata l'operosità dei Veronesi nel Mondo".
Tra i premiati, in quell'occasione, c'era Carlo Marco Brunelli, imprenditore nato a Verona il 25 aprile 1927, scomparso a Melbourne, in Australia, il 7 aprile del 2003.
La didacalia che accompagnava la fotografia della premiazione alla Camera di Commercio, presentava così Carlo Brunelli: "Imprenditore - Emigrò nel 1952 come operaio. Studio e si laureò in Ingegneria. Una decina di brevetti portano il suo nome. Ha costruito 35 ristoranti e una serie di villette. Molti giornali australiani hanno parlato e parlano di lui".
Brunelli aveva già conseguito il diploma di perito industriale meccanico, in Italia, nel 1947, e aveva lavorato come tecnico per la SPA Antonello Orlandi di Verona, mettendo in opera grandi impianti per biscottifici e industrie dolciarie come Alemagna e Motta. Ma appena ne ebbe la possibilità, Carlo salì a bordo della nave passeggeri "Castel Felice" e nel novembre del 1952 arrivò in Australia, e cominciando da operaio generico la sua straordinaria carriera.
In Australia incontrò e sposò Ada Cappellani, originaria dell'Isola di Cherso, da cui ebbe i figli Sandro, Daniela e Christian.

SITUAZIONE DIFFICILE, ASPETTANDO GENNAIO

Verona in apnea

ANCORA UNA SCONFITTA CASALINGA, CONTRO IL QUOTATO BOLOGNA. URGONO RINFORZI.

Alla quattordicesima giornata del campionato, ancora una bruciante sconfitta casalinga, questa volta peraltro pure immeritata contro il quotato Bologna di Renzo Ulivieri, seconda in classifica e già sulla carta una delle più accreditate compagini alla promozione. Ai felsinei, che non hanno brillato, è bastato un gol al diciannovesimo del primo tempo dell'ex-Chievo Massimo Marazzina. Il copione, purtroppo, è quello già visto al Bentegodi con Brescia, Albinoleffe e Triestina, tutte corsare in riva all'Adige con il minimo sforzo e punteggio di uno a zero.
C'è poco da fare, fino a gennaio, e la situazione purtroppo si fa pesante, con i gialloblù al quartultimo posto in classifica. Soltanto undici punti racimolati fin qui, con due vittorie (entrambe fuori casa, a Modena e a Vicenza ­ i 'cugini' biancorossi sono anch'essi derelitti ­ per uno a zero), cinque pareggi e sette sconfitte. La dice lunga la miseria dei cinque gol all'attivo, il Verona è la squadra con il peggior attacco in assoluto della serie B, mentre il passivo è di 12 gol, ovvero quasi tra le migliori difese del torneo. Dietro di noi soltanto il sopracitato Vicenza, il Pescara e l'Arezzo che erano partite penalizzate (e che comunque sarebbero dietro all'Hellas anche senza le penalizzazioni), che effettivamente sembrano squadre non superiori ai nostri, e in questo senso si può sempre pensare a possibilità di salvezza.
Ma il quadro, al momento, è decisamente sconfortante. Il Verona di Ficcadenti vive un po' in apnea, aspettando con ansia la riapertura del mercato a gennaio. Piero Arvedi, presidente onorario/tifoso che ha finalmente strappato l'Hellas dalle 'grinfie' di Pastorello (il nuovo presidente dei gialloblù è il giovane avvocato Sergio Puglisi Maraja, anche lui una vita spesa a tifare Hellas persino nelle leggendarie Brigate Gialloblù, che proprio a novembre hanno celebrato i 35 anni dalla loro fondazione), ha promesso almeno quattro rinforzi, e le cose dunque potrebbero cambiare.
Quella attuale è una squadra-baby, fatta quasi completamente di 'giovanotti' che si impegnano a fondo, qualcuno ­ non troppi per la verità, almeno per ora ­ che pare anche dotato di discrete potenzialità, ma complessivamente privi di esperienza, cosa che fa pagare pesantemente al Verona ogni minimo errore. Ogni tanto si vede qualcosa di buono, per esempio i due meritati pareggi, uno a uno in entrambi i casi, contro il quotato Genoa al Bentegodi e fuori casa a Treviso (che ha richiamato in panchina l'ex-gialloblù Ezio Rossi). Ma più spesso l'Hellas, diciamo la verità, dà sensazioni di impotenza contro compagini tecnicamente più dotate e assai più esperte nel gestire il campionato di B. Ficcadenti, che abbastanza sorprendentemente ha accettato di rimanere a Verona pur conoscendo la difficile situazione societaria, fa il possibile (commette anche lui qualche errore, per esempio nella 'gestione' per noi abbastanza incomprensibile di Vincenzo Italiano), ma la botte dà quello che dà, come si suol dire.
Il problema principale (ma non l'unico), lo dicono le cifre, è l'attacco. Siamo arrivati al punto di rimpiangere uno come Sforzini, che già pareva inadeguato alla serie B. Contro il Bologna le punte erano il brasiliano Da Silva e l'argentino Nieto, sui quali, per ora, non si può che stendere il classico, pietoso velo, perché attendersi da questi due il gol pare quasi un miraggio. Peggio di celebri coppie 'asciutte' della storia dell'Hellas (oggi ricordate magari anche con affetto) come i 'leggendari' Fagni-Castronovo degli anni '70, che se ben ricordiamo rimasero a quota zero nel campionato 73-74. In avanti ci sarebbero anche Cossu, che però pare un po' involuto rispetto ai promettenti avvii di qualche anno fa, e Antimo Iunco, che qualche dote ce l'ha, ma spesso vanifica il talento con lo scarso acume tattico, perdendosi in dribbling superflui e conclusioni da dimenticare. Insomma, là davanti bisogna assolutamente comprare qualcuno. Una buona soluzione, di cui si parla da tempo, sarebbe quella di prendere Godeas dal Chievo, ove fa panchina. Probabilmente Godeas non è una punta da serie A, ma in B ha sempre fatto tanti gol.
Il suo arrivo potrebbe coincidere con la cessione al Chievo di Vincenzo Italiano, al centro di un piccolo 'caso' all'Hellas. Già dall'anno scorso, anche su questo periodico, dicevamo che Italiano sembrava poco motivato nel giocare in un Verona con scarse ambizioni. In effetti Vincenzo, che non è anziano ma nemmeno più un ragazzino, è l'unico elemento dell'Hellas (forse insieme al portiere Pegolo) che sembra avere doti tecniche compatibili con la massima serie. E' anche un centrocampista non sempre impeccabile, ma per esempio è dotato di un tiro secco e soprattutto del lancio lungo e teso capace di scavalcare la metà campo, una dote oggi rarissima anche in serie A. Probabilmente Italiano ­ anche se lui con la stampa sostiene il contrario ­ fa sempre più fatica a 'divertirsi' in questo Hellas, né ha un rapporto particolarmente felice con Ficcadenti. Sta di fatto che il Mister, in più di un'occasione, lo ha tenuto in panchina o lo ha sostituito a metà gara. E' vero che il centrocampista non pare atttraversare un momento brillante, ma con le alternative di cui dispone attualmente il Verona, anche a centrocampo, rinunciare a uno come lui ci pare un sacrilegio autolesionista, per non usare espressioni più forti e volgari. A questo punto, meglio sarebbe un chiarimento definitivo: un Italiano a mezzo servizio è un lusso che l'Hellas non si può permettere. Meglio dargli la chance di giocare in A, e puntare su qualcuno, come appunto potrebbe essere Godeas, che possa dare un contributo reale a questo 'scalcagnato' Verona, sperando di arrivare a gennaio con una classifica non disperata.

DOPO UN AVVIO DISASTROSO, SI RICOMINCIA A SPERARE

Chievo, il campionato comincia adesso

Via il pur bravo Bepi Pillon, è tornato Gigi Delneri

Ci eravamo lasciati, al numero scorso, che già la situazione era difficile, e ne avevamo tratteggiato un'analisi. Eravamo convinti, e lo siamo tuttora, che Bepi Pillon, il tecnico trevigiano che l'anno scorso aveva condotto il Chievo alla Uefa, fosse il meno responsabile della crisi di risultati e di gioco dei gialloblù. Auspicavamo che la società gli concedesse ancora un po' di tempo prima di prendere drastiche decisioni nei suoi confronti, perché riteniamo il Bepi, se non proprio un 'mago', un ottimo allenatore, dotato di competenza tecnica, buon senso, equilibrio. Un po' troppo umile, forse, Pillon, in tempi in cui, anche e ancora di più nel calcio, chi urla e si vende bene è il più rispettato.
E' successo che alla sesta di campionato, dopo una brutta sconfitta esterna contro il modesto Torino, diretto rivale nella lotta tra i poveri, il mister è stato esonerato, pur se con le consuete parole di ringraziamento e stima per il lavoro svolto. Peccato, perché la dirigenza del Chievo, Presidente Campedelli in testa, ci aveva abituati a comportamenti differenti, ad una gestione più tranquilla e paziente della squadra, un modo di fare che distingueva la società della Diga dal "resto del mondo" del calcio italiano. E tutti a dire che ormai anche l'ex-"isola felice" del Chievo non esiste più.
Aveva un senso l'esonero del Bepi? Forse quello di dare ai giocatori, come si dice, uno scossone soprattutto a livello psicologico, perché effettivamente i gialloblù, già fuori con poca gloria da Champions League e Coppa Uefa, parevano sprofondati in un letargo tecnico e agonistico. La scelta del 'sostituto' è stata comunque quella più logica. A spasso c'era il Gigi Delneri, che, ha detto uno che lo conosce bene, il giornalista Raffaele Tomelleri (con Simone Antolini autore del bel libro "Piacere, Delneri"), con la testa non ha mai lasciato il Chievo (anche se, proprio nell'occasione della presentazione del libro sopracitato, il Gigi smentiva l'ipotesi di una sua volontà di ritornare a Verona, sottolineando che non gli piacevano le minestre riscaldate, e che aveva già avuto una brutta esperienza, in circostanze analoghe, con la Ternana). E naturalmente Delneri conosce benissimo l'ambiente e molti dei giocatori, e a Chievo ha lasciato un magnifico ricordo e una piazza che lo adora.
Il Gigi ha cominciato molto bene, con un pareggio esterno, 1 a 1, nella difficilissima partita all'Olimpico contro la Roma, al momento seconda in classifica e più accrediata candidata allo scudetto assieme alla capolista Inter. Dopodiché, però, il Chievo è nuovamente sprofondato in una crisi profonda, con tre sconfitte e un misero pareggio casalingo, zero a zero, contro il Cagliari. Non solo crisi di risultati, oltre a tutto, ma anche di gioco, con rese anche vergognose senza nemmeno combattere, culminate nello 0-3 subìto a Marassi dalla Sampdoria, che dopo mezz'ora aveva già sbrigato la pratica. La sensazione di un Chievo sotto i tacchi a tutti i livelli, e di una stagione destinata a chiudere un ciclo. Insomma, dopo undici giornate, nessuna vittoria e soltanto tre pareggi, la retrocessione in B pareva un'inevitabile condanna.
Alla dodicesima giornata, però, qualcosa ha cominciato a cambiare, nella partita casalinga contro l'Atalanta. Si è visto un buon Chievo, che a venti minuti dalla fine era in vantaggio per due a zero contro i bergamaschi. Poi la disattenzione, e un incredibile eurogol di un certo Lorìa, e nemmeno stavolta arriva la vittoria. 2 a 2 il risultato finale, e davvero la sensazione che se non si riesce a vincere nemmeno partite come questa, vuol dire che è proprio l'annata storta. Per la prima volta nella storia del Chievo, tra l'altro, una parte della tifoseria ha esplicitamente contestato (per noi una contestazione abbastanza fuori luogo, visto quando i gialloblù ci hanno regalato negli anni scorsi) società e squadra. Lo stesso Delneri, un tempo indiscutibile 'idolo' del pubblico, ha dovuto e voluto incontrare la 'curva' per cercare di rispondere con serenità alle critiche. Fine dell'isola felice anche in questo caso, eppure il mister invitava alla calma, sostenendo che la squadra, da quanto si era visto contro l'Atalanta, era in chiaro progresso e sarebbero arrivati, prima o poi, anche i risultati.
Così è stato nella successiva partita, ancora tra le mura amiche del Bentegodi, contro l'Udinese, compagine che vanta alcuni giocatori di prima qualità, da Di Natale al 'nazionale' Iaquinta. Contro i bianconeri di Galeone, la prima vittoria in campionato dei gialloblù, due a zero, è stata chiara e meritata. Per la prima mezz'ora, stavolta, il Chievo ha dormito, e sembrava in netta difficoltà contro un'Udinese dall'evidente superiorità tecnica. Poi però è arrivato un colpo di fortuna, e cioè una papera colossale del portiere De Sanctis, con conseguente 'gollonzo' di Obinna, finalmente rientrato a tutti gli effetti in squadra dopo la squalifica di quattro mesi comminatagli per questioni burocratiche legate ad una doppia firma contrattuale.
Dal momento del fortunoso gol, il Chievo ha cominciato a giocare, bene, a dominare completamente l'Udinese, costantemente minacciata dai guizzi di classe dell'imprendibile punta nigeriana, diciannovenne che ha davvero tutte le carte in regola, se continua così, per una grande carriera. E sospinta dalla rete del ragazzo, quasi tutta la squadra ha ripreso a muoversi con l'autorità che mancava dall'anno scorso, da Mandelli a Brighi, da Federico Cossato a Sammarco. Certo, non tutti i problemi sono stati risolti, e già il prossimo impegno, fuori casa a Livorno (gli amaranto sono quarti in classifica), si presenta molto difficile. Sarebbe importante, per esempio, recuperare un regista come il Giunti dello scorso anno, perché il pur tecnico Zanchetta (molto utile sulle punizioni) non ci pare avere personalità e tenuta agonistica in grado di svolgere lo steso lavoro. Ci sono altri giocatori, Lanna per esempio, ancora lontani dal loro abituale rendimento.
Però il Chievo, finalmente, ha dato segni di vita, c'è Semioli che è rientrato e dovrebbe piano piano dare impulso all'attacco, e se Obinna rimane in questo stato di grazia...
Al momento attuale il Chievo è quart'ultimo, con sette punti, e dietro ci sono soltanto l'Ascoli, la Fiorentina e la Reggina, anche se queste ultime due in verità, partite con pesanti penalizzazioni dovute allo scandalo di 'Calciopoli', hanno fatto molti più punti del Chievo, e soprattutto i viola sembrano di un altro pianeta rispetto ai gialloblù. Piuttosto, possiamo pensare di misurarci alla pari con squadre come Parma, Cagliari, Messina, la stessa Atalanta, che un Chievo rinfrancato e ritrovato può affrontare a testa alta.
Coraggio ragazzi, il campionato è ancora lungo. Comincia adesso, e la parola salvezza non è uno sproposito.

Auguri a tutti

In occasione delle Feste Natalizie, e dell'ultima uscita del nostro giornale per l'anno 2006, desidero rivolgere a tutti voi i miei piu' fervidi Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, anche a nome dell'associazione.
Come avete potuto constatare anche su queste pagine, e' stato un anno di grande impegno culminato nell'organizzazione della Giornata del Migrante ad aprile, e, il mese scorso, nella 'trasferta' argentina di cui parliamo ampiamente in questo numero.
Abbiamo lavorato molto anche e soprattutto per intensificare il rapporto con i vari circoli e con gli Istituti Religiosi che portano con onore il nome di Verona in varie parti del mondo. Voglio ringraziare tutti quelli che collaborano e condividono il loro impegno con noi, ringraziamento che riassumo nelle parole di Madre Teresa di Calcutta. Auguri che mando ai miei piu' cari amici, e che estendo a tutte le famiglie dei Veronesi nel Mondo.

Giuseppe Riccardo Ceni
Presidente dell'Associazione Veronesi nel Mondo

 
 
       
 
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